II Commissione - Resoconto di giovedý 6 luglio 2006


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SEDE REFERENTE

Giovedì 6 luglio 2006. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO. - Intervengono i sottosegretari di Stato per la giustizia Luigi Li Gotti e Daniela Melchiorre.

La seduta comincia alle 14.15.

Variazione nella composizione della Commissione.

Pino PISICCHIO, presidente, avverte che l'onorevole Paola Balducci è entrata a far parte della Commissione.

Amnistia e indulto.
C. 525 Buemi, C. 662 Boato, C. 663 Boato e C. 1122 Giordano.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame rinviato il 4 luglio 2006.

Pino PISICCHIO, presidente, avverte che la proposta di legge C. 1266, presentata dall'onorevole Capotosti, è stata assegnata oggi alla Commissione Giustizia e quindi abbinata alle altre proposte di legge sulla stessa materia.

Enrico BUEMI (RosanelPugno), relatore, riferisce alla Commissione sulla proposta di legge n. 1266 presentata dall'onorevole Capotosti ed appena abbinata alle altre proposte di legge in materia di amnistia e indulto. Rileva che l'ambito di concessione dell'amnistia è esteso ad ogni reato non finanziario punibile sino a 4 anni, nonché ad una serie di reati anche con pene superiori secondo un elenco più dettagliato di quello delle altre proposte di legge. Il termine per la commissione dei reati è il medesimo della n. 525 (31 dicembre


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2005). È altresì presente analiticamente un elenco delle esclusioni oggettive dall'amnistia. Gli articoli sul computo della pena e la rinunciabilità riprendono il testo delle altre proposte di legge.
Osserva che la principale diversità della nuova proposta di legge riguarda la condizionalità dell'amnistia che può essere sia propria che impropria, fatti salvi i reati per cui non è iniziata l'azione penale che sono amnistiati senza condizioni. In caso invece di esercizio intercorso dell'azione penale, l'amnistia è concessa alla condizione «propria» che nei due anni successivi l'interessato non subisca azione penale per un delitto non colposo punibile almeno con 4 anni. Nell'ulteriore caso di condanna definitiva, l'amnistia è concessa alla condizione «impropria» che - per l'intera durata della pena inflitta - l'interessato presti volontariamente attività non retribuita in favore della collettività di norma nella sua provincia di residenza. Tale prestazione può essere trasformata dal giudice nel risarcimento del danno ovvero nell'eliminazione o nell'attenuazione delle conseguenze del reato.
L'indulto viene concesso per le pene detentive non superiori a 2 anni e per le sanzioni pecuniarie non superiori a 10.000 euro (escludendosi però quelle sostitutive). A differenza delle altre proposte di legge, sono previste una serie di esclusioni oggettive, mentre l'ambito di applicazione è comunque ristretto in via generale a chi abbia scontato almeno 1/4 della pena. L'indulto è pure sottoposto alla condizione della prestazione di almeno un anno (ovvero della rimanente pena) in attività non retribuita in favore della collettività. Anche in questo caso, tale prestazione può essere trasformata dal giudice nel risarcimento del danno ovvero nell'eliminazione o nell'attenuazione delle conseguenze del reato. Sono altresì previsti obblighi e controlli anche nell'ottica del reinserimento sociale, fatta salva l'ipotesi di sospensione del beneficio. L'indulto è comunque revocato di diritto se nei successivi 5 anni l'interessato commette un delitto non colposo con pena edittale non inferiore nel massimo a 4 anni. Ne è prevista anche la rinunciabilità.
Nel rammentare la decisione della Conferenza dei presidenti di gruppo di inserire nel calendario dei lavori dell'Assemblea la discussione del provvedimento a far data dal 24 luglio prossimo, ove ne sia concluso l'esame in Commissione, rileva che il tempo disponibile è poco ed invita a sviluppare le direttrici più importanti dell'esame. Facendo riferimento ai contatti informali che sono comunque in corso tra le forze politiche, rivendica la competenza della Commissione ad affrontare nel merito la questione in oggetto.

