VII Commissione - Resoconto di marted́ 24 aprile 2007


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AUDIZIONI

Martedì 24 aprile 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA. - Interviene il ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni.

La seduta comincia alle 8.35.

Audizione del Ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni sulle tematiche connesse al settore della scuola, con particolare riferimento alle supplenze e al buon funzionamento del sistema educativo.
(Svolgimento, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, e conclusione).

Pietro FOLENA, presidente, avverte che la pubblicità dei lavori sarà assicurata, oltre che mediante impianto audiovisivo a circuito chiuso, anche attraverso la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.
Introduce quindi l'audizione.

Interviene il ministro Giuseppe FIORONI.

Interviene, per formulare quesiti ed osservazioni, la deputata Alba SASSO (Ulivo).

Il ministro Giuseppe FIORONI fornisce alcune precisazioni.

Intervengono, per formulare quesiti ed osservazioni, i deputati Nicola BONO (AN),


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Titti DE SIMONE (RC-SE), Fabio GARAGNANI (FI), Rosalba BENZONI (Ulivo), Emerenzio BARBIERI (UDC), Paola GOISIS (LNP), Pietro FOLENA, presidente, a più riprese e Manuela GHIZZONI (Ulivo).

Risponde, fornendo ulteriori elementi di valutazione, il ministro Giuseppe FIORONI.

Pietro FOLENA, presidente, ringrazia il ministro e dichiara quindi conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 10.15.

N.B.: Il resoconto stenografico della seduta è pubblicato in un fascicolo a parte.

SEDE CONSULTIVA

Martedì 24 aprile 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA.

La seduta comincia alle 10.15.

Istituzione del «Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice».
C. 2489, approvato dalla 1a Commissione permanente del Senato, e abb.
(Parere alla I Commissione).
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole con osservazione).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato il 23 aprile 2007.

Emerenzio BARBIERI (UDC) esprime innanzitutto alcune perplessità sulla previsione di una giornata della memoria che accomuni le vittime del terrorismo a quelle delle stragi. Ritiene infatti necessario distinguere il terrorismo dalla strage, evidenziando al contempo come vi siano innumerevoli giornate dedicate alla memoria di eventi i più disparati, assolutamente non condivisibili.
Concorda invece sul fatto che sia stato individuato il 9 maggio quale data simbolo per commemorare le vittime del terrorismo. Aggiunge che apparirebbe opportuno peraltro prevedere non solo nelle scuole ma anche nei luoghi di lavoro, sia pubblici che privati, momenti di riflessione sulla giornata indicata. Ritiene peraltro estremamente sbagliato escludere le regioni e gli enti locali dalla competenza sulla individuazione di tali momenti commemorativi.

Nicola TRANFAGLIA (Com.It), relatore, illustra una proposta di parere favorevole con osservazione (vedi allegato), di cui raccomanda l'approvazione. Precisa che il testo in esame è stato approvato in sede deliberante dal Senato che ha individuato nella data del 9 maggio il giorno più significativo per la commemorazione delle vittime del terrorismo. Da un punto di vista storico, ritiene d'altra parte impossibile distinguere l'attività di strage da quella di terrorismo, condividendo in questo senso la scelta operata nella proposta di legge in esame. Non concorda, invece, sull'individuazione della data, poiché ritiene che il giorno della morte di Aldo Moro sia stato di per sè significativo, ma inserito cronologicamente nel mezzo di un periodo storico che va dalla strage di piazza Fontana a quelle dei primi anni '90. Per questo ha proposto di individuare quale data più significativa per quegli eventi, quella del 12 dicembre. Aggiunge che non è invece di competenza della Commissione cultura esprimersi in riferimento ai rilievi ulteriori evidenziati dal collega Barbieri, seppure condivide l'esigenza di coinvolgere le regioni nella individuazione di tali giornate commemorative.

Flavia PERINA (AN) rileva innanzitutto come sempre più di recente l'individuazione di queste giornate della memoria abbia provocato situazioni di conflitto e veri e propri scontri nelle scuole, piuttosto che favorire commemorazioni pacifiche e condivise dei relativi eventi. Non vorrebbe che, anche in questo caso, si fomentasse


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un clima di tensione con l'individuazione di una data che tra l'altro non considera del tutto corretta. Ritiene infatti che se l'intento era quello di commemorare la strage legata al rapimento di Aldo Moro, la data da individuare era il 16 marzo, giorno del rapimento, e non il 9 maggio, data della sua uccisione. Non si può commemorare poi astrattamente una strage o un atto di terrorismo se prima non si sono ricostruite le cause che lo hanno determinato e individuato i responsabili. Sarebbe come decidere di commemorare il delitto Matteotti, senza sapere chi ne furono i responsabili. L'unica strage di cui si sono individuati autori certi è infatti quella di Bologna, come evidenziato da ultimo nel libro di Andrea Colombo. Ritiene quindi che sia ipocrita parlare di vittime del terrorismo e delle stragi, rilevando piuttosto che, in questo caso, si dovrebbe fare riferimento alla giornata in memoria delle vittime della violenza politica.

