VII Commissione - Resoconto di luned́ 3 luglio 2006


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SEDE CONSULTIVA

Lunedì 3 luglio 2006. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA.

La seduta comincia alle 18.20.

Decreto-legge 173/2006: Proroga termini per l'emanazione di atti di natura regolamentare. Ulteriori proroghe per l'esercizio di deleghe legislative e in materia di istruzione.
C. 1222 Governo (approvato dal Senato).
(Parere alla I Commissione).
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato da ultimo il 29 giugno 2006.

Nicola BONO (AN) osserva preliminarmente che il provvedimento in esame non appare corretto né dal punto di vista del metodo, né da quello del merito. Quanto al primo profilo, rileva infatti che il decreto-legge non è corredato della relazione sull'analisi d'impatto della regolamentazione e della relazione sull'analisi tecnico-normativa. Nel lamentare la mancanza di tali documenti, segnala che l'istruttoria parlamentare è sostanzialmente privata di elementi di valutazione utili ai fini della valutazione del provvedimento. Ribadisce, pertanto, la gravità dell'assenza di tali relazioni, considerato che vengono introdotte proroghe di deleghe attualmente vigenti, che vanno sostanzialmente a stravolgere la legislazione.
Osservato che il decreto-legge introduce deleghe legislative in contrasto con l'articolo 15 della legge n. 400 del 1988, definisce tale situazione particolarmente deprecabile, atteso che si è di fronte ad un atto illegittimo. Al riguardo, esprime stupore nei confronti dell'atteggiamento dei membri dell'attuale maggioranza, che nella precedente legislatura avevano pesantemente criticato l'inserimento di norme di delega legislativa nell'ambito di provvedimenti di urgenza. A ciò si aggiunge che l'introduzione di deleghe all'interno dei decreti-legge strangola le possibilità di confronto tra le forze politiche in ragione della diversa lunghezza dei tempi di esame dei decreti-legge rispetto alla legislazione ordinaria. Ritiene quindi non opportuno introdurre deleghe così rilevanti, come quelle previste nel provvedimento


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in esame, in quanto mancano le condizioni giuridiche di riferimento, posto che il provvedimento non è legato ad un preciso ambito di competenza, ma reca disposizioni in diversi settori dell'ordinamento. Ribadisce che in questo modo vengono di fatto lese le prerogative parlamentari.
Reputa inoltre particolarmente grave che venga prorogato l'esercizio di deleghe approvate da un Governo diverso da quello in carica. Si tratta di un comportamento contraddittorio, alla luce del fatto chele forze che compongono l'attuale Governo hanno continuativamente contestato la delega che il provvedimento in esame si trova a prorogare; si ha infatti il legittimo sospetto che il Governo utilizzi la proroga del termine per l'esercizio della delega, solo al fine di modificarne sostanzialmente il contenuto. Rileva quindi l'opportunità che il relatore si pronunci innanzitutto su tale questione metodologica, che ritiene dirimente. Lamenta inoltre l'assenza di un rappresentante del Governo, che avrebbe dovuto invece partecipare alla seduta proprio allo scopo di chiarire non solo le criticità sul piano metodologico ma soprattutto quelle di natura sostanziale.
Su merito del provvedimento, ricorda che l'articolo 1-ter proroga ulteriormente al 31 dicembre 2006 il termine dell'affidamento in via provvisoria della gestione finanziaria del Fondo per le attività cinematografiche, segnalando che tale proroga si aggiunge ad analoghi provvedimenti emanati precedentemente ed è legata alla mancanza di procedure per la gestione del Fondo. Pur conoscendo le difficoltà gestionali relative all'assenza di procedure ad hoc, rileva la necessità che il Governo non trascini la situazione in futuro, ritenendo inaccettabile la logica della proroga continua per il mancato completamento della procedura. Aggiunge quindi che l'articolo 1-sexies provvede a far rivivere nell'ordinamento disposizioni abrogate dall'articolo 22 della legge n. 230 del 2005. Evidenzia al proposito l'opportunità che il Governo si pronunci in merito alla correttezza di tale disposizione, che ancora una volta proroga una norma abrogata. Ritiene che sarebbe stato più coerente prevedere la sospensione delle norme vigenti; la disposizione in esame introduce, invece, una norma che appare quanto meno priva di coerenza dal punto di vista legislativo.
Reputa, inoltre, contestabile la proroga del termine per l'adozione di disposizioni correttive e integrative a taluni provvedimenti attuativi della legge n. 53 del 2003, disposta dal comma 5 dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione. Proprio su tale norma richiede un chiarimento specifico al relatore, in quanto si consente al Governo in carica di tenere aperta una delega varata dal Governo precedente. Nel precisare poi che non appare contestabile, seppure non è condivisibile, che un Governo abbia opinioni ed indirizzi differenti da quelli del Governo precedente, sottolinea che non si può utilizzare lo strumento della delega legislativa per varare norme sostanzialmente modificative della delega medesima. Evidenzia che sui rilievi rappresentati ha avuto modo di pronunciarsi anche il Comitato per la legislazione.
Aggiunge quindi che il comma 8 dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione reca una disposizione inaccettabile, atteso che viene rinviata di un anno l'attuazione della riforma del secondo ciclo scolastico. Si tratta di una norma che sembrerebbe abrogare un obiettivo strategico con un atteggiamento incomprensibile e contraddittorio rispetto all'urgenza di provvedere alla riforma della scuola più volte prospettata dall'attuale Governo, anche alla luce dell'arretratezza del sistema scolastico italiano rispetto a quelli degli altri paesi. Il comma 8 dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione proroga infatti un tassello fondamentale della cosiddetta «riforma Moratti», tanto che il provvedimento in esame appare giuridicamente anomalo e idoneo solo a produrre con tutta probabilità una situazione di confusione nell'ordinamento scolastico italiano, rischiando di minarne le fondamenta.
In conclusione, invita il Governo a farsi carico delle problematicità precedentemente menzionate, atteso che non si possono


