VII Commissione - Resoconto di marted́ 5 dicembre 2006


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SEDE REFERENTE

Martedì 5 dicembre 2006. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA. - Interviene il viceministro della pubblica istruzione Mariangela Bastico.

La seduta comincia alle 9.40.

Esami conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore e delega al Governo in materia di raccordo tra la scuola e le università.
C. 1399 Angela Napoli, C. 1614 Aprea e C. 1961 Governo, approvato dal Senato.
(Esame e rinvio - Adozione del testo base).

La Commissione inizia l'esame dei provvedimenti in titolo.

Antonio RUSCONI (Ulivo), relatore, osserva che il provvedimento in esame, approvato in prima lettura dal Senato il 15 novembre scorso, è volto a modificare la disciplina dell'esame di Stato conclusivo dei corsi di istruzione secondaria superiore, novellando alcuni articoli della legge 10 dicembre 1997, n. 425. Ricorda che il testo si compone di tre articoli. L'articolo 1 sostituisce le disposizioni contenute negli articoli 2 (ammissione all'esame di Stato), 3 (contenuto ed esito dell'esame) e 4 (composizione della Commissione di esame e sede di svolgimento degli esami) della legge 10 dicembre 1997, n. 425.
Sottolinea in particolare, con riguardo all'ammissione dei candidati, che si introduce il vincolo della valutazione positiva in sede di scrutinio finale e dell'avvenuto recupero degli eventuali debiti formativi contratti nei precedenti anni scolastici; si


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prevedono nuovi requisiti per l'abbreviazione per merito dei cosiddetti «ottisti»; a questi ultimi, oltre alla votazione di otto decimi in ciascuna disciplina nello scrutinio del penultimo anno di corso, si richiede infatti una votazione non inferiore a sette decimi in ciascuna disciplina nei due anni antecedenti ed una carriera scolastica priva di ripetenze; si prevede la prescrizione della residenza nella località dell'istituto scolastico scelto quale sede d'esame per i candidati esterni, con previsione di sanzioni per il mancato rispetto della norma.
In ordine alle prove d'esame, rileva che vi è invece una accentuazione della dimensione tecnico-pratica della seconda prova per gli istituti tecnici, professionali ed artistici ed eventuale svolgimento della stessa anche in più di un giorno di lavoro; l'attribuzione della scelta delle prove nazionali al Ministro della pubblica istruzione e la predisposizione dei modelli per la terza prova all'INVALSI, l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, con contestuale modifica delle competenze assegnate a quest'ultimo; la modifica della ripartizione dei punteggi fra i tre momenti di valutazione con incremento del «peso» attribuito al credito scolastico - da 20 a 25 punti - e flessione del «peso» attribuito al colloquio - da 35 a 30 punti -, rimanendo invece invariato il punteggio attribuito alle prove scritte. Osserva quindi che il provvedimento in esame prevede il ripristino della composizione mista delle commissioni di esame, con commissari interni ed esterni al 50 per cento, oltre al presidente esterno, al quale sono affidate non più di due commissioni-classe.
Rileva quindi che l'articolo 2 del disegno di legge del Governo, come approvato dal Senato, prevede una delega in materia di percorsi di orientamento, di accesso ai corsi di istruzione post-secondaria e di valorizzazione di risultati di eccellenza, con la previsione di alcuni obiettivi (comma 1) e principi e criteri direttivi (comma 2). In particolare si stabilisce di realizzare - nell'ultimo anno del corso di studi - percorsi di orientamento finalizzati alla scelta, da parte degli studenti, di corsi di laurea universitari e dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, di percorsi della formazione tecnica superiore, nonché di percorsi finalizzati alle professioni e al lavoro (comma 1, lettera a)), prevedendo le modalità di raccordo tra le scuole e le predette istituzioni nonché i percorsi finalizzati alle professioni e al lavoro, da realizzarsi anche attraverso la partecipazione di docenti universitari e dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, nonché della formazione tecnica superiore (comma 2, lettera a)). Aggiunge che è previsto inoltre al comma 1, lettera b) il potenziamento del raccordo tra la scuola e le predette istituzioni di formazione post-secondaria, prevedendo apposite modalità per la partecipazione degli istituti di istruzione secondaria superiore alle prove di verifica per l'ammissione ai corsi di laurea e per il soddisfacimento degli eventuali obblighi formativi universitari, secondo il disposto del comma 2, lettera b); nonché, ai sensi del comma 1, lettera c), la valorizzazione della qualità dei risultati scolastici degli studenti ai fini dell'ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso, prevedendo al comma 2, lettera c), che una quota del punteggio degli esami di ammissione ai corsi universitari ad accesso programmato sia assegnata agli studenti che abbiano conseguito risultati scolastici di particolare valore, nell'ultimo triennio e nell'esame di Stato, anche in riferimento alle discipline più significative del corso di laurea prescelto, e valorizzando le discipline tecnico-scientifiche. Ricorda ancora che il comma 1, lettera d), fissa altresì l'obiettivo di incentivare l'eccellenza degli studenti, ottenuta a vario titolo sulla base dei percorsi di istruzione, stabilendo incentivi, anche di natura economica, finalizzati alla prosecuzione degli studi, anche nell'ambito dell'istruzione e formazione tecnica superiore e individuando le modalità di certificazione del risultato di eccellenza.
Evidenzia quindi che l'articolo 3 reca, infine, le disposizioni transitorie, finali, finanziarie e alcune abrogazioni. In questo senso il comma 1 mantiene in vigore - per


