XIII Commissione - Resoconto di mercoledý 20 settembre 2006


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SEDE REFERENTE

Mercoledì 20 settembre 2006. - Presidenza del presidente Marco LION. - Interviene il sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali, Giovanni Mongiello e Guido Tampieri.

La seduta comincia alle 10.15.

Decreto-legge n. 251/2006: Adeguamento alla direttiva 79/409/CEE in materia di conservazione della fauna selvatica.
C. 1610 Governo.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento rinviato nella seduta del 19 settembre 2006.

Marco LION, presidente, avverte che è pervenuto il parere favorevole con osservazioni del Comitato per la legislazione e il parere favorevole con osservazioni della I Commissione; è stata, inoltre, trasmessa una segnalazione da parte dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas.

Giuseppe Francesco Maria MARINELLO (FI), intervenendo sull'organizzazione dei lavori, chiede chiarimenti sulle modalità di svolgimento della seduta odierna, tenuto conto che i lavori presso l'Assemblea avranno inizio alle ore 10,30.

Marco LION, presidente, fa presente che i lavori della Commissione potranno proseguire fino alle ore 10,30. Inoltre, considerato che l'esame in sede referente del provvedimento dovrà concludersi al più tardi entro la giornata di giovedì 22 settembre prossimo alla luce dell'inserimento del disegno di legge nel calendario dei lavori dell'Assemblea a partire dalla mattinata di venerdì 23 settembre, rappresenta ai componenti della Commissione la


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necessità di contenere gli interventi per l'esame preliminare del provvedimento. Sottolinea peraltro la volontà di non compromettere un clima aperto e collaborativo tra i gruppi di maggioranza e di opposizione nel corso dell'esame del disegno di legge.

Angelo Alberto ZUCCHI (Ulivo) osserva che il decreto-legge in esame persegue la finalità di fornire risposte certe sulla questione del contenzioso comunitario nei confronti dell'Italia, nonché di ripristinare di un quadro normativo coerente nel settore della attività venatoria, in particolare per quanto riguarda la disciplina delle Zone di protezione speciale (ZPS). Rileva, altresì, che il merito del provvedimento è quello di avere preservato i piani di sviluppo rurale da una prospettiva di mancata approvazione e di mancati finanziamenti per i prossimi sette anni. Anche a nome di tutti i gruppi della maggioranza parlamentare, condivide le ragioni di necessità e urgenza che hanno indotto il Governo a provvedere sulla materia con decreto-legge, pur riconoscendo che tale strumento non esaurisce le questioni ancora aperte nel settore della attività venatoria. Preannuncia che per tale motivo la maggioranza intende presentare emendamenti volti a colmare le lacune del provvedimento, anche sulla base delle segnalazioni emerse nel corso delle audizioni. Le proposte emendative saranno volte a sciogliere le perplessità in ordine a tre aspetti: la questione del principio di inderogabilità e il carattere transitorio di talune norme statali rispetto all'intervento delle regioni; il ruolo dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica (INFS), al quale il decreto-legge nella sua attuale formulazione conferisce una connotazione politica a discapito delle funzioni svolte dagli organi rappresentativi regionali; i dubbi di costituzionalità sull'articolo 8. Ritiene che un ulteriore aspetto problematico sia costituito, nel caso di procedure di infrazione nei confronti dell'Italia, dalla impossibilità di applicare sanzioni nei confronti delle regioni che abbiano determinato l'avvio della procedura nei confronti dello Stato italiano. A suo avviso occorre che le regioni siano maggiormente coinvolte nella fase di definizione delle regole, insieme ai soggetti interessati dalle norme del provvedimento e che sono stati auditi dalla Commissione. Osserva altresì che il decreto-legge persegue l'obiettivo di riavviare una strategia normativa nei confronti delle ZPS senza pretendere di potere disciplinare l'intero settore venatorio.

Marco LION, presidente, avverte che, in considerazione dei tempi a disposizione per l'esame preliminare del provvedimento e anche al fine di consentire il più ampio confronto possibile tra i gruppi di maggioranza e opposizione, la seduta pomeridiana, fissata per le ore 15, è anticipata alle 14.30.

La seduta termina alle 10.30.

SEDE REFERENTE

Mercoledì 20 settembre 2006. - Presidenza del presidente Marco LION. - Interviene il sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali, Giovanni Mongiello e Guido Tampieri.

La seduta comincia alle 14.40.

Decreto-legge n. 251/2006: Adeguamento alla direttiva 79/409/CEE in materia di conservazione della fauna selvatica.
C. 1610 Governo.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento rinviato nella seduta odierna.

Giuseppe Francesco Maria MARINELLO (FI) ritiene discutibile la scelta, operata dal Governo, a favore di un decreto-legge per intervenire su settori strategici che richiederebbero tempi e metodo di lavoro diversi. Anche a nome


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del suo gruppo, osserva che non sussistono i requisiti della necessità e dell'urgenza e che il decreto-legge nella sua formulazione attuale presenta aspetti di evidente incostituzionalità: qualora tali aspetti non venissero corretti durante l'esame in Commissione, preannuncia la presentazione presso l'Assemblea di una questione pregiudiziale di costituzionalità. A suo avviso il decreto-legge affronta questioni cruciali ed appare surrettizio l'inserimento di norme in materia di tutela ambientale, che richiederebbe un maggior approfondimento in sedi diverse. Sottolinea che le audizioni svolte ieri hanno evidenziato come tali rilievi siano segnalati anche dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome e siano condivisi dagli enti locali, dalle associazioni venatorie, da soggetti rilevanti come l'ENEL e dalla associazioni rappresentative degli agricoltori. Alla luce di questo dissenso che proviene da settori esterni al Parlamento, il Governo sembra misurarsi con la questioni in modo approssimativo e incurante di ogni metodo concertativo. Per quanto riguarda il contenuto del provvedimento, rileva che gli articoli 3 e 4 del decreto-legge interessano la disciplina delle discariche e degli elettrodotti che non può essere affrontata in modo così riduttivo; sul punto sarebbe quanto mai opportuno provvedere a coinvolgere il mondo dell'impresa e i lavoratori. Rileva altresì che le Zone di protezione speciale ospitano al proprio interno importanti centri urbani e rilevanti attività produttive ed esprime perplessità sul contenuto dell'articolo 10 che non individua risorse per attuare una modifica così rilevante delle ZPS. Segnala che il provvedimento non tratta la questione dei risarcimenti per gli agricoltori per i danni provocati dalla fauna selvatica e che non è pensabile disciplinare il calendario venatorio in modo tanto rigido e ideologico, senza tenere conto delle evidenti disomogeneità climatiche e territoriali che caratterizzano il nostro Paese. A suo giudizio la conversione in legge del decreto-legge in esame determinerà un elevato numero di ricorsi da parte delle Regioni presso la Corte costituzionale. Alla luce di quanto finora illustrato, preannuncia la presentazione di emendamenti volti a sanare gli aspetti problematici del decreto-legge e formula l'auspicio che tra i componenti della Commissione possa prevalere il senso di responsabilità e la volontà di fare convergere le diverse posizioni al fine di migliorare il più possibile l'impostazione del provvedimento.