Fabio GARAGNANI (FI) concorda con le perplessità evidenziate dai colleghi, ribadendo come in molti casi le giornate della memoria producano situazioni di tensione piuttosto che di riappacificazione e commemorazione solidale. Ritiene quindi non vi sia la necessità di un ulteriore provvedimento come quello in esame. Rappresenta quindi, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, ferma contrarietà alla previsione di giornate della memoria che appaiono autocelebrative.
Preannuncia quindi il voto contrario sulla proposta di parere del relatore.

Wladimiro GUADAGNO detto Vladimir Luxuria (RC-SE) ritiene che il concetto di strage sia sovrapponibile a quello di terrorismo, evidenziando come la proposta di legge in esame si riferisca non solo ad eventi nazionale ma anche internazionali. Aggiunge che non è da dimenticare la dimensione psicologica di chi si trova ad affrontare una situazione di forte impatto emotivo in conseguenza di un atto terroristico, la cui commemorazione può aiutare a superare. Per questo, ritiene che umanamente le vittime siano da considerarsi tali e vadano sempre rispettate, indipendentemente dalla appartenenza politica. Non considera infine un ostacolo l'individuazione di una data diversa dal 9 maggio, come previsto nella proposta di parere del relatore Tranfaglia.

Alba SASSO (Ulivo) condivide le perplessità espresse dai diversi colleghi, manifestando peraltro una certa preoccupazione per il fatto che si determina ancora una volta una sospensione dell'attività scolastica per lo svolgimento di attività commemorative. Aggiunge che in ogni caso la data dovrebbe essere individuata in un evento simbolico a partire dal quale si è sviluppato un certo percorso storico, non una tappa intermedia. Riterrebbe opportuno, infine, che si svolgessero nelle scuole attività educative volte a richiamare l'attenzione delle giovani generazioni su tali drammatici accadimenti, consentendo il formarsi di una valutazione autonoma e responsabile su tali eventi.

Paola GOISIS (LNP) ritiene che le motivazioni che sono alla base della proposta di legge in esame appaiono rivolte ad annacquare la responsabilità dei terroristi, con l'assimilazione tra attività stragistiche e quelle legate al terrorismo. Vi è infatti una grande differenza tra le une e le altre, laddove il terrorismo ha avuto responsabili precisi ed individuati. Riterrebbe opportuno quindi distinguere i due fenomeni, non circoscrivendoli a pochi eventi ma comprendendo tutte le situazioni di analoga matrice. Si riferisce, per esempio, ai drammatici eventi di Padova, la città da cui proviene, che negli anni '70 crearono forti tensioni, portando al compimento di atti come quelli di cui si discute. Non vorrebbe, invece, che con la proposta di legge in esame mirasse in qualche modo ad un indottrinamento degli alunni. Sottolinea infine la necessità di non lasciare allo Stato l'iniziativa nell'organizzazione di commemorazioni di eventi tragici che possono essere invece condivisi anche dalle regioni e dagli enti locali.


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Manuela GHIZZONI (Ulivo) esprime un certo disagio per la proposta di legge in esame, condividendo le perplessità rappresentate da quasi tutti i colleghi. Precisa che personalmente non intende sottoscrivere proposte di legge come quella in esame, che rischia di trasformare in una prassi la valorizzazione di fatti drammatici. Concorda, invece, con l'esigenza di favorire all'interno delle scuole percorsi didattici che focalizzino l'attenzione degli allievi sulle vicende storiche più recenti e drammatiche del Paese. Preannuncia quindi il voto favorevole sulla proposta di parere del relatore, ritenendo che il 12 dicembre rappresenti l'avvio di quella strategia della tensione che ha caratterizzato per alcuni decenni la storia d'Italia.

Paola FRASSINETTI (AN) preannuncia, anche a nome dei deputati del gruppo cui appartiene, il voto contrario sulla proposta di parere del relatore, ribadendo che ci sono diversi eventi che potrebbero essere ben più adatti ad individuare la giornata delle vittime del terrorismo e delle stragi. Ricorda per esempio la data del 19 aprile, giorno dell'assassinio di Sergio Ramelli, violentemente percosso a colpi di chiave inglese da un gruppo di studenti del servizio d'ordine di Avanguardia Operaia.