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i candidati agli esami di Stato negli anni scolastici 2006-2007 e 2007-2008 - le disposizioni previgenti in materia di debiti formativi ed attribuzione del punteggio per il credito scolastico; i commi 2, 4 e 5 recano invece le disposizioni di carattere finanziario. Con riferimento ai compensi per i membri delle commissioni d'esame, in fase di prima attuazione e nelle more delle norme contrattuali, viene stabilito un limite di spesa pari a 138 milioni di euro, cui si aggiungono 5 milioni di euro per le incentivazioni previste dall'articolo 2; a tali oneri si provvede, oltre che con la disponibilità di cui all'articolo 22, comma 7, della citata legge 28 dicembre 2001, n. 448, con le risorse destinate al piano programmatico per l'attuazione della legge Moratti. Precisa, in particolare, quanto ad euro 63.810.000, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 3, comma 92, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e, quanto ad euro 38.950.000, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 130, della legge 30 dicembre 2004, n. 311. Rileva ancora che il comma 3 dispone invece l'abrogazione di alcune disposizioni incompatibili con le innovazioni introdotte dal provvedimento. Si tratta in particolare dell'articolo 22, comma 7, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, in materia di composizione delle commissioni d'esame, ad eccezione dell'ultimo periodo contenente l'autorizzazione di spesa; dell'articolo 13, comma 4, e dell'articolo 14 del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, riguardanti, rispettivamente, l'ammissione e alcune norme in materia di svolgimento dell'esame di Stato; dell'articolo 3, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 19 novembre 2004, n. 286, concernente le competenze dell'INVALSI in materia di predisposizione e gestione delle prove previste per l'esame di Stato conclusivo dei cicli di istruzione. Il comma 6 riguarda, infine, l'entrata in vigore della legge.
Fa presente che al provvedimento in esame sono abbinate due proposte di legge di iniziativa parlamentare, l'atto parlamentare C. 1399, presentato dalla deputata Angela Napoli, recante «Nuova disciplina degli esami di stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore», e l'atto parlamentare C. 1614, presentato dalla deputata Aprea e altri, recante «Modifiche alla legge 10 dicembre 1997, n. 425, in materia di esami di stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore». Segnala, in particolare, che la proposta di legge 1399 si compone di 14 articoli volti a ridisciplinare l'esame di stato e le sue finalità nonché i requisiti di ammissione; quest'ultima è disposta dal consiglio di classe, con deliberazione motivata, a maggioranza dei due terzi dei componenti. Sottolinea che sono quindi dettate norme riguardo alla sede d'esame, alla valutazione del curriculum scolastico, allo svolgimento delle prove. L'esame consiste in tre prove scritte e un colloquio vertente su tutte le materie dell'ultimo anno di corso; riguardo alla valutazione delle prove d'esame, è previsto che la commissione si divida in sottocommissioni e che assegni un punteggio fino a 45 punti per le prove scritte e fino a 30 punti per il colloquio. La commissione di esame è costituita da un presidente e, per due terzi delle discipline di esame, da commissari esterni (tratti da albi nazionali) per le restanti discipline da commissari interni, scelti a rotazione. I compensi per la commissione di esame sono stabiliti con decreto del Ministro della Pubblica Istruzione. Sono quindi regolati i compensi per la commissione d'esame e dettate norme specifiche per i candidati portatori di handicap.
Evidenzia che l'attuazione della disciplina introdotta dalla proposta di legge è demandata ad un regolamento ministeriale. Segnala inoltre che all'articolo 11 si prevede che i compensi per la commissione di esame siano stabiliti con decreto del Ministro della pubblica istruzione emanato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. All'articolo 12 si prevede quindi la definizione, per gli alunni portatori di handicap, di prove equipollenti alle prove scritte o grafiche e tempi più lunghi per la loro effettuazione è demandata ad una ordinanza ministeriale;