Leonardo MARTINELLO (UDC), condividendo quanto finora rilevato dal deputato Marinello, osserva, anche a nome del suo gruppo, che il decreto-legge rappresenta uno strumento inopportuno rispetto alle questioni in esso trattate, sia per quanto riguarda il merito che il metodo, come peraltro emerso nel corso delle audizioni svoltesi ieri; la prospettiva di un incremento di contenzioso presso la Corte costituzionale a seguito della conversione in legge del decreto-legge in esame dovrebbe indurre ad una riflessione più approfondita. Il provvedimento affronta in un'unica occasione temi quali la caccia, l'agricoltura, l'ambiente e l'energia mentre si tratta di materie che meriterebbero una trattazione separata. Nel preannunciare la presentazione di emendamenti, rileva che tali proposte intendono accogliere le sollecitazioni emerse nel corso delle audizioni. Ritiene altresì che su taluni emendamenti sarebbe auspicabile raggiungere una convergenza tra maggioranza e opposizione al fine di conferire utilità allo strumento normativo in esame.

Giuseppe ROMELE (FI), alla luce di quanto emerso nel corso delle audizioni, rileva la delicatezza della materia trattata dal decreto-legge. Anche in considerazione dei tentativi di riforma della legge n. 157 del 1992 intrapresi nel corso della XIV Legislatura, rileva come tali tentativi siano rimasti incompiuti per la consapevolezza dell'allora maggioranza parlamentare in ordine alla complessità delle questioni, alla necessità di procedere ad ulteriori approfondimenti e alle perplessità


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manifestate dall'opposizione di centrosinistra. Ritiene che non siano chiari gli obiettivi del provvedimento che ha l'ambizione di «entrare a gamba tesa» in settori-chiave senza un coordinamento con la normativa vigente e senza tenere conto dei possibili effetti. Osserva che la reazione da considerare appropriata è quella, unitaria e corale, manifestata dalle regioni. A suo avviso il decreto-legge rischia di produrre confusione e di creare tensione sul territorio, diseconomie e reazioni di sconcerto. Il nodo cruciale, a suo avviso, è politico e investe la funzione essenziale svolta dai cacciatori rispetto all'ambiente. Il decreto-legge in esame esprime un atteggiamento dirigistico da parte dell'attuale Governo e prelude ad un forte aumento di contenzioso presso la Corte costituzionale. Osserva che l'attività venatoria interessa non soltanto i cacciatori ma anche un numero assai elevato di aziende e di lavoratori la cui posizione è messa a rischio dalle disposizioni del provvedimento. In conclusione, auspica un maggiore approfondimento sulle questioni segnalate e ritiene opportuno valutare la eventualità di un rinvio dell'esame del decreto-legge anche per quanto riguarda il prosieguo del dibattito presso l'Assemblea.

Luca BELLOTTI (AN) osserva che la serenità della discussione sul provvedimento è stata pregiudicata dall'atteggiamento ideologico della maggioranza sul tema della caccia, che insiste a non tenere conto del fatto che essa rappresenta un elemento culturale che è parte della storia del nostro Paese. Tale atteggiamento ha determinato l'insuccesso dei numerosi tentativi di riforma della legge n. 157 del 1992, portati avanti in passato, con l'unica eccezione di una modifica, peraltro limitata ad un aspetto specifico, che è stata apportata nel corso della XIV legislatura. Le correzioni alla normativa in vigore, disposte dal decreto-legge, appaiono motivate in modo non coerente, con particolare riferimento al presunto nesso tra la politica agricola europea e le disposizioni sulla caccia o alla necessità di disciplinare la questione degli elettrodotti. Anche alla luce del metodo poco concertativo adottato dal Governo, ritiene prevedibile la presentazione di numerosi ricorsi da parte delle regioni presso la Corte costituzionale. Rileva che qualora non si potesse pervenire alla conversione in legge del decreto-legge, non vi sarebbero comunque conseguenze negative sui finanziamenti comunitari e le regioni provvederebbero comunque a regolare la materia. Nell'evidenziare la necessità che si valuti adeguatamente il ruolo da assegnare all'INFS, auspica la buona volontà di tutti i gruppi presenti in Commissione per la correzione degli aspetti negativi di un provvedimento che è il risultato di un evidente ricatto da parte del mondo ambientalista e non va nella direzione di uno sviluppo sostenibile dell'ambiente.

Giulia COSENZA (AN) nell'esprimere un giudizio fortemente negativo sul decreto-legge in esame, si associa alle osservazioni del deputato Bellotti. Sottolinea in particolare come la disposizione di cui all'articolo 4, comma 2, sia eccessivamente penalizzante per il comparto produttivo dell'energia e rischi di determinare un clima di sfiducia che potrebbe disincentivare gli investimenti volti sviluppo del sistema nazionale di produzione di energia con specifico riferimento all'utilizzo di fonti energetiche alternative. Preannuncia quindi la presentazione di uno specifico emendamento in materia.

Filippo MISURACA (FI) dopo aver espresso il proprio apprezzamento nei confronti del relatore Sperandio, ed aver riconosciuto al Ministro delle politiche agricole il merito di essersi pubblicamente scusato per non avere concertato il contenuto del decreto-legge con le organizzazioni interessate e con i gruppi parlamentari, stigmatizza il comportamento complessivo del Governo per non aver realmente preso atto della complessità degli interessi sui quali il provvedimento in esame è destinato ad incidere.


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Ricorda quindi come le forze politiche di maggioranza della precedente legislatura, dopo avere attentamente valutato le problematiche connesse alla definizione di una nuova disciplina della caccia, abbiano ritenuto opportuno non alterare il quadro normativo esistente, giacché questa appariva la decisione più rispondente a tutti gli interessi coinvolti. Sottolinea come, al contrario, il Governo attualmente in carica sia intervenuto con decreto-legge, in modo unilaterale ed ingiustificatamente pregiudizievole nei confronti dell'attività venatoria e dei settori produttivi ad essa connessi, senza la sussistenza dei presupposti di straordinaria necessità ed urgenza di cui all'articolo 77 della Costituzione. Evidenzia, inoltre, come le contraddizioni presenti nella disciplina recata dal provvedimento riflettano, in realtà, le medesime contraddizioni presenti all'interno di un Governo limitato nella propria azione dalle componenti più radicali, le quali hanno ancora una volta prevalso, imponendo ai gruppi politici moderati scelte inaccettabili. Rileva altresì come il provvedimento incida su materie non strettamente connesse alla caccia o che, comunque, potrebbero non rientrare nell'ambito di competenza della Commissione. In tale contesto, esprime un giudizio particolarmente negativo sul metodo con cui i gruppi di maggioranza hanno presentato un emendamento relativo all'assunzione dei vincitori di concorso nel Corpo della Guardia forestale. Sottolinea che non è contrario al contenuto dell'emendamento ma al metodo con cui è stato proposto. Manifesta conclusivamente la disponibilità del proprio gruppo a collaborare con le forze politiche di maggioranza per giungere, tramite l'approvazione degli emendamenti presentati dai gruppi di opposizione, ad un testo maggiormente condiviso, rammaricandosi della scarsa propensione dimostrata dalla maggioranza e dal Governo ad affrontare un effettivo confronto parlamentare.

