XII Commissione - Resoconto di mercoledý 26 luglio 2006


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SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 26 luglio 2006. - Presidenza del presidente Mimmo LUCÀ. - Interviene il sottosegretario di Stato per la salute, Antonio Gaglione.

La seduta comincia alle 14.10.

Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2005.
C. 1253 Governo.

Disposizioni per l'assestamento del Bilancio dello Stato e dei bilanci delle amministrazioni autonome per l'anno finanziario 2006.
C. 1254 Governo.

Tab. n. 2: Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze (limitatamente alle parti di competenza).

Tab. n. 4: Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (limitatamente alle parti di competenza).

Tab. n. 15: Stato di previsione del Ministero della salute.
(Relazioni alla V Commissione).
(Esame congiunto e conclusione - Relazioni favorevoli).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Mimmo LUCÀ, presidente, avverte che la Commissione è oggi convocata, in sede consultiva, per l'esame congiunto dei disegni di legge C. 1253 e C. 1254, riguardanti il Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2005 e le disposizioni per l'assestamento del Bilancio dello Stato e dei bilanci delle amministrazioni autonome per


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l'anno finanziario 2006. Ricorda che le Commissioni dovranno approvare la relazione alla Commissione Bilancio, per le parti di competenza, entro il 28 luglio.

Leopoldo DI GIROLAMO (Ulivo), relatore, rileva che la Commissione è chiamata ad esprimere il parere di competenza sul disegno di legge di rendiconto generale dello Stato per l'anno 2005 e sul disegno di legge di assestamento del bilancio per il 2006.
Per quanto riguarda il primo, desidera innanzitutto ricordare che il rendiconto generale dello Stato è lo strumento attraverso il quale il Governo, alla chiusura dell'anno finanziario, adempie all'obbligo costituzionale di rendere conto al Parlamento dei risultati della gestione finanziaria. Il rendiconto generale dello Stato è costituito da due parti: il conto del bilancio, che espone l'entità effettiva delle entrate e delle uscite del bilancio dello Stato rispetto alle previsioni approvate dal Parlamento, e il conto del patrimonio, che espone le variazioni intervenute nella consistenza delle attività e passività che costituiscono il patrimonio dello Stato.
Passando ora ad esaminare i profili del rendiconto per l'esercizio finanziario 2005 di interesse della Commissione Affari sociali, ritiene opportuno iniziare dal comparto sanitario, evidenziando innanzitutto che le risorse destinate alla sanità afferiscono solo in parte allo stato di previsione del Ministero della salute, poiché affluiscono anche ad altre Amministrazioni statali e, in particolare, al Ministero dell'economia, cui fanno capo gran parte delle risorse relative alla tutela della salute (Fondo sanitario nazionale e stanziamenti per l'edilizia sanitaria).
Questo elemento contribuisce ad inquadrare le caratteristiche dell'Amministrazione del Ministero della salute, volta solo in minima parte alla gestione delle risorse finanziarie, in quanto mirata soprattutto a funzioni di programmazione, supporto e monitoraggio della spesa sanitaria, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. L'esercizio di tali funzioni deve essere svolto non solo attraverso un raccordo con le altre amministrazioni dello Stato ma anche in collaborazione con le singole Regioni, con la Conferenza Stato Regioni e la Conferenza Unificata Stato e autonomie locali, sedi essenziali di confronto e decisione comune tra i diversi soggetti istituzionali che operano nel comparto sanitario.
Desidera poi segnalare che la legislazione più recente conferma il ruolo del Ministero sopra delineato. In particolare, si prevede, in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi di contenimento della spesa sanitaria da parte di singole Regioni, la definizione di un accordo tra la Regione interessata e i Ministri della salute e dell'economia per l'individuazione degli interventi necessari al raggiungimento dell'equilibrio economico; il rafforzamento del ruolo dell'Agenzia italiana del farmaco, sottoposta alle funzioni di indirizzo del Ministero della salute e alla vigilanza dei Ministeri della salute e dell'economia; la definizione degli standard qualitativi (strutturali, tecnologici, di processo e possibilmente di esito) e quantitativi di cui ai livelli essenziali di assistenza, con regolamento emanato dal Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia; l'estensione del potere di accesso riconosciuto al Ministro della salute, nei confronti degli uffici delle aziende sanitarie locali ed ospedaliere e dei relativi presidi e servizi «per le esigenze della programmazione sanitaria nazionale» nonché ai fini della vigilanza sulla gestione delle medesime aziende e sull'attuazione del piano sanitario nazionale; il nuovo SIVeAS (sistema nazionale di verifica e controllo sull'assistenza sanitaria) costituisce un ulteriore passo per una valutazione dell'efficienza e dell'appropriatezza delle prestazioni del SSN.
Anche l'Intesa raggiunta in sede di Conferenza Stato Regioni il 23 marzo 2005 conferma il ruolo propositivo del Ministero nell'ambito dei «tavoli» di discussione volti ad individuare le soluzioni più idonee al conseguimento degli obiettivi generali di razionalizzazione della spesa.
Passa quindi ad illustrare, relativamente allo stato di previsione del Ministero


