III Commissione - Resoconto di mercoledý 20 dicembre 2006


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RISOLUZIONI

Mercoledì 20 dicembre 2006. - Presidenza del presidente Umberto RANIERI. - Interviene il sottosegretario di Stato per gli Affari esteri, Famiano Crucianelli.

La seduta comincia alle 9.30.

7-00068 Mantovani: situazione interna in Turchia.
(Seguito della discussione e approvazione di un nuovo testo).

La Commissione prosegue la discussione della risoluzione in titolo, rinviata nella seduta del 30 novembre 2006.

Umberto RANIERI, presidente, avverte che la Commissione prosegue la discussione della risoluzione, come riformulata dal deputato Mantovani nella seduta del 30 novembre scorso (vedi allegato 1).

Il sottosegretario Famiano CRUCIANELLI osserva che la risoluzione s'inserisce in un contesto in continua evoluzione


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in relazione ai recenti incontri che rappresentanti del Governo italiano hanno avuto ad Ankara e agli esiti del Consiglio europeo degli scorsi 14 e 15 dicembre. Presenta quindi una proposta riformulazione, di cui dà lettura, esprimendo l'auspicio che i contenuti di tale testo possano incontrare il consenso dei presentatori della risoluzione (vedi allegato 2). Nell'illustrare tale proposta, sottolinea che il Governo ha ritenuto opportuno intervenire anche sui contenuti della premessa, al fine di armonizzarla con gli impegni recati dalla parte dispositiva e potere utilizzare la risoluzione in modo più proficuo anche in eventuali sedi europee ed internazionali.

Ramon MANTOVANI (RC-SE) dichiara di concordare sulla proposta di riformulazione della risoluzione, illustrata dal rappresentante del Governo, esprimendo tuttavia talune perplessità sulla soppressione del riferimento, contenuto nella premessa della risoluzione, a dichiarazioni del Presidente Erdogan apparse sugli organi di informazione. Per quanto concerne la parte dispositiva, ricorda di aver già provveduto a riformularla nella precedente seduta per accogliere le istanze rappresentate dal Governo sulla questione del negoziato tra la Turchia e l'Unione europea. Ciò premesso, esprime dissenso sulla sostituzione del concetto di «minoranza» con quello di «comunità», che attiene alla presenza della minoranza al di fuori del territorio nazionale d'origine, come nel caso della comunità curda residente in Germania: occorre comprendere, a suo avviso, che i milioni di curdi che vivono in Turchia non sono riconosciuti come tali ma come turchi di origine curda. Di conseguenza, ritiene di non poter transigere sui diritti di milioni di persone al solo fine di non turbare un delicato equilibrio e di dovere chiedere con fermezza il riconoscimento per i curdi di Turchia degli stessi diritti che sono riconosciuti alle minoranze dalla maggior parte dei Paesi dell'Unione europea. Non concorda, inoltre, che nella parte dispositiva del testo della risoluzione, proposto del Governo, non compaia un riferimento al conflitto esistente nel sud-est della Turchia, considerato l'accenno mantenuto nella premessa al «cessate il fuoco» e considerate le unanimi prese di posizione espresse da diversi rappresentanti istituzionali, tra cui lo stesso Javier Solana, sulla sussistenza di un conflitto in quella regione. Ritiene, quindi, che il Governo italiano debba promuovere una soluzione politica di quel conflitto ultraventennale, di cui danno conto, oltre a Solana, autorevoli esponenti della comunità internazionale, come il Segretario Generale del Consiglio d'Europa o il Presidente dell'Iraq. Concordando sulla opportunità di non qualificare tale conflitto come «armato», ritiene grave che il Governo italiano non si senta di prendere una posizione univoca e mostri tanta attenzione nei confronti di quanto viene detto in altre sedi, anche internazionali. Sottolineando come la presentazione della risoluzione abbia determinato numerose pressioni da parte turca per il ritiro dell'atto o di singole firme, conferma il proprio assenso sulla proposta di riformulazione, illustrata dal sottosegretario Crucianelli per quanto riguarda la premessa; insiste, invece, per il mantenimento della parte dispositiva come da lui riformulata nel corso dell'ultima seduta, eliminando il riferimento al carattere nazionale della minoranza curda e al carattere armato del conflitto in atto nel sud-est della Turchia.

Pietro MARCENARO (Ulivo), alla luce di quanto osservato dal rappresentante del Governo e dal deputato Mantovani, che mostra di farsi carico delle cautele del Governo, ritiene che vi siano le condizioni per pervenire ad una soluzione condivisa. In particolare, propone una riformulazione della parte dispositiva della risoluzione, secondo la proposta di riformulazione formulata dal Governo, nel senso di mantenere il concetto di «minoranza» in luogo di «comunità», considerato che in questo modo non si introduce il concetto di minoranza in senso assoluto ma solo in connessione ad un complesso di posizioni giuridiche che devono essere riconosciute. Ritiene, altresì, opportuno aggiungere all'ultimo


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capoverso della parte dispositiva le parole «e del conflitto esistente».

