XI Commissione - Resoconto di mercoledý 31 gennaio 2007


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SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 31 gennaio 2007. - Presidenza del presidente Gianni PAGLIARINI.

La seduta comincia alle 15.10.

Variazioni nella composizione della Commissione.

Gianni PAGLIARINI, presidente, comunica che i deputati Pietro Marcazzan (UDC) e Pieralfonso Fratta Pasini (FI) hanno cessato di far parte della XI Commissione e sono entrati a farne parte i deputati Francesco Bosi (UDC) e Roberto Rosso (FI).

Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto.
C. 445 e abb.
(Parere alla I Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole con osservazione).

La Commissione inizia l'esame.

Donata LENZI (Ulivo), relatore, rileva come la Commissione sia chiamata ad esprimere il parere, per la materia di propria competenza, sul testo unificato delle proposte di legge C. 445 e abbinate, in materia di «Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto». La riforma dei Servizi di sicurezza in esame muove da una avvertita esigenza di adeguamento di tali strutture alla nuova realtà nazionale ed internazionale, profondamente mutata dal 1977, anno di approvazione della disciplina di cui si propone la riforma.
Il testo unificato si basa essenzialmente sui contenuti della proposta di legge C. 2070, presentata dai deputati componenti del COPACO (Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato), anche se numerose modifiche sono state introdotte nel corso della discussione nella sede della I Commissione Affari costituzionali. In base al testo, la responsabilità della politica informativa e della sicurezza è nel complesso attribuita al Presidente del Consiglio dei ministri, a cui fanno riferimento due Servizi di sicurezza: uno con competenza all'interno del territorio nazionale (Servizio di informazione per la


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sicurezza interna - SIN) ed un altro con competenza all'esterno (Servizio di informazione per la sicurezza esterna - SIE), con la previsione di un sistema di coordinamento e d'interazione. Solo alcune delle funzioni attribuite al Presidente del Consiglio dei ministri possono essere delegate ad un ministro senza portafoglio o ad un sottosegretario, definiti «autorità delegata».
Ai sensi dell'articolo 1, quindi, il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica è composto dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (CISR), dall'autorità delegata, dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), dal Servizio di informazione per la sicurezza esterna (SIE), dal Servizio di informazione per la sicurezza interna (SIN). Per «servizi di informazione e sicurezza» si intendono quindi il SIE e il SIN. Si prevede altresì un apposito Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, con compiti di coordinamento tra i Servizi, in luogo dell'attuale CESIS. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, è altresì istituito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (CISR) con funzioni di consulenza, proposta e deliberazione sugli indirizzi e sulle finalità generali della politica di informazione per la sicurezza: il Comitato elabora gli indirizzi generali e gli obiettivi fondamentali da perseguire nel quadro della politica informativa per la sicurezza, formula proposte sulla ripartizione delle risorse finanziarie tra i diversi Servizi di sicurezza e delibera sui relativi bilanci preventivi e consuntivi.
Per quanto attiene alle competenze della Commissione, l'articolo 11, in materia di formazione e addestramento, prevede che sia istituita nell'ambito del DIS (Dipartimento informazioni e sicurezza) la Scuola di formazione, con il compito di assicurare la formazione di base e l'addestramento del personale del DIS e dei servizi di sicurezza. Il Direttore generale del DIS, i direttori dei servizi di sicurezza e il direttore della Scuola definiscono annualmente i programmi in relazione alle esigenze operative dei servizi di sicurezza, ai mutamenti dello scenario nazionale e all'evoluzione del quadro strategico internazionale. Ai sensi dell'articolo 12, le Forze armate, le Forze di polizia, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza forniscono ogni possibile cooperazione, anche di tipo tecnico-operativo, al personale addetto ai servizi di sicurezza, per lo svolgimento dei compiti a questi affidati. Inoltre, in base all'articolo 13, il DIS, il SIE e il SIN possono corrispondere con tutte le pubbliche amministrazioni ed i soggetti erogatori, in regime di concessione o mediante convenzione, di servizi di pubblica utilità e chiedere ad essi la collaborazione, anche di ordine logistico, necessaria per l'adempimento delle loro funzioni istituzionali; a tal fine possono in particolare stipulare convenzioni con i predetti soggetti, nonché con le università e gli enti di ricerca.
Il titolo III del provvedimento disciplina le garanzie funzionali e lo stato giuridico del personale. L'articolo 17 definisce l'ambito di applicazione delle garanzie funzionali che si applicano al personale dei Servizi di informazione e sicurezza e ai loro collaboratori che pongano in essere condotte previste dalla legge come reato, legittimamente autorizzate di volta in volta, in quanto indispensabili alle finalità istituzionali di tali servizi. Ai sensi del comma 2, tale speciale causa di giustificazione non si applica se la condotta astrattamente costituente reato configura delitti specificamente diretti a mettere in pericolo o a ledere la vita, l'integrità fisica, la personalità individuale, la libertà personale, la libertà morale, la salute o l'incolumità delle persone. La causa di giustificazione, che priva la condotta della qualificazione come fatto penalmente rilevante, appare preferibile all'ipotesi della causa di non punibilità, che lascia impregiudicata la eventuale responsabilità civile del soggetto interessato.
Il successivo articolo 18 prevede che, in presenza dei presupposti di cui all'articolo 17 e nel rispetto rigoroso dei limiti da esso stabiliti, il Presidente del Consiglio dei