Daniele FARINA (RC-SE), sottolineando il carattere di urgenza del provvedimento alla luce del clima insostenibile che si vive nelle carceri, evidenzia la complementarietà esistente tra amnistia e indulto, non solo con riferimento all'ulteriore effetto del 20 per cento di riduzione della popolazione penitenziaria, ma anche allo snellimento dei procedimenti presso gli uffici giudiziari, obiettivo che peraltro ci si ripropone di perseguire anche con altri provvedimenti.
Qualora tuttavia si ritenesse preferibile stralciare l'indulto dall'amnistia, ritiene ovvio che la relativa tipologia andrebbe riconsiderata e i termini del beneficio andrebbero senz'altro ampliati. Ribadisce comunque come, a suo avviso, sarebbe più corretto, non solo nell'interesse dei detenuti ma anche in quello di tutti i cittadini, procedere congiuntamente all'amnistia e all'indulto.

Gaetano PECORELLA (FI) nel rammentare che sin dalla scorsa legislatura la sua parte politica ha sostenuto la concessione contemporanea dell'amnistia e dell'indulto, si limita ad osservare che prevedere il solo indulto obbligherebbe comunque a celebrare processi i cui risultati sarebbero poi vanificati. Manifesta tuttavia la consapevolezza che oggi l'indulto riveste un'urgenza massima, a fronte di una situazione ambientale che va aggravandosi e che mette in forse la sopravvivenza in vita


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degli individui. Nell'aggiungere la considerazione che si è ormai maturata una forte attesa da parte dei detenuti, rileva che le proposte di legge in esame presentano maggiori punti di convergenza in relazione all'indulto rispetto all'amnistia. Propone pertanto di non abbandonare l'esame dell'amnistia, ma di individuare una priorità in favore dell'indulto. A suo avviso, infatti, in tema di amnistia si rischierebbe di non trovare accordo in tempi brevi sulle esclusioni oggettive e su altre significative questioni, sicché, al fine di concludere prima dell'estate, occorre concentrarsi sull'indulto.

Paola BALDUCCI (Verdi) concorda con l'intervento dell'onorevole Pecorella, pur ricordando che nel passato i provvedimenti di amnistia e indulto sono stati sempre contemporanei. Confermando l'orientamento della sua parte politica in favore di una concessione congiunta, condivide l'opportunità che nell'immediato si cerchi di concludere almeno sull'indulto, mantenendo comunque in calendario l'amnistia, che, a suo giudizio, resta un istituto fondamentale per la deflazione dei processi, in conformità dell'articolo 111 della Costituzione.

Alessandro MARAN (Ulivo) condivide l'esigenza di rispondere tempestivamente alla domanda attuale che proviene dalle carceri e concorda quindi sulla scelta di procedere più rapidamente sull'indulto, pur non scartando a priori l'amnistia. Invita pertanto a concentrare la programmazione dei lavori sulla strada che appare più percorribile.

Edmondo CIRIELLI (AN) rileva che oggi i gruppi politici di sinistra sono favorevoli all'amnistia, mentre nella scorsa legislatura avevano osteggiato la riforma della prescrizione considerandola un'amnistia «mascherata». Nell'esprimersi recisamente contro l'amnistia, denuncia la mancanza di un progetto complessivo da parte del Governo per la tutela della sicurezza dei cittadini, rammentando che anche il Papa Giovanni Paolo II vi aveva fatto riferimento nel suo intervento in Parlamento quando aveva auspicato un provvedimento di clemenza. Pur consapevole dell'esistenza del problema del sovraffollamento carcerario e dell'umanizzazione della pena, dichiara che il suo gruppo politico ha a cuore non solo la sorte dei detenuti, ma anche quella delle vittime o comunque un'idea generale di giustizia. Pur escludendo atteggiamenti ostruzionistici, rinnova le sue perplessità anche a proposito dell'indulto e sollecita piuttosto da parte del Governo la costruzione di nuove carceri e la stipula di accordi con i paesi stranieri di origine dei detenuti extracomunitari.

