VII Commissione - Resoconto di giovedý 26 luglio 2007


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RISOLUZIONI

Giovedì 26 luglio 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca Luciano Modica.

La seduta comincia alle 9.25.

7-00181 Garagnani: Richiesta di ispezioni ministeriali nelle Università di Bologna e di Bari relativamente a gravi fatti accaduti.
(Seguito della discussione e rinvio).

La Commissione prosegue la discussione della risoluzione in titolo, rinviata nella seduta del 17 luglio 2007.


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Fabio GARAGNANI (FI) illustra una proposta di riformulazione della risoluzione in titolo (vedi allegato 1), concordata con la collega Ghizzoni, rilevando che pur parlandosi di presunte irregolarità, in realtà in alcuni casi, gli illeciti sono stati accertati.

Pietro FOLENA, presidente, precisa che per quanto riguarda le vicende dell'Università di Bologna, non risulta vi sia stato alcun rinvio a giudizio.

Fabio GARAGNANI (FI) precisa che in base a notizie di stampa è emerso che all'università di Bologna si sono verificati fatti di estrema gravità e che l'autorità giudiziaria competente ha dichiarato la volontà di chiedere il rinvio a giudizio di alcuni soggetti coinvolti.

Manuela GHIZZONI (Ulivo) precisa che nella riformulazione della risoluzione in discussione, concordata con il collega Garagnani, si precisa che il Ministero dell'Università ha richiesto il parere del Consiglio di Stato sui poteri ispettivi residuali del Ministero rispetto all'autonomia delle università. Sottolinea che le gravi vicende denunciate dalla stampa non rappresentano una situazione diffusa negli atenei italiani, ma sono circoscritte ad alcune università. Aggiunge quindi che nel testo della risoluzione come riformulato appare necessario mantenere il termine «presunte», visto che non è stato accertato ancora nessun illecito da parte della magistratura.

Nicola BONO (AN), nel manifestare il suo sconcerto per le gravi vicende che hanno portato all'arresto del rettore dell'ateneo di Messina, ritiene che situazioni di irregolarità siano ampiamente diffuse nel sistema universitario italiano. Giudica tuttavia incomprensibile il fatto che il ministro Mussi sia immediatamente intervenuto sull'Università di Messina mentre non ha assunto alcun provvedimento nei confronti degli atenei di Bologna e Bari. Propone inoltre di sostituire le parole «presunte irregolarità» con «vicende» e di aggiungere nella parte dispositiva della risoluzione l'impegno del ministro dell'università a riferire in Commissione riguardo le vicende denunciate nell'atto di indirizzo.

Fulvio TESSITORE (Ulivo) sottolinea la necessità che il Parlamento mantenga una posizione di terzietà rispetto alle vicende richiamate nella risoluzione in titolo affinché il suo intervento sia maggiormente incisivo. Ribadisce infatti che nella sua esperienza di rettore, sulla base di poteri discrezionali a lui attribuiti, ha sospeso cautelativamente dal servizio dieci professori rinviati a giudizio. Rileva, inoltre, che nelle università italiane insegnano oltre 50.000 docenti e che il rapporto percentuale dei docenti inquisiti è molto ridotto rispetto ad altri settori della società e della politica. Osserva, infine, che le dichiarazioni rese nella precedente seduta dal sottosegretario Dalla Chiesa non consentito di comprendere appieno quali poteri ispettivi spettino a quel dicastero nei confronti di presunte irregolarità verificatesi presso gli atenei.