Dario RIVOLTA (FI) osserva che la risoluzione presentata dal deputato Mantovani risente di un postulato di base, secondo cui le istanze del popolo curdo coinciderebbero con quelle del Kongra Gel, mentre è notorio che la maggior parte dei curdi condannano le azioni di guerriglia compiute da tale movimento e rischiano per questo ritorsioni. Il buon senso e la conoscenza della situazione in Turchia consentono di affermare che in Turchia non è riconosciuta l'esistenza di una minoranza curda e che oggi il processo di riconoscimento dei diritti dei curdi avviato dalla Turchia è ancora insufficiente, in quanto limitato alla possibilità di trasmettere per poche ore al giorno programmi in lingua curda. A suo avviso, la proposta del Governo consente di sciogliere tale nodo, mentre la risoluzione dovrebbe realizzare l'obiettivo di segnalare alle autorità turche l'urgenza di trovate una soluzione conforme agli standard europei di tutela dei diritti. Dal punto di vista politico non concorda con il riferimento al Kurdistan iracheno, contenuto nella premessa, considerato che esso non rappresenta un progetto ma una realtà e comporta il rischio di allarmare le autorità turche sulla questione della nascita di uno Stato curdo, mentre è noto che i curdi iracheni non perseguono tale obiettivo ma si limitano a chiedere un'autonomia nell'ambito dello Stato iracheno. Propone, pertanto, la soppressione di tale riferimento al fine di segnalare alla Turchia la possibilità di risolvere la questione salvando la propria integrità territoriale.

Sergio D'ELIA (RosanelPugno), richiamando le riflessioni svolte nella precedente seduta, sottolinea che l'Italia ha interesse affinché il processo di avvicinamento della Turchia all'Unione europea possa procedere con celerità o addirittura essere abbreviato; sarebbe, inoltre, autolesionista da parte dell'Unione europea indurre un Paese a scelte pericolose per sé o per l'Europa. A suo avviso, estendere i confini dell'Unione europea al punto da farli coincidere con quelli della Turchia può innescare un processo virtuoso di diffusione del sistema europeo di garanzie per i diritti e le libertà delle minoranze ai curdi. Occorre in generale favorire e non frapporre ostacoli al cammino della Turchia nella direzione dell'Unione europea. Ritiene che la parte dispositiva della risoluzione, come riformulata dal sottosegretario Crucianelli,rappresenti un buon compromesso tra il testo originario e le posizioni del Governo. Per quanto riguarda il riferimento ad una «soluzione politica» della questione curda, ritiene che il Governo della Turchia potrebbe opporre alcune riserve in quanto tale espressione presuppone l'esistenza di una questione nazionale curda. Per quanto riguarda l'utilizzo dei concetti «comunità» o «minoranza», considera opportuno fare ricorso agli standard europei che concernono il riferimento ai diritti individuali piuttosto che a quelli collettivi. Ritenendo che la proposta del Governo abbia colto questa differenziazione, osserva che il termine «minoranza» dovrebbe comportare il riferimento a tutte le minoranze presenti sul territorio della Turchia, compresa quella armena.

Ramon MANTOVANI (RC-SE) obietta che la Turchia ha riconosciuto gli armeni come minoranza e non i curdi, e che quindi la questione posta da ultimo dal deputato D'Elia non è pertinente.

Iacopo VENIER (Com.It) sottolinea che la risoluzione affronta la questione curda e non l'aspirazione del popolo curdo ad un proprio Stato. In relazione a quanto osservato dal deputato Rivolta, ritiene che egli avrebbe dovuto valorizzare il testo originario della risoluzione che enfatizzava come i rappresentanti della minoranza curda abbiano individuato un percorso per chiedere il riconoscimento dei propri diritti in Turchia senza porre in discussione i confini territoriali dello Stato turco. A suo avviso, questo processo politico dovrebbe essere accompagnato da un'adeguata pressione sulle autorità turche, finalizzata