Paolo GAMBESCIA (Ulivo) invita a sgombrare il campo dall'equivoco per cui le forze politiche favorevoli all'amnistia e all'indulto sarebbero contrarie alla sicurezza dei cittadini. Con riferimento all'affollamento delle carceri, riterrebbe opportuna una riflessione generale in un'ottica riformatrice sullo stesso uso della pena detentiva, che non rappresenta la sola soluzione possibile. Invitando i colleghi al senso della realtà, rileva che oggi molto detenuti non destano preoccupazione alcuna di allarme sociale ed esprime il dubbio che un eventuale disaccordo sull'amnistia blocchi anche la concessione dell'indulto, a proposito del quale, fatte salve le riserve del collega Cirielli, intravvede la concreta possibilità di un'intesa nelle prossime due settimane. A suo avviso, anzi, un accordo prioritario sull'indulto potrebbe gettare le premesse per andare più speditamente sull'amnistia. Nel ritenere opportuno che il Parlamento vari un provvedimento prima della fine dell'estate, come hanno auspicato gli onorevoli Farina e Pecorella, considera che lasciare i detenuti senza una risposta significa infliggere loro una pena aggiuntiva.

Carolina LUSSANA (LNP), nel rifiutare la schematizzazione delle forze politiche più o meno favorevoli alla sicurezza dei cittadini, rileva come esistano comunque in Parlamento due diversi modi di pensare su come risolvere i problemi sulla giustizia.


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Con riferimento all'articolo 111 della Costituzione, precisa all'onorevole Balducci che una maggiore produttività dei magistrati contribuirebbe a sveltire i processi, così come si è riproposta la riforma dell'ordinamento giudiziario approvato nella scorsa legislatura. Nel dichiarare la disponibilità della sua forza politica a discutere, manifesta contrarietà a provvedimenti di clemenza che creino rischi per la sicurezza dei cittadini. Difende al riguardo l'inasprimento di alcune pene detentive così come previste dalla legge Bossi-Fini, che sono invece state oggetto di critica da parte del Ministro della giustizia in occasione dell'audizione sulle linee programmatiche del suo dicastero. Nell'evidenziare come l'indulto si traduca in un mero sconto di pena con buona pace della rieducazione e del reinserimento sociale, denuncia il comportamento di coloro i quali, per visibilità personale ovvero politica, hanno illuso i detenuti e le loro famiglie. Nel contestare al Ministro della giustizia di non aver presentato un piano complessivo sull'edilizia carceraria, rammenta come invece il suo predecessore vi avesse posto mano, anche prospettando l'eventualità di accordi con i privati.
Nel dichiarare di avere paura anche come donna con riferimento alle condizioni di sicurezza della vita quotidiana, riterrebbe preferibile alla concessione dell'indulto un'ulteriore depenalizzazione dei reati minori nonché di accodi bilaterali con i paesi dei Balcani e del Maghreb affinché i detenuti extracomunitari possano scontare la pena nel loro paese di origine. Rammenta a questo proposito che la legge Bossi-Fini prevede la possibilità di abbuonare due anni di reclusione per gli extracomunitari disponibili a lasciare l'Italia, proponendo che tale abbuono possa essere elevato a tre anni.
Nella certezza che, a causa dell'elevata recidiva, le carceri tornerebbero a ripopolarsi nonostante l'indulto in tempi assai brevi invita a pensare in generale a misure alternative alla detenzione e a fare proposte serie e non solo parole.