Pietro FOLENA, presidente, ricorda innanzitutto che l'avvio dell'esame in Assemblea del provvedimento in discussione è fissato per il 2 maggio, anche in considerazione del fatto che la Commissione di merito intenderebbe procedere ad una sua approvazione definitiva prima del 9 maggio. La Commissione cultura è chiamata ad esprimersi invece, come di consueto, limitatamente agli aspetti di competenza.
Condivide, nel merito, la critica al cosiddetto «giornatismo», cioè a quel fenomeno esasperato di celebrazioni commemorative di eventi seppure drammatici o tragici. Aggiunge che se si tratta di fissare una giornata che ricordi le vittime del terrorismo, poco importa che siano acclarati i responsabili, o che gli stessi siano invece indicati tali dall'una o dall'altra teoria processualistica. Ritiene piuttosto che non si possa negare, dal punto di vista storico, che il 12 dicembre 1969, con la strage di piazza Fontana a Milano, ha preso avvio quel periodo drammatico legato alla strategia della tensione che per decenni ha caratterizzato la vita del Paese. Concorda però sul fatto che ci sono stati anche altri eventi di analoga rilevanza, come il processo del 7 aprile a Padova, in cui personalmente prese parte in qualità di testimone, come segretario provinciale della FGCI; si è trattato però di eventi successivi alla data del 12 dicembre.

Emerenzio BARBIERI (UDC) preannuncia il voto contrario sulla proposta di parere del relatore.

La Commissione approva quindi la proposta di parere favorevole con osservazione del relatore.

La seduta termina alle 11.05.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 13.10 alle 13.35.

SEDE REFERENTE

Martedì 24 aprile 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA. - Interviene il sottosegretario di Stato per le politiche giovanili e le attività sportive Giovanni Lolli.

La seduta comincia alle 13.35.

Disposizioni in materia di impianti sportivi.
C. 2217 Giancarlo Giorgetti.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.


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Wladimiro GUADAGNO detto Vladimir Luxuria (RC-SE), relatore, ricorda che la proposta di legge in esame è volta a disciplinare l'utilizzo degli impianti sportivi. Evidenzia in particolare che l'articolo 1 reca misure volte a promuovere la realizzazione e la realizzazione di impianti sportivi polifunzionali. Il comma 1 dispone che l'uso degli impianti sportivi gestiti dagli enti locali territoriali sia assicurato a tutti i cittadini ed alle società ed associazioni sportive. Segnala che il comma 1 riproduce quasi alla lettera l'articolo 90, comma 24, della legge n. 289 del 2002, legge finanziaria 2003, il cui contenuto innovativo, in ragione della destinazione pubblica degli impianti sportivi, sembrava comunque limitato al riferimento alle società ed associazioni sportive. Rileva che dagli ultimi dati ISTAT dal 1997 c'è stato un aumento del 3 per cento dei soggetti che praticano lo sport a livello continuativo, ma una diminuzione dell'8 per cento di chi lo pratica in modo discontinuo e addirittura un aumento del 5 per cento di chi non pratica affatto sport. Auspica quindi che tali disposizioni consentano anche un incremento delle persone che oltre a vedere lo sport, decidono di praticarlo.
Aggiunge che il comma 2 del medesimo articolo prevede la programmazione di interventi di costruzione, ristrutturazione, manutenzione ed adeguamento a norma degli impianti sportivi, d'intesa tra le autorità statali e gli enti locali, sulla base del decreto del Ministro dell'interno 18 marzo 1996, attribuendo, ove si ritenga opportuno, maggiore autonomia alle società sportive nella gestione tecnica dei rapporti con le istituzioni. Il successivo comma 3 prevede invece che qualora l'ente territoriale non intenda gestire gli impianti sportivi, la gestione di questi ultimi sia affidata in concessione ad una serie di soggetti mediante la stipula di convenzioni recanti indicazioni sui criteri d'uso e previa determinazione da parte degli enti territoriali di criteri generali e parametri per l'individuazione dei soggetti affidatari. Con riguardo ai possibili affidatari, il comma in esame fa riferimento, in via preferenziale, ai soggetti indicati dall'articolo 90 della legge n. 289 del 2002, legge finanziaria 2003, quali società ed associazioni sportive dilettantistiche, enti di promozione sportiva, discipline sportive associate, federazioni sportive nazionali.
Con riguardo al contenuto dell'articolo 1, comma 3, segnala che esso riproduce alla lettera l'articolo 90, comma 25, primo periodo, della legge n. 289 del 2002. Tale ultima disposizione prevede altresì all'articolo 90, comma 25, secondo periodo che le regioni disciplinino con propria legge le modalità di affidamento della gestione degli impianti. Il comma 4 reca quindi misure finalizzate a facilitare l'attuazione di un piano strategico di ristrutturazione, in grado di dotare gli impianti sportivi presenti sul territorio nazionale di infrastrutture rispondenti ad esigenze strutturali e funzionali nell'ambito di un programma di valorizzazione dei beni immobili e di sicurezza degli impianti sportivi. Si prevede, in particolare, l'obbligo per le società di calcio professionistiche che intendano realizzare nuovi impianti sportivi o ristrutturare quelli esistenti di eseguire i relativi lavori facendo ricorso alla finanza di progetto la cui disciplina è recata dagli articoli 153 e seguenti del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. In relazione alla finalità della disposizione di dare attuazione a un piano strategico di ristrutturazione degli impianti sportivi, segnala preliminarmente la necessità di un coordinamento tra la medesima e l'articolo 11 del decreto-legge n. 8 del 2007, convertito con modificazioni dalla legge n. 41 del 2007 che prevede la predisposizione di un programma straordinario per l'impiantistica sportiva destinata allo sport professionistico e, in particolare, all'esercizio della pratica calcistica, al fine di renderla maggiormente rispondente alle mutate esigenze di sicurezza, fruibilità, apertura, redditività della gestione economica finanziaria, anche ricorrendo a strumenti convenzionali. In ragione dell'abrogazione dell'articolo 1 della legge n. 1 del 1978 relativo alla dichiarazione di pubblica utilità e di urgenza ed indifferibilità delle opere, nonché della mancata considerazione


