III Commissione - Giovedý 17 maggio 2007


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ALLEGATO 1

5-01013 Paoletti Tangheroni: Sull'utilizzo delle strutture sanitarie italiane dell'Organizzazione non governativa Emergency abbandonate in Afganistan.

TESTO DELLA RISPOSTA

L'organizzazione non governativa Emergency (Life support for Civilians War Victims) ha ottenuto l'idoneità ad operare con la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo, ai sensi di quanto previsto dalla legge 49/1987, nel 1999. Essa è specializzata negli interventi sanitari in zone di guerra, nella chirurgia delle urgenze e nell'assistenza alle vittime di eventi traumatici.
L'organizzazione non governativa ha ricevuto il supporto della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo per le proprie attività in Afghanistan relativamente alla sola conformità, una formula di cofinanziamento in base alla quale la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo versa esclusivamente gli oneri previdenziali e assicurativi a favore del personale italiano espatriato applicato a determinati progetti di cooperazione.
Per quanto riguarda l'Afghanistan, Emergency ha ricevuto un contributo della cooperazione italiana per versamenti previdenziali e assicurativi a favore di 35 medici specialisti e paramedici italiani presenti nei Centri Emergency del Paese (chirurghi, anestesisti, internisti, fisioterapisti, infermieri di sala operatoria).
I contributi previdenziali e assicurativi vengono versati dalla Direzione Generale direttamente all'INPS e non alla organizzazione non governativa né ai cooperanti.
Si segnala che l'organizzazione non governativa è attiva in Afghanistan dal 1999, anno in cui ha avviato, con fondi soprattutto di donatori privati, la costruzione di un Centro chirurgico ad Anabah, nel Panshir (Afganistan settentrionale), per le vittime di guerra, poi divenuto un Ospedale Generale. Nel luglio 2000 ha completato la costruzione di un secondo Ospedale a Kabul (il «Centro Chirurgico per le vittime di guerra»), con finanziamenti UNDP (nell'ambito di un programma finanziato con fondi della cooperazione italiana). Più recentemente, ha attivato «posti di primo soccorso» in diverse zone del Paese ed ha aperto una clinica nella prigione di Duab (Panshir) per l'assistenza ai reclusi. I centri di Emergency offrono servizi specializzati in chirurgia d'urgenza, chirurgia generale, traumatologia, pediatria e neonatologia.
L'organizzazione non governativa sta formalizzando, in questi giorni la sospensione del «Programma Afghanistan». Qualora dovesse essere confermata, questa decisione comporterebbe la sospensione dei contributi ai cooperanti e volontari che sono corrisposti dalla Cooperazione all'INPS soltanto se il personale è presente in loco.
Quanto agli aspetti più generali evocati dall'interrogante, il Governo auspica che Emergency riprenda quanto prima le proprie attività in Afghanistan.
La nostra Ambasciata in quel Paese ha ottenuto a tal proposito una proroga fino al 25 maggio del termine fissato dalle autorità di Kabul prima di subentrare nelle attività di Emergency, conformemente agli accordi a suo tempo stipulati fra l'organizzazione non governativa ed il Governo afgano.


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ALLEGATO 2

5-01014 Mantovani: Sulla drammatica situazione in cui versa il Delta del Niger e rapporti tra Governo italiano e il nuovo governo nigeriano.

TESTO DELLA RISPOSTA

Il Governo italiano, a seguito degli episodi di sequestro dei nostri connazionali, ha intrattenuto intensi contatti con l'ex Presidente della Repubblica nigeriana Obasanjo. Il Presidente del Consiglio Prodi lo ha incontrato in occasione del Vertice dell'Unione Africana ad Addis Abeba nel gennaio scorso e successivamente in marzo durante una visita di Obasanjo a Roma per un evento della FAO.
Nel quadro di tali contatti non si è mancato di sensibilizzare le Autorità nigeriane per indurle ad intensificare gli interventi a favore delle popolazioni del Delta del Niger, sostenendone l'emancipazione mediante un'effettiva partecipazione ai vantaggi derivanti dall'estrazione del petrolio di cui quest'area dai forti contrasti sociali ed economici è ricca.
Il Governo intende continuare sulla via di un dialogo franco ed aperto con il nuovo Governo nigeriano ed è disponibile a ricevere in Italia a tal fine il neoeletto Presidente Yar'Adua.
Nel far ciò, il Governo si propone come obiettivi sia quello di mantenere una relazione amichevole con un Paese fondamentale per le sorti ed il futuro sviluppo dell'intero continente africano, sia quello di promuovere in tutte le sedi opportune, tanto bilaterali che multilaterali, l'effettivo e concreto rispetto degli ideali di cui da sempre l'Italia è attiva sostenitrice: democrazia, tutela dei diritti umani, specie verso le minoranze, salvaguardia dell'ambiente.
In un contesto socio-politico complesso e attraversato da tensioni talvolta profonde, ci risulta che l'ENI abbia mantenuto l'impegno al dialogo con le istituzioni e le comunità del Delta, in favore della loro coesione sociale, del rispetto dei diritti umani e della risoluzione non violenta delle situazioni di crisi. Sin dagli anni '70 l'atteggiamento dell'ENI è stato anche ispirato al miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni locali, offrendo loro la possibilità di svilupparsi attraverso un processo di auto-sostentamento e di sostegno occupazionale, supportato con la fornitura delle risorse e degli strumenti necessari a tal fine (disponibilità di energia elettrica e relativa distribuzione, know-how e tecnologia per progetti agricoli) ed ha posto sempre in un piano adeguato l'attenzione per l'ambiente.
Fin dagli anni Ottanta l'ENI ha infatti realizzato specifici interventi di protezione e conservazione dell'ambiente, come ad esempio il controllo dell'erosione costiera a Brass. Con tale progetto, basato sulla costruzione di barriere di protezione, è stato anche fornito un contributo alla salvaguardia del centro abitato di Brass precedentemente soggetto a periodiche inondazioni.
Altri interventi di protezione ambientale sono stati sviluppati negli anni anche in altre aree: si tratta prevalentemente di progetti di regimazione idrica, finalizzati al recupero produttivo di territori caratterizzati da un'elevata vulnerabilità idrogeologica.
Il Governo italiano non mancherà, comunque, come già in passato, di verificare, nel corso dei ripetuti incontri con la società, l'effettivo rispetto, da parte dell'ENI


