I Commissione - Resoconto di marted́ 28 novembre 2006


Pag. 29

SEDE REFERENTE

Martedì 28 novembre 2006. - Presidenza del presidente Luciano VIOLANTE. - Interviene il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali Paolo Naccarato.

La seduta comincia alle 10.05.


Pag. 30

Sistema informativo per la sicurezza e segreto di Stato.
C. 445 Ascierto, C. 1401 Naccarato, C. 1566 Mattarella e C. 1822 Ascierto.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame.

Luciano VIOLANTE, presidente e relatore, nell'avviare l'esame dei progetti di legge in titolo, ripercorre brevemente gli aspetti principali della normativa vigente in materia, introdotta dalla legge n. 801 del 1977. Fa presente in proposito che in base alla citata legge la direzione, la responsabilità politica e il coordinamento dell'attività dei servizi spetta al Presidente del Consiglio dei ministri, che è Autorità nazionale per la sicurezza. Presso la presidenza del consiglio è istituito il Comitato interministeriale per le informazioni e la sicurezza (CIIS), composto dai ministri per gli Esteri, per l'Interno, per la Giustizia, la Difesa, l'Industria e l'Economia, che ha il compito di determinare insieme al Capo dell'esecutivo le linee strategiche della sicurezza. Inoltre, alle dirette dipendenze del Presidente del Consiglio è istituito il Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza; si tratta di un organo amministrativo cui la legge assegna il compito di fornire al Presidente del Consiglio gli elementi necessari per svolgere le proprie funzioni.
Sono previsti due servizi, uno prevalentemente militare, il SISMI (Servizio per le informazioni e la Sicurezza Militare), alle dipendenze del ministro della Difesa, e l'altro, prevalentemente civile, il SISDE (Servizio per la informazioni e la sicurezza democratica), alle dipendenze del ministro dell'Interno. Le competenze sono determinate sulla base degli interessi da tutelare e non su base territoriale. Il SISMI svolge attività di controspionaggio e «assolve a tutti i compiti informativi e di sicurezza per la difesa sul piano militare dell'indipendenza e dell'integrità dello Stato da ogni pericolo, minaccia ed aggressione.» (articolo 4). Il SISDE, invece, «assolve a tutti compiti informativi e di sicurezza per la difesa dello Stato democratico e delle istituzioni poste dalla Costituzione a suo fondamenti contro chiunque vi attenti contro ogni forma di eversione.» (articolo 6).
La legge n. 801 ha istituito un Comitato parlamentare, formato da quattro deputati e quattro senatori, nominati dai presidenti delle Camere, che esercita il controllo sull'applicazione dei principi stabiliti dalla legge medesima. Per prassi consolidata la presidenza del Comitato è affidata ad un parlamentare dell'opposizione.
Infine gli articoli 15, 16, 17 della citata legge dettano una nuova disciplina sul segreto di Stato, più garantista rispetto a quella precedentemente vigente, in quanto prevede specificamente le materie suscettibili di segretazione, esclude la possibilità di opporre il segreto su «fatti eversivi dell'ordine costituzionale», e determina una sorta di tenue garanzia parlamentare: di ogni conferma dell'opposizione del segreto nel corso di un procedimento giudiziario il Presidente del Consiglio deve informare il Comitato parlamentare di controllo indicandone succintamente le ragioni; il Comitato se ritiene a maggioranza assolta dei componenti infondata la decisione del Presidente del Consiglio, ne riferisce alle Camere «per le conseguenti valutazioni politiche».
Al fine di approfondire le ragioni della riforma, ritiene opportuno ricordare le circostanze che condizionarono la riforma del 1977 ed il contesto geopolitico nel quale la citata legge n. 801 si muoveva. Ricorda, in proposito che all'epoca esisteva un unico servizio, il Servizio Informazioni Difesa (SID), erede del Servizio Informazioni Forze Armate (SIFAR), costituito nel 1950, erede a sua volta del Servizio Informazioni Militari (SIM), istituito nel 1925. Tanto il SID, quanto il SIFAR quanto ancora il SIM avevano un carattere prettamente militare. Tra l'altro, l'Autorità nazionale per la sicurezza non era il Presidente del Consiglio ma il capo del Servizio.
La riforma del 1977 fu determinata da episodi che avevano visto coinvolti alcuni ufficiali del servizio di sicurezza in attività


Pag. 31

di sostegno o di copertura ad attività terroristiche o eversive. La causa prossima della riforma fu costituita dall'accoglimento da parte della Corte costituzionale di un'eccezione d'incostituzionalità sulla disciplina del segreto di Stato, che allora prevedeva l'insindacabilità della decisione anche immotivata di opporre il segreto di Stato. Questa, tra l'altro, è la ragione per la quale nella legge istitutiva degli attuali servizi ci sono apposite disposizioni sulla nuova disciplina del segreto di Stato.
La riforma mantenne il servizio militare perchè, data la permanenza del bipolarismo internazionale, la minaccia esterna poteva venire solo dai paesi del patto di Varsavia e non poteva che essere militare. Per la stessa ragione venne affidato al SISMI il compito del controspionaggio. Poichè si temeva che le logiche di sicurezza atlantica potessero prevalere sul libero evolversi della situazione politica interna, con interferenze dettate appunto da preoccupazioni di ordine internazionale, si costituì un altro servizio, il SISDE, i cui compiti meglio si comprendono alla luce delle ragioni politiche che ne determinarono l'istituzione.
Osserva quindi che il crollo del regime sovietico e dei regimi comunisti del patto di Varsavia, la fine del bipolarismo internazionale, il mutamento del sistema politico italiano che ha finalmente conosciuto l'alternanza tra diverse coalizioni al governo del Paese, l'avvento di nuove forme di terrorismo e, conseguentemente, di una nuova tipologia di pericoli per l'incolumità dei cittadini e per la sicurezza delle istituzioni, l'assenza di specifiche disposizioni in materia di garanzie funzionali, l'esigenza di rafforzare il Comitato parlamentare e di predisporre una nuova disciplina del segreto di Stato comportano la necessità di riformare il vigente sistema di sicurezza per renderlo più adeguato alle nuove esigenze.
Questo tema non è nuovo alle Aule parlamentari, in quanto se ne discute sin dalla X legislatura. Ricorda quindi che nella XIII Legislatura, la presidenza del Consiglio istituì una commissione di studio presieduta dal generale Jucci che redasse un articolato testo per la riforma; questo testo costituì la base del progetto presentato dal Governo nel luglio 1999 al Senato (AS 4162), che non fu esaminato neanche dalle competenti Commissioni di quel ramo del Parlamento.
Nella XIV legislatura il Consiglio dei Ministri approvò un progetto di riforma che venne presentato al Senato nel giugno 2002. Il Senato lo approvò con varie modifiche. Questa Commissione, alla quale il progetto era stato assegnato, avviò diverse audizioni che riguardarono i vertici dei servizi e i Ministri degli esteri, dell'interno e della difesa. Emersero convergenze su molti qualificanti punti del testo, ma un fermo dissenso sul modello da adottare, se unitario, caratterizzato da un solo servizio, o binario, fondato su due servizi, come dopo la riforma del 1977.
Fa presente che nella attuale legislatura sono state presentate sia alla Camera sia al Senato progetti di legge che riguardano tanto la riforma complessiva dei servizi quanto singoli aspetti della materia.
Una riforma complessiva è prevista, in particolare, dalla proposta di legge n. 1566, d'iniziativa del deputato Mattarella e altri e da alcuni disegni di legge presentati presso il Senato, che ritiene utile tenere presenti nell'illustrazione delle proposte di riforma, anche in quanto presentanti da parlamentari che hanno uno specifica e pluriennale competenza del settore. Si riferisce ai disegni di legge presentati dal senatore Mantovano (n. 139), dal senatore Ramponi (n. 328), dal senatore Brutti (n. 802). Anche il presidente emerito della Repubblica, senatore Cossiga, ha presentato due disegni di legge in materia di riforma complessiva dei servizi (nn. 339 e 360) cui si aggiungono due ulteriori disegni di legge in materia di segretezza delle comunicazioni degli agenti dei servizi di informazione e sicurezza (n. 765) e in materia di rafforzamento dei compiti e dei poteri del Comitato parlamentare di controllo (n. 367).
Sulla riforma del segreto di Stato hanno presentato specifiche proposte di legge il deputato Naccarato (n. 1401) e i senatori Malabarba (68), Bulgarelli (246),