Bruno MELLANO (RosanelPugno) contesta le osservazioni formulate dai rappresentanti dei gruppi di opposizione, riconoscendo al Governo il merito di aver colto l'occasione fornita da una situazione di oggettiva emergenza per intervenire in una materia complessa e spinosa come quella della caccia, tramite un provvedimento che, per quanto perfettibile, reca una disciplina sostanzialmente equilibrata, come peraltro riconosciuto dai rappresentanti della LIPU. Evidenzia inoltre come la Commissione debba farsi carico di delineare con maggiore precisione i vari aspetti della nuova disciplina, avendo come scopo primario la tutela dell'interesse generale della collettivita, tenendo conto il settore della caccia non è affatto gestito in modo ottimale, come invece rappresentato da alcuni colleghi dell'opposizione, nonché considerando che allo stato attuale le associazioni ambientaliste sono relegate in una posizione del tutto marginale. Fa presente inoltre come la legge n. 157 del 1992 non sia stata correttamente attuata da molte regioni e come la conversione del decreto-legge in titolo sia in grado di introdurre elementi nuovi e positivi nella gestione della caccia e del territorio anche, ma non solo, sotto il profilo dell'introduzione di una normativa interna conforme a quella comunitaria. In particolare, il decreto-legge costituisce un passo avanti rispetto alla legge n. 157 del 1992, poiché ha come obiettivo la tutela dell'interesse generale dei cittadini, che, in quanto tale, non può considerarsi coincidente con quello della categoria dei cacciatori. Introduce altresì forme nuove e più evolute di gestione del territorio, recando una disciplina equilibrata, anche se non per questo idonea a soddisfare e contemperare gli interessi di tutti i soggetti coinvolti. Esprime conclusivamente un giudizio positivo sull'attuale impianto del decreto-legge, auspicando che in sede di conversione non vengano apportate modifiche sostanziali.

Filippo MISURACA (FI), con riferimento al proprio precedente intervento, ribadisce di essere contrario non all'assunzione dei vincitori di concorso nel


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Corpo della Guardia forestale, ma al metodo dell'inserimento di tale questione nell'ambito di un decreto-legge relativo a materie diverse.

Maurizio FUGATTI (LNP) esprime un giudizio fortemente negativo sul provvedimento, auspicando che siano approvati emendamenti necessari per apportare le dovute modifiche ad una disciplina che si basa su una impostazione prettamente ideologica, trascurando il fatto che la caccia è una componente importante della coltura del paese e svolge un ruolo essenziale nella tutela dell'ambiente e del territorio. Ritiene inoltre che il provvedimento difetti dei presupposti di cui all'articolo 77 della Costituzione, sottolineando come le regioni abbiano manifestato la propria contrarietà e preannunciato la propria intenzione di impugnare il provvedimento innanzi alla Corte costituzionale.

Rosalba CESINI (Com.It) si associa al collega Mellano nel ringraziare il Governo per avere preso l'iniziativa di disciplinare in maniera adeguata la materia della caccia, per quanto concerne i profili che hanno suscitato i rilievi della Commissione europea, ritenendo altresì pienamente sussistenti tutti i requisiti per ricorrere alla decretazione di urgenza. In riferimento alle osservazioni di alcuni deputati dei gruppi di opposizione, sottolinea come la maggioranza abbia manifestato la propria disponibilità al dialogo e alla concertazione, proprio tramite la presentazione di emendamenti che tengono conto delle istanze espresse dalle regioni, dalle associazioni venatorie e dagli imprenditori operanti nel settore dell'energia, ed auspica altresì che il Governo tenga adeguatamente conto di tali istanze in sede di valutazione degli emendamenti. Auspica altresì che il Governo voglia valutare positivamente l'emendamento che ha lo scopo di definire in modo più appropriato il ruolo dell'INFS nell'ambito del provvedimento in esame, partendo dal presupposto che tale ente non è stato concretamente in grado di operare in modo ottimale negli ultimi anni per carenza di risorse finanziarie e di personale. Contesta infine le osservazioni dell'onorevole Bellotti circa l'assenza di qualsiasi tipo di conseguenza negativa in caso di decadenza del decreto-legge, ricordando a tal fine le procedure di infrazione pendenti in sede comunitaria e le ripercussioni negative che si produrrebbero sul piano del finanziamento dei piani di sviluppo rurali. Conclusivamente esprime il proprio giudizio positivo sul provvedimento in esame ed auspica che lo stesso sia convertito in legge con le modifiche contenute negli emendamenti presentati unitariamente dai gruppi di maggioranza

Giuseppe FINI (FI), premesso di non essere personalmente un fautore della caccia, riconosce comunque che essa fa parte della nostra tradizione e che la stessa esplica una funzione di tutela dell'ambiente. Esprime quindi la propria perplessità circa la sussistenza del presupposto dell'urgenza e, più in generale, sulla necessità di intervenire in materia dato che dal dibattito emerge un giudizio complessivamente positivo sulla legge n. 157 del 1992. Rileva come nel contesto di un provvedimento che avrebbe dovuto avere il solo scopo di adeguare la normativa interna a quella comunitaria, il Governo abbia inserito disposizioni concernenti materie del tutto eterogenee. Esprime un giudizio complessivamente negativo sul provvedimento in titolo, ritenendolo pregiudizievole per le attività commerciali connesse alla caccia e inidoneo a contemperare gli interessi delle varie categorie coinvolte.

Federico BRICOLO (LNP) a nome del proprio gruppo esprime un giudizio fortemente negativo sul decreto-legge, che appare ispirato da una ideologia ambientalista di tipo radicale e che nasce senza una vera concertazione con le associazioni venatorie. Ritiene inoltre che il provvedimento difetti di tutti i presupposti previsti dall'articolo 77 della Costituzione rilevando come lo stesso sia contestato


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da tutte le regioni, sia di centrodestra, sia di centrosinistra, le quali hanno preannunciato l'intenzione di ricorrere alla Corte costituzionale. Stigmatizza quindi il comportamento del Governo che ha ascoltato i rappresentanti delle regioni e delle associazioni interessate solo dopo aver emanato il decreto-legge, dimostrando con ciò di non voler adottare il metodo della concertazione. Rileva come il provvedimento colpisca solamente i cacciatori, per il fatto di svolgere un'attività che è al tempo stesso cultura e tradizione del nostro Paese, modificando senza un evidente motivo la legge n. 157 del 1992. Preannuncia conclusivamente la ferma opposizione del proprio gruppo alla conversione in legge del provvedimento in esame.