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della salute, le variazioni rispetto alle dotazioni iniziali, che in termini assoluti, ammontano, per quanto riguarda le spese di parte corrente, a 191.282.003 euro in conto competenza e a 250.174.157 per la cassa. Per le spese di conto capitale le variazioni sono pari a 28.791.451 euro per la parte di competenza e a 19.884.531 per la cassa. Il totale dei residui al 31 dicembre 2005 ammonta a 1.472.254684,42 di euro.
Dopo aver illustrato le variazioni relative ai dati relativi allo stato di previsione del Ministero dell'economia che interessano la sanità, e in particolare i dati relativi alla UPB 4.1.2.1 Fondo sanitario nazionale di parte corrente, si sofferma sulle parti del rendiconto riguardanti la materia delle Politiche sociali.
Al riguardo, illustra le variazioni risultanti in ordine ai dati relativi allo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, relativi al Centro di responsabilità n. 7 «Gestione del Fondo nazionale delle politiche sociali e monitoraggio della spesa sociale», ricordando che a detto centro sono attribuite somme per l'adozione di iniziative relative all'età minorile e giovanile, all'associazionismo, alla cooperazione, alla solidarietà sociale, al volontariato, alla famiglia, agli anziani, ai disabili e per l'adozione di misure contro l'emarginazione e di strumenti di prevenzione della tossicodipendenza. Fa inoltre capo a questo centro di responsabilità la UPB (7.1.2.1) relativa ai trasferimenti da erogarsi a favore di invalidi civili, ciechi e sordomuti e la UPB (7.1.5.2) relativa al Fondo per le politiche sociali in cui confluiscono gli stanziamenti relativi al finanziamento delle principali leggi in materia assistenziale.
Ritiene quindi che una particolare attenzione vada rivolta, per quanto di competenza della Commissione, al Fondo nazionale per le politiche sociali, le cui risorse sono riportate in diversi capitoli di spesa dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per un totale di 1.308 milioni di euro circa.
A tale riguardo, ricorda che la legge finanziaria per il 2003 ha modificato la disciplina relativa al Fondo, facendovi confluire gli stanziamenti previsti per numerosi interventi disciplinati da altre disposizioni. Tali stanziamenti affluiscono «senza vincolo di destinazione», fatta eccezione per le risorse destinate a soddisfare diritti soggettivi. La ripartizione per le diverse finalità avviene con decreto annuale del Ministro del Lavoro, d'intesa con la Conferenza unificata Stato ed autonomie locali. Come evidenziato dal decreto di riparto per il 2005, esse risultano gestite direttamente dal Ministero del lavoro solo in minima parte (39 milioni circa); una quota molto consistente è infatti assegnata all'INPS (706 milioni circa) per l'attribuzione degli assegni di maternità e per i nuclei familiari; una quota consistente delle risorse (518 miliardi) è gestita dalle Regioni che decidono autonomamente la loro destinazione. Ricordo infatti che non risulta ancora realizzata un'altra previsione della legge n. 289 del 2002, concernente la determinazione con DPCM dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, attraverso i quali garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale le prestazioni nel campo sociale, analogamente al modello definito con i LEA nel comparto sanitario. E alcune sentenze della Corte costituzionale hanno affermato la piena autonomia delle Regioni nella decisione in merito alla finalizzazione delle risorse, dichiarando l'illegittimità di alcuni vincoli di destinazione stabiliti con legge nazionale.
Passando ad illustrare il disegno di legge di assestamento per l'anno 2006, desidera in primo luogo ricordare, in generale, che l'istituto dell'assestamento di bilancio è stato istituito allo scopo di consentire un aggiornamento, a metà esercizio, degli stanziamenti del bilancio dello Stato, anche sulla scorta della consistenza dei residui attivi e passivi accertata in sede di rendiconto dell'esercizio scaduto al 31 dicembre precedente.
Con il disegno di legge di assestamento le previsioni di bilancio sono adeguate in relazione all'eventuale revisione delle


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stime del gettito, per quanto riguarda le entrate, ad esigenze sopravvenute, per quanto riguarda le spese aventi carattere discrezionale, e alla consistenza dei residui accertati in sede di rendiconto dell'esercizio precedente, per quanto riguarda la determinazione delle autorizzazioni di pagamento (in termini di cassa).
Circa la struttura e il contenuto del disegno di legge di assestamento del bilancio dello Stato per l'esercizio 2006, desidera ricordare solo che esso contiene, sia per lo stato di previsione dell'entrata che per ciascuno degli stati di previsione dei ministeri di spesa, le proposte di variazione degli stanziamenti di bilancio in termini di competenza e di cassa, che vengono effettuate tramite il disegno di legge medesimo e che costituiscono oggetto di approvazione da parte del Parlamento.
Quanto poi ai profili di interesse della Commissione, illustra le variazioni delle principali poste di bilancio relative alla sanità e alle politiche sociali degli stati di previsione dei ministeri della salute, dell'economia e del lavoro e politiche sociali (secondo la dizione precedente al decreto-legge 181 del 2006).
A tale riguardo sottolinea, in via generale, che il disegno di legge di assestamento apporta modifiche di limitato rilievo, in termini sia di competenza che di cassa, alle poste di bilancio interessate; risultano invece rilevanti i residui - sia di parte corrente che in conto capitale - indicati in sede di assestamento con particolare riguardo agli stanziamenti per l'edilizia sanitaria e per il fondo sanitario nazionale.
Per quanto riguarda le voci da considerare nell'ambito dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, esse attengono principalmente agli stanziamenti per l'edilizia sanitaria e per il Fondo sanitario nazionale di parte corrente e di parte capitale.
Per quanto riguarda le risorse complessive afferenti al Fondo sanitario nazionale di parte corrente di cui all'U.P.B. 4.1.2.1 (composta dai capitoli 2700, 2701, 2702) la variazione di maggior rilievo appare essere quella relativa ai residui del capitolo 2700 (Fondo sanitario nazionale).
Quanto, infine, allo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, le spese finalizzate ad interventi relativi all'assistenza afferiscono sostanzialmente al centro di responsabilità n. 7 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. A detto centro sono attribuite somme per l'adozione di iniziative assistenziali relative a diverse U.P.B. La principale voce di interesse per le materie di competenza della XII Commissione (Affari sociali) è rappresentata dall'U.P.B. 7.1.5.2 - Fondo per le politiche sociali. Poiché nel Fondo nazionale per le politiche sociali per il 2006 confluiscono anche risorse provenienti da altri capitoli del bilancio dello stesso Ministero del lavoro, la somma da ripartire nel 2006 è pari a 1.308.080.940 euro.
Conclusivamente, propone alla Commissione di deliberare di riferire favorevolmente alla V Commissione su entrambi i disegni di legge.

Luigi CANCRINI (Com.It), dopo aver ricordato che la dotazione del Fondo per le politiche sociali, nel 2005, è stata dimezzata rispetto all'anno precedente, lamenta la carenza di risorse attualmente disponibili e chiede di sapere se risponda a vero quanto riportato dalla stampa, secondo cui il Fondo sarebbe stato rifinanziato.

Leopoldo DI GIROLAMO (Ulivo), relatore, chiarisce che il rifinanziamento del Fondo per le politiche sociali è oggetto del cosiddetto «decreto Bersani», che la Commissione esaminerà appena concluso il presente punto all'ordine del giorno.