Pag. 32

Vitali (280) e Ripamonti (972). Il deputato Ascierto, infine, ha presentato una proposta di legge volta ad istituire il Consiglio di sicurezza nazionale (n. 445), ed una proposta che prevede disposizioni in materia di controllo di società specializzate nell'offerta di servizi di sicurezza (n. 1822).
Informa inoltre la Commissione che, secondo quanto risulta al relatore per le vie brevi, il Governo avrebbe intenzione di presentare un proprio disegno di legge in materia, mentre il gruppo di Alleanza Nazionale dovrebbe presentare nella giornata odierna una propria proposta. Si riserva, dunque, di svolgere una relazione integrativa quando tali progetti di legge saranno assegnati alla Commissione.
Passando all'esame delle proposte di legge in titolo, fa presente l'opportunità di procedere nell'esposizione sulla base dell'individuazione di alcune questioni prioritarie e di analizzare quindi ciascuna di tali questioni partendo dalle soluzioni prospettate nelle proposte Mattarella e Naccarato ma tenendo conto, ove utili ai fini della discussione e delle decisioni che la Commissione dovrà assumere, anche delle proposte presentate al Senato. Fa presente, in proposito, che non si registra in questa materia una divergenza di opinioni determinata dall'appartenenza politica. Anzi c'è una larga convergenza su molti punti qualificanti della riforma. Pertanto la considerazione delle proposte presentate da autorevoli colleghi anche nell'altro ramo del Parlamenti non può che agevolare il lavoro di riforma.
La prima questione prioritaria che intende proporre all'attenzione della Commissione è se sia preferibile un sistema caratterizzato dalla presenza di un solo servizio o da due servizi di sicurezza; nel caso si opti per l' ipotesi dei due servizi se il criterio di ripartizione delle competenze debba essere per materia o per territorio; se i servizi debbano far riferimento ai ministri di settore (esteri, difesa, interni) o direttamente al Presidente del Consiglio dei ministri. Occorre poi valutare come debba essere reclutato il personale, se per assunzione diretta in caso di particolari e rare competenze, tramite concorso o attraverso l'applicazione da altri uffici della pubblica amministrazione.
Ritenendo che possa darsi per scontato che il Presidente del Consiglio debba avere l'alta direzione e la responsabilità generale della politica della sicurezza, occorre stabilire come debba essere coadiuvato nell'esercizio delle sue responsabilità nel settore della sicurezza e in particolare: se sia opportuno prevedere la figura di un ministro per la sicurezza o sia sufficiente, come ora, un sottosegretario; nel primo caso occorre stabilire quali debbano essere rapporti tra questo ministro e il Presidente del Consiglio; occorre altresì valutare quale debba essere il ruolo del Comitato Interministeriale per la Sicurezza e quale debba essere il ruolo del futuro CESIS, dato che tutte le proposte sottolineano la debolezza istituzionale di questo organismo.
Una ulteriore questione di grande rilevanza è quella relativa al rapporto con l'Autorità giudiziaria; si tratta, in particolare di valutare quali debbano essere le garanzie funzionali e quale debba essere la disciplina del segreto di Stato e se tale segreto, come accade in molti paesi democratici, debba essere temporaneo.
Infine, la Commissione dovrà valutare come debbano essere rafforzate le funzioni del Comitato parlamentare.
Prima di entrare nel merito delle singole questioni ritiene opportuno sottolineare che i servizi operano in una comunità internazionale fondata sui criteri dell'affidabilità e dell'efficienza. Mutamenti troppo bruschi delle strutture dei servizi, non motivate da esigenze certe e verificabili possono condurre all'isolamento e, conseguentemente, alla perdita della possibilità di acquisire informazioni e alla riduzione della capacità di difesa.
Da questa considerazione emergono due principi che reputa opportuno proporre come linee guida del lavoro della Commissione: le modifiche che saranno elaborate devono avere una spiegazione nella necessità di rispondere sempre meglio ai criteri dell'affidabilità e dell'efficienza; bisogna far presto, per evitare che


Pag. 33

la lunghezza dei tempi della riforma delegittimi gli organismi attualmente operanti.
Quanto ai caratteri della riforma, propone di elaborare una disciplina legislativa che determini le linee essenziali del sistema di sicurezza, delle garanzie e delle responsabilità, lasciando invece al Presidente del Consiglio il potere di determinare i più specifici aspetti amministrativi con regolamenti che da sottoporre al vaglio del Comitato parlamentare di controllo. È evidente, infatti, che le esigenze amministrative possono mutare con particolare velocità ed è bene perciò dotarsi di uno strumento più agile della legge, ferma la valutazione dell'organo di controllo parlamentare.
Venendo al merito della prima questione, fa presente che la proposta di legge di iniziativa del deputato Mattarella prevede due distinti servizi, l'AISE (Agenzia per le informazioni e la sicurezza esterna) che dovrebbe grosso modo corrispondere all'attuale SISMI e l'AISI (Agenzia per le informazioni e la sicurezza interna), che dovrebbe invece corrispondere all'attuale SISDE.
La divisione delle competenze è prevista su base territoriale: l'AISE opera all'estero e l'AISI opera sul territorio nazionale. Ciascuna delle due agenzie può operare anche sul territorio di competenza dell'altra purchè in cooperazione. Questa clausola dovrebbe impedire sovrapposizioni e interferenze. I direttori delle due agenzie continuerebbero a far capo ai ministri dell'Interno e della Difesa. Il personale, secondo la proposta, dovrebbe essere selezionato secondo le seguenti quattro modalità: ruolo unico degli organismi informativi nella percentuale massima del 70 per cento del contingente complessivo; procedure selettive riservate ai dipendenti civili e militari dello Stato in possesso di specifici requisiti; chiamate dirette nominative per una quota non superiore all'1 per cento per persone di alta e particolare specializzazione, da assumere con contratto a tempo determinato per non meno di tre anni e non più di sei; infine, si prevede la possibilità di conferire incarichi ad esperti esterni in misura non superiore a trenta, per non più di due anni rinnovabili per altre due volte. In proposito rileva che la predeterminazione per legge in modo dettagliato delle diverse quote di personale potrebbe rivelarsi in opportuna; ritiene inoltre da approfondire il profilo relativo alla definizione legislativa della durata del rapporto di collaborazione.
Anche i disegni di legge presentati dai senatori Brutti e Ramponi prevedono due distinti servizi, uno per l'attività interna e l'altro per l'attività all'estero. Ricorda, in proposito, che il senatore Brutti è stato presidente del Comitato parlamentare e che il senatore Ramponi è stato direttore del Sismi. Entrambi i progetti, inoltre, prevedono un diretto rapporto dei direttori dei due servizi con il Presidente del Consiglio.
Il disegno di legge del senatore Brutti prevede che possa essere nominato un ministro senza portafoglio per la sicurezza mentre quello del senatore Ramponi prevede un sottosegretario alla sicurezza; al di là della differenziazione entrambi propendono per una figura politica che affianchi il Presidente del Consiglio nell'esercizio delle sue responsabilità.
Anche il disegno di legge n. 360 del senatore Cossiga prevede il Servizio informazioni generali (SIGEN), posto alle dipendenze del ministero della Difesa e il Servizio sicurezza interna (SERSIN) che dipende dal ministero dell'Interno. Eventuali «invasioni di campo» di un servizio rispetto all'altro sono decise di concerto tra i ministri interessati, con l'approvazione del Presidente del Consiglio dei ministri.
Propendono, invece, per il servizio unico tanto il disegno di legge n. 339 del senatore Cossiga quanto quello presentato dal senatore Mantovano. Tuttavia anche in queste proposte il servizio unico non esaurisce la complessità e la estrema specializzazione delle attività informative e di quelle dirette a tutelare la sicurezza della Repubblica.
In realtà la differenza è la seguente: in alcun disegni di legge (Mattarella, Brutti, Ramponi) i servizi sono due con un coordinamento