Walter TOCCI (Ulivo) osserva preliminarmente che l'abuso di atti di indirizzo tende a svilire la funzione e l'efficacia di interventi parlamentari, anche della Commissione cultura; sottopone in questo senso al presidente della Commissione la valutazione di regolarne lo svolgimento in modo più corretto. Sottolinea quindi che in alcune università italiane si sono verificate situazioni di grave malaffare sulle quali il Parlamento deve intervenire con serietà. Sottolinea che il Ministero ha fornito versioni contrastanti sui fatti e che il Governo ha recentemente chiesto un parere al Consiglio di Stato sui poteri di commissariamento nei confronti delle università. Riterrebbe opportuno quindi innanzitutto audire il rappresentate del Governo, chiedendo ove possibile una relazione dettagliata anche agli uffici competenti della Camera sui poteri ispettivi del Ministero dell'università. Osserva, ad esempio, che una Commissione concorsuale rappresenta un organo autonomo anche rispetto all'ateneo. Sottolinea quindi


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che la legislazione a riguardo non è affatto chiara, ricordando che il Ministero dell'università ha eliminato il servizio ispettivo, mentre la funzione ispettiva nei confronti è ben definita per il Ministero dell'economia. Alla luce di tali considerazioni ritiene, quindi, necessario approvare la risoluzione solamente dopo aver compiuto un approfondito lavoro istruttorio, affinché il suo dispositivo possa esser più impegnativo ed efficace nei confronti del Governo. Osserva, inoltre, che nella risoluzione in titolo si citano solo alcune università italiane, ma che sarebbe opportuno fare un riferimento generico a fatti denunciati dalla stampa o citare puntualmente le presunte irregolarità verificatesi in tutti gli atenei nazionali. Ricorda infine di aver presentato nella passata legislatura un provvedimento in cui la funzione ispettiva veniva attribuita ad un authority e che, in base all'attuale normativa, potrebbe essere affidata all'ANVUR. Ribadisce quindi l'esigenza che nella risoluzione in discussione non si faccia riferimento a sedi specifiche.

Pietro FOLENA, presidente, precisa innanzitutto che nel calendario dei lavori della Commissione devono essere inserite tutte le risoluzioni presentate e giustamente sollecitate dai presentatori. Ricorda inoltre che le risoluzioni approvate dalla VII Commissione sono state sempre molto efficaci, rilevando in particolare che in seguito all'approvazione di alcune sono stati realizzati gli obiettivi proposti, come per esempio il blocco dei lavori di forte impatto ambientale sulla collina adiacente Cagliari. Non comprende quindi in alcun modo i rilievi espressi al proposito dal collega Tocci, tanto meno se rivolti alla presidenza della Commissione.

Emerenzio BARBIERI (UDC), nel condividere le precisazioni del presidente Folena, osserva che la risoluzione in titolo è stata riformulata dai deputati Ghizzoni e Garagnani, ma sembra che non vi sia all'interno delle forze di maggioranza una posizione condivisa. Ricorda che gli scandali dell'università di Bologna hanno fortemente scosso l'opinione pubblica dell'Emilia Romagna e che i politici non possono restare estranei a vicende che colpiscono da vicino il loro elettorato. Da garantista, sottolinea quindi che non vi è alcun passaggio nella risoluzione che chiami in causa responsabilità di terzi che non siano state accertate dalla magistratura. Rileva inoltre che la nuova formulazione della risoluzione in discussione è l'unica che rappresenta una sintesi appropriata tra le diverse forze politiche. Preannuncia quindi che, in assenza di un accordo sul testo in discussione, per quanto riguarda il gruppo cui appartiene si ritornerebbe al testo originario.

Rodolfo DE LAURENTIIS (UDC) osserva che la terzietà del Parlamento si può realizzare se si riesce ad intervenire su un quadro definito di obiettivi e strategie, non essendo il legislatore chiamato ad intervenire su singoli casi. Ritiene necessario inoltre chiarire il perimetro dell'autonomia universitaria per approfondire regole di sistema e funzioni ispettive del Ministero che oggi sono inserite in un quadro normativo del tutto incerto. Considera opportuno infine portare a compimento il lavoro iniziato, auspicando una maggiore determinazione da parte del Governo sui temi in discussione.

Fabio GARAGNANI (FI) osserva che il collega Tocci sembra voler differire una presa di posizione del Parlamento su fatti gravissimi in cui sono coinvolti anche esponenti di diverse aree politiche, non solo quindi di centrosinistra. Ricorda di aver presentato insieme al collega Raisi sulle vicende diverse interpellanze per le quali sono stati entrambi citati in giudizio. Ritiene quindi un dovere morale farsi carico di un disagio diffuso, proveniente soprattutto dall'elettorato di centrosinistra, sottolineando la necessità di dare un segnale moderato e significativo su palesi ammissioni di concorsi irregolari e in mancanza di qualsiasi intervento da parte del rettore.

