VI Commissione - Resoconto di marted́ 19 giugno 2007

TESTO AGGIORNATO AL 20 GIUGNO 2007


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SEDE REFERENTE

Martedì 19 giugno 2007. - Presidenza del presidente Paolo DEL MESE. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Alfiero Grandi.

La seduta comincia alle 13.45.

Delega al Governo per il riordino della normativa sulla tassazione dei redditi di capitale, sulla riscossione e accertamento dei tributi erariali, sul sistema estimativo del catasto fabbricati, nonché per la redazione di testi unici delle disposizioni sui tributi statali.
C. 1762 Governo.
(Seguito esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 14 giugno 2007.

Paolo DEL MESE, presidente, avverte che la Commissione passerà all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1.

Il Sottosegretario Alfiero GRANDI, avverte che il Governo ha riformulato il proprio emendamento 1.1 (vedi allegato).

Paolo DEL MESE, presidente, avverte che, a seguito dell'ulteriore riformulazione dell'emendamento 1.1 del Governo, tutti i subemendamenti ad esso presentati si intendono riferiti a tale ultima versione dell'emendamento.

Donatella MUNGO (RC-SE), relatore, invita al ritiro dell'emendamento Fugatti 1.2 esprime parere contrario sui subemendamenti Leo 0.1.1.1, Antonio Pepe 0.1.1.2; invita al ritiro del subemendamento Vacca 0.1.1.35 esprimendo invece parere contrario sui subemendamenti Fugatti 0.1.1.3 e 0.1.1.4. Invita al ritiro del subemendamento Fincato 0.1.1.5, degli identici subemendamenti Fincato 0.1.1.6 e Gianfranco


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Conte 0.1.1.7. Esprime parere contrario sul subemendamento Leo 0.1.1.8, invitando invece al ritiro del subemendamento Andrea Ricci 0.1.1.9, nonché degli identici subemendamenti Fugatti 0.1.1.10, Germontani 0.1.1.11 e Del Mese 0.1.1.12.
Esprime parere contrario sul subemendamento Leo 0.1.1.13, invita al ritiro degli identici subemendamenti Fincato 0.1.1.14 e Gianfranco Conte 0.1.1.15, esprimendo invece parere contrario sui subemendamenti Leo 0.1.1.16 e 0.1.1.17, sul subemendamento Fugatti 0.1.1.18, e sugli identici subemendamenti Gianfranco Conte 0.1.1.19 e Leo 0.1.1.20.
Invita al ritiro del subemendamento Fincato 0.1.1.21, esprimendo invece parere contrario sui subemendamenti Leo 0.1.1.22, 0.1.1.23 e 0.1.1.24. Invita al ritiro del subemendamento Fincato 0.1.1.25, esprime parere contrario sul subemendamento Leo 0.1.1.27, invita al ritiro del subemendamento Fincato 0.1.1.28, esprimendo invece parere contrario sui subemendamenti Leo 0.1.1.29, Gianfranco Conte 0.1.1.30, Leo 0.1.1.31, Fugatti 0.1.1.32 e 0.1.1.33. Invita quindi al ritiro del subemendamento Fugatti 0.1.1.34.
Esprime parere favorevole sull'emendamento 1.1 del Governo (terza formulazione).
Invita al ritiro dell'emendamento Vacca 1.3, esprimendo invece parere contrario sull'emendamento Leo 1.4. Esprime parere favorevole sull'emendamento Gioacchino Alfano 1.5, esprimendo invece parere contrario sugli emendamenti Pedrizzi 1.6, Fugatti 1.7, Gioacchino Alfano 1.8 e Fugatti 1.9. Invita al ritiro dell'emendamento Musi 1.10, esprimendo invece parere contrario sugli emendamenti Gioacchino Alfano 1.11 e Germontani 1.12, nonché sugli identici emendamenti Pedrizzi 1.13 e Gianfranco Conte 1.14.
Invita al ritiro dell'emendamento Musi 1.15, esprimendo parere contrario sull'emendamento Gioacchino Alfano 1.16; invita altresì al ritiro dell'emendamento Musi 1.17, esprimendo invece parere contrario sugli emendamenti Antonio Pepe 1.18, Gioacchino Alfano 1.19, Antonio Pepe 1.20, Germontani 1.21, Fugatti 1.22 e 1.23, Antonio Pepe 1.25, Gioacchino Alfano 1.24, nonché sull'articolo aggiuntivo Gioacchino Alfano 1.01.