Pag. 34

centrale; in altri (Cossiga n. 360 e Mantovano) le diverse agenzie invece sono emanazione della struttura centrale.
Nel disegno di legge del senatore Cossiga n. 339 gli attuali Sisde e Sismi sono unificati in una struttura unica, il Servizio informazioni e sicurezza (SIS). Il senatore Cossiga propende per questa scelta avendo spiegato che nel passato era stato favorevole alla differenziazione dei Servizi ma che ha poi preferito l'altra soluzione per la pratica impossibilità di distinguere il pericolo esterno dal pericolo interno. In tale disegno di legge si prevede anche la istituzione, presso il Ministero della difesa, di una Direzione per le informazioni e la sicurezza militare, di carattere esclusivamente militare, che sembra avere competenze di carattere generale. Alle dipendenze del direttore del SIS è istituita l'Agenzia governativa per le telecomunicazioni, che dovrebbe svolgere il monitoraggio di ogni tipo di intercettazioni e prestare consulenza linguistica e crittografica per tutte le autorità che hanno responsabilità in materia di sicurezza. Il personale dei servizi può provenire dalla pubblica amministrazione, dalle Forze armate o anche dall'esterno.
Il disegno di legge presentato dal senatore Mantovano propone un'unica Direzione generale per le informazioni e la sicurezza ma con tre distinte agenzie: l'Agenzia per le informazioni sul terrorismo e l'eversione, l'Agenzia per le informazioni sulla criminalità organizzata, l'Agenzia per la ricerca e la controingerenza, che svolge attività di ricerca in Italia e all'estero per la raccolta di informazioni utili ai principali processi decisionali, attività di spionaggio e controspionaggio, anche industriale. La reductio ad unum delle strutture sarebbe determinata dalla necessità di sviluppare processi decisionali più agili e più efficaci, uniformare modelli, tecniche e prassi operative, ottimizzare le risorse, evitare sprechi e duplicazione dei costi. Anche questa proposta prevede che il personale possa essere assunto tanto dall'interno della pubblica amministrazione quanto dall'esterno.
Nella comunità internazionale prevale nettamente il modello pluralistico, che prevede più Servizi con competenze distinte per materia o per territorio, che fanno riferimento ad un unica struttura con compiti di coordinamento e di indirizzo.
L'unico paese che fa eccezione è la Spagna, che ha istituito nel 2002 il Centro Nacional de Inteligencia. Peraltro operano in Spagna almeno altri tre organismi di intelligence: il Commissariato generale dell'informazione, che dipende dal Ministero dell'interno; il Dipartimento investigazioni e informazioni, anch'esso dipendente dal Ministro dell'interno, la Divisione informazioni dello Stato Maggiore della difesa, dipendente dal Ministero della Difesa. Una Commissione con delega sulle questioni di intelligence, di cui fanno parte i ministri con responsabilità nei settori della sicurezza, ha il compito di coordinare tutte le agenzie.
Sulla base di queste considerazioni ritiene più vicina alle esigenze italiane e all'impostazione seguita dalla grande maggioranza dei paesi vicini una struttura plurale dei servizi, con divisione per territorio: un'agenzia per la sicurezza interna ed un'altra per la sicurezza esterna, con il conseguente passaggio del controspionaggio dall'attuale SISMI all'Agenzia per la sicurezza interna. In tale quadro manterrebbe una propria autonomia il RIS, con finalità prettamente militari e alle dipendenze del Ministro della difesa. Fermo questo rapporto tra il RIS ed il Ministero della difesa, propone alla Commissione di valutare l'opportunità di prevedere che le due agenzie abbiano un rapporto diretto ed esclusivo con la Presidenza del Consiglio dei ministri.
Il rapporto con i ministri di settore trae la sua origine dalla dipendenza dell'unico servizio militare dal Ministero della difesa e dal necessario parallelismo che si istituì tra il SISDE ed il Ministero dell'interno quando venne formato il SISDE. Oggi tale rapporto sembra costituire un filtro non necessario tra gli organi operativi e il Presidente del Consiglio, che ha la responsabilità generale della politica della sicurezza.


Pag. 35

In questo modo, inoltre, l'oggetto del Comitato interministeriale per la sicurezza, al quale partecipano i Ministri della difesa e dell'interno, non costituisce più uno stanco duplicato di quanto hanno già deciso in separata sede il Presidente del Consiglio e i due Ministri, e può svolgere davvero, un compito centrale nel sistema di sicurezza nazionale.
Fa presente l'opportunità di riflettere sull'opportunità di mantenere l'attuale sistema binario, con la costituzione di due agenzie, una con compiti di informazione e sicurezza in relazione ai pericoli che vengono da soggetti operanti sul territorio nazionale, e l'altra con compiti di informazione e sicurezza in relazione ai pericoli che vengono dall'esterno. Entrambi i servizi fanno capo all'alta responsabilità politica del Presidente del Consiglio. Il RIS, con compiti specificamente ed esclusivamente attinenti alle forze armate opererà alle dipendenze del Ministero della difesa e dovrebbe in ogni caso essere destinatario degli indirizzi strategici decisi dal CIS, del coordinamento che fa capo all'organismo che sostituirà l'attuale Cesis e al controllo del Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato. Accanto alle due agenzie principali ed al RIS opererà il SIGINT, con il compito di sostenere mediante la propria specifica attività di intelligence il lavoro delle agenzie di informazione e sicurezza. Il personale potrà provenire tanto dalla pubblica amministrazione quanto dall'esterno, limitatamente a chi davvero dovrà svolgere funzioni operative o informative e che abbia dimostrato di meritare di svolgere quelle funzioni a difesa della Repubblica e della comunità nazionale.
Il progetto di legge presentato dal deputato Mattarella, così come tutti gli altri progetti, affida al Presidente del Consiglio «l'alta direzione e la responsabilità generale della politica informativa per la sicurezza». In proposito sottolinea la differenza che sussisterebbe qualora tale funzione fosse riferita, anziché alla politica informativa «per la» sicurezza, alla politica informativa «e della» sicurezza, poiché in questa seconda ipotesi le attribuzioni sarebbero tra loro distinte e separate. Osserva tuttavia come su tale tema non si registrino significative distinzioni tra i diversi progetti di legge. Fa quindi presente l'opportunità che il Presidente del Consiglio sia coadiuvato, in questa difficile responsabilità, tanto a livello politico quanto a livello tecnico. Il progetto di legge presentato dal deputato Mattarella prevede in sostanza che il presidente del Consiglio possa esercitare le sue funzioni da solo oppure delegandole a un ministro senza portafoglio o ad un sottosegretario; non siano delegabili alcune specifiche funzioni, in particolare quelle che riguardano l'apposizione del segreto di Stato, la definizione dei criteri di classificazione dei documenti e le competenze che la legge assegna espressamente al Presidente del consiglio dei ministri; presso la presidenza del Consiglio venga istituito, come previsto attualmente, il CIS, Comitato interministeriale delle informazioni per la sicurezza o, secondo l'opzione già evidenziata, delle informazioni e della sicurezza, con compiti di consulenza del Presidente del consiglio dei ministri, di definizione degli indirizzi della politica dell'informazione e della sicurezza, di vigilanza sugli organismi informativi e della sicurezza. Prevede inoltre che il CIS sia presieduto dal Presidente del consiglio dei ministri e ne fanno parte i Ministri degli esteri, dell'interno e della difesa; il Presidente del consiglio dei ministri può invitare altri ministri, a seconda dell'ordine del giorno, ed anche i capi dei servizi ed esperti, ma senza diritto di voto: alle stesse finalità si ispira la proposta di legge C. 445 del deputato Ascierto, che propone l'istituzione del Consiglio di sicurezza nazionale. È inoltre stabilito che l'attuale ruolo del CESIS sia rivestito dal Dipartimento governativo delle informazioni per la sicurezza (DIGIS), che opera alle dirette dipendenze del Presidente del consiglio o del Ministro della sicurezza o del sottosegretario. Esso inoltre concorre a definire l'unitarietà di azione delle agenzie, coordina l'intera attività informativa e della sicurezza, garantisce lo scambio di informazioni


Pag. 36

tra le due agenzie, il RIS e le forze di polizia, provvede alla logistica delle due agenzie. È previsto che il DIGIS abbia un direttore e un vice direttore e che presso di esso operi un Comitato tecnico esecutivo di cui fanno parte, oltre al direttore del Dipartimento, i direttori delle due agenzie, il capo del RIS, il capo della polizia, il comandante dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.
Osserva che tutte le proposte che prevedono una pluralità di servizi presentano schemi analoghi a quelli fatti propri dalla proposta di legge del deputato Mattarella. In proposito fa presente che mutano i nomi degli organismi, ma l'impianto rimane sostanzialmente analogo: si prevede un'autorità politica, un comitato di ministri, un dipartimento con compiti di coordinamento, una sede tecnica nella quale i capi dei servizi e delle diverse forse di polizia possano interloquire tra loro, scambiarsi le informazioni e, se necessario, dividersi i compiti.
Ritiene che lo schema illustrato corrisponde alle attuali esigenze. In proposito, ritiene opportuno prevedere un Ministro per la sicurezza piuttosto che un sottosegretario. Il Ministro, infatti, a differenza del sottosegretario, partecipa al Consiglio dei Ministri e può, in ragione di questa sua veste, interloquire in forma paritaria con i Ministri degli esteri, della difesa e dell'interno. Ritiene opportuno inoltre che il Dipartimento istituito presso la presidenza del Consiglio e che dovrebbe prendere il posto dell'attuale CESIS abbia un effettivo potere di coordinamento. Osserva infatti che se la cooperazione tra Servizio «interno» e Servizio «esterno» è destinata ad incrementarsi, anche perchè in un numero crescente di casi un pericolo esterno può diventare interno e viceversa, è evidente che un autorevole potere di coordinamento si rivela necessario per la stessa efficacia della specifica attività di sicurezza e di informazione. Ritiene inoltre importante, anche al fine di annullare le attuali diseconomie, mutuare la ratio delle motivazioni sottese al disegno di legge presentato dal senatore Mantovano e portare a tale Dipartimento la logistica, la formazione, il centro situazione, il coordinamento delle spese e delle risorse.
Si sofferma quindi sul rapporto tra servizi di sicurezza e magistratura, che è tra i capitoli più delicati delle moderne democrazie, soprattutto in Italia, dove l'obbligatorietà dell'azione penale e la piena indipendenza degli organi dell'accusa dall'Esecutivo espone il personale dei servizi che ha operato in adempimento dei propri doveri istituzionali alla persecuzione penale per atti che in astratto possono configurare ipotesi di reato ma che sono stati commessi nell'adempimento del dovere. Ne derivano incertezza nelle relazioni internazionali, rischi professionali gravi, attività giudiziaria d'indagine posta in opera nei confronti di personale dei servizi, con l'acquisizione di notizie particolarmente delicate per la sicurezza della Repubblica, ma anche possibilità di abusi da parte del personale dei servizi, presentati come necessità. Una di tali questioni è affrontata dal disegno di legge S. 765, presentato dal senatore Cossiga, che prevede che tutte le comunicazioni dei servizi siano coperte da segreto di Stato e che, qualora sia necessario procedere ad intercettazione delle comunicazioni di appartenenti ai servizi, l'autorità giudiziaria deve chiedere al Presidente del consiglio dei ministri di togliere il segreto di Stato su tali comunicazioni, con l'obbligo di sottoporre le intercettazioni, prima della loro utilizzazione, al Presidente del consiglio dei ministri, che può riapporre su tali intercettazioni il segreto di Stato.
Osserva che, al di fuori di questo campo, le questioni che affrontano i progetti di legge in esame riguardano due materie: le cosiddette garanzie funzionali del personale dei servizi e la disciplina del segreto di Stato. Innanzitutto ricorda che per il personale dei Servizi, come per qualsiasi destinatario della legge penale, sono operative le cause di giustificazione dello stato di necessità, della legittima difesa e dell'adempimento del dovere.
Inoltre il tema delle garanzie funzionali, incandescente sino a qualche anno fa, è diventato meno spinoso grazie ad alcune previsioni in materia di lotta al crimine


