II Commissione - Resoconto di mercoledý 6 giugno 2007


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SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 6 giugno 2007. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO. - Interviene il sottosegretario di Stato per i trasporti Andrea Annunziata.

La seduta comincia alle 14.20.

Variazione nella composizione della Commissione.

Pino PISICCHIO, presidente, comunica che cessa di far parte della Commissione l'onorevole Arturo Scotto.

Disposizione in materia di autotrasporto merci e di circolazione.
C. 2480/A.
(Parere alla IX Commissione).
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta del 30 maggio 2007.

Pino PISICCHIO, presidente, avverte che la Commissione Trasporti ha trasmesso un nuovo testo del disegno di legge n. 2480, risultante dagli emendamenti approvati nella seduta di ieri. Si tratta di una serie complessa di modifiche che richiedono un attento esame da parte della Commissione Giustizia, la quale dovrà esprimere il parere non oltre la seduta convocata domani. Proprio in ragione delle numerose modificazioni apportate nella seduta di ieri al disegno di legge in esame, ritiene che oggi la Commissione Giustizia non sia in grado di esaminare adeguatamente tale testo.

Il sottosegretario Andrea ANNUNZIATA sottolinea l'esigenza che la Commissione Giustizia esprima il proprio parere su un testo che contiene molte disposizioni che rientrano pienamente nel suo ambito di competenza.


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Pino PISICCHIO, presidente, assicura il sottosegretario che la Commissione Giustizia esprimerà il proprio parere in tempi utili per la conclusione dell'esame in sede referente nella seduta di domani da parte della Commissione di merito.

La seduta termina alle 14.30.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 14.30 alle 14.40.

SEDE REFERENTE

Mercoledì 6 giugno 2007. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO. - Interviene il ministro delle politiche per la famiglia Rosy Bindi.

La seduta comincia alle 14.40.

Disposizioni in materia di violenza sessuale ed introduzione nell'ordinamento del delitto di molestia insistente.
C. 950 Lussana, C. 1249 Bianchi, C. 1256 Nan, C. 1374 Caparini, C. 1819 Lussana, C. 2033 Brugger, C. 1901 Codurelli, C. 1823 Prestigiacomo, C. 2101 Mura, C. 2169 Governo e C. 2385 Angela Napoli.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 5 giugno 2007.

Pino PISICCHIO, presidente e relatore, avverte che è stato chiesto che la pubblicità della seduta sia assicurata anche tramite la trasmissione attraverso l'impianto televisivo a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, dispone l'attivazione del circuito.
Avverte altresì che l'onorevole Contento, insieme agli altri deputati del gruppo di Alleanza nazionale componenti la Commissione, ha presentato una richiesta di dati ed informazioni al Governo, ai sensi dell'articolo 79, comma 6, del Regolamento, relativi agli effetti dell'applicazione della legge di riforma dei reati sessuali del 1996. Tale richiesta verrà sottoposta all'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi.

Siegfried BRUGGER (Misto-Min.ling) illustra la propria proposta di legge C. 2033, che ha un oggetto più limitato rispetto alla disciplina recata dal disegno di legge governativo in esame.
Con tale proposta di legge si intende introdurre anche in Italia il reato di molestie persistenti, comunemente denominato come fenomeno di stalking, intendendosi con esso un insieme di comportamenti che una persona compie in modo persistente nei confronti della propria vittima. Il nostro codice penale prevede, all'articolo 660, il reato di molestia o disturbo alle persone, che è una mera fattispecie contravvenzionale, punita con l'arresto fino a sei mesi o una multa fino a 516 euro. La giurisprudenza richiede inoltre che, affinché la condotta possa assumere rilievo, non è sufficiente la semplice molestia o il disturbo, ma è necessario che sia accompagnata da petulanza e da insistenza.
Diversi studi hanno dimostrato che gli episodi di stalking si collocano con maggiore frequenza all'interno dell'ampia casistica della violenza domestica e solo quando colpiscono personaggi dello spettacolo assumono la dovuta rilevanza da parte dell'opinione pubblica. Gli specialisti hanno rilevato che gli effetti di tali condotte sulle vittime arrivano a sconvolgerne l'esistenza, provocando disturbi d'ansia e del sonno, paura, terrore e stato perenne di allerta nei casi più comuni. Nella maggior parte dei casi le vittime sono donne, che vengono molestate in seguito ad un abbandono, un amore non corrisposto, una separazione o un divorzio.
Il fenomeno, che purtroppo viene considerato nella sua gravità solo nel momento in cui sfocia in un omicidio o in un suicidio, è esploso con l'avvento di internet e gli Stati Uniti, il Regno Unito ed altri