Walter TOCCI (Ulivo) precisa innanzitutto di non aver voluto in alcun modo


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esprimere rilievi alla presidenza della Commissione; si rammarica quindi se suo malgrado ha dato questa impressione. Ritiene solo che nel caso in esame vi sia una carenza di legislazione che, a suo avviso, meriterebbe un'istruttoria più adeguata. Riguardo alle vicende delle università di Bologna, Bari e Messina, denunciate dalla stampa considera opportuno assumere una posizione politica precisa, rilevando tuttavia che, di fronte ad aporie normative piuttosto evidenti, pur condividendo il lavoro svolto dalla collega Ghizzoni per riformulare il testo della risoluzione, si dovrebbe approfondire la conoscenza dei fatti. Ribadisce quindi di non condividere la soluzione di indicare soltanto alcune università e non altre, dal momento che si è a conoscenza di irregolarità verificatesi anche in altri atenei italiani.

Paola GOISIS (LNP) si associa alle osservazioni del collega Garagnani, ritenendo moralmente doveroso procedere all'approvazione della risoluzione in titolo.

Pietro FOLENA, presidente, ribadisce che il Governo ha chiesto il parere del Consiglio di Stato proprio in seguito alla discussione della risoluzione in titolo. Aggiunge inoltre che, come correttamente espresso dal Presidente della Camera, il Parlamento deve essere trasparente e consentire verifiche e controlli da parte dei cittadini, pena una perdita di credibilità delle istituzioni. Non vi è dubbio che molte università italiane, come Bologna e Padova, siano tra le migliori non solo al livello nazionale, ma proprio per questo si deve vigilare per tutelarne il prestigio, preservandole da forme di cattiva gestione. Compito del Parlamento è quindi anche quello di far emergere tali contraddizioni per superarle. Nel merito, ritiene necessario quindi definire i poteri di vigilanza del Ministero dell'università, atteso che l'autonomia richiede comunque un forte sistema di controlli. Giudica infine la nuova formulazione del testo della risoluzione molto più condivisibile rispetto alla prima versione, che pure aveva sottoscritto per ragioni politiche.

Il sottosegretario Luciano MODICA conferma che proprio la presentazione della risoluzione in discussione il Governo ha focalizzato l'attenzione sulle problematiche inerenti le presunte irregolarità amministrative verificatesi in alcune università, aprendo una riflessione ampia su un tema che è di interesse del Parlamento per i possibili risvolti di carattere normativo. Ricorda che la dottrina amministrativa italiana si occupa da circa un ventennio delle questioni relative ai poteri ispettivi dell'università in seguito all'approvazione della legge n. 168 del 1989 che ha istituito il Ministero dell'università e della ricerca e ha riconosciuto autonomia alle università italiane. Sottolinea anzi che proprio, in base alla suddetta legge, rimane al ministro un potere di vigilanza ma non vi è alcuna chiarezza relativamente al potere di disporre ispezioni, che non è in alcun modo richiamato nel testo della legge. Specifica infatti che tale potere sembrerebbe confermato soltanto da una tabella allegata nella quale si riporta la pianta organica del nuovo Ministero dell'università, nella quale è compreso un servizio ispettivo che però non è mai stato istituito. Aggiunge che nel testo unico elaborato nel 2001 da una commissione presieduta dal professor Cassese - che tuttavia non è mai stato approvato - si restituiva in modo formale il potere ispettivo al Ministero, senza prevedere però poteri sanzionatori, secondo una modalità totalmente differente rispetto all'autonomia scolastica.
Osserva quindi che in materia concorsuale il ministro può disporre ispezioni solo sulla procedura di approvazione degli atti senza tuttavia poterli impugnare né revocare, sottolineando che il ministro non è finora intervenuto sulle vicende denunciate dagli organi di stampa semplicemente perché non era in suo potere farlo. Dichiara la disponibilità del Governo a continuare in un'attività di ispezione nei limiti previsti dalla normativa vigente e a riferire costantemente al Parlamento. Accetta quindi l'impegno previsto dal dispositivo della risoluzione in titolo, ritenendo tuttavia preferibile che nelle premesse si faccia un riferimento più generico alle


