II Commissione - Resoconto di mercoledý 20 giugno 2007


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AUDIZIONI INFORMALI

Mercoledì 20 giugno 2007.

Audizione dei rappresentanti del Centro antiviolenza del Comune di Venezia, dell'Unione Donne in Italia, dell'Arcigay e dell'Arcilesbica, in relazione all'esame dei progetti di legge C. 950 ed abbinati, in materia di violenza sessuale ed introduzione nell'ordinamento del delitto di molestia insistente.

L'audizione informale è stata svolta dalle 14.20 alle 15.40

SEDE REFERENTE

Mercoledì 20 giugno 2007. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO. - Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Luigi Li Gotti.

La seduta comincia alle 15.40.

Disposizioni in materia di violenza sessuale ed introduzione nell'ordinamento del delitto di molestia insistente.
Esame C. 950 Lussana, C. 1249 Bianchi, C. 1256 Nan, C. 1374 Caparini, C. 1819 Lussana, C. 2033


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Brugger, C. 1901 Codurelli, C. 1823 Prestigiacomo, C. 2101 Mura, C. 2169 Governo, C. 2385 Angela Napoli, C. 2066 Incostante, C. 1595 Cirielli e C. 1639 De Simone.
(Rinvio del seguito dell'esame - Abbinamento delle proposte di legge C. 1623 Bellillo e C. 212 Fabris).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 13 giugno 2007.

Pino PISICCHIO, presidente e relatore, avverte che è stata assegnata, ai fini dell'abbinamento alle proposte di legge in esame, la proposta di legge C. 1623 Bellillo, recante la disciplina organica degli interventi integrali contro la violenza sulle donne, già assegnata alla Commissione Affari costituzionali. Tale proposta è pertanto abbinata alle medesime proposte. Comunica altresì l'abbinamento della proposta di legge C. 212 Fabris, recante modifiche al codice penale in materia di sottrazione di minori. Nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Istituzione di squadre investigative comuni sovranazionali.
C. 2665, approvato dal Senato.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Pino PISICCHIO, presidente, in sostituzione del relatore, onorevole Tenaglia, impossibilitato a partecipare alla seduta odierna, illustra il contenuto del provvedimento in esame.
Rileva quindi come il disegno di legge, già approvato dal Senato in prima lettura, modifichi il codice di procedura penale al fine di attuare nell'ordinamento interno la decisione quadro n. 2002/465/GAI del 13 giugno 2002 e di dare esecuzione agli impegni assunti a livello internazionale dallo Stato italiano in materia di squadre investigative comuni. Per tale ragione l'articolo 2 è volto ad introdurre nel codice i nuovi articoli 371-ter, 371-quater, 371-quinquies, 371-sexies, 371-septies e 371-octies all'interno del titolo V, libro V.
Trattandosi di un disegno di legge diretto ad attuare disposizioni comunitarie, prima di esaminarne il contenuto è opportuno richiamare il quadro normativo comunitario in materia.
Nell'ambito delle iniziative riferibili al cosiddetto terzo pilastro del Trattato sull'Unione Europea, nonché in attuazione delle decisioni del Consiglio europeo di Tampere dell'ottobre 1999, la Convenzione europea relativa all'assistenza giudiziaria in materia penale, adottata a Bruxelles il 29 maggio del 2000, ha previsto la creazione di squadre investigative comuni (articolo 13). Tale opzione normativa è sembrata, infatti, rappresentare una incisiva possibilità di contrasto per quei fenomeni criminali che, sempre più spesso, assumono connotazioni transnazionali.
L'articolo 13 della Convenzione di Bruxelles, in particolare, - allo scopo di svolgere indagini penali in uno o più Stati membri - ha, così, previsto che le autorità competenti di tali Stati possano costituire, di comune accordo, una squadra investigativa comune, indicandone la composizione. La squadra può essere formata per un scopo determinato e per una durata limitata, prorogabile con l'accordo di tutte le parti. Inoltre si prevede che essa la squadra investigativa può essere costituita in casi specifici. In particolare, la costituzione è possibile quando le indagini condotte da uno Stato membro su reati comportano inchieste difficili e di notevole portata che hanno un collegamento con altri Stati membri ovvero quando più Stati membri svolgono indagini su reati che, per le circostanze del caso, esigono un'azione coordinata e concertata negli Stati membri interessati.
Ai sensi del comma 3 dell'articolo 13 della citata Convenzione, la squadra investigativa comune opera nel territorio degli Stati membri che la costituiscono secondo determinate condizioni. La squadra deve essere diretta da un rappresentante dell'autorità competente che prende parte