Il Sottosegretario Alfiero GRANDI esprime parere conforme a quello del relatore.

Gianfranco CONTE (FI) rileva come la sostanziale indisponibilità della maggioranza ad accogliere le proposte emendative dell'opposizione, renda inutile stabilire un calendario dei lavori che preveda sedute notturne della Commissione: sarebbe preferibile, in tale contesto, rinviare l'esame delle questioni specifiche alla discussione in Assemblea, senza dilungarsi in questa sede in inutili dibattiti.
Chiede quindi al Presidente di conoscere gli orientamenti della Presidenza della Camera in relazione alla richiesta di rinviare al 29 giugno l'inizio della discussione generale del provvedimento in Assemblea.

Paolo DEL MESE, presidente, a seguito di contatti informali intercorsi, informa che l'inserimento del provvedimento all'ordine del giorno della seduta dell'Assemblea non avrà luogo prima del 29 giugno, come richiesto dalla Commissione.
Fa inoltre notare che il calendario dei lavori in Commissione è stato predisposto in termini tali da consentire un ampio approfondimento delle tematiche affrontate dal provvedimento, oggetto di proposte emendative dell'opposizione, sulle quali non c'è peraltro alcun atteggiamento pregiudizialmente contrario della maggioranza.

Alberto FLUVI (Ulivo) non condivide le considerazione del deputato Gianfranco Conte, ricordando che la Commissione ha realizzato un intenso lavoro istruttorio, svolgendo numerose audizioni e compiendo un approfondito dibattito sulle tematiche oggetto dell'intervento legislativo.
Segnala quindi come, anche grazie al contributo fornito dall'opposizione, la formulazione dell'articolo 1 sia radicalmente mutata rispetto a quella contenuta nel


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testo originario del disegno di legge, evidenziando a tale riguardo l'eliminazione della previsione di un'aliquota unica al 20 per cento su tutti i redditi di capitale, nonché l'armonizzazione del regime tributario dei fondi comuni d'investimento nazionali rispetto a quelli stranieri. Ricorda infine l'ampio contributo migliorativo fornito dalle proposte emendative dell'opposizione in ordine al contenuto degli articoli 2,3,5 e 6 del provvedimento.

Donatella MUNGO (RC-SE), relatore, rileva come la discussione svolta in Commissione abbia consentito di approfondire i temi affrontati dal provvedimento, anche grazie agli spunti forniti dalle proposte emendative dell'opposizione. Osserva quindi come non sussista, da parte della maggioranza, alcuna preclusione rispetto ai rilievi evidenziati dai gruppi di opposizione, qualora si ritengano condivisibili ed apprezzabili le proposte formulate da questi ultimi.

Il Sottosegretario Alfiero GRANDI rileva come il Governo abbia acconsentito ad apportare numerose modifiche al testo, anche tenendo conto delle sollecitazioni avanzate in tal senso dai gruppi di opposizione. Ricorda al riguardo le modificazioni relative al rinvio del processo di armonizzazione delle aliquote applicabili ai redditi di capitale, che il Governo intende peraltro realizzare mediante un ulteriore intervento legislativo, all'equiparazione del trattamento fiscale dei fondi italiani rispetto a quelli esteri, nonché alla definizione di un meccanismo di correzione temporale dei redditi di natura finanziaria.
Sottolinea quindi come l'attuazione della delega dipenderà strettamente dal reperimento delle risorse finanziarie necessarie per coprire i relativi oneri, che dovranno essere più precisamente quantificati in quella sede.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge l'emendamento Fugatti 1.2 ed i subemendamenti Leo 0.1.1.1 e Antonio Pepe 0.1.1.2.

