I Commissione - Resoconto di giovedý 5 luglio 2007

TESTO AGGIORNATO AL 10 LUGLIO 2007


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UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 9.05 alle 9.25.

SEDE REFERENTE

Giovedì 5 luglio 2007. - Presidenza del vicepresidente Karl ZELLER.

La seduta comincia alle 9.25.

Sulla pubblicità dei lavori.

Karl ZELLER, presidente, avverte che è stato richiesto che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche mediante l'impianto audiovisivo a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l'attivazione.

Sui lavori della Commissione.

Karl ZELLER, presidente, ricorda come, a seguito di quanto stabilito nella riunione


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testé svoltasi dell'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, sono stati stabiliti i seguenti termini per la presentazione di emendamenti: al testo base in materia di libertà religiosa (C. 36 Boato e abbinate), ore 18 di venerdì 13 luglio 2007; al testo base in materia di riforme costituzionali (C. 553 cost. e abbinate), ore 17 di martedì 17 luglio 2007; alla proposta di legge C. 2356 Casini, in materia di pubblicità sull'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope da parte dei parlamentari, ore 14 di mercoledì 18 luglio 2007.

Gabriele BOSCETTO (FI) ribadisce quanto già dichiarato nell'ambito della riunione testé svoltasi dell'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, vale a dire che il suo gruppo è fermamente contrario a che siano fissati termini così ravvicinati per la presentazione di emendamenti a testi base intrinsecamente complessi e delicati come quelli in materia di riforme costituzionali e di libertà religiosa. Non si oppone, invece, al termine per la presentazione di emendamenti stabilito per la proposta di legge C. 2536.

Procedura per la modifica degli statuti delle regioni a statuto speciale.
Testo unificato C. 203 cost. Zeller, C. 980 cost. Bressa, C. 1241 cost. Boato, C. 1601 cost. Consiglio regionale Valle d'Aosta, C. 1606 cost. Biancofiore e C. 1672 cost. Maran.
(Seguito dell'esame e conclusione).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 13 giugno 2007.

Karl ZELLER, presidente, avverte che è pervenuto il parere favorevole sul provvedimento da parte della Commissione parlamentare per le questioni regionali e che pertanto la Commissione è chiamata a deliberare in ordine al conferimento del mandato al relatore a riferire in Assemblea.

Michaela BIANCOFIORE (FI), intervenendo per dichiarazione di voto, invita la maggioranza a mettere per un momento da parte la partigianeria politica, accantonando il provvedimento in esame, del quale intende ancora una volta sottolineare la pericolosità. Nel ricordare come le autonomie speciali siano oggi oggetto di forti contestazioni e come, in particolar modo, si stia diffondendo nelle regioni più ricche e popolose del nord, che contribuiscono alla ricchezza nazionale e al gettito in misura mediamente superiore - innanzitutto Lombardia, Piemonte e Veneto, - l'errata convinzione che la Provincia di Bolzano goda di privilegi ingiustificati, esprime il timore che la chiusura della maggioranza sul provvedimento in esame, con particolare riguardo alle questioni connesse all'Alto Adige, inasprisca gli animi e accentui l'attuale tendenza del sistema istituzionale italiano ad una involuzione campanilistica. Fa presente che il problema di fondo è rappresentato dal fatto che la minoranza etnico-linguistica italiana dell'Alto Adige, che consiste di centomila persone a fronte di trecentomila tra tedeschi e ladini ed è oggi rappresentata al Consiglio provinciale da appena otto consiglieri su trentacinque, teme di non avere più voce in futuro. Ricorda quindi che il suo gruppo, con l'emendamento Biancofiore 4.4, ha chiesto solo di prevedere la possibilità di chiedere la votazione separata per gruppi linguistici, esattamente come già previsto dall'articolo 56 dello statuto d'autonomia, che, lo ricorda, dispone che «Qualora una proposta di legge sia ritenuta lesiva della parità dei diritti fra i cittadini dei diversi gruppi linguistici o delle caratteristiche etniche e culturali dei gruppi stessi, la maggioranza dei consiglieri di un gruppo linguistico nel Consiglio regionale o in quello provinciale di Bolzano può chiedere che si voti per gruppi linguistici». Nel ribadire la propria ferma contrarietà alla modifica dello Statuto del Trentino-Alto Adige prevista dal provvedimento in esame, ricorda di essere stata contraria a tale modifica anche quando, nella scorsa


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legislatura, era proposta dalla sua parte politica. Conclude sottolineando il rischio di un affievolimento nell'Alto Adige dei diritti fondamentali delle minoranze, non solo di quella italiana, ma anche di quella ladina, che oggi è rappresentata in Consiglio da un solo consigliere, peraltro appartenente alla Südtiroler Volkspartei.