Paolo RUSSO (FI) esprime un giudizio fortemente negativo sul decreto-legge in quanto fondato esclusivamente su una scelta di tipo ideologico, che punisce in modo non selettivo la caccia e le attività economiche ad essa connesse, mortificando legittime aspettative anche sportive ed ambientali. Ritiene altresì inammissibile che il Governo operi senza ricorrere ad una effettiva concertazione, allo scopo di accontentare le componenti più estremiste della propria maggioranza e rileva che la presentazione di un elevato numero di emendamenti da parte della maggioranza non possa ritenersi un dato fisiologico, bensì la conferma della carenza di dibattito all'interno della maggioranza medesima.

Gino SPERANDIO (RC-SE), relatore, intervenendo in sede di replica, ritiene le critiche provenienti dall'opposizione non condivisibili ed estranee al tema della discussione, sottolineando in particolare che l'emendamento concernente l'assunzione di personale da parte del Corpo forestale dello Stato sulla cui pertinenza si potrebbe anche discutere, si fonda comunque sul riconoscimento di una indiscutibile posizione di diritto soggettivo o, quantomeno di interesse legittimo. Fa quindi presente come, contrariamente a quanto affermato da alcuni esponenti dell'opposizione, le audizioni svoltesi innanzi la Commissione confermano la non avversione delle regioni allo strumento del decreto-legge il quale, tra l'altro, non intende modificare l'impianto della legge n. 157 del 1992, bensì adeguare la normativa interna a quella europea e rendere omogenee la legislazione statale e quella regionale. Ricorda infatti che la ratio alla base del provvedimento è costituita dalla disciplina delle zone faunistiche, dalla creazione di una normativa omogenea, nonché dalla protezione e cura dell'ambiente, sottolineando come quest'ultimo aspetto rientri nell'ambito delle competenze legislative esclusive dello Stato. Per quanto concerne segnatamente la caccia ritiene che la soluzione adottata originariamente dal Governo debba essere emendata proprio al fine di garantire un migliore equilibrio nella ripartizione delle competenze. Ricorda inoltre come la disciplina del decreto-legge costituisca un effettivo passo avanti, in quanto differenzia la disciplina della caccia in base alle diverse aree territoriali, garantisce la centralità della regione, consente di attuare un prelievo venatorio conforme alle esigenze di ripopolamento della fauna selvatica, valorizza le attività produttive, muovendo peraltro dal presupposto che le zone in questione sono destinate direttamente alla protezione della fauna e non alla promozione della caccia. Ringrazia conclusivamente tutti i soggetti che sono intervenuti nelle audizioni informali e i membri della Commissione che hanno preso parte al dibattito.

Giuseppina SERVODIO, presidente, in considerazione dell'imminente ripresa dei lavori dell'Assemblea, rinvia il seguito dell'esame alla seduta già prevista per la serata della giornata odierna.

La seduta termina alle 16.30.


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SEDE REFERENTE

Mercoledì 20 settembre 2006. - Presidenza del presidente Marco LION. - Interviene il sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali, Giovanni Mongiello e Guido Tampieri.

La seduta comincia alle 20.15.

Decreto-legge n. 251/2006: Adeguamento alla direttiva 79/409/CEE in materia di conservazione della fauna selvatica.
C. 1610 Governo.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento rinviato nella seduta pomeridiana.

Il sottosegretario di Stato Guido TAMPIERI, intervenendo in sede di replica, osserva che, anche alla luce delle riflessioni emerse nel corso del dibattito, non si può sostenere che il provvedimento sia contro la caccia, quanto piuttosto che esso sia a favore della tutela dell'ambiente in conformità con il diritto comunitario. Sottolinea che l'obiettivo del decreto-legge è legalizzare il settore venatorio e non punire specifiche categorie; a tal proposito ricorda che la sentenza del Consiglio di Stato e le procedure di infrazione nei confronti dello Stato italiano costituiscono l'elemento centrale che ha determinato l'adozione del provvedimento. La situazione di disagio, ampiamente diffusa, è da attribuire ai responsabili del contenzioso, che non sono né i cacciatori né gli ambientalisti, ma i titolari delle istituzioni preposte alla definizione della normativa interna. Per quanto riguarda le ZPS, segnala a titolo di esempio che in Emilia-Romagna le Zone sono state raddoppiate per effetto di una apposita iniziativa ad hoc adottata dal Ministro dell'ambiente nella precedente legislatura. Alla luce di tali considerazioni il Governo ha cercato di porre rimedio ad una situazione ricorrendo ad un provvedimento che è sicuramente perfettibile. Ritiene che si debba comunque prestare ascolto alle sollecitazioni provenienti dalla società civile, sebbene esse possano rappresentare interessi e punti di vista parziali. Per quanto riguarda le critiche relative alla mancata concertazione, osserva che si tratta di una materia fortemente ideologizzata In relazione alle riflessioni svolte dall'onorevole Bellotti, ritiene che sarebbe opportuno interrogarsi sulle conseguenze della mancata adozione da parte del Governo del decreto-legge: la sua adozione ha infatti consentito l'attivazione di soggetti e di rapporti interistituzionali che erano rimasti inerti. Rileva altresì che nella situazione che si era determinata prima dell'adozione del decreto-legge, in molte regioni non sarebbe stato possibile cacciare e i cacciatori sarebbero potuti incorrere in pesanti sanzioni di tipo penale. Per tali motivi il Governo ha inteso sulla materia nella modo più efficace rispetto ai concreti problemi da risolvere. A suo giudizio, il dibattito politico sulla antitesi tra chi è favorevole e chi è contrario alla caccia rappresenta uno stereotipo, laddove il vero problema è stabilire quale tipo di caccia e quale tipo di prelievo venatorio sia opportuno ammettere. Esprime un giudizio positivo sulla legge n. 157 del 1992, anche in considerazione dei notevoli progressi realizzati in Italia rispetto al sistema di protezione dell'ambiente. Osserva peraltro che l'applicazione della legge non può ritenersi sempre conforme alla volontà del legislatore. Rileva che le disposizioni del provvedimento hanno carattere cedevole rispetto alle leggi regionali che saranno adottate e ritiene che non vi sia una grande distanza tra le posizioni della maggioranza e quelle dell'opposizione circa l'impostazione del provvedimento. Laddove l'opposizione sostiene l'impianto del decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, che attribuiva un ruolo essenziale alle regioni nella definizione delle aree per le quali sono previste particolari misure di conservazione, la


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maggioranza ha proposto di assegnare congiuntamente allo Stato e alle regioni tale ruolo grazie allo strumento dell'intesa. In ambedue le impostazioni la legge nazionale ha carattere suppletivo e transitorio. Occorre tener conto peraltro anche degli strumenti da applicare in caso di adozione di strumenti normativi regionali in violazione del diritto comunitario. Il decreto-legge ha inizialmente fornito una risposta perfino sicuramente fin troppo decisa, proponendo l'abrogazione delle leggi regionali; osserva tuttavia che dall'opposizione non sono pervenute proposte diverse e che tutte le forze politiche si dichiarano concordi nel voler dare piena attuazione al diritto comunitario. Per quanto riguarda le proposte emendative riguardanti l'impatto economico del provvedimento, ritiene che si possa mitigare la disciplina relativa agli elettrodotti e alle altre infrastrutture e che su tali questioni si possano individuare delle soluzioni nell'intento di ripristinare la legalità senza arrecare danni ai soggetti produttivi. Ribadisce in conclusione l'esigenza di pervenire alla conversione del decreto-legge, osservando che, per quanto concerne le deroghe, si può ritenere certo che il mancato rispetto delle direttive comunitarie si traduca quanto meno in una decurtazione delle risorse finanziarie destinate all'agricoltura.