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alle indagini penali dello Stato membro nel cui territorio la squadra interviene e che agisce entro i limiti delle sue competenze in conformità al diritto nazionale. Inoltre, essa deve operare in conformità al diritto dello Stato membro in cui interviene. Nello svolgimento delle loro funzioni i membri della squadra rispondono a chi ne è preposto alla direzione, tenendo conto delle condizioni stabilite dalle rispettive autorità nell'accordo sulla costituzione della squadra stessa. Si prevede poi che lo Stato membro nel cui territorio la squadra interviene predispone le condizioni organizzative necessarie per consentirle di operare.
L'articolo 13 della Convenzione lascia, poi, impregiudicata ogni altra vigente disposizione o intesa concernente la costituzione o l'attività di squadre investigative comuni. Inoltre, nella misura consentita dal diritto degli Stati membri interessati o dalla disposizione di qualunque strumento giuridico tra di essi applicabile, è possibile concordare la partecipazione alle attività della squadra investigativa comune di persone diverse dai rappresentanti delle autorità competenti degli Stati membri che la costituiscono. È possibile, ad esempio, la partecipazione di funzionari di organismi istituiti ai sensi del trattato sull'Unione europea (Europol, Eurojust, Olaf). I successivi articoli 15 e 16 della Convenzione riguardano, poi, la responsabilità penale e civile dei funzionari impegnati nelle squadre investigative comuni. Quanto agli eventuali reati commessi o subiti dagli agenti distaccati durante le operazioni, questi ultimi sono assimilati ai funzionari dello Stato membro in cui interviene la squadra (articolo 15).
Ciò premesso, osserva che in considerazione del ritardo con cui gli Stati membri hanno provveduto alla ratifica della citata Convenzione, peraltro non ancora avvenuta in tutti gli Stati membri, nel giugno del 2002, il Consiglio della UE ha adottato la Decisione quadro 2002/465/GAI, relativa alle squadre investigative comuni, il cui termine di attuazione da parte degli Stati membri è scaduto il 31 dicembre 2002 ed il cui contenuto riproduce integralmente quello previsto dalla Convenzione di Bruxelles del 2000 (articoli 13, 15 e 16).
Successivamente, il 28 novembre 2002, il Consiglio della Unione europea adottato un Protocollo (ratificato dall'Italia con la legge 20 febbraio 2006, n. 93) che ha modificato la convenzione Europol per consentire la partecipazione dei funzionari Europol alle squadre investigative comuni. L'8 maggio 2003lo stesso Consiglio ha poi adottato una raccomandazione relativa a un modello di accordo mirante alla costituzione di una squadra investigativa comune. Inoltre, a seguito degli attacchi terroristici dell'11 marzo 2004 a Madrid, il Consiglio europeo, con la dichiarazione del 25 marzo 2004 (Documento del Consiglio 7906/04 JAI, 100) ha sollecitato gli Stati membri a prendere ogni misura necessaria per attuare pienamente la decisione quadro entro giugno 2004 e li ha esortati ad assicurare che i rappresentanti di Europol e Eurojust siano utilizzati insieme alle squadre investigative comuni nella misura maggiore possibile. Con la recente Decisione del Consiglio di amministrazione dell'Europol del 20 marzo 2007 sono state stabilite le norme relative agli accordi per l'attuazione amministrativa della partecipazione degli agenti dell'Europol alle squadre investigative.
Si segnala, da ultimo, che Indagini ed organi investigativi comuni erano stati, del resto, già previsti in ambito internazionale, sia a livello bilaterale che multilaterale.
Per quanto attiene al disegno di legge, questo si compone di sei articoli.
L'articolo 1 individua l'ambito applicativo del disegno di legge.
L'articolo 2 inserisce sei nuovi articoli (dall'articolo 371-ter all'articolo 371-octies) nel codice di procedura penale.
L'articolo 371-ter del codice di procedura penale prevede che la costituzione di quadre investigative comuni possa essere richiesta dal procuratore della Repubblica in presenza di determinati presupposti, quali: indagini particolarmente complesse; indagini collegate a indagini condotte in altri Stati nei confronti di organizzazioni criminali operanti in più Stati; indagini in


