II Commissione - Resoconto di giovedý 5 luglio 2007


Pag. 29


INTERROGAZIONI

Giovedì 5 luglio 2007. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO. - Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Luigi Li Gotti.

La seduta comincia alle 12.

5-01203 Alessandri e Lussana: In ordine all'inchiesta sulla Cooperativa Edilizia A.C.L.I. s.c.r.l.

Il sottosegretario Luigi LI GOTTI risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 1).

Angelo ALESSANDRI (LNP) replicando, si dichiara non completamente soddisfatto. Rileva, infatti, come la vicenda in esame dimostri che l'amministrazione della giustizia in questo Paese non è in grado di fornire risposte rapide ed adeguate a cittadini che sono stati raggirati e truffati. Inoltre constata con rammarico che il Ministro della giustizia, che pure di recente aveva manifestato il proprio interessamento per la questione in esame, non


Pag. 30

ha preso nessuna iniziativa diretta ed in prima persona. Preannuncia, pertanto, la presentazione di ulteriori atti di sindacato ispettivo sul tema.

Pino PISICCHIO, presidente, dichiara concluso lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.

La seduta termina alle 12.10.

SEDE CONSULTIVA

Giovedì 5 luglio 2007. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO. - Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Luigi Scotti.

La seduta comincia alle 13.45.

Ratifica ed esecuzione del Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo del Canada, fatto a Roma il 13 gennaio 2005.
C. 2541 Governo.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Pino PISICCHIO, presidente, in sostituzione del relatore, onorevole Cesario, impossibilitato a partecipare alla seduta odierna, osserva che il disegno di legge in esame reca la ratifica ed esecuzione del Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Canada, firmato a Roma il 13 gennaio 2005. Il Trattato, come afferma la relazione introduttiva al disegno di legge di ratifica, si propone di sostituire analogo Accordo del 1981, tenendo conto di importanti mutamenti intervenuti sia nell'ordinamento canadese - dei quali viene ricordata l'abolizione della pena di morte, nonché una nuova legge organica sulla cooperazione giudiziaria penale -, sia nella legislazione italiana, per la quale si accenna alla fondamentale riforma del Codice di procedura penale del 1989, con il passaggio al rito accusatorio. La relazione introduttiva accenna, inoltre, anche all'evoluzione degli strumenti giuridici internazionali multilaterali. Nel quadro appena delineato, si afferma che il nuovo Trattato di estradizione italo-canadese rappresenta «una netta semplificazione delle procedure», oltre a prevedere tassativamente le fattispecie di condanna in contumacia applicabili nelle richieste di estradizione. Altri aspetti innovativi che il Trattato recepisce sono quelli dell'estradizione semplificata e dell'estradizione temporanea.
Evidenzia, più in particolare, che l'estradizione viene concessa per reati punibili con una pena restrittiva della libertà personale che, nei rispettivi ordinamenti, sia di almeno un anno o, se l'estradizione è richiesta per l'esecuzione di una condanna, quando la pena ancora da scontare non sia inferiore a sei mesi. L'estradizione può essere concessa alla duplice condizione che il reato interessato costituisca condotta delittuosa sia per l'ordinamento dello Stato richiedente (al momento della commissione del reato stesso), sia per la legislazione dello Stato richiesto (al momento della presentazione della domanda di estradizione).
Sottolinea, quindi, che vi sono poi i casi in cui viene senz'altro negata l'estradizione. Ciò avviene quando la persona richiesta sia stata definitivamente giudicata per lo stesso reato dalla Parte richiesta; quando per il reato in questione sia intervenuta la prescrizione della pena o dell'azione penale, secondo la legislazione della Parte richiedente;se si tratta di reati considerati politici o esclusivamente militari dalla Parte richiesta;se esistano fondati motivi per ritenere che il procedimento cui la persona richiesta verrà sottoposta non sarà giusto né equo, o che la domanda di estradizione sia avanzata con finalità persecutorie per motivi di razza, religione, nazionalità, opinioni politiche, discriminazione di genere, eccetera. Nel Trattato viene fornito un elenco esaustivo di casi da non considerare alla stregua di reati politici: si tratta anzitutto delle fattispecie


Pag. 31

di reato indicate in Accordi multilaterali dei quali siano Parti l'Italia e il Canada, e per le quali sia obbligatoria l'estradizione; vengono poi esclusi dal novero dei reati politici le uccisioni illecite di esseri umani, le lesioni personali gravi, i reati contro la libertà sessuale, il sequestro di persona, la presa di ostaggi, l'estorsione, gli atti lesivi della vita o dell'integrità fisica delle persone, perpetrabili con l'uso di esplosivi, mezzi incendiari, ecc. Esula dalla categoria dei reati politici anche il concorso o il favoreggiamento in uno dei reati sopra elencati.
Inoltre, vi sono, a differenza del precedente Trattato, i casi di rifiuto facoltativo dell'estradizione. Questa può essere negata quando la persona di cui si richiede l'estradizione sia (o sarà) perseguita per lo stesso reato anche dallo Stato richiesto; quando, in rapporto all'ordinamento dello Stato richiesto, la persona da estradare era minorenne al momento della condotta delittuosa e la legge che gli verrebbe applicata nello Stato richiedente confligga con i principi fondamentali in materia di trattamento dei minori; qualora la persona da estradare sia stata oggetto, per la medesima fattispecie di reato, di un procedimento penale definitivo in uno Stato terzo, e, se condannata, la relativa pena sia stata interamente eseguita, ovvero non sia più eseguibile; quando, infine, l'estradizione sia, a giudizio dello Stato richiesto, incompatibile con le condizioni di salute o con l'età della persona interessata.
Di particolare interesse è l'arresto provvisorio, che in casi di urgenza può essere richiesto - anche tramite l'INTERPOL -, in attesa di presentazione della domanda di estradizione. Se tuttavia lo Stato richiesto non riceve entro 60 giorni dall'arresto la domanda di estradizione, corredata dei relativi documenti, l'arresto provvisorio ha termine, salva la possibilità di proroga dello stesso in conformità alla legislazione dello Stato richiesto.
È consentito alla Parte richiesta il rinvio della consegna della persona richiesta, se questa risulta sottoposta a procedimento penale o sta espiando una pena inflitta per un fatto diverso da quello per il quale l'estradizione è stata richiesta. È altresì possibile che detta persona venga estradata temporaneamente, al fine di essere sottoposta a procedimento penale nello Stato richiedente.
È disciplinato il principio di specialità, che prevede che la persona estradata non sarà sottoposta a provvedimenti restrittivi della libertà per fatti anteriori alla consegna diversi da quelli che hanno dato luogo all'estradizione, a meno che la Parte che ha estradato vi acconsenta, ovvero che la persona estradata non abbia lasciato entro i 45 giorni successivi al suo rilascio il territorio della Parte alla quale è stata consegnata, o infine che detta persona vi acconsenta innanzi a un'autorità giudiziaria dello Stato richiedente.
Formula, quindi, una proposta di parere favorevole.

La Commissione approva la proposta di parere.

Ratifica della Convenzione quadro dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per la lotta al tabagismo.
C. 2540 Governo.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Pino PISICCHIO, presidente, in sostituzione del relatore, onorevole Gambescia, impossibilitato a partecipare alla seduta odierna, osserva che il disegno di legge in esame si compone di tre articoli: il primo contiene l'autorizzazione alla ratifica della Convenzione quadro dell'OMS per la lotta al tabagismo, fatta a Ginevra il 21 maggio 2003, il secondo l'ordine di esecuzione, mentre il terzo ne dispone l'entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Sottolinea, quindi, che la Convenzione costituisce il primo strumento internazionale vincolante sulla salute negoziato sotto


Pag. 32

gli auspici dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Entrata in vigore il 27 febbraio 2005, essa fornisce agli Stati parte gli strumenti di base per attuare una politica di controllo del tabacco.
Le disposizioni fondamentali prevedono: il divieto totale di pubblicizzare, promuovere e sponsorizzare il tabacco; l'obbligo di apporre avvisi sui rischi del tabacco sulle confezioni che coprano almeno il 30 per cento della superficie della confezione stessa; il divieto dell'uso di termini fuorvianti o ingannevoli come «light» e «mild», che possono creare confusione nel consumatore; la protezione dei cittadini dall'esposizione al fumo nei posti di lavoro, sui mezzi di trasporto pubblico e nei locali pubblici; l'adozione di misure volte a eliminare la fabbricazione illegale di sigarette e il contrabbando; l'aumento delle tasse sul tabacco.
Le competenze della Commissione Giustizia si limitano alla Parte VI della Convenzione, in materia di responsabilità, che, ai fini della lotta al tabagismo, prevede che le Parti adottano, se necessari, provvedimenti legislativi in materia di responsabilità civile e penale, compresi eventuali risarcimenti. Dalla formulazione dell'articolo 19 della Convezione risulta chiaro che è comunque rimessa alle Parti la valutazione circa la necessità di adottare tali misure, per cui si tratta più di un monito che di un vero e proprio impegno internazionale.
Formula, quindi, una proposta di parere favorevole.

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

Disposizioni urgenti in materia di pubblica istruzione.
C. 2272-ter Governo.
(Parere alla VII Commissione).
(Seguito esame e conclusione - Parere favorevole con osservazione).

La Commissione prosegue l'esame rinviato nella seduta del 3 luglio 2007.

Pino PISICCHIO, presidente e relatore, nessuno chiedendo di intervenire, in considerazione del dibattito che si è svolto nella precedente seduta, formula una proposta di parere favorevole con osservazione (vedi allegato 2).

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 13.55.

ATTI DEL GOVERNO

Giovedì 5 luglio 2007. - Presidenza del Presidente Pino PISICCHIO. - Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Luigi Li Gotti.

La seduta comincia alle 13.55.

Disposizioni integrative e correttive al decreto legisaltivo n. 5 del 2006 in materia di disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione amministrativa.
(Esame, ai sensi dell'articolo 143, comma 4, del regolamento, e rinvio).

la Commissione inizia l'esame dello schema di decreto legislativo.