Gabriele BOSCETTO (FI) annuncia il voto contrario del suo gruppo sulla proposta di conferimento al relatore del mandato a riferire in senso favorevole sul provvedimento in esame.

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione delibera di conferire al relatore, on. Marone, il mandato a riferire all'Assemblea in senso favorevole sul provvedimento in esame. Delibera, altresì, di chiedere l'autorizzazione a riferire oralmente.

Karl ZELLER, presidente, avverte che la presidenza si riserva di designare i componenti del Comitato dei nove sulla base delle indicazioni dei gruppi.

Sui lavori della Commissione.

Karl ZELLER, presidente, avverte che, essendo imminente l'inizio dei lavori antimeridiani dell'Assemblea ed essendovi richieste di intervento sugli altri provvedimenti iscritti all'ordine del giorno di oggi, nonché sul testo base in materia di libertà religiosa, la seduta in sede referente è sospesa e riprenderà, sui predetti provvedimenti, al termine della seconda chiama dei deputati per l'elezione di un giudice della Corte costituzionale da parte del Parlamento in seduta comune.

La seduta, sospesa alle 9.40, riprende alle 13.45.

Sull'ordine dei lavori.

Karl ZELLER, presidente, a seguito di una richiesta in tal senso avanzata dai relatori Bressa e Zaccaria, propone un'inversione dell'ordine del giorno, nel senso di iniziare l'esame del provvedimento C. 1043 e abb., quindi del provvedimento C. 36 e abbinate, proseguendo infine secondo quanto previsto dall'ordine del giorno stesso.

La Commissione consente.

Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti a Genova in occasione del vertice G8.
C. 1043 Mascia e C. 1098 Sgobio.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, il 5 dicembre 2006.

Gianclaudio BRESSA (Ulivo), relatore, fa presente che sono stati assegnati alla I Commissione i doc. XXII, n. 3 e n. 15, rispettivamente di iniziativa dei deputati Longhi ed altri e Boato, recanti «Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti accaduti a Genova in occasione del vertice dei Paesi del G8 del luglio 2001». Al riguardo ritiene che potrebbe essere valutata l'ipotesi di proseguire l'esame dei provvedimenti in titolo congiuntamente a quelli testé citati e sottolinea pertanto l'opportunità che il seguito dell'esame sia rinviato alla prossima settimana.

Karl ZELLER, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Norme sulla libertà religiosa e abrogazione della legislazione sui culti ammessi.
Testo unificato C. 36 Boato e C. 134 Spini.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 3 luglio 2007.


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Karl ZELLER, presidente, ricorda che nella riunione dell'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, svoltasi questa mattina, è stato fissato il termine per la presentazione degli emendamenti alle ore 18 di venerdì 13 luglio 2007.

Patrizia PAOLETTI TANGHERONI (FI), premesso il sincero apprezzamento per lo sforzo compiuto dal relatore per ammodernare una legge da tutti ritenuta obsoleta, rileva che il testo base presenta sostanziali differenze rispetto a quello delle proposte di legge C. 36 e C. 134, su cui erano state svolte le audizioni. Ritiene pertanto opportuno audire sul nuovo testo i rappresentanti del cattolicesimo e di almeno una delle confessioni religiose che hanno stipulato l'intesa con lo Stato. Ritiene altresì indispensabile audire un esperto in materia di sette, in modo da acquisire elementi per valutare seriamente i rischi profilati nella precedente seduta dal deputato Bosi.

Roberto ZACCARIA (Ulivo), relatore, premesso che è già stato fissato il termine per la presentazione di emendamenti al testo base e che il provvedimento è inserito nel programma dei lavori dell'Assemblea per il prossimo mese di settembre, dichiara di non essere personalmente contrario allo svolgimento di ulteriori audizioni, a condizione che ciò non impedisca il rispetto delle scadenze prefissate.

Karl ZELLER, presidente, ritiene che la richiesta di audizioni avanzata dal deputato Paoletti Tangheroni debba essere discussa nell'ambito dell'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi.