Mimmo LUCÀ, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, dichiara concluso l'esame preliminare congiunto. Avverte quindi che la Commissione procederà all'esame del disegno di legge C. 1253.

La Commissione approva la proposta di relazione del relatore.


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Mimmo LUCÀ, presidente, avverte che la Commissione procederà ora all'esame del disegno di legge C. 1254.

La Commissione approva la proposta di relazione del relatore.

DL 223/06: Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale.
C. 1475 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alle Commissione riunite V e VI).
(Esame e rinvio)

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Mimmo LUCÀ, presidente, avverte che la Commissione è convocata, in sede consultiva, per l'esame del disegno di legge C. 1475 recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 4 luglio 2206, n. 223, concernente disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale», approvato dal Senato. Poiché il provvedimento è iscritto nel calendario dei lavori dell'Assemblea a partire da venerdì 29 luglio e le Commissioni riunite Bilancio e Finanze hanno previsto di concluderlo entro giovedì 28 luglio, la Commissione è tenuta ad esprimere il parere di competenza entro la mattinata di domani 28 luglio.

Domenico DI VIRGILIO (FI), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede di sapere quando la Commissione concluderà l'esame in sede consultiva del provvedimento, atteso quanto dichiarato dal Presidente Bertinotti nella seduta dell'Assemblea di questa mattina a proposito dei tempi a disposizione delle Commissioni.
Pertanto, riterrebbe opportuno che la Commissione si convochi per l'esame del provvedimento anche successivamente alla riunione della Conferenza dei capigruppo, preannunciata dal Presidente Bertinotti per la giornata di domani alle ore 11.

Mimmo LUCÀ, presidente, ritiene che si possa senz'altro accogliere la richiesta testé formulata dal deputato Di Virgilio, precisando che rimane comunque ferma la convocazione della Commissione per le ore 8,30, sempre che non si esauriscano gli interventi nella seduta odierna.

Emanuele SANNA (Ulivo), relatore, rileva che il decreto-legge in esame, modificato dal Senato, contiene le seguenti disposizioni rientranti nella competenza della Commissione: articolo 5: norme sulla titolarità delle farmacie, sulla distribuzione dei farmaci e sugli sconti ad essi applicabili; articolo 18: incremento del Fondo nazionale per il servizio civile e del Fondo nazionale per le politiche sociali; articolo 19: istituzione presso la Presidenza del Consiglio di tre Fondi destinati al finanziamento di politiche per la famiglia, per i giovani e per le pari opportunità; articolo 22-bis, commi 2 e seguenti: proroga dei termini per l'utilizzo di studi medici professionali esterni per l'attività intramoenia. Segnala inoltre l'articolo 33, che detta una nuova disciplina generale del trattenimento in servizio dei dipendenti pubblici, applicabile dunque anche ai medici.
Osserva che le disposizioni di cui all'articolo 5, modificate dal Senato, recano alcune innovazioni al sistema di vendita dei farmaci, con riferimento ai seguenti aspetti: vendita di farmaci non soggetti a prescrizione medica al di fuori delle farmacie (commi 1 e 2); nuove modalità per gli sconti sui prodotti non soggetti a prescrizione medica (comma 3); etichettatura e stampati illustrativi dei prodotti commercializzati nella provincia di Bolzano (comma 3-bis); revisione degli obblighi a carico dei distributori di farmaci (comma 4); disciplina della titolarità delle farmacie (commi 5, 6, 6-ter e 7); nuova disciplina della successione mortis causa (comma 6-bis). Aggiunge che la relazione illustrativa sottolinea le finalità delle disposizioni in esame, volte a favorire una maggiore


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concorrenza nel settore della distribuzione dei farmaci, recependo anche le indicazioni provenienti dall'Autorità per la concorrenza e gli orientamenti emersi a livello comunitario.
Rileva in particolare che il comma 1 autorizza la vendita al pubblico dei farmaci e prodotti non soggetti a prescrizione medica da parte degli esercizi commerciali al dettaglio; nel testo del Senato è prevista una comunicazione al Ministero della salute e alla Regione interessata dell'avvio di tale attività da parte degli esercizi commerciali. Al riguardo, ricorda che i prodotti non soggetti a prescrizione medica (SOP) sono acquistabili privatamente senza bisogno di ricetta medica, mentre i medicinali OTC (Over the counter) hanno le medesime caratteristiche dei SOP, ma per essi sono consentite forme di pubblicità presso il pubblico; per quanto riguarda gli esercizi commerciali abilitati alla vendita dei SOP, la facoltà riguarda tutte le tipologie di strutture generali di vendita - quindi, sia gli esercizi di vicinato sia le medie e grande strutture di vendita (di cui all'articolo 4, comma 1, lettere d), e) ed f), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114).
Osserva poi che, ai sensi del comma 2, nel testo del Senato, la vendita è consentita durante l'orario di apertura dell'esercizio commerciale, nell'ambito di un apposito reparto, alla presenza e con l'assistenza personale e diretta al cliente di uno o più farmacisti abilitati all'esercizio della professione ed iscritti al relativo ordine; sono in ogni caso vietati, per i medicinali in oggetto, i concorsi, le operazioni a premio e le vendite sotto costo.
Rileva quindi che il comma 3 modifica la disciplina sugli sconti che i distributori al dettaglio possono praticare sui farmaci non soggetti a prescrizione medica: la normativa fino ad ora vigente ammette uno sconto fino al 20 per cento sul prezzo massimo stabilito dall'azienda titolare; lo sconto può variare da medicinale a medicinale e deve essere applicato, senza discriminazioni, a tutti i clienti del distributore, mentre la nuova disciplina di cui al comma 3, che abroga esplicitamente quella summenzionata, sopprime il limite del 20 per cento, subordinando la facoltà dello sconto solo alle condizioni che il medesimo sia esposto in modo leggibile e chiaro al consumatore e che sia riconosciuto (come già prevede la normativa fino ad ora vigente) a tutti gli acquirenti; specifica, inoltre, che sono nulle le eventuali clausole contrattuali intese a porre limiti alla possibilità di praticare gli sconti nei termini suddetti.
Passando al comma 3-bis, introdotto dal Senato, osserva che esso appare volto a salvaguardare la disciplina specifica per i prodotti medicinali in commercio nella provincia di Bolzano, in base alla quale le etichette e gli stampati illustrativi devono essere redatti congiuntamente nelle due lingue italiana e tedesca.
Rileva quindi che il comma 4 modifica gli obblighi a carico dei distributori, con riferimento ai prodotti medicinali non a carico del SSN: la normativa fino ad ora vigente (articolo 105, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219) richiede che i titolari dell'autorizzazione alla distribuzione all'ingrosso di medicinali detengano almeno il novanta per cento dei farmaci in possesso di un'autorizzazione all'immissione in commercio e che la stessa percentuale sia rispettata anche nell'ambito dei soli medicinali generici; la novella di cui al comma 4 esclude dall'obbligo in esame i medicinali non ammessi al rimborso (totale o parziale) a carico del Servizio sanitario nazionale; viene fatta salva la possibilità del rivenditore al dettaglio di rifornirsi presso altro grossista.
Passa quindi ad illustrare alcune disposizioni relative alle farmacie (commi 5, 6, 6-ter e 7).
Al riguardo, osserva che la prima parte del comma 5 consente che le società di persone e le società cooperative a responsabilità limitata gestiscano farmacie private; la normativa fino ad ora vigente ammette che le farmacie private siano gestite, oltre che da persone fisiche, da società, sempreché appartenenti alle due tipologie suddette, solo nel caso in cui la


