II Commissione - Resoconto di giovedý 3 agosto 2006


Pag. 6

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

Giovedì 3 agosto 2006. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO. - Interviene il Sottosegretario di Stato per l'interno Alessandro Pajno.

La seduta comincia alle 18.15.

Pino PISICCHIO, presidente, ricorda che, ai sensi dell'articolo 135-ter, comma 5, del regolamento, la pubblicità delle sedute per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata è assicurata anche tramite la trasmissione attraverso l'impianto televisivo a circuito chiuso. Dispone, pertanto, l'attivazione del circuito. Avverte che il sottosegretario per la giustizia Luigi Li Gotti è impossibilitato ad intervenire alla seduta perché impegnato a rappresentare il Governo in Assemblea.

5-00150 Maran ed altri: Istituzione del fondo per le vittime dei reati.

Alessandro MARAN (Ulivo) rinuncia ad illustrare l'interrogazione in titolo, rinviando al testo scritto.

Il Sottosegretario Alessandro PAJNO risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 1).

Alessandro MARAN (Ulivo), replicando, si dichiara soddisfatto.

5-00151 Contento ed altri: Sulle misure per la tutela della incolumità personale dei cittadini a seguito delle scarcerazioni disposte in applicazione dell'indulto.

Manlio CONTENTO (AN) illustra l'interrogazione in titolo, che prende spunto


Pag. 7

dalle notizie di stampa relative ad una madre preoccupata per il rilascio del figlio a seguito della concessione dell'indulto. In considerazione dell'interesse che tale questione potrebbe rivestire anche per altri cittadini, chiede quali iniziative il Governo intenda assumere in merito.

Il Sottosegretario Alessandro PAJNO risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 2).

Manlio CONTENTO (AN), replicando, esprime soddisfazione posto che la risposta evidenzia la difficoltà di molte famiglie che si troveranno a convivere con la realtà delle scarcerazioni conseguenti all'applicazione dell'indulto.
L'interrogazione, infatti, si poneva l'obiettivo di permettere a tutti coloro che si trovassero in condizioni analoghe di poter contare sull'autorità di pubblica sicurezza per ottenere protezione e tutela anche tramite il ricorso alla magistratura.
Continua esprimendo, però, preoccupazione per i casi ormai frequenti, riportati dalla stampa, riguardanti detenuti liberati e nuovamente arrestati in seguito alla commissione di ulteriori reati a poche ore dalla scarcerazione. Si augura, infine, che anche gli altri cittadini in difficoltà possano avere la fortuna di rivolgersi direttamente al Ministro della giustizia.

Pino PISICCHIO, presidente, dichiara concluso lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.

La seduta termina alle 18.25.

SEDE REFERENTE

Giovedì 3 agosto 2006 - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO.

La seduta comincia alle 18.25.

Tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori.
C. 528 Buemi.
(Esame e rinvio)

La Commissione inizia l'esame.

Paola BALDUCCI (Verdi), relatore, osserva che la proposta di legge in esame modifica talune disposizioni del codice penale, del codice di procedura penale, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), al fine di assicurare piena tutela ai minori figli di detenute madri, garantendo, nei primi anni di vita del bambino, la convivenza in stato di libertà con la madre detenuta. La proposta di legge provvede, pertanto, a rimuovere dall'ordinamento specifiche rigidità che, di fatto, hanno reso difficoltosa la concessione di benefici nei confronti delle detenute madri, e istituisce le case-famiglia protette quali strutture alternative al carcere destinate alla coabitazione tra madri in espiazione di pena e figli.
Il provvedimento si compone di sette articoli.
L'articolo 1 dispone l'abrogazione dell'ultimo comma dell'articolo 147 del codice penale, che, in materia di rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena, individua nel «concreto pericolo della commissione di delitti» il presupposto per la revoca del rinvio stesso, anche nei confronti di madre di minore di età inferiore ai tre anni, rendendo di fatto l'istituto di difficile applicazione nei confronti delle detenute madri.
L'articolo 2 interviene sulla disciplina codicistica della custodia cautelare alla luce della istituzione delle case-famiglia protette di cui al successivo articolo 5 della proposta di legge.
Gli articoli 3, 4 e 5 della proposta di legge - sempre nell'ottica di assicurare al minore l'assistenza materna e di evitare, comunque, la coabitazione di madre e figlio in carcere - intervengono con modifiche ed integrazioni sulla disciplina della citata legge n. 354 del 1975.


Pag. 8


In particolare, l'articolo 3 mira ad evitare l'interruzione della vicinanza ed assistenza materna in presenza di necessità di ricovero del minore.
Con l'articolo 4 si vuole evitare - come già per il differimento facoltativo della pena di cui all'articolo 147 del codice penale, ultimo comma - che la rigidità dei presupposti applicativi possa essere di ostacolo ad una più frequente concessione sia della detenzione domiciliare ordinaria che di quella speciale, rispettivamente previste dagli articoli 47-ter e 47-quinquies dell'ordinamento penitenziario.
L'articolo 5 della proposta di legge introduce nell'ordinamento penitenziario la previsione del regime di detenzione in case-famiglia protette per le madri di prole di età non superiore ai dieci anni che debbano espiare la propria pena, qualora non possa essere disposta una detenzione con regime più favorevole. La disposizione individua altresì le modalità di realizzazione delle case-famiglia protette.
L'articolo 6 reca modifiche al testo unico sull'immigrazione e sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, come modificato dalla legge n. 189 del 2002, al fine di scongiurare ogni eventuale automatismo tra la condanna alla espiazione della pena detentiva e il decreto di espulsione dello straniero. La disposizione prevede specifiche ipotesi di revoca del decreto di espulsione, tra le quali è incluso il caso della madre detenuta straniera con figli minori, nonché casi di rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari a tutela dei minori di madre straniera detenuta.
Rileva, infine, che il testo non contiene alcuna di copertura delle spese che deriverebbero dall'approvazione della proposta di legge in esame, tra le quali segnala quelle relative alle case-famiglia. A tale proposito, sottolinea l'esigenza che il Governo quantifichi le spese effettivamente necessarie, al fine poi di individuare la copertura finanziaria adeguata. Si riserva di approfondire nella prossima seduta le diverse questioni poste dalla proposta di legge in esame.

Pino PISICCHIO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Modifiche al codice di procedura penale e al codice penale in materia di accertamenti tecnici idonei ad incidere sulla libertà personale.
C. 782 Contento.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo nella seduta del 18 luglio 2006.

Pino PISICCHIO, presidente, ricorda che l'esame del provvedimento è iniziato il 18 luglio scorso e che, per quanto inserito all'ordine del giorno della Commissione per ogni seduta convocata successivamente a tale data, non si sono registrati interventi di altri deputati rispetto alla relazione svolta dall'onorevole Palomba. Ritiene, pertanto, che oggi, dopo aver verificato se vi siano iscritti a parlare, possa concludersi l'esame preliminare e, quindi, fissarsi al 19 settembre il termine per la presentazione degli emendamenti. A tale proposito, osserva che nella fase dell'esame degli emendamenti solitamente si affrontano le diverse questioni connesse alle proposte di legge in maniera ancora più approfondita di quanto avviene nel corso dell'esame preliminare.

Pino PISICCHIO, presidente, dichiara chiuso l'esame preliminare e fissa il termine per la presentazione di emendamenti alla proposta di legge C. 782 alle ore 10 di martedì 19 settembre 2006. Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Riforma del codice di procedura penale.
C. 323 Pecorella.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame.


Pag. 9

Pino PISICCHIO, presidente, avverte che la proposta di legge in esame è stata inserita nel calendario della Commissione in quota opposizione su richiesta del Gruppo di Forza Italia, ai sensi dell'articolo 24, comma 3, del Regolamento.
Avverte che nella seduta odierna svolgerà la propria relazione l'onorevole Pecorella, mentre l'onorevole Tenaglia, nominato anch'egli relatore sul provvedimento, interverrà nella prossima seduta.

Gaetano PECORELLA (FI), relatore, osserva che la proposta di legge in esame riprende l'articolato del testo elaborato dalla Commissione ministeriale nominata nella scorsa legislatura dal Ministro della giustizia. È parso opportuno, infatti, presentare al Parlamento, attraverso un atto di iniziativa parlamentare, ciò che la Commissione aveva elaborato, al fine di pervenire alla redazione di un nuovo codice di procedura penale. Da tutti è riconosciuta l'esigenza di superare il codice vigente, il quale, a causa di una serie di interenti che si sono succeduti dal 1989, ha finito per perdere organicità e sistematicità, a discapito dell'impianto accusatorio che lo avrebbe dovuto caratterizzare. La costituzionalizzazione del principio del giusto processo impone al legislatore ordinario di riformare il codice di rito in una ottica meramente accusatoria.
Si è ritenuto che l'elaborato della Commissione ministeriale possa costituire un indispensabile punto di partenza per una rielaborazione dell'attuale codice, una trama a cui fare riferimento per intervenire anche su singoli aspetti dell'attuale codice, ma in una prospettiva di sicura organicità. Naturalmente il confronto parlamentare servirà ad approfondire i diversi e complessi temi connessi al riforma del codice di procedura penale, per poi individuare le soluzioni normative più consone alle diverse esigenze che caratterizzano il processo.
Il testo della proposta di legge si pone principalmente tre obiettivi: recuperare la natura accusatoria del processo del 1988, garantire i diritti costituzionali delle parti e realizzare il principio della ragionevole durata del processo penale.
Prima di accennare alle linee di riforma della proposta di legge in esame, è opportuno, tuttavia, sottolineare che questa interviene anche sul lessico, per rendere più appropriato l'uso di alcune locuzioni.
Ad esempio, posto che la locuzione «pubblico ministero» designa una funzione ben precisa - quella del «ministero pubblico» - si è convenuto di distinguere tra «magistrato del pubblico ministero» e «ufficio del pubblico ministero», per indicare, rispettivamente, il titolare della funzione nel caso specifico e la legittimazione astratta all'esercizio di quella stessa funzione. Non si parla più genericamente di «autorità giudiziaria», ma si ricorre di volta in volta - nei limiti del possibile - alla doverosa specificazione che trattasi di «magistrato del pubblico ministero» o di «giudice» o di entrambi. «Testimone» è il soggetto in grado di riferire quanto è a sua conoscenza sui fatti per i quali si procede, che, ad eccezione della persona offesa, non sia coinvolto dal processo, mentre è «dichiarante» l'imputato che rende dichiarazioni contra alios. L'attuale «udienza preliminare» è stata definita «udienza di comparizione», per sottolineare che il primo contatto dell'interessato con il giudice può avere obiettivi diversificati. Si è ritenuto che «preliminare» sia, invece, l'udienza che precede l'istruzione in dibattimento. Si tratta solo di alcuni esempi.
Per quanto attiene al nuovo processo che la proposta di legge prefigura, è stata ribadita la distinzione tra «procedimento per l'azione» e «processo per il giudizio», valorizzando l'impegno della polizia giudiziaria in funzione dell'acquisizione della «notizia di reato» e l'impegno dell'ufficio del pubblico ministero in funzione delle investigazioni per «l'esercizio dell'azione».
Il valore della giurisdizione è stato esaltato anche con la prescritta inderogabilità delle disposizioni attributive della competenza e con il riconoscimento effettivo del diritto delle parti alla prova. Il ripristino dell'ordine delle competenze ha


Pag. 10

comportato la valorizzazione della collegialità per determinate ipotesi di reato, con attribuzione al giudice monocratico di una competenza materiale limitata, previa riduzione dell'ambito cognitivo del giudice di pace. In particolare, è apparso singolare che un giudice monocratico possa giudicare reati di rilevante allarme sociale, per i quali è ordinariamente competente la corte di assise, solo perché l'imputato effettua scelte dettate da motivi di convenienza. Sulla base della considerazione che la giurisdizione è garanzia non solo per l'individuo, ma per l'intera collettività, non si è ritenuto di consentire la «scelta» del giudice. Lo stesso principio del giudice naturale giustifica questa opzione. Per esempio, si è previsto che all'arresto in flagranza consegua, in ogni caso, il giudizio direttissimo davanti al giudice competente per materia, non potendo essere tollerabile che sia una parte (in questo caso l'accusa) a stabilire se l'arrestato debba comparire davanti al giudice per le indagini preliminari per la convalida o davanti al giudice del dibattimento per il giudizio.
Circa il diritto alla prova, in conformità con la impostazione tendenzialmente accusatoria del processo, sono state introdotte proposte di riforma volte ad assicurare che quel diritto sia esercitato senza limitazioni. La scelta è stata motivata dalla convinzione che la funzione del giudice vada esaltata anche per questa via, se è vero che solo l'effettivo riconoscimento della par condicio tra le parti consente al giudice di esercitare efficacemente la giurisdizione.
Dalla natura accusatoria del processo è stata fatta discendere l'eliminazione della distinzione tra consulente di parte e perito di ufficio, nella convinzione che il diritto alla prova sia anche diritto alla perizia, nonché la sottrazione della competenza nella fase della esecuzione della sentenza di condanna al magistrato del pubblico ministero, parte nel processo di cognizione, nella convinzione che debba essere il giudice ad eseguire le sue sentenze. Sempre dalla natura accusatoria dipende la scelta di specificare i limiti al libero convincimento per impedire che il giudice resti «ingabbiato» nella «circolarità» delle dichiarazioni che gli imputati rendono contra alios. In tal modo, quindi, si valorizza l'indipendenza del giudice.
Modificazioni rilevanti sono state apportate anche alle misure cautelari. È stata riaffermata la riserva di legge e di giurisdizione per tutti gli atti e per tutte le iniziative comportanti invasione della sfera delle libertà costituzionali delle persone coinvolte nel procedimento. Sono stati individuati, come presupposto delle misure cautelari personali, i gravi elementi di colpevolezza, valutabili con gli stessi criteri adoperati dal giudice del giudizio. È stata eliminata la categoria dei mezzi di ricerca della prova, trasferiti, nell'ambito delle cautele, come cautele probatorie, assistite dalle garanzie di riserva di legge e giurisdizione, con l'aggiunta di una specifica disciplina per l'acquisizione processuale di dati informatici personali e la riconduzione della perquisizione alla sua funzione tipica di ricerca di dati probatori e non della notizia di reato. La novità di maggior rilievo è stata la scelta di subordinare l'applicazione delle cautele personali alla previa audizione dell'interessato, con facoltà di esercizio del diritto alla prova, prima che il giudice si pronunci sulla richiesta del magistrato del pubblico ministero.
Un obiettivo della riforma è lo «snellimento» del procedimento penale, in modo da renderne possibile la definizione in tempi ragionevoli. Sono stati ridotti i tempi per le indagini, prorogabili solo a fronte di comprovate esigenze investigative. Sono stati ridimensionati i casi di connessione e i casi di impugnazione con l'ampliamento delle ipotesi di correzione dell'errore materiale nei provvedimenti giurisdizionali. Sono state previste l'archiviazione degli atti e la declaratoria di non doversi procedere per tenuità ed occasionalità del fatto. Si è intervenuto sulla legittimazione alla costituzione di parte civile, riconosciuta solo alla persona che sia, ad un tempo, persona offesa e danneggiata dal reato.


Pag. 11


Si prevede l'assunzione di mezzi di prova prima della decisione sulla richiesta di applicazione di cautele personali, nel contraddittorio tra le parti, con facoltà dell'interessato di chiedere l'immediata citazione a giudizio, anche per praticare soluzioni alternative al dibattimento.
È data all'imputato la possibilità di ottenere la definizione, mediante accordo sulla pena con il magistrato del pubblico ministero, in qualsiasi stato del dibattimento. Le sanzioni processuali sono intese come rimedi volti ad evidenziare i vizi dell'atto che compromettono la tutela delle garanzie e l'esercizio dei diritti delle parti, dei quali si impedisce, però, ogni strumentalizzazione volta a conseguire obbiettivi estranei alla logica del «giusto processo».
Anche i mezzi di impugnazione tendono, nelle proposte di modifica, ad elidere intenti meramente dilatori e formalismi eccessivamente vincolanti.
L'appello è stato inteso come diritto dell'imputato ad ottenere il riesame del merito e il grado di appello è stato semplificato, con valorizzazione dell'udienza camerale e ricorso all'udienza pubblica per la sola assunzione dei mezzi di prova, mentre il ricorso per cassazione è stato arricchito con casi di correzione dell'errore materiale, ancora tendenti a facilitare la definizione del processo.
Nella fase esecutiva, infine, il giudice provvede de plano sulle richieste di benefìci penitenziari e il tribunale della esecuzione si limita al controllo, nelle forme della giurisdizione, a seguito di reclamo.
Chiede pertanto al Presidente di tenere conto della necessità che i tempi di esame del provvedimento siano rapidi, compatibilmente alla complessità della materia. Anche con riferimento alla recente concessione dell'indulto, rileva l'opportunità che siano le grandi riforme a riportare alla normalità la situazione carceraria e giudiziaria. Rappresenta, quindi, l'esigenza di procedere alla costituzione di un comitato ristretto.

Paola BALDUCCI (Verdi), nel condividere le linee portanti della proposta di legge illustrata dal relatore, onorevole Pecorella, rammentando il lavoro svolto dalla Commissione Dalia, ritiene che, in considerazione della rilevanza della materia che riguarda la riforma dell'intero codice penale, debba essere consentita la partecipazione attiva non solo dei colleghi relatori, ma anche di un gruppo di lavoro. Sostiene pertanto l'opportunità rappresentata dal relatore di costituire un comitato ristretto.

Pino PISICCHIO, presidente, dichiara di condividere l'esigenza avanzata dal relatore relativamente alla costituzione del comitato ristretto che rappresenterebbe la forma tipica di attività della commissione in relazione ad un tema di tale importanza e complessità, fatta salva la necessità di prevedere alla ripresa dopo la pausa estiva un'ulteriore fase di esame preliminare. Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 18.45.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 18.45 alle 18.50.

AVVERTENZA

I seguenti punti all'ordine del giorno non sono stati trattati:

SEDE REFERENTE

Disposizioni in materia di intercettazioni telefoniche.
C. 1164 Migliore, C. 1165 Fabris e C. 1170 Craxi.


Pag. 12

SEDE CONSULTIVA

Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2005.
C. 1253 Governo.

Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l'anno finanziario 2006.
C. 1254 Governo.

Tabella n. 2: stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze (limitatamente alle parti di competenza).

Tabella n. 5: stato di previsione del Ministero della giustizia.

Tabella n. 10: stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti finanze (limitatamente alle parti di competenza).