Pag. 37

organizzato e al terrorismo, che hanno riconosciuto alla polizia giudiziaria alcune garanzie in materia di operazioni sotto copertura ed altro tipo di interventi astrattamente considerabili come reato.
In particolare si è trattato delle disposizioni in materia di traffico di stupefacenti, di cui agli articoli 97 e 98 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 190, n. 300, di sequestro di persona, di cui all'articolo 7 della legge 15 marzo 1991, n. 82, di sfruttamento della prostituzione, pedofilia, pornografia, turismo sessuale, di cui all'articolo 14 della legge 3 agosto 1998, n. 269, di terrorismo, di cui all'articolo 7-bis della legge 31 luglio 2005, n. 155, di criminalità organizzata, di cui all'articolo 9 della legge 16 marzo 2006, n.146, recante la ratifica ed esecuzione della convenzione ONU contro il crimine organizzato transnazionale.
Si sofferma quindi su alcuni capisaldi per l'operatività delle garanzie funzionali, allo stato della legislazione, consistenti nella indicazione dettagliata delle finalità investigative che consentono una deroga alle ordinarie forme di acquisizione della prova o alle ordinarie metodologie di indagine; nella indicazione delle condotte derogatorie consentite, quali consegne controllate, inserimento all'interno di organizzazioni criminali, possesso di documenti falsi, introduzione in private abitazioni al fine di apporre microspie; nella indicazione delle condotte in ogni caso vietate, come l'aggressione alla vita, alla libertà o all'incolumità delle persone, delitti contro l'ordinamento della Repubblica, delitti contro i diritti politici dei cittadini e, infine, nella delimitazione dei soggetti che possono essere autorizzati a tenere le condotte in deroga e nella dettagliata procedura di autorizzazione delle operazioni.
Passa dunque all'esposizione della disciplina prevista dalla proposta di legge del deputato Mattarella. Tale proposta prevede una specifica causa di non punibilità per comportamenti posti in essere nell'esercizio o a causa dei compiti istituzionali, nell'ambito e in attuazione di operazioni previamente autorizzate, purché ci sia un rapporto di proporzionalità tra mezzi e fini e vi sia stata una espressa autorizzazione del responsabile politico. Sono espressamente escluse le condotte dirette a mettere in pericolo o a ledere la vita, la libertà personale, l'integrità fisica, la salute, l'incolumità pubblica, il favoreggiamento personale o reale mediante false dichiarazioni all'autorità giudiziaria o alla polizia giudiziaria. La causa di non punibilità può essere opposta dal singolo appartenente ai servizi; l'autorità giudiziaria, qualora ritenga che non ne esistano i presupposti, chiede conferma al Presidente del Consiglio, il quale entro due mesi può annunciare che la causa di non punibilità non ha ragion d'essere, o può confermare la causa di non punibilità indicandone i motivi, o, infine, può opporre il segreto di Stato.
Il Presidente del Consiglio dei ministri si avvale di un comitato di garanti, tre persone di indiscussa competenza e autorevolezza, che verifica i comportamenti tenuti dai soggetti che si avvalgono della causa di non punibilità su sua richiesta forniscono un parere sulla opponibilità all'autorità giudiziaria della clausola di non punibilità. Osserva che seguono lo stesso schema i disegni di legge presentati dai senatori Cossiga, Brutti e Mantovano, che tuttavia, sulla questione appaiono essere più precisi. Innanzitutto l'autorizzazione, nei casi previsti dalla legge, è prevista come una causa di giustificazione e non come causa di non punibilità: una sorta di adempimento del dovere più articolato rispetto alla clausola generale dell'articolo 51 del codice penale. Inoltre vengono esclusi dall'ambito di operatività della causa di giustificazione anche i delitti contro l'ordine costituzionale ed altri gravi delitti contro i valori fondamentali della Repubblica. Si sofferma sulla differenza esistente tra la causa di non punibilità, che presuppone il compimento del reato che tuttavia non può essere punito, dalla causa di giustificazione, in cui il reato si presume non esistente. Il disegno di legge del senatore Mantovano prevede che, nel caso in cui l'autorità giudiziaria abbia sollevato un conflitto di attribuzione dichiarato ammissibile,


Pag. 38

la Corte costituzionale possa accedere ai documenti giudicati rilevanti ai fini della decisione, con le regole di segretezza che si sarà data la stessa Corte.
Nel disegno di legge del senatore Brutti i garanti sono eletti dal Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato, ma non rispondono del loro operato né al Comitato stesso né alle Camere.
Il disegno di legge del senatore Ramponi fuoriesce da questo schema perché prevede espressamente i comportamenti che gli appartenenti ai Servizi possono porre in essere nei confronti dei cittadini italiani. Si tratta delle intercettazioni, del sequestro temporaneo di corrispondenza, perquisizioni domiciliari e personali. Queste attività possono essere tenute solo previa autorizzazione del Sottosegretario alla sicurezza e di un Comitato costituito presso la Procura Generale della Repubblica e costituito da tre magistrati di tale ufficio.
Si sofferma quindi sul segreto di Stato, che è il tema sul quale si concentra la maggior parte dei progetti di legge, con riferimento sia al contenuto che alle modalità di apposizione e di revoca.
La proposta di legge del deputato Mattarella prevede che il segreto opposto all'autorità giudiziaria da un appartenente ai Servizi debba essere confermato dal Presidente del Consiglio dei ministri entro sessanta giorni. In caso di conferma, l'autorità giudiziaria, se non può procedere oltre, dichiara non doversi procedere per opposizione del segreto di Stato. Peraltro è prevista la possibilità di sollevare conflitto di attribuzione.
Rileva quindi come sia più dettagliata la proposta di legge del deputato Naccarato, che segue uno schema che si ritrova, con qualche variante, nei disegni di legge dei senatori Cossiga, Brutti e Mantovano. Il segreto di Stato non può essere opposto su «fatti, notizie e documenti» concernenti delitti contro l'ordine costituzionale, delitti di strage e di mafia nonché di delitti «concernenti il traffico illegale di materiale nucleare, chimico o biologico», rappresentando quest'ultima una novità. I documenti segreti devono portare annotata la qualifica di segretezza su disposizione del Presidente del Consiglio dei ministri, il quale, nel confermare il segreto, deve tener conto dell'attualità del segreto stesso anche in relazione al tempo trascorso. Al riguardo osserva che il Presidente del Consiglio dei ministri deve confermare il segreto entro due mesi. Se non decide entro il termine, il segreto si intende non apposto o revocato e l'autorità giudiziaria può acquisire i documenti richiesti. Di ogni caso di opposizione del segreto di Stato è previsto che il Presidente del Consiglio dei ministri informi il Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato con sintetica motivazione. Questo, se ritiene infondata la conferma del segreto, informa le Camere per le conseguenti valutazioni politiche. Con riferimento a tale deliberazione, fa presente che non è richiesta una particolare maggioranza.
La proposta di legge del deputato Naccarato, inoltre, fissa termini precisi per ciascuna classifica di segretezza. Dopo quarant'anni tutti i documenti devono essere versati all'Archivio Centrale di Stato a meno che non sia previsto un termine più breve. I disegni di legge dei senatori Vitali, Malabarba, Ripamonti tendono ad impedire che il segreto di Stato venga apposto su fatti, notizie e documenti concernenti reati commessi per finalità di eversione o di terrorismo. Si tratta di una specifica richiesta formulata dall'Associazione dei familiari delle vittime delle stragi essendo giudicato insufficiente l'articolo 12 della legge n. 801 del 1977 secondo il quale «in nessun caso possono essere oggetto di segreto di Stato fatti eversivi dell'ordine costituzionale».
Al riguardo, ritiene opportuno che la Commissione prenda in esame la possibilità di apporre un limite temporale alla durata del segreto di Stato, come avviene in molti Stati democratici, e come prevede il disegno di legge del senatore Bulgarelli, che propone un termine massimo di venticinque anni.
Si sofferma quindi sul Comitato parlamentare per i servizi di informazione e


