VI Commissione - Resoconto di marted́ 27 giugno 2006


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SEDE CONSULTIVA

Martedì 27 giugno 2006. - Presidenza del presidente Paolo DEL MESE, indi del vicepresidente Francesco TOLOTTI, indi del presidente Paolo DEL MESE. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Alfiero Grandi.

La seduta comincia alle 14.30.

Sui lavori della Commissione.

Paolo DEL MESE, presidente, informa la Commissione circa le risultanze della riunione della Conferenza dei Presidenti delle Commissioni permanenti tenutasi il 20 giugno 2006, nel corso della quale è stato affrontato il tema dell'organizzazione dei lavori delle Commissioni, e si è prospettata l'ipotesi che essi siano concentrati nel pomeriggio della giornata di martedì, durante la sospensione dei lavori dell'Assemblea nella giornata di mercoledì e nella mattinata di giovedì.

Legge comunitaria 2006.
C. 1042 Governo.
(Relazione alla XIV Commissione).

Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2005.
Doc. LXXXVII, n. 1.
(Parere alla XIV Commissione).
(Esame congiunto e rinvio).

La Commissione inizia l'esame congiunto.

Paolo DEL MESE, presidente, illustra le modalità di esame del disegno di legge C. 1042 e della Relazione annuale sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2005, nonché i criteri di ammissibilità degli emendamenti eventualmente presentati alle parti del disegno di legge rientranti negli ambiti di competenza della Commissione Finanze.

Giampaolo FOGLIARDI (Ulivo), relatore, rileva come la Commissione sia chiamata ad esaminare, ai sensi dell'articolo


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126-ter del regolamento, il disegno di legge C. 1042, recante la legge comunitaria 2006, e la Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2005.
Il disegno di legge è stato presentato in adempimento dell'obbligo previsto dall'articolo 8 della legge 4 febbraio 2005, n. 11, che demanda ad un disegno di legge da presentare con cadenza annuale l'adeguamento periodico dell'ordinamento nazionale a quello comunitario.
Il provvedimento, articolato in tre distinti capi, si compone di 18 articoli e tre allegati, ed è corredato della relazione governativa, la quale, ai sensi dell'articolo 8, comma 5, della legge n. 11 del 2005, dà conto delle procedure di infrazione aperte nei confronti della Repubblica italiana; elenca le direttive da attuare in via amministrativa da parte dello Stato, delle regioni e delle province autonome, nell'ambito delle rispettive competenze, nonché gli atti normativi con i quali le singole regioni e province autonome si è provveduto a dare attuazione alle direttive comunitarie nelle materie di rispettiva competenza.
Passando all'esame puntuale del contenuto del disegno di legge, rileva come il capo I (articoli da 1 a 6) contenga le disposizioni che conferiscono al Governo delega legislativa per l'attuazioni di direttive che richiedono l'introduzione di normative organiche e complesse.
L'articolo 1, segnatamente, regola il procedimento per l'adozione dei decreti legislativi e contiene la delega al Governo ad adottare, entro diciotto mesi, i decreti legislativi recanti le norme occorrenti per dare attuazione alle direttive comprese negli allegati A e B.
Ricorda, altresì, che soltanto per gli schemi di decreto legislativo attuativi delle direttive incluse nell'allegato B, sia prevista l'espressione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari.
Di particolare rilievo risulta il comma 7 dell'articolo 1, il quale, attraverso il rinvio a disposizioni della legge n. 11 del 2005, prevede un intervento suppletivo, anticipato e cedevole da parte dello Stato in caso di inadempienza delle regioni nell'attuazione delle direttive. La disposizione prevede, in particolare, che i decreti legislativi eventualmente adottati nelle materie riservate alla competenza delle regioni e delle province autonome, qualora queste ultime non abbiano provveduto con proprie norme attuative ai sensi dell'articolo 117, quinto comma, della Costituzione, entrino in vigore alla scadenza del termine stabilito per l'attuazione della normativa comunitaria e perdano efficacia a decorrere dalla data di entrata in vigore della normativa attuativa regionale o provinciale.
L'articolo 2, nel definire i principi e i criteri direttivi per l'esercizio della delega al fine dell'attuazione delle direttive comunitarie, dispone che le amministrazioni interessate provvedano all'attuazione dei decreti legislativi con le ordinarie strutture amministrative; che siano introdotte le modifiche alla disciplina occorrenti per un migliore coordinamento; che eventuali spese, non contemplate da leggi vigenti e non riguardanti l'attività ordinaria delle amministrazioni statali o regionali, possano essere previste nei decreti legislativi entro i limiti strettamente necessari per l'adempimento degli obblighi di attuazione delle direttive; che alla copertura delle predette spese, in quanto non sia possibile fare fronte con i fondi già assegnati alle competenti amministrazioni, si provveda a carico del Fondo di rotazione di cui all'articolo 5 della legge n. 183 del 1987, per un ammontare complessivo non superiore a 50 milioni di euro; che i decreti legislativi individuino forme di coordinamento fra le diverse amministrazioni interessate dall'attuazione delle direttive.
L'articolo 3 conferisce una delega al Governo ad adottare, entro due anni, disposizioni recanti sanzioni penali o amministrative per le violazioni di direttive attuate in via regolamentare o amministrativa, nonché di regolamenti comunitari vigenti, al fine di assicurare la piena integrazione delle norme comunitarie, fatte salve le norme penali vigenti.
L'articolo 4, tramite un richiamo all'articolo 9 della legge n. 11 del 2005, stabilisce che gli oneri per le prestazioni ed i