Luigi VITALI (FI), nel rilevare come non vi sia un dovere del Parlamento a concedere l'amnistia e l'indulto, ma vi sia un diritto della popolazione carceraria a sapere che cosa il Parlamento intenda fare, esprime le sue perplessità sulle dichiarazioni che il Ministro della giustizia ha reso poco dopo la sua nomina in un istituto penitenziario della capitale, suscitando ulteriori aspettative tra i detenuti. Nel rammentare di essere sempre stato nella passata legislatura favorevole sia all'amnistia e all'indulto d'accordo con l'onorevole Pecorella e con la maggioranza della sua parte politica, rileva che invece nel centro-sinistra era già allora prevalente la tendenza a limitarsi all'indulto. Pur ribadendo la sua opzione per un provvedimento congiunto, dichiara che per senso di responsabilità, insieme a tutto il suo gruppo, accetterà di affrontare prima l'indulto, nell'impegno di trattare successivamente l'amnistia anche se i tempi fossero più lunghi. Esprime apprezzamento per la posizione assunta dal relatore ed auspica il raggiungimento di una visione comune. Rivolgendosi agli altri gruppi politici della coalizione di cui fa parte, dichiara che non è affatto suo intendimento abbassare la soglia della sicurezza dei cittadini. A suo avviso, avendo nella scorsa legislatura aumentato le pene edittali e irrigidito i benefici carcerari, occorre un bilanciamento per rendere coerente la politica giudiziaria e penalistica allora perseguita. Nel ricordare infine l'applauso unanime del Parlamento alle parole di clemenza pronunciate dal Papa Giovanni Paolo II, raccomanda tuttavia l'esigenza di adottare una complessiva politica carceraria per non ritrovarsi presto nelle stesse gravi condizioni attuali. In particolare, pone il problema di quel terzo dei detenuti che è rappresentato dagli extracomunitari e di quel terzo rappresentato dai tossicodipendenti, invitando il Governo ad affrontarlo seriamente.

Manlio CONTENTO (AN) riservandosi di entrare successivamente nel merito del provvedimento, preannuncia da parte del suo gruppo una richiesta di informazioni


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al Governo, ai sensi dell'articolo 79, comma 5, del regolamento della Camera, che vadano oltre la mera quantificazione della popolazione carceraria. Invita la Commissione a darsi un metodo, decidendo quindi di concentrarsi o meno sull'indulto.

Enrico BUEMI (RosanelPugno) dichiara che si orienterà in funzione del dibattito e quindi dell'opinione prevalente in seno alla Commissione. Rammenta che il provvedimento non riguarda solo i detenuti ma anche i cittadini e le vittime in attesa di giudizio, nonché l'interesse generale del Paese che è oggi penalizzato dai ritardi dell'amministrazione della giustizia. Precisa altresì che la pericolosità sociale è già stata valutata in ciascuna delle proposte di legge in esame nell'indicazione della pena massima edittale. Ribadisce l'obiettivo prioritario di riportare sotto controllo la situazione carceraria, ponendo fine alle condizioni di illegalità in cui oggi versano non solo i detenuti ma anche gli agenti penitenziari. Al riguardo, sollecita la Commissione a ricostituire tempestivamente il competente comitato per l'esame dei problemi penitenziari. Altrettanto prioritario è a suo avviso conseguire l'obiettivo della ragionevole durata dei processi, anche in considerazione del fatto che nel nostro paese si proclama l'obbligatorietà dell'azione penale senza che essa sussista. Ritiene pertanto che la concessione dell'amnistia e indulto non sarebbe soltanto un atto umanitario, ma un vero e proprio atto di giustizia eccezionale, cui fare seguire concreti e solleciti interventi strutturali.

Il Sottosegretario di Stato Luigi LI GOTTI, precisando che l'attuale Governo si trova a gestire una difficile situazione che ha ereditato, afferma il principio che ogni provvedimento di clemenza debba inserirsi in un contesto strutturale di riforma. Al riguardo, preannuncia che il Governo intende rivedere i codici, la legislazione antimafia, le misure di prevenzione. Con riferimento alla questione carceraria, rileva come oggi i limiti di capienza siano stati ampiamente superati e si rischi pertanto l'ingestibilità. Esprimendo apprezzamento per l'intervento dell'onorevole Pecorella, distingue l'amnistia dall'indulto in quanto la prima ha natura ablativa mentre il secondo ha natura clemenziale, pur riconoscendo che i due istituti sono stati sempre tradizionalmente abbinati. Prendendo atto che a proposito dell'indulto esiste una maggiore convergenza che consentirebbe di rispettare i previsti tempi parlamentari, si dichiara favorevole poiché in tal modo si migliorerebbe la situazione carceraria al momento delicata e difficile, facendo altresì notare che ne beneficerebbero detenuti che hanno già scontato parte della pena e che la ricaduta del provvedimento sarebbe comunque destinata a durare nel tempo.

