II Commissione - Resoconto di marted́ 20 marzo 2007


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UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

Martedì 20 marzo 2007.

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 14 alle 14.15.

SEDE CONSULTIVA

Martedì 20 marzo 2007. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO, indi del vicepresidente Daniele FARINA. - Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Luigi Li Gotti.

La seduta comincia alle 14.15.

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dello Yemen sulla promozione e protezione degli investimenti, fatto a Roma il 25 novembre 2004.
C. 2069 Governo.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Paolo GAMBESCIA (Ulivo), relatore, rileva come il disegno di legge in esame, recante ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dello Yemen sulla promozione e protezione degli investimenti, si componga di tre articoli.


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I primi due recano, rispettivamente, l'autorizzazione alla ratifica e l'ordine di esecuzione dell'Accordo, mentre l'articolo 3 reca la data di entrata in vigore della legge, fissata per il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
L'Accordo in esame, concluso a Roma il 25 novembre 2004, è volto alla creazione di un quadro di maggior certezza giuridica ai fini della promozione e protezione degli investimenti italiani nella Repubblica dello Yemen e viceversa. Tale quadro di maggiore certezza costituisce requisito indispensabile per la cooperazione economica tra i due Paesi ed incoraggiare ulteriori iniziative imprenditoriali atte ad incrementare il volume complessivo degli investimenti e lo sviluppo dell'interscambio commerciale.
L'Accordo è costituito da 14 articoli.
L'articolo I individua l'ambito di applicazione soggettivo ed oggettivo dell'Accordo, la cui efficacia si estende sia agli investimenti precedenti sia a quelli successivi alla sua entrata in vigore.
In particolare, il termine «investimento» viene definito in modo molto ampio, al fine di includere il maggior numero possibile di attività economiche nel meccanismo di tutela; il termine comprende pertanto ogni tipo di bene investito da una persona fisica o giuridica di una Parte contraente nel territorio dell'altra a prescindere dalla forma giuridica, includendo, a titolo non esaustivo: beni mobili e immobili e ogni altro diritto di proprietà, compresi i diritti reali di garanzia su beni di terzi; azioni, obbligazioni, quote di partecipazione, titoli di credito, titoli di Stato e titoli pubblici in generale; crediti finanziari connessi ad un investimento, redditi di capitale e qualsiasi altro diritto ad una prestazione avente valore economico; diritti di proprietà intellettuale o industriale.
L'articolo II, al fine di incoraggiare gli investimenti esteri, stabilisce che ciascuna delle Parti, sul proprio territorio, si impegna ad assicurare agli investitori dell'altra Parte un diritto di accesso alle attività di investimento non meno favorevole di quello concesso agli investitori della propria Parte.
L'articolo III reca la clausola della nazione più favorita, in base alla quale le Parti garantiscono agli investimenti dell'altra Parte contraente un trattamento non meno favorevole di quello riservato ai propri cittadini o agli investitori di Paesi terzi.
In base all'articolo IV, la clausola della nazione più favorita trova applicazione anche in caso di perdite o danni agli investimenti derivanti da guerre, rivoluzioni, conflitti civili, stati di emergenza o altri avvenimenti similari, prevedendosi in tali casi la corresponsione di un adeguato indennizzo.
L'articolo V stabilisce che gli investimenti effettuati da soggetti appartenenti ad uno degli Stati contraenti non potranno costituire oggetto di nazionalizzazioni, espropriazioni, requisizioni o altre misure con analogo effetto se non per fini pubblici o per motivi di interesse nazionale, in conformità alle disposizioni di legge e dietro corresponsione immediata, totale ed effettiva di una adeguata indennità.
In base all'articolo VI, ognuna delle due Parti contraenti si impegna a garantire il diritto per l'investitore dell'altra Parte a trasferire all'estero, dopo aver assolto gli obblighi fiscali, senza ritardo indebito e in valuta convertibile al tasso di cambio al momento prevalente, tutti i capitali investiti e guadagnati.
L'articolo VII dispone che, in caso di garanzia assicurativa prestata da una delle Parti, o da una delle sue Istituzioni, contro i rischi non commerciali derivanti dagli investimenti effettuati dai propri investitori nel territorio dell'altra Parte, è prevista la surroga nella titolarità dei crediti spettanti all'assicurato.
Ai sensi dell'articolo VIII i trasferimenti previsti dagli articoli IV, V, VI e VII sono effettuati senza indebito ritardo e, in ogni caso, entro tre mesi.
L'articolo IX stabilisce una procedura arbitrale (che prevede l'istituzione di un Tribunale arbitrale ad hoc) affidata ad organi imparziali per la composizione delle controversie, in materia di interpretazione