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il successivo articolo 13 demanda invece l'attuazione della disciplina introdotta dalla proposta di legge ad un regolamento ministeriale.
Ricorda quindi che la proposta di legge 1614 si compone invece di quattro articoli che modificano i corrispondenti articoli della legge 10 dicembre 1997, n. 425. All'articolo 1 si richiamano le finalità dell'esame di Stato. All'articolo 2 si riprendono le disposizioni contenute nel decreto legislativo n. 226 del 2005 relative ai requisiti di ammissione all'esame, con il ripristino dello scrutinio di ammissione da parte del consiglio di classe e la previsione del superamento dei debiti formativi. Sono quindi dettate disposizioni relative ai candidati esterni nonché la disciplina per le abbreviazioni per merito. All'articolo 3 vengono definite le prove d'esame; le due prime prove scritte sono predisposte dalle istituzioni scolastiche coerentemente con il progetto educativo di istituto; la terza prova, a carattere pluridisciplinare e nazionale, viene predisposta dall'INVALSI. Per il punteggio finale la commissione dispone di 15 punti per la valutazione di ciascuna prova scritta e di 15 punti per la valutazione del colloquio. Ciascun candidato può inoltre far valere un credito scolastico massimo di 40 punti. All'articolo 4 si ripropone la commissione interna con un presidente esterno nominato dal Ministero della pubblica istruzione. Segnala che all'articolo 11 si prevede che il presidente di ogni commissione d'esame sia nominato dal Ministero della pubblica istruzione.
Rileva innanzitutto, rinviando ad una successiva integrazione ulteriori considerazioni, che l'intervento di modifica alle norme di rango primario rende necessario l'adeguamento della normativa secondaria, già prevista dall'articolo 1 della legge n. 425 del 1997 (cui si è data attuazione con regolamento emanato con decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998, n. 323). Occorrerebbe valutare l'opportunità di prevedere una norma esplicita di autorizzazione all'adeguamento del predetto regolamento, anche intervenendo sul comma 2 dell'articolo 1 che reca la predetta autorizzazione. Con riferimento al provvedimento trasmesso dal Senato (AC 1961), segnala, in ogni caso già in questa fase che il comma 1 del nuovo articolo 2 demanda ad un decreto del Ministro della pubblica istruzione le modalità con cui gli alunni devono saldare i debiti formativi contratti nei precedenti anni scolastici per essere ammessi all'esame di Stato. Il comma 1 del nuovo articolo 4 demanda invece ad un decreto, di natura non regolamentare, del Ministro della pubblica istruzione le modalità e i termini per la definizione delle materie di esame da affidare ai commissari esterni; si prevede inoltre che la commissione d'esame sia nominata dal dirigente dell'Ufficio scolastico regionale sulla base di criteri determinati a livello nazionale. Il comma 5 del nuovo articolo 4 demanda poi ad un decreto del Ministro della pubblica istruzione, di natura non regolamentare, l'individuazione dei casi e delle modalità di sostituzione dei commissari e dei presidenti; il comma 10 del nuovo articolo 4 rimette invece alla contrattazione collettiva del comparto del personale della scuola la definizione della misura dei compensi ovvero, in mancanza di norme contrattuali al riguardo, ad un decreto del Ministro della Pubblica Istruzione, adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.
Aggiunge che nel provvedimento trasmesso dal Senato e nella proposta di legge 1614, il coordinamento con la normativa vigente è sostanzialmente assicurato con la tecnica della novella. Segnala peraltro la necessità di provvedere al coordinamento formale dell'articolo 5 della legge n. 425 del 1997 con le modifiche introdotte dal provvedimento in esame. Quanto alla proposta di legge 1399, riterrebbe opportuno valutare la formulazione delle norme come novella alla legge n. 425 ovvero provvedere all'abrogazione della medesima.
Sottolinea quindi che destinatari dell'intervento normativo in esame sono gli alunni delle scuole statali, paritarie, pareggiate e legalmente riconosciute nonché gli alunni ammessi all'esame di Stato con


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abbreviazione di un anno del corso di studi. Sono, altresì, destinatari della norma i docenti che costituiscono le commissioni esaminatrici e coloro che possono essere nominati presidenti di commissione-dirigenti scolastici, docenti in servizio in istituti di istruzione secondaria superiore statali e professori universitari di prima e seconda fascia. La disciplina influisce inoltre sull'autonomia scolastica nel senso di modificare le norme relative al recupero dei debiti scolastici. Segnala infine la norma che prevede sanzioni per i dirigenti scolastici in caso di inadempienza all'obbligo di provvedere affinché i candidati esterni sostengano le prove d'esame nella sede dell'istituto sito nel luogo di residenza dei candidati.
In conclusione, evidenzia alcune considerazioni di carattere didattico-educativo: un maggior rigore nella prova d'esame, con il ritorno dello scrutinio per essere ammessi, con l'obbligo di aver saldato i debiti contratti negli anni precedenti, il ritorno delle commissioni d'esame miste, oltre al presidente esterno al quale potranno essere affidate non più di due classi; i premi all' eccellenza degli studenti, con incentivi di natura anche economica, per un importo di 5 milioni di euro finalizzati alla prosecuzione degli studi; i percorsi di orientamento nell' ultimo anno di studi che permetteranno agli studenti di scegliere con più consapevolezza il corso di laurea idoneo, anche con la partecipazione in classe di docenti universitari. Aggiunge che, d'altra parte, non può essere casuale che in questi anni di verifica solo interna il numero dei privatisti sia cresciuto a dismisura, provenienti da alcuni «diplomifici» specializzati che nulla hanno a che fare con la serietà delle proposte di molte scuole paritarie. Basterebbe a questo proposito leggere il documento della Federazione italiana delle scuole cattoliche. In effetti il punto di evidente fragilità del tipo di esame esistente era il rischio di ripetere, con diverse modalità, verifiche svolte in classe poche settimane prima e la verifica non coinvolgeva neanche l'autorevolezza di programmi del docente, visto che lo stesso si identificava con il commissario d'esame e non poteva essere valutato, anche se indirettamente, da una commissione esterna.
Ritiene infine che vada rafforzato il concetto in base al quale il confronto con un esaminatore esterno offre il valore di un'occasione di crescita e di una prima prova di presentazione delle proprie capacità in vista di futuri colloqui di lavoro dove in genere molti alunni giungono impreparati. Conclude che non è secondario che con questo provvedimento il Governo torni, in un momento di grave difficoltà del bilancio dello Stato, a trovare risorse nuove aggiuntive per la scuola, con la convinzione che una diversa dignità e serietà dell'esame di Stato sia richiesto dalla maggior parte degli studenti, i veri protagonisti che devono dimostrare quanto hanno appreso a scuola.

Paola FRASSINETTI (AN), nel ricordare che l'esame del provvedimento al Senato si è svolto in maniera costruttiva grazie all'apporto dei gruppi di opposizione, segnala che comunque permangono dubbi di carattere generale sul disegno di legge del Governo. Tali perplessità investono, in primo luogo, la presenza dei commissari esterni, già prevista dalla «riforma Berlinguer», atteso che l'inserimento di tali figure nelle commissioni d'esame non ha portato in passato a risultati soddisfacenti e, pertanto, non può giustificarsi sulla base di ragioni oggettive. A ciò si aggiunga che occorre calare la nuova riforma degli esami conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria in un contesto più generale che consenta di far sì che gli studenti, a conclusione del ciclo di studio di istruzione secondaria, possano essere realmente preparati ad affrontare il confronto con il mondo esterno.
In conclusione, ritiene che il provvedimento in esame rappresenti un arretramento e che, stante la delicatezza della materia, sarebbe opportuno svolgere un ciclo di audizioni degli studenti e degli insegnanti, allo scopo di garantire un'analisi approfondita del provvedimento.


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Il viceministro Mariangela BASTICO, nell'evidenziare preliminarmente l'utilità delle commissioni esterne e degli stanziamenti ad esse destinati, sottolinea che l'esame di Stato è un momento cruciale di verifica di un percorso di istruzione in vista dell'accesso al mondo del lavoro ovvero dell'ingresso nel sistema universitario. Rileva l'importanza dello scrutinio di ammissione, che rappresenta la sintesi di un percorso scolastico tanto che il testo approvato dal Senato incrementa da venti a venticinque punti il peso attribuito al credito scolastico. Richiama, altresì, l'esigenza che l'esame di Stato sia un momento separato a conclusione del ciclo di istruzione secondaria e che ciò può essere assicurato solo grazie alla presenza di commissioni esterne, che svolgeranno un'adeguata valutazione dell'attività degli studenti. Fa presente che i costi di tale scelta sono legittimi e sostenibili, conformemente alla vigente legislazione contabile, al fine di far fronte alla perdita di credibilità e di autorevolezza che ha afflitto in questi anni l'esame di Stato, posto che il mondo del lavoro non ne tiene conto in maniera adeguata. Sottolinea quindi la volontà del Governo di fermare la «deriva» dell'esame di Stato, al fine di mantenere il valore legale del titolo di studio anche nel rispetto degli studenti e delle loro famiglie.
Ricorda, come già ha evidenziato la deputata Frassinetti, il positivo lavoro svolto dal Senato, che è stato supportato da un'ampia consultazione dei soggetti interessati e che si è potuto avvalere del contributo fattivo dei gruppi di opposizione con riferimento, tra le altre cose, alle modifiche che hanno riguardato il ruolo dell'INVALSI nelle prove dell'esame di Stato. Richiama,in proposito, l'importanza che l'Istituto utilizzi le prove scritte degli esami di Stato secondo criteri e modalità coerenti con quelli applicati a livello internazionale per garantirne la comparabilità. Nel rilevare inoltre che il provvedimento introduce disposizioni volte ad evitare gli abusi occorsi negli ultimi anni relativamente ai cosiddetti «diplomifici», si augura che l'esame alla Camera si svolga con spirito costruttivo, posto che la scuola sta attendendo le scelte del Parlamento con trepidazione e che il rinvio di un anno dell'applicazione della nuova disciplina non farebbe altro che apportare un ulteriore pregiudizio all'autorevolezza dell'esame di Stato. Osserva che tale segnale sarebbe molto negativo per il mondo della scuola, sollecitando quindi una rapida approvazione del provvedimento affinché le nuove norme possano entrare in vigore al più presto.
Ricorda, da ultimo, che le disposizioni per il recupero dei debiti formativi e per la valutazione di venticinque punti del credito scolastico avranno un'applicazione differita nel tempo per ragioni di correttezza nei confronti degli studenti.

Valentina APREA (FI), nel ricordare che ha presentato la proposta di legge n. 1614 abbinata al disegno di legge del Governo, rileva preliminarmente che anche questo Governo inizia la sua attività riformatrice della scuola partendo dalla riforma degli esami di Stato. Da tempo si è aperto un grande dibattito nel Paese relativamente al fatto che l'esame di Stato non è più serio come una volta; occorre quindi sicuramente porsi il problema di come far sì che questi esami siano seri. Ricorda però che il presente esame di Stato risale al 1925 e che, se si volessero valutare semplicemente le percentuali dei promossi, ai fini della considerazione della serietà dell'esame, si dovrebbe dedurre che gli ultimi esami «seri» ci furono proprio nel 1925. Da quell' anno la situazione ha registrato una progressione costante fino al novantotto per cento di maturati dell'anno scolastico 2005/2006, ma con punte anche del 99,99 per cento registrate negli anni scorsi e, soprattutto, negli anni di applicazione della legge n. 425 del 1997, voluta dal Ministro Berlinguer. Fa presente che con la legge n. 425 è stato introdotto un meccanismo «perverso» di crediti e di punteggi che consente, da allora - come è emerso dal monitoraggio effettuato dall'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI) nel 2000


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- anche agli studenti che conseguono insufficienze gravi agli scritti di essere promossi, grazie ad una super valutazione della prova orale che prevede un punteggio di ben trentacinque punti su cento, usato dalle commissioni per innalzare la votazione finale e, in molti casi, per promuovere.
Osservato che per le ragioni precedentemente esposte si richiede a gran voce un esame di Stato selettivo, severo, esigente ed impegnativo, rileva che la questione non investe solo la selezione, né il valore legale del titolo di studio. Il vero problema è invece la qualità delle conoscenze possedute dagli studenti affinché producano competenze certificabili e spendibili per una efficace prosecuzione degli studi o per l'inserimento attivo nel mondo del lavoro. Sottolinea, pertanto, che l'unico vero rigore che è giusto perseguire, accanto al riconoscimento del merito, diviene la certificazione delle competenze conseguite al termine degli studi superiori attraverso modalità oggettive e comparabili e quindi attraverso valutazioni esterne, esattamente come avviene in Europa e in tutti i Paesi economicamente più avanzati e che vantano i migliori livelli di apprendimento nelle analisi comparative internazionali.
Si dichiara convinta, quindi, del fatto che il disegno di legge del Governo riporti indietro il sistema educativo, abrogando norme introdotte con la «riforma Moratti» che, pur non essendo state ancora sperimentate, andavano nella direzione indicata e fortemente auspicata dagli scenari europei e internazionali. Fa presente, peraltro, che, se le novità proposte dal Governo consistono nella reintroduzione dello scrutinio di ammissione all'esame, nelle prove laboratoriali per gli istituti tecnici e professionali o nel raccordo tra scuola e università, tali disposizioni sono già previste nel decreto legislativo n. 226 del 2005, relativo al secondo ciclo di istruzione, la cui applicazione è stata sospesa dal Governo. Così, pure il freno alla pratica dei cosiddetti «ottisti», usata in modo scorretto da alcune scuole, e la diminuzione del numero dei candidati esterni ammessi a sostenere l'esame di Stato presso le scuole paritarie sono misure già previste dal medesimo decreto legislativo.
Rileva, invece, che se la novità risiede nel fatto che per l'ammissione agli esami dovranno essere saldati i debiti scolastici, allora tale novità si traduce in un rigore fasullo e demagogico, atteso che non si può pensare di introdurre un esame finale più rigoroso senza modificare i meccanismi di valutazione di tutto il percorso precedente. Osserva che nel decreto legislativo sul secondo ciclo della riforma Moratti è stato introdotto infatti un sistema di valutazione rigoroso e graduale, interno ed esterno, capace di registrare i livelli di apprendimento dello studente nei bienni che precedono l'ultimo anno, al fine di consentire il recupero graduale degli insuccessi scolastici all'interno del biennio, pena la non ammissione a quello successivo. Segnala, ancora, che, nel disegno di legge del Governo, appaiono decisamente superate e inefficaci le scelte che si riferiscono a due variabili dell'esame di Stato: le commissioni e le prove. Quanto al ritorno alla commissione mista, sulla quale sarebbe stata necessaria una riflessione più approfondita, si tratta di uno schema già utilizzato, che non ha mutato né risolto i problemi dell'esame di Stato, rivelandosi inefficace e costoso. Reputa, inoltre, inaudito che il Ministro decida di riconsegnare alla burocrazia ministeriale l'elaborazione e la scelta delle prove d'esame, caso unico in Europa; si tratta di una decina di prove per l'esame di italiano e più di cinquecento per la seconda prova scritta. Ricorda che nel decreto legislativo n. 226 del 2005 erano state previste, al contrario, norme che affidavano al nuovo istituto di valutazione (INVALSI) la responsabilità di garantire qualità e obiettività alle prove. Scegliendo di mantenere la prerogativa delle prove in ambito ministeriale, non solo, dunque, il Governo delegittima un organismo «terzo» che avrebbe - questo sì - riportato rigore ed efficacia alla valutazione finale, ma compie una scelta di restaurazione verso una totale autoreferenzialità, che è anche il segno di


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una grande sconfitta sul piano del riformismo e della modernizzazione del sistema.
Esprime, infine, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, una posizione di contrarietà complessiva sul provvedimento in esame, fatta eccezione ovviamente per talune disposizioni che riprendono quanto già previsto nel decreto legislativo n. 226 del 2005. Reputa insufficiente lo sforzo del presente disegno di legge governativo nei confronti di una valutazione esterna, con particolare riferimento al nuovo ruolo dell'INVALSI, che comporterà inoltre uno spreco di risorse finanziarie Non si può ignorare, infatti, che la valutazione dei livelli di apprendimento interverrà troppo tardi a conclusione del percorso di istruzione secondaria, il che non apporta alcun contributo rilevante alla crescita formativa.
In conclusione, considerato che i tempi ristretti di esame non sembrano consentire la possibilità di apportare ulteriori modificazioni al testo, auspica, almeno, che, con l'ausilio del relatore e del Governo, si possa intervenire con appositi ordini del giorno, nel corso dell'esame in Assemblea, volti a chiarire la portata di taluni profili di criticità nella prospettiva di applicazione futura della nuova disciplina.

Alba SASSO (Ulivo) osserva che occorre innanzitutto domandarsi se esiste una correlazione tra serietà della scuola e numero dei bocciati, considerato che autorevoli graduatorie internazionali elaborate dall'OCSE evidenziano che la Finlandia ha una percentuale di promossi pari al novantatre per cento della popolazione di riferimento. A suo avviso, la questione non risiede tanto nella bocciatura degli studenti quanto nella necessità di accomunare i percorsi di apprendimento per far crescere gli studenti. Sottolinea che appare necessaria una scuola, che garantisca l'acquisizione di un patrimonio di conoscenze affinché il cittadino sia responsabilmente in grado di affrontare la sua vita lavorativa e civile in generale. Nel precisare che questo è il senso di una «scuola inclusiva», rileva che l'esame di Stato ha valenza importante, come feedback del percorso formativo precedente. Per tale ragione, nel reputare corretto che l'esame di Stato riguardi tutte le materie, fa presente che le commissioni interne hanno cancellato la possibilità di una valutazione adeguata, mentre i docenti esterni rappresentano l'unico momento per un confronto con altre esperienze.
Aggiunge, inoltre, che il fenomeno dei cosiddetti «diplomifici» rappresenta un problema per gli studenti seri a cui occorre porre rimedio, come peraltro richiesto nel documento della Federazione italiana delle scuole cattoliche. Nel concordare con l'invito del Governo ad approvare il provvedimento al più presto, segnala che il disegno di legge reca talune disposizioni positive, tra le quali le commissioni miste, la procedura di ammissione. la valutazione del percorso scolastico, che le scuole richiedevano da tempo e che si traduce in un segnale importante di serietà e di rigore. Nella consapevolezza che il provvedimento in esame non risolverà tutti i problemi della scuola, rileva la necessità di ripensare il sistema scolastico. Invita, quindi, la Commissione ad accogliere le aperture provenienti da taluni gruppi di opposizione affinché il provvedimento in esame rappresenti un punto di partenza per ragionare nella prospettiva di garantire adeguati livelli di apprendimento.

Paola GOISIS (LNP) osserva che lo scadimento del livello formativo della scuola secondaria e dell'università è strettamente collegato all'abbassamento della qualità della formazione, che nel tempo ha investito la scuola dell'obbligo. Fa presente, inoltre, che la questione dei debiti e dei crediti formativi rappresenta un meccanismo vizioso e che il recupero dei debiti formativi contratti nei precedenti anni scolastici rappresenta una scelta errata e assurda, posto che gli studenti si trascineranno un pesante fardello di lacune formative da colmare nel corso degli anni di studio. Il debito formativo va colmato nell'anno scolastico a cui si riferisce; non reputa condivisibile, in tal senso, la norma concernente il raccordo


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tra la scuola e l'università nelle modalità prefigurate dal provvedimento, stante la necessità di ricercare forme diverse e più efficaci per tale collaborazione.
Per quanto attiene le commissioni esterne, ritiene che la loro reintroduzione rappresenta un atto di sfiducia nei confronti degli insegnanti che, con gli studenti, svolgono un lavoro formativo congiunto molto importante. Ritiene che in tal modo si infligge l'ennesima mortificazione alla categoria degli insegnanti, già pesantemente penalizzata. Aggiunge, inoltre, che non bisogna sottovalutare le conseguenze in termini di maggiori costi che comporterà il ritorno alle commissioni miste, mentre le risorse finanziarie dovrebbero essere destinate alla categoria degli insegnanti, al fine di valorizzarne il ruolo. Giudica, da ultimo, negativo il nuovo ruolo assegnato all'INVALSI dal disegno di legge del Governo approvato dal Senato, ché pregiudica l'autonomia delle istituzioni scolastiche.

Pietro FOLENA, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, sospende quindi la seduta.

La seduta, sospesa alle 10.40, è ripresa alle 18.35.

Antonio RUSCONI (Ulivo), relatore, ricorda che il provvedimento in esame è frutto di un lavoro al Senato che ha visto l'approvazione di numerosi emendamenti dell'opposizione. In quella sede si è addivenuti al testo in esame che ha definito con maggior rigore la disciplina dell'esame di maturità, anche attraverso un confronto diretto con i soggetti interessati. Ribadisce la disponibilità a lavorare insieme alle forze dell'opposizione ad un ordine del giorno che recepisca eventuali ulteriori suggerimenti da consegnare al Governo in vista della predisposizione dei provvedimenti attuativi del disegno di legge in esame. Ricorda in ogni caso che una approvazione rapida del provvedimento è richiesta dagli stessi operatori del settore, e cioè insegnanti e studenti, visto che si tratta di una riforma è attesa già per il prossimo esame di maturità.

Fabio GARAGNANI (FI) precisa di non essere in via pregiudiziale ostile al provvedimento in esame, di cui apprezza il tentativo di una maggiore serietà per gli esami di Stato. Ritiene opportuno peraltro verificare l'effettiva urgenza di una sua approvazione in tempi così stretti. È necessario inoltre coordinare la presenza di commissari esterni nelle Commissioni, aspetto che considera dirimente. Manifesta inoltre perplessità sulla normativa concernente l'INVALSI, come richiamato dalla collega Goisis. Concorda quindi con la previsione della disciplina relativa ai punteggi alle prove di esame, come stabilito dal disegno di legge approvato dal Senato.

Emerenzio BARBIERI (UDC) sottolinea che sarebbe stato opportuno che la Commissione su un provvedimento così importante avesse potuto svolgere un esame più approfondito, come sempre è avvenuto nel corso della passata legislatura. Si riserva di intervenire nel merito del provvedimento nel prosieguo dell'esame, evidenziando però come il bicameralismo perfetto impone pari dignità alle due Camere senza che sia privilegiato il lavoro del Senato rispetto a quello di questo ramo del Parlamento. Ritiene quindi necessario, come evidenziato anche dalla collega Frassinetti, procedere alla Camera, come avvenuto al senato allo svolgimento di audizioni informali per approfondire ulteriormente i temi oggetto del provvedimento in esame.

Nicola BONO (AN) concorda con la proposta di procedere allo svolgimento di audizioni informali, garantendo così l'acquisizione di utili elementi di conoscenza, come già avvenuto per l'esame del provvedimento al Senato. Ritiene infatti necessario che vi sia una riflessione approfondita su queste tematiche, consentendo che


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i due rami del Parlamento abbiano pari opportunità di esame dei provvedimenti.

Pietro FOLENA, presidente, ricorda che l'organizzazione dei lavori della Commissione potrà essere definito dall'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentati dei gruppi. Si dichiara in ogni caso favorevole senz'altro allo svolgimento di audizioni informali nel rispetto dei tempi previsti per un esame congruo del provvedimento.

Antonio RUSCONI (Ulivo), relatore, concorda con l'esigenza di verificare nella riunione dell'Ufficio di presidenza l'organizzazione dei lavori della Commissione, in relazione all'esame del provvedimento in corso di svolgimento. Intende solo ribadire che nel corso della discussione anche la collega Aprea ha riconosciuto che vi è una certa urgenza nello svolgimento nell'esame del provvedimento, in riferimento al quale ulteriori aggiustamenti potrebbero essere segnalati al Governo attraverso la presentazione di ordini del giorno in Assemblea. Precisa, peraltro, che nel corso della passata legislatura l'esame della riforma del secondo ciclo della scuola superiore è avvenuto con tempi non dissimili da quelli attuali. Ribadisce, quindi, che non vi è un interesse sterile ad approvare in tempi rapidi il provvedimento in esame, ma l'esigenza di risolvere situazioni di ingiustizia e illegittimità finora perpetratesi e già evidenziate nel corso della discussione, quali la vendita di diplomi.

Il viceministro Mariangela BASTICO ringrazia il relatore e i componenti della Commissione per gli interventi svolti, ribadendo ancora una volta che nel corso dell'esame al Senato sono stati recepiti molti emendamenti dell'opposizione tra cui proprio quello relativo alle competenze dell'INVALSI. Vi è un interesse al mantenimento del valore legale del titolo di studio, ma anche al suo significato sostanziale, in riferimento al quale proprio l'articolo 2 del provvedimento intende dare il giusto riconoscimento. Ribadisce la disponibilità a considerare ulteriori interventi migliorativi, come la calibratura dei punteggi delle prove scritte, nel corso dell'adozione dei provvedimenti di attuazione previsti dal disegno di legge in esame. Sottolinea, inoltre, che l'esigenza di pervenire in tempi stretti all'attuazione della riforma scaturisce dalla necessità di consentire agli insegnanti e agli studenti di affrontare il nuovo esame a partire dal prossimo luglio 2007 con la giusta serenità.

Emerenzio BARBIERI (UDC) ritiene che l'attuazione di una legge delega non possa essere certo risolta con la presentazione di un ordine del giorno che, come è noto, non si nega a nessuno. Riterrebbe opportuno altresì che la maggioranza definisse una volta per tutte quale è la posizione che intende assumere sul valore legale del titolo di studio conseguito a conclusione della scuola secondaria superiore, visto che ci sono dichiarazioni discordanti a tal proposito.

Pietro FOLENA, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire dichiara concluso l'esame preliminare.

Antonio RUSCONI (Ulivo), relatore, propone di adottare come testo base per il prosieguo dell'esame il disegno di legge C. 1961 approvato dal Senato.

La Commissione adotta quindi come testo base per il prosieguo dell'esame il disegno di legge C. 1961, approvato dal Senato.

Pietro FOLENA, presidente, propone di passare dapprima allo svolgimento della riunione dell'Ufficio di presidenza e quindi all'avvio della discussione della risoluzione Garagnani ed altri n. 7-00065.

La Commissione concorda.

La seduta termina alle ore 19.30.


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ATTI DEL GOVERNO

Martedì 5 dicembre 2006. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA. - Interviene il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali Danielle Mazzonis.

La seduta comincia alle 10.40.

Schema di regolamento recante modifiche agli articoli 17 e 18 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 giugno 2004, n. 173, concernente organizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali.
Atto n. 36.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato il 30 novembre 2006.

Fulvio TESSITORE (Ulivo) esprime, in primo luogo, una valutazione favorevole del provvedimento nel suo complesso, che discende dall'enfatizzazione della dimensione della fruizione del bene culturale, che rappresenta una scelta corretta anche sulla base di un'autorevole giurisprudenza. Ribadisce che correttamente si recepisce una logica nuova, come testimoniato dall'istituzione del Comitato per l'economia della cultura, che assume una valenza trasversale nell'organizzazione del Ministero. Appare, altresì, opportuna la collegialità nella costituzione dei comitati, che incidono su importanti competenze scientifiche, considerato peraltro che il Ministero per i beni e le attività culturali riveste un'importanza rilevante per l'identità nazionale attraverso la quale si deve consolidare la debole identità statale.
Intende peraltro evidenziare taluni profili di problematicità, che necessitano di opportuni chiarimenti. Si tratta, in primo luogo, dell'articolo 1, in riferimento al quale reputerebbe opportuno sopprimere la definizione «organi di consulenza per l'esercizio delle funzioni di indirizzo» relativamente al Consiglio superiore e ai Comitati, sulla scorta peraltro di quanto contenuto nel parere del Consiglio di Stato. Al comma 6 del nuovo articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 10 giugno 2004, n. 173, poi, occorrerebbe, portare da due a tre i rappresentanti del personale del Ministero eliminando lo sbarramento rappresentato dal fatto che tali soggetti devono avere una qualifica non inferiore a quella di dirigente. Appare, inoltre, preferibile fissare un termine normale di durata del Consiglio superiore e non un termine massimo; con riguardo all'articolo 2 richiama quindi, per un verso, l'esigenza di ripristinare la collegialità nelle votazioni dei comitati tecnico-scientifici e, per l'altro, di separare il Comitato per gli archivi e il Comitato per i beni librari.
In conclusione, ritiene che apportare talune modificazioni al provvedimento nel senso indicato andrebbe nella direzione di rendere più coerente il provvedimento.

Wladimiro GUADAGNO detto Vladimir Luxuria (RC-SE), nel rilevare l'importanza dello schema di decreto in esame, segnala in primo luogo l'opportunità di includere nel patrimonio artistico anche il restauro del corallo, che costituisce un'attività rilevante per talune aree del Paese. Esprime, peraltro, talune perplessità sulle modalità con le quali il provvedimento disciplina le nomine, in quanto improntate a un eccessivo decisionismo da parte del Ministro, il che può nuocere all'indipendenza dei comitati tecnico-scientifici. Nell'esprimere quindi un giudizio sostanzialmente favorevole sul riordino del Ministero per i beni e le attività culturali, invita il Governo ad assumere un impegno maggiore per garantire l'autonomia dei comitati.

Pietro FOLENA, presidente, nel concordare con le considerazioni espresse dalle colleghe e dai colleghi intervenuti, reputa preoccupante l'accorpamento tra il Comitato per gli archivi e il Comitato per i beni


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librari. Segnala, altresì, la necessità di specificare la sfera di competenza del Comitato per l'economia della cultura, stante la sua natura di organismo trasversale.

Il sottosegretario Danielle MAZZONIS rileva che il Ministro per i beni e le attività culturali ha già manifestato la sua disponibilità a rivedere l'accorpamento tra il Comitato per gli archivi e il Comitato per i beni librari, accogliendo così le indicazioni provenienti dai rappresentanti sindacali. Analoghe considerazioni valgono per l'integrazione da due a tre membri del Consiglio superiore e per la possibilità di procedere alla loro elezione da parte di tutti i dipendenti interessati e non solo della categoria dei dirigenti del Ministero.

Pietro FOLENA (RC-SE), presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 11.10.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 19.30 alle 20.20.

RISOLUZIONI

Martedì 5 dicembre 2006. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA. - Interviene il sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione Letizia De Torre.

La seduta comincia alle 20.20.

7-00065: Garagnani ed altri: Adozione di iniziative nelle scuole di ogni ordine e grado atte a sensibilizzare gli studenti extracomunitari al rispetto delle tradizioni culturali e religiose italiane.
(Discussione e rinvio).

Fabio GARAGNANI (FI), illustrando l'interrogazione in titolo, ricorda che recenti fatti di cronaca hanno evidenziato il verificarsi in tutta Italia episodi di violenza all'interno della comunità islamica che hanno coinvolto giovani ragazze uccise per non aver ottemperato alle usanze dei paesi di origine. Ritiene opportuno conoscere la posizione del Governo al riguardo soprattutto per la difesa di quei valori sanciti dalla Carta costituzionale sull'importanza e sul rispetto delle donne. Vi è infatti una pericolosa deriva che rischia di fomentare fenomeni di razzismo e xenofobia soprattutto tra i più giovani. Occorre quindi che la scuola sappia educare gli studenti al rispetto della dignità della persona, la parità tra uomo e donna ma anche degli elementi costitutivi dell'identità culturale italiana, senza consentire a nessuna componente del corpo docenti di svolgere denigrazioni sistematiche di questi valori se non addirittura un'esaltazione acritica di fatti più gravi connessi all'estremismo islamico.
Per questo, sottolinea che la risoluzione, di cui è primo firmatario, ma che è sottoscritta dai rappresentanti di tutti i gruppi dell'opposizione, intende impegnare il Governo ad adottare tutte le necessarie iniziative nelle scuole italiane di ogni ordine e grado per far sì che le nuove generazioni di origine extracomunitaria siano sensibilizzate ed educate al rispetto della tradizione culturale religiosa del popolo italiano.

Pietro FOLENA, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito della discussione ad altra seduta.

La seduta termina alle 20.30.