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ministri possa autorizzare le condotte previste dalla legge come reato e le operazioni di cui esse sono parte. È una decisione di natura eminentemente politica che deve necessariamente essere assunta dal Presidente del Consiglio. Il successivo articolo 19 disciplina l'opposizione della speciale causa di giustificazione all'autorità giudiziaria, prevedendo che il direttore del Servizio interessato oppone all'autorità giudiziaria che procede l'esistenza della speciale causa di giustificazione. Se necessario, il procuratore della Repubblica chiede conferma al Presidente del Consiglio dei Ministri che conferma o smentisce l'esistenza della causa di giustificazione entro dieci giorni dalla richiesta. Se la conferma non interviene nel termine indicato, essa si intende negata e l'autorità giudiziaria procede secondo le ordinarie disposizioni.
L'articolo 21 riguarda il trattamento del personale addetto al DIS ed ai Servizi di sicurezza, rimettendo ad un regolamento adottato con decreto del Presidente del Consiglio la disciplina delle modalità di reclutamento. Il regolamento disciplinerà quindi, anche in deroga alle vigenti disposizioni di legge e nel rispetto dei criteri indicati nel provvedimento in esame, l'ordinamento e il reclutamento del personale, il relativo trattamento economico e previdenziale, il regime di pubblicità del regolamento stesso. Il regolamento è chiamato a determinare, in particolare: a) l'istituzione di un ruolo del personale dei servizi, prevedendo le distinzioni nei ruoli amministrativi, operativi e tecnici; b) la definizione di adeguate modalità selettive - aperte anche a soggetti esterni alla pubblica amministrazione - per la scelta del personale; c) l'individuazione di un tempo massimo di permanenza per coloro che non vengono assunti tramite concorso; d) l'individuazione di un'aliquota di personale chiamato a svolgere funzioni fiduciarie per i vertici del DIS e dei Servizi di informazione e sicurezza, la cui permanenza presso i servizi è legata alla permanenza dei medesimi vertici; e) il divieto di assunzione diretta per il personale destinato ai servizi amministrativi, contabili e ausiliari, consentendola solo per il personale di alta e particolare specializzazione; f) le ipotesi di incompatibilità, collegate alla presenza di rapporti di parentela entro il terzo grado o di affinità entro il secondo grado, salvo che l'assunzione avvenga per concorso o che il rapporto di parentela o di affinità riguardi il Direttore generale del DIS e i direttori dei servizi, casi per i quali l'incompatibilità è assoluta; g) il divieto di affidare incarichi a tempo indeterminato a chi è cessato per qualunque ragione dal rapporto di dipendenza dal DIS e dai servizi di sicurezza; h) i criteri per la progressione in carriera; i) la determinazione per il DIS e per ciascun servizio di una percentuale minima non inferiore al 50 per cento dei dipendenti del ruolo unico dei dipendenti del DIS e dei servizi di sicurezza; l) i casi eccezionali di conferimento di incarichi ad esperti esterni, nei limiti e in relazione a particolari profili professionali, competenze o specializzazioni; m) i criteri e le modalità relativi al trattamento giuridico ed economico del personale che rientra nell'amministrazione di provenienza al fine del riconoscimento delle professionalità acquisite.
Il regolamento definisce, sulla base di tabelle di allineamento alle qualifiche del personale delle Forze di polizia, il trattamento economico onnicomprensivo del personale, costituito dallo stipendio tabellare, dall'indennità integrativa speciale e dagli assegni familiari, nonché da una indennità di funzione, rapportata al grado, alla qualifica e al profilo rivestiti e alle funzioni svolte. È vietato qualsiasi trattamento economico accessorio diverso da quelli previsti dal regolamento. In caso di rientro nell'amministrazione di appartenenza, è escluso il mantenimento del trattamento economico principale ed accessorio maturato alle dipendenze dei servizi di sicurezza. Il regolamento stabilisce le incompatibilità preclusive del rapporto con il DIS e con i servizi di sicurezza, in relazione a determinate condizioni personali, a incarichi ricoperti e ad attività svolte, prevedendo specifici obblighi di dichiarazione e, in caso di violazione, le conseguenti sanzioni.


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Non possono svolgere attività, in qualsiasi forma, alle dipendenze del sistema di sicurezza persone che, per comportamenti o azioni eversive nei confronti delle istituzioni democratiche, non diano sicuro affidamento di scrupolosa fedeltà alla Costituzione. In nessun caso il DIS e i servizi di sicurezza possono avere alle loro dipendenze o impiegare in qualità di collaboratori o di consulenti membri del Parlamento europeo, del Parlamento o del Governo nazionali, consiglieri regionali, provinciali, comunali o membri delle rispettive giunte, dipendenti degli Organi costituzionali, magistrati, ministri di culto riconosciuti ai sensi dell'ordinamento vigente e giornalisti professionisti o pubblicisti.
Tutto il personale che presta comunque la propria opera alle dipendenze o a favore del DIS o dei servizi di sicurezza è tenuto, anche dopo la cessazione di tale attività, al rispetto del segreto su tutto ciò di cui sia venuto a conoscenza nell'esercizio o a causa delle proprie funzioni.
Sottolinea come, nel corso dell'esame da parte della Commissione di merito, sia stata soppressa la previsione, dapprima inserita nel testo, della possibilità di avvicendamento del personale che non appaia più idoneo allo svolgimento dei compiti istituzionali, che invece, a suo avviso, in relazione alla delicatezza di tali compiti, sarebbe preferibile reinserire.
Evidenzia quindi come, in base all'articolo 24, relativo alle identità di copertura, il direttore generale del DIS, previa comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri, può autorizzare l'uso, da parte degli addetti ai Servizi di informazione e sicurezza, di documenti di identificazione contenenti indicazioni di qualità personali diverse da quelle reali. Con la medesima procedura può essere disposta o autorizzata l'utilizzazione temporanea di documenti e certificati di copertura.
L'articolo 27 prevede la tutela del personale nel corso dei procedimenti giudiziari: quando, nel corso di un procedimento giudiziario, devono essere assunte le dichiarazioni di un addetto ai servizi di informazione, l'autorità giudiziaria procedente adotta ogni possibile tutela della persona che deve essere esaminata. Nel corso delle indagini, il pubblico ministero adotta comunque adeguate cautele a tutela della persona che deve essere esaminata o deve partecipare ad un atto di indagine: in particolare, il pubblico ministero provvede sempre con decreto succintamente motivato a disporre il mantenimento del segreto sugli atti ai quali partecipano addetti ai Servizi di informazione fino alla chiusura delle indagini preliminari , salvo che il mantenimento del segreto non sia di impedimento assoluto alla prosecuzione delle indagini ovvero sussista altra rilevante necessità alla pubblicità degli atti. Nel corso delle indagini il pubblico ministero provvede, altresì, alla custodia degli atti con modalità idonee a tutelarne la segretezza.
L'articolo 28 prevede che l'autorità giudiziaria, quando abbia acquisito, tramite intercettazioni, comunicazioni di servizio di appartenenti al Sistema di informazione per la sicurezza e non ricorra l'esigenza di prevenire o interrompere la commissione di uno o più delitti, trasmette la documentazione acquisita al Presidente del Consiglio dei ministri al fine di sapere se alcune delle notizie acquisite siano coperte dal segreto di Stato. Il Presidente del Consiglio dei ministri risponde entro dieci giorni: trascorso tale termine, si intende che le comunicazioni non siano coperte da alcun segreto.
Il titolo IV disciplina il controllo parlamentare effettuato tramite il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, composto da dieci parlamentari al fine di garantire una maggiore rappresentatività rispetto all'attuale composizione.
Il titolo V reca infine la disciplina del segreto, prevedendo che il segreto di Stato tuteli l'integrità della Repubblica e sia finalizzato alla difesa delle istituzioni democratiche poste dalla Costituzione a fondamento della Repubblica, al libero esercizio delle funzioni degli organi costituzionali, alla indipendenza dell'Italia rispetto ad altri Stati, alla tutela degli interessi economico-finanziari strategici