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e applicazione dell'Accordo, che dovessero insorgere fra le Parti e che non siano risolvibili tramite negoziato.
L'articolo X prevede, inoltre, procedure giurisdizionali (con competenza dei tribunali locali) ed ulteriori procedure arbitrali, di differente tipologia rispetto a quelle di cui all'articolo IX, per la composizione delle controversie fra gli investitori e le Parti contraenti, attribuendo agli investitori la scelta tra le diverse procedure.
In base all'articolo XI l'applicazione dell'Accordo sarà indipendente dall'esistenza di relazioni diplomatico-consolari tra le due Parti.
L'articolo XII consente alle Parti contraenti e ai loro investitori di avvalersi di disposizioni più favorevoli di quelle dell'Accordo in esame, qualora siano previste dal diritto internazionale generale o pattizio. Viene, inoltre, salvaguardato l'investimento rispetto a possibili successive modifiche nella legislazione di una delle due Parti contraenti, facendo tuttavia salve le disposizioni nazionali volte a prevenire l'evasione e l'elusione fiscale.
L'articolo XIV fissa la durata dell'accordo in dieci anni, con rinnovo tacito per un ulteriore periodo di cinque anni, salvo denuncia scritta di una delle due Parti, da inoltrare almeno un anno prima della scadenza. In ogni caso, gli investimenti effettuati prima dell'eventuale cessazione dell'Accordo rimarranno soggetti alle disposizioni degli articoli I-XII dello stesso per un ulteriore periodo di cinque anni dopo la scadenza.
Formula quindi una proposta di parere favorevole.

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

Sostegno e valorizzazione dei piccoli comuni.
Testo unificato C. 15 ed abb.
(Parere alle Commissioni riunite V e VIII).
(Esame e conclusione - Parere favorevole con osservazioni).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Marilena SAMPERI (Ulivo), relatore, rileva come il testo unificato in esame sia diretto principalmente a promuovere e sostenere le attività economiche, sociali, ambientali e culturali esercitate nei cosiddetti piccoli comuni ed a tutelare e valorizzare il patrimonio naturale, rurale e storico-culturale custodito in tali comuni, favorendo altresì l'adozione di misure in favore dei cittadini residenti e delle attività produttive, con particolare riferimento al sistema di servizi territoriali, in modo da incentivare e favorire anche l'afflusso turistico.
L'articolo 2 utilizza due parametri per individuare la nozione di piccolo comune: l'uno relativo al numero degli abitanti (popolazione inferiore ai 5.000 abitanti), l'altro basato su una serie di indicatori relativi al disagio, prendendo in considerazione diversi aspetti (disagio di tipo sociale e ambientale, arretratezza misurata in base ad indicatori di tipo socioeconomico, ecc.). Si tratta di una scelta corretta in linea di principio, considerato che, anche a seguito dei dati statistici prodotti dall'ISTAT e dal Censis, ci si rende conto che, in realtà, una definizione basata unicamente sull'indicazione relativa alla popolazione non può essere ritenuta soddisfacente.
L'articolo 3, comunque, prevede delle misure applicabili a tutti i comuni con popolazione inferiore a 5000 non rientranti nella nozione di piccolo comune, non corrispondendo agli indicatori sociali individuati dal provvedimento.
Sottolinea quindi come gli interventi siano suddivisi in due grandi aree: la prima di esse, cui fa riferimento l'articolo 3, è relativa a tutti i comuni che hanno meno di 5 mila abitanti; la seconda, cui sono ascrivibili gli altri articoli del provvedimento, riguarda i soli piccoli comuni.
Come si è detto, la nozione di piccolo comune è individuata dall'articolo 2. In essa vi rientrano i comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti, compresi in una delle tipologie specificatamente descritte e riguardanti: le aree in cui sono collocati, la situazione economica-sociale, il disagio insediativo, l'occupazione, l'indice