Elias VACCA (Com.It), illustra il proprio subemendamento 0.1.1.35 ed il proprio emendamento 1.3, i quali, pur condividendo sostanzialmente l'impostazione dell'emendamento 1.1 del Governo, come riformulato, intendono reintrodurre nel testo dell'articolo 1 la previsione relativa all'armonizzazione delle aliquote applicabili ai redditi di capitale. In particolare, si intende prevedere che tale aliquota unica sia stabilita in misura non inferiore a quella minima prevista per i redditi da lavoro, considerando inaccettabile, nonché contrario allo stesso dettato costituzionale, che i redditi di natura finanziaria risultino sottoposti ad un prelievo minore a quello imposto ai redditi da lavoro o da pensione.
Auspica quindi che il Governo prosegua tale processo di armonizzazione, dichiarandosi in tale ambito disponibile a prevedere una riduzione dell'aliquota unica, in parallelo con una diminuzione dell'aliquota gravante sul primo scaglione IRPEF.
Accogliendo l'invito del relatore, ritira quindi il proprio subemendamento 0.1.1.35, nonché il proprio emendamento 1.3, auspicando peraltro che il loro contenuto possa trovare realizzazione in altra sede.

Gioacchino ALFANO (FI), ringrazia il deputato Vacca per la chiarezza delle considerazioni da lui espresse, rilevando come esse dimostrino assoluta coerenza rispetto ad un'impostazione politica, da cui peraltro dissente totalmente.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge i subemendamenti Fugatti 0.1.1.3 e 0.1.1.4.

Alberto FLUVI (Ulivo), accogliendo l'invito del relatore, ritira i subemendamenti Fincato 0.1.1.5 e 0.1.1.6, di cui è cofirmatario.

Gianfranco CONTE (FI) non comprende le ragioni del parere contrario espresso sul proprio subemendamento 0.1.1.7, il quale intende far fronte alla progressiva perdita di competitività dei fondi comuni di investimento italiani, corrispondendo


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alle preoccupazioni in tal senso espresse dagli operatori del settore. In particolare, la proposta emendativa intende differenziare il regime dei redditi di capitale conseguiti nell'esercizio dell'attività di imprese rispetto a quelli conseguiti al di fuori di tale attività.

Donatella MUNGO (RC-SE), relatore, ritiene che la logica di fondo del subemendamento sia sostanzialmente condivisibile, in quanto intende affrontare il problema, reale, della progressiva fuoriuscita di capitali dai fondi comuni di investimento italiano. Sottolinea, peraltro, come la formulazione del subemendamento non sia accettabile, risultando eccessivamente vincolante ai fini dell'esercizio della delega.

Gianfranco CONTE (FI) precisa come il proprio subemendamento 0.1.1.7 intenda specificare la formulazione della lettera b) dell'articolo 1, integrando i principi direttivi della delega che risultano, sotto questo profilo, eccessivamente generici.

Alberto FLUVI (Ulivo) condivide le considerazioni svolte dal deputato Gianfranco Conte circa l'esigenza di porre rimedio allo stato di crisi dei fondi comuni di investimento italiani, che sono stati colpiti nel corso degli ultimi mesi da un deflusso di capitali pari a circa 10 miliardi di euro.
In tale contesto, pur concordando con l'opportunità di intervenire anche attraverso la leva fiscale, osserva tuttavia come tale condizione non sia determinata dal regime di tassazione dei fondi comuni, ma sia dovuta ad altri elementi di debolezza dell'industria finanziaria italiana, tra i quali in primo luogo i legami eccessivamente stretti esistenti tra le banche e le società di gestione del risparmio.
Ritiene peraltro opportuno approfondire ulteriormente la questione in Assemblea.

Il Sottosegretario Alfiero GRANDI chiarisce come il parere contrario espresso sul subemendamento 0.1.1.7 sia motivato dall'esigenza di non rendere eccessivamente rigida la norma di delega. Suggerisce quindi di riformulare la proposta emendativa, ai fini della discussione in Assemblea, in termini meno cogenti.

Gianfranco CONTE (FI) in relazione all'intervento del Sottosegretario, osserva come, anche in considerazione dei presumibili tempi di esercizio della delega, una formulazione del principio direttivo di cui alla lettera b) in termini meramente eventuali risulterebbe sostanzialmente inutile.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge i subemendamenti Gianfranco Conte 0.1.1.7, Leo 0.1.1.8 e Andrea Ricci 0.1.1.9.