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medesima gestione sia cominciata prima dell'entrata in vigore della stessa legge n. 362 del 1991.
Segnala poi che la seconda parte del comma 5 riguarda i requisiti dei soci delle società in oggetto: la disciplina fino ad ora vigente richiede che i soci siano farmacisti iscritti all'albo della provincia in cui ha sede la società e posseggano il requisito dell'idoneità, conseguita ad un concorso per sedi farmaceutiche; la disposizione in esame sopprime il vincolo relativo alla provincia, restando fermo che i soci debbano essere farmacisti iscritti all'albo ed in possesso dell'idoneità.
Rileva quindi che la terza parte del comma 5 sopprime l'incompatibilità della posizione di socio (di società di gestione delle farmacie) con l'esercizio di attività di distribuzione dei medicinali; la disciplina fino ad ora vigente stabilisce invece l'incompatibilità: con qualsiasi altra attività esplicata nel settore della produzione, distribuzione, intermediazione e informazione scientifica del farmaco; con la posizione di titolare, gestore provvisorio, direttore o collaboratore di altra farmacia; con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato.
Fa quindi presente che il comma 6 abroga i commi 5, 6 e 7 dell'articolo 7 della già ricordata legge n. 362 del 1991; il Senato ha nel contempo approvato il comma 6-ter. Osserva che sono, di conseguenza, soppressi: il divieto, per le società di gestione di farmacie private, di titolarità dell'esercizio di più farmacie ed il vincolo in base al quale la farmacia, ai fini della medesima titolarità, deve essere ubicata nella provincia ove si trova la sede legale della società; il divieto di partecipare a più di una società di gestione di farmacie private; la norma che limita la possibilità di gestione delle farmacie private ai farmacisti iscritti all'albo della provincia in ha sede la farmacia; con il comma 6-ter, approvato dal Senato, si prevede che ciascuna società può essere titolare dell'esercizio di non più di quattro farmacie nella provincia in cui ha sede legale. Aggiunge che il comma 7, nel testo modificato dal Senato, abroga l'intero articolo 100, comma 2, del decreto legislativo n. 219 del 2006, in base al quale l'attività di distribuzione all'ingrosso di medicinali e quella di fornitura al pubblico di medicinali in farmacia sono tra loro incompatibili; a questi proposito, segnala che il testo originario del decreto limitava invece l'incompatibilità al caso in cui tali attività venissero svolte dal medesimo soggetto imprenditoriale.
Rileva quindi che il comma 6-bis, approvato dal Senato, detta una nuova disciplina sulle fattispecie di successione mortis causa di una partecipazione in una società di gestione di farmacie private (e di eventuale insussistenza, da parte del medesimo o dei medesimi aventi causa, dei requisiti stabiliti per i soci delle società in oggetto), nonché di successione mortis causa nella titolarità di una farmacia privata (individuale e non gestita in forma societaria) da parte di aventi causa non in possesso dei requisiti per la stessa titolarità: la disciplina vigente prevede che l'avente causa debba, nelle fattispecie in esame, cedere la partecipazione o (a seconda dei casi) la titolarità della farmacia nel termine di tre anni dall'acquisizione; nel caso in cui l'avente causa sia il coniuge ovvero l'erede in linea retta entro il secondo grado, il suddetto termine è differito al compimento del trentesimo anno di età dell'avente causa, ovvero (sempreché questo secondo termine risulti successivo e qualora il medesimo avente causa, entro un anno dall'acquisizione, si iscriva ad una facoltà di farmacia, in qualità di studente, presso un'università, statale o abilitata a rilasciare titoli aventi valore legale) al termine di dieci anni dall'acquisizione della partecipazione o della titolarità. Fa notare come invece la norma introdotta dal Senato preveda che gli eredi che acquisiscano partecipazioni nelle società di gestione della farmacia, in assenza dei prescritti requisiti professionali, possano mantenere tale partecipazione per un periodo massimo di due anni, dovendola entro tale termine comunque dimettere; il medesimo termine di due anni viene indicato per la vendita della farmacia da parte degli eredi del titolare privi dei