Edmondo CIRIELLI (AN) afferma che è responsabilità del Governo dire cosa intende fare per risolvere i problemi del Paese, senza scaricare la colpa sui Governi precedenti. Insiste per l'avvio di un progetto complessivo che in cinque anni affronti il problema carcerario. Contestando il fatto che l'attenzione dei mezzi di comunicazione sia stata a questo proposito enfatizzata dalle improvvide dichiarazioni del Ministro della giustizia, ribadisce il dovere del Governo nel suo complesso a garantire ai cittadini un quadro generale di sicurezza.

Pino PISICCHIO, presidente, ringrazia i colleghi per la ricchezza degli interventi svolti, che ovviamente non esauriscono la discussione. Nel rammentare la richiesta di informazioni al Governo preannunciata dall'onorevole Contento, prende atto del prevalente orientamento a trattare distintamente e prioritariamente l'indulto rispetto all'amnistia. Ritiene, pertanto, che la Commissione debba programmare rigorosamente i propri lavori per concludere l'esame nelle prossime due settimane, per cui diventa prioritaria l'adozione del testo base entro il prossimo giovedì così da poter fissare il termine per la presentazione degli emendamenti al lunedì successivo 17 luglio.


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Gaetano PECORELLA (FI), nel concordare con il programma proposto dal presidente, sottolinea l'importanza che la Commissione assolva al suo compito istruttorio e che sia quindi poi l'Assemblea ad assumersi le ulteriori responsabilità.

Pino PISICCHIO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Sull'ordine dei lavori.

Gaetano PECORELLA (FI) sollecita l'inizio dell'esame della proposta di legge da lui presentata C. 917 recante modifiche al codice di procedura penale in materia di revisione a seguito di sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo. Rende noto al riguardo che sono state aperte cinque procedure di infrazione contro l'Italia nell'ambito del Consiglio d'Europa per non aver adeguato la legislazione nazionale al recepimento degli effetti delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo. Nel rammentare che tale inadempienza mette a repentaglio la legittimità della rappresentanza italiana in seno all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, rende altresì noto alla Commissione che la Corte di appello di Bologna ha nel frattempo sollevato in merito una questione di costituzionalità.

Francesco FORGIONE (RC-SE) raccomanda che su tale provvedimento sia richiesto il parere alla Commissione Affari Costituzionali.

Pino PISICCHIO, presidente, ricorda che il provvedimento è comunque iscritto all'ordine del giorno della Commissione e fa presente che l'espressione del parere della Commissione Affari Costituzionali è gia stata prevista in sede di assegnazione della proposta di legge da parte del Presidente della Camera.

La seduta termina alle 15.40.

SEDE CONSULTIVA

Giovedì 6 luglio 2006. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO.

La seduta comincia alle 15.40

D.L. 181/2006: Riordino delle attribuzioni dei Ministeri.
C. 1287 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla I Commissione).
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Pino PISICCHIO, presidente relatore, osserva che il decreto-legge in esame modifica per più aspetti l'organizzazione del Governo stabilita dal decreto legislativo n. 300 del 1999, innanzitutto incidendo sull'articolazione in Ministeri, il cui numero risulta innalzato, da 14 a 18, sulla base di una clausola generale di invarianza della spesa.
Le modifiche attengono altresì al riparto di competenze tra i Ministeri, e tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e i Ministeri stessi (con un significativo passaggio di competenze in favore della Presidenza del Consiglio, pur accompagnato da alcune riattribuzioni di competenze da questa a singoli ministeri).
La redistribuzione delle competenze in parte è conseguenziale alla scelta stessa di creare nuovi ministeri, in parte appare innovativa anche per altri profili, rispetto al quadro delineato dalla riforma del 1999.
Dopo aver illustrato la nuova articolazione dei dicasteri e delle relative competenze, osserva che nell'ambito delle materie di competenza della Commissione Giustizia, non risultano cambiamenti significativi. Ritiene comunque che susciti qualche perplessità il comma 19 quinquies dell'articolo 1, che prevede l'emanazione di un regolamento di delegificazione, ai


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sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge n. 400 del 1988, per ridefinire compiti e composizione della Commissione per le adozioni internazionali, istituita dalla legge 54 maggio 1983, n. 184, di ratifica della Convenzione dell'Aja. Sottolinea che la delicatezza della materia non dovrebbe consentire una sua delegificazione. Ciò anche sia per i connessi obblighi internazionali sia per l'attinenza a valori costituzionali. Ricorda che l'articolo 17 della legge n. 400 stabilisce che la legge di delegificazione determina anche le norme generali regolatrici della materia delegificata. Nel caso in esame, il mero riferimento all'obiettivo di modificare compiti, composizione e permanenza in carica dei membri della detta Commissione - di cui al comma 19 quinquies - non configura, a suo avviso, il requisito appena ricordato delle «norme generali regolatrici della materia». A tale proposito preannuncia la presentazione in Assemblea di un ordine del giorno volto ad impegnare il Governo a tener conto, in occasione dell'emanazione del predetto regolamento, di alcuni principi generali in materia.

Nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Disposizioni in materia di partecipazioni in società operanti nel settore dell'energia elettrica e del gas naturale.
C. 1041 Governo.
(Parere alla X Commissione).
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Pino PISICCHIO, presidente, in sostituzione del relatore, onorevole Crapolicchio, impossibilitato a partecipare alla seduta a causa di altri impegni istituzionali, illustra il provvedimento. Osserva che il disegno di legge in oggetto - di cui è stata dichiarata l'urgenza - è volto a sanare l'infrazione al diritto comunitario rilevata dalla Corte di giustizia europea con sentenza del 2 maggio 2005, tramite l'abrogazione delle disposizioni emanate prima dal decreto-legge n. 192 del 2001 e poi dal decreto-legge n. 81 del 2005. Tali disposizioni erano dirette a sterilizzare i diritti di voto inerenti alle azioni eccedenti il limite del 2 per cento del capitale di società operanti nei settori dell'elettricità e del gas, quando tali quote di partecipazione fossero acquisite da imprese pubbliche titolari di una posizione dominante nel proprio mercato nazionale.
La Corte di giustizia le ha ritenute incompatibili con l'articolo 56 sulla libera circolazione dei capitali del Trattato istitutivo della Comunità europea. La Commissione europea ha avviato lo scorso 4 aprile la procedura di esecuzione della sentenza stessa, che mette in mora l'Italia prevedendo soli due mesi per adeguarvisi. L'urgenza deriva pertanto dalla necessità di evitare di incorrere nelle onerose sanzioni pecuniarie previste.
Nel rilevare che la Commissione Giustizia è chiamata ad esprimere un parere in relazione ai profili connessi di diritto societario, si rammenta che il contenzioso si ricollega alla problematica questione della liberalizzazione del mercato europeo dell'energia ben lungi dall'essere conseguita.
Il legislatore italiano si era trovato in un certo senso costretto a porre i citati limiti azionari in evidente violazione del diritto comunitario, ma sulla base di un criterio di reciprocità con altri ordinamenti nazionali, come ad esempio quello francese. Si augura che il riallineamento ai trattati da parte italiana sia seguito da analoghi comportamenti anche da parte degli altri Stati membri. Si rileva, tuttavia, che restano in vigore almeno le disposizioni della legge 23 agosto 2004, n. 239, ove si prevede che, in caso di operazioni di concentrazione di imprese partecipate da imprese o enti di Stati membri ove non sussistano condizioni di reciprocità, il Go verno italiano possa definire condizioni e vincoli a tutela degli approvvigionamenti e della concorrenza.


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Nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.55.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 15.55 alle 16.

AVVERTENZA

I seguenti punti all'ordine del giorno non sono stati trattati:

SEDE REFERENTE

Introduzione nell'ordinamento di disposizioni penali in materia di tortura.
C. 915 Pecorella e C. 1206 Forgione.
Modifiche al codice di procedura penale in materia di revisione a seguito di sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo.
C. 917 Pecorella.

Modifiche al codice di procedura penale e al codice penale in materia di accertamenti tecnici idonei ad incidere sulla libertà personale.
C. 782 Contento.