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paesi europei sono già intervenuti con apposite normative. Ora è urgente un intervento legislativo anche in Italia.
Per contenere e reprimere il diffondersi dello stalking, la proposta di legge C. 2033 prevede l'introduzione di due nuovi articoli nel codice penale, in materia di molestie persistenti e di reiterazione della condotta molesta. L'articolo 660-bis introduce la fattispecie del reato di molestie persistenti inteso quale «comportamento intenzionale malevolo e persistente finalizzato a seguire o a molestare un'altra persona» che da ciò risulta infastidita e preoccupata e associa a tale comportamento un senso di minaccia e di paura. Per tale reato si giudica più efficace, ai fini del contenimento degli atti molesti, una pena pecuniaria elevata, fino a 20.000 euro, che è raddoppiata in caso di reiterazione. Il successivo articolo 660-ter disciplina, invece, il caso della reiterazione della condotta molesta, inasprendo le pene della reclusione e della multa e prevedendo la possibilità di un recupero del molestatore attraverso il suo inserimento in strutture specializzate.

Franco GRILLINI (SDpSE) preliminarmente avverte che il proprio intervento avrà per oggetto il disegno di legge del Governo, considerato che questo verosimilmente sarà adottato come testo base dalla Commissione. Per le stesse ragioni esposte con passione nella seduta di ieri dalle colleghe ivi intervenute, dichiara di concordare con la scelta del Governo di predisporre un corpo di norme contro la violenza nei confronti delle donne o, comunque, di persone appartenenti a determinati generi. Osserva che la violenza di genere si caratterizza per un particolare substrato culturale che coinvolge i rapporti tra persone di diverso genere che si manifesta anche nella efferatezza della modalità dei delitti commessi. La stessa efferatezza di tali delitti rappresenta un sintomo della particolare natura della violenza oggetto del disegno di legge del Governo. Si tratta di un fenomeno esteso, come drammaticamente risulta da una serie di diversi dati statistici, che dovrebbe essere oggetto di uno studio permanente da parte di un osservatorio specializzato, così come previsto dal disegno di legge. Considerato che i dati statistici testimoniano che la violenza nei confronti delle donne avviene, nella maggior parte dei casi, in famiglia, ricorda che in un titolo di un articolo pubblicato nei giorni scorsi sul quotidiano del partito della Margherita, «Europa», si è affermato che, oltre a difendere la famiglia, dalla famiglia ci si deve difendere.
Ritiene che la violenza nei confronti delle donne sia il frutto di una caratteristica culturale dell'Italia e più in generale, dei Paesi mediterranei che deve essere individuata nel «maschilismo criminale». Si tratta di un fenomeno che coinvolge in primo luogo i rapporti tra i due sessi ed in un secondo momento i rapporti tra il padre ed i figli. Nonostante la gravità del fenomeno, sottolinea che esso in Italia è del tutto sottovalutato, in quanto non si è compreso come si tratti di una vera e propria questione culturale che, come tale, deve essere affrontata anche attraverso interventi legislativi. Al contrario di quanto avviene in Italia, in Spagna il primo ministro, José Luis Rodrìguez Zapatero, ha posto come secondo punto del programma di Governo proprio la lotta contro il maschilismo criminale. Ritiene che sarebbe stato un importante segnale inserire tale obiettivo anche nell'ampio programma elettorale dell'Unione.
Dopo aver ricordato che il maschilismo criminale era presente anche nella cultura ellenistica, evidenzia come questo si basi sull'idea della supremazia maschile, che pone al centro il maschio adulto, il quale, secondo una concezione proprietaria, dispone della vita e della morte di donne, bambini e schiavi. Alla base delle brutali violenze di uomini contro donne e bambini che ancora oggi si perpetrano vi è una concezione proprietaria che porta l'uomo a considerarsi come il padrone della propria vittima. Spesso, infatti, si tratta di violenze efferate che rappresentano la reazione dell'uomo-padrone al tentativo della donna di porre fine ad una relazione che si basa sulla sopraffazione.