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controlli eseguiti da uffici pubblici in attuazione della normativa comunitaria sono posti a carico dei soggetti interessati, secondo tariffe predeterminate sulla base del costo effettivo del servizio.
L'articolo 5 conferisce una delega al Governo ad adottare, entro diciotto mesi e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, testi unici delle disposizioni di attuazione delle deleghe conferite per il recepimento delle direttive comunitarie, al fine di coordinare le norme vigenti nelle stesse materie. Tali testi unici potranno peraltro apportare le sole modificazioni necessarie a garantire la semplificazione e la coerenza logica, sistematica e lessicale della normativa.
L'articolo 6 autorizza il Governo a dare attuazione alle direttive comprese nell'Allegato C, con regolamenti di delegificazione da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge n. 400 del 1988.
Procede, quindi ad illustrare il capo II del disegno di legge, concernente principi fondamentali della legislazione concorrente.
L'articolo 7, segnatamente, in adempimento di un obbligo previsto dalla legge n. 11 del 2005 e tenendo altresì conto della giurisprudenza della Corte costituzionale, reca disposizioni che individuano i princìpi fondamentali nel cui rispetto le regioni e le province autonome esercitano la propria competenza normativa per dare attuazione o assicurare l'attuazione delle direttive comunitarie elencate negli allegati al disegno di legge in esame, in materie di cui articolo 117, terzo comma, della Costituzione: «tutela e sicurezza del lavoro», «professioni» e «tutela della salute».
Il capo III (articoli da 8 a 18) contiene disposizioni che recano modificazioni e abrogazioni di disposizioni statali vigenti in contrasto con l'ordinamento comunitario, criteri specifici di delega ed autorizzazione, nonché disposizioni particolari.
Esamina quindi gli aspetti del disegno di legge rientranti nell'ambito delle competenze della Commissione, evidenziando come l'articolo 8 detti princìpi e criteri direttivi specifici per l'esercizio della delega legislativa, conferita dall'articolo 1, relativamente all'attuazione della direttiva 2005/14/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2005, sull'assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli. Precisa, altresì, come la stessa sia contenuta nell'Allegato B, fra le direttive i cui schemi di decreto legislativo di recepimento sono sottoposti al parere delle competenti Commissioni parlamentari.
L'articolo 1 della direttiva 2005/14/CE, modificando la direttiva 72/166/CEE, specifica, tra l'altro, la natura dei controlli che gli Stati membri possono effettuare sui veicoli provenienti da altro Stato membro, chiarendo che deve trattarsi di controlli non sistematici, non aventi carattere discriminatorio ed eseguiti in ambito non esclusivamente finalizzato al controllo dell'assicurazione. La norma interviene altresì sulle fattispecie di deroga all'assicurazione obbligatoria, richiedendo la notifica delle deroghe nazionali alla sola Commissione, che ne pubblica l'elenco, e non più a tutti gli Stati membri.
L'articolo 2 sostituisce l'articolo 1 della direttiva 84/5/CEE, che regola i limiti minimi della garanzia assicurativa obbligatoria, prevedendo: a) nel caso di danni alle persone, un importo minimo di copertura pari a euro 1.000.000 per vittima o a euro 5.000.000 per sinistro, indipendentemente dal numero delle vittime; b) nel caso di danni alle cose, euro 1.000.000 per sinistro, indipendentemente dal numero delle vittime.
Ogni cinque anni, gli importi sono oggetto di revisione, mediante automatico adeguamento in base all'indice europeo dei prezzi al consumo (IPCE), con arrotondamento a un multiplo di euro 10.000.
Per quanto concerne l'organismo di risarcimento dei danni causati da veicolo non identificato o non assicurato, la direttiva precisa che gli Stati membri non possono autorizzare l'organismo a subordinare il pagamento dell'indennizzo alla condizione che la vittima dimostri in qualsiasi modo che il responsabile del sinistro rifiuti di pagare o non sia in grado di pagare.


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È mantenuta la possibilità di limitare o escludere il pagamento dell'indennizzo da parte dell'organismo di risarcimento in caso di danni alle cose causati da un veicolo non identificato. Viene altresì stabilito che quando l'organismo sia intervenuto per gravi danni alle persone nel medesimo incidente a seguito del quale sono stati causati danni alle cose da un veicolo non identificato, gli Stati membri non escludono l'indennizzo per danni alle cose in ragione del fatto che il veicolo non è identificato. Tuttavia, essi possono prevedere una franchigia non superiore a euro 500, imputabile alla vittima che ha subìto i danni alle cose.
Si specifica inoltre che i danni alle persone sono qualificati come gravi conformemente alla legislazione o alle disposizioni amministrative dello Stato membro in cui è avvenuto l'incidente. A tale riguardo, gli Stati membri possono tenere conto, tra l'altro, della necessità o meno di cure ospedaliere.
L'articolo 3 modifica la direttiva 88/357/CEE, allo scopo di permettere alle succursali delle compagnie di assicurazione di divenire rappresentanti nelle attività di assicurazione degli autoveicoli, come già avviene in altri servizi di assicurazione.
L'articolo 4 modifica la direttiva 90/232/CEE, prevedendo l'inefficacia di disposizioni di legge o clausole contrattuali che escludano un passeggero dalla copertura assicurativa quando sapeva o avrebbe dovuto sapere che il conducente del veicolo era sotto gli effetti dell'alcol o di altre sostanze eccitanti al momento del sinistro. Si dispone inoltre che l'assicurazione obbligatoria copra i danni alle persone e i danni alle cose subìti da pedoni, ciclisti e altri utenti non motorizzati della strada che, in conseguenza di un incidente nel quale sia stato coinvolto un veicolo, hanno diritto alla riparazione del danno conformemente alla legislazione civile nazionale. È vietata l'opposizione di franchigie alla persona lesa a seguito di un sinistro ed è statuito il diritto di azione diretta delle persone lese nel sinistro nei confronti dell'impresa assicuratrice del responsabile del sinistro; si specifica infine la procedura per la definizione dei risarcimenti.
È, inoltre, stabilito che la copertura assicurativa vale per tutto il territorio dell'Unione europea, per l'intera durata del contratto, indipendentemente dalla durata di eventuali periodi di stazionamento fuori dello Stato d'immatricolazione.
L'articolo 5, infine, modificando la direttiva 2000/26/CE, prescrive altresì agli Stati membri di adottare tutte le misure necessarie per agevolare la fornitura, in tempo utile, alle vittime, ai loro assicuratori o ai loro rappresentanti legali, dei dati di base necessari per la liquidazione dei danni, anche rendendoli disponibili in forma elettronica presso un deposito centrale in ciascuno Stato membro, con accesso delle parti interessate su loro esplicita richiesta.
Illustra quindi gli specifici principi e criteri direttivi, dettati dall'articolo 8 del disegno di legge in esame, per l'attuazione dell'appena descritta direttiva 2005/14/CE, rilevando, in primo luogo, come essi prescriva di stabilire nuovi massimali minimi obbligatori di copertura per l'assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli.
Ricorda altresì che i massimali minimi obbligatori ammontano attualmente, indipendentemente dal numero delle vittime o dalla natura dei danni, a 774.685,35 euro per le autovetture, i veicoli per trasporto di cose, i ciclomotori e i motoveicoli ad uso privato, le macchine operatrici, i carrelli e le macchine agricole, mentre per gli autobus e per le gare e competizioni sportive di veicoli a motore ammontano a 2.582.284,50 euro, come stabilito dal decreto del Presidente della Repubblica 19 aprile 1993. Tali massimali, conformemente a quanto disposto dalla direttiva, vengono aggiornati a 5.000.000 di euro per sinistro nel caso di danni alle persone, indipendentemente dal numero delle vittime, e a 1.000.000 di euro per sinistro nel caso di danni alle cose, indipendentemente dal numero delle vittime.
In secondo luogo, si prevede un periodo transitorio di cinque anni, a decorrere dalla data dell'11 giugno 2007 prevista per