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di un istituto analogo nel testo unico delle espropriazioni, riterrebbe opportuno valutare inoltre se sopprimere il secondo periodo del comma 4 o in alternativa, modificarlo, verificando eventualmente l'opportunità di un rinvio alla specifica procedura contemplata dal comma 5-bis dell'articolo 1-quater del decreto-legge n. 28 del 2003.
Ricorda quindi che l'articolo 2 reca disposizioni relative alla costruzione o ristrutturazione di impianti sportivi da parte delle società sportiva professionistiche. Si tratta della costruzione di impianti polifunzionali, primo fra i quali era stato nel paese lo stadio di Domiziano, dell'anno 86 avanti Cristo, primo esempio di impianto in cui si svolgevano attività diverse. Il comma 1 dell'articolo in esame sembra in qualche modo integrare a livello legislativo le disposizioni in materia di impianti sportivi recate dal decreto del Ministro dell'interno 18 marzo 1996. A tale proposito, ricorda che la norma indica alcuni criteri per la costruzione o di ristrutturazione degli impianti sportivi, alcuni dei quali - in particolare la lettera b), che prevede una capienza massima di 40.000 e la lettera f), che dispone l'utilizzazione di un sistema di telecamere a circuito chiuso e di una centrale operativa situati in un locale con vista sullo stadio, dal quale siano visibili le diverse inquadrature delle telecamere - sembrano strettamente attinenti a questioni di sicurezza. I restanti criteri sembrano perseguire invece un modello di stadio non finalizzato esclusivamente allo svolgimento di gare sportive o comunque a favorire una fruizione qualificata degli eventi. Aggiunge che il comma 2 del medesimo articolo 2 dispone l'abrogazione degli articoli 6-bis e 7 del decreto del Ministro dell'interno 18 marzo 1996; tali articoli recano disposizioni relative rispettivamente alla separazione tra la zona degli spettatori e quella in cui si svolge l'attività sportiva e alla divisione degli impianti sportivi in settori al fine di realizzare la separazione tra i sostenitori delle due squadre.
Precisa che le disposizioni oggetto di abrogazione sono state, rispettivamente, aggiunte e modificate dagli articoli 6 e 7, del decreto ministeriale 6 giugno 2005, adottato in attuazione di quanto stabilito dal decreto-legge 24 febbraio 2003, n. 28 recante disposizioni urgenti per contrastare i fenomeni di violenza in occasione di competizioni sportive,convertito dalla legge 24 aprile 2003, n. 88, che - oltre ad aver introdotto modifiche alla legge quadro n. 401 del 1989 - aveva previsto disposizioni in ordine all'organizzazione delle gare ed ai requisiti di sicurezza degli impianti sportivi nonché all'emissione di biglietti in numero congruo alla sua capienza. Ricorda che l'entrata in vigore del decreto era inizialmente prevista a decorrere dalla data di inizio della stagione calcistica 2005-2006, ai sensi di quanto disposto dal comma 1 dell'articolo 15 dello stesso decreto. Successivamente, l'entrata in vigore del suddetto decreto è stata differita all'inizio della stagione calcistica 2006-2007 dall'articolo 39-ter, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione, e al 31 dicembre 2006 dal decreto ministeriale 1o settembre 2006.
Sottolinea ancora che l'articolo 3 prevede una complessiva riorganizzazione delle misure volte ad assicurare la sicurezza nell'ambito delle competizioni sportive a carattere professionistico, attraverso un maggiore coinvolgimento delle società sportive ed una limitazione dell'intervento delle Forze dell'ordine. Più in particolare il comma 1 introduce l'obbligo per le società sportive professionistiche di provvedere alla redazione di un documento annuale sull'impatto sociale delle manifestazioni sportive che le medesime società intendono realizzare nel corso dell'anno successivo. Ritiene che in tale documento dovrà nello specifico essere effettuata una valutazione dell'impatto sulla collettività e sull'ambiente delle manifestazioni che si terranno nell'anno di riferimento, alla luce delle caratteristiche delle tifoserie coinvolte dagli eventi, dell'impianto in cui si svolgono le manifestazioni, e dovranno essere conseguentemente predisposti i


