Allegato B
Seduta n. 86 del 13/12/2006


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AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazione a risposta orale:

GRILLINI, DURANTI e VICO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
con la sentenza del 23 novembre 2006 la seconda sezione della Corte di giustizia europea ha riconosciuto l'Italia responsabile della violazione del diritto comunitario, nella causa numero 486/04 avente ad oggetto l'impianto di incenerimento di combustibili derivati da rifiuti (acronimo «CDR») e biomasse di Massafra (Taranto);
si tratta di impianto di smaltimento dei rifiuti non pericolosi mediante incenerimento o trattamento chimico, avente capacità superiore a 100 tonnellate al giorno, ai sensi dell'allegato I, punto 10, della direttiva 85/337;
in quanto tale, obbligatoriamente esso avrebbe dovuto essere sottoposto, prima di essere autorizzato, alla procedura di valutazione del suo impatto ambientale, posto che i progetti rientranti nel


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detto allegato I della direttiva 85/337 devono essere sottoposti ad una valutazione sistematica a norma degli articoli 2, n. 1, e 4, n. 1, di quest'ultima;
al contrario l'impianto di Massafra è stato autorizzato sulla base di procedure semplificate previste dall'allegato A, lettera i) ed l) del decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996, come modificato dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 settembre 1999, concernente disposizioni in materia di valutazione dell'impatto ambientale;
ciò è stato possibile grazie a criteri e soglie fissati dalla legge italiana che la Corte giudica inadeguati nella misura in cui possono portare, come hanno portato, ad escludere dalla valutazione di impatto ambientale, progetti di impianto che invece hanno un impatto ambientale rilevante;
infatti il margine discrezionale conferito agli Stati membri in subiecta materia trova il proprio limite nell'obbligo, contenuto nella direttiva, di sottoporre alla valutazione d'impatto i progetti idonei ad avere rilevanti ripercussioni sull'ambiente, segnatamente per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione, tenuto conto dei criteri di selezione pertinenti definiti nell'allegato III della direttiva stessa e le caratteristiche dei progetti, in particolare le dimensioni, il cumulo con altri progetti, l'utilizzazione delle risorse naturali, la produzione di rifiuti, l'inquinamento e le nocività, nonché il rischio di incidenti. Tenuto conto, inoltre, della localizzazione degli impianti, ovvero considerata la sensibilità ambientale delle aree geografiche che possono risentire dell'impatto del progetto valutando, in particolare l'utilizzazione attuale del territorio e la capacità di carico dell'ambiente naturale. Tenuto conto, infine, delle caratteristiche dell'impatto potenziale, segnatamente in rapporto all'area geografica ed alla porzione di popolazione interessata;
la dispensa dalla valutazione d'impatto, oltretutto, può essere prevista soltanto qualora le autorità nazionali competenti abbiano adottato per ciascun tipo di attività norme generali che fissano i tipi e le quantità di rifiuti nonché le condizioni alle quali l'attività può essere dispensata dall'autorizzazione. I tipi e le quantità di rifiuti ed i metodi di recupero debbono essere tali da non mettere in pericolo la salute dell'uomo e da non comportare l'utilizzo di procedimenti o tecniche che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente, e in particolare tali da non creare rischi per l'acqua, l'aria o il suolo ovvero per la fauna e la flora, da non causare inconvenienti da rumori od odori, e da non danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse;
la legge e le autorità italiane non hanno previsto e adempiuto a nulla di tutto quanto precede, ignorando tutti i criteri di selezione precisati nella direttiva 85/337, permettendo che progetti idonei ad avere rilevanti ripercussioni sull'ambiente a motivo delle loro dimensioni o della loro ubicazione siano stati e continuino ad essere sottratti alla verifica del loro impatto ambientale;
la normativa in questione, pertanto, ha violato e continua a violare le leggi comunitarie, pregiudicando di fatto l'obiettivo della direttiva 85/337 -:
quali iniziative intenda adottare il Governo per porre fine all'inadempimento;
quali iniziative il Governo intenda adottare per porre rimedio al grave problema della devastazione ambientale e del sicuro pregiudizio derivante alla salute dei cittadini di Massafra e di tutti i paesi del comprensorio, già notevolmente degradato a causa della presenza di numerose discariche e dell'industria siderurgica.
(3-00489)

Interrogazioni a risposta scritta:

FERDINANDO BENITO PIGNATARO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello


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sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
nel territorio di Rossano, dal 1975, è ubicata una centrale termoelettrica Enel S.p.A., alimentata da gas e olio combustibile, costituita da 4 unità termiche da 320 MW e 4 unità turbogas da 115 M, per una potenza complessiva di 1740 MW e una capacità produttiva di ben 10 miliardi di Kwh all'anno;
detta centrale sta riducendo sempre di più la sua produzione e di conseguenza le spese per la manutenzione e la gestione degli impianti, con serie conseguenze sulla sua efficienza, economicità, sicurezza e sui livelli occupazionali del personale Enel e delle ditte esterne;
detta centrale deve essere riconvertita urgentemente ed in maniera ecosostenibile e compatibile con il modello di sviluppo del Nord-Est della Calabria e, in tale prospettiva, essa può svolgere un ruolo significativo e importante nell'economia del paese, come ha fatto in 31 anni, e nell'economia locale;
in alternativa al carbone, si può e si deve puntare sulla riconversione tesa alla realizzazione a Rossano di un Sito Elettrico Pilota, che punti sul ciclo combinato e/o sull'innovazione e sull'utilizzo di nuove fonti rinnovabili di energia;
il Consiglio Comunale di Rossano, quello della vicina Corigliano, il Consiglio della Comunità Montana «Sila Greca», il Consiglio della Regione Calabria, l'Amministrazione Provinciale di Cosenza, i Sindaci della Sibaritide e del Pollino, il Comitato dei Cittadini della Sibaritide, l'imprenditoria agricola e turistica, le associazioni ambientaliste, si sono pronunciate negativamente sull'ipotesi di riconversione a carbone della centrale Enel di Rossano e a favore della tutela dell'ambiente delle risorse e delle economie territoriali, incentrate su un'agricoltura di eccellenza, un turismo internazionale, la piccola industria di trasformazione;
l'Amministrazione Comunale di Rossano, fin dal suo insediamento nel giugno scorso, ha rappresentato formalmente in alcuni incontri interlocutori con esponenti della società elettrica l'urgenza di un confronto e di un tavolo di trattativa e concertazione con i massimi livelli dell'Enel S.p.A e con tutti i soggetti interessati circa il futuro della centrale, tesi al raggiungimento di un accordo condiviso dalle popolazioni e dalle istituzioni territoriali;
nel mese di settembre 2006, l'Amministrazione Comunale di Rossano ha sollecitato per due volte, con comunicazione scritta, l'avvio urgente del tavolo di trattativa all'Amministratore Delegato dell'Enel S.p.A., al Ministro dell'ambiente, al ministro dello sviluppo economico, al Prefetto di Cosenza, alle Istituzioni regionali e provinciali -:
se e quali iniziative, con urgenza, intenda intraprendere per convocare il tavolo di concertazione al fine di definire modalità, tempi e contenuti riguardanti il futuro della centrale termoelettrica di Rossano, che rappresenta un importante insediamento produttivo per il rilancio di un progetto dal grande impatto anche occupazionale per l'intera Calabria.
(4-01952)

ADENTI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
risulta che la Regione Lombardia non abbia recepito la normativa europea secondo la quale ogni piano cave deve essere accompagnato dalla valutazione ambientale strategica (VAS) e ogni singola cava dalla valutazione di impatto ambientale (VIA);
il 12 ottobre scorso la Commissione europea ha inviato all'Italia la comunicazione di messa in mora per la legislazione regionale della Lombardia in materia di piani cave (Procedura di infrazione 2006/2315 ex articolo 226 del Trattato CE) per la mancanza della VAS sul piano delle cave nella provincia di Brescia approvato dalla Regione alla fine del 2004;


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attualmente risulta in discussione il Piano Cave della Provincia di Pavia e a breve saranno oggetto di discussione quelli di Sondrio e Bergamo;
il piano cave della Provincia di Pavia prevede un insostenibile prelievo di terreno che potrà avere gravi ripercussioni di natura idrogeologica e più genericamente ambientale -:
quale sia l'intendimento del Ministro interrogato rispetto alla situazione sopra descritta, tenuto conto dell'infrazione contestata all'Italia dalla Commissione europea.
(4-01960)

BONELLI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
nella bassa modenese è in via di realizzazione un progetto per la costruzione di un grande deposito di stoccaggio di gas metano che occuperà nel sottosuolo un'area di circa 120 chilometri quadrati, in un territorio che va da Finale a Massa, San Felice, Medolla, Camposanto e Mirandola, con un bacino di circa 50.000 abitanti;
l'impianto comporterebbe un investimento di 200 milioni di euro, dovrebbe essere operativo nel 2010, e permetterebbe di stoccare ad una profondità di 2.500 metri ben 3,2 miliardi di metri cubi di gas metano;
lo stabilimento per spingere il gas nel sottosuolo sarà realizzato a Rivara, da una srl di Roma che appartiene ad una società inglese, che ha avviato contatti commerciali con una multinazionale francese;
il 16 novembre 2006 è stata ufficializzata presso il Comune di San Felice sul Panaro, l'iscrizione all'albo delle Libere Forme Associative del «Comitato Ambiente e Salute», nato con lo scopo di fare chiarezza sul suddetto progetto di stoccaggio di gas con annessa centrale elettrica, che coinvolge da vicino non solo il paese di Rivara ed i suoi abitanti, ma buona parte dell'Unione dei Comuni modenesi dell'Area Nord;
secondo il Comitato Ambiente e salute, vi sono tra l'altro, preoccupazioni relativamente alla sicurezza geologica (è una zona sismica, che presenta «crepe» documentate e certificate dalle quali il gas potrebbe fuoriuscire) e alla sicurezza di superficie per l'impatto ambientale: il gas sarà spinto da turbine paragonabili a quelle dei motori a reazione, con conseguente impatto acustico sul territorio, oltre alle probabili emissioni di gas inquinanti, per la combustione di gas residui e l'eventualità di sfoghi del metano. Ricordiamo che ogni anno da impianti analoghi in Italia sfuggono ottomila tonnellate di gas metano (dati stogit);
inoltre l'impianto, per raffreddare le turbine, produrrà l'emissione in piena estate di quantità preoccupanti di calore, tali da comportare modifiche significative al microclima;
la comunità locale sta manifestando forte contrarietà e disagio per non essere mai stata informata e coinvolta nel progetto di realizzazione dell'impianto, e viva preoccupazione per quanto concerne le condizioni di sicurezza dell'impianto stesso, gli effetti sulla salute e gli impatti ambientali conseguenti alla sua realizzazione;
a seguito di ciò vi sono state diverse assemblee pubbliche al fine di sensibilizzare le istituzioni, secondo l'interrogante finora troppo silenziose su questo progetto, e ottenere la necessaria chiarezza e risposte concrete ai più che legittimi dubbi dei residenti;
l'Assessore all'Ambiente della Provincia di Modena, Alberto Caldana, nel corso dell'incontro sul suddetto progetto di deposito sotterraneo di metano, che si è svolto il 6 dicembre nella sede della Provincia di Modena, ha chiesto «al Governo la riapertura dei termini per presentare osservazioni al progetto, ulteriori rilievi tecnici e un confronto con il ministero


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dell'ambiente il quale deve mettere a disposizione degli enti locali e dei cittadini un referente tecnico in grado di fornire chiarimenti e risposte»;
il 10 dicembre 2006, il presidente della Provincia di Modena Emilio Sabattini, con una lettera inviata al presidente del Consiglio Romano Prodi, ai ministri all'ambiente Pecoraro Scanio e allo sviluppo economico Bersani, ha tra l'altro chiesto formalmente una proroga rispetto alla scadenza fissata dalla normativa vigente per quanto riguarda la pronuncia sulla compatibilità ambientale dell'impianto di stoccaggio sotterraneo di gas a San Felice sul Panaro -:
se siano stati fatti accurati studi relativamente alla sicurezza dell'impianto esposto in premessa, e ai suoi effetti sul territorio e sulla salute della popolazione circostante;
se non si ritenga di procedere alla sospensione del progetto esposto in premessa, anche al fine di permettere il completo coinvolgimento delle comunità locali al processo di valutazione e decisione circa la realizzazione del progetto;
se non sia indispensabile la riapertura dei termini per le osservazioni, al fine di avere il tempo adeguato per incaricare esperti di fiducia che possano studiare il progetto e i rischi ambientali e di sicurezza, ripristinando peraltro i necessari termini di trasparenza e informazione che finora sono mancati.
(4-01965)

BRUSCO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
il comune di Rofrano (Salerno) ricade nel cuore del Parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano e parte del suo territorio è stato scelto come Sito di interesse comunitario (SIC) e Zona di protezione speciale (ZPS) ai sensi della normativa comunitaria; le sole aree non protette del territorio comunale riguardano l'abitato e due fasce situate a sud del paese; la rivista Airone ha classificato Rofrano come uno dei 10 paesi più belli e vivibili d'Italia;
nel 2002 un'azienda privata chiede al comune la disponibilità a realizzare un impianto di produzione di ammendante organico (compost di qualità) in cambio di svariati vantaggi economici; il comune accoglie la richiesta con delibera n. 22 del luglio 2002; successivamente il Consorzio rifiuti Salerno/4 composto da 49 comuni tra Agropoli, sulla costa e Rofrano, all'interno; il Consorzio, con delibera n. 29 dell'aprile 2005, chiede al comune di riprendere ed adeguare il progetto al quale è favorevole anche il Commissario di Governo per l'emergenza rifiuti della regione Campania; l'opera sarà realizzata con le risorse della misura 1.7 del POR Campania 2000-2007;
ma mentre l'iter autorizzatorio si muove lungo un percorso apparentemente regolare risulta all'interrogante che diversa sorte ha l'attività di progettazione; la relazione tecnica allegata al progetto definitivo è assolutamente carente e potrebbe essere appena sufficiente per uno studio di fattibilità; non affronta il problema dei trasporti per il conferimento quotidiano di 600 quintali di umido, nonostante che Rofrano sia uno dei Paesi più interni del Cilento; non si comprende se le potenzialità produttive sono di 15.000 tonnellate annue, come indicato dal progetto, o 24.000 tonnellate come dichiarato dal sindaco;
gli stessi consiglieri di opposizione hanno difficoltà a visionare gli atti e di accedere alle informazioni, che non sono in possesso né del comune né del Consorzio, quanto invece del dirigente incaricato dal Commissario straordinario, che non è tenuto a fornire informazioni; i timori consistono nel fatto di installare una struttura di cui non si conoscono assolutamente gli impatti in un'area di elevato valore ambientale;
è in corso una polemica politica nazionale che vede negli organi amministrativi degli enti locali ed in particolare nei sindaci,


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i cui poteri sono stati fortemente rafforzati dalla legge n. 81 del 1993, i nuovi distruttori del paesaggio; ulteriori forti perplessità nascono dalla partecipazione degli amministratori locali a società ed imprese, anche partecipate dall'Ente, con inevitabili conflitti di interesse; in molti casi è reso difficoltoso l'accesso ai documenti, mentre assai spesso le procedure vengono bypassate, aggirate, utilizzate impropriamente; di queste difficoltà ne sanno qualcosa gli ambientalisti che tentano di fermare la distruzione delle bellezze del Cilento operata non da privati, ma da comuni con i soldi della collettività -:
se non ritenga opportuno porre il proprio veto alla realizzazione di un impianto di compostaggio nel comune di Rofrano, in considerazione dell'elevato valore ambientale dell'area e delle diverse tutele ambientali ivi insistenti, nonché in considerazione della distanza dell'impianto dai luoghi in cui viene prodotta la «materia prima».
(4-01969)

LOCATELLI e ZIPPONI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
a fine ottobre 2006 l'Arpa ha eseguito, una campagna di analisi sul fango depositato sul letto del fiume Oglio in località Capriolo (Brescia);
tali analisi hanno evidenziato una situazione grave in relazione alla presenza di nichel e piombo, ferro e alluminio nel sedimento, in quantità superiori alle indicazioni del decreto legislativo 152/06;
sempre le analisi dell'Arpa hanno rilevato una preoccupante presenza anche di idrocarburi, ben oltre i 300 milligrammi nella zona a monte del fiume, mentre si arriva circa 3.000 mg/kg nella zona a valle;
i Sindaci dei Comuni maggiormente interessati, Capriolo, Palazzolo sull'Oglio, Paratico, Pontoglio, tutti comuni che si affacciano sulla sponda Bresciana del fiume, oltre al Parco dell'Oglio Nord, si sono mobilitati, ottenendo dall'Arpa il monitoraggio di tutti i canali che confluiscono nell'Oglio;
al contrario non è pervenuta nessuna richiesta di controllo e monitoraggio da parte dei comuni che si affacciano sulla sponda Bergamasca del fiume;
è stato possibile scoprire tutto questo grazie alla mobilitazione di un esponente locale del movimento ambientalista che, grazie ad un gesto estremo di protesta, ha posto il problema all'attenzione della comunità, in assenza di un'attività degli organi istituzionali competenti -:
se il Ministro intenda interessare direttamente il suo dicastero al fine di risolvere questa delicata questione;
se il Ministro, anche sulla base di tale vicenda, ritenga opportuno prendere in considerazione la possibilità di una rivisitazione del decreto legislativo 152/2006 per procedere ad una definizione più stringente dei livelli di tolleranza (nonché dei controlli) delle sostanze inquinanti nei corsi d'acqua;
se non si ritenga opportuno che i controlli siano effettuati anche nella sponda bergamasca.
(4-01972)