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l'attuazione della direttiva, per adeguare gli importi minimi di copertura obbligatoria.
Si stabilisce, inoltre, ai fini del risarcimento, da parte del Fondo di garanzia per le vittime della strada, dei danni alle cose causati da un veicolo non identificato, una franchigia di importo pari a 500 euro, qualora per lo stesso incidente il Fondo sia intervenuto anche per il risarcimento di gravi danni alle persone.
Le disposizioni necessarie per l'attuazione della direttiva in questione non comportano oneri a carico del bilancio dello Stato e andranno a modificare il codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo n. 209 del 2005.
Illustra quindi le direttive contemplate nell'Allegato A del disegno di legge rientranti negli ambiti di competenza della Commissione Finanze.
La direttiva 2003/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, riguarda il prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari, e modifica la direttiva 2001/34/CE, relativa all'ammissione di valori mobiliari alla quotazione ufficiale e l'informazione da pubblicare su detti valori.
Tale direttiva, il cui termine di recepimento è stabilito al 1o luglio 2005, completa la codificazione intrapresa dalla direttiva 2001/34/CE, e costituisca uno degli elementi chiave del Piano d'azione per i servizi finanziari, che ha lo scopo di incoraggiare la creazione di un mercato integrato di tali servizi, oltre a rappresentare una delle prime proposte elaborate secondo il «metodo Lamfalussy». Si precisa, inoltre, come la stessa ponga nuove regole per consentire alle società di raccogliere capitali più facilmente e a minor costo in tutta l'Unione europea, sulla base dell'avallo dato dall'autorità regolamentare di un unico Stato membro (»autorità competente dello Stato membro di origine»). Essa rafforza la protezione offerta agli investitori, garantendo che tutti i prospetti, ovunque siano emessi nell'Unione europea, forniscano informazioni chiare e complete. Il prospetto, pertanto, si configura quale documento di pubblicità, contenente importanti dati finanziari e non finanziari, che una società mette a disposizione dei potenziali investitori quando emette valori mobiliari per raccogliere capitali o quando intende fare ammettere i propri valori mobiliari alla negoziazione in un mercato borsistico. Esso costituisce un «passaporto unico» per l'emissione di valori mobiliari nell'insieme degli Stati membri.
In dettaglio, la direttiva, stabiliti l'ambito d'applicazione e le definizioni delle nozioni ad essa relative, negli articoli da 3 a 9 disciplina l'obbligo di pubblicare il prospetto e i casi di esenzione da tale obbligo; definisce il contenuto del prospetto, precisando le informazioni minime in esso contenute e le informazioni che non debbono essere indicate o la cui omissione può essere consentita dalla competente autorità; specifica il periodo di validità del prospetto e definisce le responsabilità per la predisposizione dello stesso.
L'articolo 10 prevede che gli emittenti i cui strumenti finanziari siano ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato debbano presentare, almeno annualmente, un documento, il quale contenga o faccia riferimento a tutte le informazioni che essi hanno pubblicato o reso disponibili al pubblico nei dodici mesi precedenti.
Gli articoli da 13 a 16 regolano l'approvazione e la pubblicazione del prospetto; i casi in cui fatti nuovi sopravvenuti, errori o imprecisioni debbono essere comunicati mediante supplemento al prospetto; i princìpi cui deve attenersi la pubblicità riguardante un'offerta di strumenti finanziari al pubblico o l'ammissione di strumenti finanziari alla negoziazione in un mercato regolamentato.
Fra le altre disposizioni di particolare rilievo segnala, inoltre, l'articolo 17, a norma del quale, qualora l'offerta al pubblico o l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato siano previsti in uno o più Stati membri, o in uno Stato membro diverso dallo Stato membro d'origine, il prospetto approvato nello Stato