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piani e le misure necessari alla gestione di eventuali situazioni di emergenza. La predisposizione di detti piani dovrà avvenire in contraddittorio con le competenti autorità di pubblica sicurezza, avendo riguardo anche alle problematiche relative alle condizioni di accesso del pubblico, alla sicurezza degli impianti e alle ricadute delle manifestazioni sportive sul traffico urbano. Il successivo comma 2 del medesimo articolo stabilisce che il documento annuale debba essere approvato dalla competente autorità di pubblica sicurezza, che - in esito all'approvazione - rilascia alla società sportiva interessata un apposito certificato di impatto sociale.
Evidenzia che, con riferimento alla formulazione testuale dei commi 1 e 2, potrebbe essere opportuno precisare in modo univoco i compiti attributi alle autorità di pubblica sicurezza in relazione al documento annuale, dal momento che nelle disposizioni in esame si fa riferimento da un lato a un contraddittorio, dall'altro a un giudizio ed infine ad una specifica approvazione. A tale ultimo riguardo, riterrebbe opportuno che venissero indicati criteri per l'identificazione dell'autorità di pubblica di sicurezza competente ad approvare il documento annuale. Intende solo precisare che se l'esempio da seguire dovrebbe essere quello anglosassone, come più volte ricordato, qualche dubbio dopo gli ultimi eventi di violenza dei tifosi inglesi di Manchester, che hanno coinvolto incolpevolmente il collega Ciocchetti, è del tutto legittimo.
Aggiunge ancora che ai sensi del comma 3 dell'articolo 3 il documento approvato costituisce il riconoscimento ufficiale, da parte delle società sportive interessate, della necessità dell'intervento delle Forze di polizia in relazione alle manifestazioni da esse organizzate. Tale riconoscimento si estende altresì ai costi derivanti da dette manifestazioni, che dovranno essere oggetto di quantificazione nel documento stesso. Da una lettura sistematica della disposizione, ed in particolare del secondo periodo del comma 4, sembra potersi ritenere che i costi di cui al comma 3 siano essenzialmente quelli riferiti all'intervento delle Forze di Polizia all'interno degli impianti sportivi. Il successivo comma 4 stabilisce infatti che l'ordine e la sicurezza pubblici all'interno degli impianti sportivi nei quali si svolgono le manifestazioni sportive sono assicurati dalle società sportive professionistiche, senza oneri per lo Stato. In base al comma 3, il servizio d'ordine all'interno degli stadi è in linea generale svolto da steward delle società sportive di calcio, prevedendosi altresì il coinvolgimento responsabile nel servizio delle tifoserie interessate; alle Forze di polizia è invece affidato il controllo dell'area esterna allo stadio, nonché l'intervento all'interno degli stadi in casi estremi.
Segnala quindi che mentre i commi 1 e 2 ed il primo periodo del comma 3 della disposizione in esame fanno riferimento in via generale alle società sportive professionistiche, le norme relative al servizio d'ordine contenute nel comma 3 sembrano doversi applicare al solo settore calcistico, prevedendosi in particolare che gli steward prestino servizio negli stadi in favore di «società sportive di calcio». Il comma 4, tuttavia, pare doversi applicare al complesso delle società sportive professionistiche. Osserva altresì che - a differenza delle altre fattispecie in cui è affidato a soggetti privati lo svolgimento di funzioni di sicurezza complementari a quelle assicurate dalle autorità di pubblica sicurezza - le disposizioni in esame non forniscono elementi sulla qualificazione giuridica e professionale degli steward addetti al servizio d'ordine all'interno degli impianti sportivi, né chiariscono i limiti alle attività che da essi possono essere svolte. Al fine di garantire l'assenza di oneri per lo Stato in relazione allo svolgimento delle manifestazioni sportive da esse organizzate, ai sensi del comma 4, le società sportive professionistiche sono tenute a sostenere interamente i costi del personale delle Forze di polizia e dei costi correlati in tutti i casi nei quali nel documento annuale sull'impatto sociale delle manifestazioni sia richiesto l'intervento delle Forze di polizia all'interno degli impianti sportivi. Ricorda quindi che il comma 5 del