Marco LION, presidente, avverte che sono stati presentati emendamenti e articoli aggiuntivi (vedi allegato 1). Ricorda che, ai sensi del comma 7 dell'articolo 96-bis del Regolamento, non possono ritenersi ammissibili le proposte emendative che non siano strettamente riconducibili alle materie oggetto dei decreti-legge all'esame della Camera. Tale criterio risulta più restrittivo di quello dettato, con riferimento agli altri progetti di legge, dall'articolo 89 del Regolamento, il quale attribuisce al Presidente la facoltà di dichiarare inammissibili gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi che siano estranei all'oggetto del provvedimento. Ricorda inoltre che la lettera circolare del Presidente della Camera del 10 gennaio 1997 sull'istruttoria legislativa precisa che, ai fini del vaglio di ammissibilità delle proposte emendative, la materia deve essere valutata con riferimento ai singoli oggetti e alla specifica problematica affrontata dall'intervento normativo. Per quanto concerne l'articolo 9 non possono ritenersi ammissibili, sulla base dei criteri sopra richiamati, gli emendamenti volti a modificare la legge n. 157 del 1992 per parti che non sono riconducibili a finalità di adeguamento all'ordinamento comunitario ovvero, comunque, alle materie disciplinate negli altri articoli del presente decreto. Dichiara pertanto inammissibili gli emendamenti e articoli aggiuntivi, di cui è primo firmatario l'onorevole Dozzo, 9.3, 9.4, 9.5, 9.19, 9.20, 9.21, 9.22, 9.23, 9.24, 9.25, 9.26, 9.30, 9.32, 9.34, 9.35, 9.36, 9.37, 9.38, 9.40, 9.41, 9.06, 9.07 e 9.08.

Rosalba CESINI (Com.It) ritira il proprio emendamento 6.9.

Gino SPERANDIO (RC-SE), relatore, esprime parere favorevole sugli emendamenti Zucchi 2.10, 7.5, 8.7 9.7 e sull'articolo aggiuntivo Zucchi 9.01. Esprime altresì una valutazione favorevole sugli emendamenti che abbiano un contenuto analogo a quello delle proposte emendative elencate. Esprime parere contrario sui restanti emendamenti. Dichiara infine di presentare a titolo di relatore l'articolo aggiuntivo 3.01 (vedi allegato 2), concernente il termine di inizio dell'attività venatoria.

Marco LION, presidente, avverte che il termine per la presentazione di subemendamenti all'articolo aggiuntivo 3.01 del relatore è fissato per le ore 21.30.

Il sottosegretario Guido TAMPIERI esprime parere conforme al relatore, pur dichiarando la propria disponibilità a prendere in considerazione altri emendamenti che propongono soluzioni su cui è possibile convenire.

Filippo MISURACA (FI) chiede chiarimenti in ordine alla posizione del rappresentante


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del Governo e, in particolare, sollecita una puntuale indicazione degli emendamenti su cui ritiene di potersi esprimere in senso favorevole.

Il sottosegretario Guido TAMPIERI dichiara di essere disponibile a confrontarsi sugli emendamenti che richiamano la guida interpretativa alla direttiva 79/409/CEE predisposta dalla Commissione europea, con specifico riferimento agli emendamenti Saglia 2.9 e Buonfiglio 5.9. Ritiene altresì meritevole di considerazione la volontà di coinvolgere, nella definizione delle ZPS, i soggetti che gestiscono il territorio come proposto dall'emendamento Misuraca 6.10.

Leonardo MARTINELLO (UDC) contesta l'atteggiamento assunto dal Governo e dal relatore, che non hanno dedicato alcuna attenzione agli emendamenti presentati dall'opposizione. Considera poco dignitoso per il Parlamento che l'impegno dimostrato dall'opposizione nell'elaborazione delle proprie proposte emendative sia stato accolto con un sommario parere contrario, mentre sarebbe stata necessaria una riflessione e un serio confronto su ciascun emendamento.

Giuseppe RUVOLO (UDC) condivide il giudizio dell'onorevole Martinello, ritenendo inaccettabile la linea di condotta del relatore e del rappresentante del Governo. Il parere contrario su quasi tutte le proposte emendative presentate dall'opposizione preclude ogni possibilità di collaborazione, è lesivo dei diritti dei parlamentari e induce i gruppi di opposizione ad assumere comportamenti ostruzionistici nel corso delle successive fasi del dibattito.

Claudio FRANCI (Ulivo), pur comprendendo, le ragioni dell'opposizione, ritiene che non vi sia stata da parte della maggioranza alcuna chiusura. Al riguardo rileva che un numero significativo di emendamenti dell'opposizione è stato nel merito accolto nell'ambito delle proposte emendative della maggioranza. Pur riconoscendo all'opposizione la legittimità di adottare condotte ostruzionistiche, osserva che sarebbe più proficuo in questa fase instaurare un rapporto costruttivo e ricercare soluzioni di merito che possano essere condivise.

Marco LION, presidente, precisa che all'espressione del parere da parte del relatore e del rappresentante del Governo farà seguito la votazione dei singoli emendamenti,

Filippo MISURACA (FI) ribadisce la richiesta che il rappresentante del Governo proceda, in modo chiaro e puntuale, all'espressione del parere su tutte le proposte emendative.

Il sottosegretario Guido TAMPIERI ritiene che vi siano talune proposte emendative che potrebbero consentire l'espressione di un parere favorevole, come ad esempio gli emendamenti Misuraca 3.38, 5.11, 6.10, 7.21 e 9.29. Dichiara inoltre di rimettersi all'Aula per quanto riguarda gli emendamenti Saglia 2.9 e Buonfiglio 5.9. Esprime infine parere favorevole sull'emendamento Misuraca 6.10.

Luca BELLOTTI (AN) rileva che il gruppo di Alleanza Nazionale ha presentato un contenuto numero emendamenti predisposti sulla base di quanto emerso dalle audizioni svolte dalla Commissione. Il parere contrario testé espresso dal Governo vanifica l'impegno serio e responsabile dell'opposizione. Ritiene pertanto che non sussistano più le condizioni che consentono all'opposizione di partecipare ai lavori della Commissione e rinvia all'esame in Assemblea il confronto sulle proposte del proprio gruppo.