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membro d'origine e i supplementi sono validi per l'offerta al pubblico o per l'ammissione alla negoziazione in qualsiasi Stato membro ospitante, previa la sola comunicazione all'autorità competente di ciascuno Stato membro ospitante.
Gli articoli da 21 a 23 definiscono i poteri attribuiti alle autorità competenti designate da ciascuno Stato membro per l'applicazione della direttiva ed indicano le regole concernenti il segreto d'ufficio, la cooperazione tra autorità ed i provvedimenti cautelari ammessi.
Gli articoli successivi contengono le misure di esecuzione, stabiliscono i requisiti delle sanzioni che debbono essere previste dagli ordinamenti degli Stati membri e sanciscono l'obbligo di prevedere forme di tutela giurisdizionale.
Alla direttiva, infine, si accompagnano quattro allegati, che recano rispettivamente il contenuto del prospetto (allegato I), del documento di registrazione (allegato II), della nota informativa sui valori mobiliari (allegato III) e della nota di sintesi (allegato IV).
La direttiva 2005/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2005, reca la disciplina delle fusioni transfrontaliere tra le società di capitali.
Il preambolo della direttiva (considerando 1), richiamata la necessità di cooperazione e di raggruppamento tra società di capitali di Stati membri diversi, rileva che, al fine di garantire il completamento e il funzionamento del mercato unico, risulta necessario adottare disposizioni comunitarie volte a facilitare la realizzazione di fusioni transfrontaliere tra diversi tipi di società di capitali soggette alle legislazioni di Stati membri diversi.
L'articolo 1, nel definire l'ambito di applicazione della direttiva, chiarisce che per fusioni transfrontaliere s'intendono le «fusioni tra società di capitali costituite in conformità della legislazione di uno Stato membro e aventi la sede sociale, l'amministrazione centrale o il centro di attività principale nella Comunità, a condizione che almeno due di esse siano soggette alla legislazione di Stati membri diversi».
L'articolo 2 definisce la fusione come l'operazione mediante la quale due o più società, a causa e all'atto dello scioglimento senza liquidazione, trasferiscono la totalità del patrimonio attivo e passivo ad altra società preesistente («società incorporante»), ovvero ad una società da esse costituita («nuova società»), mediante l'assegnazione ai loro soci di titoli o quote della società incorporante (ovvero della nuova società) ed eventualmente di un conguaglio in contanti non superiore al 10 per cento del valore nominale di tali titoli o di tali quote. La medesima disposizione definisce come fusione anche l'operazione mediante la quale una società trasferisce, a causa e all'atto dello scioglimento senza liquidazione, la totalità del proprio patrimonio attivo e passivo alla società che detiene la totalità delle quote o dei titoli rappresentativi del suo capitale sociale.
L'articolo 3 prevede la non applicazione della direttiva alle fusioni transfrontaliere alle quali partecipa una società avente ad oggetto l'investimento collettivo di capitali raccolti presso il pubblico, che opera secondo il principio della ripartizione del rischio e le cui quote, a richiesta dei possessori, sono riscattate o rimborsate, direttamente o indirettamente, attingendo alle attività di detta società. Il paragrafo 2 del medesimo articolo consente, inoltre, agli Stati membri di non applicare la direttiva alle fusioni transfrontaliere a cui partecipa una società cooperativa, anche nei casi in cui quest'ultima rientrerebbe nella definizione di società di capitali enunciata nell'articolo 2, paragrafo 1.
L'articolo 4 rimette alle legislazioni nazionali degli Stati membri l'individuazione delle fattispecie di fusione ammissibili e quindi assoggettate alla direttiva. Si prevede, infatti, che le fusioni transfrontaliere siano possibili solo tra tipi di società a cui la legislazione nazionale degli Stati membri interessati consenta di fondersi. Inoltre, se la legislazione di uno Stato membro consente alle autorità nazionali di opporsi, per motivi d'interesse pubblico, ad una fusione a livello nazionale, tale legislazione si applica anche a una fusione transfrontaliera,


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nella quale ad almeno una delle società coinvolte sia applicabile tale legislazione. Ciò vale in particolare per quel che concerne il processo decisionale relativo alla fusione e la protezione dei creditori delle società che partecipano alla fusione, degli obbligazionisti e dei possessori di titoli e quote, nonché dei lavoratori per gli aspetti che non sono già disciplinati dalla direttiva. Vengono comunque fatte salve le previsioni dell'articolo 21 del regolamento (CE) n. 139 del 20 gennaio 2004 in materia di controllo delle concentrazioni tra imprese, che definisce l'ambito di applicazione della disciplina comunitaria in materia.
Gli articoli da 5 a 8 disciplinano le forme di pubblicità della fusione e di informazione ai soci, stabilendo che l'organo di direzione o di amministrazione di ogni società che partecipa ad una fusione predisponga e pubblichi il progetto comune di fusione transfrontaliera, nonché rediga una relazione destinata ai soci, nella quale siano illustrati e giustificati gli aspetti giuridici ed economici della fusione transfrontaliera e le conseguenze della fusione per soci, creditori e lavoratori. A tale relazione dovrà essere allegato, qualora pervenga in tempo utile, il parere espresso dai rappresentanti dei lavoratori della società, secondo quanto previsto dalla legge nazionale. Si richiede altresì una relazione di esperti indipendenti, la quale deve in particolare indicare, sulla base di parametri che devono essere resi noti, se il rapporto di cambio tra i titoli o le quote del capitale delle società risulti congruo, come previsto per le fusioni tra società per azioni dall'articolo 10, paragrafo 2, della direttiva 78/855/CEE del Consiglio.
Gli articoli da 9 a 13 disciplinano la procedura della fusione ed il controllo di legittimità. In particolare, la decisione sull'approvazione del progetto comune di fusione transfrontaliera è affidata all'assemblea generale di ciascuna delle società che partecipano alla fusione, ed ogni Stato membro deve provvedere a designare l'autorità competente a controllare la legittimità della fusione e l'autorità competente per quel che concerne la realizzazione della fusione. Tale autorità deve in particolare controllare che le società che partecipano alla fusione abbiano approvato il progetto comune di fusione negli stessi termini. Viene, infine, rimessa alla legislazione di ciascuno degli Stati membri cui sono soggette le società partecipanti alla fusione, la determinazione delle modalità di pubblicità della realizzazione della fusione transfrontaliera, mediante il registro centrale o il registro di commercio o il registro delle imprese previsto dall'articolo 3 della già richiamata direttiva 1968/151/CEE, come modificata dalla direttiva 2003/58/CE (che contempla anche la registrazione per via elettronica dal 1o gennaio 2007). Il registro per l'iscrizione della società derivante dalla fusione notifica immediatamente al registro, presso il quale ciascuna di queste società è tenuta a depositare gli atti, l'efficacia della fusione.
Gli articoli 14 e 15 disciplinano gli effetti della fusione, con riferimento specifico alle diverse fattispecie di fusione. In particolare, si prevede il trasferimento dell'intero patrimonio attivo e passivo delle società incorporate (ovvero di quelle che partecipano alla fusione) alla società incorporante (ovvero alla nuova società); i soci delle società incorporate o partecipanti diventano soci della società incorporante ovvero della nuova società; le società incorporate (o partecipanti) si estinguono.
L'articolo 16 prevede che, in materia di partecipazione dei lavoratori, la società derivante della fusione sia, in linea generale, soggetta alle disposizioni vigenti nello Stato membro in cui è situata la sua sede sociale. Sono tuttavia previsti dei casi nei quali gli Stati membri dovranno disciplinare la partecipazione dei lavoratori, sulla base dei princìpi individuati dalla direttiva 2001/86/CE del Consiglio dell'8 ottobre 2001, che completa lo statuto della società europea di cui al regolamento (CE) n. 2157 del 2001, per quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori. Il paragrafo 6 dell'articolo in esame prevede altresì che la società derivante dalla fusione assuma