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l'articolo 3 reca infine una norma di principio che prevede la facoltà di incentivare, anche attraverso il coinvolgimento degli organi della Federazione italiana giuoco calcio (FIGC), la partecipazione dei tifosi alle attività delle società sportive di calcio.
L'articolo 4 della proposta di legge in esame, composto da due commi, è volto invece a stabilire taluni obblighi a carico delle società sportive professionistiche in relazione ad eventuali danni arrecati dai propri sostenitori. In particolare, il comma 1 fissa il principio generale in base al quale le suddette società sportive, nel caso in cui abbiano fornito sostegno di qualsiasi natura ai propri sostenitori, sono tenute al risarcimento dei danni causati dai citati tifosi in occasione di manifestazioni sportive. Analoga responsabilità sussiste qualora tale sostegno sia stato fornito dalla società sportive professionistiche alle associazionio ai club di appartenenza dei citati sostenitori. Precisa che la responsabilità prevista dal comma 1 dell'articolo in esame in esame ha, pertanto, un ambito applicativo particolarmente esteso in quanto l'obbligo risarcitorio previsto a carico delle società sportive concerne non solo i danni arrecati dai propri tifosi durante lo svolgimento della manifestazione sportive, bensì anche quelli prodotti in occasione di manifestazioni sportive. Inoltre, a differenza di quanto previsto dal successivo comma 2, l'obbligo risarcitorio stabilito dal comma 1 sembra prescindere da un eventuale inadempimento, da parte dell'autore del danneggiamento, dell'obbligo di risarcimento dei relativi danni, operando, quindi, autonomamente. Al riguardo, al fine di evitare eventuali dubbi interpretativi, riterrebbe opportuno fosse chiarita meglio la natura della responsabilità prevista dal comma in esame, specificando, in particolare, se si tratta di una forma di responsabilità esclusiva, solidale o sussidiaria della società con eventuale diritto di regresso nei confronti dell'autore materiale del danneggiamento.
Aggiunge che il successivo comma 2 dell'articolo contempla il caso in cui nei confronti dei sostenitori delle società sportive professionistiche sia stata pronunciata sentenza di condanna. Al riguardo, la disposizione prevede che nel caso di insolvenza del condannato le citate società provvedano al pagamento di una somma pari all'ammontare della multa o dell'ammenda inflitta. Con riferimento alla formulazione del comma indicato, osserva che la disposizione in esame non precisa in relazione a quali fatti illeciti è previsto l'obbligo per le società sportive di provvedere al pagamento della relativa pena pecuniaria, in caso di insolvenza del condannato. A questo proposito, rileva che da una interpretazione meramente letterale della disposizione sembrerebbe evincersi il principio secondo il quale qualsiasi sentenza di condanna ad una pena pecuniaria inflitta nei confronti dei soggetti indicati dal precedente comma 1, indipendentemente, quindi, dai fatti che la hanno originata, comporta la responsabilità sussidiaria della società. Andrebbe valutata, pertanto, l'opportunità di precisare che la sentenza deve essere pronunciata non solo nei confronti dei soggetti indicati dal comma 1 dell'articolo in esame, ma anche in relazione ai medesimi fatti contemplati da tale comma, ovvero ad altri fatti illeciti connessi con lo svolgimento delle manifestazioni sportive. L'articolo 5 dispone quindi l'entrata in vigore della legge dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione.
Aggiunge, in conclusione, l'esigenza di favorire il più possibile un confronto fra tutte le forze politiche, al fine di realizzare impianti rispettosi della normativa vigente in materia di impatto ambientale, risparmio energetico e idrico.

Mauro DEL BUE (DC-PS) riterrebbe opportuno che nell'ambito dell'esame della proposta di legge in oggetto la Commissione esaminasse anche alcuni aspetti previsti dalla proposta di legge C. 2490, approvata dal Senato.

Pietro FOLENA, presidente, ricorda che gli Uffici di presidenza, integrati dai rappresentanti dei gruppi, delle Commissioni giustizia e cultura, nella riunione con


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giunta del 18 aprile 2007, hanno deliberato di procedere all'avvio dell'esame della proposta di legge C. 2490, allo scopo di deliberare successivamente lo stralcio dell'articolo 2 della medesima proposta di legge, in modo da consentirne l'abbinamento al provvedimento in esame.