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vicende denunciate dalla stampa senza individuare specifici atenei. Rileva, infatti, che in tal modo la risoluzione potrebbe essere più incisiva e che l'individuazione di una lista di università ne indebolisca la portata. Sottolinea altresì che non risulta agli atti nessun rinvio al giudizio di professori alle università di Bologna, né alcuna ammissione di responsabilità da parte dei soggetti coinvolti. Precisa in ogni caso che il rettore dell'università di Bologna gode di ottima salute, contrariamente a quanto affermato nella precedente seduta. Ribadisce in ogni caso un sincero ringraziamento alla Commissione per aver consentito di avviare la riflessione su un tema di grande utilità giuridica. Sugli atti di impegno, infine, rappresenta la propria disponibilità ad accoglierli, come pure quella di una audizione del Ministro per fare il punto sulla situazione in oggetto.

Pietro FOLENA, presidente, alla luce delle considerazioni emerse, riterrebbe opportuno si procedesse ad una breve pausa di riflessione, soprattutto per approfondire l'opportunità di citare alcuni atenei nell'atto di indirizzo. Esprime, ad ogni buon conto, soddisfazione per il parere espresso dal rappresentante del Governo sulla risoluzione in titolo, come riformulata.

Fabio GARAGNANI (FI), nel ringraziare il sottosegretario per il suo puntuale intervento, insiste affinché sia mantenuto nel testo della risoluzione il riferimento all'università di Bologna e alle altre citate, preannunciando, in caso contrario, il mantenimento della risoluzione nel suo testo originario.

Nicola BONO (AN) concorda con la proposta di rinviare brevemente la votazione della risoluzione, ribadendo l'esigenza di formalizzare l'impegno del Governo a riferire al Parlamento sulle vicende che interessano gli atenei italiani. Ritiene, altresì, che non si possa espungere dal testo della risoluzione il riferimento ai gravi fatti verificatisi nelle università di Bologna e Messina che hanno destato particolare allarme sociale.

Fulvio TESSITORE (Ulivo) concorda con l'esigenza di rinviare il seguito della discussione ad altra seduta, ritenendo più opportuno che nel testo della risoluzione vi sia riferimento a casi specifici proprio per evitare di generalizzare una situazione di malaffare a tutto il sistema universitario italiano. Sottolinea altresì la necessità di mantenere le parole «presunte irregolarità», poiché non vi è stato ancora alcun accertamento di responsabilità da parte della magistratura.

Emerenzio BARBIERI (UDC) concorda anch'egli con l'esigenza di un breve rinvio, ferma l'esigenza di mantenere l'indicazione delle università specifiche nel testo della risoluzione come riformulata.

Manuela GHIZZONI (Ulivo) concorda con la proposta di rinviare la votazione della risoluzione in titolo. Ringrazia il sottosegretario per la precisione con cui ha fornito chiarimenti riguardo ai poteri ispettivi residuali del Ministero, osservando che analoga puntualità sarebbe stata utile all'inizio della discussione della risoluzione. Auspica, altresì, un'ampia condivisione del testo in discussione, che si riferisce a questioni di estrema rilevanza. Invita i colleghi, infine, ad un'ulteriore pacata riflessione, priva di qualsiasi nota di polemica politica, per giungere alla formulazione di un testo idoneo alla soluzione dei problemi denunciati.

Pietro FOLENA, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito della discussione ad altra seduta.

La seduta termina alle 11.15.

SEDE REFERENTE

Giovedì 26 luglio 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA.

