X Commissione - Resoconto di mercoledý 18 luglio 2007


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SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 18 luglio 2007. - Presidenza del presidente Daniele CAPEZZONE. - Interviene il sottosegretario di Stato Filippo Bubbico.

La seduta comincia alle 14.10.

Ratifica Accordo Italia-Regno del Bahrain sulla promozione e la protezione degli investimenti.
C. 2706 Governo.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

Daniele CAPEZZONE, presidente, ritiene opportuno, in relazione al ritardo del relatore del provvedimento C. 2849, invertire l'ordine di svolgimento dei due provvedimenti all'ordine del giorno della Commissione in sede consultiva.

La Commissione concorda

Federico TESTA (Ulivo), relatore, ricorda che l'Accordo in esame, che non si discosta dai numerosi altri accordi conclusi dall'Italia in materia, mira a creare un quadro di maggiore certezza giuridica in tutti i settori nei quali sono stati effettuati o sono ipotizzabili in futuro investimenti italiani nel Regno del Bahrain e viceversa, favorendo in tal modo la cooperazione economica tra i due Paesi. Inoltre, come viene rilevato nell'Analisi dell'impatto della regolamentazione allegata al provvedimento, il processo di integrazione economica in atto tra gli Stati facenti parte del Consiglio di cooperazione del Golfo, di cui il Bahrain è membro, consentirà alle imprese italiane operanti in


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Bahrain di allargare i propri scambi anche agli altri paesi del Consiglio.
Per quanto concerne il contenuto dell'Accordo, composto da 14 articoli e un Protocollo, esso provvede in primo luogo a fornire le opportune definizioni di quei termini, quali «investimento», «investitore», «persona fisica», «persona giuridica», «utili» e «territorio», necessari ad individuare in modo certo l'ambito di applicazione, oggettivo e soggettivo, dell'accordo (articolo 1).
Al fine di incoraggiare gli investimenti esteri ciascuna delle Parti si impegna (articolo 2) anzitutto ad assicurare sul proprio territorio agli investitori dell'altra Parte un trattamento giusto ed equo, assicurando altresì piena e totale protezione agli investimenti da essi operati; le Parti garantiscono inoltre agli investimenti dell'altra Parte contraente un trattamento non meno favorevole di quello riservato ai propri cittadini o agli investitori di paesi terzi (articolo 3, comma 1). Fanno però eccezione i benefici concessi da una delle Parti ad investitori di Paesi terzi in virtù di specifici accordi, come ad esempio gli accordi in materia di scambi transfrontalieri, nonché i vantaggi riconosciuti da una delle Parti ad investitori esteri per effetto della partecipazione a Unioni economiche o a zone di libero scambio (articolo 3, comma 3).
La clausola della nazione più favorita trova applicazione anche in caso di risarcimento di danni derivanti da guerre, rivoluzioni, rivolte, stati di emergenza o altri avvenimenti similari (articolo 4).
La protezione degli investimenti è assicurata, inoltre (articolo 5), dalla clausola che stabilisce che gli investimenti effettuati da soggetti appartenenti ad uno degli Stati contraenti non potranno costituire oggetto di nazionalizzazioni, espropriazioni, requisizioni o altre misure con analogo effetto se non per fini pubblici o per motivi di interesse nazionale, in conformità alle disposizioni di legge e dietro corresponsione di un adeguato risarcimento. Tale indennizzo dovrà essere equivalente al valore di mercato del bene alla data in cui siano state annunciate le decisioni di nazionalizzazione o di esproprio e dovrà comprendere gli interessi maturati alla data di pagamento.
Ognuna delle due Parti contraenti si impegna a garantire il diritto per l'investitore dell'altra Parte a trasferire all'estero, dopo aver assolto gli obblighi fiscali, senza ritardo indebito e in valuta convertibile al tasso di cambio al momento più favorevole, tutti i capitali investiti e guadagnati (articoli 6 e 8).
In caso di garanzia assicurativa prestata da una delle Parti contro i rischi non commerciali derivanti dagli investimenti effettuati dai propri investitori nel territorio dell'altra Parte, è prevista la surroga nella titolarità dei crediti spettanti all'assicurato (articolo 7).
Con l'articolo 9 si garantisce che qualora una nuova norma - contenuta nella legislazione di una delle due Parti o nel diritto internazionale - sia più favorevole agli investimenti effettuati, essa venga applicata prevalendo sull'Accordo.
Vengono stabilite, inoltre, procedure arbitrali affidate ad organi imparziali per la composizione delle controversie che dovessero insorgere fra gli investitori e le Parti contraenti in materia di investimenti (articolo 10) o fra le Parti in relazione a questioni di interpretazione o applicazione dell'accordo (articolo 11).
Qualora le controversie fra investitori e Parti contraenti non fossero risolvibili per via amichevole, l'investitore potrà fare ricorso al Tribunale della Parte Contraente avente giurisdizione territoriale oppure ad una procedura arbitrale o, ancora, al Centro Internazionale per la Soluzione delle controversie in materia di investimenti se le due Parti hanno aderito alla Convenzione di Washington.
Per le controversie di cui all'articolo 11, invece, qualora non sia possibile una loro composizione per via diplomatica, è previsto il ricorso ad un Tribunale Arbitrale, che avrà sede a l'Aja.
L'articolo 12 permette alle Parti contraenti e ai loro investitori di avvalersi di disposizioni più favorevoli di quelle dell'Accordo in esame, qualora siano previste


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dal diritto internazionale generale o pattizio, oppure da leggi o regolamenti interni delle Parti contraenti.
In base all'articolo 13, l'applicazione dell'Accordo sarà indipendente dall'esistenza di relazioni diplomatico-consolari tra le due Parti.
La durata dell'Accordo (articolo 14) è prevista in dieci anni, con rinnovo automatico per ulteriori dieci anni, salvo denuncia di una delle due Parti, da inoltrare almeno un anno prima della scadenza: in ogni caso, gli investimenti effettuati prima dell'eventuale cessazione dell'Accordo rimarranno soggetti alle disposizioni degli articoli 1-12 dello stesso per cinque anni dopo la scadenza.
Dell'Accordo fa parte integrante un Protocollo, le cui disposizioni sono volte a chiarire e ad integrare alcune clausole contenute nell'Accordo medesimo.
Formula quindi una proposta di parere favorevole sul provvedimento in oggetto (vedi allegato 1).

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

Norme in materia di tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro.
C. 2849 Governo e abb.
(Parere alle Commissioni riunite XI e XII).
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta di ieri.

Daniele CAPEZZONE, presidente, ricorda che nella seduta di ieri il relatore ha illustrato il provvedimento in oggetto. Da quindi la parola al relatore per la formulazione della proposta di parere.

Ludovico VICO (Ulivo), relatore, formula una proposta di parere favorevole sul provvedimento in oggetto (vedi allegato 2).

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 14.30.

RISOLUZIONI

Mercoledì 18 luglio 2007. - Presidenza del presidente Daniele CAPEZZONE. - Interviene il sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico Filippo Bubbico.

La seduta comincia alle 14.30.

7-00239 D'Agrò: Sulla realizzazione del nuovo rigassificatore di Brindisi.
(Discussione e rinvio).

Luigi D'AGRÒ (UDC), nell'illustrare la risoluzione a sua prima firma sottolinea che essa tocca uno dei punti principali nell'agenda politica del Paese; infatti, il problema che si sta delineando in campo energetico è il graduale trasferimento della dipendenza energetica italiana dal petrolio al gas e ritiene strategico procedere almeno ad alleviare la dipendenza nell'approvvigionamento, che è un dipendenza anche a carattere geo-politico. Al fine di rendere il Paese più autonomo nell'approvvigionamento del gas, vi sono due vie: la prima è quella della costruzione di nuovi gasdotti, che però è lunga e complessa e potrebbe scontare anche delicati problemi di rapporti diplomatici fra i Paesi produttori (in particolare la Russia) e i Paesi limitrofi di passaggio delle condutture. La via alternativa è quella della realizzazione di rigassificatori; essa appare decisamente più convincente e sembra essere anche la soluzione opzionata dal Governo, almeno a giudicare da ciò che si legge nel DPEF.
Se dunque a parole su questa strategia c'è una concordia generale, però nei fatti la realizzazione dei tre rigassificatori in cantiere (Livorno, Rovigo e Brindisi) appare piuttosto complessa; in particolare la situazione è del tutto bloccata per quanto


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concerne il rigassificatore di Brindisi. È proprio sulla realizzazione di questo rigassificatore che si sofferma in particolare la risoluzione, che illustra puntualmente tutti gli ostacoli incontrati da Brindisi LGN (ex British Gas) a partire dall'avvio della costruzione del rigassificatore, nell'ottobre del 2005, dopo l'acquisizione della richiesta autorizzazione da parte del Ministrero delle attività produttive nel gennaio 2003. Le amministrazioni locali di fatto contestano la legittimità dell'autorizzazione rilasciata, la costruzione del rigassificatore è bloccata e il Governo ha deciso la riapertura della conferenza dei servizi per la revisione dell'autorizzazione a suo tempo rilasciata ma, a distanza di sei mesi da tale riapertura non vi è stato ancora alcun pronunciamento, nonostante lo stesso Governo, nell'ultima riunione risalente al 28 maggio scorso ha evidenziato come sia necessario per poter far fronte alla crescente domanda di gas completare la realizzazione di tutti e tre i rigassificatori autorizzati.
Di fronte a questa situazione ritiene necessario fare chiarezza: sono evidenti i problemi posti dagli enti locali nel procedere alla realizzazione del progetto - come è del resto usuale nel corso della realizzazione di questo tipo di opere - ma in questo caso particolare si è di fronte ad una procedura già conclusa e ad un'autorizzazione già rilasciata, a suo parere in maniera regolare. Sembra di poter ipotizzare che il cambio delle maggioranze politiche negli enti territoriali competenti abbia determinato il blocco del progetto; chiede quindi al Governo di farsi carico di completare la conferenza dei servizi al fine di prendere almeno una decisione conclusiva nella vicenda.

Salvatore TOMASELLI (Ulivo), sottolinea che la materia trattata da questa risoluzione è complessa e delicata; l'Ulivo sostiene pienamente la politica del Governo in campo energetico e ritiene la risoluzione, nella sua prima parte, pienamente apprezzabile e condivisibile. Al contrario, la parte della risoluzione incentrata sulla problematica del rigassificatore di Brindisi risente di una ricostruzione degli eventi approssimativa e incompleta: i fatti sono ben più complessi di come sono stati descritti e, fra l'altro, vi è in corso un'indagine giudiziaria. Non c'è assolutamente da parte dell'Ulivo né da parte degli enti locali competenti né da parte delle comunità locali il rifiuto a realizzare opere di questo genere - non riscontra in quel territorio, che conosce bene, la famosa sindrome nimby: nel territorio di Brindisi, ricorda, è in funzione il più grande polo energetico europeo, che convive con apparati industriali chimici; nel territorio interessato è stata verificata una situazione a forte rischio ambientale, e la necessità di bonificare. Questo è il contesto ambientale sul quale è caduta la decisione di realizzare l'impianto di rigassificazione di Brindisi; già nel 2001 vi furono contestazioni relative in particolare alla scelta della sua ubicazione nell'area «Capo Bianco» del Porto di Brindisi, con la richiesta, ignorata dalla British Gas, di scegliere un'area più lontana dal porto. La conferenza dei servizi che dette poi il via alla realizzazione dell'impianto fu viziata da una procedura illegittima che ha di fatto evaso sia la VIA sia la consultazione della cittadinanza interessata. Annuncia di mettere a disposizione della Commissione un documento elaborato dalla regione Puglia che chiarisce nel dettaglio gli esiti dell'ultima riunione della conferenza dei servizi, ove sono illustrate le posizioni delle amministrazioni locali, alcune decisioni del TAR di Lecce, la posizione assunta nel corso della procedura originaria da parte del Ministero dell'ambiente, la pertinenza di alcune direttive comunitarie (fra cui la cosiddetta direttiva Seveso), la contestuale vicenda giudiziaria (vedi allegato 3).
Ricorda che, in data 30 marzo 2007, anche la Commissione europea si è pronunciata valutando che la realizzazione dell'impianto è stata autorizzata in contrasto con le disposizioni sulla VIA previste dalla normativa comunitaria, richiedendo al Governo di chiarire la sua posizione e, di fatto, avviando una procedura di infrazione.


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In quegli anni ritiene vi sia stata una sorta di «forzatura» delle procedure e reputa opportuno individuare oggi delle soluzioni politiche alla vicenda al fine di scongiurare interventi di mero carattere propagandistico. Nel sottolineare che le amministrazioni locali, che si sono espresse tutte e tre nel senso dell'annullamento dell'autorizzazione concessa, non sono tutte di un unico colore politico ribadisce infine, a nome dell'Ulivo, la condivisione della prima parte della risoluzione, chiedendo al presentatore di espungere invece tutta la parte relativa al rigassificatore di Brindisi, ritenendo peraltro non opportuno intervenire su una procedura amministrativa aperta, la conferenza dei servizi, prefigurandone oltretutto gli esiti.

Marilde PROVERA (RC-SE), associandosi alle considerazioni svolte dal collega Tomaselli e in particolare alla ricostruzione dei fatti da lui fornita, specifica peraltro che le proprie valutazioni riguardo alla proposta di risoluzione collimano con quelle del collega Tomaselli solo per quel che riguarda la parte della risoluzione che ha ad oggetto la realizzazione del rigassificatore a Brindisi.
Ritiene, infatti, che neanche la prima parte della risoluzione possa essere accettata, in quanto la stessa riconosce alla risorsa del gas il ruolo di fonte principale per quel che riguarda il soddisfacimento dei bisogni energetici del nostro paese. Evidenzia invece l'importanza di approvare un piano energetico nazionale, che stabilisca il peso da dare a ogni singola fonte energetica.
Ricorda, in particolare, che la necessità di approvare un piano energetico nazionale è stata più volte sottolineata dal proprio gruppo nel corso della legislatura in corso, anche nel corso della discussione sul documento di programmazione economico-finanziaria, sottolineando, inoltre, che il piano energetico costituisce lo strumento attraverso il quale è possibile differenziare, a seconda dei singoli territori, la valenza da dare a ciascuna fonte energetica.
Sottolinea inoltre che la prima parte della risoluzione non può essere accettata anche in ragione del fatto che il numero dei rigassificatori non deve necessariamente limitato ai tre già autorizzati.
Per quel che riguarda, in particolare, la realizzazione del rigassificatore di Brindisi, rileva che la sua realizzazione in tale città non era originanariamente prevista, in ragione della pregressa situazione critica dal punto di vista ambientale a causa della presenza di altre attività industriali di forte impatto.
Esprime inoltre la convinzione che non possa essere confermata l'autorizzazione alla realizzazione del rigassificatore già rilasciata, in quanto tale autorizzazione è stata rilasciata senza che l'opera sia stata sottoposta a valutazione di impatto ambientale e a valutazione strategica del territorio e senza coinvolgimento della popolazione locale.
Non esclude peraltro che il rigassificatore possa essere realizzato in un aerea di Brindisi diversa rispetto a quella per la quale è stata ottenuta l'autorizzazione, tesi quest'ultima sostenuta anche dalle amministrazioni locali.

Ludovico VICO (Ulivo), ricorda che il piano energetico della Regione Puglia prevede la realizzazione di un rigassifacatore e che altre aziende hanno ottenuto una valutazione positiva per quel riguarda l'impatto ambientale di rigassificatori da realizzare in aeree diverse rispetto a quella di Brindisi per la quale è sta ottenuta l'autorizzazione.

Daniele CAPEZZONE, presidente, sottolineando il fatto che è una caratteristica «storica» di questa Commissione il cercare di discutere di tutte le questioni in modo costruttivo, esprime la propria preoccupazione per l'andamento del dibattito sulla risoluzione in oggetto, formulando l'auspicio che anche in questa occasione la Commissione confermi la sua capacità di trovare soluzioni ragionevoli e il più possibile partecipate.

Filippo BUBBICO, sottosegretario per lo sviluppo, segnala che lo stesso presentatore


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della risoluzione ha positivamente richiamato i fondamenti della politica del Governo in campo energetico; peraltro, la questione del rigassificatore di Brindisi riguarda a suo parere più un problema di amministrazione locale che di politica generale del Governo. In questo senso, le osservazioni del collega Tomaselli sono condivisibili: la conferenza dei servizi è avviata, legittimamente, e non vi devono essere interferenze sul procedimento. Ritiene invece condivisibile il rilievo posto sulla necessità di accelerare la conclusione del procedimento stesso, pur senza prefigurarne gli esiti in un senso o nell'altro. Ritiene inoltre che la tutela degli interessi pubblici e della salute dei cittadini, nonché la tutela dell'ambiente, siano interessi prioritari rispetto a quelli della tutela delle aspettative economiche, pur legittime, della società interessata alla realizzazione del gasdotto. Il Governo si attesta quindi, per quanto concerne la situazione di Brindisi, nel senso del rispetto rigoroso delle norme; per quanto invece più in generale riguarda la politica energetica, condivide la prima parte della risoluzione in esame. Infine garantisce che il Governo si attiverà, per quanto in suo potere, per consentire la più rapida conclusione della conferenza dei servizi.

Luigi D'AGRÒ (UDC), a conclusione del dibattito, interviene per formulare tre considerazioni: 1) il rigassificatore di Brindisi era uno degli elementi strategici su cui posava la politica del Governo in campo energetico, come dichiarato anche in audizione dal Ministro Bersani; 2) le pur giuste preoccupazioni sul carico ambientale del rigassificatore sono analoghe a quelle che possono essere espresse in relazione ai rigassificatori di Rovigo e di Livorno, che pure sono in fase di ultimazione; 3) il Piano energetico regionale della Puglia, come già sottolineato, prevede la realizzazione di un rigassificatore. Il timore è quello che si voglia in qualche modo procedere ad una nuova assegnazione di commesse ad aziende amiche togliendo un'autorizzazione per concederne un'altra. In merito ai rilievi espressi dalla collega Provera, ritiene che le sue aspettative sull'efficacia decisionale del piano energetico nazionale siano eccessive e mal riposte; solo una notazione riguardo al problematico rapporto politica-magistratura: se la politica dovesse arrestarsi ogni qual volta emergano profili di rilievo giudiziario ritiene sarebbe impossibile decidere alcunché. Per concludere, verificherà con attenzione la documentazione fornita dal collega Tomaselli, pur esprimendo la ferma convinzione che un procedimento autorizzativo positivamente concluso non possa essere subdolamente invalidato neanche a seguito delle - pur legittime - richieste delle amministrazioni locali.

La seduta termina alle 15.30.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 15.35 alle 15.40.