Fabio GARAGNANI (FI) si dichiara fortemente contrario sui contenuti del testo base adottato dalla Commissione, che si caratterizza non solo per l'inutilità, ma anche per la pericolosità. Ritiene infatti che si tratti di un testo in alcun modo condivisibile, e ciò per le conseguenze cui può dar luogo sotto il profilo della sicurezza dei cittadini e della difesa dell'identità religiosa e culturale degli italiani. Fa presente che in Italia c'è già oggi la più ampia libertà religiosa, come dimostrano anche le numerose sentenze giudiziarie che mandano assolti quanti bestemmiano ed offendono il sentimento religioso. Si tratta pertanto di un provvedimento inutile e pericoloso, che non tiene conto dell'identità giuridica, spirituale e culturale italiana e che rischia inoltre di accrescere l'animosità contro gli stranieri e di alimentare la xenofobia. Ritiene inaccettabile prevedere così ampie tutele e garanzie nei confronti degli aderenti a comunità religiose che, come la musulmana, si sono dimostrate in Italia chiuse e refrattarie all'assimilazione.
Con riferimento poi all'articolo 23, sottolinea la necessità di adottare cautele e garanzie in materia di edificazioni di strutture di culto: fa presente che a Bologna la comunità musulmana ha acquistato, senza che siano noti i finanziatori, seimila metri quadrati di terreno per edificarvi una moschea, e che dietro l'operazione vi sono imam sospettati di collusione con l'estremismo islamico. Depreca quindi il fatto che, in nome di un malinteso e fuorviante relativismo, si finga di ignorare che quella musulmana è una minoranza refrattaria all'assimilazione e che rifiuta di riconoscere obblighi che l'ordinamento italiano pone in capo a tutti.
Ritiene poi che alcune disposizioni del testo base, per la genericità e vaghezza della loro formulazione, conferiscono una libertà assoluta, col rischio di provocare situazioni di anarchia, oltre che di alimentare la xenofobia.
Con riferimento all'articolo 9, deplora che il relatore non abbia tenuto conto della crescente diffusione presso gli insegnanti italiani della tendenza a delegittimare le radici storiche giudaico-cristiane della civiltà italiana e europea e paventa il rischio che si affermi un sistema di istruzione che non assicuri a tutti gli stessi riferimenti ovvero che proponga riferimenti culturali lontani da quelli della tradizione italiana: teme, in sostanza, che,


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di questo passo, si arrivi ad eliminare dai programmi di insegnamento anche Dante e Manzoni, perché sgraditi ad altre religioni, facendo dell'Italia una sorta di «terra di nessuno» sotto il segno del nichilismo radicale.
Premesso quindi di reputare inaccettabile l'intero testo e preannunciando la presentazione di emendamenti, chiarisce che intende in questa sede soltanto esprimere lo sdegno suo e di molti per un provvedimento che, se approvato, di fatto discriminerebbe l'identità culturale italiana; un provvedimento che ignora o finge di ignorare quanto sta accadendo nel Paese. In conclusione, si tratta di una proposta di legge da abbandonare perché inutile e dannosa, come ritenuto del resto anche da alcuni esponenti moderati dell'islamismo.