Mauro DEL BUE (DC-PS) prende atto della decisione che condivide, preannunciando che presenterà una proposta di legge in materia. Riterrebbe opportuno che il rappresentante del Governo indicasse altresì alla Commissione se l'Esecutivo intende presentare un nuovo disegno di legge su questa materia. Ritiene che l'intervento normativo in esame vada sostenuto dal punto di vista finanziario, verificando nel corso dell'esame la possibilità di abbinare altri progetti di legge vertenti sulla stessa materia. Considera rilevante inoltre verificare se la disciplina debba riferirsi solo al calcio o anche ad altri sport, come lui preferirebbe, precisando altresì in che termini l'impianto sportivo deve avere una natura polifunzionale. In questo senso, andrebbe previsto se l'impianto possa ospitare la sede della società sportiva, eventuali musei sportivi o centri per attività ricreative o commerciali. Ritiene peraltro sia soprattutto importante chiarire il nodo della proprietà degli stadi che sono attualmente per il 99 per cento dei comuni o comunque di enti locali. Sottolinea, in questo senso, che dovrà essere precisato nella proposta di legge il percorso per giungere all'attribuzione della titolarità degli impianti alle società e in base a quale titolo giuridico. Ritiene inoltre necessario non limitare a 40 mila posti gli impianti polifunzionali, ma eventualmente prevedere strutture anche più capienti, visto che in alcune realtà, come per gli stadi di Napoli e di Torino, è necessario prevedere un numero maggiore di posti.

Il sottosegretario Giovanni LOLLI ritiene importante che la Commissione abbia inteso avviare l'esame della proposta di legge presentata dal deputato Giorgetti, che consente di giungere con una riposta non emergenziale a risolvere la questione della proprietà degli stadi. Non ci sono infatti tempi stretti di approvazione, come invece sarebbe stato necessario nel caso dell'accoglimento della candidatura dell'Italia nell'organizzazione degli europei 2012. Ringrazia in particolare il deputato Giorgetti per l'ampia ed articolata relazione alla proposta di legge in esame che ritiene completa e ricca di spunti comparativi. Sottolinea che vi è una anomalia tutta italiana nella gestione degli impianti sportivi, in particolare degli stadi che rappresentano un costo notevole per i comuni, piuttosto che una risorsa. È necessario allora riuscire ad alleggerire i comuni da questo onere, trovando le forme di trasferimento o almeno di gestione per il loro affidamento alle società sportive. Ritiene sia necessario quindi trovare le condizioni per stimolare le attività di sostegno alla costituzione di nuovi stadi o al riconoscimento del diritto di superficie degli stadi esistenti alle società sportive, in modo tale che vi sia la possibilità di avere impianti più vivibili anche per le città. Precisa d'altra parte che la questione non può essere solo quella di un trasferimento di risorse da parte dello Stato, quanto piuttosto la previsione di incentivi di diversa natura, per esempio tributario, a favore degli enti locali. Ribadisce quindi la disponibilità del Governo a favorire un esame completo del progetto di legge in discussione e degli altri che eventualmente verranno ad esso abbinati.

Paola FRASSINETTI (AN) precisa che il provvedimento in esame consente di affrontare il tema della proprietà degli impianti sportivi in modo completo, anche per riportare serenità ed allegria negli stadi dove, non si sa perché, continua ad essere ancora proibito esporre striscioni di qualunque genere.

Pietro FOLENA, presidente, precisa che la legge 4 aprile 2007, n. 41, di conversione del decreto-legge n. 8 del 2007 ha autorizzato i tifosi a esporre tutti i tipi di striscioni che non siano offensivi o ingiuriosi. È compito dell'Osservatorio fare in


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modo che questa norma sia rispettata, senza limitazione alcuna.

Paola FRASSINETTI (AN) ringrazia il presidente per la precisazione che potrebbe rincuorare alcuni tifosi alla vigilia di un importante confronto calcistico europeo. Nel merito della proposta di legge in esame ritiene non condivisibile il limite di posti previsto per la capienza degli impianti sportivi, aggiungendo peraltro che è importante che le società calcistiche diventino protagoniste nel processo di riqualificazione degli stadi. Auspica, inoltre, che si sviluppi una piena collaborazione tra steward e società, per evitare il diffondersi di enclave di illegalità, che però non devono indurre a pensare che vi sia una completa confusione fra frange isolate di violenti e sostenitori pacifici delle proprie squadre.