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una forma giuridica che preveda un regime di partecipazione dei lavoratori, se almeno una delle società che partecipano alla fusione sia gestita in tale regime ai sensi del paragrafo 2 del medesimo articolo 16.
L'articolo 19 stabilisce al 15 dicembre 2007 il termine di recepimento della direttiva.
Illustra quindi il contenuto della direttiva 2005/68/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2005, la quale regola l'esercizio delle attività riassicurative da parte delle imprese di riassicurazione specializzate, che in precedenza, diversamente da quelle svolte dalle imprese di assicurazione, non erano oggetto di disciplina comunitaria. Pur essendo state da tempo eliminate le restrizioni alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi, fondate sulla nazionalità o sulla residenza del riassicuratore, permangono quindi diverse discipline nazionali sulla regolamentazione prudenziale della riassicurazione e differenti livelli di vigilanza. La nuova direttiva è stata adottata per armonizzare questi aspetti, allo scopo di completare il mercato interno dei servizi finanziari e di integrare la disciplina relativa alla vigilanza. Essa è volta a consentire il reciproco riconoscimento delle autorizzazioni e dei sistemi di controllo prudenziale e a permettere il rilascio di un'autorizzazione unica valida in tutta la Comunità, con applicazione del principio della vigilanza da parte dello Stato membro d'origine.
La direttiva riguarda le imprese di riassicurazione che esercitano esclusivamente l'attività riassicurativa e non praticano operazioni di assicurazione diretta; vi sono comprese le cosiddette imprese di riassicurazione «captive», create o possedute da un'impresa finanziaria non assicurativa o da una o più imprese non finanziarie allo scopo di riassicurare esclusivamente le esposizioni ai rischi delle imprese cui appartengono (esclusi in ogni caso i rischi assunti nell'esercizio dell'attività assicurativa).
Per garantire la solidità finanziaria delle imprese di assicurazione esercenti anche la riassicurazione, ancorché soggette al regime di vigilanza per esse previsto, si applicano ad esse le disposizioni riguardanti il margine di solvibilità richiesto per le imprese di riassicurazione, laddove il volume delle attività riassicurative rappresenti una parte significativa del volume globale delle loro attività.
Il titolo II (articoli da 3 a 14) stabilisce che l'accesso all'attività riassicurativa e il suo esercizio siano sottoposti ad autorizzazione amministrativa, rilasciata dalle autorità competenti dello Stato membro in cui l'impresa di riassicurazione ha la sede; su questa base, essa può operare nella Comunità, sia in regime di libero stabilimento, sia in regime di libera prestazione di servizi. L'impresa di riassicurazione può esercitare soltanto attività di riassicurazione e operazioni connesse (elaborazione di analisi statistiche o attuariali dei rischi o di ricerca per i suoi clienti). È ammesso anche l'esercizio di funzioni di società holding e di attività nel settore finanziario, restando escluso comunque lo svolgimento di attività bancarie e finanziarie indipendenti.
I titoli III (articoli da 15 a 44) e V (articoli 47 e 48), disciplinano le competenze relative alla vigilanza spettanti all'autorità dello Stato membro d'origine, i poteri e i mezzi di cui questa dispone, con particolare riferimento all'acquisizione e alla cessione di partecipazioni nell'impresa, alla solvibilità, alla costituzione di riserve tecniche sufficienti e riserve di compensazione, nonché alla loro copertura mediante attivi di qualità; le misure di salvaguardia e liquidazione e le sanzioni che essa può adottare. Non può essere imposta la preventiva approvazione o la comunicazione sistematica delle condizioni generali e speciali delle polizze, delle tariffe e dei formulari e altri stampati che l'impresa di riassicurazione intenda utilizzare nelle proprie relazioni con le imprese cessionarie o retrocessionarie.
Sono previsti lo scambio d'informazioni e la collaborazione fra le autorità di vigilanza competenti e le altre autorità od organismi che, per la funzione che svolgono, concorrono alla stabilità del sistema