Patrizia PAOLETTI TANGHERONI (FI), intervenendo sul merito del testo base, esprime l'avviso che si tratti di un testo per un verso ridondante e pleonastico, in quanto ribadisce princìpi già sanciti nella Costituzione, e per l'altro verso carente e insufficiente. Esprime quindi l'auspicio che la fase emendativa possa consentire un adeguato dibattito sui diversi punti critici del provvedimento.
Si riferisce innanzitutto all'articolo 3, che prevede che nessuno possa essere sottoposto non soltanto a discriminazioni, ma neanche a distinzioni fondate su motivi di ordine religioso. Al riguardo fa presente che altro è la «discriminazione», che va senza meno combattuta, altro è la «distinzione», che invece va fatta caso per caso, perché le religioni sono diverse tra loro: nel fare l'esempio di un musulmano che intenda accostarsi alla comunione e venga respinto dal sacerdote perché non battezzato, osserva che si tratterebbe in questo caso non di una discriminazione, ma di una giustificata e motivata distinzione.
Esprime poi perplessità in riferimento all'articolo 8, che riguarda l'educazione religiosa dei figli, in quanto vi viene previsto che i minori possano scegliere liberamente in materia di religione al compimento del quattordicesimo anno di età, laddove l'ordinamento giuridico italiano fissa la maggiore età a diciotto anni.
Per quanto riguarda poi l'articolo 9, avente ad oggetto le scuole pubbliche e paritarie, rileva che il comma 3 sostanzialmente estende a tutte le confessioni religiose norme che sono oggi previste dal Concordato per le scuole cattoliche, laddove sarebbe corretto, a suo giudizio, mantenere distinte le situazioni diverse. Analoghe riflessioni svolge per quanto attiene al principio di parità di accesso al servizio pubblico radiotelevisivo previsto dall'articolo 10, ribadendo che non ritiene corretto parificare le diverse religioni senza tener conto delle rispettive specificità.
Dopo aver sottolineato che non è in alcun modo intendimento suo o della sua parte politica fomentare la discriminazione religiosa, insiste sull'esigenza di fare attenzione ai numerosi problemi concreti che un testo come quello in esame può far nascere. Osserva, ad esempio, che alcune norme rischiano di imporre di fatto alle pubbliche amministrazioni e ai privati oneri insostenibili: ad esempio quello di assicurare la consumazione di cibo kasher, ossia preparato, cucinato e servito nel rispetto delle regole rituali della religione di appartenenza; oppure quello di permettere ai lavoratori di assentarsi nei giorni che sono festivi secondo le rispettive confessioni religiose, il che avrebbe ripercussioni sul ciclo produttivo e, più in generale, sull'economia.
Per quanto riguarda poi la disciplina sul matrimonio, di cui agli articoli 30 e seguenti, rileva che tali disposizioni sono ispirate al modello del matrimonio concordatario, il che potrebbe essere positivo, se non fosse che il matrimonio previsto da alcune religioni risulta incompatibile con il matrimonio civile italiano e con quello concordatario. Fa infatti presente che il cattolico che si sposa secondo il rito concordatario, oltre a sottostare agli obblighi dell'ordinamento civile, assume obblighi ulteriori e si sottomette ad ulteriori restrizioni,


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ad esempio rinunziando al divorzio, laddove per altre religioni è la norma civilistica ad essere più restrittiva di quella religiosa, ad esempio perché impone la monogamia mentre la religione permetterebbe la poligamia. Aggiunge che queste considerazioni sono valide per la religione islamica, ma potrebbero esserlo anche per altre, per cui il discorso assume una valenza generale.
Si domanda infine in che cosa le confessioni religiose iscritte nel registro previsto dall'articolo 16 si distinguerebbero da quelle che hanno stipulato un'intesa con lo Stato. Osserva infatti che le religioni iscritte nel registro acquistano personalità giuridica e sono ammesse a beneficiare del cinque per mille. A suo avviso, si dovrebbe piuttosto pensare ad un sistema normativo che agevoli la stipula di intese tra le confessioni religiose interessate e lo Stato, mantenendo però l'attuale assetto, che prevede in sostanza confessioni senza intesa, confessioni con intesa e Concordato.

Gabriele BOSCETTO (FI) ribadisce quanto da lui affermato nella riunione, svoltasi questa mattina, dell'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, vale a dire che il termine per la presentazione di emendamenti stabilito in quella sede è troppo vicino nel tempo e tale quindi da impedire il necessario approfondimento sul testo base, che è stato adottato soltanto ieri e che, per la complessità della materia che affronta e per l'insufficiente definizione di molti passaggi, richiede invece un'attenta valutazione in vista della successiva fase emendativa. A nome del proprio gruppo, chiede quindi il differimento del termine per la presentazione degli emendamenti e appoggia la richiesta di audizioni avanzata dalla collega Paoletti Tangheroni.

Domenico BENEDETTI VALENTINI (AN) sostiene le richieste avanzate dal gruppo di Forza Italia, stigmatizzando la fissazione di un termine per la presentazione di emendamenti così ravvicinato, tanto più in considerazione della complessità e delicatezza della materia affrontata e della nullità e inconsistenza del testo base. Invita pertanto la presidenza a rinviare tale termine e a prevedere lo svolgimento delle audizioni richieste.

Franco RUSSO (RC-SE) esprime a titolo personale l'opinione che lo svolgimento di audizioni sul testo base possa essere utile e costruttivo, a condizione però che non comporti un rallentamento dei lavori. Ricorda infatti da diverse legislature il Parlamento discute sulla materia della libertà religiosa senza addivenire a nulla.

Karl ZELLER, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Modificazione di articoli della parte seconda della Costituzione, concernenti forma del Governo, composizione e funzioni del Parlamento nonché limiti di età per l'elettorato attivo e passivo per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Testo unificato C. 553 cost. Scotto, C. 1524 cost. Bianchi, C. 2335 cost. Boato, C. 2382 cost. Bianco, C. 2479 cost. Zaccaria, C. 2572 cost. Franco Russo, C. 2574 cost. Lenzi, C. 2576 cost. Franco Russo, C. 2578 cost. D'Alia, C. 2586 cost. Boato e C. 2715 cost. Boato.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato da ultimo, nella seduta del 4 luglio 2007.