Michele Giuseppe VIETTI (UDC), relatore, osserva che la materia delle procedure concorsuali, disciplinate dal regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (cosiddetta «legge fallimentare»), recante la disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa) è stata significativamente innovata nel corso della scorsa legislatura, anche alla luce di numerose sentenze della Corte Costituzionale intervenute su alcune norme del citato regio decreto.
Al riguardo, ricorda in primo luogo che le modifiche che alla legge fallimentare sono state introdotte ad opera del decreto legge 14 marzo 2005 n. 35 (cosiddetto «decreto competitività»), convertito dalla


Pag. 33

legge 14 maggio 2005, n. 80, il cui articolo 2 ha dettato alcune urgenti disposizioni in ordine all'istituto della revocatoria ed alla procedura di concordato preventivo.
Ricorda, inoltre, che nel corso del dibattito per la conversione del decreto-legge, è stata inserita nel disegno di legge di conversione, attraverso la presentazione di un emendamento governativo, una delega al Governo per una riforma organica e coerente di tutta la materia delle procedure concorsuali (articolo 1, comma 5), consentendo, altresì al Governo di intervenire successivamente sul relativo decreto legislativo con l'adozione di un apposito decreto correttivo.
Sulla base delle citate norme di delega è stato, quindi, in primo luogo emanato il decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 (Riforma organica delle procedure concorsuali) e, successivamente il relativo schema di decreto correttivo oggi all'esame della Commissione giustizia.
Ricorda, quindi, come lo schema di decreto legislativo correttivo possa muoversi nell'ambito di limiti ben definiti, rappresentati dai principi di delega e dal contenuto del decreto legislativo sul quale si interviene.
Lo schema di decreto legislativo, in particolare, interviene su specifici settori strategici della disciplina delle procedure concorsuali. Viene ampliata l'area di fallibilità dell'impresa, eliminando il concetto di piccolo imprenditore, aggiungendo tra le soglie di fallibilità il concetto di indebitamento e rimodulando le soglie preesistenti; si prevede che il progetto di liquidazione sia approvato non più dal giudice delegato ma dal curatore e dal comitato dei creditori, mentre il giudice delegato dovrà autorizzare i singoli atti; in tema di concordato preventivo e fallimentare, si precisa che la relativa proposta possa contemplare il pagamento in misura percentuale dei creditori privilegiati.
Nello specifico, il provvedimento in esame, composto da 22 articoli, contiene sia modifiche puntuali alla legge fallimentare (articoli da 1 a 18), sia disposizioni di carattere interpretativo e temporale (articoli 19, 20 e 22), sia, da ultimo, una novella alla legge n. 114 del 1998, recante la Riforma della disciplina relativa al settore del commercio.
Passando all'esame delle singole disposizioni, evidenzia come l'articolo 1 dello schema di decreto legislativo in esame novelli, anzitutto, l'articolo 1 della legge fallimentare introducendo rilevanti novità in materia di assoggettabilità alla disciplina del fallimento e del concordato preventivo.
La modifica è volta a modificare l'area della fallibilità così come definita dalla riforma introdotta dal decreto legislativo n. 5 del 2006, in quanto, come si legge nella relazione illustrativa del provvedimento, «l'eccessiva riduzione dell'area della fallibilità venutasi a determinare a seguito della novella del 2006, spesso ha impedito di assoggettare alla procedura fallimentare ed alle conseguenti sanzioni penali imprenditori di rilevanti dimensioni in grado di raggiungere elevati livelli di indebitamento, con conseguente danno, sia per i numerosi creditori insoddisfatti, che per l'economia in generale».
Le modifiche introdotte riguardano, in particolare, l'eliminazione della nozione di «piccolo imprenditore», nonché l'individuazione dei soggetti esonerati dal fallimento e dal concordato preventivo mediante la contemporanea sussistenza dei seguenti requisiti: a) avere avuto, nei tre esercizi precedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale non superiore a 300.000 euro; b) aver realizzato, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell'istanza di fallimento o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore, ricavi lordi non superiori a 200.000 euro; c) avere un ammontare di debiti, anche non scaduti, non superiore a 500.000 euro.
In questo modo, come si legge nella citata relazione illustrativa del Governo, si superano i contrasti interpretativi sorti riguardo all'individuazione dei criteri di qualificazione delle nozioni di piccolo imprenditore (articolo 2083 del codice civile), da una parte, e di imprenditore non piccolo (articolo 1 della legge fallimentare),


Pag. 34

dall'altra, concetti entrambi contemplati dall'articolo 1 della legge fallimentare, come modificato dall'articolo in esame
L'articolo 1 riformula, poi, l'articolo 3 della legge fallimentare escludendo dall'ammissione all'amministrazione controllata le imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa, assoggettabili, quindi, al solo concordato preventivo.
L'articolo 2 dello schema di decreto legislativo novella numerose disposizioni in materia di «dichiarazione di fallimento» (Capo I, titolo II, della legge fallimentare).
Una prima modifica riguarda l'articolo 9-bis, recante disposizioni in materia di incompetenza, ed è volta a meglio definire l'ambito di applicazione della citata disposizione in relazione a tutti i provvedimenti, e, quindi, non più solamente alla la sentenza, che pronunciano su questioni attinenti alla competenza.
Con la successiva novella all'articolo 10 (Fallimento dell'imprenditore che ha cessato l'esercizio dell'impresa) restringe al solo creditore e al pubblico ministero la possibilità di dimostrare che l'effettiva cessazione dell'attività economica, momento da cui decorre il termine annuale per la dichiarazione di fallimento, non corrisponde alla data dell'avvenuta cancellazione della società dal registro delle imprese, essendo proseguita l'attività commerciale anche dopo la formale cancellazione. Tale possibilità resta invece preclusa all'imprenditore individuale e all'imprenditore cancellato d'ufficio dal registro delle imprese, a tutela del legittimo affidamento dei creditori.
La modifica dell'articolo 14 è volta, poi, a precisare che l'imprenditore che chiede il fallimento deve, tra l'altro, depositare presso il tribunale l'indicazione dei ricavi lordi non, come attualmente previsto, degli ultimi tre anni, bensì degli ultimi tre esercizi.
Quanto alle modifiche apportate all'articolo 15, il nuovo quarto comma prevede che, ferma la possibilità di richiedere informazioni urgenti, in ogni caso il tribunale dispone che l'imprenditore depositi i bilanci degli ultimi tre esercizi, nonché una situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata. Il nuovo quinto comma prevede vari strumenti per accelerare la procedura, anche tramite l'abbreviazione dei termini, per far fronte a situazioni di emergenza. la possibilità che concede al giudice la possibilità, in caso di abbreviazione dei termini e di particolare urgenza, di comunicare con ogni mezzo idoneo il ricorso e la data di fissazione dell'udienza. Al nono comma, la soglia al di sotto della quale non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento è stata elevata da 25.000 a 30.000 euro.
La modifica dell'articolo 16 (Sentenza dichiarativa di fallimento) introduce ex novo la previsione che la sentenza del tribunale, in caso di procedura molto complessa, possa prevedere, oltre al termine ordinario di 120 giorni, un ulteriore termine di 180 giorni dal deposito della sentenza per stabilire la convocazione dell'adunanza in cui si procederà all'esame dello stato passivo.
Viene, poi, riformulato l'articolo 18 della legge fallimentare, sostituendo l'«appello» (contro la sentenza dichiarativa del fallimento) con lo strumento del «reclamo», pienamente devolutivo e coerente con la logica del rito camerale. Viene poi precisato il contenuto del relativo ricorso introduttivo. Si estendono da 45 a 60 giorni (dal deposito del ricorso) i termini utili per la fissazione dell'udienza di comparizione e vengono dettati termini procedurali precisi: in particolare, tra la data della notificazione e quella dell'udienza deve intercorrere un termine non minore di 30 giorni; la costituzione delle parti resistenti deve avvenire almeno dieci giorni prima della udienza, eleggendo il domicilio nel comune in cui ha sede la corte d'appello. La costituzione si effettua mediante il deposito in cancelleria di una memoria contenente l'esposizione delle difese in fatto e in diritto, nonché l'indicazione dei mezzi di prova e dei documenti prodotti. Analoghe sono le modalità e i termini d'intervento di qualunque altro interessato. All'udienza si prevede, poi, che il collegio possa assumere d'ufficio i mezzi


Pag. 35

di prova necessari anche, eventualmente, delegando un suo componente. Oltre alla precisazione che spetta alla cancelleria notificare alle parti interessate la sentenza che revoca il fallimento o che rigetta ilo reclamo, la nuova norma prevede un termine di 30 giorni. per la presentazione dell'eventuale ricorso per cassazione. Ultima novità è costituita dalla reclamabilità (ora non prevista) del decreto del tribunale che liquida le spese della procedura ed il compenso al curatore. La novella dell'articolo 19 della legge fallimentare stabilisce, inoltre, che la competenza a decidere sulla sospensione della liquidazione dell'attivo in pendenza di reclamo è della corte d'appello. Ulteriori novelle riguardano, infine, l'abrogazione dell'articolo 20 della legge fallimentare (che disciplina le modalità di prosecuzione del giudizio in caso di morte del fallito durante il giudizio di opposizione) nonché la modifica dell'articolo 22, che aumenta da 15 a 30 giorni il termine, per il creditore ricorrente o il PM, per proporre reclamo contro il decreto che respinge il ricorso per la dichiarazione di fallimento.
L'articolo 3 del provvedimento in esame introduce modifiche al titolo II, Capo II, della legge fallimentare (Degli organi preposti al fallimento). Segnala, in primo luogo, la soppressione del comma 2 dell'articolo 24 della legge fallimentare, il quale prevede che alle controversie di competenza del tribunale fallimentare si applicano gli articoli da 737 a 742 del codice di procedura civile, ossia le disposizioni comuni ai procedimenti in camera di consiglio. La relazione illustrativa del Governo precisa che «la modifica viene a correggere una grave disarmonia, non giustificabile con particolari esigenze della procedura. Le predette controversie, infatti, sono cause aventi ad oggetto diritti soggettivi, che si svolgono al di fuori della procedura, nei confronti di terzi estranei al fallimento, i quali verrebbero privati delle garanzie dei due gradi di cognizione piena, di cui possono di regola usufruire tutti i soggetti dell'ordinamento».
All'articolo 25, comma 1, n. 6) il termine «avvocati» è sostituito, con quello più ampio di «difensori», per coordinare la norma con la disciplina dei giudizi tributari dove difendono anche professionisti diversi dagli avvocati.
La riformulazione dell'articolo 26 mira a rimodellare il procedimento di reclamo contro i decreti del giudice delegato e del tribunale, secondo lo schema del rito in camera di consiglio. Viene disciplinata la fase introduttiva del gravame secondo il modello del rito del lavoro e si precisa che nel ricorso introduttivo deve essere contenuta, a pena di decadenza, l'indicazione dei mezzi di prova e dei documenti prodotti.
La novella all'articolo 32, in conformità con il mutato assetto degli organi della procedura, assegna al comitato dei creditori, anziché al giudice delegato, il compito di autorizzare il curatore alla delega di specifiche operazioni.
Lo scopo della novella prevista al successivo articolo 34 (Deposito delle somme riscosse) è di non immobilizzare necessariamente le somme riscosse dal curatore, permettendone un eventuale investimento, pur garantendo l'integrità del capitale iniziale.
La successiva novella all'articolo 35 (Integrazione dei poteri del curatore) prevede che il curatore, quando chiede al comitato del creditori l'autorizzazione a compiere un atto previsto dalla medesima norma, sia tenuto a formulare le proprie valutazioni conclusive in ordine alla convenienza dell'atto da compiere.
L'articolo 41 della legge fallimentare è, a sua volta, integrato allo scopo di garantire maggior funzionalità al comitato dei creditori, prevedendo nuove ipotesi di surrogabilità delle funzioni del comitato dei creditori da parte del giudice delegato; si prevede, inoltre, che ai membri del comitato dei creditori si applichino, in quanto compatibili, le disposizioni normative in materia di responsabilità dei sindaci, limitatamente al primo e terzo comma dell'articolo 2407 e che spetti al curatore, durante lo svolgimento della procedura fallimentare la legittimazione a proporre azioni di responsabilità nei confronti dei componenti del comitato dei creditori.