Donatella MUNGO (RC-SE), relatore, con specifico riferimento al subemendamento Del Mese 0.1.1.12, rileva come l'ulteriore riformulazione dell'emendamento 1.1 del Governo consenta di risolvere molte delle questioni relative alla formulazione della lettera d) dell'articolo 1. A tale proposito, ritiene, peraltro, che, nel corso della discussione in Assemblea, sia possibile migliorare ulteriormente il testo, al fine di chiarire l'applicazione del meccanismo di correzione temporale da parte del contribuente.

Paolo DEL MESE, presidente, ritira il proprio subemendamento 0.1.1.12, riservandosi comunque di presentare, nel corso della discussione in Assemblea sul provvedimento, emendamenti volti a migliorare la formulazione della lettera d) dell'articolo 1.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli identici subemendamenti Fugatti 0.1.1.10 e Germontani 0.1.1.11.

Gianfranco CONTE (FI) rileva come la modifica del contenuto della lettera d) dell'articolo 1, operata dal Governo attraverso l'ulteriore riformulazione dell'emendamento 1.1 sia sostanzialmente analoga a quella proposta dal subemendamento 0.1.1.13, di cui è cofirmatario. Non comprende, peraltro, il riferimento, contenuto


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nel testo della medesima lettera d), agli eventuali diversi momenti impositivi.

Il Sottosegretario Alfiero GRANDI, con riferimento al quesito avanzato dal deputato Gianfranco Conte, chiarisce che tale riferimento è stato inserito nel testo al fine di consentire di tenere conto dell'evoluzione nel tempo della tassazione in materia.

Gianfranco CONTE (FI) ritira il subemendamento Leo 0.1.1.13, di cui è cofirmatario, nonché il proprio subemendamento 0.1.1.15.

Alberto FLUVI (Ulivo) ritira il subemendamento Fincato 0.1.1.14, di cui è cofirmatario.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge i subemendamenti Leo 0.1.1.16 e 0.1.1.17, Fugatti 0.1.1.18, nonché gli identici subemendamenti Gianfranco Conte 0.1.1.19 e Leo 0.1.1.20.

Alberto FLUVI (Ulivo) ritira il subemendamento Fincato 0.1.1.21, di cui è cofirmatario.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge i subemendamenti Leo 0.1.1.22, 0.1.1.23 e 0.1.1.24.

Alberto FLUVI (Ulivo) ritira i subemendamenti Fincato 0.1.1.25 e 0.1.1.28, dei quali è cofirmatario.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge i subemendamenti Leo 0.1.1.27 e 0.1.1.29.

Gianfranco CONTE (FI) illustra il proprio subemendamento 0.1.1.30, chiedendo al relatore ed al rappresentante del Governo di rivedere il parere contrario espresso su di esso, rilevando come la proposta emendativa intenda precisare opportunamente il testo della lettera g) dell'articolo 1.

Il Sottosegretario Alfiero GRANDI ribadisce il parere contrario espresso sull'emendamento 0.1.1.30, rilevando come esso risulti eccessivamente vincolante ai fini dell'esercizio della delega.

Gioacchino ALFANO (FI) condivide il contenuto del subemendamento 0.1.1.30. In tale contesto sottolinea l'opportunità di introdurre nella norma di delega una previsione generale in base alla quale le nuove norme tributarie possano dispiegare i propri effetti solo a partire dall'anno di imposta successivo a quello della loro entrata in vigore, assicurando in tal modo maggiore certezza nei contribuenti, in piena armonia con i principi stabiliti dallo Statuto dei diritti del contribuente.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge i subemendamenti Gianfranco Conte 0.1.1.30, Leo 0.1.1.31, Fugatti 0.1.1.32, 0.1.1.33 e 0.1.1.34.

La Commissione approva quindi l'emendamento 1.1 del Governo (terza formulazione).

La Commissione respinge l'emendamento Leo 1.4.

Gianfranco CONTE (FI) saluta favorevolmente l'orientamento positivo del Governo e del relatore in ordine all'emendamento Gioacchino Alfano 1.5, sottolineando come esso si riferisca soprattutto ai casi in cui le modifiche del regime tributario siano a svantaggio del contribuente.

La Commissione approva l'emendamento Gioacchino Alfano 1.5.

La Commissione respinge quindi, con distinte votazioni, gli emendamenti Pedrizzi 1.6, Fugatti 1.7, Gioacchino Alfano 1.8 e Fugatti 1.9.

Adriano MUSI (Ulivo) illustra il proprio emendamento 1.10, il quale intende consentire ai contribuenti che detengano partecipazioni non qualificate di


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avvalersi, su opzione, del regime tributario attualmente vigente per le partecipazioni, le quali risultano imponibili solo nella misura del 40 per cento, introducendo in tal modo una sorta di clausola di salvaguardia. Ritiene infatti che tale previsione potrebbe incentivare la propensione dei contribuenti verso i capitali di rischio.

Il Sottosegretario Alfiero GRANDI ribadisce l'invito al deputato Musi a ritirare il suo emendamento 1.10, ai fini di una sua eventuale ripresentazione in Assemblea, ritenendo opportuno compiere ulteriori approfondimenti circa l'entità della riduzione di gettito che sarebbe connessa all'accoglimento dell'emendamento in oggetto.

Gianfranco CONTE (FI) condivide il contenuto dell'emendamento Musi 1.10, considerando invece infondate le preoccupazioni del Sottosegretario. Rileva quindi la necessità di mettere in campo efficaci forme di incentivazione fiscale per far fronte allo stato di crisi in cui versa l'industria del risparmio nazionale.

Adriano MUSI (Ulivo) accogliendo l'invito del Sottosegretario, ritira il proprio emendamento 1.10.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Gioacchino Alfano 1.11 e Germontani 1.12, nonché gli identici emendamenti Pedrizzi 1.13 e Gianfranco Conte 1.14.

Adriano MUSI (Ulivo) ritira il proprio emendamento 1.15.

Gioacchino ALFANO (FI) ritira il proprio emendamento 1.16, riservandosi di trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno che sarà presentato nel corso della discussione in Assemblea. Auspica a tale proposito che tale atto di indirizzo possa essere valutato favorevolmente dal Governo.

Il Sottosegretario Alfiero GRANDI ritiene che un eventuale ordine del giorno in materia possa essere valutato positivamente dal Governo.

Adriano MUSI (Ulivo) ritira il proprio emendamento 1.17.

La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Antonio Pepe 1.18, Gioacchino Alfano 1.19, Antonio Pepe 1.20, Germontani 1.21, Fugatti 1.22 e 1.23, Antonio Pepe 1.25, Gioacchino Alfano 1.24, nonché l'articolo aggiuntivo Gioacchino Alfano 1.01.

Paolo DEL MESE, presidente, propone, concorde alla Commissione, che la seduta per l'esame, in sede referente, del disegno di legge, già prevista al termine dell'odierna seduta pomeridiana dell'Assemblea, non abbia luogo.
Rinvia quindi il seguito dell'esame alla seduta di domani, ribadendo come l'esame degli emendamenti dovrà in ogni caso concludersi entro la giornata di giovedì 21 giugno prossimo.

La seduta termina alle 14.55.

DELIBERAZIONE DI RILIEVI

Martedì 19 giugno 2007. - Presidenza del presidente Paolo DEL MESE.

La seduta comincia alle 14.55.

Alla VIII Commissione: Schema di relazione all'Assemblea sulle tematiche relative ai cambiamenti climatici.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame dello schema di relazione.

Massimo Saverio Ennio FUNDARÒ (Verdi), relatore, rileva come la Commissione sia chiamata a deliberare rilievi alla