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relazione a reati puniti con pena massima non inferiore a 4 anni di reclusione (la proposta individua poi, a titolo esemplificativo, i reati relativi al traffico di stupefacenti, alla tratta di esseri umani, al riciclaggio, alla corruzione ed alla pirateria informatica); la vigenza di appositi accordi internazionali.
Se le indagini vengono avocate a norma dell'articolo 371-bis, comma 3, lettera h), la richiesta dovrà essere formulata dal procuratore nazionale antimafia; se vengono avocate a norma dell'articolo 372 codice di procedura penale, la richiesta dovrà essere formulata dal procuratore generale presso la corte di appello.
Il comma 3 prevede, quindi, che la richiesta di costituzione della squadra investigativa comune venga trasmessa all'autorità competente dello Stato estero e che dell'iniziativa debba essere informato anche il procuratore generale presso la corte di appello, o il procuratore nazionale antimafia, ai fini dell'eventuale coordinamento investigativo.
Il comma 4 afferma, poi, che la squadra investigativa comune opererà sotto la direzione del pubblico ministero titolare dell'indagine.
Il nuovo articolo 371-quater disciplina, invece, la costituzione passiva delle squadre investigative comuni, vale a dire la costituzione di squadre su richiesta di uno Stato estero.
Anche in questo caso la costituzione della squadra investigativa comune può aversi solo laddove previsto da accordi internazionali e che il pubblico ministero deve informare della richiesta il procuratore generale presso la Corte d'appello o il procuratore nazionale antimafia, ai fini dell'eventuale coordinamento investigativo. Laddove il procuratore della Repubblica ritenga di non essere competente, trasmetterà la richiesta ad altro ufficio, informando l'autorità straniera.
La richiesta di costituzione di una squadra investigativa comune dovrà essere rigettata laddove sia previsto il compimento di atti espressamente vietati dalla legge o contrari ai principi fondamentali dell'ordinamento giuridico italiano. In questo caso il procuratore della repubblica, dopo aver sentito il procuratore generale presso la Corte d'appello, trasmette il rigetto della richiesta al Ministro della giustizia.
L'articolo 371-quinquies individua il contenuto dell'atto costitutivo della squadra investigativa comune.
L'articolo 371-sexies disciplina, poi, gli adempimenti esecutivi. In particolare, il comma 1 stabilisce che l'atto costitutivo debba essere trasmesso senza ritardo al Ministro della giustizia e al Ministro dell'interno. Inoltre, il comma 2 individua in un massimo di sei mesi i termini di durata dell'indagine, prorogabili fino ad un anno in caso di oggettiva impossibilità di concludere le indagini nel termine stabilito. Anche la proroga dovrà essere comunicata ai citati Ministri. Il comma 3 prevede, infine, che laddove l'atto costitutivo venga successivamente modificato, le previsioni contenute nell'articolo in commento vengano, laddove possibile, rispettate.
L'articolo 371-septies individua lo status dei componenti della squadra investigativa comune distaccati dall'autorità estera, dando attuazione all'articolo 2 della decisione quadro.
In merito si sottolinea che l'articolo 2 della decisione quadro dispone che «i funzionari di uno Stato membro diverso dallo Stato membro in cui si svolge l'operazione sono assimilati ai funzionari di quest'ultimo Stato membro per quanto riguarda i reati che dovessero subire o commettere. In particolare, il comma 1 prevede che, laddove l'atto costitutivo non disponga diversamente, i soggetti distaccati dall'autorità giudiziaria o investigativa di altro Stato possano compiere attività operativa e siano parificati a tutti gli effetti ai nostri agenti di polizia giudiziaria. Inoltre, se autorizzati al porto d'armi nel territorio italiano, potranno vedersi applicato l'articolo 53 del codice penale, relativo all'uso legittimo delle armi.
Il comma 2 aggiunge, poi, che l'atto costitutivo può, altresì, prevedere che rappresentanti ed esperti designati da altri Stati, da organizzazioni internazionali e dagli organismi istituiti nell'ambito dell'Unione


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europea siano autorizzati a partecipare all'esecuzione degli atti di indagine da compiersi nel territorio dello Stato in conformità a quanto stabilito nell'atto costitutivo. Ai rappresentanti e agli esperti, se autorizzati a partecipare al compimento di atti di indagine, sono attribuite le funzioni di agenti di polizia giudiziaria, nei limiti previsti dall'atto costitutivo della squadra.
Da ultimo, l'articolo 371-octies prevede che il procuratore della Repubblica possa richiedere allo Stato estero con cui è stata costituita la squadra investigativa di ritardare - per un massimo di sei mesi - per fini investigativi e processuali diversi da quelli indicati nell'atto costitutivo, l'utilizzazione delle informazioni ottenute dai componenti della squadra, quando ciò può pregiudicare l'indagine che è in corso con la squadra investigativa comune. La stessa possibilità dovrà essere accordata, sempre per sei mesi, quando la richiesta di ritardare l'uso delle informazioni provenga dall'autorità estera.
L'articolo 3 del disegno di legge novella l'articolo 431, comma 1, del codice di procedura penale, relativo al fascicolo per il dibattimento.
La disposizione in commento, sostituendo la lettera d) del comma 1, dell'articolo 431, che prevede l'inserimento nel fascicolo dei documenti acquisiti all'estero mediante rogatoria internazionale e i verbali degli atti non ripetibili assunti con le stesse modalità. La nuova lettera d) si riferisce invece agli atti irripetibili compiuti delle squadre investigative comuni nel territorio italiano sono inseriti nel fascicolo per il dibattimento.
L'articolo 4 stabilisce che le squadre investigative operano sul territorio italiano in base alle disposizioni del codice di procedura penale, ed agiscono sotto la direzione del pubblico ministero. Tale affermazione, peraltro, è in parte contenuta anche nel precedente nuovo articolo 371-ter, comma 4.
L'articolo 5 dà attuazione all'articolo 2 della decisione quadro n. 2002/465/GAI prevedendo che per i danni cagionati dai componenti stranieri della squadra investigativa comune sul territorio italiano sia responsabile lo Stato italiano, che a tal fine provvederà al risarcimento, purché si tratti di danni derivanti dallo svolgimento dell'attività investigativa ovvero la squadra investigativa sia costituita nell'ambito degli strumenti di cooperazione penale previsti dall'Unione europea.
Resta ferma la possibilità per lo Stato italiano - in base alle convenzioni internazionali - di agire in rivalsa verso lo Stato straniero per ottenere il rimborso delle somme versate. Tale previsione, pur non esplicitata nella disposizione in esame, è infatti contenuta nell'articolo 3, comma 3, della citata decisione quadro, ai sensi del quale «Lo Stato membro i cui funzionari abbiano causato danni a terzi nel territorio di un altro Stato membro rimborsa integralmente a quest'ultimo le somme versate alle vittime o ai loro aventi diritto».
L'articolo 6 reca una clausola di invarianza finanziaria, in base alla quale dall'attuazione del provvedimento non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. La disposizione precisa quindi che per dare attuazione alla legge occorrerà ricorrere alle risorse umane, strumentali e finanziarie già previste dalla legislazione vigente. Nessuno chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Disposizioni in materia di utilizzazione delle denunce anonime.
C. 810 Consolo.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 30 maggio 2007.

Pino PISICCHIO, presidente, avverte che sono stati presentati emendamenti al provvedimento in esame (vedi allegato 1).

Rosa SUPPA (Ulivo) ritiene che l'articolo 1, comma 1, lettera a), dovrebbe essere riformulato nel senso di sopprimere


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la parola «effettiva», sembrando sufficiente che le denunce siano prive dei requisiti che consentono l'identificazione dell'autore.

Marilena SAMPERI (Ulivo) in considerazione della complessità tecnica dell'argomento in esame, ritiene necessario un ulteriore periodo di riflessione.

Pino PISICCHIO, presidente, alla luce della richiesta dell'onorevole Samperi, condivisa dalla Commissione, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Modifica dell'articolo 420-ter del codice di procedura penale in materia di impedimento a comparire.
C. 813 Consolo.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 17 maggio 2007.

Pino PISICCHIO, presidente, avverte che sono stati presentati emendamenti al provvedimento in esame (vedi allegato 2) e che alcuni deputati hanno chiesto di intervenire sul complesso degli emendamenti.

Rosa SUPPA (Ulivo) illustra il proprio emendamento 1.2, in base al quale costituisce legittimo impedimento a comparire esclusivamente la partecipazione a sedute dell'Assemblea con votazioni, sottolineando come tale modifica garantirebbe un migliore equilibrio fra l'esigenza di celerità dei processi e il libero esercizio delle funzioni parlamentari.

Federico PALOMBA (IdV) illustra i propri emendamenti 1.4 e 1.3 che rispondono ad un principio di etica politica, poiché, con il provvedimento in esame, si verrebbe a creare un trattamento ingiustificatamente differenziato a vantaggio dei parlamentari. Ove tale trattamento differenziato dovesse essere comunque affermato, occorrerebbe quanto meno precisare che durante la sospensione del processo per legittimo impedimento è sospeso il decorso della prescrizione.