Pag. 36


L'articolo 4 del provvedimento in esame novella il titolo II del Capo III della legge fallimentare (Degli effetti del fallimento).
La novella all'articolo 48 è finalizzata, in particolare, a circoscrivere all'imprenditore fallito, persona fisica, l'obbligo di consegna della propria corrispondenza inerente i rapporti compresi nel fallimento, mentre in relazione alla corrispondenza diretta al fallito che non sia persona fisica si prevede che questa venga consegnata al curatore.
Al riguardo, nella relazione illustrativa del provvedimento si precisa che tale modifica si giustifica per il fatto che, solo nei riguardi del fallito che sia persona fisica ha senso salvaguardare il diritto alla riservatezza nella corrispondenza. La corrispondenza diretta ad una persona fisica in qualità di legale rappresentante di una società non può avere, per definizione, carattere personale e non ha quindi senso adottare misure idonee a salvaguardare la riservatezza della corrispondenza.
L'integrazione prevista all'articolo 52 della legge fallimentare è, invece, finalizzata all'accertamento (secondo la disciplina stabilita dal Capo V della legge stessa) anche dei crediti per i quali non risultino possibili azioni esecutive e cautelari individuali.
Per quanto riguarda, poi, la modifica prevista all'articolo 53, questa assume valore di semplice coordinamento con le nuove disposizioni su modalità di vendita e liquidazione dell'attivo di cui al nuovo articolo 107, mentre la successiva novella riguardante l'articolo 67 (Atti a titolo oneroso, pagamenti, garanzie) esclude dall'azione revocatoria i preliminari di vendita trascritti ai sensi dell'articolo 2645-bis del codice civile, i cui effetti non siano cessati ai sensi del comma terzo della suddetta disposizione (in quanto sia trascorso un anno dalla data convenuta tra le parti per la conclusione del contratto definitivo ovvero tre anni senza che sia avvenuta la trascrizione del contratto definitivo).
Inoltre, sempre con riferimento all'articolo 67 della legge fallimentare si precisa che ai fini dell'esonero dalla revocatoria, il piano sulla cui base sono stati eseguiti atti, pagamenti e concesse garanzie sui beni del debitore, deve essere stato redatto da specifici professionisti di particolare competenza. Sempre in tema di revocatoria, la novella all'articolo 70, specifica che tra i rapporti continuativi e reiterati revocabili sono compresi i rapporti di conto corrente.
La successiva modifica all'articolo 72 della legge fallimentare, in materia di rapporti pendenti, precisa, poi, che il contratto traslativo si considera ineseguito o non compiutamente eseguito (ai fini del subentro del curatore nel rapporto) quando non si è ancora realizzato alcun effetto reale. Inoltre, tornando alla formulazione anteriore al decreto legislativo n. 5 del 2006, si stabilisce che se un contratto è ancora ineseguito o non compiutamente eseguito da entrambe le parti, ove nei confronti di una di esse venga dichiarato il fallimento, non spetta alcun risarcimento al contraente di buona fede (salvo il suo diritto da far valere nel passivo fallimentare).
Allo stesso articolo 72 è aggiunta, poi, una specifica disposizione derogatoria della disciplina generale a tutela del promissario acquirente di una casa di prima abitazione, oggetto di preliminare di vendita trascritto.
L'articolo 72-bis (Fallimento del venditore e contratti relativi ad immobili da costruire) è stato, inoltre, riformulato sopprimendo la norma sul fallimento del venditore, considerata superflua alla luce dalla regola generale per la quale il contratto traslativo si intende eseguito quando si è verificato l'effetto reale e, inoltre, eliminando la norma sul privilegio del promissorio acquirente in quanto ripetizione della medesima regola già contenuta nell'articolo precedente. Viene, inoltre, soppresso il riferimento alle crisi d'impresa, considerato estraneo alla materia fallimentare.
La modifica all'articolo 72-quater (Locazione finanziaria) è volta, poi, a precisare che in caso di scioglimento del contratto di leasing, l'impresa locatrice fa


Pag. 37

valere i suoi diritti nel fallimento, purché abbia disposto del bene recuperato secondo valori di mercato.
L'articolo 73 viene, poi, riformulato in quanto, come si legge nella relazione illustrativa, la disposizione vigente, estesa a tutte le fattispecie di vendita a termine o a rate, non risulta sistematicamente compatibile con la disciplina dei rapporti pendenti.
Al riguardo, la relazione governativa osserva, altresì, che allo stato «la tutela del venditore non fallito in tali contratti (tutela esplicantesi nell'obbligo del curatore che subentra nel contratto di versare il prezzo per l'intero), si giustifica soltanto nella ipotesi in cui non sia avvenuto il passaggio della proprietà, il che richiede l'apposizione della clausola sul riservato dominio. Qualora la proprietà fosse stata trasferita prima del fallimento il contratto sarebbe da considerarsi eseguito; nel patrimonio del venditore residuerebbe un mero credito da far valere nei confronti del fallimento secondo le regole del concorso».
Anche l'articolo 74 della legge fallimentare, attualmente rubricato «Contratto di somministrazione» e già novellato dal decreto legislativo n. 5 del 2006 per ovviare a rilevanti problemi applicativi e d'interpretazione, viene riscritto come «contratto ad esecuzione continuata o periodica» e ciò al fine di consentirne un'applicazione più ampia in ambito fallimentare.
In relazione poi al successivo articolo 79, si propone di modificarne il contenuto al fine di inserirvi le disposizioni del vigente articolo 80-bis, relative all'affitto d'azienda (norma ora, conseguentemente, abrogata); come precisato nella relazione illustrativa, lo spostamento ha ragioni sistematiche, in quanto la disciplina dell'articolo 79 (Possesso del fallito a titolo precario) è ora in gran parte prevista dall'articolo 103, collocato nella più opportuna sede, relativa all'accertamento del passivo (Capo V).
Anche l'articolo 80, relativo agli effetti del fallimento del locatore nel contratto di leasing immobiliare è stato novellato, prevedendo il possibile recesso del curatore subentrante quando il contratto sia superiore a 4 anni (dalla dichiarazione di fallimento); a favore del conduttore si prevede, in tal caso, la corresponsione di un equo indennizzo.
L'articolo 5 dello schema di decreto introduce talune modifiche agli articoli 88 e 89, inseriti nel titolo II, Capo IV, del RD 267/1942 (Della custodia e dell'amministrazione delle attività fallimentari).
La prima modifica, all'articolo 88 (Presa in consegna dei beni del fallito da parte del curatore), specifica che in caso di possesso da parte del fallito di beni immobili o beni comunque registrati, l'estratto della sentenza dichiarativa del fallimento, notificata dal curatore, deve essere trascritta (e non, come ora, annotata) nei pubblici registri. La modifica dell'articolo 88 risponde, invece, a pure esigenze di sintassi.
L'articolo 6 del provvedimento in esame reca modifiche al titolo II, Capo V della legge fallimentare (Dell'accertamento del passivo e dei diritti mobiliari di terzi).
Nello specifico, dall'articolo 93 (Domanda di ammissione al passivo) è eliminato l'obbligo, per il creditore che chiede di essere ammesso al passivo fallimentare, di indicare nel ricorso depositato presso il tribunale, oltre che il titolo di prelazione del credito e la descrizione del bene cui la prelazione si riferisce, anche la graduazione del credito (che discende direttamente dalla legge ed è effettuato in sede di riparto). Per gli stessi motivi, è abrogato il secondo comma dell'articolo 96.
Una seconda modifica interviene sull'articolo 93 eliminando l'obbligo di depositare, almeno 15 giorni prima dell'udienza per l'esame dello stato passivo del fallimento, i documenti non presentati con la domanda di ammissione al passivo. Al riguardo, osserva, infatti, che il successivo articolo 95 (Progetto di stato passivo e udienza di discussione) concede ai creditori di depositare documenti integrativi fino all'udienza di verificazione del passivo; la modifica, si legge nella relazione illustrativa, risponde ad esigenze di economia processuale essendo volta ad evitare che, a fronte delle conclusioni del curatore,