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a portare i curdi a considerare se stessi come cittadini della Turchia. Concordando con quanto rilevato dal deputato Mantovani circa la sussistenza di un conflitto vero e proprio nel sud-est della Turchia, sottolinea che, se si intende perseguire l'obiettivo della stabilizzazione di quell'area geografica, si deve riconoscere l'esistenza di un problema curdo, malgrado i progressi fatti dalla Turchia sulla spinta di pressioni legate al processo di avvicinamento all'Unione europea. Ritiene condivisibile il primo capoverso della parte dispositiva della risoluzione, come riformulata dal Governo, che si pone tuttavia in contraddizione con l'ultimo capoverso della premessa: pur comprendendo la necessità di prospettare un'apertura ad Ankara ritiene necessario che il negoziato di adesione all'Unione europea resti subordinato al riconoscimento dei diritti della minoranza curda e alla soluzione di altre questioni secondo le norme del diritto internazionale. Considera condivisibili le proposte del deputato Marcenaro e ritiene che non vi dovrebbe essere ambiguità sul concetto di minoranza se permane il riferimento, contenuto nella premessa, allo statuto delle minoranze linguistiche nello Stato italiano. Infine, condivide la valutazione del deputato Rivolta in ordine al riferimento al Kurdistan iracheno.

Alessandro FORLANI (UDC), dando conto delle ragioni che sono alla base del ritiro della sua firma dalla risoluzione presentata dal deputato Mantovani, connesse alla necessità di offrire disponibilità ad un processo di ampia revisione del testo e solidarietà al gruppo di Forza Italia, osserva che la proposta di riformulazione del Governo rappresenta un tentativo di stentato equilibrismo diplomatico, mirante a non scontentare nessuna parte coinvolta. A suo avviso, sarebbe stato opportuno svolgere il confronto su tale delicata questione in una fase meno complessa del lavoro parlamentare e con minor fretta. Per quanto riguarda i contenuti della risoluzione, considera inopportuno il riferimento al Kurdistan iracheno, che rappresenta un nervo scoperto per la politica di Ankara. In generale, ritiene condivisibile il testo della risoluzione e sottolinea che la questione di fondo, da tenere in considerazione e che preoccupa l'Europa, è la questione del rispetto di una diversità e di una minoranza da parte del Governo turco, piuttosto che il riconoscimento di diritti culturali ed amministrativi. In conclusione, preannuncia il voto favorevole del suo gruppo sulla risoluzione, nella riformulazione proposta dal rappresentante del Governo.

Luciano PETTINARI (Ulivo), concordando su quanto richiamato dal deputato Forlani in ordine alla opportunità di potere disporre di più ampi tempi di discussione, considera necessario conoscere l'orientamento del Governo sulle proposte di riformulazione segnalate dal deputato Marcenaro.

Sergio MATTARELLA (Ulivo) sottolinea che, considerata l'unanimità tra le forze politiche sul favore all'ingresso della Turchia nell'Unione europea, nessuno è alla ricerca di argomenti volti a ritardare tale ingresso e che il confronto avviene in un clima di sostanziale amicizia con la Turchia. L'Italia è però anche interessata a che i Paesi che entrano nell'Unione europea siano portatori di un sistema di garanzie in cui i diritti individuali siano sullo stesso piano con i diritti collettivi. Non ritiene fondata la critica mossa dal deputato Rivolta e fondata su una pretesa equiparazione tra istanze del popolo curdo e della guerriglia facente capo al Kongra Gel, come peraltro si evince dalla premessa della risoluzione. Non considera fuori luogo il riferimento al Kurdistan iracheno, considerato che la questione curda supera i confini degli Stati ed è parte di una complessa situazione geopolitica di quell'area geografica. Occorre pertanto scongiurare ogni rischio di escalation ed adottare un approccio meditato e lungimirante. Considera condivisibile la premessa della risoluzione, nella proposta del Governo. Per quanto concerne la parte dispositiva, concorda sulle perplessità


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espresse dal deputato Mantovani circa l'impiego del termine «comunità» ma non ritiene opportuno ricorrere al termine di popolazione, adottato dall'Unione europea, che richiama un concetto più compiuto e indipendente. Peraltro, non comprende le ragioni alla base della resistenza ad utilizzare il concetto di «minoranza» atteso che esso è riferito ad una situazione di fatto, difficilmente contestabile nel caso della minoranza curda. Considera condivisibili le proposte di riformulazione avanzate dal deputato Marcenaro che non impediscono di guardare alla presenza di due problemi oggettivi: la sussistenza di una questione curda e il dato di numerosi atti violenti, che possono ragionevolmente essere inseriti in una nozione di conflitto.

Umberto RANIERI, presidente, ritiene che, qualora possibile, sia opportuno inserire all'inizio della premessa il riferimento alla dichiarazione resa nell'agosto 2005 dal Presidente Erdogan sulla questione curda e accolta nella più recente risoluzione del Parlamento europeo su tale argomento. Ritiene che tale inserimento, pur non costituendo un aspetto dirimente, consentirebbe di rafforzare il documento che si rivolge in primo luogo alle autorità turche. Ritiene, altresì, opportuno operare un riferimento al rifiuto esplicito nei confronti del terrorismo, eventualmente alla fine dell'ultimo capoverso della parte dispositiva della risoluzione.

