II Commissione - Resoconto di marted́ 12 giugno 2007


Pag. 33

SEDE CONSULTIVA

Martedì 12 giugno 2007. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO. - Interviene il Sottosegretario di Stato per la giustizia Luigi Li Gotti.

La seduta comincia alle 11.10

Modernizzazione delle Amministrazioni pubbliche.
Nuovo testo C. 2161 Governo.
(Parere alla I Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole con osservazioni).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Paolo GAMBESCIA (Ulivo), relatore, rileva come il Governo, con il disegno di legge in esame, intenda proseguire l'azione intrapresa con il decreto- legge n. 223 del 2006, recante misure per il rilancio economico, accompagnandola con misure volte a creare un ambiente di infrastrutture burocratiche più favorevole allo svolgimento delle attività economiche e, al tempo stesso, a garantire ai cittadini la qualità dei servizi resi, sia dalla pubblica amministrazione, sia dai soggetti che ad essa si sono sostituiti in settori di rilevante


Pag. 34

importanza per la vita quotidiana, come i gestori di servizi pubblici.
In tale prospettiva il disegno di legge reca un complesso di misure che si pongono l'obiettivo di garantire l'efficienza delle amministrazioni pubbliche e di ridurre i costi burocratici per i cittadini e per l'insieme degli operatori economici.
Si sofferma, quindi, sulle disposizioni rientranti nella competenza della Commissione giustizia.
L'articolo 1 apporta modifiche a vari articoli della legge n. 241 del 1990, recante le norme generali che regolano l'attività amministrativa, finalizzate a conferire una maggiore trasparenza e semplicità al procedimento amministrativo ed ai suoi tempi di conclusione.
Il comma 1, lettera b), ridefinisce le modalità di determinazione dei termini per l'adozione dei provvedimenti ne abbrevia la durata. In particolare, viene stabilito in 30 giorni il termine generale per la conclusione dei procedimenti amministrativi di competenza delle amministrazione statali e degli enti pubblici nazionali, salvo diversa previsione di legge o regolamentare.
Per quanto riguarda gli ambiti di competenza della Commissione Giustizia, il comma 1, lettera c), introduce nella legge n. 241 del 1990 il nuovo articolo 2-bis, che pone a carico di tutte le amministrazioni pubbliche e dei soggetti privati preposti all'esercizio di attività amministrative (di cui all'articolo 1, comma 1-ter, della medesima legge n. 241), l'obbligo di risarcire il danno ingiusto causato dall'inosservanza, dolosa o colposa, dei termini procedimentali, e ciò senza riguardo all'effettiva spettanza al richiedente del beneficio derivante dal provvedimento richiesto.
Inoltre, il comma 2 del nuovo articolo 2-bis dispone che, indipendentemente dal risarcimento del danno e con esclusione delle ipotesi in cui il silenzio dell'amministrazione competente equivale a provvedimento di accoglimento dell'istanza, le pubbliche amministrazioni ed i soggetti privati preposti all'esercizio di attività amministrative, corrispondono ai soggetti istanti, per il mero ritardo, una somma di denaro in misura fissa ed eventualmente progressiva, tenuto conto anche della rilevanza degli interessi coinvolti nel procedimento, nei casi di inosservanza dei termini di conclusione dei procedimenti amministrativi.
Lo scopo della disposizione è di offrire in tempi rapidi all'interessato un ristoro economico al pregiudizio subìto in virtù del mero ritardo dell'amministrazione: pregiudizio la cui esistenza e rilevanza appaiono presunte ex lege. In coerenza con tale assunto, si esclude la corresponsione della somma in tutte le ipotesi di silenzio-assenso e si prevede l'assorbimento dell'importo eventualmente corrisposto, in sede di liquidazione del risarcimento del danno.
Il comma 3 prevede che, con regolamento governativo ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge n. 400 del 1988, sentita la Conferenza unificata Stato-Regioni, sono stabiliti la misura e il termine di corresponsione della predetta somma forfetaria. Il regolamento stabilisce, altresì, le modalità di pagamento per le amministrazioni statali, gli enti pubblici nazionali ed soggetti privati preposti all'esercizio di attività amministrative. Anche le Regioni e gli enti locali sono soggetti alla disciplina testé illustrata; essi peraltro determinano l'entità e le modalità di corresponsione della somma secondo le norme dei rispettivi ordinamenti.
Il comma 4 attribuisce le controversie in materia di mancato rispetto dei termini per la conclusione del procedimento alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Si precisa altresì inoltre, che il diritto al risarcimento del danno si prescrive in cinque anni, mentre il diritto alla corresponsione della somma forfetaria a titolo di indennizzo si prescrive in due anni. In entrambi i casi, per favorire il debitore, si prevede che il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno erariale, che l'articolo 1 della legge n. 20 del 1994 fissa in cinque anni, decorre dalla data del pagamento, che deve essere comunicato entro 15 giorni dall'amministrazione gravata del relativo onere economico (anziché dalla data in cui si è