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prescritti requisiti professionali, ai sensi dell'articolo 12 della legge n. 475 del 1968. Fa rilevare ancora, a questo proposito, come tale disposizione si sovrapponga con quanto originariamente previsto dall'articolo 9 del disegno di legge comunitaria, che infatti è stato opportunamente soppresso nel corso dell'esame in sede referente.
Passa quindi ad illustrare le disposizioni di cui all'articolo 18: in particolare, il comma 1 prevede un incremento pari a 30 milioni per l'anno 2006 della dotazione, determinata dalla tabella C della legge finanziaria per il 2006, del Fondo nazionale per il servizio civile di cui all'articolo 19 della legge n. 230 del 1998, incidendo sugli stanziamenti previsti dalla legge finanziaria 2006: lo stanziamento per il 2006 passa quindi da 207.760.000 euro a 237.760.000 euro, mentre non subiscono variazioni gli stanziamenti per gli anni 2007 e 2008. A questo riguardo, ricorda incidentalmente che l'articolo 1, comma 6, del decreto-legge n. 181 del 2006, con il quale si è proceduto al riordino delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Ministeri, ha, tra l'altro, disposto il trasferimento delle funzioni in materia di organizzazione, indirizzo e controllo del Servizio civile nazionale, in precedenza esercitate dalla Presidenza del Consiglio, al Ministero della solidarietà sociale.
Osserva poi che il comma 2 provvede ad integrare di 300 milioni di euro per ciascuno degli anni del periodo 2006-2008 la dotazione del Fondo nazionale per le politiche sociali di cui all'articolo 20, comma 8, della legge n. 328 del 2000. Illustra quindi il quadro delle nuove dotazioni del Fondo per il suddetto triennio, sottolineando che nel Fondo nazionale per le politiche sociali, nella sua dizione più ampia, confluiscono anche altre risorse afferenti al bilancio del Ministero del lavoro. Segnala quindi come, nel corso degli anni scorsi, si sia registrato un incremento delle risorse complessive del Fondo fino al 2004, cui ha fatto seguito una riduzione degli stanziamenti.
Passa quindi a illustrare l'articolo 19, che istituisce presso la Presidenza del Consiglio dei ministri tre distinti Fondi per interventi riguardanti: politiche della famiglia (comma 1); politiche giovanili (comma 2); politiche relative ai diritti e alle pari opportunità (comma 3). Aggiunge che lo stanziamento per ciascuno dei tre Fondi è pari a 3 milioni di euro per il 2006 e a 10 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2007.
In particolare, osserva che, in base al comma 1, il Fondo per le politiche della famiglia è espressamente finalizzato a realizzare e promuovere interventi per la tutela della famiglia, in tutte le sue componenti e le sue problematiche generazionali e a supportare l'Osservatorio nazionale sulla famiglia; l'istituzione del Fondo può essere posta in relazione con la recente attribuzione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri delle funzioni di indirizzo e coordinamento in materia di politiche per la famiglia (comma 19 dell'articolo 1). Ricorda, inoltre, che l'Osservatorio nazionale sulla famiglia si basa su una convenzione a titolo oneroso tra l'ex Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Comune di Bologna con funzioni di Comune capofila: la struttura, della quale fanno parte i rappresentanti di 25 Comuni italiani, svolge una serie di compiti tra i quali si segnalano, in particolare: l'osservazione dei cambiamenti strutturali della famiglia e delle tipologie familiari; il monitoraggio dei principali indicatori socio-demografici; l'elaborazione di strategie per la promozione e il sostegno delle relazioni e responsabilità familiari; l'analisi delle modalità di coordinamento e di raccordo nella governance delle politiche per la famiglia tra il livello nazionale, regionale, locale; lo svolgimento di attività di rilevazione e monitoraggio su esperienze locali di solidarietà familiare e reti di associazioni familiari. Al riguardo, ricorda inoltre che, nel corso dell'audizione presso la Commissione, il ministro Bindi ha sottolineato l'orientamento del Governo di promuovere l'elaborazione di proposte di legge e progetti di interesse nazionale con il coinvolgimento delle autonomie


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regionali e locali e finanziati dal Fondo nazionale delle politiche della famiglia anche attraverso forme di cofinanziamento e «partenariato»; il ministro ha altresì espresso la volontà di potenziare il ruolo dell'Osservatorio nazionale sulla famiglia, che dovrà qualificarsi anche come organismo tecnico scientifico di supporto alla Presidenza del Consiglio, prevedendo l'apertura di una nuova sede in una regione del Mezzogiorno.
Passa quindi al comma 2, ricordando che, in base alle disposizioni ivi contenute, il Fondo per le politiche giovanili è espressamente finalizzato a promuovere il diritto dei giovani alla formazione culturale e professionale e all'inserimento nella vita sociale, anche attraverso interventi volti ad agevolare la realizzazione del diritto dei giovani all'abitazione nonché a facilitare l'accesso al credito per l'acquisto e l'utilizzo di beni e servizi; l'istituzione del Fondo appare connessa alla recente attribuzione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri delle funzioni di indirizzo e coordinamento in materia di politiche giovanili. Ricorda inoltre come il ministro Melandri, nell'ambito dell'audizione svolta il 18 luglio, abbia precisato che presto, in accordo con le Regioni e gli enti territoriali, saranno regolamentate le modalità di funzionamento del Fondo per le politiche giovanili. Dichiara quindi di ritenere opportuno un approfondimento delle finalità del Fondo per la famiglia (per la parte non riguardante il finanziamento dell'Osservatorio nazionale) e di quello per le politiche giovanili, anche alla luce della giurisprudenza della Corte costituzionale in materia di fondi settoriali (o di impiego delle risorse del Fondo per le politiche sociali) in materie non rientranti nella competenza esclusiva dello Stato: la Corte si è pronunciata più volte sulla illegittimità costituzionale di disposizioni di legge volte a vincolare l'impiego di risorse finanziarie non solo nelle materie rientranti nella competenza esclusiva delle regioni (come i servizi sociali), ma anche in settori riconducibili alla competenza concorrente di Stato e regioni (ad esempio per i servizi per l'infanzia, nei quali sono prevalenti gli aspetti relativi all'istruzione e alla formazione prescolare dei bambini).
Venendo al comma 3, osserva che, in tale norma, il Fondo è denominato «Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità»; la relativa delega di funzioni, disposta con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data 15 giugno 2006, ha ad oggetto le funzioni di programmazione, indirizzo e coordinamento di tutte le iniziative, anche normative, nonché ogni altra funzione attribuita dalle vigenti disposizioni al Presidente del Consiglio dei ministri nelle materie concernenti la promozione dei diritti della persona e delle pari opportunità, nonché la prevenzione e rimozione di ogni forma e causa di discriminazione tra gli individui. Segnala inoltre che, nel parere espresso dalla Conferenza unificata Stato - Regioni - autonomie locali del 19 luglio scorso, è stato richiesto che alla ripartizione dei tre Fondi si provveda annualmente con decreto del Presidente del consiglio, previa intesa con la medesima Conferenza unificata, ai sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo n. 281 del 1997.
Passando alle disposizioni di cui all'articolo 22-bis, commi 2 e seguenti, introdotte dal Senato, rileva che esse intervengono su un aspetto specifico della attività ambulatoriale intramoenia, e cioè lo svolgimento di attività libero professionale da parte del personale del servizio sanitario nazionale; in particolare, si dispone un ulteriore rinvio del termine ultimo del 31 luglio 2006, previsto dalla normativa vigente, per l'utilizzo di studi professionali esterni in caso di carenza di strutture e spazi idonei.
Più nello specifico, chiarisce che, ai sensi del comma 2, il termine ultimo è prorogato di un anno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione, ovvero fino alla data del completamento, da parte dell'azienda sanitaria di appartenenza, degli interventi strutturali necessari all'espletamento dell'attività libero professionale, previa certificazione della Regione o della Provincia autonoma; al riguardo, rammenta inoltre che il termine del 31 luglio