Giuseppe ROMELE (FI) esprime forte preoccupazione sull'emendamento relativo all'articolo 7 che impone alle regioni di adottare le deroghe mediante provvedimenti amministrativi, che espongono la materia al rischio di reiterati annullamenti da parte dei TAR. Ritiene che questa proposta dimostri che gli emendamenti


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presentati dalla maggioranza hanno l'effetto di aggravare l'impatto del provvedimento a danno del mondo venatorio.

Giuseppe Francesco Maria MARINELLO (FI) ritiene che in questa fase dell'esame stiano emergendo i difetti di fondo del provvedimento: è evidente la difficoltà della maggioranza di introdurre effettivi miglioramenti del testo e di individuare un'organizzazione seria ed efficace dei lavori in Commissione. Le incertezze manifestate dal rappresentante del Governo dimostrano una situazione di confusione, che induce la maggioranza ad assumere atteggiamenti di arroganza tali da precludere la possibilità di ogni ulteriore confronto. Annuncia pertanto che tutti i gruppi di opposizione si accingono ad abbandonare i lavori in Commissione.

Angelo Alberto ZUCCHI (Ulivo) esprime rammarico per la decisione della opposizione di abbandonare i lavori della Commissione, malgrado lo sforzo che è stato compiuto in questi giorni per apportare modifiche anche sostanziali al decreto-legge. Ribadisce che le proposte emendative della maggioranza accolgono di fatto numerosi emendamenti dell'opposizione. Rifiuta pertanto ogni accusa di arroganza e invita i deputati dell'opposizione a proseguire il confronto.

Filippo MISURACA (FI) ritiene che le dichiarazioni di disponibilità espresse dall'onorevole Zucchi siano di mera circostanza e fa presente che la condotta della maggioranza in Commissione renderà inevitabili da parte dell'opposizione nel corso dell'esame in Assemblea.

I deputati dei gruppi di Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC abbandonano l'aula della Commissione.

Marco LION, presidente, constatata l'assenza dei presentatori degli emendamenti identici emendamenti Del Bono 2.1 e Buonfiglio 2.2, degli identici emendamenti Martinello 2.3 e Misuraca 2.4, degli emendamenti Dozzo 2.5, Patarino 2.7, Buonfiglio 2.8, Saglia 2.9, dichiara che s'intende che vi abbiano rinunciato.

Il sottosegretario Guido TAMPIERI propone una riformulazione dell'emendamento Zucchi 2.10, in modo che, per quanto concerne la definizione delle misure di conservazione da applicare nelle ZPS, si faccia riferimento alla guida interpretativa alla direttiva 79/409/CEE adottata dalla Commissione europea.

Angelo Alberto ZUCCHI (Ulivo) accoglie la proposta di riformulazione del rappresentante del Governo.

Gino SPERANDIO (RC-SE), relatore, esprime parere favorevole sulla proposta di riformulazione.

Marco LION, presidente, propone di accantonare l'emendamento Zucchi 2.10, in considerazione delle riserve manifestate dal Ministro dell'ambiente sulla nuova formulazione dell'articolo 3. Propone pertanto di passare all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 7 e agli articoli successivi.

La Commissione concorda.

Marco LION, presidente, constatata l'assenza dei presentatori dell'emendamento Bellotti 7.1, degli identici emendamenti Del Bono 7.2 e Bellotti 7.3 e dell'emendamento Saglia 7.4, dichiara che si intende che vi abbiano rinunciato.

Il sottosegretario Guido TAMPIERI propone una riformulazione dell'emendamento Zucchi 7.5 che elimini la specificazione in base alla quale le regioni devono adottare le deroghe mediante provvedimenti amministrativi.

Angelo Alberto ZUCCHI (Ulivo) concorda con la riformulazione proposta dal rappresentante del Governo.


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Gino SPERANDIO (RC-SE), relatore, esprime parere favorevole sulla proposta di riformulazione.

La Commissione approva l'emendamento Zucchi 7.5 (nuova formulazione).

Marco LION, presidente avverte che, a seguito dell'approvazione dell'emendamento Zucchi 7.5 (nuova formulazione) risultano preclusi l'emendamento Dozzo 7.7, gli identici emendamenti Dozzo 7.10, Misuraca 7.11, Martinello 7.12, gli identici emendamenti Misuraca 7.8 e Martinello 7.13, l'emendamento Dozzo 7.9, gli identici emendamenti Buonfiglio 7.14, Misuraca 7.15, Dozzo 7.16, Martinello 7.17, gli emendamenti Bellotti 7.19, Zeller 7.20. Dichiara assorbito l'emendamento Misuraca 7.21. Constatata l'assenza dei presentatori degli emendamenti Buonfiglio 7.22, Dozzo 7.23, Martinello 7.24, Misuraca 7.25, Dozzo 7.26, dichiara che si intende che vi abbiano rinunciato.
Procede quindi a porre in votazione gli emendamenti riferiti all'articolo 8 del decreto-legge. Constatata l'assenza dei presentatori degli emendamenti Dozzo 8.1, 8.2, gli identici emendamenti Martinello 8.3, Misuraca 8.4, degli identici emendamenti Dozzo 8.5, Martinello 8.6 e Misuraca 8.8, dichiara che s'intende che vi abbiano rinunciato. Pone quindi in votazione l'emendamento Zucchi 8.7, su cui il relatore e il rappresentante del Governo hanno espresso parere favorevole.

La Commissione approva l'emendamento Zucchi 8.7.

Marco LION, presidente, avverte che, a seguito dell'approvazione dell'emendamento Zucchi 8.7, sono preclusi gli identici emendamenti Tolotti 8.9, Patarino 8.10, Zeller 8.11, Dozzo 8.12.
Procede quindi a porre in votazione gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 9. Constatata l'assenza dei presentatori degli emendamenti Bellotti 9.1, Del Bono 9.2 e Dozzo 9.6, dichiara che si intende che vi abbiano rinunciato. Pone quindi in votazione l'emendamento Zucchi 9.7, sul quale il relatore e il rappresentante del Governo hanno espresso parere favorevole.

La Commissione approva l'emendamento Zucchi 9.7.

Marco LION, presidente, avverte che, per effetto dell'approvazione dell'emendamento Zucchi 9.7, sono preclusi gli emendamenti Dozzo 9.8 e 9.9. e sono assorbiti gli identici emendamenti Martinello 9.10 e Misuraca 9.11, nonché l'emendamento Misuraca 9.12. Risulta altresì precluso l'emendamento Dozzo 9.13. Constatata l'assenza dei presentatori dell'emendamento Misuraca 9.14, degli identici emendamenti Dozzo 9.15, Martinello 9.16, Misuraca 9.17 e dell'emendamento Dozzo 9.18, dichiara che si intende che vi abbiano rinunciato. Avverte che, a seguito dell'approvazione dell'emendamento Zucchi 9.7, risultano assorbiti gli identici emendamenti Dozzo 9.27, Martinello 9.28 e Misuraca 9.29, mentre è precluso l'emendamento Martinello 9.31. Constatata l'assenza del presentatore dell'emendamento Dozzo 9.33, dichiara che si intende che vi abbia rinunciato. Avverte che risulta assorbito dall'emendamento Zucchi 9.7, testé approvato, l'emendamento Misuraca 9.39.
Pone quindi in votazione l'articolo aggiuntivo Zucchi 9.01, sul quale il relatore e il rappresentante del Governo hanno espresso parere favorevole.