Pag. 38

il creditore eventualmente escluso debba necessariamente impugnare il decreto che rende esecutivo lo stato passivo.
Per quanto riguarda, poi, l'articolo 96 (Formazione ed esecutività dello stato passivo) viene precisato che il decreto del giudice delegato che decide sulla domanda di ammissione al passivo deve essere (sempre) succintamente motivato. La norma attuale stabilisce, invece, come necessaria tale motivazione solo se la domanda proposta è contestata dal curatore.
Notevoli modifiche sono introdotte, poi, all'articolo 99 della legge, relativo al procedimento d'impugnazione del decreto di esecutività dello stato passivo.
Il nuovo testo omologa tale procedimento - così afferma la relazione illustrativa - «ad uno schema uniforme di rito camerale fallimentare» opportunamente adattato.
In particolare, in relazione al contenuto del ricorso segnala le seguenti novità: a) l'elezione del domicilio dell'impugnante va fatta nel comune ove ha sede il tribunale, anziché in un comune sito nel suo circondario (analogo obbligo è stabilito per la parte resistente); b) devono essere indicate le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d'ufficio (come già previsto per il resistente, nella memoria difensiva). È precisato, poi, che il relatore venga nominato dal presidente del tribunale entro 5 giorni dal deposito del ricorso e che l'udienza di comparizione sia fissata non oltre 60 giorni dal deposito dello stesso. Il ricorrente, entro 10 giorni dalla comunicazione del decreto di esecutività dello stato passivo, deve notificare l'impugnazione, insieme al decreto che fissa l'udienza, al curatore, al fallito e all'eventuale controinteressato. L'assunzione dei mezzi di prova all'udienza sono ora indistintamente assumibili d'ufficio da parte del tribunale, che decide con decreto motivato entro 60 giorni dall'udienza. Resta confermata la possibilità di presentare ricorso in Cassazione, mentre è aumentato da 20 a 30 giorni decorrenti dall'udienza, il termine di pronuncia in via provvisoria del tribunale (decreto motivato non reclamabile).
La novella all'articolo 101 della legge fallimentare mira, poi, a disciplinare più compiutamente le cosiddette domande tardive di insinuazione del credito: al riguardo, è infatti, aggiunta una disposizione che prevede che il giudice delegato fissi ogni 4 mesi un'udienza per l'esame delle domande tardive, fatta salva la sussistenza di motivi d'urgenza. La successiva modifica, apportata all'articolo 102 (Previsioni di insufficiente realizzo) rende, poi, obbligatorio da parte del curatore allegare anche il parere del comitato dei creditori alla istanza presentata dal medesimo curatore al tribunale affinché non si dia luogo al procedimento di accertamento del passivo.
L'articolo 7 dello schema di decreto legislativo reca, poi, modifiche al titolo II, Capo VI della legge fallimentare (Dell'esercizio provvisorio e della liquidazione dell'attivo).
Le modifiche di maggior conto riguardano, in particolare, l'articolo 104-ter relativo al programma di liquidazione. Una prima novità prevede che il curatore debba sottoporre il programma non più all'approvazione del giudice delegato bensì a quella del comitato dei creditori. Viene, poi, definito il programma come «l'atto di pianificazione e indirizzo» in relazione alle modalità e ai termini previsti per la liquidazione dell'attivo. Per quel che concerne il contenuto, è specificato che il curatore debba indicare non solo le azioni risarcitorie, recuperatorie o revocatorie da esercitare ma anche una previsione sul loro possibile esito. Viene, inoltre precisato, il rapporto tra il programma di liquidazione e la sua approvazione: se quest'ultima spetta al comitato dei creditori è il giudice delegato che, invece, autorizza i singoli atti o operazioni in esso inclusi e riceve comunicazione dell'approvazione stessa.
L'articolo in esame, inoltre, unifica in un'unica sezione II la disciplina della vendita dei beni, sia mobili che immobili (la nuova rubrica è, così, «Della vendita dei beni») introducendo una modifica testuale della rubrica dell'articolo 107.


Pag. 39


La stessa norma è novellata, in particolare, con la previsione che il giudice delegato possa, come nel rito esecutivo ordinario, provvedere direttamente alla vendita di beni mobili, immobili e mobili registrati in luogo del curatore; tale ultimo intervento estende, in particolare, detta disciplina anche ad autoveicoli, navi ed aeromobili. Di conseguenza, è abrogato l'articolo 108-bis, che per navi, galleggianti ed aeromobili vede la vendita di tali beni disciplinata dal codice della navigazione.
La modifica all'articolo 108, relativa alle cancellazioni delle iscrizioni, pignoramenti, sequestri ed ogni altro vincolo sui beni venduti, ha natura di coordinamento con la novella appena citata dell'articolo 107.
L'articolo 8 del provvedimento novella disposizioni contenute nel titolo II, Capo VII, della legge fallimentare (Della ripartizione dell'attivo).
In relazione all'articolo 110 il contenuto è integrato con un periodo che chiarisce come il privilegio di cui godono i crediti non sottoponibili ad azioni esecutive e cautelari vale sono in ambito processuale (ovvero la prosecuzione dell'esecuzione in pendenza di fallimento) ma non in quello sostanziale: infatti, tali crediti - al pari degli altri - sono inseriti nel progetto di ripartizione dell'attivo.
La stessa norma elimina, poi, l'obbligo per il giudice delegato, prima del deposito in cancelleria, di sentire il comitato dei creditori sul progetto di ripartizione presentato dal curatore; lo stesso articolo 110 prevede, infatti, la possibilità per ogni creditore di proporre reclamo una volta presa visione del progetto.
Un'ulteriore modifica all'articolo 110 è volta, poi, a precisare che il reclamo dei creditori sul progetto va proposto al giudice delegato; il riferimento all'articolo 36 della legge (reclamo contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori) anziché all'articolo 26 (reclamo contro i decreti del giudice delegato e del tribunale) sottolinea la paternità del curatore del progetto di ripartizione.
Dopo un modifica testuale dell'articolo 111 (Ordine di distribuzione delle somme) volta ad esigenze di precisione lessicale, viene abrogato il comma 2 dell'articolo 111-bis (Disciplina dei crediti prededucibili), ritenuto sostanzialmente una duplicazione rispetto al contenuto del comma 1 della stessa norma; è, inoltre, precisato che nella soddisfazione dei crediti prededucibili va tenuto conto dell'ordine di graduazione delle rispettive cause di prelazione. È, infine, stabilito, eliminando l'attuale limite massimo di 25.000 euro, che l'eventuale integrale soddisfazione da parte del curatore dei crediti prededucibili (liquidi, esigibili e non contestati) sorti durante il fallimento (in caso, ciò sia possibile al di fuori del riparto per sufficienza dell'attivo) deve comunque essere sempre autorizzato dal comitato dei creditori o dal giudice delegato.
L'ultima disposizione della legge fallimentare novellata dall'articolo 8 è l'articolo 115, relativo al pagamento ai creditori, cui è apportata un'integrazione volta ad estendere la disciplina per le cessioni dei crediti ammessi anche alla eventuale surrogazione del creditore di cui all'articolo 1201 del codice civile.
L'articolo 9 dello schema di decreto in esame reca modifiche al titolo II, Capo VIII (Della cessazione della procedura fallimentare) del Regio decreto n. 267 del 1942.
Per quanto riguarda, in particolare, la chiusura del fallimento, il comma 1 modifica l'articolo 118 e prevede che in caso di fallimento di società, il curatore debba chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese quando l'attivo è già stato ripartito, ovvero quando non sono possibili ripartizioni o pagamenti di crediti prededucibili per mancanza di attivo.
È, inoltre, limitata ai casi di assenza di debiti sociali la chiusura automatica del fallimento della società che determini anche la chiusura del fallimento dei soci illimitatamente responsabili ex articolo 147.
All'articolo 119 è, poi, aggiunto un nuovo periodo volto prevedere che il decreto di chiusura del fallimento, oltre a poter essere reclamato nelle forme disciplinate dall'articolo 26, possa - in caso di


Pag. 40

esito negativo - essere anche soggetto a ricorso per Cassazione. Il ricorso per Cassazione dovrà essere proposto nel termine di 30 giorni dalla notificazione o comunicazione del decreto della Corte d'appello al curatore, al fallito, al comitato dei creditori al reclamante o all'intervenuto nel procedimento.
La novella prevista all'articolo 120 è volta, poi, a precisare che con la chiusura del fallimento, oltre a cessare gli effetti del fallimento sul patrimonio del fallito ed a decadere gli organi preposti al fallimento, vengono meno anche le incapacità personali del fallito.
Le successive modifiche previste dall'articolo 9 in esame riguardano il concordato fallimentare.
La prima interessa l'articolo 124 della legge fallimentare, la cui principale novità consiste nella possibilità che possa essere lo stesso fallito a proporre il concordato prima del decorso semestrale dalla dichiarazione di fallimento (e di due anni dal decreto di esecutività del passivo); viene, tuttavia precisata, in tal caso, la condizione della tenuta della contabilità da parte del fallito. È stabilito, inoltre, che la relazione giurata sul valore di mercato da attribuire al cespite o credito oggetto della garanzia possa essere operata - oltre che dai revisori contabili e società di revisione - anche da professionisti con i requisiti per la nomina a curatore (articolo 28, lettere a) e b)). Le ulteriori modifiche testuali dell'articolo 124 rispondono all'esigenza di chiarire che la disciplina del concordato è identica per tutti i proponenti, creditori e non.
All'articolo 125, relativo all'esame della proposta di concordato, è anzitutto introdotto il riferimento alle garanzie offerte, così colmando una carenza dell'attuale disciplina che non prevede il concordato fallimentare con garanzia. La nuova normachiarisce che la valutazione sul merito della proposta di concordato spetta al comitato dei creditori, residuando al giudice delegato una valutazione formale sulla sua ritualità; con la proposta vanno comunicati ai creditori sia il parere del curatore che del comitato dei creditori ed i creditori vanno informati che una mancata risposta nei termini è considerata come assenso sul concordato. È, infine, precisato che la proposta che contenga condizioni differenziate per classi di creditori va sottoposta al giudizio del tribunale «prima di essere comunicata ai creditori».
In tale ultima ipotesi (ovvero previsione di diverse classi di creditori) l'articolo 128 della legge è modificato per rendere più agevole l'approvazione del concordato: mentre la vigente disciplina necessita, a tal fine, dell'approvazione della maggioranza dei crediti ammessi al voto in ogni classe, con la novella basta, infatti, tale voto favorevole nel maggior numero di classi. L'ulteriore modifica dell'articolo 128 assume natura di coordinamento.
Per quanto riguarda l'articolo 129 della legge fallimentare, relativo al giudizio di omologazione, la novella prevede, anzitutto, che la comunicazione al proponente dell'approvazione della proposta mira a far chiedere a questi l'omologazione del concordato; inoltre, in accordo con la novella all'articolo 125, ovvero la valorizzazione del ruolo del comitato dei creditori, sarà conseguentemente quest'ultimo, e non il curatore, a depositare presso il tribunale la relazione finale motivata col suo parere definitivo sul concordato. In caso di opposizioni, è prevista la possibile assunzione di mezzi istruttori da parte del tribunale, anche mediante delega di uno dei membri dell'ufficio giudiziario.
Per quanto riguarda, poi, la citata ipotesi di concordato fallimentare approvato nel maggior numero di classi di creditori (articolo 128, comma 2), anche in caso di dissenso sulla proposta da parte di un creditore appartenente a classe dissenziente, l'omologazione del concordato da parte del tribunale sarà possibile quando il collegio valuti che il concordato posa comunque soddisfare il credito «in misura non inferiore rispetto alle alternative concretamente praticabili».
Con il nuovo articolo 131, l'articolo 9 del provvedimento in esame modifica il procedimento di reclamo avverso il decreto di omologazione del concordato sulla