Pag. 35

verificato il fatto dannoso, ovvero, in caso di occultamento doloso del danno, dalla data della sua scoperta, come previsto dal citato articolo 20).
L'articolo 4 reca disposizioni per l'attuazione dei sistemi di gestione del protocollo informatico da parte delle pubbliche amministrazioni.
Per quanto di Competenza della Commissione giustizia, segnala il comma 2, in base al quale, in caso di mancata osservanza delle disposizioni sulla gestione del protocollo informatico, il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione nomina il responsabile per i sistemi informativi automatizzati commissario ad acta, con il compito di dare attuazione a tali disposizioni e l'obbligo di riferire, entro 180 giorni dalla nomina, sull'effettivo avvio e sul funzionamento del sistema di gestione. Osserva, peraltro, che il riferimento alla «mancata osservanza delle disposizioni di cui al comma 1» potrebbe sembrare riferito all'obbligo dei responsabili per i sistemi informativi automatizzati di riferire annualmente al Ministro sullo stato di attuazione delle disposizioni sul protocollo informatico, anziché, come si desume dalla ratio della norma e dalla relazione illustrativa, delle disposizioni sulla gestione del protocollo informatico da parte dell'amministrazione di appartenenza. Potrebbe pertanto essere opportuna una più chiara formulazione del comma 2.
Segnala, inoltre, i commi da 4 a 6 dell'articolo 7.
Il comma 4 integra la legge n. 241 del 1990, inserendo il nuovo articolo 29-bis, e prescrive ai gestori dei servizi di pubblica utilità, sia pubblici che privati, nei settori dell'energia elettrica, del gas e delle telecomunicazioni, di applicare al rapporto di utenza, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli da 4 a 10 della legge n. 241 (concernenti la responsabilità del procedimento e la partecipazione al procedimento amministrativo).
La determinazione delle modalità concrete di applicazione delle nuove disposizioni è rimessa alle autorità di regolazione interessate, le quali dovranno anche stabilire forme di indennizzo automatico e forfetario da corrispondere, anche in via di autotutela negoziale, in caso di violazione degli obblighi in questione, ovvero di mancato rispetto dei livelli qualitativi e quantitativi minimi predeterminati e pubblicati anche attraverso singole carte dei servizi.
Il nuovo articolo 29-bis contempla, infine, la possibilità di estendere le summenzionate prescrizioni ad altri gestori di servizi di interesse generale, sempre in vista di una maggiore trasparenza nei rapporti con l'utenza.
Il comma 5 assegna al TAR del Lazio la competenza di primo grado sui ricorsi avverso i provvedimenti dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas; il comma 6 conseguentemente sopprime la disposizione che attualmente assegna tale competenza al TAR della regione ove ha sede l'Autorità.
L'articolo 9 introduce, attraverso novelle a disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica n. 1199 del 1971, talune modifiche alla vigente disciplina dei ricorsi straordinari al Presidente della Repubblica.
Il comma 1 prevede due ipotesi di inammissibilità del ricorso straordinario. In particolare, tale ricorso non è esperibile avverso i provvedimenti adottati dalle autorità amministrative indipendenti e nei confronti degli atti di gestione dei rapporti di lavoro dei pubblici dipendenti, ad eccezione del personale in regime di diritto pubblico di cui all'articolo 3 del decreto legislativo n. 165 del 2001.
Il comma 2, modificando l'articolo 9, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 1199 del 1971, riduce da 120 a 60 giorni il termine per la presentazione del ricorso straordinario.
Il comma 3 reca al predetto decreto due ulteriori novelle, che, incidendo sull'articolo 11, modificano la disciplina prevista per l'istruttoria del ricorso straordinario e per la presentazione al Consiglio di Stato ai fini dell'emissione del relativo parere.
In particolare, la lettera a) interviene sulla disciplina della pubblicità della relazione


Pag. 36

istruttoria sul ricorso predisposta dall'amministrazione competente, stabilendo che copia della stessa e di eventuali controdeduzioni delle altre amministrazioni venga trasmessa, oltre che al Consiglio di Stato, anche alle parti.
La lettera b) introduce una disposizione finalizzata ad accelerare la trasmissione del ricorso al Consiglio di Stato, nel caso in cui l'amministrazione competente non provveda a farlo. Si stabilisce quindi che, spirato il termine per il completamento dell'istruttoria, il ricorrente può depositare direttamente copia del ricorso presso il Consiglio di Stato, attivando in tal modo la fase procedurale volta all'emissione del parere sul ricorso stesso.
Il comma 4 estende anche al Consiglio di Stato, in sede di emissione del parere nell'ambito della procedura relativa ad un ricorso straordinario, la possibilità di attivare un giudizio incidentale di costituzionalità, qualora valuti che la questione sollevata sia rilevante ai fini della decisione del ricorso e non sia manifestamente infondata (al pari di quanto previsto dalla legge n. n. 87 del 1953 per le autorità giurisdizionali). Pertanto, valutata positivamente la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione, il Consiglio di Stato sospende l'espressione del parere e riferisce i termini ed i motivi della questione alla Corte costituzionale, cui trasmette gli atti relativi al ricorso.
Osserva che la disposizione non prevede espressamente quale sia l'atto con cui il Consiglio di Stato sospende il giudizio e riferisce sulla questione alla Corte costituzionale, anche se il richiamo agli articoli 23 e seguenti della legge n. 87 del 1953 può far ritenere che si tratti di un'ordinanza.
Il comma 5 reca un'ulteriore novella all'articolo 14, comma 2, del citato decreto n. 1199, prevedendo che, qualora la pubblica amministrazione competente non abbia dato esecuzione al decreto del Presidente della Repubblica che ha deciso un ricorso straordinario, gli interessati possano attivare un giudizio di ottemperanza nei confronti dell'amministrazione, conformemente a quanto attualmente previsto per le decisioni del giudici ordinari ed amministrativi.
La disposizione in esame precisa altresì che la facoltà di attivazione del giudizio di ottemperanza si applichi solo ai decreti resi in regime di alternatività rispetto ad altro rimedio giurisdizionale. Il principio di alternatività non sussiste, invece, nel caso in cui il ricorso straordinario concorra con un azione dinanzi all'autorità giudiziaria ordinaria a tutela di un diritto soggettivo, che pertanto non resta preclusa. In tal caso, in base alla disposizione in esame, il giudizio di ottemperanza non potrà conseguire alla decisione sul ricorso straordinario, ma sarà ordinariamente attivabile a seguito del passaggio in giudicato dell'eventuale sentenza del giudice ordinario.
Quanto ai profili della competenza, si prevede che il ricorso per l'ottemperanza sia proposto al tribunale amministrativo regionale competente per territorio. La relazione illustrativa evidenzia come in tal modo si garantisca un doppio grado di giudizio, che invece sarebbe precluso in caso di devoluzione della competenza al Consiglio di Stato.
In base alla formulazione letterale del testo, tuttavia, non sembra identificabile con chiarezza il giudice competente a pronunciarsi sull'ottemperanza di una decisione riferita ad un ente che eserciti la sua attività anche al di fuori dei limiti della circoscrizione dello stesso tribunale amministrativo.
Il comma 6 precisa che non è ammessa la proposizione dei ricorsi per l'attivazione dei predetti giudizi di ottemperanza, ai fini dell'esecuzione dei decreti del Presidente della Repubblica resi prima dell'entrata in vigore del disegno di legge in esame.
Il comma 7, recando una novella all'articolo 26, secondo comma, della legge istitutiva dei Tribunali amministrativi regionali (legge n. 1034 del 1971), estende anche alle sentenze amministrative passate in giudicato, che dispongano l'annullamento di atti amministrativi generali a contenuto normativo, le forme di pubblicità già previste dall'articolo 14, terzo e