La seduta comincia alle 11.25


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Norme in materia di difficoltà specifiche di apprendimento.
C. 563 Fabris, C. 2474 Formisano e C. 2843, approvata dalla 7a Commissione del Senato.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame dei provvedimenti

Emerenzio BARBIERI (UDC), relatore, ricorda che la proposta di legge C. 2843, dei senatori Franco ed altri, approvata dal Senato, e le abbinate proposte C. 563 Fabris, e C. 2474 Formisano e Volontè, recano disposizioni in materia di difficoltà evolutive specifiche di apprendimento, categoria convenzionalmente identificata con l'acronimo DSA. In particolare, i provvedimenti in esame, al fine di garantire la piena fruizione del diritto allo studio, riconoscono quali difficoltà specifiche di apprendimento (DSA), la dislessia (difficoltà nella lettura), la disgrafia/disortografia (difficoltà nelle manifestazioni grafiche) e la discalculia (difficoltà nello svolgimento di calcoli), che si manifestano in soggetti dotati di un quoziente intellettivo nella norma. Sottolinea che tali disturbi, come specificano le relazioni illustrative, interessano una percentuale della popolazione scolastica che oscilla intorno al 4 per cento. La principale caratteristica di questa categoria è quella della «specificità», intesa come un disturbo che interessa uno specifico dominio di abilità in modo significativo ma circoscritto, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Tutti i testi in esame introducono, a sostegno degli alunni affetti da DSA, misure per la diagnosi precoce ed indicano interventi didattici volti a prevenire l'insuccesso scolastico ed assicurare il pieno sviluppo delle potenzialità. Aggiunge che vengono inoltre previste misure per un miglior inserimento delle persone con DSA nel settore lavorativo e nella vita sociale. Illustra quindi sinteticamernte i testi in commento, a partire dall'AC 2843, che è stato esaminato in prima lettura dalla 7a Commissione del Senato in sede deliberante, la quale ne ha in parte modificato il testo originario; poiché il contenuto delle due proposte abbinate - C. 563 e C. 2474 - risulta affine a quello del primo, dà conto delle eventuali difformità.
Rileva quindi che la proposta di legge C. 2843 si compone di 9 articoli. L'articolo 1 reca una definizione di dislessia, disgrafia/disortografia e discalculia, e le riconosce quali difficoltà specifiche di apprendimento (DSA), che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ai sensi dei commi 1 e da 3 a 5. Tali difficoltà sono quindi riconducibili a fattori costituzionali e non rientranti nella sfera dell'handicap, che possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana delle persone che ne sono affette. Proprio per tale differente caratterizzazione, il progetto di legge specifica che nei confronti degli alunni affetti da DSA non trova applicazione la legge 5 febbraio 1992, n. 104, in materia di handicap, secondo quanto stabilito dal comma 2. Ricorda che ugualmente dispone l'articolo 1 delle proposte di legge C. 563 e C. 2474; parziali distinzioni riguardano unicamente l'esatta definizione dei singoli disturbi di apprendimento. Aggiunge quindi che nell'affermare la differenza tra DSA ed handicap, la proposta di legge C. 2474 esclude esplicitamente che per le DSA possano essere costituiti i gruppi di studio e di lavoro previsti dalla legge sull'handicap.
L'articolo 2 indica le finalità dell'intervento legislativo riassumibili, in ambito scolastico, nella prevenzione dell'insuccesso e nella riduzione dei disagi formativi ed emozionali dei soggetti con DSA, agevolandone la piena integrazione sociale e culturale. A tal fine, il provvedimento è volto ad assicurare modalità di diagnosi precoce - a partire dalla scuola dell'infanzia - di verifica e di valutazione mirate alle particolari esigenze, nonché la possibilità di riabilitazione, anche attraverso l'adozione di strumenti didattici adeguati allo sviluppo delle potenzialità degli alunni con DSA. Sottolinea inoltre che si intende sensibilizzare e formare gli insegnanti ed i genitori nei confronti delle problematiche