Pag. 41

base del schema del rito camerale fallimentare. Dopo la precisazione che il termine di 30 gg. per l'impugnazione decorre non dalla comunicazione bensì dalla notificazione del decreto ad opera della cancelleria del tribunale, è stabilito che il ricorso contenga i requisiti dell'analoga impugnazione avverso la sentenza dichiarativa del fallimento (v. ante, nuovo articolo 18, legge fallimentare). È fissato un breve termine di 5 giorni dal deposito del ricorso per la designazione del relatore da parte del presidente della corte d'appello, precisando a tal fine l'uso dello strumento del decreto. Viene precisato che «le altre parti» alle quali va notificato il ricorso, con il decreto di fissazione dell'udienza, se non sono i reclamanti, si identificano nel fallito, nel proponente e negli opponenti.
La fase introduttiva del giudizio di reclamo è, anche, in tal caso come per gli altri riti in camera di consiglio, modellata sul rito del lavoro; le disposizioni dettate sono, quindi, identiche a quelle del citato articolo 18 e dell'articolo 99 (impugnazione del decreto che rende esecutivo lo stato passivo fallimentare), al cui commento si fa rinvio. Anche in tal caso, viene precisato, che la corte d'appello può delegare un suo componente all'assunzione di mezzi di prova; analoga precisazione riguarda il decreto motivato della corte che decide sul reclamo, che deve essere notificato alle parti a cura della cancelleria. È infine specificato che i 30 giorni per l'eventuale ricorso in cassazione decorrono dalla citata notificazione.
Con la novella all'articolo 137 è precisato, in linea con l'opzione di abolire le iniziative d'ufficio del tribunale, che i soli creditori possono chiedere la risoluzione del concordato per mancata costituzione delle garanzie o mancato adempimento degli obblighi da parte del proponente. Mentre il richiamo all'articolo 15 della legge fallimentare è funzionale al richiamo allo schema del rito camerale, con un'ulteriore modifica testuale si precisa che la forma della pronuncia, reclamabile, che risolve il concordato riaprendo il fallimento è quella della sentenza.
L'articolo 10 apporta talune novelle agli articoli 142 e 144 della legge fallimentare, dedicati all'istituto della esdebitazione ed inseriti all'interno del Capo IX della legge fallimentare.
In particolare la prima modifica incide sulla attuale disposizione normativa concernente i casi in cui è escluso il ricorso all'istituto della esdebitazione (articolo 142, comma 3, lettera a)) al fine di ricomprebndervi le obbligazioni derivanti da rapporti estranei all'esercizio dell'impresa.
Come si legge nella relazione illustrativa dello schema di decreto in esame la ratio di tale modifica deve essere individuata nella necessità di individuare più appropriatamente taluni debiti per i quali l'esdebitazione non è ragionevolmente giustificabile: sono quelli derivanti da «rapporti estranei all'esercizio dell'impresa», anziché da rapporti «non compresi nel fallimento ai sensi dell'articolo 46», espressione questa attualmente presente nel citato articolo 142.
La seconda modifica concerne, poi, il successivo articolo 144 concernente gli effetti dell'esdebitazione nei confronti dei creditori concorsuali non concorrenti.
Al riguardo, fermo restando il principio generale previsto dal citato articolo 144 in base al quale il decreto di accoglimento della domanda di esdebitazione produce effetti anche nei confronti dei creditori anteriori alla apertura della procedura di liquidazione che non hanno presentato la domanda di ammissione al passivo, la modica proposta è volta a specificare che in tale caso, l'esdebitazione opera per la sola eccedenza alla percentuale attribuita nel concorso ai creditori di pari grado.
Il successivo articolo 11, novella, poi, l'articolo 147 della legge fallimentare, rubricato «Società con soci a responsabilità illimitata».
In particolare, la modifica proposta concerne il solo comma 6 del citato articolo 147, che attualmente prevede la possibilità di appellare la sentenza del tribunale che dichiara il fallimento dei soci illimitatamente responsabili.
Al riguardo, l'articolo 11 dello schema di decreto legislativo in esame prevede la


Pag. 42

sostituzione dell'«appello» con il «reclamo» e ciò in conseguenza della citata modifica prevista dal comma 6 dell'articolo 2 dello schema di decreto legislativo in esame che, novellando l'articolo 18 della legge fallimentare, ha previsto la possibilità di reclamo, anziché l'appello, contro la sentenza che dichiara il fallimento.
Il successivo articolo 12, composto da cinque commi, interviene sul Titolo III (Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione), Capo I (Dell'ammissione alla procedura di concordato preventivo), della legge fallimentare.
In particolare, il comma 1 interviene sull'articolo 160 della legge fallimentare riguardante le condizioni per l'ammissione alla procedura.
Nello specifico la modifica che si intende apportare è volta a prevedere la possibilità che la proposta di concordato preventivo contempli il pagamento in percentuale dei creditori privilegiati, purché il piano ne preveda la soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile sul ricavato in caso di vendita, considerato: a) il valore di mercato attribuibile al cespite, ovvero; b) al reddito oggetto della garanzia indicato nella relazione giurata di un esperto o di un revisore contabile o di una società di revisione designati dal tribunale.
Come si legge nella relazione illustrativa del provvedimento, scopo della novella proposta è quello di incentivare il ricorso all'istituto del concordato preventivo eliminando, altresì, una illogica diversità di disciplina rispetto al concordato fallimentare.
Il successivo comma 2 dell'articolo 12, interviene, invece, sull'articolo 161 della legge fallimentare concernente la «Domanda di concordato», al fine di apportarvi due modifiche.
La prima riguarda, in particolare, i requisiti che deve possedere il professionista incaricato di effettuare la relazione da allegare alla domanda di ammissione alla procedura di concordato.
Attraverso il rinvio alle lettere a) e b) dell'articolo 28 della legge fallimentare, in materia di Requisiti per la nomina a curatore, si prevede, infatti, che la citata relazione venga predisposta da: a) avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e ragionieri commercialisti [lettera a)]; b) studi professionali associati o società tra professionisti, sempre che i soci delle stesse abbiano i requisiti professionali di cui alla lettera a). In tale caso, all'atto dell'accettazione dell'incarico, deve essere designata la persona fisica responsabile della procedura [lettera b)]. In relazione alla modifica in esame osserva che il testo vigente rinvia genericamente all'articolo 28 contemplando, quindi la possibilità che la citata relazione venga predisposta, oltre che dai soggetti sopra indicati anche da coloro che abbiano svolto funzioni di amministrazione, direzione e controllo in società per azioni, dando prova di adeguate capacità imprenditoriali e purché non sia intervenuta nei loro confronti dichiarazione di fallimento [lettera c)].
La seconda modifica prevista all'articolo 161 della legge fallimentare è volta, invece, a prevedere che la domanda di concordato venga comunicata al Pubblico ministero.
In relazione alla formulazione di questa norma segnala che l'espressione «la domanda di concordato è comunicata al pubblico ministero» andrebbe sostituita con seguente: «La domanda per l'ammissione alla procedura di concordato preventivo è comunicata al Pubblico ministero».
Il successivo comma 3 dell'articolo 12 apporta talune modifiche all'articolo 162 della legge fallimentare in materia di «Inammissibilità della domanda».
Al riguardo, le modifiche proposte consistono nel prevedere: a) la possibilità, da parte del Tribunale, in sede di esame della domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo, di concedere al debitore un termine non superiore a quindici giorni per apportare integrazioni al piano e produrre nuovi documenti; b) l'obbligo per il Tribunale di sentire il debitore in camera di consiglio nel caso in cui riscontri che non ricorrono le condizioni di ammissibilità alla procedura di concordato preventivo e prima della relativa dichiarazione di inammissibilità; c) Il


Pag. 43

comma in esame esclude, poi, che il Tribunale, avendo dichiarato inammissibile la domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo, possa d'ufficio dichiarare il fallimento del debitore, come attualmente previsto dal comma 2 dell'articolo 162 della legge fallimentare, stabilendo, al riguardo, che in questi casi il fallimento può essere dichiarato solamente su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero.
In questo caso, nei confronti della sentenza che dichiara il fallimento è prevista espressamente la possibilità di presentare reclamo deducendo anche motivi attinenti all'ammissibilità della proposta di concordato.
In sintesi, quindi, resta invariato il principio previsto dall'attuale comma 1 dell'articolo 162 della legge fallimentare in base al quale non è soggetto a reclamo il provvedimento che dichiara inammissibile la domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo. Viene, però concessa la possibilità di presentare reclamo, deducendo anche motivi attinenti all'ammissibilità della proposta di concordato, nei confronti della sentenza del Tribunale che dichiari il fallimento del debitore successivamente alla valutazione di inammissibilità della domanda di ammissione al concordato preventivo.
In relazione alla formulazione del comma 3 dell'articolo 12, nella parte in cui prevede che «contro la sentenza è proponibile reclamo a norma dell'articolo 18», da un punto di vista meramente formale, appare opportuno specificare che ci si riferisce alla sentenza che dichiara il fallimento.
Il successivo comma 4 dell'articolo 12 incide sull'articolo 163 della legge fallimentare in materia di ammissione alla procedura di concordato preventivo.
Al riguardo, oltre ad una modifica di carattere formale volta a precisare che Il tribunale dichiara aperta la procedura di concordato preventivo nel caso in cui non abbia dichiarato inammissibile la relativa domanda, il comma in esame prevede espressamente l'importo della somma che il ricorrente è tenuto a depositare nella cancelleria del tribunale una volta aperta la procedura di concordato preventivo.
Nello specifico il comma in esame, sostituendo l'attuale generica formulazione secondo la quale il ricorrente deve depositare nella cancelleria del tribunale la somma che si presume necessaria per l'intera procedura, stabilisce, viceversa che tale somma è pari: 1) al 50 per cento delle spese che si presumono necessarie per l'intera procedura, ovvero, b) la diversa minor somma, non inferiore al 20 per cento di tali spese, che sia determinata dal giudice.
Su proposta del commissario giudiziale, il giudice delegato può disporre che le somme riscosse vengano investite secondo quanto previsto dall'articolo 34, primo comma della medesima legge fallimentare.
Al riguardo, segnala che ai sensi del comma 1 del citato articolo 34 le somme riscosse a qualunque titolo dal curatore sono depositate entro il termine massimo di dieci giorni dalla corresponsione sul conto corrente intestato alla procedura fallimentare aperto presso un ufficio postale o presso una banca scelti dal curatore.
Da ultimo, il comma 5 dell'articolo 12 incide sull'articolo 17 della legge fallimentare concernente la pubblicità del decreto che dichiara la aperta la procedura di concordato preventivo.
Al riguardo, la modifica proposta è volta a specificare che tale pubblicazione è effettuate dal cancelliere a norma dell'articolo 17 della medesima legge fallimentare.
Il citato articolo 17 reca disposizioni in materia di «Comunicazione e pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento». Ai sensi del comma 1 del citato articolo entro il giorno successivo al deposito in cancelleria, la sentenza che dichiara il fallimento è notificata, su richiesta del cancelliere, ai sensi dell'articolo 137 del codice di procedura civile al debitore, eventualmente presso il domicilio eletto nel corso del procedimento previsto dall'articolo 15, ed è comunicata per estratto, ai sensi dell'articolo 136 del codice di procedura civile, al curatore ed al