Pag. 37

quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 1199 del 1971. Pertanto, delle sentenze che pronuncino l'annullamento di atti amministrativi generali a contenuto normativo deve essere data, a cura dell'Amministrazione interessata, nel termine di trenta giorni dalla emanazione, pubblicità nelle medesime forme di pubblicazione degli atti annullati. Nel caso di omissione da parte dell'amministrazione, può provvedervi la parte interessata, ma le spese sono a carico dell'amministrazione stessa.
I commi 8 e 12 intervengono sulla disciplina della forma e della pubblicità dei pareri del Consiglio di Stato. In particolare, il comma 8 introduce una novella all'articolo 15 della legge n. 205 del 2000, e stabilisce che i pareri del Consiglio di Stato non debbano recare la semplice indicazione, come finora previsto, bensì la sottoscrizione del Presidente del collegio e del consigliere estensore. Il comma 12 reca, invece, due novelle al Codice in materia di dati personali (decreto legislativo n. 196 del 2003), prevedendo l'estensione ai pareri resi dal Consiglio di Stato della disciplina vigente in materia di pubblicazione informatica delle sentenze e delle decisioni dell'Autorità giudiziaria. Pertanto, i predetti pareri dovranno essere resi accessibili anche attraverso il sistema informativo ed il sito internet del Consiglio di Stato, nel rispetto delle specifiche cautele dettate dall'articolo 52 del codice in materia di dati personali a tutela dei dati identificativi dei soggetti interessati dal provvedimento giurisdizionale.
L'articolo 10, ai commi da 1 a 4, individua misure per la digitalizzazione degli atti e dei documenti nell'ambito del processo amministrativo, del processo contabile e del processo tributario.
In particolare, si prevede l'emanazione di appositi decreti volti a definire i tempi e le modalità della progressiva digitalizzazione degli atti e dei documenti dei processi amministrativo, contabile e tributario, nonché dei procedimenti dinanzi alle sezioni consultive del Consiglio di Stato e alle sezioni di controllo della Corte dei conti. Tali decreti, previa acquisizione dei parere degli ordini professionali, sono adottati dal Presidente del Consiglio di Stato, per gli aspetti concernenti la giustizia amministrativa, dal Presidente della Corte dei conti, per gli aspetti concernenti la giustizia contabile e dal Ministro dell'economia e delle finanze, per gli aspetti concernenti la giustizia tributaria.
I citati decreti dovranno disporre una fase di sperimentazione, anche limitata a pochi uffici giudiziari, all'esito della quale sarà possibile: prevedere l'obbligo di depositare anche o esclusivamente su supporto informatico o per via telematica gli atti o i documenti offerti in comunicazione dalle parti; precisare eventuali deroghe a tale obbligo in relazione a talune tipologie di atti e documenti; stabilire il numero di copie cartacee da produrre quando il deposito su supporto informatico o in via telematica non escluda il deposito di atti o documenti in forma cartacea.
Il comma 5, contiene la delega al Governo ad adottare, entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi diretti: sub lettera a), al riordino della normativa sulle comunicazioni e sulle notificazioni, per adeguarle al processo telematico e, sub lettera b), alla definizione delle modalità di conferimento della procura alle liti, sempre per adeguarle al processo telematico.
Per l'esercizio della delega di cui al comma 5, lettera a), il comma 6 detta i seguenti principi e criteri direttivi: a) obbligo per ciascun avvocato e ausiliario del giudice di indicare un indirizzo di posta elettronica certificata; definizione e disciplina dell'elenco degli indirizzi e delle modalità di aggiornamento; b) previsione che le comunicazioni sono effettuate direttamente dall'ufficio giudiziario agli avvocati e agli ausiliari del giudice in forma telematica all'indirizzo elettronico di cui all'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 123 del 2001 ed alle parti costituite personalmente e ai testimoni all'indirizzo elettronico di posta certificata espressamente dichiarato ai sensi dell'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica n. 68 del 2005; c) previsione della notificazione in forma telematica