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stessa, delle normative in materia ambientale, alla luce della più generale politica europea in questo settore, nonché di sollecitare la società a rendere ancor più efficace e concreto il suo impegno a favore delle comunità locali direttamente od indirettamente danneggiate dalle attività di sfruttamento del petrolio o, semplicemente, escluse dai benefici delle stesse.


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ALLEGATO 3

5-01015 D'Elia: Posizione del Governo italiano sulla politica dell'Unione europea verso la Repubblica di Cuba.

TESTO DELLA RISPOSTA

I rapporti dell'Italia, come degli altri Paesi europei, con Cuba poggiano sulla «Posizione Comune UE» del 2 dicembre 1996, il cui obiettivo è di incoraggiare il processo di transizione verso un sistema pluralista e democratico, attraverso il dialogo costruttivo e lo sviluppo di contatti rafforzati e regolari con dissidenza e società civile (cosiddetto approccio del «doppio binario»).
Il prossimo Consiglio affari generali per le relazioni esterne dell'Unione europea (CAGRE) del 18 giugno dovrebbe procedere alla revisione della posizione comune, nella cui preparazione le competenti istanze di coordinamento comunitario sono impegnate in un intensissimo lavoro, al quale l'Italia sta attivamente contribuendo in raccordo con la Presidenza UE e i principali partner.
Le sanzioni che l'Unione europea ha adottato nel 2003 a seguito dell'arresto di 75 dissidenti, sono state sospese nel gennaio 2005 (con conseguente «scongelamento» delle Ambasciate UE a L'Avana) nella convinzione che, senza mai rinunciare ed esigere il rispetto dei diritti umani a Cuba, sia più efficace anche a questo fine un dialogo costruttivo col Governo de L'Avana.
Occorre tenere conto in questo momento della delicata fase evolutiva che è iniziata con la malattia di Fidel Castro e il passaggio di poteri del luglio scorso, una fase nella quale, a fronte del permanere di condizioni interne difficili, in particolare sotto il profilo delle libertà individuali, si sono avuti di recente taluni limitati sviluppi, che non vanno minimizzati, quanto alla situazione delle detenzioni di prigionieri politici precedentemente incarcerati.
Di conseguenza, l'Italia continua a sostenere pienamente una politica europea in linea con la posizione comune vigente, consapevole che occorre accompagnare questa delicata fase di transizione mantenendo coerente fermezza sui principi dei diritti fondamentali e al tempo stesso disponibilità al dialogo, evitando di compiere atti che finiscano per irrigidire la dirigenza subentrata nella guida del Paese.
A questo proposito si desidera rassicurare l'Onorevole interrogante che proprio di recente il Ministro D'Alema ha sollevato con nettezza nel suo incontro a Roma con il proprio omologo cubano la questione dei diritti umani e delle incarcerazioni di prigionieri per motivi politici, di coscienza e di opinione, chiedendo al governo dell'Avana una inversione di tendenza, ed ha sottolineato all'autorevole interlocutore cubano l'esigenza di un'evoluzione interna mirata a costituire un sistema democratico e pluralista.
Il nostro Paese è convinto che una presenza politica a Cuba richieda rapporti anche con l'opposizione democratica e la società civile in genere, e ispira la propria linea di condotta a questo principio. La coerenza della nostra azione è testimoniata dalla circostanza che, allorché nell'ottobre scorso si prospettò l'eventualità di una visita a Cuba del Sottosegretario con delega per l'America latina, Di Santo, in occasione della «Settimana della cultura italiana» a L'Avana, essendosi raccolti segnali negativi quanto alla possibilità


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che nel corso della visita si potessero incontrare anche esponenti della dissidenza si preferì da parte italiana cancellare la visita. La nostra Ambasciata, in linea con la Posizione Comune, mantiene peraltro frequenti, approfonditi contatti con la società civile e l'opposizione democratica. Come lo stesso Sottosegretario Di Santo ha avuto modo di dire in Aula il 14 maggio scorso, durante la discussione del disegno di legge sulla Ratifica della Convenzione consolare tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Cuba: «l'Ambasciata italiana e quelle comunitarie sono aperte non soltanto ai rapporti con il Governo, ma anche alla società civile, agli incontri con i dissidenti che avvengono in maniera costante e sistematica».
Ed è questo approfondito e fruttuoso dialogo che in questa fase riteniamo rappresenti l'azione più efficace che possa essere svolta da parte nostra nel perseguimento dei condivisibili intenti espressi dall'onorevole interrogante.