Giuseppe CONSOLO (AN), con riferimento alle osservazioni dell'onorevole Palomba, rileva come l'articolo 420-ter del codice di procedura penale attribuisca al magistrato una eccessiva discrezionalità nella valutazione delle ipotesi di legittimo impedimento. Il provvedimento in esame, pertanto, ha lo scopo di ridurre tale ambito di discrezionalità e di pervenire ad un rapporto più equilibrato fra magistratura e politica.

Pino PISICCHIO, presidente, data la delicatezza della materia, ritiene opportuno delineare con maggiore precisione il concetto di attività parlamentare, poiché tale concetto determina il concreto ambito di applicazione del provvedimento in esame.

Il sottosegretario Luigi LI GOTTI con riferimento all'osservazione del presidente Pisicchio, ricorda che la giurisprudenza della Corte Costituzionale ha definito con precisione i confini dell'attività parlamentare, ai fini della identificazione dei casi di legittimo impedimento, senza distinguere tra mera partecipazione ai lavori parlamentari e partecipazione alle votazioni. Sottolinea quindi che l'intervento normativo debba muoversi all'interno di questo ambito.

Paolo GAMBESCIA (Ulivo) osserva che, se si seguisse letteralmente l'orientamento della Corte Costituzionale, non si potrebbero più svolgere processi nei quali sono coinvolti parlamentari. Ritiene necessario che si fissino dei principi ed in particolare il legittimo impedimento deve essere strettamente connesso alla presenza effettiva del parlamentare nel corso delle attività delle Camere, ma è anche necessario che si trovi un sistema per certificare tale presenza.

Rosa SUPPA (Ulivo) con riferimento alle osservazioni dell'onorevole Gambescia, fa presente che la presenza dei deputati


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può essere certificata, ma non per le attività in Commissione, che tuttavia costituiscono una parte rilevante dell'attività del parlamentare.

Paola BALDUCCI (Verdi) rileva l'opportunità di certificare la presenza dei deputati in Commissione.

Pino PISICCHIO, presidente, rileva che la presenza dei deputati in Commissione non può essere certificata proprio in ragione dell'attività che viene svolta dalla Commissione stessa. Per consentire tale certificazione sarebbe necessaria una modifica del Regolamento.

Enrico COSTA (FI) rileva che la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 263 del 2003, attribuisce la materia della definizione del legittimo impedimento all'interprete del caso concreto e quindi al giudice, il quale deve contemperare gli interessi alla speditezza del processo e all'integrità della funzione parlamentare. Con il provvedimento in esame, invece, si stabilisce ex ante che uno dei due beni prevale in ogni caso, il che potrebbe creare problemi di legittimità costituzionale.

Enrico BUEMI (RosanelPugno) evidenzia che la proposta di legge in esame crea una disparità di trattamento tra parlamentari a favore di quelli che svolgono la professione di avvocato. Solo per costoro, infatti, si prevederebbe una ipotesi di legittimo impedimento rispetto alla loro professione, che sarebbe giustificata dall'attività parlamentare.

Rosa SUPPA (Ulivo) osserva che il provvedimento in esame non si riferisce unicamente all'ipotesi in cui il parlamentare svolge anche la professione di avvocato, ma anche quella in cui questi è indagato, imputato ovvero testimone. In ogni caso ritiene che il provvedimento in esame, qualora sia modificato limitando le ipotesi di legittimo impedimento ai soli casi in cui siano previste delle votazioni da parte del Parlamento, non possa essere considerato un ostacolo all'esercizio della giurisdizione.

Giuseppe CONSOLO (AN) sottolinea che il provvedimento in esame è diretto a conferire certezza ai rapporti tra politica e magistratura in relazione alla definizione della nozione di legittimo impedimento, che non viene più lasciata alla mera discrezionalità del giudice.

Pino PISICCHIO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 16.55.

AVVERTENZA

I seguenti punti all'ordine del giorno non sono stati trattati:

SEDE REFERENTE

Disposizioni in materia di risarcimento dei danni da parte dello Stato alle vittime dei reati.
C. 1705 Cirielli.

COMITATO RISTRETTO

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle intercettazioni telefoniche, informatiche, telematiche o ambientali.
C. 706 Osvaldo Napoli, C. 1240 Cirino Pomicino e C. 1277 Buemi.

COMITATO RISTRETTO

Applicazione della pena su richiesta in relazione a reati per i quali è previsto l'indulto.
C. 1792 Balducci, C. 1877 Costa e C. 2147 Palomba.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO

DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI