III Commissione - Resoconto di marted́ 27 giugno 2006


Pag. 16

SEDE CONSULTIVA

Martedì 27 giugno 2006. - Presidenza del presidente Umberto RANIERI.

La seduta comincia alle 12.

Legge comunitaria 2006.
C. 1042 Governo.
(Relazione alla XIV Commissione).

Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2005.
Doc. LXXXVII, n. 1.
(Parere alla XIV Commissione).
(Esame congiunto, ai sensi dell'articolo 126-ter, comma 2, e rinvio).

La Commissione inizia l'esame congiunto.

Umberto RANIERI, presidente, ricorda le modalità di esame dei provvedimenti in titolo e i criteri di ammissibilità degli emendamenti al disegno di legge comunitaria per le parti di competenza della Commissione.

Luciano PETTINARI (L'Ulivo), relatore, nel soffermarsi in primo luogo sul disegno di legge comunitaria per il 2006 rileva che esso non presenta profili di specifica competenza della Commissione. Formula pertanto una posta di relazione favorevole sul testo presentato dal Governo.
Passando ad illustrare le linee generali della Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2005, osserva che essa contiene un rendiconto ampio delle attività svolte dal Governo italiano nell'ambito dell'Unione europea.
Nel dar conto dei contenuti della Relazione che appaiono più significativi ai fini delle competenze della Commissione, rileva innanzitutto che nel corso del 2005 si è registrato un rallentamento del percorso di ratifica del Trattato istitutivo di una Costituzione europea, firmato a Roma il 29 ottobre 2004. Dopo l'esito negativo dei referendum svoltisi in Francia e in Olanda, alcuni Paesi membri, fra cui la Gran Bretagna, hanno infatti deciso di sospendere le procedure di ratifica. Sono complessivamente tredici, fra cui l'Italia, gli Stati che hanno completato l'iter di ratifica del trattato.
Un ulteriore profilo problematico è emerso in occasione del Consiglio europeo


Pag. 17

del giugno 2005, quando alcuni Paesi membri non hanno accolto le proposte della presidenza lussemburghese in materia di bilancio comunitario, con particolare riferimento alla preponderanza delle spese agricole, che non consentirebbe di destinare adeguate risorse ad investimenti di carattere tecnologico e innovativo. Solo nel Consiglio europeo di dicembre si è giunti ad una soluzione di compromesso fra le diverse posizioni. L'Italia ha confermato in tali circostanze il proprio impegno per la composizione delle controversie e la definizione di politiche comuni europee su tutti i temi di maggiore rilevanza internazionale.
L'Italia ha perseguito una linea di massimo impegno per il consolidamento del processo di allargamento dell'Unione e, in particolare, ha assicurato il proprio sostegno per la positiva conclusione del negoziato con Bulgaria e Romania per il loro ingresso nell'UE, che dovrebbe avvenire a partire dal 1o gennaio 2007. Il Governo italiano ha anche appoggiato le candidature di Croazia e Turchia, nella convinzione che l'ingresso di tali Paesi possa rappresentare un importante fattore di stabilità per l'area balcanica e per quella mediterranea.
In materia di Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC), va rilevato il forte impegno dell'Unione Europea in direzione di obiettivi di pacificazione nelle aree maggiormente interessate da conflitti o comunque contrassegnate da situazioni di forte criticità. A tal fine, è stato incrementato il numero dei Rappresentanti Speciali dell'Unione, con l'istituzione di tali Rappresentanti in Moldova, in Sudan ed in Kosovo.
In tema di Politica Europea di Sicurezza e Difesa (PESD), l'attività dell'Unione è stata particolarmente intensa. In particolare, sono state numerose le missioni civili e militari organizzate nel corso dell'anno 2005 ai fini del mantenimento della pace, del monitoraggio dell'attuazione dei processi di pace, della consulenza ed assistenza nei settori militari, di polizia e di controllo delle frontiere.
Con riguardo ai temi economici e sociali, occorre segnalare le iniziative connesse alla attuazione della Strategia di Lisbona, che trae origine dal Consiglio europeo svoltosi nella capitale portoghese nel 2000 e si propone «la costruzione della più avanzata società basata sulla conoscenza». In tale contesto i Consigli europei di marzo e giugno del 2005 hanno invitato gli Stati membri a presentare un Piano Nazionale di Riforme, orientato sulle proprie peculiarità socio-economiche ed hanno sottolineato la necessità di perseguire un adeguato grado di coordinamento delle politiche di crescita e di occupazione dei vari Paesi europei. Il Piano italiano è stato approvato dal Consiglio dei Ministri del 14 ottobre e poi inviato alla Commissione europea. Gli obiettivi principali del Piano, finalizzati al miglioramento complessivo della produttività e competitività dell'economia, sono i seguenti: ampliamento dell'area di libera scelta dei cittadini e delle imprese; incentivazione della ricerca scientifica e tecnologica; rafforzamento dell'istruzione e della formazione; adeguamento delle infrastrutture; tutela ambientale; politiche di coesione nazionale.
Per quanto riguarda la partecipazione al processo normativo comunitario, oltre alla intensa attività nei gruppi di lavoro e nei comitati operanti nell'ambito degli organi comunitari, incaricati di approfondire ed elaborare le proposte di atti normativi comunitari, il contributo italiano si è concretizzata nell'istituzione, con la legge n. 11 del 2005, del Comitato Interministeriale per gli affari comunitari europei (CIACE), cui è affidato il compito di coordinare le linee politiche del Governo nel processo di formazione della posizione italiana nella predisposizione degli atti comunitari e della Unione europea e di consentire il puntuale adempimento dei compiti connessi. A tale organismo sono anche attribuiti compiti di verifica e di coordinamento in ordine allo stato di conformità dell'ordinamento interno agli atti normativi e di indirizzo degli organi comunitari.


Pag. 18


Quanto allo stato di recepimento delle direttive, va rilevato che, alla data del 4 novembre 2005, risultano recepite dall'Italia 2549 direttive su 2608 giunte a scadenza, pari al 97,74 per cento, a fronte del 98,92 per cento, media di recepimento degli altri Paesi membri.
In ordine alle procedure di infrazione, l'Italia risulta tuttora lo Stato con il maggior numero complessivo di contestazioni inviate alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee, pari a 498 fino a tutto il 2004. Le procedure di infrazione pendenti al termine del 2005 sono 247, di cui 57 per mancata trasposizione di direttive e 190 per non corretta applicazione del diritto comunitario.Va segnalato che la maggior parte delle procedure di infrazione nasce da mancato o parziale rispetto delle norme di tutela dell'ambiente.
In merito alle questioni relative al bilancio dell'Unione europea, il Consiglio europeo ha raggiunto nel dicembre 2005 un accordo sulle prospettive finanziarie dell'Europa per il periodo 2007-2013. In particolare, si è stabilito un totale di spesa di 862 miliardi, pari all'1,045 per cento del PIL della UE. Le principali dotazioni nelle singole rubriche di spesa sono pari a 72 miliardi alla rubrica 1o (competitività), 307 miliardi alla rubrica 1b (coesione), 293 miliardi alla rubrica 2 (gestione delle risorse naturali).
Alla luce di quanto illustrato, seppur in modo sintetico, sulla Relazione all'esame della Commissione, appare nel complesso adeguato il tasso di adempimento agli obblighi comunitari realizzato dal nostro paese. Si conferma d'altra parte il ruolo centrale che l'Italia è in grado di assumere nel processo di consolidamento e integrazione dell'Unione europea. L'impegno del nuovo Governo in questa direzione è stato sottolineato dal Ministro degli affari esteri, Massimo D'Alema, nel corso dell'audizione sulle linee programmatiche del suo dicastero, svoltasi presso le Commissioni esteri riunite di Camera e Senato il 14 giugno scorso.
Alla luce delle considerazioni svolte, formula una proposta di parere favorevole sulla Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2005.

Ramon MANTOVANI (RC-SE), nel sottolineare l'importanza di un confronto meditato sui provvedimenti in titolo, che riguardano un aspetto centrale della politica estera dell'Italia, rileva l'assenza del rappresentante del Governo alla seduta odierna.

Umberto RANIERI, presidente, fa presente di avere chiesto in modo esplicito la presenza di un rappresentante del Governo alla seduta odierna. Precisa che si adoprerà affinché possa intervenire a partire dalla seduta di domani.

Ramon MANTOVANI (RC-SE), nel sostenere la gravità di tale assenza, solleva talune questioni, su cui auspica di potere ottenere riscontri nel prosieguo del dibattito da parte del relatore e del Governo.
La prima questione riguarda il processo di allargamento dell'Unione europea: a tal proposito ritiene opportuno sottolineare due aspetti. Il primo concerne la necessità che tale processo prosegua, anche se ritiene necessario che si eviti quanto accaduto con otto dei dieci Paesi di recente adesione. Com'è noto, nei confronti di tali Paesi sono state imposte limitazioni alla libertà di circolazione dei cittadini con particolare riferimento alla possibilità di stipulare contratti di lavoro su tutto il territorio dell'Unione europea. Sarebbe opportuno che il Governo italiano fornisse pertanto chiarimenti su quanto intende porre in essere per risolvere tale situazione, che appare in contraddizione con i principi fondanti dell'Unione europea e con i valori della Carta costituzionale italiana. Un secondo aspetto riguarda l'ingresso della Turchia nell'Unione europea. In relazione ai caratteri del negoziato open ended previsto per la Turchia, il Governo italiano potrebbe segnalare al Parlamento eventuali iniziative finalizzate alla promozione del riconoscimento da parte del


Pag. 19

governo di Ankara della minoranza curda presente in Turchia. Tale riconoscimento s'impone come necessario non solo per garantire ai curdi la tutela di diritti e delle libertà fondamentali, ma anche al fine strategico di scongiurare che la positiva definizione del negoziato con la Turchia determini l'importazione in Europa di un gravissimo conflitto, anche alla luce della cospicua presenza in Germania di cittadini europei di origine turca e curda.
Una seconda questione concerne la necessità di una profonda riflessione sulla strategia di contrasto al terrorismo internazionale. Nel prendere parte all'azione internazionale contro il terrorismo di matrice fondamentalista islamica, l'Europa dovrebbe riconsiderare l'inserimento nelle liste delle organizzazioni terroristiche di movimenti di resistenza o di opposizione interna a regimi, come ad esempio i mujaheddin del popolo in Iran, per evitare di equipararli a formazioni autenticamente terroristiche, come Al Qaeda.
Un'ulteriore questione riguarda una valutazione della opportunità della partecipazione italiana a missioni militari dell'Unione europea, come ad esempio ad EUPOL in Congo, qualora tali missioni abbiano per obiettivo il ripristino e la tutela dello stato di diritto e dei diritti fondamentali.
Un'ultima questione attiene al processo di ratifica del Trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa. Sottolinea di non potere condividere la posizione del Governo italiano favorevole al mantenimento dell'attuale testo costituzionale, malgrado la bocciatura sancita dai referendum francese e olandese del giugno del 2005.
Nell'auspicare nel prosieguo dell'esame riscontri da parte del rappresentante del Governo sulle questioni sollevate, è del parere che, in un clima di positiva dialettica tra Governo e Parlamento, la Commissione possa valutare l'adozione di specifici atti di indirizzo sui temi affrontati.

Iacopo VENIER (Com.It), in relazione a quanto emerso dal dibattito sui provvedimenti in titolo, segnala di condividere solo in parte il giudizio positivo, formulato dal Governo, sulla opportunità di una pausa di riflessione sul processo di ratifica del Trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa e sul mantenimento dell'attuale testo costituzionale. Occorre, a suo avviso, valutare la delicata fase del processo di integrazione europea e considerare che l'esito negativo dei referendum del giugno 2005, lungi da potere essere considerato come un fatto contingente, rivela il deficit democratico insito nella procedura che avrebbe dovuto portare alla ratifica del Trattato in tutti gli Stati membri dell'Unione europea. Il Governo e il Parlamento sono chiamati a fornire risposte politiche più coraggiose su tale tema e su quello della disaffezione dei cittadini europei nei confronti di Bruxelles. Ritiene l'attuale situazione di stallo foriera di possibili pericoli per l'integrazione europea, considerata finora un obiettivo ormai scontato. In particolare, riscontra la debolezza politica dell'Europa nella mancata riorganizzazione delle istituzioni comunitarie, divenuta necessaria già dopo il Trattato di Nizza. A fronte di una certa genericità della Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea su tale questione, auspica, anche a nome del suo gruppo, che il Governo s'impegni per la realizzazione di un'unione politica, oltre che economica, e di uno spazio mediterraneo nel quadro di un'Europa non «a cerchi concentrici» ma «a cerchi olimpici», ovvero in cui siano definite aree di specifica cooperazione tra gli Stati.
Per quanto riguarda i Balcani, esprime scarso ottimismo per la prospettiva di integrazione nell'Unione europea in considerazione delle difficoltà e dei conflitti latenti che ancora si registrano nell'area. In ogni caso occorre che l'Italia, per il suo ruolo specifico rispetto ai Balcani, formuli proposte ad hoc da affiancare alla strategia europea indirizzata verso l'integrazione.


Pag. 20


In conclusione, rileva la necessità che il Governo svolga una riflessione profonda su tutti i temi toccati, nell'obiettivo di far sì che l'interesse nazionale torni a coincidere con l'integrazione europea.

Sabina SINISCALCHI (RC-SE) segnala la necessità che il Governo precisi lo stato delle relazioni tra l'Unione europea e i Paesi ACP, considerati gli scarsi riferimenti contenuti nella Relazione su tale tema. Nel quadro del dibattito in corso anche presso l'Organizzazione mondiale per il commercio sulla necessità di eliminare quanto più possibile le barriere che si frappongono all'ingresso dei Paesi più poveri nel mercato internazionale, ritiene opportuna una osservazione in ordine ad un aspetto specifico della politica agricola comune concernente la riforma della organizzazione comune di mercato dello zucchero. Su tale punto è necessario che l'Italia orienti la propria strategia non solo nel senso di tutelare i propri lavoratori ma anche di promuovere l'ingresso dei Paesi più poveri nel mercato internazionale dello zucchero.

Alessandro FORLANI (UDC), in dissenso con quanto osservato dal deputato Venier sulla diffidenza dei cittadini europei nei confronti dell'Unione europea, sottolinea che a suo giudizio vi è ancora profonda convinzione da parte dei cittadini europei sul valore profondo del processo di integrazione. La battuta d'arresto, segnata dai referendum del 2005, è semmai da attribuire in primo luogo al modo con cui si è pervenuti al testo costituzionale e alla macchinosità del processo decisionale presso le istituzioni comunitarie. In secondo luogo i cittadini europei hanno sperimentato un eccesso di pervasività del legislatore comunitario su materie di rilievo interno o addirittura locale, in disarmonia con il principio di sussidiarietà orizzontale e verticale. A tale eccesso non è peraltro corrisposto un potenziamento del ruolo dell'Unione europea come soggetto unitario in politica internazionale.
Sulla questione dell'allargamento dell'Unione europea, non si tratta di segnalare un'insofferenza tout court ma di promuovere una analisi più attenta del livello di omogeneità tra Paesi membri e Paesi candidati quanto a parametri quali il grado di democraticità, lo stato di diritto, la tutela delle libertà fondamentali, nonché la capacità di riconoscere le sovranità, con riferimento alle tensioni tra la Turchia e Cipro. Alla luce di tale premessa, non ha obiezioni da muovere all'ingresso di Romania e Bulgaria mentre, per quanto riguarda la Turchia e la Croazia, occorre che l'Unione europea operi una verifica severa ma non pretestuosa.
Ritiene di non potere condividere il giudizio espresso dal deputato Venier su un presunto svuotamento nel corso di questi ultimi anni del ruolo dell'Italia nel quadro dell'Unione europea. L'Italia ha, a suo avviso, conservato intatto tale ruolo pur non condividendo talune posizioni rispetto ad altri Stati membri.
Considera positivo l'elevato tasso di recepimento delle direttive comunitarie, di cui dà conto la Relazione, malgrado il considerevole numero di procedure di infrazione, dovute peraltro alla già segnalata tendenza pervasiva del legislatore comunitario rispetto agli ordinamenti nazionali.
In conclusione, è del parere che la pausa di riflessione nel processo di ratifica del trattato costituzionale europeo, indetta dal recente Consiglio europeo, potrebbe costituire l'occasione per il Governo italiano per prendere in considerazione una revisione in chiave semplificatrice del testo costituzionale europeo soprattutto per quanto riguarda il quadro istituzionale, la politica estera dell'Unione europea e il rapporto con gli ordinamenti nazionali.

Umberto RANIERI, presidente, nel ringraziare i deputati intervenuti al dibattito, auspica che nel prosieguo dell'esame sui provvedimenti in titolo si possa contare sulla presenza del rappresentante del Governo anche al fine di potere ottenere risposte agli interrogativi e alle osservazioni svolte. Peraltro, le questioni affrontate


Pag. 21

potranno essere ulteriormente approfondite, ad esempio in occasione della audizione del sottosegretario di Stato agli affari esteri, Famiano Crucianelli, prevista per la prossima settimana.
Nessuno chiedendo di intervenire, dichiara concluso l'esame preliminare congiunto dei provvedimenti in titolo.
Avverte che eventuali emendamenti al disegno di legge C. 1042 potranno essere presentati entro le ore 10 di domani mercoledì 28 giugno.
Rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 12.55.