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di ruralità, le difficoltà di comunicazione e l'estrema perifericità rispetto ai centri abitati di maggiori dimensioni.
In tale contesto, ritiene interessante notare come la nozione di piccolo comune sia estesa anche a comuni comprendenti frazioni che presentano le caratteristiche di cui sopra, alle quali destinare gli interventi previsti dal presente provvedimento.
Nel testo, opportunamente, non compare l'identificazione puntuale dei piccoli comuni poiché tale operazione sarebbe estremamente complessa anche sotto un profilo tecnico. Il compito è affidato ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che identifica i comuni meritevoli di contribuzioni e di attenzione. Tale decreto, ovviamente, prevede il concerto dei ministri interessati ed, in particolare, dei ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze nonché, per le materie di competenza, del ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e coinvolge anche la Conferenza Stato-città-autonomie locali, di cui è richiesta l'intesa. Inoltre, anche il Parlamento e le relative Commissioni parlamentari sono coinvolte nel procedimento, in quanto saranno chiamate ad esprimere il proprio parere sull'elenco dei comuni da definirsi piccoli.
Ai piccoli comuni potranno applicarsi tutti i benefici previsti dagli articoli da 3 a 13 del testo unificato, mentre i benefici di cui all'articolo 3 si applicano a tutti comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti anche, se non rientranti nella più complessa nozione di piccolo comune di cui all'articolo 2.
Tra le disposizioni di cui all'articolo 3 si segnalano quelle relative alle funzioni di valutazione dei responsabili degli uffici e dei servizi, alle competenze del responsabile del procedimento per l'affidamento e per l'esecuzione degli appalti di lavori pubblici. È data, inoltre, la possibilità di stipulare, con le diocesi cattoliche o con altre confessioni religiose che abbiano stipulato intese con lo Stato italiano, convenzioni per la salvaguardia e il recupero dei beni culturali, storici, artistici e librari degli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti.
Con particolare riferimento agli ambiti di competenza della Commissione giustizia, segnala l'articolo 3, comma 10, avente ad oggetto il cosiddetto «luogo elettivo di nascita», intendendo con ciò la possibilità di far risultare dagli atti dello stato civile che una nascita sia avvenuta in un comune diverso da quella in cui essa effettivamente si è verificata.
Ricorda, quindi, come nella precedente legislatura il Senato abbia approvato un progetto di legge in tal senso, che la Camera non è riuscita ad approvare prima della chiusura della legislatura. Attualmente la Commissione Giustizia di quel ramo del Parlamento sta esaminando talune proposte di legge sulla medesima materia. Rispetto a queste ultime, il comma 10 dell'articolo 3 si riferisce solo ai comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti.
Come è esplicitamente dichiarato nella disposizione, la ratio della norma è di favorire il riequilibrio anagrafico e di promuovere e valorizzare le nascite nei comuni. In effetti, i figli di genitori residenti nei comuni in questione spesso non nascono in tali comuni, in quanto l'assistenza al parto avviene presso strutture sanitarie pubbliche o case di cura private concentrate nei comuni maggiori. Da ciò deriva che nei comuni più piccoli, generalmente sprovvisti di servizi sanitari adeguati, si registra l'assenza di denunce di nuove nascite. Le conseguenze di questa anomalia si ripercuote negativamente sulle popolazioni di tali comuni, che, risultando a «crescita zero», sono sprovvisti di quei servizi che presuppongono un costante incremento demografico. Le stesse rilevazioni statistiche, le quali sono prese a base non solo di studi scientifici, ma anche degli interventi dello Stato e delle Regioni, risultano non corrispondenti alla realtà della vita di questi comuni.
L'articolo 3, comma 10, pertanto, autorizza il Governo ad apportare all'articolo 30 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, le modifiche e le integrazioni necessarie a prevedere che i genitori residenti in un comune con popolazione pari o inferiore