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derivanti da tali difficoltà e, più in generale, implementare gli strumenti per la comunicazione e la collaborazione tra famiglia, scuola e servizi sanitari durante tutto l'arco dell'istruzione scolastica. Osserva che sono del tutto analoghe le finalità indicate nelle proposte di legge C. 563 e C. 2474.
Precisa, ancora, che l'articolo 3 assegna alle istituzioni scolastiche - tutte le scuole di ogni ordine e grado, compresa la scuola dell'infanzia - un ruolo attivo nel processo di diagnosi delle DSA, che si realizza mediante l'eventuale segnalazione alla famiglia interessata affinché siano avviati interventi tempestivi tesi ad individuare casi sospetti di DSA negli alunni. Analoga comunicazione alla famiglia deve essere trasmessa dalla scuola qualora, nonostante siano state predisposte attività di recupero e di riabilitazione delle capacità fonologiche, gli alunni presentino persistenti difficoltà. In ogni caso, la diagnosi di DSA deve essere effettuata non dalle scuole, bensì dal Servizio sanitario nazionale nell'ambito dei trattamenti specialistici già assicurati a legislazione vigente e deve essere comunicata alla famiglia di appartenenza dell'alunno interessato. È facoltà del Ministero della pubblica istruzione promuovere, eventualmente in collaborazione con il Servizio sanitario nazionale, attività di identificazione precoce per individuare gli alunni a rischio di DSA, da realizzare nei primi mesi di frequenza dei percorsi scolastici. Si tratta di iniziative poste a garanzia di una maggiore efficacia di pronto intervento, il cui esito comunque non sostituisce la diagnosi effettiva di DSA, di competenza esclusiva del Servizio sanitario nazionale. Rileva che sulle questioni oggetto dell'articolo in esame, le proposte di legge C. 563 e C. 2474 specificano ulteriormente che il Servizio sanitario nazionale deve assicurare competenze diagnostiche specifiche almeno a livello provinciale, prevedendo l'eventuale istituzione di una specifica unità diagnostica multidisciplinare a livello provinciale, ai sensi dell'articolo 3, comma 5, della proposta di legge C. 563 e dell'articolo 3, comma 4, della proposta di legge C. 2474. Si stabilisce, inoltre, che la diagnosi di DSA è notificata, su istanza della famiglia interessata, alla scuola mediante una procedura di segnalazione che non dà diritto alle provvidenze di cui alla legge n. 104 del 1992, tranne nell'ipotesi di particolare gravità in base al disposto dell'articolo 3, comma 6, della proposta di legge C. 563 e dell'articolo 3, comma 5, della proposta di legge C. 2474.
Con riferimento a tutte le proposte di legge, al fine di non ingenerare dubbi interpretativi in sede di applicazione, sottolinea che potrebbe essere opportuno esplicitare - anche nell'ambito del decreto che definisce le linee guida per i protocolli regionali di cui al successivo articolo 7 - gli strumenti e le modalità di raccordo tra le attività di competenza del personale scolastico e quelle demandate agli operatori sanitari in materia di diagnosi precoce della DSA.
Con riferimento al comma 6 della proposta di legge C. 563 e al comma 5 della proposta di legge C. 2474, ritiene che sarebbe utile precisare - mediante il riferimento a parametri oggettivi - quali sono i casi di «particolare gravità», in cui la diagnosi di DSA da parte del Servizio sanitario nazionale dà diritto alle provvidenze di cui alla legge n. 104 del 1992. L'articolo 4 prevede che al personale docente e dirigenziale delle scuole sia assicurata una formazione specifica. Con riferimento agli insegnanti, la formazione deve essere tale da garantire, oltre ad una approfondita conoscenza delle problematiche relative alle DSA, anche le capacità di effettuare l'individuazione precoce e di applicare percorsi didattici ad hoc nei confronti degli alunni affetti da DSA, secondo quanto disposto dal comma 2. Peraltro, il comma 1 del medesimo articolo specifica che le attività destinate al personale docente e dirigenziale sono svolte nell'ambito dei programmi annuali di formazione attivati a valere sulle disponibilità già previste per la formazione del personale del comparto scuola e dei dirigenti scolastici, anche con ricorso a strumenti di e-learning per la formazione on line.
Aggiunge, in relazione alle necessità di formazione e aggiornamento, che le proposte di legge C. 563 e C. 2474 prevedono