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VIII Commissione Ambiente sullo schema di relazione sulle tematiche relative ai cambiamenti climatici adottata dalla Commissione Ambiente.
Sottolinea preliminarmente come la Conferenza dei Presidenti di Gruppo del 24 gennaio 2007 abbia convenuto di svolgere un dibattito in Assemblea sul tema dei cambiamenti climatici, attribuendo alla Commissione Ambiente il compito di svolgere una attività istruttoria in merito predisponendo una relazione all'Assemblea su tali tematiche. In tale contesto si è previsto che le Commissioni di settore formulassero rilievi ed osservazioni, per gli aspetti di competenza su tale relazione.
Evidenzia quindi come lo schema di relazione costituisca il frutto di una lunga attività istruttoria compiuta dalla Commissione Ambiente, la quale ha svolto un'ampia serie di audizioni di esponenti di istituzioni comunitarie, di rappresentanti del Governo, nonché di rappresentanti del mondo delle imprese, del settore della ricerca e delle associazioni ambientaliste.
Passando ad illustrare il contenuto della relazione, essa descrive innanzitutto i cambiamenti climatici in corso, evidenziando come le elevate concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica, determinate dalle emissioni provenienti da attività umane, rischi di determinare, in prospettiva, un incremento della temperatura su tutto il pianeta che potrebbe comportare conseguenze catastrofiche.
In particolare, secondo le stime dell'ONU, un incremento della temperatura globale superiore a due gradi centigradi innescherebbe un processo irreversibile, che comporterebbe l'estinzione di circa il trenta per cento delle specie animali, la diminuzione delle risorse idriche nelle regioni situate alle latitudini medie, l'aumento del livello del mare, con conseguente erosione delle zone costiere, l'aumento dell'acidificazione degli oceani, la riduzione della produttività agricola, ed un complessivo peggioramento della salute delle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo.
In tale prospettiva, la relazione sottolinea quindi l'esigenza di adottare misure urgenti per arrestare le modificazioni del clima, abbattendo in misura significativa le emissioni di anidride carbonica. A questo riguardo, si segnala come il Protocollo di Kyoto preveda già l'impegno, per i Paesi firmatari, a ridurre entro il 2012 del 6,5 per cento le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990. Rispetto a tali obiettivi l'Italia ha invece incrementato il livello delle proprie emissioni del 12,4 per cento rispetto a tale ultimo anno.
Specifiche iniziative sono state inoltre assunte dall'Unione europea, e da alcuni importanti Paesi europei.
In primo luogo, i capi di Stato e di Governo dell'Unione hanno assunto, nel marzo scorso, la decisione di integrare politica energetica e tutela del clima, stabilendo di ridurre del 30 per cento rispetto al livello del 1990 le emissioni di gas serra entro il 2020, e ponendo altresì l'obiettivo di giungere entro il 2050 al 50 per cento del livello di emissioni registratosi nel 1990. Tali obiettivi devono essere perseguiti incrementando l'efficienza energetica, triplicando la quota delle energie rinnovabili ed introducendo una quota del 10 per cento di carburanti biologici rispetto ai consumi complessivi di carburante.
Sulla scorta di tali decisioni l'Italia ha adottato un Piano nazionale di assegnazione delle quote di emissione di anidride carbonica, che prevede di ridurre a 209 tonnellate di CO2 il livello delle emissioni annuali nel periodo 2008-2012. Rispetto a tale obiettivo la Commissione europea ha peraltro richiesto di ridurre le emissioni di un ulteriore 6,5 per cento.
Accanto a tali iniziative comunitarie si pongono le decisioni assunte unilateralmente da alcuni Paesi europei, quali la Gran Bretagna e la Germania, le quali hanno assunto, rispettivamente, l'impegno a ridurre del 60 per cento le emissioni nel 2050 ed a ridurre del 40 per cento, entro il 2020, le emissioni di gas serra.
Sulla base di tali premesse la relazione evidenzia la necessità che anche l'Italia affronti seriamente i problemi relativi ai cambiamenti climatici, modificando radicalmente


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le proprie politiche nazionali, al fine di integrare gli interventi in materia tra gli indirizzi politici generali.
In particolare, si sottolinea l'esigenza di definire una politica economica ed energetica stabile e di lungo periodo, che sia in grado, al tempo stesso, di combattere i cambiamenti climatici e di gestire in modo ecologicamente efficiente le risorse energetiche.
In tale contesto la relazione evidenzia come l'esigenza di intervenire sulle problematiche dei mutamenti climatici, possa costituire un'opportunità di sviluppo, in quanto rappresenta uno stimolo ad incrementare gli investimenti in ricerca, sviluppare prodotti e processi produttivi innovativi, nonché a rivedere l'impostazione dei modelli di traffico e di trasporto.
In questo contesto si evidenzia la necessità che l'azione di contrasto ai mutamenti del clima sia perseguita seguendo un approccio integrato, che veda il coinvolgimento del sistema economico e produttivo del Paese, delle istituzioni, statali e locali, nonché dell'intera opinione pubblica.
Per quanto riguarda le specifiche proposte di intervento, la relazione segnala innanzitutto la necessità che le attività umane e la gestione degli insediamenti affrontino importanti trasformazioni, volte ad individuare forme di sviluppo maggiormente sostenibili, nel quadro di una strategia a due livelli, che coniughi politiche di mitigazione delle emissioni nocive con politiche di adattamento.
In tale contesto si evidenzia l'esigenza di avviare una innovativa politica fiscale, che utilizzi gli strumenti delle agevolazioni tributarie o dei disincentivi di natura fiscale per indirizzare gli investimenti, soprattutto privati, verso obiettivi di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni nocive.
Nel dettaglio, la relazione individua dieci ambiti di intervento, relativi:
al risparmio energetico;
al miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici, da realizzarsi anche attraverso strumenti di politica fiscale;
all'incentivazione dell'utilizzo di energie rinnovabili;
all'ammodernamento delle centrali elettriche;
al riequilibrio del sistema dei trasporti mediante la traduzione della percentuale di trasporto effettuata su gomma alla riduzione del livello di emissioni prodotte dai veicoli;
all'incentivazione dell'utilizzo di combustibili ecologici;
allo sviluppo di nuove tecnologie a minore impatto ambientale;
agli interventi nel settore agricolo;
allo sviluppo di un'azione politica a livello internazionale che favorisca il raggiungimento di accordi internazionali e che aiuti i Paesi in via di sviluppo più esposti alle conseguenze dei mutamenti climatici.

La relazione affronta quindi le criticità, a livello internazionale e nazionale, dell'attuale sistema di emission trading, segnalando l'esigenza di armonizzare i diversi sistemi nazionali, di estendere l'applicazione di tale meccanismo e di ridurre gli effetti anticoncorrenziali che le sue attuali modalità di funzionamento hanno prodotto.
In particolare, per quanto riguarda l'Italia, il documento evidenzia il rischio di una dipendenza energetica dall'estero, nonché gli effetti negativi, sotto il profilo della concorrenza, che il mercato dei certificati di emissione sta attualmente determinando. Inoltre si segnala la necessità di collegare maggiormente gli obiettivi di riduzione delle emissioni perseguiti a livello nazionale con quelli a livello regionale, nonché l'opportunità di eliminare le agevolazioni attualmente previste per le cosiddette fonti energetiche assimilate, le quali vengono attualmente trattate alla stregua di fonti rinnovabili.
Per quanto riguarda gli specifici ambiti di competenza della Commissione Finanze, la relazione evidenzia il ruolo cruciale