Pag. 44

richiedente il fallimento. L'estratto deve contenere il nome del debitore, il nome del curatore, il dispositivo e la data del deposito della sentenza. Ai sensi del successivo comma 2 la sentenza è altresì annotata presso l'ufficio del registro delle imprese ove l'imprenditore ha la sede legale e, se questa differisce dalla sede effettiva, anche presso quello corrispondente al luogo ove la procedura è stata aperta. Da ultimo il comma 3 prevede che a tale fine, il cancelliere, entro il termine di cui al primo comma, trasmette, anche per via telematica, l'estratto della sentenza all'ufficio del registro delle imprese indicato nel citato comma 2.
L'articolo 13 dello schema di decreto legislativo in esame novella, a sua volta, l'articolo 168 della legge fallimentare, inserito all'interno del Capo II (Degli effetti dell'ammissione al concordato preventivo), Titolo III (Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione), della medesima legge.
Nello specifico, la modifica proposta è volta a stabilire il principio in base al quale i creditori per titolo o causa anteriore al decreto di omologazione del concordato preventivo non possono, sotto pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore dalla data della presentazione del ricorso e fino al momento in cui il decreto di omologazione del concordato preventivo diventa definitivo, anziché fino al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione del concordato, come attualmente previsto dal comma novellato.
Il successivo articolo 14 reca modifiche agli articoli 173 e 175 della legge fallimentare, attualmente collocati, rispettivamente, all'interno del Capo III (Dei provvedimenti immediati), e Capo IV (Della deliberazione della proposta di concordato) Titolo III (Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione), della medesima legge.
Da un punto di vista meramente formale segnala che la novella all'articolo 175 della legge fallimentare andrebbe più correttamente spostata all'interno del successivo articolo 15 dello schema di decreto legislativo in esame, concernente le modifiche al Capo IV del titolo III della legge fallimentare.
A tal fine osserva, infatti, che la rubrica dell'articolo 14 dello schema di decreto legislativo reca «Modifiche al Titolo III, Capo III, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267», mentre la rubrica dell'articolo 15 reca « Modifiche al Titolo III, Capo IV, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
In particolare il comma 1 dell'articolo 14 incide sull'attuale formulazione dell'articolo 173, attualmente rubricato «Dichiarazione del fallimento nel corso della procedura» e di cui si propone la nuova rubrica «Revoca dell'ammissione al concordato e dichiarazione del fallimento nel corso della procedura».
Al riguardo, si prevede, in primo luogo, che il commissario giudiziale, ove accerti che il debitore ha occultato o dissimulato parte dell'attivo, dolosamente omesso di denunciare uno o più crediti, esposto passività insussistenti o commesso altri atti di frode, ne riferisca immediatamente al Tribunale, anziché al giudice delegato, come attualmente previsto dal comma 1 del citato articolo 173 della legge fallimentare.
A seguito della citata comunicazione il Tribunale apre d'ufficio il procedimento per la revoca dell'ammissione al concordato, dandone comunicazione al pubblico ministero e ai creditori.
Si prevede, poi, che: 1) il citato procedimento si svolga secondo la procedura indicata all'articolo 15 della legge fallimentare (tale norma disciplina il procedimento per la dichiarazione di fallimento specificando che esso si svolge dinanzi al tribunale in composizione collegiale con le modalità previste per i procedimenti in camera di consiglio; 2) la revoca dell'ammissione al concordato venga disposta dal Tribunale con decreto; 3) ove ne ricorrano i presupposti indicati dagli articoli 1 e 5 della legge fallimentare, su istanza del creditore o del Pubblico ministero, Il Tribunale dichiara il fallimento del debitore, con sentenza reclamabile ai sensi del citato articolo 18.
In relazione alla formulazione dell'articolo 14 dello schema di decreto legislativo


Pag. 45

in esame, nella parte in cui prevede che «all'esito del procedimento, che si svolge nelle forme di cui all'articolo 15, il tribunale provvede con decreto» appare opportuno specificare che ci si riferisce al provvedimento di revoca dell'ammissione al concordato preventivo.
Il comma 2 dell'articolo 14 novella, a sua volta, l'articolo 175 della legge fallimentare, concernente la «Discussione della proposta di concordato», al fine di specificare che la proposta di concordato non può più essere modificata dopo l'inizio delle operazioni di voto.
Il successivo articolo 15 modifica l'articolo 177 della legge fallimentare, concernente la «Maggioranza per l'approvazione del concordato» attualmente collocato all'interno del Capo IV (Della deliberazione del concordato preventivo), Titolo III (Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione), della medesima legge.
Al riguardo, il comma 1 prevede, in primo luogo, la soppressione della prevista facoltà riconosciuta al Tribunale di approvare il concordato nonostante il dissenso di una o più classi di creditori, se la maggioranza delle classi ha approvato la proposta di concordato e qualora ritenga che i creditori appartenenti alle classi dissenzienti possano risultare soddisfatti dal concordato in misura non inferiore rispetto alle alternative concretamente praticabili.
In secondo luogo, poi, in relazione all'attuale previsione di cui al comma 2 dell'articolo 177 e secondo la quale i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, ancorché la garanzia sia contestata, non hanno diritto al voto se non rinunciano al diritto di prelazione, il medesimo comma 1 dell'articolo 15 dello schema di decreto in esame prevede che tale principio operi solamente se la proposta di concordato preveda l'integrale pagamento dei relativi crediti.
Inoltre, è, soppresso l'inciso, anch'esso contemplato dal medesimo comma 2 dell'articolo 177, secondo il quale la rinunzia parziale non può essere inferiore alla terza parte dell'intero credito fra capitale ed accessori.
Da ultimo, il comma 1 dell'articolo 15 dello schema di decreto in esame specifica espressamente che i creditori muniti di diritto di prelazione di cui la proposta di concordato prevede la soddisfazione non integrale, sono equiparati ai creditori chirografari per la parte residua del credito.
Al riguardo, la relazione illustrativa dello schema di provvedimento in esame precisa che tale previsione si rende necessaria al fine di chiarire la sorte dei crediti privilegiati nel caso in cui la proposta concordataria ne preveda il pagamento in percentuale, adottando, al riguardo una soluzione già in vigore relativamente al concordato fallimentare
Il comma 2 dell'articolo 15, interviene, da ultimo, sull'articolo 178 della legge fallimentare riguardante le «Adesioni alla proposta di concordato».
Le modifiche previste consistono: nel prevede che il cancelliere annoti in calce al verbale dell'adunanza dei creditori anche le adesioni pervenute per telefax o per posta elettronica nei venti giorni successivi alla chiusura del verbale; nel sopprimere l'attuale inciso previsto dal comma 4 dell'articolo 178 della legge fallimentare in base al quale le adesioni sono valutate agli effetti del computo della maggioranza dei crediti solamente se il concordato è stato approvato dalla maggioranza dei creditori votanti nell'adunanza, senza che tale maggioranza abbia raggiunto i due terzi della totalità dei crediti.
In relazione alla citata modifica la relazione illustrativa del provvedimento osserva che la medesima è in linea con gli orientamenti giurisprudenziali prevalenti, che, ai fini del compito delle maggioranze prevedono che si debba tener conto dei voti pervenuti nei venti giorni successivi alla chiusura del verbale di adunanza dei creditori.
Il successivo articolo 16 dello schema di decreto legislativo in esame, composto da cinque commi, interviene, invece, sul Titolo III (Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione), Capo V (Dell'omologazione e dell'esecuzione del concordato


Pag. 46

preventivo. Degli accordi di ristrutturazione di debiti) della legge fallimentare.
Nello specifico, mentre il comma 1, apporta una modifica di coordinamento all'articolo 179 della legge fallimentare, riguardante, la mancata approvazione del concordato, il successivo comma 2 novella in più parti l'articolo 180 della legge fallimentare, riguardante il giudizio di omologazione.
Le modifiche consistono, in primo luogo, nel prevedere l'obbligo: nei confronti del giudice delegato, di riferire immediatamente al Tribunale dell'avvenuta approvazione del concordato; nei confronti del Tribunale di disporre la pubblicazione del provvedimento di approvazione del concordato ai sensi del già richiamato articolo 17 della legge fallimentare.
In secondo luogo, nel caso in cui non vi siano opposizioni, il medesimo comma 2 dell'articolo 16 dello schema di decreto legislativo in esame prevede che il Tribunale: verifichi la regolarità della procedura; verifichi l'esito della votazione; omologhi il concordato con decreto motivato non soggetto a gravame.
Viceversa, nel caso in cui vengano proposte opposizioni la modifica proposta dal citato comma 2 dell'articolo 16 è volta a prevedere la possibilità del Tribunale di omologare, comunque, il concordato qualora ritenga che il credito possa risultare soddisfatto dal concordato in misura non inferiore rispetto alle alternative concretamente praticabili.
Da ultimo, il comma in esame innova l'attuale formulazione dell'articolo 180 della legge fallimentare, prevedendo che nel caso in cui sia respinto il concordato, il Tribunale, all'esito del procedimento di omologazione, può dichiarare il fallimento, sempre che vi sia una specifica istanza di uno dei creditori che partecipano alla procedura, ovvero del Pubblico ministero.
Il successivo comma 3 dell'articolo 16 dello schema di decreto legislativo in esame interviene sull'articolo 182 della legge fallimentare, al fine di inserirvi quattro nuovi commi destinati, come si legge nella relazione illustrativa del provvedimento, a dettare una più completa e razionale disciplina della liquidazione dei beni ceduti ai creditori con il concordato, garantendo che le operazioni liquidatorie si svolgano correttamente ed efficacemente nell'interesse dei creditori.
In primo luogo il nuovo comma 1-bis prevede che ai liquidatori si applichino gli articoli 28, 29, 37, 38, 39 e 116 della legge fallimentare, concernenti, rispettivamente i requisiti per la nomina a curatore fallimentare, l'accettazione da parte del curatore, la revoca e la responsabilità del curatore, il compenso e il rendiconto del curatore.
Ai sensi del successivo nuovo comma 1-ter, si applicano al comitato dei creditori, in quanto compatibili, gli articoli 40 e 41 della legge fallimentare , concernenti, in particolare la nomina e le funzioni del citato comitato.
Al riguardo, il medesimo nuovo comma 1-ter precisa che alla sostituzione dei membri del comitato provvede in ogni caso il tribunale.
Al medesimo comitato dei creditori il nuovo comma 1-quater affida, poi, il compito di autorizzare le vendite di aziende e rami di aziende, beni immobili e altri beni iscritti in pubblici registri, nonché le cessioni di attività e passività dell'azienda e di beni o rapporti giuridici individuali in blocco.
Da ultimo, l'ultima modifica apportata all'articolo 182 della legge fallimentare è volta a prevedere espressamente l'applicabilità alla fattispecie contemplata da tale norma delle disposizioni previste dagli articolo 105 e 108 della medesima legge che, in tema di fallimento, disciplinano, rispettivamente, la vendita dell'azienda, di rami, di beni e rapporti in blocco e i poteri del giudice delegato.
Il successivo comma 4 dell'articolo 16 dello schema di decreto legislativo in esame interviene sull'articolo 182-bis della legge fallimentare, in materia di «Accordi di ristrutturazione dei debiti».
In particolare, il comma in esame, oltre ad una modifica di carattere formale precisa, in primo luogo, i requisiti che deve


Pag. 47

possedere l'esperto chiamato a redigere la relazione sulla attuabilità dell'accordo, richiamando, al riguardo quanto previsto dalle già illustrate lettere a) e b) dell'articolo 28 della legge fallimentare, in materia di Requisiti per la nomina a curatore.
In secondo luogo, il medesimo comma 4 prevede l'inserimento di un nuovo comma all'articolo 182-bis della legge fallimentare, al fine di prevedere la possibilità, da parte del Tribunale, nel corso del procedimento di omologazione e su richiesta dell'imprenditore di sospendere azioni esecutive o cautelari già intraprese, ovvero inibire l'avvio di azioni esecutive o cautelari, ove ritenga che l'istanza sia funzionale alla attuazione dell'accordo e in particolare alla sua idoneità ad assicurare il regolare pagamento dei creditori estranei.
Al riguardo, il medesimo comma 4 precisa, che i citati provvedimenti del Tribunale: possono essere adottati per un periodo di tempo non superiore a sessanta giorni dalla data di deposito di provvedimento; il periodo della sospensione ordinata dal tribunale non può essere computato ai fini di eventuali decadenze; nel periodo fissato dal tribunale nei procedimenti cautelari possono tuttavia essere compiute attività istruttorie.
Da ultimo il comma 5 dell'articolo 16 sostituisce l'attuale formulazione dell'articolo 183 della legge fallimentare attualmente rubricato «L'appello contro la sentenza di omologazione» e di cui si propone la nuova rubrica «Reclamo».
La disposizione in esame, coordinandosi con talune delle precedenti modifiche illustrate, è volta a: sostituire con il «reclamo» l'«appello», attualmente previsto quale mezzo di impugnazione delle decisioni che omologano o respingono il concordato; sostituire la parola sentenza con decreto in relazione al provvedimento del Tribunale che omologa o respinge il concordato; prevedere la possibilità di presentare reclamo contro la sentenza dichiarativa del fallimento nel caso sopra richiamato in cui questa sia pronunciata ai sensi dell'articolo 180 della legge fallimentare, riguardante il giudizio di omologazione del concordato preventivo.
Il successivo articolo 17 dello schema di decreto legislativo in esame, interviene, invece, sull'articolo 186 della legge fallimentare, concernente la risoluzione e l'annullamento del concordato ed inserito all'interno del Titolo III (Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione), Capo VI (Dell'esecuzione, della risoluzione e dell'annullamento del concordato preventivo) della legge fallimentare.
Come si legge nella relazione illustrativa del provvedimento, particolarmente innovativa è la disposizione secondo la quale il concordato non può essere risolto se l'inadempimento ha scarsa importanza.
In secondo luogo, è previsto che l'eventuale richiesta di risoluzione del concordato venga proposta entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l'ultimo adempimento previsto dal concordato.
L'articolo 18 dello schema di decreto legislativo in esame, composto da sei commi, interviene, invece, sul Titolo V (Della liquidazione coatta amministrativa), Capo VI della legge fallimentare.
Da un punto di vista formale segnala che erroneamente la rubrica dell'articolo 18 fa riferimento al Titolo V, Capo VI della legge fallimentare. Tale legge, infatti, al Titolo V non prevede ulteriori ripartizioni.
Nello specifico, mentre il comma 1 sostituisce, all'articolo 195 della legge fallimentare in materia di accertamento giudiziario dello stato d'insolvenza anteriore alla liquidazione coatta amministrativa, la parola «appello» con la parola «reclamo», il successivo comma 2 novella il successivo articolo 209 della legge fallimentare al fine di richiamare le nuove disposizioni in materia di accertamento dello stato passivo.
Il successivo comma 3 prevede l'abrogazione dell'articolo 211 della legge fallimentare recante disposizioni in materia di Società con responsabilità sussidiaria limitata o illimitata dei soci.
Segnala che ai sensi del citato articolo 211 nella liquidazione di una società con responsabilità sussidiaria limitata o illimitata


Pag. 48

dei soci, il commissario liquidatore, dopo il deposito nella cancelleria del tribunale dell'elenco previsto dall'articolo 209, comma primo, previa autorizzazione dell'autorità che vigila sulla liquidazione, può chiedere ai soci il versamento delle somme che egli ritiene necessarie per l'estinzione delle passività. Si osservano per il rimanente le disposizioni dell'articolo 151, sostituiti ai poteri del giudice delegato quelli del presidente del tribunale e al curatore il commissario liquidatore ed escluso il reclamo a norma dell'articolo 26.
Il successivo comma 4, interviene, invece, sull'articolo 213 della legge fallimentare, in materiali Chiusura della liquidazione, onde recepire, come si legge nella relazione illustrativa del provvedimento, le statuizioni della Corte Costituzionale che con la sentenza n. 154 del 14 aprile 2006 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 213, comma secondo, nella parte in cui fa decorrere, nei confronti dei creditori ammessi, il termine perentorio di venti giorni per proporre contestazioni avverso il piano di riparto, totale, o parziale, dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della notizia dell'avvenuto deposito a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento ovvero con altra modalità prevista dalla legge.
La modifica proposta è volta a prevedere che dell'avvenuto deposito, a cura del commissario liquidatore, del bilancio finale della liquidazione con il conto della gestione e il piano di riparto tra i creditori, accompagnati da una relazione del comitato di sorveglianza, venga data comunicazione ai creditori ammessi al passivo ed ai creditori prededucibili nelle forme previste dall'articolo 26, terzo comma, della legge fallimentare e ne venga, altresì, data notizia mediante inserzione nella Gazzetta Ufficiale e nei giornali designati dall'autorità che vigila sulla liquidazione.
Il successivo comma 5 interviene sull'articolo 214 della legge fallimentare, riguardante il concordato.
Al riguardo, è in primo luogo soppresso il riferimento al fatto che la proposta di concordato deve indicare le condizioni e le eventuali garanzie.
In secondo luogo, viene stabilito che: la proposta di concordato venga comunicata dal commissario a tutti i creditori ammessi al passivo nelle forme previste dal già citato artico 26, terzo comma, e pubblicata mediante inserzione nella Gazzetta Ufficiale e deposito presso l'ufficio del registro delle imprese; I creditori e gli altri interessati possono presentare nella cancelleria le loro opposizioni nel termine perentorio di trenta giorni, decorrente dalla comunicazione fatta dal commissario per i creditori e dall'esecuzione delle formalità pubblicitarie di cui al secondo comma per ogni altro interessato.
Da ultimo il comma 6 dell'articolo 18 novella l'articolo 215 della legge fallimentare in materia di Risoluzione e annullamento del concordato.
Al riguardo, oltre alla soppressione dell'inciso secondo il quale non è soggetta a gravame la sentenza che pronuncia la risoluzione del concordato nel caso in cui il concordato non sia eseguito, la nuova formulazione dell'articolo 215 della legge fallimentare richiama espressamente l'applicabilità alla fattispecie contemplata da tale norma dei commi da 1 a 6 del citato artico 137 della legge fallimentare.
L'articolo 19 dello schema di decreto legislativo reca una norma di interpretazione autentica dell'articolo 150 del citato decreto legislativo n. 5 del 2006, al fine di chiarire che in relazione ai procedimenti per la dichiarazione di fallimento pendenti in qualsiasi grado alla data del 15 luglio 2006, nonché le procedure fallimentari in corso alla medesima data, sono definite secondo la legge anteriore.
In relazione, poi, ai fallimenti dichiarati o riaperti con sentenza successiva al 15 luglio 2006 e alle domande di concordato fallimentare presentate a partire dalla data del 16 luglio 2006 il medesimo articolo 19 prevede che trovino applicazione le norme del decreto legislativo n. 5 del 2006.