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2006 è il risultato di più proroghe stabilite nel corso della precedente legislatura dell'originario termine del 31 luglio 2003.
Osserva quindi come il comma 3 precisi che l'esercizio dell'attività libero professionale intramuraria in studi professionali deve uniformarsi ai principi organizzativi stabiliti da ogni singola azienda secondo le modalità stabilite dalle regioni e sulla base dell'atto di indirizzo e coordinamento adottato con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 marzo 2000: tale decreto fissa i criteri direttivi per le specifiche iniziative che i direttori generali devono adottare per il reperimento delle strutture non accreditate e per garantire la progressiva riduzione delle liste di attesa; con tale decreto è stato inoltre precisatoche per attività libero-professionale del personale medico e delle altre professioni della dirigenza del ruolo sanitario si intende l'attività che detto personale, individualmente o in équipe, esercita fuori dall'orario di lavoro, in regime ambulatoriale e di ricovero a favore e su libera scelta dell'assistito e con oneri a carico dello stesso o di assicurazioni o fondi sanitari integrativi; il decreto prevede infine che i direttori delle aziende sanitarie debbano adottare un apposito atto aziendale per la definizione delle modalità organizzative dell'attività libero-professionale intramuraria.
Passando al comma 4, rileva che esso introduce alcune disposizioni atte a garantire il corretto equilibrio tra attività istituzionale e attività libero professionale intramuraria, anche al fine di ridurre le liste di attesa; a tal fine sono affidati alle Regioni i controlli sulle modalità di svolgimento dell'attività libero professionale e l'adozione di misure, nei confronti delle aziende risultate inadempienti, dirette ad attivare interventi sostitutivi anche attraverso la nomina di un commissario ad acta; viene infine precisato che l'attività libero professionale non può superare, sul piano quantitativo nell'arco dell'anno, l'attività istituzionale dell'anno precedente. Al riguardo, segnala che sarebbe opportuno un coordinamento, formale e sostanziale, delle disposizioni in esame con la disciplina di cui all'articolo 15-quinquies, comma 3, del decreto legislativo n. 502 del 1992: tale disposizione prevede, tra l'altro, che l'attività libero professionale non può comportare, per ciascun dipendente, un volume di prestazioni superiore a quello assicurato per i compiti istituzionali; la norma inoltre rinvia alla contrattazione nazionale la definizione di un corretto equilibrio fra attività istituzionale e attività libero professionale, nel rispetto dei seguenti principi: l'attività istituzionale è prevalente rispetto a quella libero professionale, che viene esercitata nella salvaguardia delle esigenze del servizio e della prevalenza dei volumi orari di attività necessari per i compiti istituzionali; devono essere comunque rispettati i piani di attività previsti dalla programmazione regionale e aziendale e conseguentemente assicurati i relativi volumi prestazionali e i tempi di attesa concordati con le équipe; l'attività libero professionale è soggetta a verifica da parte di appositi organismi e sono individuate penalizzazioni, consistenti anche nella sospensione del diritto all'attività stessa, in caso di violazione delle disposizioni di cui al presente comma o di quelle contrattuali.
Da ultimo, passa a illustrare le disposizioni contenute nell'articolo 33, per i profili di competenze della Commissione: i commi 1 e 2 modificano la disciplina generale, di cui all'articolo 16, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, e successive modificazioni, relativa alle possibilità per i dipendenti pubblici di restare in servizio oltre il limite di età per il collocamento a riposo (limite pari, in linea di massima, al compimento del sessantacinquesimo anno di età). Al riguardo, ricorda che il primo periodo dell'articolo 16, comma 1, del decreto legislativo n. 503 prevede la facoltà per i dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici di permanere in servizio per un periodo massimo di un biennio, oltre il limite di età per il collocamento a riposo; inoltre, i periodi dal secondo al quinto dello stesso articolo 16, comma 1, introdotti dall'articolo 1-quater del decreto-legge 28 maggio 2004, n. 136, hanno previsto


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per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, con l'esclusione di talune categorie, la facoltà di richiedere il trattenimento in servizio fino al compimento del settantesimo anno di età; la permanenza in servizio è subordinata all'accoglimento della domanda da parte dell'amministrazione di appartenenza, che può accoglierla, previa valutazione dell'interesse stesso dell'amministrazione, in relazione all'esperienza professionale del richiedente ed all'efficiente andamento dei servizi, tenuto conto delle norme in materia di riduzione dell'organico del personale della pubblica amministrazione, introdotto dall'articolo 39 della legge n. 449 del 1997 e disciplinato per le varie annualità dalle recenti leggi finanziarie. Ricorda inoltre il dipendente trattenuto in servizio può essere destinato a compiti diversi da quelli svolti. Osserva quindi che il comma 1 dell'articolo in esame sopprime la possibilità per i dipendenti pubblici di trattenimento in servizio fino al compimento del settantesimo anno d'età; la relazione illustrativa del disegno di legge di conversione del decreto legge motiva la soppressione della possibilità del trattenimento in servizio fino al settantesimo anno di età affermando che l'istituto ha rappresentato un costo per il settore pubblico, sia per il correlato mantenimento di retribuzioni più elevate rispetto ad un nuovo assunto nel contesto di una disciplina di forte contenimento delle assunzioni, sia in termini di funzionalità trattandosi di un ulteriore impedimento alle esigenze di ricambio generazionale.
Rileva poi che, in base alla norma transitoria di cui al successivo comma 2, i soggetti già autorizzati al medesimo trattenimento in servizio entro la data di entrata in vigore del decreto legge possono permanere in servizio, alle stesse condizioni giuridiche ed economiche, anche ai fini del trattamento pensionistico, previste dalla disciplina sopra ricordata.
Quanto al comma 3, rileva infine come esso disponga che i limiti di età per il collocamento a riposo dei dipendenti pubblici, tenendo conto anche della facoltà di permanere in servizio per un periodo massimo di un biennio oltre il sessantacinquesimo anno d'età, si applichino anche ai fini del conferimento degli incarichi dirigenziali a soggetti esterni alle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, e successive modificazioni.