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che può essere svolto dalla leva tributaria rispetto all'obiettivo generale di riduzione delle emissioni nocive.
Sotto un primo profilo si segnala la potenziale efficacia di interventi fiscali finalizzati a migliorare l'efficienza energetica degli edifici, richiamando a tale proposito la previsione, introdotta con la legge finanziaria per il 2007, recante la detraibilità delle spese sostenute a tal fine.
Sotto un secondo profilo si evidenzia la necessità di incrementare e di rendere giuridicamente certi e stabili nel tempo gli incentivi, anche di natura tributaria, all'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, quali le biomasse ed i biocarburanti.
Sul piano del riequilibrio del sistema dei trasporti, la relazione annovera tra gli strumenti di intervento quello della leva fiscale, al fine di favorire l'utilizzo di veicoli meno inquinanti e di incentivare il trasferimento di merci e passeggeri dal trasporto stradale a quello ferroviario e marittimo.
Con riferimento alla riduzione delle emissioni prodotte dagli autoveicoli, si prospetta l'ipotesi di modificare il meccanismo di calcolo delle tasse automobilistiche, che non dovrebbe più essere basato sulla potenza dell'autovettura, ma sul suo concreto potenziale di inquinamento.
Sottolinea inoltre come con la legge n. 296 del 2006, legge finanziaria per il 2007, siano state disciplinate e in parte ridisciplinate specifiche misure di incentivazione per le energie rinnovabili di origine agricola, in particolare per i biocarburanti ottenuti a partire dal biodiesel e dal bioalcol, per l'energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili agroforestali o con materiale derivante dalle attività agricole connesse, le quali, a regime, potranno consentire di uniformarsi agli obiettivi di riduzione di emissione dei gas serra ovvero, in ogni modo, all'aumento dell'uso di energie rinnovabili, che l'Unione europea ha fissato nella percentuale del 20 per cento entro il 2020.
Tali misure riguardano: gli obiettivi indicativi nazionali relativi all'immissione in consumo di biocarburanti e altri carburanti rinnovabili, per raggiungere il 5,75 per cento entro il 2010 (comma 367, articolo 1); la quota minima di biocarburanti da immettere in consumo fissata al 2 per cento annui dal 2007 (comma 368); l'equiparazione alle attività agricole e relativo trattamento tributario, delle attività di produzione e di cessione di energia elettrica e calorica da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche nonché di carburanti ottenuti da produzioni vegetali provenienti prevalentemente dal fondo e di prodotti chimici derivanti da prodotti agricoli (comma 369); l'applicazione dell'aliquota di accisa pari al 20 per cento di quella applicata al gasolio usato come carburante su un contingente annuo di 250.000 tonnellate di biodiesel (comma 371); il programma agevolativo per le biomasse a decorrere dal 2008, (comma 372) con uno stanziamento di 78 milioni di euro in favore del bioetanolo, e per la cui attuazione sollecita il Governo ad intervenire con urgenza visto il preoccupante lassismo che da oltre 6 anni riguarda questo argomento; l'incremento per l'anno 2007 della quota del contingente agevolato di biodiesel per una cifra di circa 17 milioni di euro (comma 474); l'esenzione dell'accisa, entro uno stanziamento di 1 milione di euro, per l'olio vegetale utilizzato a fini energetici nel settore agricolo (comma 380).
In tale contesta segnala la necessità di adottare, soprattutto in campo fiscale, politiche di promozione e misure di accompagnamento volte a:
rafforzare l'ordinamento giuridico nazionale, al fine di eliminare ogni ostacolo ingiustificato all'integrazione delle fonti energetiche rinnovabili nel sistema energetico del Paese, semplificando le condizioni che disciplinano il collegamento e l'estensione delle reti;
individuare misure legislative per eliminare gli ostacoli all'aumento dell'utilizzazione delle fonti energetiche rinnovabili nel settore del riscaldamento e raffreddamento, fra i quali gli ostacoli amministrativi, l'insufficienza dei canali di distribuzione,


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l'inadeguatezza delle norme edilizie e la mancanza di informazioni sul mercato;
promuovere ulteriori misure per migliorare il funzionamento del mercato interno dell'elettricità tenendo conto dello sviluppo delle energie rinnovabili. Il miglioramento della trasparenza, la separazione delle attività, il rafforzamento delle capacità di interconnessione sono tutti elementi che accrescono le opportunità per nuovi operatori innovativi del settore delle energie rinnovabili di entrare sul mercato;
adottare iniziative normative miranti a creare un sistema di incentivo/sostegno a favore dei biocarburanti che, ad esempio, scoraggino la conversione delle terre ad alto valore in termini di biodiversità in terreni di coltura di piante utilizzate come materia prima per i biocarburanti e favoriscano i processi di seconda generazione;
promuovere l'utilizzazione delle fonti energetiche rinnovabili negli appalti pubblici, al fine di promuovere le energie pulite, in particolare per quanto riguarda i trasporti;
cooperare con le autorità responsabili delle reti, con le autorità europee di regolamentazione nel settore dell'elettricità e con le imprese operanti nel settore delle energie rinnovabili per permettere una migliore integrazione delle fonti energetiche rinnovabili nella rete elettrica;
attuare integralmente il piano di azione per la biomassa, adottato dalla Commissione nel dicembre del 2005, in considerazione del grande potenziale e degli importanti vantaggi che essa può offrire in altre politiche comunitarie.

In aggiunta a queste iniziative, occorre sottolineare come le autorità regionali e locali dovrebbero concorrere a dare un importante contributo all'aumento dell'utilizzo delle energie rinnovabili, allo scopo dando piena efficacia ai vari strumenti di azione che il nostro ordinamento prevede a favore di tali energie.

Paolo DEL MESE, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia alla seduta di domani il seguito dell'esame.

La seduta termina alle 15.05.