Raffaello DE BRASI (Ulivo), in relazione a quanto proposto dal presidente Ranieri, fa presente che la premessa reca un riferimento ad atti terroristici e che pertanto l'inserimento proposto potrebbe essere riferito a tale parte della risoluzione.

Ramon MANTOVANI (RC-SE), in relazione alle riflessioni emerse e alle critiche sollevate nel corso del dibattito, tiene a ricordare che la risoluzione, che è stata sottoposta a numerosi confronti sia con la maggioranza che con l'opposizione anche in sede informale, prende le mosse dalla dichiarazione del Presidente iracheno a favore di un «cessate il fuoco» e di una soluzione politica al conflitto nel sud-est della Turchia. Sottolinea di non avere mai equiparato la questione curda alla guerriglia curda e ricorda che ogni anno circa cento mila curdi si danno appuntamento in Germania per una manifestazione di protesta nei confronti del Governo di Ankara. La risoluzione mira, dunque, a far sì che l'Italia favorisca tale soluzione politica alla luce dei fatti notori relativi alle sofferenze del popolo curdo, come i recenti bombardamenti dell'aviazione turca su villaggi situati in prossimità del confine e in cui si è fatto ricorso alle bombe al fosforo. Per quanto riguarda il riferimento al Kurdistan iracheno, precisa che esso è strettamente correlato alla proposta americana di divisione del territorio iracheno in tre parti e alla conseguente accesa discussione che è sorta in Turchia. Alla luce di queste considerazioni, condivide la proposta del Governo, purché sia nota l'intenzione di partenza e l'obiettivo da perseguire. Condivide altresì le proposte di riformulazione del deputato Marcenaro. Per quanto concerne le riflessioni del deputato D'Elia, osserva che, malgrado il mancato inserimento della questione delle minoranze tra i criteri di Copenaghen, tra i diritti individuali riconosciuti dai principali Paesi europei figura quello di potersi riconoscere all'interno di una minoranza. In Turchia la questione curda non è risolta, considerato che la lingua curda è ancora considerata un dialetto di montagna e considerato, a solo titolo di esempio, che la deputata Leyla Zana ha dovuto scontare ben dodici anni di reclusione per avere utilizzato la propria lingua in un discorso al Parlamento turco. Sottolinea che il Governo turco è fermamente intenzionato ad evitare che il concetto di minoranza possa in qualche modo essere riferito ai curdi, a differenza di quanto è capitato con gli armeni per ragioni, forse, relative al nodo del genocidio. A suo avviso il Parlamento italiano dovrebbe essere in grado di esprimere una posizione che dia un contributo all'ingresso di tale questione nel dibattito sulla Turchia.


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In conclusione, ritiene che, qualora il Governo dovesse accogliere le proposte di riformulazione del deputato Marcenaro, vi sono le condizioni per pervenire ad una approvazione della risoluzione ampiamente condivisa.

Dario RIVOLTA (FI) ricorda che in Turchia vi sono diverse posizioni in ambito istituzionale in ordine all'ingresso nell'Unione europea e la stessa questione curda costituisce oggetto di contenzioso tra le diverse forze. I soggetti che non guardano all'Europa sono pronti ad usare ogni pretesto per portare il Paese in una direzione contraria agli standard europei e alla linea adottata da Erdogan. Occorre pertanto porre in essere ogni iniziativa che possa rafforzare quella parte di Turchia interessata all'avvicinamento all'Europa. A suo avviso, pur condividendo l'impiego del termine «minoranza» in luogo di «comunità», sottolinea che tale elemento potrebbe essere strumentalizzato come pretesto da un'altra parte di quel Paese. Inoltre, ritiene che la definizione di curdi dovrebbe coincidere con quella di cittadini turchi di origine o etnia curda, analogamente ai cosiddetti italiani in Argentina, che sono a tutti gli effetti cittadini argentini.

Iacopo VENIER (Com.It) richiama il caso degli italiani in Croazia come questione analoga a quella dei curdi in Turchia per quanto concerne l'atteggiamento del governo.

Dario RIVOLTA (FI) osserva altresì che non si deve dimenticare che il Kongra Gel, ex PKK, in alcun modo ha beneficiato i curdi e che i minimi progressi che sono stati compiuti nella direzione di un riconoscimento dei diritti dei curdi sono dovuti al processo di avvicinamento all'Europa. Ribadisce infine la contrarietà al riferimento al Kurdistan iracheno e il proprio assenso sulla proposta di riformulazione del deputato Marcenaro.

Franco Addolorato Giacinto NARDUCCI (Ulivo), richiamando le grandi manifestazioni di curdi che si sono svolte in Svizzera, ritiene che la risoluzione debba conseguire un risultato e dare sostanza ai diritti di cittadinanza per i curdi in Turchia. Ritiene anche che non sia opportuno citare il Kurdistan iracheno e che sia fuori discussione che la Turchia ha compiuto passi significativi soltanto in relazione al processo di avvicinamento all'Europa. Concordando con il deputato D'Elia, ritiene che l'ingresso della Turchia nell'Unione europea consentirà di estendere gli standard europei di tutela delle minoranze anche a quel Paese. Preannuncia infine il voto favorevole del suo gruppo sulla proposta di nuovo riformulazione avanzata dal rappresentante del Governo e sulle proposte di riformulazione del deputato Marcenaro.

Raffaello DE BRASI (Ulivo) esprime consenso sulla proposta di riformulazione del deputato Marcenaro e su quella del presidente Ranieri. Al riguardo, sottolinea la mancanza di una condanna del terrorismo nelle premesse e la necessità di evitare ogni ambiguità. Ritiene altresì necessario operare un riferimento diretto alla leadership turca, che deve figurare, insieme a quella irachena, al Kongra Gel e all'Unione europea, tra gli interlocutori della risoluzione.

Patrizia PAOLETTI TANGHERONI (FI) preannuncia il voto favorevole sulla risoluzione in titolo come riformulata dal rappresentante del Governo e dal deputato Marcenaro. Per quanto concerne la proposta di riformulazione del presidente Ranieri, che dichiara di condividere, ne auspica l'inserimento nella parte dispositiva. Ritiene necessario infine procedere alla soppressione di ogni riferimento al Kurdistan iracheno.

Iacopo VENIER (Com.It), intervenendo per una precisazione, sottolinea che il riferimento al Kurdistan iracheno era mirato a rafforzare l'idea che il riconoscimento dei diritti dei curdi in Turchia in nessun modo mette in discussione i confini e l'integrità territoriale turca. A suo avviso,


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l'idea della cittadinanza non può essere in contrasto con il riconoscimento dei diritti delle diverse nazionalità ed è in tal senso che va inteso il richiamo, fatto in precedenza, alla situazione degli italiani in Croazia. A suo avviso, la proposta di riformulazione del Governo privata di questo riferimento assume aspetti più ambigui sul punto.

Umberto RANIERI, presidente, ricordando la sua proposta di riformulazione riguardante il riferimento alle dichiarazioni rese dal Presidente Erdogan, sottolinea che non è funzionale al raggiungimento dell'obiettivo dell'avvicinamento della Turchia all'Unione europea fondare l'iniziativa della risoluzione sulle dichiarazioni del Presidente iracheno, in quanto, a suo avviso, ne potrebbe derivare un clima di sospetto e di tendenza alla chiusura da parte di Ankara.

Ramon MANTOVANI (RC-SE), alla luce dei contenuti generici della dichiarazione del Presidente Erdogan, cui fa riferimento la proposta di riformulazione del presidente Ranieri, ritiene di non potere concordare su tale proposta in quanto riguardante il solo miglioramento delle condizioni economiche e di vita dei curdi, malgrado si tratti di un obiettivo condivisibile.

Umberto RANIERI, presidente, rilevando che tutti auspicano il miglioramento della condizione dei curdi in Turchia, anche alla luce dell'inserimento del concetto di minoranza nel testo della risoluzione, ritiene non banale l'inserimento della dichiarazione del Presidente Erdogan così come non è rituale il richiamo alla condanna del terrorismo, che è il problema maggiore del nostro tempo.

Ramon MANTOVANI (RC-SE) accoglie le proposte di riformulazione del presidente Ranieri, rilevando che gli atti terroristici cui fa riferimento la risoluzione non hanno nulla in comune con il terrorismo di matrice islamico-fondamentalista.

Sergio MATTARELLA (Ulivo) ritiene che la proposta di riformulazione del presidente Ranieri, relativa alle dichiarazioni del Presidente Erdogan, dovrebbe comportare la sostituzione della parola «riconosce» con la parola «afferma».

Umberto RANIERI, presidente, concorda con il deputato Mattarella.

Il sottosegretario Famiano CRUCIANELLI, richiamando la Commissione ad un'attenta valutazione della portata del documento, ritiene che non sia possibile in questa fase procedere ad un testo diverso, come invece auspicato dal deputato Forlani. A suo giudizio, se l'obiettivo è promuovere l'ingresso della Turchia nell'Unione europea, occorre predisporre un messaggio forte, trattandosi di una questione importante che il Governo italiano ha sollevato in tutte le sedi europee, malgrado il clima di freddezza e cautela che circonda la questione delle minoranze nell'Unione europea. Sottolinea che costituisce merito del Governo italiano, assieme a quello spagnolo, l'aver posto con fermezza la questione dei diritti delle minoranze; tuttavia la risoluzione deve essere formulata in modo da potere essere utilmente spesa nel dialogo con la Turchia e nel confronto con l'Unione europea. Occorre in particolare che la risoluzione sia espressione di un ampio consenso nell'ambito della Commissione. Ritenendo che ciò sia possibile, concorda con la proposta di riformulazione del presidente Ranieri anche per ragioni di rispetto nei confronti delle autorità turche. Ritiene altresì opportuno procedere alla eliminazione delle parole «in presenza di un progetto federalista dell'Iraq». Per quanto concerne l'alternativa tra i concetti di «comunità» e di «minoranza», osserva che, se il modello di riferimento è lo statuto delle minoranze linguistiche in Italia, non vi possono essere dubbi sulla portata della parte dispositiva. Concorda inoltre con la proposta di riformulazione del presidente Ranieri, circa l'inserimento del riferimento al terrorismo, e con le proposte del deputato Marcenaro. Ritiene che la distinzione segnalata


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dal deputato D'Elia sia inequivoca e che il tema del conflitto è ricompreso nell'ambito della questione curda.

Ramon MANTOVANI (RC-SE) ritiene opportuno che il riferimento alla condanna al terrorismo debba essere inserito fra le premesse della risoluzione.

Sergio MATTARELLA (Ulivo) concorda con quanto testé osservato dal deputato Mantovani, atteso che la condanna al terrorismo deve rappresentare un presupposto di carattere generale.

Ramon MANTOVANI (RC-SE) ribadisce il proprio consenso su tutte le proposte di riformulazione finora formulate ed auspica un voto condiviso, qualora il Governo esprima consenso sul testo della risoluzione risultante da tali proposte.

Patrizia PAOLETTI TANGHERONI (FI) esprime preoccupazione in ordine alla indisponibilità ad inserire il riferimento al terrorismo nella parte dispositiva della risoluzione.

Sergio MATTARELLA (Ulivo), rispondendo al deputato Paoletti Tangheroni, osserva che non vi possono essere ambiguità e che l'inserimento di tale questione nella parte dispositiva varrebbe ad avvalorare l'eventualità che la soluzione politica sulla questione curda possa essere individuata in un quadro in cui il terrorismo è presente come uno degli elementi. A suo avviso, il rifiuto del terrorismo deve rappresentare una questione preliminare, da porre in premessa.

Umberto RANIERI, presidente, ritiene che il riferimento al terrorismo potrebbe essere inserito nell'ultimo capoverso della premessa.

I deputati Patrizia PAOLETTI TANGHERONI (FI), Pietro MARCENARO (Ulivo), Ramon MANTOVANI (RC-SE) concordano con il presidente Ranieri.

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva, quindi, all'unanimità la risoluzione 7-00068 come riformulata, che assume il numero 8-00026 (vedi allegato 3).

7-00076 Rivolta: situazione in Libano.
(Discussione e rinvio).

La Commissione inizia la discussione della risoluzione in titolo.

Dario RIVOLTA (FI) rileva che, in considerazione del fatto che il Ministro degli affari esteri è attualmente in visita in Libano, sarebbe opportuno procedere alla discussione della risoluzione in titolo alla luce degli esiti di tale visita.

Il sottosegretario Famiano CRUCIANELLI concorda con il deputato Rivolta.

Umberto RANIERI, presidente, rinvia quindi ad altra seduta la discussione della risoluzione in titolo.

Sui lavori della Commissione.

Umberto RANIERI, presidente, propone un'inversione dell'ordine del giorno nel senso di procedere all'esame del provvedimento in sede referente per poi proseguire con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata e dell'ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi.

La Commissione concorda.

La seduta termina alle 11.20.

SEDE REFERENTE

Mercoledì 20 dicembre 2006. - Presidenza del presidente Umberto RANIERI. - Interviene il sottosegretario di Stato per gli Affari esteri, Famiano Crucianelli.

La seduta comincia alle 11.20.


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Ratifica della Convenzione sulla protezione e la promozione delle diversità delle espressioni culturali.
S. 1179.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Umberto RANIERI, presidente e relatore, nell'illustrare il provvedimento in titolo, rileva che il disegno di legge in esame, approvato ieri dal Senato, reca la ratifica della Convenzione sulla protezione e la promozione delle diversità delle espressioni culturali. La Convenzione - che consta di 35 articoli e di un allegato - recepisce i principi proclamati nella Dichiarazione universale adottata dall'UNESCO nel 2001, in base alla quale il concetto di diversità culturale è elevato al rango di «patrimonio comune», inteso come l'insieme delle molteplici espressioni culturali esistenti nel tempo e nello spazio. La Convenzione è stata approvata dalla 33o Conferenza generale dell'UNESCO quale risultato di complessi negoziati intergovernativi, cui ha partecipato anche l'Unione europea, essendo interessate competenze comunitarie con riguardo agli aiuti destinati a promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio. Essa risponde sostanzialmente all'esigenza di assicurare, attraverso una serie di strumenti normativi, istituzionali ed organizzativi, il rispetto delle identità culturali dei popoli.
Nella Parte I vengono indicati gli obiettivi, fra i quali si segnalano: la protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali, l'incoraggiamento del dialogo tra le culture, l'incentivo all'interculturalità, l'affermazione del legame tra cultura e sviluppo, il riconoscimento del diritto sovrano degli Stati ad adottare politiche appropriate a salvaguardia del proprio patrimonio culturale e il rafforzamento della cooperazione e solidarietà internazionale in materia.
È importante sottolineare che la realizzazione delle finalità della Convenzione deve informarsi ai principi del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, dell'uguale dignità e del rispetto di tutte le culture: tale principio è esplicitato all'articolo 2, comma 1.
Fra gli strumenti individuati per la concreta applicazione dei principi suddetti, va segnalata la disposizione - contenuta nella Parte IV - con la quale si prevede che le Parti istituiscano «punti di contatto» per far circolare le informazioni sulle questioni oggetto della Convenzione.
Tra i compiti assegnati alle Parti contraenti va anche rilevato l'impegno a rafforzare la cooperazione bilaterale, regionale e internazionale per la creazione di condizioni che favoriscano la promozione della diversità delle espressioni culturali.
È altresì prevista la presentazione all'UNESCO - da parte degli Stati Parti dell'accordo - di un rapporto quadriennale in relazione alle misure adottate in materia.
La Convenzione prevede inoltre disposizioni che intendono rafforzare la collaborazione tra i paesi sviluppati ed i paesi in via di sviluppo, anche mediante l'adozione di misure intese a facilitare l'accesso al mercato globale ed alle reti di distribuzione internazionale, specie in settori quali la musica e la cinematografia. Si prevede altresì che le Parti provvedano a promuovere iniziative intese alla salvaguardia delle espressioni culturali a rischio di estinzione. Viene inoltre istituito un Fondo internazionale per la diversità culturale, costituito con i contributi degli Stati membri.
La Parte VI della Convenzione prevede l'istituzione di una Conferenza degli Stati Parte, che si riunisce una volta ogni 2 anni, elegge i membri del Comitato intergovernativo, approva le linee guida operative della Convenzione, riceve ed esamina i rapporti politici degli Stati Parte.
Il Comitato intergovernativo è costituito da 18 membri eletti per 4 anni, da elevarsi a 24 quando il numero dei Paesi membri diventi pari a 50; si riunisce annualmente e definisce le linee guida per l'attuazione della Convenzione; promuove gli obiettivi della Convenzione e svolge il monitoraggio sull'attuazione della medesima. L'assistenza


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agli organi della Convenzione è garantita dal Segretariato dell'UNESCO.
Una novità importante è costituita dalla previsione dell'adesione di organizzazioni di integrazione economica alla Convenzione: tale norma è di fatto intesa a consentire l'adesione della Unione europea all'Accordo.
In particolare, l'articolo 27 prevede che possano entrare nell'Accordo anche organizzazioni di integrazione economica, purché istituite da Stati sovrani, membri delle Nazioni Unite o di una delle loro Agenzie specializzate, a cui tali Stati hanno trasferito la loro competenza nei settori regolati dalla Convenzione. Si chiarisce peraltro che i diritti previsti dalla Convenzione non saranno esercitati cumulativamente bensì alternativamente, dalla Organizzazione o dagli Stati membri; laddove sia la prima ad esercitare i diritti di voto, essa disporrà di un numero di voti pari al numero degli Stati membri che sono Parti della Convenzione. L'Organizzazione ed i suoi Stati membri sono tenuti di volta in volta ad individuare, attraverso apposita dichiarazione, la ripartizione delle responsabilità in relazione alle rispettive competenze, nonché a rendere nota qualsiasi modifica successivamente intervenuta nella regolazione dei rapporti interni atta ad incidere sulla ripartizione previamente dichiarata.
Per quanto riguarda la copertura finanziaria, ricordo che l'articolo 3 del disegno di legge di ratifica quantifica in 14.130 euro la spesa per il 2007, in 7.870 euro per il 2008 e in 14.130 euro a decorrere dal 2009. Tali oneri riguardano la partecipazione di esperti e funzionari italiani alla Conferenza delle Parti (articolo 22) ed al Comitato intergovernativo (articolo 23).
La tempestiva ratifica della Convenzione da parte dell'Italia consentirà al nostro Paese di confermare il proprio impegno e la propria attenzione alla tutela del patrimonio culturale, sia nell'ambito delle attività dell'UNESCO, sia nel quadro della iniziative di altre soggetti istituzionali, quali Unione europea o il Consiglio d'Europa.

Il sottosegretario Famiano CRUCIANELLI, esprimendo consenso per quanto osservato dal relatore, auspica una rapida approvazione del provvedimento in titolo, che attiene ad una questione di importanza fondamentale.

Sabina SINISCALCHI (RC-SE) preannuncia l'orientamento favorevole del suo gruppo sul disegno di legge in esame, che attiene ad un fattore di notevole progresso per il diritto e la comunità internazionale.

Umberto RANIERI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, dichiara concluso l'esame preliminare del disegno di legge e avverte che il testo sarà trasmesso alle Commissioni competenti per l'espressione dei prescritti pareri.
Rinvia, quindi, il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 11.25.

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

Mercoledì 20 dicembre 2006 - Presidenza del presidente Umberto RANIERI. - Interviene il sottosegretario di Stato per gli Affari esteri, Famiano Crucianelli.

La seduta comincia alle 11.25.

Umberto RANIERI, presidente, ricorda che, ai sensi dell'articolo 135-ter, comma 5, del regolamento, la pubblicità delle sedute per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata è assicurata anche tramite la trasmissione attraverso l'impianto televisivo a circuito chiuso. Dispone, pertanto, l'attivazione del circuito.

5-00531 Ranieri: Situazione nella striscia di Gaza.

Umberto RANIERI (Ulivo) illustra l'interrogazione in titolo.

Il sottosegretario Famiano CRUCIANELLI risponde all'interrogazione in titolo


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nei termini riportati in allegato (vedi allegato 4).

Umberto RANIERI (Ulivo), replicando, si dichiara soddisfatto per la risposta fornita dal rappresentante del Governo, che riferisce l'apprezzabile iniziativa politica che sta conducendo il nostro Paese. Se è vero che il successo della politica di Abu Mazen è essenziale per riaprire una prospettiva al negoziato tra Israele e i palestinesi, occorre che la comunità internazionale, l'Unione europea in particolare, sostenga lo sforzo di Abu Mazen in modo concreto e non solo con dichiarazioni generiche. Lo stesso Israele deve concretamente compiere atti che aiutino il consolidamento della posizione di Abu Mazen. Ribadisce, infine, il carattere essenziale dell'obiettivo del governo di unità nazionale e la necessità di un forte intervento dell'Unione europea e dell'Italia per sostenere chi lavora in tale direzione.

5-00532 Alì Khalil detto Alì Rashid: Tutela dei cittadini italiani presenti nei territori palestinesi.

Alì KHALIL detto Alì Rashid (RC-SE) illustra l'interrogazione in titolo.

Il sottosegretario Famiano CRUCIANELLI risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 5).

Alì KHALIL detto Alì Rashid (RC-SE), replicando, si dichiara molto soddisfatto.

Umberto RANIERI, presidente, dichiara concluso lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.

La seduta termina alle 11.40.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 11.40 alle 11.50.

AUDIZIONI

Mercoledì 20 dicembre 2006. - Presidenza del presidente Umberto RANIERI. - Interviene il viceministro degli Affari esteri, Patrizia Sentinelli.

La seduta comincia alle 14.15.

Audizione del Viceministro degli Affari esteri, Patrizia Sentinelli, sulla situazione in Africa.
(Svolgimento, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, e conclusione).

Umberto RANIERI, presidente, propone che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche mediante impianti audiovisivi a circuito chiuso.
Non essendovi obiezioni, così rimane stabilito.
Introduce quindi l'audizione.

Il viceministro Patrizia SENTINELLI svolge una relazione sui temi oggetto dell'audizione.

Intervengono per formulare quesiti e svolgere osservazioni i deputati Patrizia PAOLETTI TANGHERONI (FI), Iacopo VENIER (Com.It), Alessandro FORLANI (UDC), Sabina SINISCALCHI (RC-SE), Tana DE ZULUETA (Verdi) e Umberto RANIERI (Ulivo).

Il viceministro Patrizia SENTINELLI replica e fornisce ulteriori precisazioni.

Umberto RANIERI, presidente, dichiara conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 16.

N.B.: Il resoconto stenografico della seduta è pubblicato in un fascicolo a parte.