Pag. 38

come forma primaria ed obbligatoria di notificazione, salvo eccezioni espressamente previste; d) previsione in forza della quale, qualora le parti non abbiano comunicato l'indirizzo elettronico, le comunicazioni e le notificazioni durante il procedimento sono fatte presso la cancelleria; e) previsione della conservazione da parte dell'ufficio notifiche dell'originale del documento informatico per i due anni successivi; f) previsione dell'invio, su richiesta, del documento informatico per via telematica all'indirizzo dichiarato dal destinatario delle notifiche o dal suo procuratore ovvero mediante consegna su supporto informatico non riscrivibile, ai medesimi, previo pagamento del diritto di copia; g) attribuzione al Ministro della giustizia della facoltà di determinare, per ciascun circondario o distretto, entro il termine ultimo del 30 giugno 2009, l'inizio dell'utilizzazione in forma obbligatoria delle notificazioni telematiche.
Per l'esercizio della delega di cui al comma 5, lettera b), il comma 6 detta i seguenti principi e criteri direttivi: a) obbligo della procura alle liti in forma scritta per la rappresentanza della parte davanti al giudice, con facoltà di conferire procura informatica mediante l'utilizzo della firma digitale; b) indicazione degli estremi della procura alle liti nell'atto; c) deposito, al momento della iscrizione a ruolo, di copia, con dichiarazione di conformità del difensore, della procura e obbligo di depositare l'originale solo su ordine del giudice.
Il commi da 10 a 13 prevedono che l'Avvocatura dello Stato possa eseguire la notificazione di atti civili, amministrativi e stragiudiziali a mezzo del servizio postale, ai sensi della legge 21 gennaio 1994, n. 53.
L'articolo 15 è volto a semplificare la fase della verifica dei requisiti e delle condizioni necessari all'acquisto della personalità giuridica ovvero alle modificazioni dell'atto costitutivo o dello statuto. In tale contesto, si ricorda che il decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 2000 ha stabilito che le associazioni, le fondazioni e le altre istituzioni di carattere privato acquistano personalità giuridica mediante iscrizione nel registro delle persone giuridiche, istituito presso gli uffici territoriali del Governo.
Il comma 1 dell'articolo in esame sposta lo svolgimento della fase procedimentale dinanzi al notaio, con la conseguenza che le prefetture-uffici territoriali del Governo provvederanno all'iscrizione nel registro delle persone giuridiche sulla base dell'attestazione notarile.
Il comma 2 demanda ad un decreto del Ministro dell'interno l'individuazione dei criteri e dei parametri per la verifica dell'adeguatezza del patrimonio dell'ente alla realizzazione dello scopo. A tali criteri e parametri dovrà fare riferimento il notaio nel corso dell'attività prevista dal comma 1.
L'articolo 17 apporta alcune modifiche all'articolo 29-bis della legge n. 184 del 1983, in materia di adozione internazionale, al fine di realizzare un più efficace e proficuo raccordo tra gli interessati all'adozione, i servizi socio-assistenziali del comune di residenza e il tribunale per i minorenni.
In particolare, il comma 1, lettera a) interviene sul comma 1 del citato articolo 29-bis stabilendo che coloro che presentano dichiarazione di disponibilità all'adozione di un minore straniero devono inviare, ai servizi socio-assistenziali del comune di residenza, copia dell'apposita dichiarazione depositata presso il Tribunale dei minorenni. L'intento del Governo appare dunque quello di velocizzare la procedura coinvolgendo da subito, e per iniziativa degli aspiranti genitori, i servizi socio assistenziali.
Osserva che la formulazione del comma 1, lettera a) potrebbe dar luogo ad equivoci in relazione ai soggetti tenuti a inviare la dichiarazione ai servizi socio assistenziali, non essendo chiaro se, da un punto di vista letterale, tale adempimento spetti al tribunale o alle persone che intendono adottare un minore.
Il comma 1, lettera b), sostituendo il comma 3 del citato articolo 29-bis, prevede che il tribunale per i minorenni, se ritiene di dover dichiarare immediatamente l'idoneità degli aspiranti all'adozione


Pag. 39

per manifesta carenza dei requisiti, pronuncia decreto motivato e lo comunica, oltre che agli interessati, ai servizi dell'ente locale interessato. Nelle altre ipotesi, trasmette copia della dichiarazione di disponibilità ai servizi medesimi. In sostanza, i servizi sociali, già preallertati dall'invio della dichiarazione di disponibilità di cui al comma 1, verrebbero informati del decreto di inidoneità al fine di interrompere qualsiasi attività di valutazione che avessero già intrapreso.
L'ultima parte del nuovo comma 3 prevede (sostanzialmente riproducendo il contenuto della disposizione attuale, con l'unica eccezione dell'eliminazione del termine di 15 giorni) che laddove il tribunale non pronunci l'immediata inidoneità, esso debba trasmettere copia della dichiarazione di disponibilità ai servizi. A tale proposito osserva, tuttavia, che i servizi sociali hanno già ricevuto la predetta copia da parte degli interessati, in virtù di quanto disposto dal comma 1.
L'articolo 18 contiene, con i relativi princìpi e criteri direttivi, la delega al Governo ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo recante modifiche al codice della navigazione. Le modifiche avranno ad oggetto le sanzioni pecuniarie da irrogare nei confronti dei gestori aeroportuali, degli operatori aerei, dei manutentori aeronautici e dei prestatori di servizi al trasporto aereo.
Il comma 3 indica i princìpi e criteri di attuazione della delega: previsione delle sanzioni pecuniarie da comminare al gestore aeroportuale (qualora non rispetti gli obblighi specificati dall'articolo 705 del codice della navigazione ovvero i requisiti di sicurezza per la gestione dell'aeroporto) e delle sanzioni da comminare ai manutentori e agli operatori aerei (nel caso in cui non rispettino i requisiti per il rilascio e per il mantenimento del relativo certificato), oltre che agli esercenti per violazione delle disposizioni normative in materia di assegnazione delle bande orarie; indicazione dell'importo minimo e massimo delle sanzioni pecuniarie e individuazione dell'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) quale unica autorità competente all'irrogazione delle sanzioni amministrative.
Esprime quindi un giudizio fortemente positivo sul complesso del disegno di legge in esame, che interviene in modo incisivo e diffuso in vari settori dell'attività della pubblica amministrazione, evidenziando peraltro come il relativo contenuto possa talvolta apparire eccessivamente eterogeneo, poiché reca talune disposizioni, come quelle in materia di adozione o sulla patente di guida, che sarebbe opportuno trattare ed approfondire autonomamente, nell'ambito di appositi provvedimenti.
Valuta con particolare favore l'introduzione nella legge n. 241 del 1990 del nuovo articolo 2-bis, che rappresenta l'affermazione di un vero e proprio principio di civiltà, tutelando il cittadino dall'inosservanza, sia dolosa che colposa, dei termini procedimentali, anche indipendentemente dal risarcimento del danno.
Con particolare riferimento al ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, pur manifestando in linea teorica talune perplessità sull'opportunità della sua permanenza nel nostro ordinamento, riconosce tuttavia come esso possa rappresentare l'extrema ratio sul fronte della tutela di posizioni giuridiche che non hanno trovato altrove il proprio giusto riconoscimento, ovvero possa rivelarsi un utile strumento per offrire tutela ai cittadini meno abbienti o, comunque, privi di preparazione tecnico-giuridica. Ritiene quindi che, se si intende mantenere tale istituto nell'ordinamento, potrebbe non essere opportuno privarlo sostanzialmente della sua natura extra ordinem tramite la riduzione del termine per la presentazione da 120 a 60 giorni. Auspica pertanto che sul punto si apra un proficuo dibattito in Commissione.
Si riserva quindi di formulare una compiuta proposta di parere all'esito del dibattito.