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a 5.000 abitanti possano richiedere, all'atto della dichiarazione resa nei termini e con le modalità di cui al citato articolo 30, che la nascita dei figli sia acquisita agli atti dello stato civile come avvenuta nel comune di residenza dei genitori medesimi, anche qualora il parto si sia verificato presso il territorio di un altro comune, purché ricompreso all'interno del territorio della medesima provincia.
In tale contesto, ritiene che la disciplina potrebbe essere integrata anche prevedendo le fattispecie nella quali i genitori risiedano in diversi comuni con popolazione pari o inferiore a 5000 abitanti ovvero uno dei genitori risieda in un «piccolo comune», stabilendo che anche in tal caso sia possibile stabilire il luogo elettivo di nascita quando vi sia l'accordo dei genitori. In mancanza di accordo, il comune di nascita da dichiarare potrà essere soltanto quello dove effettivamente è avvenuta la nascita.
Rileva inoltre che sembrerebbe in ogni caso opportuno che dagli atti dello stato civile risultasse, oltre al luogo elettivo di nascita, anche il luogo dove effettivamente il parto è avvenuto
Gli altri interventi previsti dal provvedimento sono solo a favore dei «piccoli comuni» ai sensi dell'articolo 2. Ad essi, da parte dello Stato e degli enti locali, sono assicurati l'efficienza e la qualità dei servizi essenziali, con particolare riferimento all'ambiente, alla protezione civile, all'istruzione, alla sanità, ai servizi socio-assistenziali, ai trasporti e ai servizi postali.
In particolare, gli articoli da 4 a 13 dettano disposizioni che prevedono e disciplinano le iniziative che i piccoli comuni possono intraprendere in un'ottica di sviluppo, la valorizzazione dei prodotti agroalimentari tradizionali, i programmi di e-Government, i servizi postali e la programmazione televisiva pubblica, il mantenimento di istituti scolastici, gli interventi per lo sviluppo e l'incentivazione di attività commerciali, il sistema distributivo dei carburanti, le agevolazioni in materia di servizio idrico, il fondo per gli incentivi fiscali in favore dei piccoli comuni ed il fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli comuni.
Formula quindi una proposta di parere favorevole con osservazioni (vedi allegato).

Manlio CONTENTO (AN) in considerazione del fatto che presso la Commissione giustizia del Senato sono in esame talune proposte di legge sulla medesima materia di cui all'articolo 3, comma 10, evidenzia l'opportunità di tenere conto, nel parere, anche di tale circostanza.

Marilena SAMPERI (Ulivo), relatore, replicando all'onorevole Contento, rileva che la questione relativa all'opportunità di disciplinare anche il caso in cui i genitori non siano residenti nel medesimo comune, che è oggetto di una osservazione apposta alla propria proposta di parere, è disciplinata dal testo base adottato dalla Commissione giustizia del Senato. Il predetto testo, comunque, non si riferisce alla sola ipotesi di comuni con popolazione pari o inferiore a 5000 abitanti, per cui non vi è una completa sovrapposizione tra i testi in esame presso i due rami del Parlamento.

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 14.35.

SEDE REFERENTE

Martedì 20 marzo 2007. - Presidenza del vicepresidente Daniele FARINA. - Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Luigi Li Gotti.

La seduta comincia alle 14.35.

Riforma del codice di procedura penale.
C. 323 Pecorella e C. 1568 Mazzoni.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 13 febbraio 2007.