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Ritiene che una delle cause delle violenze in famiglia sia anche la scarsa mobilità della famiglia, intendendo con ciò la difficoltà per i membri della famiglia ad uscire da essa. Una delle ragioni di tale scarsa mobilità è data dalla circostanza che, a causa di dissennate politiche per la famiglia, l'85 per cento delle famiglie vive in case di proprietà.
Si sofferma sull'articolo 18 del disegno di legge, volto a modificare la cosiddetta «legge Mancino», integrandone il contenuto sanzionatorio con riferimento anche alle forme di discriminazione basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere. Dichiarando di condividere pienamente tale disposizione, ricorda che questa riprende quanto già previsto dalle legislazioni della quasi totalità dei Paesi europei. Non si tratta, infatti, di un reato di opinione, come invece dichiarato dall'onorevole Lussana nella seduta di ieri, quanto piuttosto di una condotta il cui esito può anche essere letale, come è per esempio avvenuto recentemente a Torino dove un ragazzo di sedici anni si è tolto la vita perché emarginato ed insultato dai compagni di scuola a causa di una presunta omosessualità o, comunque, effeminatezza. Troppo spesso si crea un clima di violenza nei confronti di persone a causa del loro orientamento sessuale, che viene a sostanziarsi in atteggiamenti discriminatori. L'ampliamento delle fattispecie penali previste dalla «legge Mancino» servirà sicuramente a contrastare tale fenomeno.
In relazione al tema della violenza nei confronti dei minori, ricorda come egli già nella scorsa legislatura aveva più volte chiesto invano al Ministro della Giustizia i dati relativi ai processi svolti per reati contro i minori. Si tratta di un dato rilevante anche per l'esame dei provvedimenti all'ordine del giorno, in quanto possono dare il senso della portata del fenomeno. Anche in questo caso si tratta di reati che hanno la propria spiegazione in un'idea proprietaria che vede i bambini come oggetti dei quali si può disporre a piacimento. Ritiene che per contrastare tale fenomeno dovrebbe essere affrontato in maniera seria anche il tema dell'autonomia dei minori.

Rosa SUPPA (Ulivo) dopo aver sottolineato che i progetti di legge in esame sono tutti diretti ad individuare misure per contrastare la violenza contro le donne ed i soggetti più deboli, replica all'onorevole Grillini evidenziando, da un lato, che tali fenomeni non sono una caratteristica della famiglia, quanto piuttosto di tutte le relazioni affettive e, dall'altro, che se dalla famiglia paradossalmente ci si deve difendere la ragione è dovuta alla circostanza che finora la famiglia non è stata difesa in maniera adeguata neanche dalle istituzioni. Circa il fenomeno della violenza nei confronti delle donne, rileva che la gravità dello stesso è data dalla sua estensione, coinvolgendo indistintamente tutti i ceti sociali ed i livelli culturali della popolazione. Per tale ragione ritiene che sia necessario prevedere sia nuove misure di prevenzione che nuove disposizioni di natura sanzionatoria.
Soffermandosi sui progetti di legge all'esame della Commissione, evidenzia che nessuno di questi pone in dubbio la scelta sistematica effettuata dal legislatore nel 1996 di collocare i reati sessuali tra i reati contro la persona ed, in particolare, tra quelli contro la libertà personale, anziché tra i reati contro la moralità pubblica. Solo la proposta di legge n. 950 presentata dall'onorevole Lussana è diretta a collocare tali reati nell'ambito dei delitti contro la vita e l'incolumità individuale, confermando comunque la scelta del 1996 di considerare il reato sessuale come un reato contro la persona.
In ordine al disegno di legge presentato dal Governo, ritiene che sia da considerare con favore la scelta di prevedere un quadro normativo volto ad affrontare tutti i complessi profili del fenomeno della violenza nei confronti delle donne e di soggetti deboli. Per quanto tale provvedimento contenga disposizioni attinenti a profili culturali, sanitari, previdenziali, di formazione nonché relativi alla pubblicità, osserva che la struttura portante dello


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stesso è data proprio dalle disposizioni penali sostanziali e processuali, le quali rientrano nell'ambito della competenza esclusiva della Commissione Giustizia. Per tale ragione non ritiene opportuno che questo possa essere esaminato dalla Commissione Giustizia in congiunta con altre Commissioni.
Si sofferma, quindi, sulla proposta di legge C. 1249, presentata dall'onorevole Bianchi, di cui ella è seconda firmataria. Tale provvedimento reca una serie di disposizioni dirette a potenziare la lotta contro la violenza sessuale. Osserva che, tra i diversi progetti di legge abbinati, la proposta di legge n. 1249 è l'unica che incide sostanzialmente sulla formulazione della fattispecie criminosa del delitto di violenza sessuale, superando l'attuale formulazione che richiede il requisito della costrizione della vittima ai fini dell'imputazione. Ritiene, infatti, che il delitto di violenza sessuale dovrebbe basarsi unicamente sulla mera mancanza di consenso all'atto sessuale, al fine di tutelare pienamente il diritto di libertà sessuale. A tale proposito osserva che spesso è lo stato di assoggettazione della vittima a determinare la mancata reazione e quindi a configurare l'atto sessuale come una vera e propria costrizione. Invita la Commissione a valutare, pertanto, l'opportunità di ampliare l'ambito applicativo del delitto in questione, ritenendo sufficiente per la sua configurazione la mera mancanza di consenso. Altro punto qualificante della proposta di legge di cui ella è cofirmataria è l'istituzione di pool sui reati di violenza sessuale presso le procure della Repubblica nonché l'istituzione di sportelli di sostegno al cittadino presso le questure ed il potenziamento delle unità specializzate di polizia giudiziaria. Sottolinea, poi, la scelta di inserire nell'ordinamento il delitto di molestie assillanti. L'esigenza di prevedere tale reato nasce dalla constatazione che le violenze alle donne sono nella maggior parte dei casi precedute proprio dalle cosiddette molestie assillanti. Invita la Commissione a riflettere sull'opportunità di modificare la disciplina introdotta dalla legge n. 154 del 2001, che ha introdotto nell'ordinamento l'ordine di protezione contro gli abusi familiari, che consente, tra l'altro, anche l'allontanamento del soggetto violento dalla casa familiare . Si tratta di una disposizione di estrema importanza, la quale tuttavia nella pratica non ha dato i risultati sperati a causa della ristrettezza dei tempi di applicazione della misura ai casi concreti. Troppo spesso il soggetto violento allontanato è rientrato in famiglia con spirito di vendetta prima ancora della conclusione delle vicende processuali.

Gaetano PECORELLA (FI) formula alcune osservazioni di carattere preliminare, riservandosi di intervenire in modo analitico sugli aspetti tecnico-giuridici.
Rileva, in primo luogo, che il riferimento alla famiglia contenuto nel titolo del disegno di legge governativo può creare dei fraintendimenti circa l'oggetto della tutela, come d'altra parte dimostra l'intervento dell'onorevole Grillini, che, dal titolo medesimo, ritiene di trarre una conferma alla propria affermazione secondo la quale l'individuo dovrebbe difendersi dalla famiglia. Condivide, invece, le considerazioni dell'onorevole Suppa, poiché le forme di violenza in discussione non sono originate dalla famiglia in sé, ma, più in generale, dai rapporti di contiguità fra individui. In ogni caso, per evitare di incorrere in questo tipo di equivoci, ritiene che sarebbe opportuno espungere dal titolo del disegno di legge il riferimento alla famiglia.
Concorda con l'onorevole Grillini, quando questi afferma che la nostra società è ancora culturalmente connotata da forme di maschilismo criminale. Si domanda, tuttavia, con quali mezzi il legislatore possa intervenire per rimuovere una connotazione culturale della società e chiede se l'onorevole Grillini sia a conoscenza di interventi legislativi di altri Stati in tale direzione o, comunque, se egli abbia delle proposte o dei suggerimenti in proposito.
Sottolinea come le misure di prevenzione siano di fondamentale importanza per combattere il fenomeno della violenza sessuale, anche se, nel caso di specie, sono


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particolarmente difficili da attuare, perché gli atti di violenza in questione sono quasi sempre commessi sotto una forte spinta emotiva, come la gelosia o la passionalità. Chiede quindi se per le misure di prevenzione previste nel disegno di legge il Governo abbia predisposto un'adeguata copertura finanziaria.

Paola BALDUCCI (Verdi) sottolinea la complessità e l'ampia articolazione del disegno di legge governativo, il cui oggetto va ben oltre il tema della violenza sessuale. Sotto il profilo dell'organizzazione dei lavori della Commissione, ritiene possibile che tale disegno di legge sia integrato con alcuni aspetti della disciplina recata dalle altre proposte di legge abbinate. La predetta integrazione potrebbe avvenire in via emendativa, dopo l'adozione del disegno di legge governativo quale testo-base, ovvero in sede di redazione di un testo unificato.

Manlio CONTENTO (AN) ritiene di fondamentale importanza comprendere per quale motivo, negli ultimi dieci anni, gli episodi di violenza sessuale siano sensibilmente aumentati, nonostante l'intervento normativo del 1996 abbia ridisegnato le relative fattispecie criminose e previsto sanzioni penali più severe. La risposta a questo interrogativo implica la previa analisi delle cause effettive del fenomeno della violenza sessuale ed appare pregiudiziale per la valutazione dell'utilità di un nuovo intervento normativo che intenda inasprire ulteriormente le sanzioni penali. Soprattutto se la causa del fenomeno è sociologica, l'intervento sul sistema sanzionatorie deve essere molto attentamente ponderato.
Ritiene quindi essenziale che la Commissione prosegua l'esame dei provvedimenti abbinati sulla base di una piattaforma di dati statistici, che potranno essere forniti dal Governo, attestanti proprio i risultati applicativi della legge n. 66 del 1996. Proprio per tale ragione, insieme ai deputati del suo gruppo, ha presentato una richiesta di dati ed informazioni al Governo, ai sensi dell'articolo 79, comma 6, del Regolamento.
Passando all'esame delle disposizioni del disegno di legge governativo, ritiene che le previsioni di cui all'articolo 3, relative ai piani di sensibilizzazione e di formazione del personale sanitario, pur essendo condivisibili sul piano teorico, non siano in concreto efficaci anche perché è evidente la mancanza delle necessarie risorse. Prima di un intervento normativo, sarebbe più utile verificare, con gli idonei strumenti, se negli ultimi dieci anni sia cambiata la preparazione del personale del servizio sanitario nei confronti delle vittime di violenza sessuale. Altro punto del disegno di legge che suscita perplessità è la previsione di corsi di formazione in materia di valorizzazione dell'uguaglianza e della pari dignità sociale di ogni persona di fronte alla legge senza alcuna discriminazione. Si tratta di una norma manifesto che non tiene conto che tali principi, in un Paese civile, già dovrebbero essere patrimonio comune di ogni insegnante. In ordine alle disposizioni sui centri antiviolenza evidenzia l'esigenza istruttoria che alla Commissione siano forniti tutti i dati necessari per valutare l'attività concretamente svolta da tali centri. Solo sulla base di tali dati è possibile valutare la congruità delle norme che attribuiscono nuovi compiti e fondi ai centri antiviolenza.
Per quanto attiene alle disposizioni penali del disegno di legge del Governo, dopo aver precisato che il gruppo di Alleanza nazionale non è in linea di principio contrario all'inasprimento di pene per reati estremamente gravi, esprime forte perplessità sulla scelta del Governo di prevedere disposizioni speciali in ambito processuale, come ad esempio le norme sulla obbligatorietà del giudizio abbreviato, da applicare unicamente ai reati sessuali. Ritiene che in tale maniera il sistema processuale perda di organicità e coerenza. Inoltre vi è il rischio di introdurre nel codice di procedura penale disposizioni che non siano in linea con i principi del giusto processo. Non condivide neanche le disposizioni dirette a prevedere nuovi e più complessi criteri per ai quali il magistrato si dovrebbe affidare nel valutare l'applicabilità di nuove circostanze


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attenuanti. Si tratta di sistemi complessi che aumenterebbero in maniera rilevante il rischio di vizi di legittimità della sentenza. Anche sulla scelta di limitare il bilanciamento delle circostanze per i reati sessuali dovrebbe essere attentamente valutata dalla Commissione, al fine di verificare che la deroga ai principi generali sia giustificata dalla reale gravità del reato base. Ad esempio, la deroga al principio del bilanciamento delle circostanze dovrebbe valere unicamente per i reati commessi con condotta violenta.
Dichiara di essere pienamente favorevole alla introduzione nell'ordinamento del nuovo delitto di molestie insistenti, ritenendo che proprio tali molestie siano spesso comportamenti prodromici di condotte violente.
Si sofferma quindi sull'istituto dell'allontanamento dalla casa familiare, sottolineando che l'la idoneità concreta a salvaguardare il soggetto debole dipende dalla immediatezza dell'applicazione della misura rispetto al momento della querela o della denuncia. Auspica l'adozione un intervento da parte del Consiglio Superiore della Magistratura volto ad assicurare che l'applicazione delle misure di protezione da parte dei magistrati avvenga quasi contestualmente alla denuncia o querela.
Condivide sia la scelta di estendere ai casi di convivenza, secondo quanto affermato oramai pacificamente dalla giurisprudenza, l'applicazione dell'articolo 384 del codice penale, relativo a casi di non punibilità in ordine a reati contro l'amministrazione della giustizia che la scelta di introdurre nel codice penale il reato di sottrazione e trattenimento di minore all'estero; mentre esprime perplessità sulla estensione dei casi in cui l'arresto è obbligatorio in flagranza. Si sofferma sull'ampliamento della fattispecie penale in materia di discriminazione prevista dalla «legge Mancino», ritenendo che il reato che il disegno di legge intende ampliare debba essere attentamente valutato sotto il profilo della offensività giuridica.
Non condivide neanche la disposizione che prevede la costituzione in giudizio della Presidenza del Consiglio dei ministri in via generale per una serie di reati, ritenendo opportuno che la scelta di intervenire sia valutata volta per volta. Esprime forti perplessità sulle disposizioni, che rifacendosi alla materia dei reati ambientali, ammettono l'intervento in giudizio degli enti locali e dei centri antiviolenza, ritenendo che la possibilità di tale intervento dovrebbe essere sempre condizionato all'autorizzazione della vittima del reato.
Conclude sottolineando l'esigenza che al rafforzamento della tutela penale corrisponda un irrigidimento dei criteri per la concessione dei benefici penitenziari, poiché poco serve condannare un soggetto a dieci anni di pena quando dopo poco tempo può uscire dal carcere grazie alla concessione di tali benefici.

Erminia MAZZONI (UDC) fa propri i rilievi critici dell'onorevole Contento, invitando i colleghi a riflettere su quale debba essere l'oggetto dell'esame della Commissione.
A tal fine ricorda che il procedimento in Commissione si è avviato in seguito alla presentazione della proposta di legge C. 950 Lussana, incentrata sulla tutela delle vittime della violenza sessuale, alla quale sono state progressivamente abbinate altre proposte di legge, le quali o vertono sulla stessa materia ovvero intendono disciplinare fattispecie ad essa strettamente connesse. Si è dunque costituito un corpus di proposte di legge per molti aspetti omogeneo, che potrebbe essere sintetizzato in un testo unificato, poiché sembrano sussistere le condizioni per raccogliere e comporre in modo trasversale le diverse sensibilità politiche intorno al tema specifico della violenza sessuale.
In questo contesto il disegno di legge governativo, che pure presenta taluni aspetti positivi, soprattutto per quanto concerne le norme sulla prevenzione, sembra porsi quale elemento di disarmonia e confusione, anche in considerazione dell'ampiezza del suo oggetto. Tale disegno di legge, infatti, affronta il tema della violenza sessuale non in via primaria, ma in


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un ambito molto più vasto e riferito alle complesse problematiche della violenza nella famiglia, della violenza di genere e della discriminazione in ragione dell'orientamento sessuale.
Ritiene quindi più opportuno e più proficuo che la Commissione focalizzi la propria attenzione sulla disciplina penalistica volta a reprimere lo specifico fenomeno della violenza sessuale.

Il ministro delle politiche per la famiglia Rosy BINDI, intende limitarsi, nella seduta odierna, a replicare ad alcune delle osservazioni formulate, riservandosi un successivo e più complessivo intervento.
Osserva anzitutto, pur non intendendo aprire una polemica sul punto, che non è la prima volta che con un intervento normativo si rompe l'unità del sistema di diritto processuale penale, sottolineando come ciò sia stato fatto in passato per scopi molto meno importanti. D'altra parte senza un intervento sul diritto processuale si rischia di vanificare l'efficacia delle nuove norme sostanziali.
In un contesto più generale, inoltre, ricorda che nel programma del Governo è previsto un intervento estremamente incisivo in materia processuale, rappresentato dall'istituzione di un giudice unico per la famiglia ed i minori, che sarebbe competente anche per le materie oggetto di discussione. Fa quindi presente che a tal fine è in corso di costituzione una apposita commissione di studio.
Con riferimento all'intervento dell'onorevole Grillini, che ha formulato molte osservazioni pregevoli e condivisibili, sottolinea tuttavia come dal titolo del disegno di legge governativo non possa certamente desumersi la necessità dell'individuo di difendersi dalla famiglia. Al contrario tale disegno di legge si fonda sulla considerazione che non è possibile chiudere gli occhi di fronte a statistiche tanto allarmanti, le quali dimostrano come la gran parte dei delitti contro le donne, i bambini e gli anziani si consumino nel contesto dei rapporti familiari e, più in generale, dei rapporti affettivi di convivenza. Il disegno di legge, inoltre, presuppone una presa d'atto della tipicità e specificità di questi particolari atti di violenza, che sono diversi da quelli che si consumano al di fuori del contesto familiare. In quest'ottica diviene comprensibile anche l'importanza attribuita all'aspetto della specifica formazione e della riabilitazione.
Evidenzia come un dato, in particolare, aiuti a comprendere l'assoluta peculiarità di questi tipi di atti di violenza: il fatto che l'aggressore molto spesso si autodenunci o addirittura si suicidi. Risulta quindi del tutto evidente la necessità di un sistema di pene ad hoc e che le istituzioni prendano a carico la riabilitazione non solo della vittima, ma anche dell'aggressore e del nucleo familiare stesso. La famiglia, pertanto, deve essere considerata in sé come soggetto di riparazione, in seguito ad atti di violenza che sono stati perpetrati al suo interno.
Invita quindi a cogliere queste profonde novità insite nel disegno di legge governativo, sottolineando come esso non sia ideologico ma, semmai, cerchi di superare una certa ideologia femminista.
Al di là di alcuni accenti eccessivi, condivide le osservazioni dell'onorevole Grillini relative alla società maschilista, ma ribadisce che non si può trascurare che la maggior parte delle violenze avviene nell'ambito dei rapporti familiari ed affettivi. Ciò non significa affatto che la famiglia sia la causa delle violenze, ma che essa costituisca il luogo dove talune specifiche violenze vengono perpetrate. Inoltre, in considerazione del valore che essa rappresenta e dei diritti che l'articolo 29 della Costituzione le riconosce quale soggetto autonomo, la famiglia deve essere considerata come titolare anche del diritto alla riabilitazione e riparazione.
Premessi questi brevi cenni, indispensabili per comprendere la chiave di lettura del disegno di legge in esame, occorre ulteriormente precisare che tale provvedimento governativo può essere attuato senza oneri.
Osserva inoltre che, ai sensi del nuovo Titolo V della Costituzione, è opportuna una legge che preveda livelli essenziali e uniformi di prestazioni assistenziali, ciò


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per vincolare i modelli organizzativi del personale da parte delle regioni. Non si può infatti ignorare che da regione a regione il servizio reso ai cittadini in materia assistenziale cambi notevolmente.
Nel ricordare come una rete adeguata di servizi debba essere considerata un diritto esigibile del cittadino, sottolinea come i centri antiviolenza abbiano svolto un ruolo di supporto fondamentale.

Pino PISICCHIO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 16.30.

AVVERTENZA

Il seguente punto all'ordine del giorno non è stato trattato:

COMITATO RISTRETTO

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle intercettazioni telefoniche, informatiche, telematiche o ambientali.
C. 706 Osvaldo Napoli, C. 1240 Cirino Pomicino e C. 1277 Buemi.