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accettare simili iniziative nei confronti di norme fondamentali dell'ordinamento vigente. Si riserva di presentare, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, una proposta di parere alternativo anche in considerazione dei chiarimenti che il Governo fornirà nel corso della prossima seduta.

Pietro FOLENA, presidente, fa presente che la Presidenza della Commissione si è attivata in ogni modo per garantire la presenza di un rappresentante del Governo nella seduta odierna, considerata opportuna anche se non formalmente necessaria. Nel segnalare che il Governo ha comunicato l'impossibilità a partecipare alla seduta a causa di impegni istituzionali precedentemente assunti, preannuncia che il vice ministro dell'istruzione Bastico, o un altro rappresentante del medesimo dicastero, sarà comunque presente nella seduta già convocata per domani.

Fabio GARAGNANI (FI), nel condividere le considerazioni svolte dal deputato Bono, stigmatizza l'assenza del Governo nel corso dell'esame di un provvedimento così importante, che incide in modo rilevante sull'ordinamento vigente. Il Governo non può esimersi dal fornire chiarimenti in ordine alle disposizioni di cui ai commi 5, 6, 7 e 8 dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione che incidono in maniera significativa sulla riforma della scuola varata dal Ministro Moratti. Nell'esprimere stupore di fronte al mutato atteggiamento dei membri dell'attuale maggioranza, che nella precedente legislatura hanno più volte protestato contro la lesione dei diritti parlamentari, osserva che l'esame del presente decreto-legge impedisce di fatto alla Commissione di potere interloquire in ordine a materie rilevanti, sulle quali è necessario svolgere un confronto tra tutte le parti politiche. Aggiunge che tale comportamento contrasta con la volontà, manifestata da alcuni deputati della maggioranza di varare riforme della scuola il più possibile condivise da tutte le parti politiche. Il decreto-legge blocca infatti la cosiddetta riforma Moratti, facendo tabula rasa delle sperimentazioni già avviate in ordine alla formazione professionale e all'alternanza scuola-lavoro in assenza di un qualsiasi confronto politico. Si tratta di un atto di arroganza politica, che non può essere accettato.
Ribadisce quindi la necessità di un confronto con tutti i soggetti interessati, alla luce degli esiti delle sperimentazioni e delle esperienze positive di alcune regioni del centro-nord sulla formazione professionale, segnalando l'assenza di chiarezza nella definizione delle linee strategiche del Ministro dell'istruzione il quale non ha fornito alla Commissione i necessari chiarimenti sulle sue prospettive di azione in occasione della recente audizione sulle linee programmatiche del suo dicastero. Ritiene, pertanto, che sia prevalsa la volontà ideologica di bloccare la riforma Moratti, come previsto ai commi da 5 a 8 dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione, procrastinando sine die la delega legislativa vigente in assenza di una strategia alternativa nel settore della scuola. Nel ribadire la necessità di far chiarezza su questo punto, osserva che il Governo in carica dovrebbe adottare provvedimenti di liberalizzazione soprattutto nel settore della scuola in cui vige un monopolio statale che non ha più senso. All'assenza di una visione strategica in ambito scolastico si aggiunge un modo di procedere che danneggerà la scuola. Il provvedimento in esame, infatti, intende modificare sostanzialmente la «riforma Moratti» senza alcun confronto con i soggetti interessati. Esprime stupore quindi per il silenzio dei deputati di maggioranza di fronte all'arroganza con la quale si vuole cancellare in quattro commi una riforma significativa, che può definirsi la seconda riforma scolastica di ampio respiro dopo quella varata dal Ministro Gentile.
Nel rilevare la necessità che l'interesse della scuola prevalga su motivazioni ideologiche e settarie, che rischiano di danneggiare il Paese, ribadisce quindi l'esigenza che il Governo chiarisca alla Commissione le ragioni per le quali è stato emanato il provvedimento in esame.


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Domenico VOLPINI (Ulivo) si dichiara sorpreso per le affermazioni espresse dai deputati dell'opposizione. Ricorda che le leggi fondamentali nell'ordinamento scolastico non sono state approvate nella precedente legislatura, bensì nel corso della XIII legislatura: si tratta delle leggi sull'autonomia scolastica, sulla parità e sul riordino dei cicli. Segnala, inoltre, che il Ministro Moratti intervenne proprio sulla legge n. 30 del 2000, senza alcun dibattito parlamentare, come primo atto del suo Governo, mentre l'attuale Esecutivo, invece, si limita, con la disciplina in esame a sospendere l'effetto delle sperimentazioni. Nel ritenere che tale atto non possa definirsi arrogante, fa presente che l'articolo 33, comma 2, della Costituzione prevede che lo Stato italiano abbia l'obbligo di istituire scuole statali per tutti gli ordini e gradi; ne consegue che a Costituzione vigente lo Stato italiano deve adempiere a questo obbligo. Segnala quindi l'opportunità di ritornare alla realtà delle cose non ricorrendo a catastrofismi, che hanno il solo effetto di nuocere all'esame parlamentare. Osserva, ad esempio, che il problema riguardante l'obbligo formativo debba essere affrontato in maniera condivisa e che sulle questioni della scuola si debba abbandonare la logica della mera propaganda politica. Ad esempio ricorda che l'obbligo formativo era già stato previsto dalla legge 30 del 2000, relativamente all'età di diciotto anni. Ritiene quindi forse comprensibile, ma certo non condivisibile l'intervento del deputato Bono che ha fatto un distinguo tra il merito e non il metodo.
In conclusione, auspica che la Commissione possa svolgere i suoi lavori in un clima meno caratterizzato da logiche propagandistiche, che meglio si addicono alle campagne elettorali.

Valentina APREA (FI), nel condividere le considerazioni svolte dai deputati dei gruppi di opposizione, segnala che il provvedimento in esame presenta profili problematici che investono il metodo ed il merito del provvedimento medesimo. Rileva, infatti, che si introduce uno slittamento temporale di talune disposizioni innovative della «riforma Moratti» attraverso il rinvio di provvedimenti attuativi, che tentavano di superare le vecchie logiche del sistema scolastico italiano. Osservato che il Governo Berlusconi ha tentato di modernizzare il Paese attraverso la riforma di importanti settori, quali l'istruzione, fa presente che l'ordinamento scolastico ha una necessità di rinnovamento e di adeguamento agli obiettivi definiti a livello comunitario. Per tale ragione non appare condivisibile quanto disposto dal presente provvedimento, che proroga di trentasei mesi il termine per l'adozione di disposizioni correttive e integrative ai decreti legislativi riguardanti il diritto-dovere all'istruzione, l'alternanza scuola lavoro e il secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione; in tal modo si perde l'opportunità di avviare riforme importanti nell'attuale legislatura.
Aggiunge che in questo modo si rischia, quindi, di far arretrare la situazione del Paese ulteriormente rispetto a quella della maggior parte dei paesi europei, dove le riforme della scuola sono in vigore da ormai più di venti anni, in quanto non si farebbero entrare in vigore riforme importanti per l'ordinamento scolastico. Al riguardo, nel ricordare che si interrompe la sperimentazione della formazione professionale contenuta nella legge n. 53 del 2003, evidenzia che il precedente Governo ha ricondotto la formazione professionale nell'ambito di un percorso educativo contrariamente all'impostazione del decreto legislativo n. 156 del 1997 e della legge n. 144 del 1999 che collocavano il sistema della formazione professionale non nell'ambito di una riforma sistematica del settore educativo, ma in riferimento ad interventi di natura economica. Ribadisce quindi che il provvedimento in esame fa slittare temporalmente in maniera ingiustificata l'operatività di istituti rilevanti nel settore della scuola, rilevando che si potranno valutare gli effetti derivanti dal rinvio della riforma del secondo ciclo del sistema educativo solo nel 2012. Si tratta di un allungamento dei tempi e della interruzione di un processo che paiono francamente inaccettabili e che rischiano


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di ingenerare confusione nel sistema scolastico nazionale. Era prevedibile forse il blocco del decreto legislativo n. 226 del 2005, ma è preoccupante la sospensione dell'efficacia del decreto legislativo n. 227 del 2005, atteso che la situazione relativa alla formazione dei nuovi docenti è particolarmente grave e rischia di avere ricadute negative sulla qualità dell'insegnamento. Aggiunge che analoghe preoccupazioni desta il blocco dei meccanismi di alternanza scuola-lavoro, che sono stati approvati con il consenso della Conferenza unificata e sui quali dovrebbe pronunciarsi un comitato nazionale deputato a dettare i relativi criteri operativi.
In conclusione, contesta l'ampiezza delle materie interessate dal provvedimento in esame e il modo con il quale si intende procedere, considerato che non è accettabile lo stravolgimento sostanziale della normativa vigente attraverso l'emanazione di provvedimenti modificativi e integrativi di deleghe esistenti al fine di attuare il programma di Governo. Ribadisce quindi l'inadeguatezza di questo strumento la cui percorribilità contrasta altresì con la giurisprudenza costituzionale.

Emerenzio BARBIERI (UDC), nell'associarsi alle considerazioni svolte dai deputati Garagnani e Aprea rileva l'opportunità che il relatore risponda in ordine a talune questioni problematiche, che pone il provvedimento in esame. Si tratta, in primo luogo, della incompatibilità delle norme del decreto-legge con l'articolo 15 della legge n. 400 del 1988 che vieta di introdurre norme di delega legislativa nell'ambito dei decreti-legge. Ricorda infatti che nella precedente legislatura era stato deprecato da parte dei deputati dell'allora opposizione l'inserimento di norme di delega legislativa nei provvedimenti di urgenza. Su tale questione il relatore deve fornire un chiarimento alla Commissione.
Richiama quindi la deputata De Simone a fornire anche taluni chiarimenti in ordine a disposizioni che non investono strettamente l'ambito di competenza della Commissione, atteso che sono rilevabili talune criticità non solo sul merito del provvedimento, ma anche relativamente alla formulazione del testo. Osservato che si tratta di questioni concernenti gli ambiti di attività dei ministeri e delle relative competenze, auspica che il Governo si avvalga di strumenti idonei, al fine di attuare il suo programma, e non ricorra ulteriormente a provvedimenti, come quello in esame, che andrà ad incidere in maniera confusa e illegittima sull'ordinamento vigente. Aggiunge in particolare che appare opportuno coordinare il riferimento al «Ministero del lavoro e delle politiche sociali» con l'articolo 1 del decreto-legge n. 181 del 2006, in corso di conversione, che istituisce il nuovo Ministero della solidarietà sociale.

Paola FRASSINETTI (AN) si dichiara, in primo luogo, preoccupata per l'assenza di un confronto parlamentare sulle tematiche oggetto del provvedimento in esame, sulle quali invece dovrebbe svolgersi un serrato e approfondito dibattito tra tutte le forze politiche. Analoghe preoccupazioni desta, altresì, l'atteggiamento del Ministro dell'istruzione, dal quale traspare l'assoluta carenza di progettualità e di una visione prospettica dei provvedimenti da adottare nel mondo della scuola, considerato che si è finora limitato a una valutazione negativa dell'operato del precedente Governo. Esprime, infine, perplessità sul rinvio delle norme concernenti l'alternanza scuola-lavoro, attesa l'importanza strategica e la valenza sociale di tali disposizioni.

Carlo COSTANTINI (IdV) rileva che il provvedimento in esame si caratterizza in realtà non per la volontà di smantellare la precedente riforma scolastica, ma al contrario proprio quale atto di responsabilità politica del Governo che attraverso la proroga vuole verificare tutte le condizioni per integrare o modificare quella riforma. Ritiene quindi in questo senso non condivisibili le critiche espresse dai rappresentanti dell'opposizione, che appaiono per alcuni versi fuorvianti. Aggiunge che lo strumento della decretazione d'urgenza


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appare funzionale proprio al raggiungimento dell'obiettivo indicato. Non vi è quindi alcuna incompatibilità tra la sostanza della decisione politica e la forma in cui è tradotta.

Fabio GARAGNANI (FI), intervenendo per alcune precisazioni, fa notare al deputato Volpini che la liberalizzazione nel settore scolastico non contrasta con la Carta costituzionale, visto che nel corso della passata legislatura alcune regioni come Lombardia e Veneto hanno potuto introdurre riforme relative proprio alla parità scolastica.

Domenico VOLPINI (Ulivo) ricorda che il primo intervento di riforma della parità scolastica è stato fatto proprio dalla parte politica a cui appartiene, nel corso della XIII legislatura. Ribadisce peraltro che eventuali modifiche normative in tal senso non possono andare contro lo spirito e la lettera della Costituzione.

Titti DE SIMONE (RC-SE), relatore, preannuncia la presentazione di una proposta di parere favorevole sul provvedimento in esame, riservandosi di replicare nel merito agli interventi svolti dagli altri componenti della Commissione, nel prosieguo dell'esame.

Pietro FOLENA, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Legge comunitaria 2006.
C. 1042 Governo.
(Relazione alla XIV Commissione).

Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2005.
Doc. LXXXVII, n. 1.
(Parere alla XIV Commissione).
(Seguito dell'esame congiunto e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame dei provvedimenti, rinviati da ultimo il 29 giugno 2006.

Nicola BONO (AN) rileva che, come emerge dalla relazione del collega Volpini e in base agli atti in esame, il disegno di legge comunitaria per il 2006 non contiene disposizioni di interesse della Commissione cultura, fatta eccezione per la direttiva 2005/71/CE, che reca misure volte a favorire l'ammissione e la mobilità dei ricercatori dei paesi terzi nei territori dell'Unione. Sottolinea peraltro che il relatore, con particolare riferimento alla relazione annuale sulla partecipazione italiana all'Unione europea nel 2005, ha evidenziato che tra i principali interventi previsti dal Piano per l'innovazione, la crescita e lo sviluppo, il cosiddetto PICO, è prevista la valorizzazione del capitale umano attraverso una più efficace organizzazione del sistema di istruzione di base e superiore, e della formazione professionale, per stimolare tra l'altro l'attività di ricerca scientifica. Ritiene che tali affermazioni, che si sente di condividere pienamente, sono in realtà in contrasto con la linea assunta dall'attuale Governo in riferimento al tentativo di non attuare la riforma Moratti, proprio in relazione agli aspetti concernenti la formazione professionale.

Fabio GARAGNANI (FI) esprime le stesse perplessità del collega Bono sulla relazione presentata dal deputato Volpini, che reca considerazioni contraddittorie. Aggiunge, peraltro, che permane da parte sua un ulteriore scetticismo sulla politica del Governo in sede europea. Preannuncia quindi, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, che si asterrà in occasione della votazione della proposta di relazione sul disegno di legge comunitaria e sulla proposta di parere sulla relazione annuale, predisposte dal relatore.

Domenico VOLPINI (Ulivo), relatore, preannunciando una proposta di relazione favorevole sul disegno di legge comunitaria e di parere favorevole sulla relazione annuale, rassicura i colleghi dell'opposizione sul fatto che non vi è alcuna contraddittorietà nella politica del Governo Prodi in riferimento al sistema di formazione professionale.


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Ricorda infatti che già nella XIII legislatura vi era stata la previsione di un obbligo di formazione professionale a 18 anni, definendosi altresì il sistema nazionale dell'istruzione e della formazione al comma 2 dell'articolo 1 della legge n. 62 del 2000. Ribadisce, inoltre, che l'opposizione fatta alla proposta formulata dal Governo Berlusconi non era di per sé alla previsione di un obbligo formativo professionale, ma alla fissazione di tale previsione dopo il primo ciclo scolastico, invece che dopo il primo biennio del secondo ciclo. Proprio questa, infatti, era la proposta della parte politica cui appartiene, indicata d'altra parte nella legge sull'obbligo scolastico modificata dal Ministro Moratti.

Pietro FOLENA, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 20.20.