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Gaetano PECORELLA (FI), relatore, richiamandosi al proprio intervento svolto nella seduta del 13 febbraio 2007, prosegue l'illustrazione dei libro III.
Precisa quindi come, conclusa l'istruzione dibattimentale e in relazione ai risultati complessivi, le parti possono richiedere l'acquisizione di nuovi mezzi di prova, che il giudice ammette se risultano indispensabili ai fini della decisione; il giudice, in base ai risultati conseguiti può indicare alle parti temi di prova nuovi o più ampi; in caso di inerzia o di richiesta inammissibile delle parti, può altresì disporre di ufficio l'acquisizione di mezzi di prova, attinenti all'imputazione, quando, sulla base degli elementi acquisiti, risulti indispensabile ai fini della decisione.
È ammessa la contestazione suppletiva, prescindendo dal consenso dell'imputato, solo di circostanze aggravanti, mentre, sia per il reato concorrente, sia per il fatto nuovo, sia per il fatto diverso, la relativa contestazione è subordinata al consenso dell'imputato.
Al fine di consentire la conclusione anticipata del dibattimento, quando l'istruzione ha oramai delineato il tema della decisione, si è previsto che l'imputato possa chiedere l'applicazione di una pena concordata; inoltre giudice, se risulta che la prova acquisita sia palesemente inidonea a sostenere l'accusa in giudizio, invita le parti a concludere.
È stata altresì eliminata qualsiasi distinzione relativa alla formula di assoluzione.
Si sofferma quindi sul libro IV.
Tra le innovazioni più significative segnala come si sia affermato, in termini più espliciti, il «principio di legalità cautelare», per cui le libertà della persona possono essere limitate soltanto con una delle misure cautelari tipizzate e il provvedimento può essere applicato esclusivamente rispettando le forme previste. È stata, inoltre, normativizzata la «riserva di giurisdizione» per le misure cautelari.
Al fine di garantire l'adozione delle misure cautelari personali solo in presenza di un quadro probatorio estremamente grave, l'equivoca espressione «gravi indizi» e stata sostituita con la più efficace previsione di «gravi elementi di colpevolezza».
Quando sussiste pericolo di inquinamento o dispersione delle fonti di prova o di reiterazione del reato, si può applicare una misura coercitiva solo se si è verificata l'inidoneità di una misura interdittiva. Per le stesse finalità, si è anche previsto che il giudice non possa disporre la custodia cautelare quando ritenga che, in caso di sentenza definitiva di condanna, possa essere concesso, in fase di esecuzione, l'affidamento in prova al servizio sociale.
Nel corso delle indagini preliminari, il giudice, prima di decidere sull'applicazione di una misura cautelare personale, deve procedere all'interrogatorio del destinatario della richiesta del pubblico ministero: il principio del «contraddittorio anticipato» si realizza, ovviamente, in forme diverse a secondo dell'emananda misura. In particolare, se il pubblico ministero ha richiesto l'applicazione di una misura coercitiva detentiva, il giudice, se la richiesta non appare destituita di fondamento, dispone, prima, l'arresto dell'indagato e, successivamente, entro cinque giorni, fissa l'udienza in camera di consiglio, nel corso della quale interroga l'indagato, sente le parti e assume, eventualmente, quei mezzi di prova ritenuti decisivi ai fini della valutazione della richiesta.
Sono state introdotte anche modifiche nella durata delle misure cautelari. In particolare è stato aumentato da due mesi a sei mesi il periodo d'efficacia delle misure interdittive, allo scopo di farne un efficace strumento alternativo alle misure coercitive.
Per quanto concerne le misure cautelari probatorie, si è affermato il principio che le stesse sono utilizzabili sono se già esiste una notizia di reato e non per cercarla. L'inosservanza delle disposizioni previste per l'emanazione di una misura cautelare probatoria comporta, in ogni caso, l'inutilizzabilità del contenuto o del risultato dell'atto.
Anche la disciplina delle impugnazioni è stata oggetto di significative modifiche. Sono state unificate in un apposito capo le


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impugnazioni per le misure cautelari coercitive e reali; è stata, inoltre, estesa la possibilità di riesame anche al decreto di perquisizione, indipendentemente dall'esito, e al decreto d'accesso ai dati personali informatici.
Si sofferma quindi sul libro V, relativo alle indagini preliminari e all'udienza di comparizione. In tale contento si è avvertita l'esigenza di operare la necessaria distinzione di compiti e ruoli tra polizia giudiziaria (che può acquisire e ricevere notizie di reato) e magistrato del pubblico ministero (il quale può solo ricevere e non già acquisire le notizie di reato), allo scopo di eliminare la promiscuità di funzioni tra magistrato del pubblico ministero e polizia giudiziaria.
È parso opportuno, comunque, prevedere che la polizia giudiziaria, pur dopo l'intervento del pubblico ministero, sia tenuta a svolgere attività di iniziativa, nella quale si inseriscono anche le figure dell'arresto in flagranza e dell'arresto fuori del caso di flagranza.
Viene superata la distinzione tra obbligatorio e facoltativo, l'arresto si configura come iniziativa di polizia giudiziaria, esperibile sempre che sussista lo stato di flagranza e di quasi-flagranza e si ravvisi un reato non colposo punito con la pena superiore ad un determinato limite edittale.
È parsa inoltre inutile, e in contraddizione con lo spirito accusatorio del sistema, la previsione di «indagini a favore dell'indagato».
Sono state apportate modifiche anche con riferimento all'informazione di garanzia. Si è stabilito che, qualora non debba richiedere l'archiviazione, e comunque entro sessanta giorni dalla iscrizione del nome dell'indagato nel registro, a pena di inutilizzabilità degli atti che verranno compiuti, il magistrato invii una informazione di garanzia, con indicazione delle norme di legge che si assumono violate, della data e del luogo del fatto e con invito a nominare un difensore di fiducia e con l'avviso che, in mancanza, in occasione del compimento di un atto per il quale il difensore ha facoltà di assistere, sarà nominato un difensore di ufficio. Se sussistono specifiche esigenze attinenti alle indagini, il magistrato del pubblico ministero, su autorizzazione del giudice che provvede con decreto motivato, differisce l'invio dell'informazione di garanzia e la comunicazione delle iscrizioni nel registro delle notizie di reato fino alla scadenza del termine di legge per la conclusione delle indagini preliminari.
Sono state apportate poi modifiche in tema di «anonimi», al fine di eliminare gli attuali abusi. Si è ribadito che la polizia giudiziaria, secondo le proprie prerogative, può trarre spunto dagli scritti anonimi (al pari delle telefonate anonime che segnalano eventi delittuosi), ma si è inteso escludere che il magistrato del pubblico ministero possa attivare indagini in base all'anonimo.
Con riferimento, infine, al libro IX, le proposte di modifica della disciplina delle impugnazioni tendono al soddisfacimento di esigenze di massima semplificazione.
È stato fissato un termine unico di trenta giorni», entro il quale l'appellante deve depositare l'atto di impugnazione. Il cosiddetto «filtro di ammissibilità» è rimesso al giudice ad quem.
L'appello è consentito al solo imputato, avverso sentenza di condanna. Resta salva la previsione dell'appello incidentale. La trattazione dell'appello avviene in udienza in camera di consiglio, a meno che non vi sia una richiesta di rinnovazione della istruttoria dibattimentale, con il conseguente riconoscimento del diritto alla controprova e del diritto dell'imputato all'esame.
Quanto al ricorso per cassazione, la pronuncia di inammissibilità non è, in linea di massima, consentita in pubblica udienza; per i casi di manifesta infondatezza e delle valutazioni in fatto va pronunciato provvedimento di rigetto.
Invita, conclusivamente, la Commissione a continuare ad esaminare il provvedimento, valutando anche l'eventualità di costituire un comitato ristretto. Invita altresì il rappresentante del Governo a riferire sullo stato dei lavori della Commissione


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ministeriale di studio per la riforma del codice di procedura penale.

Il sottosegretario Luigi LI GOTTI ricorda come, nella seduta del 13 febbraio 2007, il relatore si sia soffermato, anzitutto, sul Libro I, esordendo con il riferimento alla polizia giudiziaria. A tal riguardo va osservato come in quell'occasione sia stata disvelata la filosofia del nuovo impianto codicistico. Invero, dietro l'abolizione delle Sezioni di polizia giudiziaria e l'attribuzione delle funzioni di polizia giudiziaria esclusivamente ai servizi si cela il reale obiettivo che si intende perseguire: restituire le indagini al controllo del potere esecutivo.
Non vi è dubbio, infatti che tale previsione è in contrasto con l'articolo 109 della Costituzione («L'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria»). E proprio a presidio di tale garanzia costituzionale, le disposizioni di attuazione del codice di procedura penale - articoli 5 e seguenti - prevedono per gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria in servizio presso le Sezioni, una disciplina particolare per quanto concerne l'assegnazione alle Sezioni medesime, il loro status giuridico ed economico, i loro allontanamenti o trasferimenti e le loro promozioni. Così come le sanzioni disciplinari ed il relativo procedimento sono disciplinati in maniera autonoma per tutti gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria (si vedano gli articoli 16 e 17 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale); laddove il disegno di legge in esame non prevede alcuna disciplina particolare a presidio della garanzia di cui all'articolo 109 della Costituzione.
L'osservazione si riflette nel Libro III, laddove la equiparazione dei mezzi di ricerca della prova alle misure cautelare rende pressoché impraticabile, ad esempio, le intercettazioni di comunicazioni quale efficace strumento in grado di portare ad emersione le attività illecite. Situazione tanto più grave ove si rifletta che esse sono l'unico, efficace, strumento acquisitivo degli elementi di prova in relazione ai fatti di criminalità organizzata.
In effetti, è proprio su questo versante che viene in risalto uno dei difetti di fondo dell'intero impianto codicistico, dovuto al mancato recepimento ed alla carente consapevolezza, rispetto al codice vigente, di un dato di fatto incontrovertibile: sempre più la prova documentale sta prendendo il posto della prova dichiarativa.
Questo vizio di fondo della nuova progettualità ha impedito, infatti, di prevedere la regolamentazione dei più recenti mezzi di ricerca della prova, quali, ad esempio, le video registrazioni.
Al fondo, dunque, il problema non è la revisione delle disposizioni codicistiche, ma è quello di far fronte ad una radicale modifica delle strutture processuali.
Con particolare riguardo al Libro II (atti) appare evidente il difetto che deriva dal mancato chiarimento fra divieto di pubblicazione e segreto investigativo.
Inoltre, con particolare riguardo ai provvedimenti del giudice, manca la doppia previsione «proscioglie», ad esempio, anche nei casi di particolare tenuità del fatto, e condanna, ad esempio al risarcimento del danno, quando vi è stata costituzione di parte civile.
Appare dubbia la scelta di collocare sistematicamente l'istituto dell'accompagnamento coattivo nel libro sugli atti.
Manca la previsione di un modello legale di sentenza. La fissazione di un contenuto minimo della sentenza (così come ad esempio è previsto per le ordinanze applicative di misure cautelare) consente di individuare i «punti» della decisione oggetto di impugnazione e, così, di fissare una disciplina più stringente per le impugnazioni medesime, volta ad evitare impugnazioni meramente dilatorie.
Per quanto concerne le notificazioni, occorre far rilevare criticamente il mancato uso della «modernità», ad esempio il ricorso alle notifiche a mezzo di posta elettronica, sia nei rapporti tra uffici giudiziari che nei rapporti con il difensore. In effetti, vi è un timido richiamo nell'articolo 167 del progetto, ma ad esso non fa seguito un serio impegno di rendere concreto il richiamo ai suddetti mezzi tecnici,


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attraverso, ad esempio, la previsione di regolamenti che disciplinino la materia.
È previsto, inoltre, che solo la prima notificazione alla persona sottoposta ad indagini debba essere eseguita mediante consegna di copia a mano della persona interessata; laddove sarebbe stato più opportuno, in coerenza anche con le previsioni degli strumenti comunitari e del Consiglio d' Europa, prevedere consegna a mani proprie della persona imputata dell'atto con il quale viene formulata l'imputazione (esercizio dell'azione penale, decreto di citazione per l'udienza preliminare, decreto di citazione a giudizio). E ciò per il motivo fondamentale che il primo atto che viene notificato alla persona sottoposta alle indagini non contiene necessariamente tutti gli elementi dell'accusa. In questo modo, si potrebbe capovolgere l'onere di conoscenza del processo ed eliminare il processo contumaciale; né è previsto che l'impossibilità della predetta notifica a mani sia causa di interruzione del processo e di sospensione della prescrizione.
Né sembra che tali modifiche possano essere apportate, come miglioramento del testo base, attraverso gli emendamenti.
Occorrerebbe, infatti, prevedere una serie di collegamenti con le norme del codice penale da modificare; sarebbe, inoltre, necessario, prevedere una forma di collegamento del giudice dell'udienza con la polizia giudiziaria per diramare le ricerche degli imputati per i quali non sia stata possibile la notifica a mani proprie; e tutto ciò andrebbe fatto anche con norme di rango inferiore e non necessariamente con la legge. Infine, si fa notare come il proposto asserto normativo confligga radicalmente con la con la più moderna visione della materia oggetto di disegni di legge presentati dal Governo (in materia di intercettazioni, di accelerazione del processo penale ed altro).

Daniele FARINA, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 14.55.

COMITATO DEI NOVE

Disposizioni in materia di intercettazioni telefoniche.
Esame emendamenti C. 1638 ed abb./A.

Il Comitato si è riunito dalle 14.55 alle 15.15.

AVVERTENZA

Il seguente punto all'ordine del giorno non è stato trattato:

SEDE REFERENTE

Applicazione della pena su richiesta in relazione a reati per i quali è previsto l'indulto.
C. 1792 Balducci, C. 1877 Costa e C. 2147 Palomba.