Marilena SAMPERI (Ulivo) condivide il giudizio positivo dell'onorevole Gambescia sul disegno di legge in esame. Sottolinea quindi come con tale provvedimento si porti a compimento quel processo di riforma


Pag. 40

che, iniziato con la legge 241 del 1990, ha trasformato una pubblica amministrazione senza volto e senza tempo in un'amministrazione sempre più trasparente e responsabile. In tale contesto, il riconoscimento al cittadino di un ristoro per il ritardo dell'amministrazione, indipendentemente dal risarcimento del danno, rappresenta un passo fondamentale.
Per quanto concerne il ricorso straordinario al presidente della Repubblica, ritiene che non si possa espungere dall'ordinamento uno strumento generale di tutela che il cittadino può esperire quando tutti gli altri strumenti di tutela ed, in particolare, il ricorso al giudice amministrativo, sono preclusi. Concorda quindi con l'onorevole Gambescia sul fatto che tale strumento sarebbe snaturato dalla riduzione del termine per la presentazione da 120 a 60 giorni, sottolineando come tale riduzione, operando una sostanziale equiparazione con i termini per la presentazione del ricorso al giudice amministrativo, finirebbe per penalizzare anche talune categorie di cittadini più deboli.

Silvio CRAPOLICCHIO (Com.It) si associa alle valutazioni favorevoli sul complesso del provvedimento, concordando altresì sull'opportunità di non ridurre i termini per la presentazione del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

Rosa SUPPA (Ulivo) si associa anch'essa al giudizio complessivamente positivo sul disegno di legge governativo, sottolineando, in particolare, la serietà e concretezza delle disposizioni che riconoscono al cittadino un ristoro per il ritardo dell'amministrazione, indipendentemente dal risarcimento del danno.
Rileva quindi come il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, che dal punto di vista sistematico si pone quale ultimo rimedio esperibile dal cittadino per ottenere la tutela di determinate situazioni giuridiche, in concreto sia spesso utilizzato come espediente a fini dilatori. In linea di principio, ritiene che il relativo termine di presentazione possa essere ridotto, ma non fino al punto da equipararlo al termine per la presentazione del ricorso al giudice amministrativo, che è appunto di 60 giorni, perché in tal caso il ricorso straordinario perderebbe la propria ragione d'esistere.

Manlio CONTENTO (AN) concorda sul fatto che le disposizioni di cui all'articolo 1, che tutelano il cittadino dai ritardi dell'amministrazione con la previsione del diritto al risarcimento del danno e, indipendentemente da quest'ultimo, di una forma di ristoro forfetario, costituiscano l'affermazione di un principio di civiltà. Tuttavia esprime perplessità in ordine all'aumento del carico giudiziario che possa derivarne, anche sul piano dell'accertamento della responsabilità e dell'integrazione del contraddittorio, soprattutto con riferimento alle ipotesi in cui il ritardo sia derivato dalla tardiva espressione del parere da parte di un'amministrazione diversa da quella convenuta in giudizio. Conseguentemente, ritiene che l'articolo 1, comma 1, lettera b), capoverso «Art. 2», comma 7, debba essere riformulato in modo da garantire tempi certi di durata per la sospensione del procedimento amministrativo, che non dovrebbe essere superiore al doppio dei termine previsto per la conclusione del procedimento. Invita quindi al relatore di tenere conto di tale rilievo nella formulazione della proposta di parere.
Con riferimento al ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, dichiara la propria contrarietà alla riduzione del relativo termine di presentazione.
Rileva, conclusivamente, che il provvedimento in esame ha un contenuto eccessivamente eterogeneo e che molti temi, fra i quali quello dell'adozione internazionale, dovrebbero costituire l'oggetto di provvedimenti ad hoc.

Paolo GAMBESCIA (Ulivo), relatore, anche tenuto conto di quanto emerso nel corso del dibattito, formula una proposta di parere favorevole con osservazioni (vedi allegato 1).

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.


Pag. 41

Disposizioni in materia di autotrasporto merci e di circolazione.
C. 2480-A/R.
(Parere alla IX Commissione).
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole con condizioni e osservazioni).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta del 6 giugno 2007.

Silvio CRAPOLICCHIO (Com.It), relatore, rileva che il provvedimento in esame reca disposizioni finalizzate a ridurre i rischi connessi alla circolazione stradale, mediante un complessivo inasprimento delle misure sanzionatorie recate dal codice della strada. Tale intervento si realizza in primo luogo con misure mirate al rispetto dei limiti di velocità, attuate con la rimodulazione del meccanismo di decurtazione dei punti sulla patente. Vengono inoltre introdotte norme più restrittive per i «neopatentati», nonché disposizioni che aggravano le sanzioni per comportamenti stradali particolarmente pericolosi e per le fattispecie di guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di sostanze stupefacenti.
Il disegno di legge - composto originariamente di 12 articoli - a seguito degli emendamenti approvati dalla IX Commissione, si compone ora di 33 articoli. Il nuovo testo, mantenendo fermi i principi ispiratori del provvedimento, finalizzato alla prevenzione della incidentalità stradale ed all'incremento delle misure di sicurezza nella circolazione, presenta un'attenuazione di alcune delle misure sanzionatorie originariamente previste e reca una delega al governo per la riforma del codice della strada, oltre ad introdurre una serie di ulteriori disposizioni connesse al tema della sicurezza stradale. Fra queste vanno segnalate: la nuova disciplina concernente la c.d. «guida assistita»; l'aggravamento delle pene per reati colposi connessi a incidenti stradali, nei casi di guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti; la destinazione dei proventi derivanti dall'aumento delle sanzioni pecuniarie a interventi di miglioramento delle infrastrutture e della segnaletica stradale; la ridefinizione della disciplina concernente l'attività e la documentazione degli autoveicoli adibiti al trasporto di persone e cose.
L'articolo 1 attribuisce ai presidenti delle autorità portuali le competenze in materia di regolamentazione della circolazione stradale, con riferimento alle aree portuali. Esprime perplessità su tale disposizione nella parte cui prevede che il personale dell'autorità portuale, a ciò delegato dal presidente, applica le sanzioni amministrative a chiunque violi le prescrizioni contenute nelle ordinanze di regolamentazione della circolazione negli ambiti portuali.
L'articolo 2 reca modifiche ad alcuni articoli del codice, con riferimento alle sanzioni in materia di revisione dei veicoli e di documenti di circolazione dei ciclomotori.
L'articolo 3 introduce una nuova disciplina in materia di guida assistita, ai fini del conseguimento della patente di categoria B, per i minori che abbiano compiuto gli anni sedici e siano titolari di patente. Si applicano le stesse disposizioni limitative della guida previste per il titolare di patente per cui primi tre anni dal conseguimento della medesima. In caso di violazione di tali disposizioni, l'accompagnatore è responsabile in solido con il genitore o il legale rappresentante del conducente minore autorizzato del pagamento delle sanzioni amministrative pecuniarie. Se il minore autorizzato commette violazioni per le quali sono previste le sanzioni amministrative accessorie della sospensione o del ritiro della patente, è sempre disposta la revisione della patente posseduta. L'esito negativo dell'esame di revisione comporta anche la revoca dell'autorizzazione all'esercitazione di guida accompagnata.
L'articolo 4 reca modifiche all'articolo 116 del codice della strada, in materia di sanzioni applicabili a coloro che circolano senza avere conseguito la patente, ovvero in violazione di prescrizioni dettate dalla normativa di recepimento delle direttive comunitarie. Rispetto alla normativa attuale si trasforma l'illecito amministrativo


Pag. 42

in contravvenzione punita con la pena detentiva (arresto fino ad un anno) e pecuniaria. Per una svista, la sanzione pecuniaria viene definita ancora come sanzione amministrativa. Suscita forti perplessità la scelta di attribuire la competenza per tale contravvenzione al tribunale ordinario in composizione monocratica anziché al giudice di pace. Pertanto, potrebbe essere opportuno prevedere in luogo della sanzione detentiva, per la cui applicazione il legislatore ha sempre individuato come organo competente il giudice ordinario (sul punto si veda l'articolo 52, comma 2, del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, sulla competenza penale del giudice di pace), la pena del lavoro di pubblica utilità.
L'articolo 5 introduce limitazioni alla guida per i soggetti che hanno conseguito la patente da meno di tre anni (i cosiddetti «neopatentati»).
L'articolo 6 prevede, per i responsabili di strutture sanitarie in caso di ricovero di soggetti che abbiano subito gravi traumi a causa di incidenti stradali, l'obbligo di darne comunicazione agli uffici provinciali del Dipartimento per il trasporto terrestre.
L'articolo 7 modifica la disciplina per il rilascio dell'autorizzazione provvisoria alla guida (cosiddetto «foglio rosa»), subordinandola al previo superamento della prova di controllo delle cognizioni, prevista dall'articolo 122 del codice.
L'articolo 8 apporta alcune modifiche alla normativa di cui all'articolo 123 del codice, in materia di autoscuole, già recentemente modificato dalla legge n. 40 del 2007, di conversione del decreto legge n. 7 del 2007.
L'articolo 9 apporta modifiche alle norme relative all'osservanza dei limiti di velocità, prevedendo tra l'altro la rimodulazione delle fasce di eccesso di velocità, e introduce una disposizione volta a segnalare la presenza delle postazioni di controllo per il rilevamento della velocità sulla rete stradale.
L'articolo 10 reca un inasprimento della sanzione connessa all'uso di apparecchi radiotelefonici o di cuffie sonore durante la guida.
L'articolo 11 introduce misure sanzionatorie più rigorose per infrazioni commesse da conducenti di autoveicoli adibiti al trasporto di persone o cose e apporta modifiche alle disposizioni di cui all'articolo 126 bis del codice, che regolano la decurtazione di punti sulla patente, aggravandone l'entità per alcune infrazioni considerate particolarmente pericolose. Il medesimo articolo reca inoltre ampie modifiche alla disciplina vigente in materia di durata della guida e documenti di viaggio degli autoveicoli adibiti al trasporto. Si esprimono perplessità sulla formulazione del comma 14 dell'articolo 174 del codice della strada nella parte in cui si riferisce a ripetute inadempienze ed alla loro entità e frequenza, apparendo essa non sufficientemente determinata.
L'articolo 12, modificando gli articoli 186 e 187 del codice della strada, dispone un inasprimento del quadro sanzionatorio connesso alle fattispecie di guida in stato di ebbrezza e di guida sotto effetto di sostanze stupefacenti. Con le modifiche apportate dalla Commissione sono stati attenuati i predetti inasprimenti, e, in questo contesto, è stata soppressa la norma che, per i casi di condanna penale conseguente all'accertamento di un tasso alcoolemico con valore superiore a 1,5 grammi per litro, disponeva la confisca del veicolo.
L'articolo 13 prevede accertamenti sanitari preventivi, a campione, sui titolari di certificato di abilitazione professionale alla guida, al fine di verificare l'eventuale assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope.
L'articolo 14 prevede l'emanazione di un regolamento, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge n. 400 del 1988, per l'esecuzione delle nuove norme introdotte in materia di guida in stato di ebbrezza e guida sotto effetto di sostanze stupefacenti.
L'articolo 15, per i casi di guida in stato di ebbrezza, esclude l'applicazione del beneficio previsto dall'articolo 189, comma 8, del codice della strada, secondo il quale non è soggetto all'arresto in flagranza chi presta soccorso alle vittime di incidenti.


Pag. 43

Considerata la chiara finalità del beneficio, si esprimono perplessità sulla limitazione della sua applicabilità.
L'articolo 16 prevede un allungamento dei termini entro i quali possono essere effettuati i pagamenti per le sanzioni pecuniarie previste dal codice.
L'articolo 17 dispone un aggravamento delle pene previste per omicidio colposo, lesioni personali colpose ed omissione di soccorso, quando tali reati siano commessi in violazione delle norme del codice della strada concernenti la guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di sostanze stupefacenti. Per quanto attiene all'omicidio colposo si prevede che se il fatto è commesso in violazione delle norme relative alla guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di sostanze stupefacenti, la pena è della reclusione da due a sei anni (anziché da due a cinque anni), ovvero da tre a otto anni nei casi previsti dall'articolo 99, primo comma (recidiva). Segnala che quest'ultima disposizione si riferisce a reati non colposi (dolosi o preterintenzionali). Per le lesioni personali colpose, si prevede un aumento di un terzo delle pene (reclusione da tre mesi ad un anno o multa da 500 a 2.000 euro). Si tratta di un aggravante soggetta al bilanciamento delle circostanze. Per l'omissione di soccorso la pena è della reclusione da tre a otto anni (anziché fino ad un anno o multa), ovvero da quattro a dieci anni nei casi previsti dall'articolo 99, primo comma (recidiva). Per quanto attiene all'omissione di soccorso, l'intervento normativo dovrebbe avere ad oggetto l'articolo 189 del codice della strada, piuttosto che il codice penale, relativo al comportamento in caso di incidente.
L'articolo 18 reca, per i titolari di locali ove si svolgano spettacoli e intrattenimenti e sia prevista la vendita di alcolici, l'obbligo di esporre tabelle informative circa il contenuto alcolico delle bevande di uso più comune.
L'articolo 19 reca misure per la sospensione della patente ai neo patentati e norme sulla revisione degli autoveicoli.
L'articolo 20 disciplina le procedure connesse all'applicazione delle sanzioni accessorie della confisca, del sequestro e del fermo amministrativo del veicolo, quando siano conseguenti alla commissione di reati.
L'articolo 21 introduce, nei riguardi di quanti debbano scontare una pena detentiva per i reati di cui agli articoli 186 e 187 del codice della strada (guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di sostanze stupefacenti), la possibilità di chiedere l'applicazione della misura alternativa consistente nell'affidamento ai servizi sociali.
L'articolo 22 prevede obblighi nei confronti degli enti proprietari e concessionari delle strade, con la finalità di migliorare i livelli di sicurezza della circolazione, con specifico riferimento alle strade ove si registrano i più alti tassi di incidentalità.
L'articolo 23 dispone che le maggiori entrate derivanti dall'aumento delle sanzioni pecuniarie, previste dal disegno di legge, siano destinate all'ammodernamento e messa in sicurezza delle infrastrutture stradali, della segnaletica, della illuminazione, nonchè alla realizzazione di campagne di prevenzione in tema di sicurezza stradale.
L'articolo 24 modifica l'articolo 56 della legge finanziaria per il 2000, che prevede la autorizzazione per gli enti proprietari a contrarre mutui per effettuare interventi connessi alla sicurezza stradale, estendendo tale facoltà anche a regioni ed enti locali.
L'articolo 25 prevede una norma di sanatoria per le confische di ciclomotori e motoveicoli avvenute ai sensi del decreto legge n. 115/2005, e consentendo la restituzione dei mezzi ai proprietari.
L'articolo 26 delega il Governo ad adottare, entro due anni dalla entrata on vigore della legge, decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive del codice della strada, di cui al decreto legislativo n. 285/1992, secondo criteri direttivi che prevedono: coordinamento e armonizzazione del codice con le altre disposizioni di settore vigenti; semplificazione delle procedure e della normativa tecnica, con eliminazione delle duplicazioni e con delegificazione delle norme suscettibili di frequenti aggiornamenti; revisione