Emerenzio BARBIERI (UDC) ringrazia sinceramente gli amici del gruppo della Lega nord per aver svolto un lavoro eccellente con la predisposizione della proposta di legge in esame, degno di grande attenzione e considerazione. Si valuterà nel prosieguo dell'esame se abbinare altre proposte; prende atto peraltro del fatto che il rappresentante del Governo ha implicitamente preannunciato che non verranno presentate proposte da parte dell'Esecutivo. Rivolge un ringraziamento sincero anche al relatore Luxuria per la relazione obiettiva e completa e per la disponibilità rappresentata ad un ampio confronto in sede di esame della proposta di legge.
Nel merito ritiene opportuno che sia stabilito all'articolo 2 un chiarimento relativo alla portata delle diverse fonti normative in esso richiamate, per evitare qualsiasi confusione tra le diverse norme indicate. Aggiunge, riservandosi di svolgere ulteriori approfondimenti nel prosieguo dell'esame, che la proposta di legge reca in alcuni punti l'esigenza di un coordinamento con disposizioni o vertenti su analoga materia, o, al contrario, in palese contrasto con essa, come per esempio all'articolo 1, commi 3 e 4. Concorda quindi con il deputato Del Bue sull'esigenza di stabilire, da subito, se la disciplina in esame vada riferita solo agli stadi o agli impianti sportivi in generale. Ritiene infine opportuno, in ragione dell'abrogazione dell'articolo 1 della legge n. 1 del 1978 in materia di dichiarazione di pubblica utilità e di urgenza delle opere pubbliche, valutare se sopprimere il secondo periodo del comma 4, dell'articolo 1, della proposta di legge in esame o, in alternativa, modificarlo, rinviando alla procedura attualmente contemplata dal decreto-legge n. 28 del 2003.

Il sottosegretario Giovanni LOLLI riterrebbe anche opportuno che la Commissione si facesse carico di chiarire con il Ministero per i beni e le attività culturali le motivazioni per cui alcune gradinate degli stadi risultano ancora vincolate dalle sopraintendenze.

Pietro FOLENA, presidente, concorda con il rappresentante del Governo, soprattutto in considerazione del fatto che in alcune città storiche, invece, come Spoleto si abbattono le mura medievali per costruire palazzi contemporanei.
Intende precisare, inoltre, che la norma che consente l'ingresso gratuito negli stadi ai minori di 14 anni se accompagnati da un genitore o da un parente entro il quarto grado, deve essere rispettata, visto che è ancora inattuata. Ritiene infatti necessario che tutte le società sportive diano un segnale di disponibilità in questo senso, invitando il Tavolo di coordinamento, istituito dal Governo, a farsi carico della sua applicazione.
Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 14.40.

INDAGINE CONOSCITIVA

Martedì 24 aprile 2007 - Presidenza del presidente Pietro FOLENA.

La seduta comincia alle 14.40.


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Sulle problematiche connesse al settore delle arti figurative.

Audizione di rappresentanti di critici e storici d'arte.
(Svolgimento e conclusione).

Pietro FOLENA, presidente, avverte che la pubblicità dei lavori sarà assicurata, oltre che mediante impianto audiovisivo a circuito chiuso, anche attraverso la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.
Introduce, quindi, l'audizione.

Intervengono sui temi oggetto dell'audizione Maria Antonella FUSCO, presidente dell'Associazione nazionale storici dell'arte, Stefania ZULIANI docente di storia dell'arte dell'Università di Salerno, Maura PICCIAU, rappresentante del Ministero per i beni e le attività culturali e Ludovico PRATESI presidente della sezione italiana dell'Associazione internazionale critici d'arte.

Intervengono, per formulare domande ed osservazioni, il deputato Emerenzio BARBIERI (UDC), a più riprese Pietro FOLENA, presidente, nonché i deputati Wladimiro GUADAGNO detto Vladimir Luxuria (RC-SE), Manuela GHIZZONI (Ulivo), Paola GOISIS (LNP) e Paola FRASSINETTI (AN).

Rispondono, fornendo ulteriori elementi e informazioni, Maria Antonella FUSCO, Stefania ZULIANI e Ludovico PRATESI.

Interviene per un'ulteriore precisazione la deputata Paola GOISIS (LNP).

Pietro FOLENA, presidente, ringrazia gli intervenuti e dichiara quindi conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 16.15.

N.B.: Il resoconto stenografico della seduta è pubblicato in un fascicolo a parte.

AVVERTENZA

Il seguente punto all'ordine del giorno non è stato trattato:

SEDE REFERENTE

Nome generali sul sistema educativo di istruzione statale nella scuola di base e nella scuola superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d'infanzia.
C. 1278 Garagnani, C. 1299 Diliberto e C. 1600 di iniziativa popolare.