Pag. 49


L'articolo 20 reca, a sua volta, una disposizione transitoria in materia di esdebitazione al fine di estendere la possibilità di ricorso a tale istituto anche alle procedure fallimentari pendenti antecedentemente alla data di entrata in vigore decreto legislativo n. 5 del 2006 che per primo lo ha disciplinato.
L'articolo 21 sopprime, poi, la lettera a) dell'articolo 5, comma 2 del citato decreto legislativo n. 114 del 1998 che attualmente vieta l'iscrizione nel registro delle imprese dei soggetti dichiarati falliti, fino alla pronuncia della sentenza di riabilitazione.
L'articolo 22 reca disposizioni transitorie concernenti il decreto legislativo in esame.
Complessivamente ritiene che la logica e la struttura dello schema di decreto legislativo siano condivisibili. Si riserva, pertanto, di formulare una compiuta proposta di parere, eventualmente corredata da osservazioni, all'esito del dibattito.

Pino PISICCHIO, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 14.10.

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

Giovedì 5 luglio 2007. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO.

La seduta comincia alle 14.10.

Sulla costituzione del Comitato permanente per i pareri, del Comitato permanente per l'esame dei problemi penitenziari, del Comitato permanente per l'organizzazione degli uffici giudiziari, del Comitato permanente per la giustizia minorile, del Comitato permanente per la cooperazione giudiziaria e del Comitato permanente per l'esame di sentenze della Corte costituzionale e della Corte di cassazione.

Pino PISICCHIO, presidente, comunica che l'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione odierna ha deliberato all'unanimità di costituire, ai sensi dell'articolo 22, comma 4, del Regolamento, un Comitato permanente per i pareri con la seguente composizione:
Giulia BONGIORNO (AN), Maria Grazia SILIQUINI (AN), Silvio CRAPOLICCHIO (Com.It), Enrico COSTA (FI), Mariastella GELMINI (FI), Giancarlo LAURINI (FI), Nino MORMINO (FI), Federico PALOMBA (IdV), Marilina INTRIERI (Ulivo), Alessandro NACCARATO (Ulivo), Paolo GAMBESCIA (Ulivo), Lanfranco TENAGLIA (Ulivo), Silvia VELO (Ulivo), Enrico BUEMI (RosanelPugno), Carolina LUSSANA (LNP), Sebastiano NERI (Misto-MpA), Gino CAPOTOSTI (Pop-Udeur), Gennaro MIGLIORE (RC-SE), Francesco Saverio ROMANO (UDC), Paola BALDUCCI (Verdi) e Carlo LEONI (SDpSE).

L'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nel corso della stessa riunione, ha altresì deliberato, all'unanimità, la seguente composizione dell'ufficio di presidenza del medesimo Comitato:
Presidente: Paolo GAMBESCIA (Ulivo);
Vicepresidenti: Giancarlo LAURINI (FI);
Segretario: Maria Grazia SILIQUINI (AN).

Comunica altresì che l'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione di martedì 2 maggio ha deliberato all'unanimità di costituire, ai sensi dell'articolo 22, comma 4, del Regolamento, un Comitato permanente per l'esame dei problemi penitenziari con la seguente composizione:
Giulia BONGIORNO (AN), Edmondo CIRIELLI (AN), Silvio CRAPOLICCHIO (Com.It), Stefania Gabriella Anastasia CRAXI (FI), Maurizio PANIZ (FI), Mario PEPE (FI), Luigi VITALI (FI), Federico PALOMBA (IdV), Bruno CESARIO (Ulivo), Marilena SAMPERI (Ulivo), Roberto GIACHETTI (Ulivo), Pierluigi MANTINI (Ulivo), Rosa SUPPA (Ulivo), Enrico BUEMI


Pag. 50

(RosanelPugno), Carolina LUSSANA (LNP), Sebastiano NERI (Misto-MpA), Gino CAPOTOSTI (Pop-Udeur), Daniele FARINA (RC-SE), Francesco Saverio ROMANO (UDC), Paola BALDUCCI (Verdi) e Carlo LEONI (SDpSE).

L'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nel corso della stessa riunione, ha altresì deliberato, all'unanimità, la seguente composizione dell'ufficio di presidenza del medesimo Comitato:
Presidente: Mario PEPE (FI);
Vicepresidenti: Paola BALDUCCI (Verdi) e Silvio CRAPOLICCHIO (Com.It);
Segretario: Francesco Saverio ROMANO (UDC).

Comunica altresì che l'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione di martedì 2 maggio ha deliberato all'unanimità di costituire, ai sensi dell'articolo 22, comma 4, del Regolamento, un Comitato permanente per l'organizzazione degli uffici giudiziari con la seguente composizione:
Giulia BONGIORNO (AN), Edmondo CIRIELLI (AN), Silvio CRAPOLICCHIO (Com.It), Enrico COSTA (FI), Mariastella GELMINI (FI), Gaetano PECORELLA (FI), Luigi VITALI (FI), Federico PALOMBA (IdV), Pierluigi MANTINI (Ulivo), Paolo GAMBESCIA (Ulivo), Alessandro MARAN (Ulivo), Lanfranco TENAGLIA (Ulivo), Rosa SUPPA (Ulivo), Enrico BUEMI (RosanelPugno), Carolina LUSSANA (LNP), Sebastiano NERI (Misto-MpA), Gino CAPOTOSTI (Pop-Udeur), Luigi COGODI (RC-SE), Erminia MAZZONI (UDC), Paola BALDUCCI (Verdi) e Carlo LEONI (SDpSE).

L'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nel corso della stessa riunione, ha altresì deliberato, all'unanimità, la seguente composizione dell'ufficio di presidenza del medesimo Comitato:
Presidente: Enrico BUEMI (RosanelPugno);
Vicepresidenti: Luigi COGODI (RC-SE) ed Enrico COSTA (FI);
Segretario: Sebastiano NERI (Misto-MpA).

Comunica altresì che l'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione di martedì 2 maggio ha deliberato all'unanimità di costituire, ai sensi dell'articolo 22, comma 4, del Regolamento, un Comitato permanente per la giustizia minorile con la seguente composizione:
Giulia BONGIORNO (AN), Edmondo CIRIELLI (AN), Silvio CRAPOLICCHIO (Com.It), Gaetano PECORELLA (FI), Sandro BONDI (FI), Maurizio PANIZ (FI), Giancarlo LAURINI (FI), Federico PALOMBA (IdV), Marilina INTRIERI (Ulivo), Rosa SUPPA (Ulivo), Paolo GAMBESCIA (Ulivo), Bruno CESARIO (Ulivo), Pierluigi MANTINI (Ulivo), Enrico BUEMI (RosanelPugno), Carolina LUSSANA (LNP), Sebastiano NERI (Misto-MpA), Gino CAPOTOSTI (Pop-Udeur), Daniele FARINA (RC-SE), Erminia MAZZONI (UDC), Paola BALDUCCI (Verdi) e Carlo LEONI (SDpSE).

L'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nel corso della stessa riunione, ha altresì deliberato, all'unanimità, la seguente composizione dell'ufficio di presidenza del medesimo Comitato:
Presidente: Federico PALOMBA (IdV);
Vicepresidenti: Carolina LUSSANA (LNP) e Rosa SUPPA (Ulivo);
Segretario: Maurizio PANIZ (FI).

Comunica altresì che l'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione di martedì 2 maggio ha deliberato all'unanimità di costituire, ai sensi dell'articolo 22, comma 4, del Regolamento, un Comitato permanente per la cooperazione giudiziaria, competente ad esaminare le questioni relative all'attuazione


Pag. 51

della legislazione in materia cooperazione giudiziaria internazionale, con la seguente composizione:
Manlio CONTENTO (AN), Silvio CRAPOLICCHIO (Com.It), Mariastella GELMINI (FI), Gaetano PECORELLA (FI), Federico PALOMBA (IdV), Marilena SAMPERI (Ulivo), Bruno CESARIO (Ulivo), Marilina INTRIERI (Ulivo), Enrico BUEMI (RosanelPugno), Carolina LUSSANA (LNP), Sebastiano NERI (Misto MpA), Gino CAPOTOSTI (Pop-Udeur), Daniele FARINA (RC-SE), Erminia MAZZONI (UDC), Paola BALDUCCI (Verdi) e Franco GRILLINI (SDpSE).

L'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nel corso della stessa riunione, ha altresì deliberato, all'unanimità, la seguente composizione dell'ufficio di presidenza del medesimo Comitato:
Presidente: Manlio CONTENTO (AN);
Vicepresidenti: Bruno CESARIO (Ulivo) e Marilena SAMPERI (Ulivo);
Segretario: Marilina INTRIERI (Ulivo).

Comunica altresì che l'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione di martedì 2 maggio ha deliberato all'unanimità di costituire, ai sensi dell'articolo 22, comma 4, del Regolamento, un Comitato permanente per l'esame di sentenze della Corte costituzionale e della Corte di cassazione, assegnate alla Commissione ai sensi dell'articolo 108 del regolamento, e della Corte di cassazione in materie di competenza della Commissione, con la seguente composizione:
Giulia BONGIORNO (AN), Silvio CRAPOLICCHIO (Com.It), Mariastella GELMINI (FI), Enrico COSTA (FI), Federico PALOMBA (IdV), Marilena SAMPERI (Ulivo), Lanfranco TENAGLIA (Ulivo), Pierluigi MANTINI (Ulivo), Enrico BUEMI (RosanelPugno), Carolina LUSSANA (LNP), Sebastiano NERI (Misto MpA), Gino CAPOTOSTI (Pop-Udeur), Luigi COGODI (RC-SE), Francesco Saverio Romano (UDC), Paola BALDUCCI (Verdi) e Franco GRILLINI (SDpSE).

L'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nel corso della stessa riunione, ha altresì deliberato, all'unanimità, la seguente composizione dell'ufficio di presidenza del medesimo Comitato:
Presidente: Francesco Saverio ROMANO (UDC);
Vicepresidenti: Gino CAPOTOSTI (Pop-Udeur) e Mariastella GELMINI (FI);
Segretario: Franco GRILLINI (SDpSE).

La Commissione prende atto.

La seduta termine alle 14.15.

AVVERTENZA

I seguenti punti all'ordine del giorno non sono stati trattati:

SEDE REFERENTE

Istituzione di squadre investigative comuni sovranazionali.
C. 2665, approvato dal Senato.

Disposizioni in materia di utilizzazione delle denunce anonime.
C. 810 Consolo.

Delega del Governo per la revisione della normativa in materia di filiazione.
C. 2514 Governo.

Disposizioni in materia di condizioni e modalità per l'accesso al Fondo di solidarietà per gli acquirenti di immobili da costruire.
C. 1771 Maran, C. 1919 Bernardo.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI