VI Commissione - Mercoledý 17 gennaio 2007


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ALLEGATO 1

5-00555 Leo: Problematiche legate alle modifiche recate dalla legge finanziaria per il 2007 alla disciplina sugli studi di settore.

TESTO DELLA RISPOSTA

Con il question time in esame l'Onorevole interrogante, in relazione alle modifiche introdotte all'articolo 10, comma 1, della legge 8 maggio 1998, n. 146 - come modificato dall'articolo 1, comma 23, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007) -, ha rappresentato che la nuova formulazione dell'articolo 10 sembra consentire di fondare avvisi di accertamento, derivanti dalle risultanze degli studi di settore, semplicemente a fronte di un ammontare di ricavi dichiarato di importo inferiore a quello determinabile in base agli studi stessi, a nulla rilevando l'entità dello scostamento medesimo.
L'articolo 62-sexies, comma 3, del decreto legge 30 agosto 1993, n. 331 (convertito dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427), prevede che gli accertamenti di cui agli articoli 39, comma 1, lettera d), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 e 54 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, possano essere fondati anche sull'esistenza di gravi incongruenze tra i ricavi, i compensi ed i corrispettivi dichiarati e quelli fondatamente desumibili dalle caratteristiche e dalle condizioni di esercizio della specifica attività svolta, ovvero dagli studi di settore elaborati ai sensi dell'articolo 62-bis del medesimo decreto.
Ciò premesso, l'interrogante chiede se non si «ritenga opportuno chiarire urgentemente che la norma contenuta nella legge n. 296 del 2006 non intende modificare surrettiziamente il quadro normativo comunque esistente di cui all'articolo 62-sexies del decreto-legge n. 331 del 1993, chiarendo inoltre urgentemente su quale disposizione gli uffici dell'Agenzia delle entrate fonderanno i propri avvisi di accertamento derivanti dall'utilizzo degli studi di settore nei confronti dei titolari di reddito d'impresa e di lavoro autonomo, nonché specificare se la nuova formulazione dell'articolo 10, primo comma, della legge n. 146 del 1998, riguarderà gli avvisi di accertamento concernenti il periodo d'imposta 2007 e i successivi ovvero anche gli atti da notificare con riferimento alle annualità precedenti».
Al riguardo, l'Agenzia delle entrate ha fatto presente che la modifica normativa intervenuta non è tale da modificare sostanzialmente l'assetto legislativo precedente, né le posizioni già assunte dall'Amministrazione finanziaria con le circolari n. 58/E del 27 giugno 2002 e n. 48/E del 26 agosto 2003.
Come è noto gli studi di settore costituiscono uno strumento di ausilio all'accertamento di tipo presuntivo e sono il frutto di un'intensa attività svolta dall'Agenzia delle entrate in collaborazione con la Società per gli studi di settore (So.Se. S.p.A.) e con le Associazioni di categoria.
In particolare, con la circolare n. 58/E del 2002, l'Agenzia delle entrate ha affermato che la motivazione degli atti di accertamento basati sugli studi di settore va ricercata nell'intero procedimento di approvazione dei singoli studi. Gli elementi che sono alla base della stima dei ricavi o compensi da studi di settore sono il frutto di una specifica attività di analisi che prevede la fattiva collaborazione delle Associazioni di categoria interessate, che forniscono elementi di valutazione e conoscenza


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alla commissione di esperti, che esprime il parere previsto dall'articolo 10 della legge n. 146 del 1998, prima del decreto di approvazione ministeriale.
La procedura di elaborazione degli studi di settore garantisce affidabilità, obiettività e trasparenza al ragionamento presuntivo, ma non priva il contribuente della possibilità di fornire la prova contraria adducendo argomentazioni tali da dimostrare la non attendibilità del risultato dell'applicazione dello studio in relazione alla specifica situazione oggetto di controllo.
Circa la trasparenza del procedimento di elaborazione degli studi, l'Agenzia delle entrate rammenta la pubblicazione delle note tecniche e metodologiche nella Gazzetta Ufficiale in occasione della approvazione dei singoli studi di settore. Tali note esplicitano i criteri con i quali si perviene alla quantificazione dei ricavi o compensi presunti.
La stessa circolare afferma, inoltre, che «i gravi scostamenti non si possono considerare esistenti solo in presenza di elevate differenze tra ricavi dichiarati e quelli determinati in base agli studi di settore». Pertanto, anche scostamenti di modesta entità possono essere ritenuti gravi in quanto emergono sulla base di un metodo rigoroso e di un quadro normativo che assicura condizioni di garanzia tali da mettere il contribuente al riparo dalla anomala applicazione degli studi di settore.
Con la circolare n. 48/E del 26 agosto 2003, inoltre, l'Agenzia delle entrate, riferendosi all'articolo 62-sexies, ha precisato, nel paragrafo 3, che: «in virtù di tale disposizione costituisce presunzione grave, precisa e concordante su cui fondare l'accertamento in questione lo scostamento dei ricavi o compensi dichiarati, rispetto a quelli attribuibili al contribuente sulla base dello studio di settore approvato per la specifica attività svolta».
Dello stesso tenore è l'articolo 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146, il quale ha stabilito che l'accertamento basato sugli studi di settore ha in sé, in quanto frutto della complessa attività propedeutica sopra accennata, la prova di quelle «gravi» incongruenze tra i ricavi, i compensi ed i corrispettivi dichiarati e quelli fondatamente desumibili dagli studi di settore, richiesta dall'articolo 62-sexies del decreto-legge n. 331 del 1993.
Sotto il profilo giurisprudenziale, l'Agenzia rileva che, a tutt'oggi, non è possibile rilevare un orientamento univoco da parte della Cassazione in materia di accertamento basato sugli studi di settore.
Con riferimento alle sentenze citate nell'interrogazione, l'Agenzia delle entrate ha fatto presente quanto segue:
la sentenza 19163/2003 non si riferisce espressamente agli studi di settore, ma fa riferimento ai parametri, che notoriamente costituiscono uno strumento presuntivo meno sofisticato e preciso, ma soprattutto non concordato con le Associazioni di categoria interessate;
la sentenza 9135/2005 ha ad oggetto un accertamento ai fini ICI e solo incidentalmente fa riferimento ai diversi strumenti presuntivi (tra cui gli studi di settore);
la sentenza 17229/2006 sancisce l'illegittimità dell'accertamento non in funzione di una asserita mancanza di efficacia probatoria degli studi, ma in relazione all'assenza del contraddittorio, fase fondamentale dell'attività istruttoria da parte dell'ufficio, in quanto garantisce al contribuente di vincere la presunzione costituita dagli studi di settore e, quindi, di far valere la regolarità del proprio operato.
La Suprema Corte di Cassazione in diverse sentenze, ha confermato sempre di più la possibilità che l'Amministrazione possa utilizzare strumenti presuntivi legittimati dalla prassi e valutati già in sede preventiva a livello generale. In tale contesto «può determinarsi una situazione probatoria che investe anche la quantità dei valori ottenuti sulla base delle presunzioni medesime» ed il contribuente ha «l'onere di attivarsi e di mostrare o l'impossibilità di utilizzare le presunzioni in quella fattispecie o l'inaffidabilità del risultato ottenuto attraverso le presunzioni».


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Infine, l'Agenzia ha rilevato che la modifica legislativa introdotta dalla legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per l'anno 2007) non ha alterato la ratio che è posta alla base dell'articolo 10 della legge n. 146 del 1998, in riferimento alle modalità di accertamento da studi di settore. La possibilità di effettuare un accertamento da studi di settore sulla base del semplice scostamento tra i ricavi o compensi dichiarati e quelli stimati dagli studi stessi era già prevista dal comma 2 dello stesso articolo 10, ora abrogato dal decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223.
L'Agenzia delle entrate ha precisato, a tal fine, che l'articolo 1, comma 24, della citata legge n. 296 del 2006, ha stabilito la decorrenza dal periodo d'imposta in corso al 1o gennaio 2007, solo con riguardo alla modifica prevista alla lettera a), del comma 23, della medesima legge, riguardante la possibilità di applicare gli studi di settore anche nei confronti di quei soggetti che hanno un periodo d'imposta diverso da dodici mesi.
Pertanto, la predetta modifica è strettamente correlata alla abrogazione, ad opera del decreto legge n. 223 del 2006, del comma 2 dell'articolo 10 e ribadisce la valenza probatoria degli studi di settore ai fini dell'accertamento.


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ALLEGATO 2

5-00556 Gioacchino Alfano: Impatto fiscale dei conti «dormienti».

TESTO DELLA RISPOSTA

Con il question time cui si risponde, la S.V. Onorevole, chiede notizie in merito allo stato attuale di somme giacenti a diverso titolo presso istituti di credito, compagnie assicurative e Poste S.p.A., cosiddetti conti «dormienti».
In particolare, si chiede di conoscere quale sia l'impatto fiscale delle somme in questione, in relazione alla capacità contributiva dei proprietari, nonché l'azione accertativa intrapresa per chiarire quale sia la «reale volontà di abbandono da parte dei soggetti intestatari», al solo fine dell'occultamento della ricchezza e della mancata emersione dell'evasione fiscale.
Al riguardo si fa presente che l'articolo 1, comma 343, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, al fine di indennizzare i risparmiatori che, investendo nel mercato finanziario, sono rimasti vittime di frodi finanziarie, ha costituito un apposito fondo nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, alimentato con le risorse dei conti dormienti di cui al successivo comma 345, del medesimo articolo.
L'articolo 1, comma 345, della citata legge n. 266 del 2005, stabilisce che detto fondo è alimentato dall'importo dei conti correnti e dei rapporti bancari «...definiti come dormienti all'interno del sistema bancario nonché del comparto assicurativo e finanziario, definiti con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400...».
Allo stato attuale, il regolamento, non ancora emanato, dovrà stabilire dopo quanto tempo le somme non reclamate dai legittimi proprietari possono giuridicamente definirsi «dormienti» ed essere adibite ad altri usi per motivi di interesse generale.
L'Agenzia delle entrate ha osservato che nel gergo bancario si definiscono dormienti tutti quei rapporti, quali conti correnti, libretti di risparmio, certificati di deposito, deposito titoli, cassette di sicurezza, ed altri similari su cui non si effettuano movimenti da oltre due anni, anche se alcune banche effettuano segnalazioni ai propri funzionari al decorso di un anno.
La segnalazione permette ai funzionari responsabili di cominciare a contattare gli intestatari dei rapporti per capire le cause di quella immobilità, che possono essere le più svariate.
L'Agenzia delle entrate ha osservato che nella maggior parte dei casi si tratta, singolarmente, di importi di modesta entità e che, solo in pochi casi, gli importi raggiungono livelli più importanti. In tali ipotesi si è in presenza non più di casi di mera dimenticanza, ma di altre tipologie, quali il decesso del titolare, la mancata presentazione degli, eredi o l'assenza di eredi.
In questo caso, la maggior parte degli intermediari finanziari, dopo quindici o venti anni di mancata movimentazione e di non reclamo, incamera l'importo.
L'Agenzia delle entrate per quanto di competenza, ha, altresì, precisato che tutti i depositi di cui sopra sono sottoposti alla prevista applicazione dell'imposta del 27 per cento sugli interessi prodotti su base annua, oltre a bolli eventuali sulla produzione dei relativi estratti conto.


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Dal punto di vista dell'accertamento, i rapporti sono soggetti alla normativa delle indagini finanziarie (legge 30 dicembre 2004, n. 311, legge 2 dicembre 2005; n. 248, decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248), comunicati all'Agenzia delle entrate, in caso di indagine fiscale sui titolari, tramite la procedura telematica disciplinata con decreto del Direttore dell'Agenzia delle Entrate del 22 dicembre 2005, entrata in vigore il 1o settembre 2006.
Detti rapporti saranno ancor più visibili con l'entrata in vigore dell'istituenda anagrafe dei rapporti che, come stabilito dal citato decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, sarà creata in apposita sezione presso l'anagrafe tributaria.
La legge finanziaria per l'anno 2007, legge 27 dicembre 2006, n. 296, prevede, ai commi 417 e 420, per i saldi di detti rapporti, un utilizzo per alimentare il fondo per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro pubblici.


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ALLEGATO 3

5-00557 Galletti e Barbieri: Situazione di un immobile sito nel Comune di Reggio Emilia

TESTO DELLA RISPOSTA

Con il question time in esame gli Onorevoli interroganti chiedono di conoscere se l'immobile sito nel comune di Reggio Emilia, in Corso Garibaldi 9, sia di proprietà del Ministero dell'economia e delle finanze e se sia intenzione dello stesso avviare una procedura di vendita di tale bene.
Al riguardo, l'Agenzia del demanio ha fatto presente che il predetto immobile non appartiene al patrimonio dello Stato, e che, da accertamenti catastali, risulta intestato all'Amministrazione autonoma degli archivi notarili.
L'Agenzia del territorio ha rappresentato, inoltre, che nel comune di Reggio Emilia, in corso Giuseppe Garibaldi n. 9 (unica chiave di ricerca fornita), sono iscritte, negli atti del Catasto, undici unità immobiliari afferenti le particelle numero 69 e 70 del foglio 134.
Le quattro unità immobiliari relative alla particella 70, risultano, sin dall'impianto meccanografico, intestate alla «Amministrazione autonoma degli Archivi Notarili», mentre le sette unità immobiliari della particella 69 sono di proprietà di soggetti privati.
In particolare, l'ufficio provinciale del territorio di Reggio Emilia, ha precisato che l'immobile in argomento era la vecchia sede dell'Archivio Notarile (poi trasferitosi ad altra sede).
Da un primo esame delle risultanze degli atti informatizzati del servizio di pubblicità immobiliare del suddetto ufficio provinciale (automatizzato a partire dal 12 settembre 1996), non sono state rinvenute formalità ipotecarie riferibili al predetto immobile.