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per la collettività, al corretto svolgimento delle relazioni con altri Stati e con organizzazioni internazionali, alla difesa delle istituzioni e alla sicurezza militare, anche nell'ambito di missioni internazionali. In base all'articolo 39, che sostituisce l'articolo 202 del codice di procedura penale, ai pubblici ufficiali, ai pubblici impiegati e agli incaricati di pubblico servizio, ove interrogati o esaminati dal pubblico ministero, dal giudice o dalla polizia giudiziaria, è fatto divieto di riferire riguardo a fatti coperti dal segreto di Stato. Lo stesso divieto si applica a tutti coloro che nel corso del loro lavoro sono venuti a conoscenza di informazioni coperte dal segreto di Stato. Se tali soggetti oppongono un segreto di Stato, l'autorità giudiziaria ne informa il Presidente del Consiglio dei ministri, ai fini dell'eventuale conferma, sospendendo ogni iniziativa volta ad acquisire la notizia oggetto del segreto. Qualora il segreto sia confermato e per la definizione del processo risulti necessaria la conoscenza di quanto coperto da segreto di Stato, il giudice dichiara non doversi procedere per l'esistenza del segreto di Stato. Se entro sessanta giorni dalla notificazione della richiesta il Presidente del Consiglio dei ministri non dà conferma del segreto, l'autorità giudiziaria acquisisce la notizia e provvede per l'ulteriore corso del procedimento.
L'opposizione del segreto di Stato, confermata con atto motivato dal Presidente del Consiglio dei ministri, inibisce all'autorità giudiziaria l'acquisizione e l'utilizzazione, anche indiretta, delle notizie coperte dal segreto. Non è, in ogni caso, precluso all'autorità giudiziaria di procedere in base a elementi del tutto autonomi e indipendenti dagli atti, documenti e cose coperte dal segreto. Quando è sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, e il conflitto è accolto, il segreto di Stato non può più essere opposto con riferimento al medesimo oggetto.
Sulla base di tali considerazioni, formula infine una proposta di parere favorevole con osservazione (vedi allegato).

Angelo COMPAGNON (UDC), apprezzata l'ampia relazione svolta, ritiene sia opportuno consentirne un approfondimento ai membri della Commissione.

Simone BALDELLI (FI) richiede una breve sospensione della seduta al fine di consentire una valutazione della relazione svolta.

Gianni PAGLIARINI, presidente, accogliendo la richiesta dei deputati Compagnon e Baldelli, sospende brevemente la seduta.

La seduta, sospesa alle 15.40, è ripresa alle 16.10.

Simone BALDELLI (FI) dichiara il voto favorevole del suo gruppo sulla proposta di parere del relatore, pur esprimendo perplessità sull'osservazione formulata, che ritiene non necessaria.

Angelo COMPAGNON (UDC) dichiara il voto favorevole del suo gruppo sulla proposta di parere del relatore, pur ritenendo l'osservazione formulata non indispensabile.

Teresa BELLANOVA (Ulivo) dichiara il voto favorevole del suo gruppo sulla proposta di parere del relatore.

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 16.20.