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finanziario, sotto le necessarie garanzie in materia di segreto d'ufficio. Sono altresì contemplati gli obblighi d'informazione del revisore dell'impresa di riassicurazione nei riguardi dell'autorità di vigilanza.
A garanzia della solvibilità, l'ammontare delle riserve tecniche è determinato in base alla direttiva 91/674/CEE, relativa ai conti annuali e ai conti consolidati delle imprese di assicurazione; è previsto altresì che lo Stato membro d'origine, per le attività riassicurative vita, possa stabilire norme più specifiche in base alla direttiva 2002/83/CE, relativa all'assicurazione sulla vita. Sono previste inoltre la costituzione di un margine di solvibilità, calcolato in base alle norme vigenti in materia di assicurazione diretta, rappresentato dal patrimonio libero e, con l'accordo delle autorità competenti, da elementi impliciti del patrimonio, destinato ad ammortizzare gli effetti di eventuali variazioni economiche sfavorevoli, nonché la possibilità di richiedere riserve di compensazione non rientranti nel margine stesso.
Il titolo IV (articoli 45 e 46) contiene norme speciali riguardanti l'esercizio delle attività di riassicurazione «finite», nonché le società veicolo che assumono rischi dalle imprese di assicurazione e riassicurazione e la rilevanza di tali rapporti agli effetti della determinazione delle riserve.
I titoli VI e VII (articoli da 49 a 52), dispongono che alle imprese di riassicurazione aventi la sede fuori della Comunità non debba essere concesso un trattamento più favorevole di quello riservato alle imprese di riassicurazione comunitarie. Tuttavia, è contemplata la conclusione di accordi internazionali con i paesi terzi, per determinare le modalità della vigilanza, tenendo conto della dimensione internazionale dell'attività e prevedendo una procedura flessibile che consenta di valutare l'equivalenza prudenziale con i paesi terzi su una base comunitaria, in modo da favorire la liberalizzazione dei servizi riassicurativi nei paesi terzi attraverso lo stabilimento o la prestazione transfrontaliera di servizi.
Il titolo IX (articoli da 57 a 60) modifica le direttive 73/239/CEE, 92/49/CEE e 2002/83/CE, eliminando il potere di «vigilanza indiretta» sulle imprese di riassicurazione da parte delle autorità competenti per le imprese di assicurazione diretta riassicurate presso di esse; abolendo le disposizioni che, in caso di riassicurazione, autorizzano comunque gli Stati membri ad esigere attivi a garanzia delle riserve tecniche dell'impresa di assicurazione riassicurata; sottoponendo alla disciplina della presente direttiva il margine di solvibilità richiesto alle imprese di assicurazione esercenti la riassicurazione, quando le operazioni di riassicurazione rappresentano una parte significativa del volume totale delle loro attività. Inoltre, con la modifica alla direttiva 98/78/CE, si provvede ad assoggettare a vigilanza supplementare le imprese di riassicurazione appartenenti a un gruppo assicurativo o riassicurativi, al pari delle imprese di assicurazione facenti attualmente parte di un gruppo assicurativo.
L'articolo 61 determina i diritti acquisiti delle imprese di riassicurazione autorizzate o abilitate prima del 10 dicembre 2005.
L'articolo 63 consente agli Stati membri di differire fino al 10 dicembre 2008 l'applicazione delle disposizioni che vietano di imporre, per la costituzione di riserve tecniche, un sistema di accantonamenti lordi con impegno di attivi a garanzia delle riserve premi e per sinistri ancora da pagare alla chiusura dell'esercizio a carico del riassicuratore che sia un'impresa di riassicurazione o di assicurazione autorizzata.
Il termine per il recepimento della direttiva è stabilito dall'articolo 64 nel dicembre 2007. Esso potrà comportare la modificazione del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, recante il codice delle assicurazioni private, i cui titoli V (articoli da 57 a 61) e VI (articoli da 62 a 67) riguardano rispettivamente l'accesso all'attività di riassicurazione e il suo esercizio.
La direttiva 2005/81/CE della Commissione, del 28 novembre 2005, modifica la direttiva 80/723/CEE, concernente la trasparenza delle relazioni finanziarie fra gli


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Stati membri e le loro imprese pubbliche, nonché fra determinate imprese, relativamente all'individuazione delle imprese soggette all'obbligo di tenere una contabilità separata.
La direttiva 80/723/CEE, nel testo originario, disponeva che le imprese soggette all'obbligo di tenere una contabilità separata fossero quelle che fruiscono di diritti speciali o esclusivi riconosciuti da uno Stato membro ovvero le imprese incaricate della gestione di servizi d'interesse economico generale, le quali, in relazione a tali servizi, ricevano aiuti di Stato in qualsiasi forma e che esercitino anche altre attività.
La Commissione europea ha, tuttavia, rilevato che, indipendentemente dalla qualificazione giuridica delle compensazioni degli obblighi di servizio pubblico, alla luce dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato, l'obbligo di tenere contabilità separate deve incombere su tutte le imprese beneficiarie delle suddette compensazioni, le quali svolgano anche attività che esulano dal servizio d'interesse economico generale. Soltanto la tenuta di una contabilità separata permette, infatti, di identificare i costi imputabili al servizio d'interesse economico generale e di calcolare l'importo corretto della compensazione.
La direttiva 2005/81/CE provvede, pertanto, ad affermare questo principio, modificando la seconda parte della lettera d) dell'articolo 2, paragrafo 1, della direttiva 80/723/CEE, recante la definizione delle imprese soggette all'obbligo di tenere una contabilità separata. Vengono così sottoposte a tale obbligo le imprese che, fruendo di diritti speciali o esclusivi riconosciuti dallo Stato o essendo incaricate della gestione di servizi d'interesse economico generale, ricevano «compensazioni in qualsiasi forma per prestazioni di servizio pubblico in relazione ai servizi», esercitando contemporaneamente anche altre attività. Il testo precedente faceva invece riferimento alle imprese che in relazione a tali servizi ricevano «aiuti di Stato in qualsiasi forma, in particolare contributi, sussidi o indennizzi».
Il termine per il recepimento, a norma dell'articolo 2, è stabilito al 19 dicembre 2006.
La direttiva 2005/92/CE, novellando la direttiva 77/388/CEE (cosiddetta Sesta direttiva IVA), proroga al 31 dicembre 2010 il termine per l'applicazione dell'aliquota normale dell'IVA nella misura minima del 15 per cento e stabilisce che, a norma dell'articolo 93 del Trattato, il Consiglio fisserà il livello dell'aliquota normale da applicare dopo il 31 dicembre 2010.
Il termine per il recepimento, a norma dell'articolo 2, è stabilito al 1o gennaio 2006.
Ricorda che la direttiva 92/77/CEE, novellando l'articolo 12 della direttiva 77/388/CEE, sul riavvicinamento delle aliquote dell'IVA, ha disposto che, sino alla fissazione di un regime definitivo, si applichi un sistema d'imposta fondato su tre aliquote ordinarie (una normale e due ridotte) e su alcune ipotesi (aliquota-ponte e aliquota super-ridotta) nelle quali è temporaneamente consentito agli Stati membri di mantenere aliquote inferiori a quelle del regime ordinario.
Tale regime transitorio, fissato inizialmente per un periodo di quattro anni (dal 1o gennaio 1993 al 31 dicembre 1996), è stato prorogato fino al 31 dicembre 1998 dalla direttiva 96/95/CEE, fino al 31 dicembre 2000 dalla direttiva 1999/49/CE e fino al 31 dicembre 2005 dalla direttiva 2001/4/CE.
Passando agli aspetti della Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2005 rientranti negli ambiti di competenza della Commissione Finanze, sottolinea come essa dia innanzitutto conto delle attività svolte nel corso del 2005 con riferimento al settore del diritto societario.
Il documento segnala in primo luogo l'entrata in vigore della direttiva n. 2005/56/CEE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 ottobre 2005, relativa alla fusione transfrontaliera delle società di capitali, che dovrà essere recepita dagli Stati Membri entro il 15 dicembre 2007.
Inoltre, è da ritenersi prossima l'adozione finale dell'Ottava Direttiva in materia