Giovanni Mario Salvino BURTONE (Ulivo), riservandosi di intervenire più diffusamente nella seduta di domani, chiede di sapere se le disposizioni in materia di pubblicità delle attività professionali siano applicabili anche agli studi medici.

Il sottosegretario Antonio GAGLIONE precisa che gli studi medici sono esclusi dall'applicazione delle disposizioni cui ha fatto riferimento il deputato Burtone.

Ugo LISI (AN) si dichiara allarmato per la tensione che si è venuta a creare con le associazioni dei farmacisti. A tal proposito, comunica che è appena terminato, presso il Ministero della salute, l'incontro con alcuni rappresentanti di tali associazioni, che solo dopo reiterate richieste sono stati ricevuti, anche grazie all'intervento di alcuni esponenti di Alleanza Nazionale. Dichiara inoltre che, curiosamente, è stata da più parti rilevata l'impressione che i soggetti della grande distribuzione commerciale sapessero, ancor prima dell'emanazione del decreto-legge, che sarebbe stata concessa loro la possibilità di vendere determinati tipi di farmaci. Desidera inoltre richiamare l'attenzione della Commissione sulla preoccupazione, presente tra i consumatori, per il possibile venir meno del ruolo tradizionalmente svolto dai farmacisti. Dichiara infine che la decisione del Governo è apparsa piuttosto una forzatura che non una decisione negoziata, come invece sarebbe stato auspicabile.

Giulio CONTI (AN) rileva preliminarmente che il relatore ha omesso di precisare quali effetti il provvedimento in esame abbia sulla disposizione, contenuta nel cosiddetto «decreto Storace» sul prezzo dei farmaci, che prevedeva il


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blocco per due anni dei prezzi dei farmaci. A suo avviso, vi è il rischio che le nuove disposizioni facciano venir meno tale blocco. Dopo aver rilevato che il provvedimento in esame appare come il frutto di un accordo con le società multinazionali attive nel settore della distribuzione, sottolinea il rischio che la vendita di farmaci al di fuori delle farmacie induca ad un consumo incontrollato. A tal proposito, pur apprezzando la previsione di un'assistenza fornita dai farmacisti anche all'interno degli altri esercizi commerciali, esprime la preoccupazione che si giunga molto presto a consentire la vendita di qualsiasi genere di farmaco al di fuori delle farmacie. Osserva poi che, se si intende realmente pervenire ad una riduzione dei prezzi dei farmaci, l'unica strada consiste nella revisione dei prontuari, rispetto alla quale, tuttavia, non è chiaro se e come il Governo intenda intervenire. Si chiede poi quale senso abbia il riferimento a una «piena» liberalizzazione dei prezzi dei farmaci contenuto nel provvedimento in esame.

Chiara MORONI (FI) dichiara fin da subito, anche a nome del proprio gruppo, l'assoluta contrarietà al provvedimento in esame, per ragioni sia di merito sia di metodo. Ritiene che tale provvedimento, spacciato dalla maggioranza come intervento di liberalizzazione, altro non sia che un intervento di natura fiscale, come dimostra anche l'assegnazione in sede referente alle Commissioni Bilancio e Finanze. Si tratta inoltre, a suo avviso, di un intervento diretto contro precise categorie, tradizionalmente non riconducibili all'elettorato di centrosinistra, che si cerca di colpire attraverso liberalizzazioni che non esita a definire «finte», in quanto prevedono un'accentuazione dell'attività di controllo da parte dello Stato. Dichiara invece la disponibilità dell'opposizione a discutere di liberalizzazioni vere, capaci cioè di rilanciare la competitività del Paese, quali il Governo non ha finora saputo proporre: pensa, a titolo d'esempio, a settori come le banche e l'energia. Per quanto attiene alla visione culturale di fondo del provvedimento, denuncia che esso si contraddistingue per un ricorso eccessivo al controllo da parte dello Stato, al punto da segnare, a suo avviso, un primo passo verso uno Stato di polizia. Si riferisce, ad esempio, all'obbligo imposto ai professionisti di aprire appositi conti correnti per la gestione della loro attività e al riscontro tra i prelievi effettuati su tali conti correnti e l'effettivo tenore di vita dei titolari; oppure all'obbligo di effettuare tutti i pagamenti relativi a prestazioni professionali, di importo superiore ai cento euro, mediante mezzi di pagamento tracciabili. Sotto quest'ultimo profilo, sottolinea quale elemento di complicazione una simile previsione possa costituire per determinate fasce della popolazione, quando si trovino a dover ricorrere a prestazioni professionali. Pur condividendo la finalità di contrastare seriamente l'evasione fiscale, ritiene che sarebbe di gran lunga più efficace l'introduzione di un ampio sistema di detrazioni, come si è dimostrato con la detraibilità delle spese farmaceutiche. Quanto all'abolizione delle tariffe minime per le prestazioni professionali, ritiene che essa non costituisca una reale forma di liberalizzazione, che consenta al Paese di agganciare la ripresa economica, e che, per di più, essa riduca la tutela del consumatore. Dopo aver quindi ribadito di non condividere il provvedimento nel suo insieme, in quanto privo di una dimensione progettuale complessiva, passa a trattare le specifiche parti di competenza della Commissione.
Per quanto riguarda le disposizioni relative ai medici, segnala innanzitutto che il termine per l'utilizzo di studi professionali esterni per l'attività intramoenia andrebbe prorogato non già di un solo anno, bensì finché non siano disponibili strutture idonee. Si chiede comunque se sia giusto che l'attività intramoenia sia svolta all'interno delle medesime strutture pubbliche in cui si svolge l'ordinaria attività di assistenza. Ritiene poi che il riferimento, contenuto nella relazione, all'esigenza di mantenere un certo rapporto quantitativo tra attività di libera professione e attività ospedaliera sia il frutto di un'impostazione culturale