Karl ZELLER, presidente, ricorda che nella riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, svoltasi questa mattina è stato fissato il termine per la presentazione degli emendamenti alle ore 17 di martedì 17 luglio 2007.

Gabriele BOSCETTO (FI), proseguendo l'intervento avviato nelle precedenti sedute, manifesta innanzitutto la forte contrarietà


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del suo gruppo rispetto alla decisione assunta dalla maggioranza nell'ambito dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, di fissare al 17 luglio prossimo il termine per la presentazione di emendamenti al testo base. Ritiene infatti che si tratti di un termine troppo ravvicinato e che lo strozzamento della discussione sia in questo caso più che mai un errore, anche perché la maggioranza ha più volte dichiarato che non avrebbe proceduto a riforme costituzionali senza il consenso dell'opposizione. È stato invece adottato come testo base, nonostante il contrario avviso del suo gruppo e di altri, un testo rispetto al quale le distanze tra le diverse posizioni politiche sono ancora assai rilevanti. Chiede pertanto il differimento del termine per la presentazione degli emendamenti e chiede altresì ai relatori di farsi carico della stesura di un nuovo testo unificato, più sostanzioso di quello, estremamente gracile, adottato come testo base, che a suo avviso non ha alcuna possibilità di completare il suo iter parlamentare.
Per quanto attiene al merito del testo, rileva che vi sono punti di convergenza politica significativi dei quali, ciò nonostante, non è stato tenuto conto. Si riferisce in particolare allo strumento della sfiducia costruttiva, a favore della quale si sono pronunciati diversi gruppi, anche di maggioranza, e che tuttavia non è stata prevista dai relatori nel loro testo unificato. Si tratta, per inciso, di un punto sul quale occorrerebbe un ulteriore confronto al fine di accertare quale sia il tipo di sfiducia costruttiva cui pensano le diverse parti politiche: ricorda infatti che la sfiducia costruttiva può essere configurata nel senso che l'indicazione del nuovo Presidente del Consiglio debba provenire dalla stessa maggioranza che è uscita dalle elezioni oppure nel senso che possa provenire da una diversa maggioranza. Rileva che si tratta di una differenza di non piccolo peso, dal momento che nella prima ipotesi, che il suo gruppo sostiene e che era stata adottata nel testo delle riforme costituzionali approvato nelle precedente legislatura, la sfiducia costruttiva è connessa ad un meccanismo «antiribaltone», ossia volto ad impedire la trasformazione della maggioranza parlamentare; nella seconda ipotesi, invece, questo vincolo non esiste.
Analogamente, ritiene indispensabile approfondire il confronto sulla revisione dell'articolo 117 della Costituzione, che avrebbe anzi dovuto costituire il punto di avvio della riflessione sulle riforme costituzionali in quanto chiama in causa le regioni e quindi il ruolo del futuro Senato federale. Per quanto poi riguarda le modalità di composizione del Senato, ribadisce che è necessario chiarire le modalità del collegamento tra i senatori e i territori, richiamando anche a questo riguardo il testo delle riforme costituzionali approvato dalla maggioranza di centrodestra nella precedente legislatura, che limitava l'elettorato passivo a coloro che abbiano rivestito cariche politiche sul territorio. Fa poi presente che un'altra carenza del testo è stata evidenziata dal deputato Boato, il quale ha segnalato la necessità di introdurre le norme transitorie e finali occorrenti per governare l'attuazione di una riforma di così ampia portata.
Si sofferma quindi sul nuovo articolo 77 della Costituzione, la cui formulazione ritiene sostanzialmente corretta, anche perché costituisce una sintesi dei principi più volte affermati nelle diverse sedi dai deputati della I Commissione al fine di assicurare una concreta applicazione dell'articolo 77. Concorda sull'opportunità di specificare i limiti del ricorso alla decretazione d'urgenza, anche costituzionalizzando quelli posti dalla legge ordinaria n. 400 del 1988. Ritiene però inopportuno individuare tassativamente le materie sulle quali il Governo può intervenire, in quanto questo comporterebbe un pericoloso irrigidimento e impedirebbe al Governo di intervenire con la necessaria tempestività in altri ambiti materiali. Dissente inoltre sulla scelta di escludere dall'ambito delle materie nelle quali il Governo può intervenire quelle riservate all'esame dell'Assemblea.