Pag. 39

sicurezza e per il segreto di Stato, previsto per la prima volta nel sistema italiano dalla legge n. 801 del 1977, che ritiene avere superato positivamente il difficile rodaggio del primo periodo di attività. Proprio in base a questo giudizio positivo osserva che tutte le proposte che se ne occupano ne propongono il rafforzamento dei poteri e delle strutture. Al riguardo sottolinea come sia politicamente e costituzionalmente corretto che un Comitato di questo tipo disponga di reali poteri di controllo e come conseguentemente debba essere messo in condizioni di acquisire informazioni e dati di carattere assai riservato. Ritiene pertanto che, per poter acquisire tali informazioni, prima ancora di una nuova legge, occorre l'assoluta certezza che le informazioni non saranno propalate, come pure accaduto in rare occasioni, ingenerando ritrosie da parte delle autorità ascoltate e discredito tanto nell'opinione pubblica quanto nella platea di esperti della comunità internazionale. Ritiene in sostanza che la garanzia della riservatezza può essere meglio assicurata da un numero non elevato di componenti e dalla loro assoluta affidabilità. Per rispondere a questa esigenza giudica opportuno fissare nella legge alcuni principi, quali, ad esempio, quello per cui possano farne parte solo parlamentari che abbiano già rivestito significative responsabilità istituzionali o quello per cui i presidenti delle Camere, d'intesa tra loro, possano revocare la nomina del membro che abbia violato il segreto o addirittura possano sciogliere il Comitato quando questo non abbia dato garanzia di riservatezza. Si sofferma sul numero dei componenti del Comitato, osservando che i progetti di legge del deputato Mattarella e del senatore Mantovano lo fissano in quattro, di cui due deputati e due senatori, con un supplente per ciascuna Camera. I disegni di legge dei senatori Cossiga e Ramponi fissano tale numero in dieci parlamentari, di cui cinque deputati e cinque senatori. In particolare, il disegno di legge del senatore Ramponi prevede che il presidente sia scelto dai presidenti delle Camere, d'intesa tra loro, fuori dei dieci componenti e che sia un parlamentare appartenente all'opposizione, come per prassi parlamentare si è sempre verificato. Al riguardo ritiene che il numero di quattro componenti è troppo ridotto, mentre quello di dieci sembra eccessivo, specie in relazione alle esigenze di riservatezza. Invita quindi la Commissione a riflettere sull'opportunità di lasciare invariato l'attuale numero di otto componenti che sinora non ha dato adito a critiche. Fa quindi presente che potrebbe essere utile la nomina del presidente da parte dei presidenti delle Camere e la specificazione della sua appartenenza all'opposizione.
In base alla proposta di legge del deputato Mattarella i principali poteri del Comitato parlamentare sono rappresentati dall'acquisizione di notizie e di informazioni sulle politiche della sicurezza e dell'informazione, sulla struttura dei servizi e sulla loro attività; dalla convocazione del presidente del Consiglio e dei membri del Comitato Interministeriale, dei direttori dei servizi, «con esclusione di ogni altro addetto agli organismi informativi»; dall'informazione al Parlamento mediante la presentazione di relazioni, previa informativa al presidente del Consiglio che può opporre il segreto di Stato. Infine, i componenti del Comitato sono tenuti al segreto anche dopo la cessazione del mandato. Sostanzialmente analoga è il disegno di legge del senatore Mantovano, mentre il disegno di legge del senatore Ramponi prevede il «parere preventivo su bilanci preventivi e consuntivi di spesa». Osserva che da tutte gli altri si differenzia il progetto di legge del senatore Cossiga, che costituisce il Comitato come una sorta di commissione d'inchiesta permanente, con i poteri e i limiti propri dell'autorità giudiziaria, come previsto dall'articolo 82 della Costituzione per le commissioni d'inchiesta. Ritiene che tale proposta è senza dubbio meritevole di attenzione, ma esprime alcune perplessità di ordine costituzionale circa la possibilità di istituzione, da parte di un organo politico, di una sorta di commissione d'inchiesta permanente, dotata permanentemente dei poteri dell'autorità giudiziaria, per di più in


Pag. 40

un settore così delicato, anche sotto il profilo delle relazioni internazionali e delle attività militari.
Fermo questo rilievo, osserva che il disegno di legge del senatore Cossiga risponde ad un'esigenza fortemente sentita e coerente con le necessità democratiche del controllo parlamentare. Al riguardo invita la Commissione a riflettere sulla possibilità di prevedere non un illimitato potere d'indagine, ma singoli poteri strettamente connessi alle funzioni e ai caratteri politici dell'organo. In tale prospettiva si pone l'esigenza di attribuire al Comitato, oltre ai poteri attuali, una forma di controllo sui bilanci, la conoscenza delle effettive priorità nella politica della sicurezza, un controllo sugli organici e sulle funzioni concretamente attribuite ai singoli uffici. Ritiene che in una efficace, affidabile, moderna politica della sicurezza, il controllo parlamentare non è un fastidioso impiccio, ma un tassello essenziale che concorre a garantire da un lato i cittadini, dall'altro il governo, dall'altro ancora i singoli operatori dei servizi. Ribadisce che la contropartita del potenziamento del Comitato dev'essere costituito, a proprio avviso, dall'assoluta garanzia dell'autorevolezza di tutti i suoi componenti e da severe sanzioni parlamentari in caso di violazione del segreto. Ritiene infine che le funzioni del Comitato infine dovrebbero essere esplicate anche nei confronti del RIS e di ogni altra agenzia che svolga attività di informazione e di sicurezza.
Conclude riassumendo i principali caratteri innovativi che potrebbe assumere il futuro sistema di sicurezza. Innanzitutto, il Presidente del Consiglio è il titolare dell'alta direzione e della responsabilità generale della politica informativa e della sicurezza; egli delega le funzioni che non siano assolutamente proprie, come l'apposizione del segreto di Stato, ad un ministro per la sicurezza. Presso la presidenza del Consiglio è istituto il Comitato Interministeriale per la Sicurezza, presieduto dal Presidente del Consiglio, a cui partecipano il Ministro per Sicurezza, i Ministri degli esteri, dell'interno, della difesa, dell'economia; possono partecipare altri ministri ed altre autorità qualora invitati dal Presidente del Consiglio. Presso la presidenza del Consiglio dei ministri è inoltre istituito il Dipartimento per le informazioni e la sicurezza, presieduto dal Ministro per la Sicurezza; tale Dipartimento gestisce la logistica e la formazione, concorre a definire l'unitarietà di azione delle agenzie, coordina l'intera attività informativa e della sicurezza, garantisce lo scambio di informazioni tra le due agenzie, il RIS e le forze di polizia. Il SISMI ed il SISDE sono sostituiti da due agenzie, l'una con compiti di sicurezza interna e controspionaggio, l'altra con compiti di sicurezza esterna: queste due agenzie hanno un rapporto diretto con la presidenza del Consiglio. Il RIS, Reparto Informazioni Sicurezza, resta alle dipendenze del Ministero della Difesa, alla luce dei suoi specifici compiti militari, ma rientra nell'attività di coordinamento che svolge la Presidenza del consiglio dei ministri tramite il Dipartimento ed è sottoposto al controllo del Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato; la logistica e la formazione dipendono dal Ministero della difesa. Il Comitato Parlamentare è composto da quattro deputati e quattro senatori che abbiano rivestito significative responsabilità istituzionali ed è presieduto da un parlamentare dell'opposizione designato dai Presidenti delle Camere; il parlamentare che viola l'obbligo del segreto è sostituito dai presidenti della Camere; questi, d'intesa tra loro, possono sciogliere il Comitato in caso di reiterare violazioni del segreto; le funzioni sono potenziate e sono previste forme di controllo dei bilanci. È prevista una specifica causa di giustificazione per le cosiddette garanzie funzionali; i comportamenti devono essere autorizzati attraverso una specifica procedura; in nessun caso possono essere coperti comportamenti contro l'incolumità individuale, la vita, la libertà, i diritti politici dei cittadini, le istituzioni della Repubblica. Infine, il segreto di Stato è limitato nel tempo; non può essere apposto su fatti, notizie e documenti concernenti reati commessi per finalità di eversione o di terrorismo.


Pag. 41

Graziella MASCIA (RC-SE) preannuncia la presentazione di una proposta di legge sulla materia in esame.

Marco BOATO (Verdi) evidenzia l'esigenza che venga predisposta un'apposita documentazione che raccolga i testi dei disegni di legge presentati al Senato, che sono stati oggetto di esame da parte del relatore.

Gianpiero D'ALIA (UDC), dopo avere ringraziato il presidente Violante per la relazione svolta, fa presente la propria intenzione di presentare una proposta di legge sulla materia in esame. Avverte inoltre che un'analoga iniziativa potrebbe essere intrapresa anche dai componenti il Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza e sul segreto di Stato. Ritiene infine opportuno definire i tempi riservati all'esame delle proposte di legge in titolo.

Italo BOCCHINO (AN) ringrazia il presidente Violante per l'ampia ed esauriente relazione dichiarando altresì la propria soddisfazione per la circostanza che l'esame delle varie questioni legate alla riforma dei servizi di sicurezza avvenga nella competente sede parlamentare.

Gianclaudio BRESSA (Ulivo) ringrazia il presidente Violante per l'ampia relazione svolta della quale apprezza i contenuti. Si associa alla richiesta formulata dal deputato D'Alia circa i tempi di esame dei provvedimenti in titolo.

Luciano VIOLANTE, presidente e relatore, ricorda che la definizione dei tempi di esame dei provvedimenti in titolo spetta all'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti di gruppo. Ritiene tuttavia che, dedicando ad a tale esame tempi congrui, la fase referente potrebbe concludersi entro la fine del mese di gennaio 2007.

Marco BOATO (Verdi) ricorda che nella passata legislatura, nel corso dell'esame su provvedimenti vertenti sulla stessa materia, era stata svolta una serie di audizioni. Chiede pertanto di sapere se, anche in occasione dell'esame dei provvedimenti in oggetto, si intenda dare corso ad una attività conoscitiva.

Luciano VIOLANTE, presidente e relatore, ritiene che, alla luce del ridotto periodo di tempo trascorso dalle audizioni citate dal deputato Boato, non siano emersi elementi nuovi e significativi da indurre a procedere ad ulteriore attività conoscitiva.

Donato BRUNO (FI) invita a considerare l'opportunità di dare luogo all'audizione dei tre nuovi responsabili del Sismi, del Sisde e del Cesis, da effettuarsi quando costoro entreranno nel pieno esercizio delle loro funzioni.

Luciano VIOLANTE, presidente e relatore, ritiene che le audizioni suggerite dal deputato Bruno potrebbero avere luogo nel corso del prossimo mese di gennaio 2007. Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Modifica all'articolo 12 della Costituzione sul riconoscimento della lingua italiana quale lingua ufficiale.
C. 648 cost. Angela Napoli, C. 1571 cost. La Russa e C. 1782 cost. Boato.
(Seguito dell'esame e rinvio - Abbinamento del progetto di legge C. 1849).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, il 16 novembre 2006.

Luciano VIOLANTE, presidente, comunica che è stata assegnata alla I Commissione la proposta di legge costituzionale n. 1849 del deputato Zaccaria, recante «Modifica all'articolo 12 della Costituzione in materia di riconoscimento dell'italiano quale lingua ufficiale della Repubblica». Poiché la suddetta proposta di legge verte sulla stessa materia delle proposte di legge già all'ordine del giorno, ne dispone l'abbinamento,


Pag. 42

ai sensi dell'articolo 77, comma 1, del regolamento. Avverte che il relatore ha predisposto una proposta di testo unificato, che invita ad illustrare (vedi allegato 1).

Italo BOCCHINO (AN), relatore, fa presente che la proposta di testo unificato da lui presentata prende spunto dalle riflessioni emerse nel corso dell'audizione dei rappresentanti dell'Accademia della Crusca, tenutasi presso questa Commissione lo scorso 18 ottobre, nonché dalla proposta di legge C. 1849 del deputato Zaccaria. Evidenzia che il testo proposto si limita a prevedere l'aggiunta di un comma all'articolo 12 della Costituzione, volto a stabilire che «l'italiano è la lingua ufficiale della Repubblica». Al riguardo sottolinea infatti che solo su questa previsione si è registrata una diffusa condivisione, mentre su altre questioni ad essa collegate non si ravvisa ancora una larga intesa, il cui raggiungimento ritiene opportuno rinviare in sede di esame degli emendamenti.

Franco RUSSO (RC-SE), intervenendo a nome del proprio gruppo, si dichiara contrario ad ogni tipo di modifica dell'articolo 12 della Costituzione che preveda il riconoscimento della lingua italiana quale lingua ufficiale. Ritiene infatti che una simile previsione, che a proprio avviso rappresenta solo un appesantimento ideologico, rende più difficile lo sviluppo in Italia di una società multietnica, fermo restando che già oggi si fa uso della lingua italiana in tutti gli atti ufficiali. Ritiene inoltre, come suggerito dal professor Tullio De Mauro, che la ufficialità della lingua italiana si evince dalla stessa Costituzione per il solo fatto che questa sia redatta in tale lingua. Qualora dovesse essere adottato quale testo base il testo unificato predisposto dal relatore preannuncia quindi la presentazione di un emendamento soppressivo dell'articolo unico.

Roberto ZACCARIA (Ulivo) fa presente che la proposta di legge C. 1849, di cui è primo firmatario, è volta ad aggiungere un comma all'articolo 12 della Costituzione che prevede che «l'italiano è la lingua ufficiale della Repubblica nel rispetto delle garanzie previste dalla Costituzione e dalle leggi costituzionali». Secondo quanto evidenziato anche nel corso dell'audizione dei rappresentanti dell'Accademia della Crusca, l'inserimento di tale principio nella Costituzione appare necessario anche alla luce del processo di integrazione europea, che del resto ha indotto altri legislatori di paesi comunitari a prevedere analoghe disposizioni volte a valorizzare le diverse lingue nazionali.
Ritiene tuttavia opportuno prevedere espressamente che tale riconoscimento avviene nel rispetto delle garanzie previste dalla Costituzione e dalle leggi costituzionali, al fine di evitare che si possa in qualche modo compromettere il riconoscimento delle garanzie che, in materia di tutela di minoranze linguistiche, sono state già assicurate dalla Costituzione e dalle leggi costituzionali che definiscono gli statuti delle regioni ad autonomia speciale.

Marco BOATO (Verdi) fa presente che la proposta di testo unificato presentata dal relatore sembra non tenere conto delle diverse problematiche che sono emerse nel corso delle precedenti sedute dedicate all'esame delle proposte di legge in titolo. In particolare ritiene debba evitarsi ogni interpretazione della riforma proposta che possa essere pregiudizievole nei confronti della popolazione di lingua tedesca della regione Trentino Alto Adige, come sembrerebbe emergere dalle relazioni di accompagnamento alle proposte di legge C. 648 del deputato Angela Napoli e C. 1571 del deputato La Russa. In quanto firmatario della proposta di legge C. 1782, fa presente di essere favorevole al riconoscimento della lingua italiana quale lingua ufficiale della Repubblica, purché tale riconoscimento non rappresenti un mezzo per compromettere i diritti acquisiti dai diversi soggetti linguistici nel corso degli ultimi sessanta anni. Ritiene pertanto opportuno rinviare la deliberazione relativa all'adozione del testo base, al fine di maturare una adeguata riflessione sul testo.


Pag. 43

Jole SANTELLI (FI) ritiene che si possa procedere nella odierna seduta alla adozione del testo base proposto dal relatore, rispetto al quale non sono state manifestate posizioni contrarie, rinviando alla fase riservata all'esame degli emendamenti l'approfondimento delle ulteriori questioni problematiche. In proposito ritiene necessario soffermare l'esame della Commissione non tanto sulle garanzie da approntare per le minoranze linguistiche, che già sono tutelate sulla base del principio stabilito dall'articolo 6 della Costituzione, quanto piuttosto sull'uso delle lingue minoritarie.

Italo BOCCHINO (AN), relatore, dopo aver ringraziato i deputati che sono intervenuti per chiarire le proprie posizioni, fa presente di essere disponibile ad esaminare tutte le soluzioni prefigurate. Ribadisce, tuttavia, che la proposta di testo unificato da lui presentata recepisce, per quanto riguarda le questioni relative alla tutela degli idiomi locali, i suggerimenti provenienti dai rappresentanti dell'Accademia della Crusca, i quali hanno evidenziato l'opportunità di intervenire sull'articolo 6 della Costituzione, e non sull'articolo 12, qualora si ritenesse di dover prevedere espressamente tale tutela. Ritiene pertanto che la proposta di testo unificato rappresenti un punto di partenza che potrebbe trovare una larga condivisione, e che sia opportuno rinviare alla fase di esame degli emendamenti la ricerca di una sintesi delle ulteriori proposte avanzate.

Carlo GIOVANARDI (UDC) fa presente che l'intervento da lui svolto nella seduta dello scorso 5 ottobre si limitava ad invocare adeguate forme di tutela nei confronti dell'uso della lingua italiana, senza in alcun modo voler pregiudicare i diritti delle minoranze linguistiche. Ritiene infatti che il riconoscimento dell'italiano come lingua ufficiale della Repubblica assuma valore in una prospettiva di evoluzione della società italiana, quale elemento di aggregazione anche delle diverse forme di immigrazione, al fine di evitare pericoli di scomparsa dell'uso della lingua nazionale, ancorché in contesti limitati.

Marco BOATO (Verdi) ribadisce la propria proposta di rinviare la deliberazione relativa all'adozione del testo base, anche la fine di consentire al relatore una integrazione della relazione in ordine alla proposta di legge C. 1849 del deputato Zaccaria.

Roberto ZACCARIA (Ulivo) ribadisce la necessità di prevedere in ogni caso il rispetto delle garanzie previste dalla Costituzione e dalle leggi costituzionali.

Luciano VIOLANTE, presidente, con riferimento alla richiesta del deputato Boato ricorda che nel corso della seduta dello scorso 19 novembre il relatore ha già illustrato i contenuti della proposta di legge C. 1849 del deputato Zaccaria, ancorché questa non fosse stata ancora formalmente assegnata alla I Commissione. Ritiene, comunque, che la deliberazione sull'adozione del testo base possa essere rinviata alla seduta convocata per giovedì 30 novembre 2006, e che il termine per la presentazione degli emendamenti possa essere fissato per lunedì 3 dicembre 2006, alle ore 14. Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Benefici per le vittime del terrorismo.
C. 616 Mazzoni.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, il 5 ottobre 2006.

Luciano VIOLANTE, presidente, avverte che sono stati presentanti emendamenti (vedi allegato 2).

Carlo GIOVANARDI (UDC), relatore, ricorda che nella seduta del 27 settembre 2006 si era convenuto di chiedere al Governo, ai sensi dell'articolo 79, comma


Pag. 44

5, del regolamento, di fornire dati e informazioni alla Commissione in ordine ai possibili beneficiari del provvedimento in titolo e ai conseguenti oneri finanziari da esso recati. Al riguardo fa presente che la relazione tecnica predisposta dal Ministero dell'interno, che individua presuntivamente in termini di tredici persone i possibili destinatari del provvedimento, è stata negativamente verificata dalla Ragioneria generale dello Stato, alla luce della difficoltà di quantificare con precisione gli oneri da esso derivanti e della conseguente inidoneità della relativa copertura finanziaria.
In proposito ritiene che la Commissione debba riflettere su una diversa formulazione del testo, che consenta di definire con maggior precisione la platea dei destinatari del provvedimento. Si dichiara in proposito perplesso sull'emendamento 1.1 presentato dal deputato Zaccaria che, limitando l'applicabilità dei benefici previsti dalla legge n. 206 del 2004 ai cittadini italiani vittime di fatti terroristici avvenuti a decorrere dal 1o gennaio 1961 nell'ambito territoriale dell'attuale Unione europea, pur riducendo l'area dei soggetti interessati e rendendo, quindi, più attendibile la stima relativa agli oneri finanziari, introduce tuttavia una sostanziale discriminazione rispetto ad altri soggetti che sono stati vittime di episodi terroristici avvenuti al di fuori dei confini dell'Unione europea nello stesso arco temporale. Ritiene che una soluzione condivisibile potrebbe individuarsi nella previsione di limitare i benefici ai cittadini italiani vittime di episodi terroristici verificatisi all'estero, residenti in Italia al momento dell'evento. Si riserva quindi di presentare, antro la giornata di domani, una proposta emendativa in tal senso, sostitutiva di quella relativa alla mera copertura finanziaria, da lui prospettata sulla base delle indicazioni formulate nella relazione tecnica del Ministero dell'interno.

Roberto ZACCARIA (Ulivo) dichiara preliminarmente di condividere lo spirito complessivo della proposta di legge in esame, sottolineando come sia fondamentale il rispetto del principio di eguaglianza, che ammette differenziazioni di trattamento in presenza di situazioni differenziate, purchè in termini ragionevolezza. Fa quindi presente che il proprio emendamento è volto a superare le obiezioni di inidonea quantificazione degli oneri recati dal provvedimento in titolo. Ritiene infine che si potrebbe licenziare il provvedimento in esame nel testo prefigurato dal relatore impegnando contestualmente il Governo, mediante l'approvazione di un apposito ordine del giorno da parte dell'Assemblea, a definire in modo dettagliato i possibili beneficiari della disposizione recata dalla proposta di legge in esame, nella sua originaria formulazione.

Marco BOATO (Verdi), dopo avere manifestato il proprio orientamento favorevole sulla proposta di legge in esame, ricorda che nella scorsa legislatura era stata approvata la legge n. 91 del 2006, che prevedeva benefici in favore dei familiari superstiti degli aviatori italiani vittime dell'eccidio avvenuto a Kindu l'11 novembre 1961, che sarà commemorato nei prossimi giorni, evidenziando tuttavia con rammarico come tale legge non sia stata ancora concretamente applicata.
Con riferimento alla proposta di legge in esame, dichiara di non condividere il contenuto dell'emendamento 1.1 del deputato Zaccaria, che invita a ritirarlo, in quanto esso esclude dalla possibile platea di beneficiari del provvedimento i militari italiani impegnati in missioni internazionali che siano stati vittime di episodi terroristici verificatisi al di fuori dei confini comunitari. In proposito fa presente di essere stato contattato da un ufficiale dell'esercito italiano rimasto vittima di un attentato nell'ambito di una missione internazionale nel Sahara Occidentale, dal quale ha appreso che il numero di militari italiani rimasti vittime di fatti terroristici verificatisi nel corso di missioni all'estero dopo il 1961 ammonta a circa una decina di unità, ai quali non è tuttora riconosciuto alcun tipo di beneficio.
Dichiara quindi di condividere la proposta del relatore, volta ad individuare


Pag. 45

una formulazione che consenta di quantificare rigorosamente gli oneri recati dal provvedimento in esame. A tale fine ritiene opportuno escludere che i benefici possano essere riconosciuti alle vittime dei regimi dittatoriali, in particolare dell'America latina, quali i «desaparecidos» argentini, aventi anche la cittadinanza italiana; nonostante la solidarietà politica e personale che ritiene di dover manifestare nei loro confronti, reputa che l'onere risarcitorio nei confronti di queste vittime e dei loro familiari debba essere a carico di quegli stessi paesi.

Luca VOLONTÈ (UDC) ritiene che la proposta formulata dal relatore rappresenti una efficace sintesi delle diverse posizioni emerse nel corso del dibattito. Ritiene inoltre necessario concludere in tempi rapidi l'esame del provvedimento in oggetto sul quale, nell'ambito dell'ultima riunione della Conferenza dei presidenti di Gruppo, si è registrata una sostanziale condivisione tra la maggioranza, in particolare da parte dei gruppi dell'Ulivo e dell'UDEUR, e l'opposizione in ordina all'opportunità di inserirlo nel calendario dei lavori dell'Assemblea per il prossimo mese di dicembre.

Roberto ZACCARIA (Ulivo) si dichiara favorevole alla proposta formulata dal relatore che a proprio avviso permette di definire con precisione i soggetti destinatari del provvedimento in titolo, consentendo così di superare i dubbi sulla relativa quantificazione. Ribadisce l'esigenza di impegnare il Governo a definire l'esatta quantificazione degli oneri che deriverebbe dall'applicazione dei benefici previsti dalla legge n. 206 del 2004 a tutti i cittadini italiani vittime di episodi terroristici verificatisi all'estero a decorrere dal 1o gennaio 1961.

Luciano VIOLANTE, presidente, ritiene opportuno stabilire prioritariamente una clausola generale volta a prevedere il riconoscimento di benefici per le vittime italiane di fatti terroristici verificatisi all'estero, stabilendo successivamente l'ambito di applicazione del provvedimento in esame secondo quanto suggerito dal relatore e contestualmente prevedendo l'obbligo per il Governo di presentare una relazione al Parlamento che individui gli oneri derivanti dall'applicazione di tale principio a tutti i cittadini italiani vittime di episodi terroristici verificatisi all'estero a decorrere dal 1o gennaio 1961. Preso atto che il relatore si è riservato di presentare una nuova proposta emendativa e nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Norme sulla libertà religiosa e abrogazione della legislazione sui culti ammessi.
C. 36 Boato e C. 134 Spini.
(Rinvio del seguito dell'esame).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, il 17 novembre 2006.

Luciano VIOLANTE, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 11.45.

RELAZIONI AL PARLAMENTO

Martedì 28 novembre 2006. - Presidenza del presidente Luciano VIOLANTE.

La seduta comincia alle 11.45.

Relazione sulla politica informativa e della sicurezza e sui risultati ottenuti, relativa al primo semestre 2006.
Doc. XXXIII, n. 1.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame.

Sesa AMICI (Ulivo), relatore, premettendo che svolgerà la relazione introduttiva anche a nome della relatrice Santelli, si sofferma sui contenuti della relazione in


Pag. 46

titolo. Al riguardo osserva che essa evidenzia il ruolo primario svolto dal SISMI e dal SISDE, che hanno ripartito le rispettive zone di influenza, ed un ruolo meno incisivo svolto dal CESIS. Il supporto maggiore alle forze di polizia offerto dall'attività d'intelligence si è avuto in occasione della gestione delle Olimpiadi invernali di Torino 2006 e delle successive elezioni politiche della primavera 2006, quando si è registrata una costante sinergia con gli apparati investigativi e giudiziari. La relazione si sofferma sull'attività di contrasto ai fenomeni di eversione interna, organizzata da gruppi che si contraddistinguono per l'organizzazione di attentati caratterizzati dalla doppia esplosione in successione, una modalità utilizzata dai terroristi baschi, che in Italia si ritrova in molti attentati di matrice anarco-insurrezionalista. L'attività eversiva si sviluppa soprattutto sulla rete internet, laddove appelli, manifestazioni, iniziative di sostegno economico trovano spazio contestualmente sui siti anarchici di diverse nazioni europee, palesandosi con evidenza il legame fra la sponda spagnola e quella italiana.
In particolare, sul fronte interno è stata evidenziata una ricerca di consensi basata sulle azioni di propaganda, indottrinamento e pratica militante, che fa leva soprattutto sui disagi sociali, o su questioni non condivise dall'opinione pubblica, quale ad esempio le proteste sulla realizzazione della linea ad alta velocità ferroviaria tra Torino e Lione o sul raddoppio del traforo del Frejus. Si tratta di attività che tuttavia sono sotto la sorveglianza attiva dei servizi di sicurezza. La relazione si sofferma quindi sulle attività dell'estremismo di destra, che sta costruendo una rete di rapporti internazionali facendo leva su spunti antisemiti tratti dalla politica iraniana, cui si collegano attività revisioniste volte alla negazione dell'Olocausto. Per tali gruppi estremistici si sottolineano i rapporti con alcune tifoserie calcistiche estremiste.
La relazione prende quindi in esame l'attività contro la criminalità organizzata, soffermandosi in particolare su quella internazionale di matrice cinese, della quale evidenzia la capacità di controllo di tutta l'attività collegata alla tratta di esseri umani provenienti da tale nazione. Un apposito esame è quindi riservato all'attività svolta contro l'immigrazione clandestina da parte del SISDE e del SISMI, rispetto alla quale le organizzazioni criminali, spesso in sodalizio tra loro, gestiscono tutte le fasi del traffico. Per quanto concerne la lotta al terrorismo internazionale, evidenzia l'importanza di adeguare le strutture deputate alle attività di contrasto con idonei apparati umani e tecnici in grado di supportarne l'azione. La relazione prende quindi in esame aspetti collegati alla proliferazione di armi di distruzione di massa, alle minacce alla sicurezza economica nazionale, al contrasto allo spionaggio, all'intelligence militare, alle attività a tutela della sicurezza delle informazioni ed ai fini di protezione e sicurezza delle più alte cariche di Governo. Conclude sottolineando l'importanza rappresentata dall'esame delle relazioni trasmesse al Parlamento dal Governo, che contengono spunti di particolare interesse per il legislatore.

Luciano VIOLANTE, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Relazione sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia, relativo al primo semestre 2006.
Doc. LXXIV, n. 1.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame.

Jole SANTELLI (FI), relatore, premettendo che svolgerà la relazione introduttiva anche a nome della relatrice Amici, si sofferma sui contenuti della relazione in titolo, che esamina l'attività svolta ed i risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia nel corso del primo semestre 2006, soffermandosi altresì sulla progettualità e sulla strategia operativa


Pag. 47

futura della stessa Direzione Investigativa Antimafia. In particolare, viene dato conto dei risultati dell'attività legata all'aggressione dei patrimoni mafiosi, all'attività antiriciclaggio ed a quella volta prevenire infiltrazioni di organizzazioni criminose nelle procedure di assegnazione dei lavori di grandi opere pubbliche. La relazione si sofferma quindi sulla attività della criminalità organizzata di matrice italiana, distinguendo in proposito le strategie allestite da «cosa nostra», dalla «'ndrangheta», con particolare riferimento all'interesse di tale organizzazione per gli investimenti sul porto di Gioia Tauro e l'impianto per la rigassificazione del gas naturale, dalla «camorra» e dalla criminalità organizzata pugliese. Per quanto concerne la lotta alle organizzazioni criminali straniere, la relazione si sofferma sul ruolo svolto da quella di matrice cinese, volta in particolare alla gestione della tratta di esseri umani ed alla attività di contraffazione di prodotti non conformi alla normativa comunitaria, riversati sul mercato nazionale. La relazione si sofferma quindi sull'attività di contrasto alle operazioni di riciclaggio, evidenziando l'importanza dello strumento delle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette in un più ampio contesto di nuove metodologie di indagini in materia di accertamenti patrimoniali. Conclude sottolineando l'importanza dell'incrementamento dei supporti informatici a sostegno delle attività svolte dalla Direzione Investigativa Antimafia anche nei rapporti con altri apparati dello Stato.

Luciano VIOLANTE, presidente, sottolinea come entrambe le relazioni di cui sono stati testé illustrati i contenuti si riferiscono all'attività di organismi dei quali è in discussione un progetto di riforma. In particolare, per quanto concerne l'attività delle organizzazioni criminali, osserva come da parte di queste siano mutate sostanzialmente le strategie di azione, mentre gli strumenti di contrasto non sono più stati aggiornati dal 1992. Ritiene pertanto che da parte delle relatrici potrebbe essere presentata una risoluzione volta ad impegnare il Governo in ordine a particolari strategie da utilizzare nella lotta alle attività illecite delle organizzazioni criminali, suggerendo eventualmente una modifica degli strumenti utilizzati.

Marco BOATO (Verdi) si dichiara favorevole sulla proposta formulata dal presidente Violante, sottolineando tuttavia la necessità di tenere separati i procedimenti interessati dalle distinte relazioni.

Luciano VIOLANTE, presidente, ribadisce che i due procedimenti sono formalmente distinti, pur evidenziandosi una stretta correlazione nei loro contenuti. Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 12.05.

COMITATO PERMANENTE PER I PARERI

Martedì 28 novembre 2006. - Presidenza del presidente Riccardo MARONE.

La seduta comincia alle 12.05.

Decreto-legge 263/2006: Emergenza nel settore dei rifiuti nella regione Campania.
C. 1922 Governo, approvato dal Senato.
(Parere all'Assemblea).
(Esame emendamenti e conclusione - Parere).

Alessandro NACCARATO (Ulivo), relatore, fa presente che gli emendamenti contenuti nel fascicolo n. 1 non presentano profili problematici quanto al rispetto del riparto di competenze tra Stato e regioni e formula una proposta di parere di nulla osta.

Nessuno chiedendo di intervenire, il Comitato approva la proposta di parere del relatore.


Pag. 48

Delega al Governo per la revisione della disciplina relativa alla titolarità ed al mercato dei diritti televisivi.
C. 1496/A Governo ed abb.
(Parere all'Assemblea).
(Esame emendamenti e conclusione - Parere).

Riccardo MARONE, presidente e relatore, fa presente che gli emendamenti contenuti nel fascicolo n. 1 non presentano profili problematici quanto al rispetto del riparto di competenze tra Stato e regioni e formula una proposta di parere di nulla osta.

Nessuno chiedendo di intervenire, il Comitato approva la proposta di parere del relatore.

Decreto-legge 279/2006: Disposizioni urgenti in materia di previdenza complementare.
C. 1952 Governo.
(Parere alla XI Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame.

Riccardo MARONE, presidente, sostituendo il relatore, illustra il contenuto del provvedimento in esame, osservando che le disposizioni da esso recate possono essere riconducibili, in linea generale, alla materia «previdenza complementare e integrativa» che l'articolo 117, terzo comma, della Costituzione affida alla competenza legislativa concorrente dello Stato e delle regioni. Rileva inoltre che tali disposizioni appaiono altresì interessare le materie «tutela del risparmio e mercati finanziari», «ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali» e «ordinamento civile», che l'articolo 117, secondo comma, lettere e), h) e l) della Costituzione riserva alla potestà legislativa esclusiva dello Stato. Formula quindi una proposta di parere favorevole.

Nessun altro chiedendo di intervenire, il Comitato approva la proposta di parere del relatore (vedi allegato 3).

Differimento termini per l'esercizio della delega in materia di Ordini delle professioni sanitarie non mediche.
C. 1609 Governo.
(Parere alla XII Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame.

Riccardo MARONE, presidente, sostituendo il relatore, illustra il contenuto del provvedimento in esame, osservando che, secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale in materia di professioni sanitarie, l'individuazione delle figure professionali è riservata alla legislazione statale di principio di competenza dello Stato nella materia «professioni» di cui al terzo comma dell'articolo 117 della Costituzione. Rileva inoltre che, con specifico riferimento all'istituzione degli ordini delle professioni sanitarie, cui si riferisce il provvedimento in esame, secondo la stessa giurisprudenza della Corte costituzionale, rileva la competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di «ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali», di cui alla lettera g), secondo comma, dell'articolo 117 della Costituzione. Formula quindi una proposta di parere favorevole.

Nessun altro chiedendo di intervenire, il Comitato approva la proposta di parere del relatore (vedi allegato 4).

La seduta termina alle 12.15.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 14.10 alle 14.30.

ERRATA CORRIGE

Nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari n. 77 del 7 novembre 2006, a pagina 27, seconda colonna, seconda riga, deve leggersi «la proposta di legge C. 1667» in luogo di «la proposta di legge C. 2611».