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che vede nella libera professione una sorta di concessione del Servizio sanitario nazionale nei confronti dei medici. Dichiara inoltre la propria contrarietà alla norma che abolisce la possibilità, per i medici, di restare in servizio fino al compimento del settantesimo anno di età. Venendo a trattare delle disposizioni relative alle farmacie, dichiara che le proprie considerazioni muovono dalla convinzione che nessun tipo di farmaco debba essere pubblicizzato, in quanto non si tratta di un bene di consumo, il cui utilizzo debba essere incentivato, quanto piuttosto di un bene il cui consumo è semmai da limitare, Se tuttavia si accede all'idea che alcuni farmaci possano essere pubblicizzati, ritiene che da ciò discenda automaticamente il fatto che essi possano essere venduti al di fuori delle farmacie. Su quest'ultimo aspetto, per altro, dichiara che potrebbe al limite concordare, anche se ritiene che occorra riflettere sui meccanismi che caratterizzano, anche psicologicamente, l'acquisto di prodotti negli esercizi della grande distribuzione. Se tuttavia si conviene sulla possibilità di vendere determinati farmaci al di fuori delle farmacie, dichiara di non comprendere per quale ragione si debba poi disporre che sia un farmacista a fornire assistenza nell'acquisto di questo tipo di farmaci. Ricorda inoltre che il sistema italiano di distribuzione dei farmaci ha dato sinora ottimi risultati, qualificandosi come uno dei migliori al mondo, e che la Grecia, la quale, partendo da un sistema simile al nostro, aveva proceduto sulla strada della liberalizzazione, sta ora precipitosamente correndo ai ripari. Segnala inoltre il rischio che il provvedimento comporti una riduzione del fatturato delle farmacie, non sopportabile da parte delle farmacie più piccole, con la conseguenza che tali farmacie, che spesso costituiscono un fondamentale punto di riferimento per le comunità locali minori, potrebbero essere costrette alla chiusura. Ricorda quindi di aver condotto, nella scorsa legislatura e insieme all'allora opposizione, una convinta battaglia contro il cosiddetto «decreto Storace», in quanto esso prevedeva proprio la liberalizzazione del prezzo dei farmaci, e ritiene che, in un'ottica di liberalizzazione, la diminuzione dei prezzi possa discendere solo da un aumento dei consumi, che tuttavia, per questo particolare tipo di prodotto, non è certo auspicabile. Quanto all'effettivo problema costituito dal fatto che, in Italia, alcuni farmaci hanno prezzi molto più elevati che all'estero, dopo aver ricordato come il citato «decreto Storace» opportunamente prevedesse la possibilità di introdurre aumenti solo ogni due anni, rileva che, a suo avviso, tale problema si può risolvere solo intervenendo sul prontuario farmaceutico, come già segnalato dal deputato Conti. Osserva poi che le farmacie garantiscono in Italia una rete di servizi di grande valenza sociale e che la previsione di una pianta organica dei farmacisti, la quale certo costituisce anche una sorta di reddito minimo garantito, è tuttavia utile al Paese in quanto consente alle farmacie di continuare ad operare come aziende con una finalità sociale. Quanto poi alla circostanza per cui attualmente le farmacie vendono anche merci diverse dai farmaci, ritiene che si potrebbe valutare la possibilità di limitare l'ambito merceologico delle farmacie, inducendole in compenso ad offrire servizi qualificati. Rispondendo poi alle argomentazioni di quanti sostengono che il provvedimento serva a contrastare la disoccupazione dei farmacisti, rileva come, in realtà, i farmacisti operino in un regime di quasi piena occupazione. Osserva inoltre che si potrebbe, invece di prevedere che i farmacisti forniscano assistenza negli esercizi della grande distribuzione per l'acquisto di farmaci che, per altro, lo stesso provvedimento prevede siano in libero accesso, pensare alla vendita di determinati farmaci da banco al di fuori delle farmacie, sulla base di un'apposita lista stilata dalla Agenzia italiana del farmaco.

Mimmo LUCÀ, presidente, invita il deputato Moroni a contenere per quanto possibile i tempi del suo intervento, per dar modo ai colleghi di intervenire a loro volta, se lo desiderino.


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Chiara MORONI (FI), avviandosi a concludere, segnala i rischi di sovrapposizione ingenerati dall'ingresso delle catene multinazionali della distribuzione nella proprietà delle farmacie, con le conseguenze che ne possono derivare per la tutela della salute dei cittadini. Sottolinea poi che la vendita dei farmaci al di fuori dalle farmacie può rendere assai più complicato l'esercizio della farmacovigilanza. Venendo a trattare del metodo seguito dal Governo, sottolinea come il ministro Turco avesse, nel corso della sua audizione in Commissione, sottolineato il ruolo della concertazione ed esprime pertanto stupore per il fatto che lo stesso ministro non sia stato coinvolto nella predisposizione del provvedimento, non si sia pronunciato sull'argomento e si sia rifiutato proprio oggi di ricevere i rappresentanti dei farmacisti.

Katia ZANOTTI (Ulivo), intervenendo sull'ordine dei lavori, fa presente che a breve riprenderanno i lavori in Aula e che, se tutti i colleghi non fanno uno sforzo per contenere la durata degli interventi, c'è il rischio che, anche domani, non tutti possano intervenire.

Mimmo LUCÀ, presidente, constatata l'imminenza della ripresa dei lavori in Assemblea e in considerazione del fatto che vi sono ancora diversi deputati che intendono intervenire nel dibattito, rinvia il seguito dell'esame alla seduta di domani, convocata per le ore 8.30.

La seduta termina alle 16.30.