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Forti perplessità esprime poi anche in relazione al nuovo articolo 92, che non prende una posizione chiara né a favore né contro il premierato. Ricorda che il suo gruppo è a favore del premierato, in quanto implicito nell'assetto istituzionale italiano degli ultimi tredici anni. Ritiene inoltre che non si possa prescindere dalla previsione di una clausola di salvaguardia dell'interesse nazionale, così come previsto nell'articolo 127 del testo delle riforme costituzionali approvato nella precedente legislatura.
In conclusione, rileva che una seria riforma della parte seconda della Costituzione non può non prendere le mosse dal predetto testo, il quale, pur certamente migliorabile, era comunque il frutto di un lungo approfondimento sulle diverse questioni e sulle loro interrelazioni. Teme pertanto che la maggioranza intenda portare avanti un'operazione di mera propaganda politica, incentrata sull'argomento specioso e demagogico della riduzione del numero dei parlamentari, che riscuote ampi consensi nell'opinione pubblica. Conclude auspicando che i relatori vogliano riprendere il testo in mano per ricostruirlo su basi più solide e consistenti, avvertendo che, diversamente, la contrarietà del suo gruppo sarà irremovibile.

Domenico BENEDETTI VALENTINI (AN), dopo aver sottolineato la scarsa partecipazione di deputati alla seduta odierna, depreca la frettolosità con la quale la maggioranza ha voluto procedere all'adozione del testo base, che dovrebbe essere adottato solo quando il provvedimento sia abbastanza maturo da sorreggere adeguatamente la fase di esame successiva. Ritiene inoltre che la fissazione di un termine per la presentazione degli emendamenti molto ravvicinato aggravi la situazione, anche perché da più parti dell'opposizione era stata rappresentata l'esigenza di un prolungamento della riflessione. Esprime pertanto rincrescimento per il fatto che non sono state accolte le legittime e motivate richieste dell'opposizione, osservando che questo modo di procedere non contribuisce certamente al buon esito dei lavori ed anzi lo mette a repentaglio. Dopo aver ricordato di parlare su questo argomento a titolo personale, sottolinea il suo desiderio di contribuire concretamente alla realizzazione di una buona riforma. Ritiene però che la maggioranza non offra l'occasione per contribuire. Osserva, tra l'altro, che non è stato tenuto conto del lavoro svolto dall'altro ramo del Parlamento sulla materia elettorale, laddove tra le riforme costituzionali e le riforme elettorali esiste una connessione oggettiva, dalla quale non si può prescindere.
Dopo aver manifestato il proprio sincero apprezzamento per il lavoro svolto dai relatori, chiamati all'arduo compito di conciliare orientamenti oltremodo diversificati, osserva che il testo da loro predisposto, e adottato come testo base, è difficile persino da emendare, tanto è radicalmente inadeguato. In particolare, manifesta perplessità sull'essenza del Senato, per il quale la qualificazione di «federale» appare, allo stato, meramente nominale. Premesso di essere fautore di una forte diversificazione tra le due Camere, ritiene comunque necessario decidere innanzitutto se il Senato debba essere una Camera legislativa oppure una Camera di consultazione e di rappresentanza dei territori. Il testo in esame non esprime, infatti, alcuna chiara scelta al riguardo. Critica poi il sistema di elezione misto del Senato, che ritiene inconcepibile. Non si può infatti pensare che i senatori eletti in secondo grado abbiano poi la stessa legittimazione politica di quelli eletti a suffragio diretto. Del pari inconcepibile, a suo parere, è immaginare che i senatori eletti dal popolo possano essere in minoranza rispetto a quelli eletti in secondo grado, come da lui già evidenziato nelle precedenti sedute. Ritiene infine non convincente il procedimento legislativo, in quanto basato su un meccanismo farraginoso, nel quale il Senato compare come mera Camera di consultazione dall'incerto profilo.

Karl ZELLER, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.


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Disposizioni per la pubblicità sull'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope da parte dei parlamentari.
C. 2356 Casini.
(Rinvio del seguito dell'esame).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 2007.

Karl ZELLER, presidente, ricorda che nella riunione dell'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, svoltasi questa mattina è stato fissato il termine per la presentazione degli emendamenti alle ore 14 di mercoledì 18 luglio 2007. Quindi, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.20.