La Commissione approva l'articolo aggiuntivo Zucchi 9.01.

Marco LION, presidente, avverte che, a seguito dell'approvazione dell'articolo aggiuntivo Zucchi 9.01, sono preclusi gli articoli aggiuntivi Dozzo 9.02, Misuraca 9.03, Zeller 9.04, mentre risulta assorbito l'articolo aggiuntivo Zeller 9.05.
Avverte che, entro il termine fissato per le 21,30 non sono stati presentati subemendamenti all'articolo aggiuntivo 3.01 del relatore.

Il sottosegretario Guido TAMPIERI esprime parere contrario sull'articolo aggiuntivo 3.01 del relatore.


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Marco LION, presidente, ritiene che sia necessario sospendere i lavori della Commissione.

La seduta, sospesa alle ore 21.35, è ripresa alle ore 21.50.

Massimo Saverio Ennio FUNDARÒ (Verdi), intervenendo per dichiarazione di voto sull'emendamento Zucchi 2.10, osserva che il decreto-legge in esame è stato emanato con due obiettivi generali: delineare un primo sistema di regole per le Zone di Protezione Speciale (ZPS) e dunque per la Rete Natura 2000, così come viene richiesto dalle direttive europee, e dare una risposta efficace alle procedure di infrazione avviate dalla Commissione europea contro l'Italia sull'annosa questione delle deroghe di caccia alle specie protette. La materia, a suo avviso, merita risposte chiare ed efficaci. Il decreto così come adottato dal Governo rappresenta, a suo avviso, un punto particolarmente riuscito di equilibrio e mediazione tra interessi diversi, che vanno anche oltre la pur delicatissima questione della caccia, attorno alla quale si sta catalizzando grande attenzione. Richiama in proposito la questione delle discariche, quella degli elettrodotti, quella delle centrali eoliche e altre simili. Si è trattato di una mediazione difficilissima, che il decreto, nella sua forma originaria, è riuscito in generale a trovare. Ricorda in tal senso che gran parte, se non la totalità del mondo ambientalista, animalista, ecologista e persino scientifico ha vissuto il decreto, almeno nella parte che riguarda la caccia nelle Zone di protezione speciale (ZPS) in modo particolarmente critico. Ciò è motivato dal fatto che il decreto abroga sostanzialmente la delibera del 1996 del Comitato Nazionale per le Aree Protette che, parificando le ZPS ai parchi e in generale alle aree protette, e dunque inserendole nel regime della legge n. 394 del 1992, estendeva anche ad esse le misure di salvaguardia previste nella legge citata, tra le quali il divieto assoluto di caccia. Rimasta a lungo inattuata, quella delibera è ritornata di attualità nei mesi scorsi, per effetto, da prima di un decreto dell'allora Ministro dell'Ambiente Matteoli che la abrogava, e, successivamente, dalle decisioni del tribunale amministrativo che al contrario restituiva ad essa la propria efficacia. Ne derivava che le ZPS, prima di questo decreto, andavano considerate aree protette a tutti gli effetti e, pertanto, zone in cui la caccia veniva del tutto preclusa.
Il decreto-legge in esame riapre di fatto le ZPS alla caccia. Una scelta rilevante e delicata, se consideriamo che le ZPS sono le zone in assoluto più importanti per la tutela degli uccelli selvatici. Una scelta che dunque può essere bilanciata soltanto da una seria regolamentazione dell'attività venatoria all'interno di queste aree. Questa, sottolinea, è la finalità che il decreto ha inteso perseguire, senza disciplinare in modo esauriente la materia, dal momento che una parte fondamentale della stessa viene demandata ad un decreto ministeriale e ai successivi provvedimenti regionali, ma stabilendo alcune essenziali misure di salvaguardia nelle ZPS, tra le quali, ad esempio, la riduzione della stagione venatoria al loro interno. Sottolinea che sono queste misure di regolamentazione a rendere accettabile, seppure con difficoltà da parte di molti soggetti coinvolti, la riapertura delle ZPS alla caccia. Solo con queste misure il decreto, nella parte relativa alle ZPS, ha realmente significato e può essere giudicato condivisibile.
Riguardo alla seconda parte del decreto-legge, relativa alle deroghe, ritiene che sia necessario leggere attentamente gli atti delle procedure di infrazione avviate dalla Commissione europea e giunte ormai nella fase del parere motivato, che prelude alla pronuncia della Corte di Giustizia. Si tratta, a suo giudizio, di una procedura puntuale, dettagliata, impietosa che chiama purtroppo in causa ben tredici regioni italiane. Il sistema italiano di applicazione delle deroghe è stato definito dalla Commissione europea uno stratagemma per consentire non la caccia in deroga per motivi fondati, come richiederebbe