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di revisione legale, il cui testo definitivo, approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio del Ministri, è subordinato al solo esame dei giuristi linguisti. Gli aspetti di maggiore rilievo di tale direttiva riguardano l'autorizzazione delle società di revisione ed il mutuo riconoscimento, la vigilanza dell'attività di revisione legale e dei soggetti preposti alla direzione e supervisione del sistema, il recepimento dei principi di revisione ISA, la rotazione obbligatoria della società di revisione e del partner responsabile dell'incarico, la responsabilità ed indipendenza dei revisori, la cooperazione tra sistemi di vigilanza del Paesi membri dell'UE e la registrazione presso i Paesi membri dell'UE delle società di revisione di Paesi terzi.
Per quanto concerne la modifica delle direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE, relative ai conti annuali di taluni tipi di società ed ai conti consolidati, la Relazione illustra come, nel corso del 2005, sia stato raggiunto un accordo sul testo della proposta in sede ECOFIN e, successivamente, sia stato votato dal Parlamento europeo un testo che si confida possa essere accolto dal Consiglio.
La proposta intende modificare una serie di disposizioni della quarta e della settima direttiva in materia di contabilità, concernenti la corporate governance, la responsabilità collettiva dei membri del Consiglio di Amministrazione per la redazione dei bilanci, le transazioni infragruppo per le società non quotate e la descrizione degli special purpose vehicles che non figurano in bilancio.
È stato inoltre approvato dal Consiglio Competitività nel mese di novembre 2005, ed è attualmente all'esame del Parlamento europeo, il testo della proposta di modifica della direttiva 77/91/CEE, in materia di costituzione delle società di capitali, nonché di salvaguardia e modifica del relativo capitale sociale.
Il testo in questione si propone di modificare alcune disposizioni della citata direttiva, le quali attengono ai seguenti aspetti: limitazione dell'intervento di esperti nelle valutazioni di apporti in natura, maggiore flessibilità nei termini per il riacquisto di azioni proprie, eliminazione del divieto di assistenza finanziaria da parte della società a terzi che acquistano azioni della società stessa, nonché possibilità di non pubblicare un rapporto in caso di aumento senza diritti di opzione a favore degli azionisti esistenti.
La Relazione dà altresì atto che, nel corso del 2005, il Committee of european securities regulators (CESR) ha fornito alla Commissione Europea i pareri richiesti dalla procedura Lamfalussy in attuazione di alcune disposizioni della direttiva 2004/39/CE, relativa ai mercati degli strumenti finanziari, e della direttiva 2004/109/CE, relativa all'armonizzazione dei requisiti di trasparenza per gli emittenti quotati sui mercati regolamentati, nonché sull'equivalenza dei principi contabili IAS/IFRS ed i principi contabili di Stati Uniti, Canada e Giappone.
Con riferimento al settore fiscale, la Relazione illustra distintamente i provvedimenti concernenti il settore della fiscalità indiretta e della fiscalità diretta.
Sul piano della fiscalità indiretta, la Relazione dà conto dell'approvazione del Regolamento (CE) n. 1777/2005 del 17 ottobre 2005 del Consiglio dell'Unione Europea, recante disposizioni di applicazione della sesta direttiva IVA. Tale regolamento attribuisce efficacia vincolante ad alcuni orientamenti adottati all'unanimità dal Comitato IVA, allo scopo di favorire l'applicazione corretta e più uniforme del sistema IVA vigente ed ha ad oggetto, in particolare, la definizione della nozione di soggetto passivo e di operazione imponibile, il luogo della cessione di beni o prestazione di servizi, la base imponibile, nonché le deduzioni ed i regimi particolari.
La Relazione illustra, inoltre, le proposte di direttiva in materia di fiscalità indiretta attualmente in discussione:
la proposta di direttiva «Razionalizzazione delle deroghe», tendente ad incorporare nel testo della VI Direttiva IVA alcune deroghe concesse a singoli Stati Membri, in modo tale da istituzionalizzare, estendendole a tutti gli Stati, le misure volte a contrastare la frode e