Pag. 44

e semplificazione dell'apparato sanzionatorio, secondo principi di ragionevolezza, proporzionalità effettiva responsabilità e non discriminazione in ambito europeo. Si prevede il meccanismo del doppio parere delle commissioni parlamentari: il primo sugli schemi di decreto presentati del Governo, con indicazione delle eventuali disposizioni ritenute non conformi ai principi di delega, e il secondo sugli schemi ripresentati con le eventuali modifiche.
Esprime forti perplessità sui principi e criteri direttivi individuati dalla lettera c) del comma 1. Si tratta, infatti, di principi che richiamano principi di natura costituzionale, che come tali devono essere comunque rispettati dal legislatore. Considerato che a tali principi non se ne aggiungano altri , la delega sul punto è da considerare «in bianco» e, quindi, in contrasto con l'articolo 76 della Costituzione.
L'articolo 27 prevede norme per la comunicazione al Ministero dei trasporti dei dati statistici relativi agli incidenti stradali.
L'articolo 28 dispone, nell'ambito della propaganda pubblicitaria di veicoli a motore, il divieto di fare riferimento alla velocità raggiungibile dai veicoli stessi.
L'articolo 29 reca modifiche all'articolo 74 del decreto legislativo n. 196 del 2003, in materia di contrassegni rilasciati per la circolazione e la sosta di veicoli a servizio di persone invalide, ovvero per il transito e la sosta in zone a traffico limitato.
L'articolo 30 reca disposizioni concernenti i titolari di patente rilasciata da uno stato estero.
L'articolo 31 demanda ai Ministeri dei trasporti e dell'economia l'emanazione di decreti in materia di circolazione di mezzi adibiti al trasporto di merci deperibili.
L'articolo 32 prevede norme per fornire ai consumatori informazioni circa la pericolosità dell'assunzione di prodotti farmaceutici in relazione alla guida di autoveicoli.
L'articolo 33, infine, prevede l'entrata in vigore della legge nel giorno successivo alla sua pubblicazione.
Formula quindi una proposta di parere favorevole con condizioni e osservazioni (vedi allegato 2).

Rosa SUPPA (Ulivo) esprime il proprio apprezzamento sull'impianto generale della proposta di parere del relatore, condividendo in particolare l'osservazione di cui alla lettera b). Manifesta, invece, talune perplessità sull'osservazione di cui alla lettera d).

Pino PISICCHIO, presidente, in considerazione dell'imminente ripresa dei lavori dell'Assemblea e per consentire una compiuta valutazione della proposta di parere, sospende la seduta fino al termine dei lavori antimeridiani dell'Assemblea.

La seduta, sospesa alle 12, riprende alle 15.05.

Pino PISICCHIO, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, pone in votazione la proposta di parere del relatore.

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 15.10.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 15.10 alle 15.35.

SEDE REFERENTE

Martedì 12 giugno 2007. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO. - Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Luigi Li Gotti.

La seduta comincia alle 15.35.


Pag. 45

Disposizioni in materia di violenza sessuale ed introduzione nell'ordinamento del delitto di molestia insistente.
C. 950 Lussana, C. 1249 Bianchi, C. 1256 Nan, C. 1374 Caparini, C. 1819 Lussana, C. 2033 Brugger, C. 1901 Codurelli, C. 1823 Prestigiacomo, C. 2101 Mura, C. 2169 Governo, C. 2385 Angela Napoli, C. 2066 Incostante, C. 1595 Cirielli e C. 1639 De Simone.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 7 giugno 2007.

Marilena SAMPERI (Ulivo) nel ricordare come alla base della legge n. 66 del 1996 vi fosse un ampio consenso nel Paese ed in Parlamento, sottolinea come anche oggi, nel riformare quella disciplina, sia necessario ricercare la massima convergenza possibile per poter affrontare adeguatamente una situazione di estrema gravità.
Il fenomeno il esame ha assunto dimensioni estremamente allarmanti, come dimostrano anche i dati statistici, e necessita di un approccio multidimensionale, ferma restando l'esigenza di focalizzare l'attenzione sul tema della violenza sessuale, per evitare che l'intervento legislativo sia dispersivo e privo di efficacia. Precisa che il disegno di legge governativo è senz'altro organico e completo, ma occorre affrontare il tema specifico della violenza sessuale, che costituisce un'emergenza sociale ed è in grado di raccogliere il consenso di tutti i gruppi parlamentari.
Sottolinea come non sia opportuno intervenire solo con l'inasprimento delle sanzioni, perché il problema ha radici culturali. Ritiene pertanto necessario intervenire attivamente anche con strumenti di prevenzione idonei ad innescare un progressivo processo di superamento della cultura maschilista del nostro Paese, al fine di rendere le donne più consapevoli dei propri diritti, della propria libertà e dignità. In tale contesto, ricorda infatti come il fenomeno della violenza sessuale si alimenti anche dell'atteggiamento omertoso delle donne.
Ritiene di fondamentale importanza che, nel corso dell'esame di un tema così delicato, si tengano in debito conto le osservazioni emerse in sede di Conferenza Stato-Regioni circa i livelli essenziali e l'esigibilità dei servizi, che costituiscono un gravoso impegno per gli enti locali, i quali, pertanto, necessitano di adeguata copertura finanziaria. Altrettanto rilevante è l'acquisizione delle valutazioni, basate sulla esperienza concreta, dei centri antiviolenza

Pino PISICCHIO, presidente e relatore, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.45.

COMITATO RISTRETTO

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle intercettazioni telefoniche, informatiche, telematiche o ambientali.
C. 706 Osvaldo Napoli, C. 1240 Cirino Pomicino e C. 1277 Buemi.

Il Comitato ristretto si è riunito dalle 15.45 alle 15.55.

AVVERTENZA

Il seguenti punti all'ordine del giorno non sono stati trattati:

SEDE REFERENTE

Delega al Governo per la revisione della normativa in materia di filiazione.
C. 2514 Governo.

Disposizioni in materia di utilizzazione delle denunce anonime.
C. 810 Consolo.

Modifica dell'articolo 420-ter del codice di procedura penale in materia di impedimento a comparire.
C. 813 Consolo.