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la disciplina comunitaria, ma la caccia ordinaria. Ciò ha determinato in Italia l'abbattimento di un numero impressionante di animali che non potrebbero e non dovrebbero essere abbattuti, in quanto protetti. Su questo sistema, la cui inamissibilità è nota a tutti, la Commissione europea ha deciso di rompere gli indugi e, rifiutando ogni proroga all'Italia, condurrà avanti il procedimento fino a determinare una sanzione finanziaria molto gravosa, che ricadrà sui cittadini italiani e, in particolare sul comparto agricolo, a meno che non intervenga una risposta seria, efficace, vale a dire una modifica radicale del regime relativo alla concessione, attivazione e applicazione delle deroghe. Ritiene che anche per questo profilo il decreto offra una risposta valida, seppure non ambiziosa che prevede, tra l'altro, il riconoscimento di fatto del ruolo di arbitrato tecnico dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica, ai sensi della normativa comunitaria, che chiede un'autorità scientifica di riferimento, oltre che in conformità all'esigenza facilmente comprensibile di disporre, come arbitro, di un soggetto terzo e particolarmente qualificato. Ritiene che con interventi molto limitati, la soluzione al problema delle deroghe offerta dal decreto-legge in esame avrebbe potuto rappresentare senz'altro una risposta soddisfacente ad aspettative che si sono protratte assai a lungo nel tempo.
Ribadisce che i profili evidenziati nel proprio intervento rappresentano non soltanto i punti qualificanti del decreto-legge, ma anche gli elementi fondamentali e irrinunciabili se si intende far sì che l'Italia dia realmente avvio alla realizzazione del sistema della Rete Natura 2000, possa rispondere alle procedure di infrazione gravanti a suo carico e possa fornire quella soluzione meditata e condivisibile, che eviti il riacutizzarsi di un conflitto tra le parti che andrebbe assolutamente evitato.
Per queste ragioni ritiene che il decreto-legge costituisca un momento di equilibrio, rispetto al quale possono essere apportate alcune limitate modifiche, in particolare con la previsione di norme sanzionatorie, la cui assenza renderebbe il decreto in molti punti inefficace, ma che deve essere convertito nella sua impostazione originaria. Esprime pertanto il forte timore che il provvedimento in esame venga, nel corso dell'esame parlamentare, indebolito e privato di ogni efficacia. Ricorda che il proprio gruppo, i Verdi, ha mantenuto un atteggiamento di grande equilibrio, ragionevolezza e responsabilità. Tuttavia ritiene di dover denunciare che l'insieme degli emendamenti che si sono accumulati configurano nel complesso un autentico stravolgimento, che i Verdi non possono in alcun modo condividere. La serie infinita di modifiche che si vorrebbe apportare al testo non rappresenta affatto un risposta seria all'Europa ma, nella migliore delle ipotesi, una mancanza di risposta, in quanto mero mantenimento dello status quo, con il conseguente rifiuto di reali misure di conservazione per le ZPS. Invita pertanto tutti i componenti della Commissione, alla luce degli emendamenti presentati, a leggere il testo della procedura di infrazione, in particolare riguardo al mancato recepimento di ben 12 articoli della direttiva «Uccelli», soprattutto di quegli articoli che si riferiscono alla politica di conservazione delle popolazioni selvatiche.
In particolare, ritiene che l'emendamento che propone modifiche all'articolo 3 ha introdotto pesanti peggioramenti sul fronte delle misure di conservazione, abrogando qualsiasi misura inderogabile, e quindi eliminando qualsiasi seppur minimo sistema di norme omogenee per le regioni italiane, a partire dal quale le regioni stesse possano poi legiferare. La previsione di tali misure inderogabili è la condizione fondamentale per l'attivazione del sistema della Rete Natura 2000, cui l'Italia è obbligata dalle normative comunitarie ad aderire e ad aderire correttamente. Inoltre la riformulazione del testo dell'articolo 3 fa scomparire qualsiasi differenza rispetto all'apertura della caccia tra le ZPS e il rimanente territorio, con la


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conseguente perdita di una, seppur parziale, misura di tutela per queste aree per quanto concerne la migrazione degli uccelli selvatici. Osserva inoltre che la nuova formulazione della lettera f) ha ulteriormente ampliato la possibilità di immissione di fauna selvatica a fini venatori nelle ZPS, attività che è causa di inquinamento genetico e di grave perdita di biodiversità. Osserva che si tratta esattamente dell'opposto rispetto alle politiche di conservazione che dovrebbero essere attivate in queste aree.
Richiama inoltre l'indebolimento delle misure di tutela su numerosi altri aspetti, tra cui quello delle centrali eoliche, degli elettrodotti, degli impianti da sci. Sottolinea infine la gravità delle modifiche apportate all'articolo 5, per effetto delle quali sembra venire meno addirittura la necessità di attivare linee guida generali per le ZPS, affidandone integralmente la disciplina alle regioni.
In conclusione giudica che quello che si sta abbattendo sul decreto è un vero e proprio stravolgimento, che priva il provvedimento di ogni sua valenza, con la conseguenza, tra l'altro, che l'Italia non sarebbe in grado di rispondere ai rilievi sollevati nella procedura di infrazione e rinuncerebbe clamorosamente ad affrontare il compito, ormai improcrastinabile, di tutelare la natura e il patrimonio della biodiversità, tanto prezioso, eppure sempre più in crisi.
In conclusione, per le motivazioni esposte dichiara di ritirare la propria firma dall'emendamento Zucchi 2.10 e annuncia il voto contrario del gruppo dei Verdi su tale emendamento.

Angela LOMBARDI (RC-SE) annuncia il voto favorevole del proprio gruppo sull'emendamento Zucchi 2.10, riservandosi di compiere tutte le valutazioni necessarie sull'atteggiamento che i gruppi di maggioranza assumeranno sull'articolo aggiuntivo 3.01 del relatore.

La Commissione approva l'emendamento Zucchi 2.10 (nuova formulazione).

Marco LION, presidente, avverte che, a seguito dell'approvazione dell'emendamento Zucchi 2.10 (nuova formulazione), sono preclusi i restanti emendamenti relativi all'articolo 2.
Avverte altresì che sono preclusi tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 3, salvo gli identici emendamenti Misuraca 3.10, Dozzo 3.11, Saglia 3.12 e Romele 3.13, gli emendamenti Misuraca 3.38, 3.40, 3.42 e 3.45, gli identici emendamenti Dozzo 3.48, Misuraca 3.49, Romele 3.50, D'Ulizia 3.51, che risultano assorbiti.
Avverte che sono altresì preclusi tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 4.
Per quanto concerne gli emendamenti riferiti all'articolo 5, risultano preclusi l'emendamento Dozzo 5.1, gli identici emendamenti Del Bono 5.3, Patarino 5.4 e Martinello 5.5, gli identici emendamenti Martinello 5.7 e Misuraca 5.8, gli emendamenti Patarino 5.6 e Buonfiglio 5.9, mentre sono assorbiti gli emendamenti D'Ulizia 5.10 e Misuraca 5.11.
Constatata l'assenza dei presentatori degli identici emendamenti Misuraca 6.1 e Martinello 6.2, degli emendamenti Misuraca 6.3 e 6.4 dichiara che si intende che vi abbiano rinunciato. Avverte che, a seguito dell'approvazione dell'emendamento Zucchi 2.10 (nuova formulazione) sono preclusi gli identici emendamenti Buonfiglio 6.5 e Tolotti 6.6, nonché gli identici emendamenti Martinello 6.7 e Misuraca 6.8. Constatata l'assenza del presentatore dell'emendamento Misuraca 6.10, dichiara che si intende che vi abbia rinunciato.

Il sottosegretario Guido TAMPIERI invita l'onorevole Fundarò a ritirare l'emendamento 6.11.

Massimo Saverio Ennio FUNDARÒ (Verdi) accoglie l'invito al ritiro.

Marco LION, presidente, pone in votazione l'articolo aggiuntivo 3.01 del relatore, sul quale il Governo ha espresso parere contrario.


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Massimo Saverio Ennio FUNDARÒ (Verdi) dichiara il voto favorevole del proprio gruppo sull'articolo aggiuntivo 3.01 del relatore.

Angela LOMBARDI (RC-SE) dichiara che anche il proprio gruppo esprimerà voto favorevole sull'articolo aggiuntivo 3.01 del relatore.

La Commissione respinge l'articolo aggiuntivo 3.01 del relatore.

Marco LION, presidente, avverte, esaurita la votazione sugli emendamenti e articoli aggiuntivi presentati, il testo come risultante dalle modifiche apportate dalla Commissione, sarà trasmesso alle Commissione competenti in sede consultiva. Rinvia quindi il seguito dell'esame del provvedimento alla seduta già prevista per domani.

La seduta termina alle 22.