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l'evasione fiscale, nonché a semplificare la riscossione dell'imposta sul valore aggiunto; tra le misure istituzionalizzate figura, ad esempio, la facoltà per gli Stati Membri di intervenire, in casi specifici e limitati, sul valore delle operazioni per la determinazione della base imponibile delle stesse;
la proposta di direttiva «Luogo di tassazione dei servizi», che concerne il luogo di tassazione dei servizi tra soggetti passivi ed introduce nuove regole per le prestazioni di servizi rese a persone che non sono soggetti passivi, stabilendo che il luogo della tassazione è quello del destinatario del servizio; per quanto riguarda le cessioni ai consumatori, la proposta non prevede la modifica della regola della tassazione nel luogo in cui è stabilito il prestatore, ma introduce alcune deroghe, riguardanti, a titolo esemplificativo, i servizi di telecomunicazione, i servizi di ristorazione e catering, nonché i servizi di intermediazione;
la proposta di direttiva in materia di tasse automobilistiche, la quale interessa esclusivamente i veicoli per il trasporto di persone e tende al superamento degli ostacoli derivanti dall'esistenza di diversi regimi impositivi, senza introdurre nuove tasse, prevedendo, tra l'altro, la graduale abolizione della tassa d'immatricolazione e la compensazione della relativa perdita di gettito attraverso il parallelo aumento delle entrate derivanti dalla tassa annuale di circolazione;
la proposta di direttiva «Sportello unico», volta all'introduzione, in ambito IVA, del sistema dello sportello unico, con la conseguente facoltà per le imprese di registrarsi ai fini IVA nel solo Stato membro di stabilimento, di effettuare le dichiarazioni presso un unico sportello elettronico e di applicare il sistema di compensazione dell'imposte previsto dalla sesta direttiva, anziché il meccanismo di rimborso contemplato dalla ottava direttiva;
la proposta di direttiva «Aliquote ridotte», avente ad oggetto la revisione generale del sistema delle aliquote ridotte IVA, attraverso l'individuazione di un'unica lista di beni e servizi cui sarebbe applicabile l'aliquota ridotta e la contestuale soppressione di tutte le deroghe esistenti (aliquote zero, superridotte, e «parking»).
È altresì in discussione la proposta della Commissione di riformulazione della VI Direttiva IVA, volta a razionalizzare la materia, riunendo in un unico testo la VI Direttiva tutte le relative integrazioni apportate con i successivi atti di modifica, nonché le disposizioni ad essa pertinenti attualmente contenute in diversi atti normativi.
La Relazione informa quindi che il 1o luglio 2005 è entrato in vigore il Regolamento CE n. 2073/2004, relativo alla cooperazione amministrativa in materia di accise. Conseguentemente, in Italia, si è dato seguito alla possibilità, prevista nel regolamento, di decentrare la cooperazione amministrativa, istituendo, unitamente all'Ufficio centrale di collegamento (E.L.O), tre servizi di collegamento (Agenzia Dogane, Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato e Guardia di Finanza).
Per quanto concerne il settore della fiscalità diretta, la Relazione evidenzia, in materia di tassazione societaria, come la Commissione Europea abbia concentrato i propri sforzi sul progetto di una base imponibile comune consolidata (CCCTB).
Presso il Consiglio e presso la Commissione sono stati inoltre svolti lavori relativi all'applicazione della direttiva 2003/48/CE in materia di tassazione del risparmio, con particolare riferimento alle modalità di effettuazione dello scambio di informazioni.
Sono altresì proseguiti i lavori del Gruppo Codice di Condotta, aventi ad oggetto lo smantellamento di misure fiscali dannose e l'impegno degli Stati Membri a no introdurre nuove misure in contrasto con il Codice di Condotta sulla tassazione delle imprese.
In merito alle problematiche afferenti all'Unione doganale, la Relazione sottolinea come l'Italia prenda costantemente parte ai lavori del Gruppo di cooperazione doganale del Consiglio UE, che si occupa di sviluppare le attività di collaborazione


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tra le amministrazioni doganali degli Stati membri e le cui principali linee di intervento sono finalizzate ad una migliore protezione contro i traffici illeciti, le frodi, la criminalità organizzata transfrontaliera e le minacce all'ambiente e al patrimonio culturale.
La Relazione evidenzia altresì come l'Italia partecipi attivamente anche alle Politiche di vicinato e assistenza tecnica a favore dei nuovi Stati indipendenti dell'ex URSS ed alla Cooperazione e Mutua assistenza con i Paesi terzi (Repubblica Cinese), nonché ai lavori per la redazione del nuovo Codice Doganale comunitario e di altri atti normativi in materia di prevenzione e repressione di violazioni alle disposizioni a tutela della regolarità del mercato, di armonizzazione dei sistemi fiscali e doganali e di cooperazione tra gli Stati dell'UE.
Con particolare riferimento alla redazione del nuovo Codice doganale comunitario, la Relazione segnala come il Gruppo Unione Doganale del Consiglio abbia iniziato l'esame di una proposta di modifica tendente alla riduzione dei costi, alla facilitazione degli scambi ed al miglioramento della sicurezza delle frontiere esterne dell'Unione.
Si riserva quindi di formulare una proposta di relazione sul disegno di legge ed una proposta di parere sulla Relazione annuale all'esito del dibattito.

Gioacchino ALFANO (FI) dichiara di concordare sostanzialmente con il contenuto del disegno di legge comunitaria per il 2006 e della Relazione sulla partecipazione italiana all'Unione europea nel 2005, sottolineando come tali documenti siano stati predisposti nel corso della precedente legislatura.
Invita quindi a valutare l'opportunità di concentrare l'esame dei provvedimenti, nella settimana in corso, nelle giornate di martedì e di mercoledì.

Francesco TOLOTTI, presidente, propone di fissare fin d'ora il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge C. 1042 alle ore 18 di giovedì 29 giugno prossimo.

La Commissione concorda.

Paolo DEL MESE, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame congiunto alla seduta già convocata nella giornata di domani, mercoledì 28 giugno.

La seduta termina alle 15.15

COMITATO DEI NOVE

Martedì 27 giugno 2006.

Decreto-legge 206/06: Disposizioni urgenti in materia di IRAP e di canoni demaniali marittimi.

Il Comitato si è riunito dalle 15.15 alle 16.10.