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all'articolo 4 che sia assicurata adeguata formazione non solo per gli insegnanti, ma anche per gli operatori dei servizi sanitari competenti. Segnala, al riguardo, che la rubrica dell'articolo 4 dell'AC 2843 - Formazione nella scuola e nelle strutture sanitarie - non è propriamente coerente con il contenuto del medesimo articolo, il quale fa riferimento alla sola formazione nelle scuole e non, invece, a quella del personale sanitario. Al fine di assicurare pari opportunità per il diritto allo studio e di favorire il successo formativo, ai sensi del successivo articolo 5, agli alunni con segnalazione diagnostica di DSA viene garantito il diritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione. In tale ambito, l'articolo detta, al comma 2, una serie di principi cui devono essere ispirate le misure educative e di supporto finalizzate alla realizzazione del citato diritto, adottate dalle istituzioni scolastiche nell'ambito della loro autonomia didattica e organizzativa. Secondo quanto specificato nel testo, osserva che le misure da intraprendere dovrebbero prevedere l'uso di una didattica individualizzata e personalizzata in funzione delle caratteristiche peculiari dei soggetti. Le tecniche compensative possono comprendere anche l'uso di tecnologie informatiche e di strumenti di apprendimento alternativi, già attivabili a valere sulle risorse specifiche disponibili a legislazione vigente nello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione. Possono essere altresì adottate misure dispensative da altre prestazioni, non ritenute essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere. Nel caso di alunni bilingui con problemi di DSA, il provvedimento prevede l'uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che, con riferimento all'insegnamento della lingua straniera, assicurino ritmi graduali di apprendimento, eventualmente disponendo l'esonero dall'insegnamento della seconda lingua straniera, ove previsto nel relativo programma di studi.
Sottolinea quindi che le misure adottate ai sensi del comma precedente devono essere oggetto di periodico monitoraggio per valutarne l'efficacia e il raggiungimento degli obiettivi, in base al dispoto del comma 3 dell'articolo in esame. Ritiene occorra inoltre garantire adeguate forme di verifica e di valutazione degli alunni con DSA, al fine di evitare che siano posti in condizione di svantaggio rispetto agli altri alunni, utilizzando eventualmente strumenti in funzione di ausilio ovvero l'assegnazione di tempi più lunghi di esecuzione, ai sensi del comma 4. Secondo quanto previsto dal comma 5 dell'articolo in esame, l'attuazione delle misure educative e didattiche di supporto descritte non dovrebbe comportare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio della finanza pubblica. Sul punto, precisa che l'articolo 5 delle proposte di legge n. 563 e 2474 prevedono analoga tipologia di misure educative e didattiche di supporto agli alunni con DSA; il successivo articolo 6 stabilisce invece che alle persone con DSA sono assicurate uguali opportunità di sviluppo in ambito sociale e professionale. Il comma 2 prevede invece la possibilità, per i genitori di alunni con DSA impegnati nell'assistenza alle attività scolastiche a casa, di usufruire di orari di lavoro flessibili. Le modalità di esercizio del diritto di cui al precedente comma sono demandate, ai sensi del comma 3, alla contrattazione collettiva di comparto, a condizione di non recare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Nell'ambito delle misure per l'attività lavorativa e sociale, aggiunge che la proposta di legge C. 563 all'articolo 6 e la C. 2474 al medesimo articolo prevedono, invece, che nelle prove scritte previste per il rilascio del permesso di guida, nonché nelle prove scritte dei concorsi pubblici e privati è assicurata la possibilità di sostituire tali prove con un colloquio orale, di utilizzare strumenti compensativi, ovvero di usufruire di un prolungamento dei tempi stabiliti per l'espletamento delle prove stesse.
L'articolo 7 affida quindi a decreti ministeriali - per la maggior parte dei quali si indica il termine di tre mesi dall'entrata in vigore della legge - l'emanazione


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delle seguenti disposizioni attuative: ai Ministri della pubblica istruzione e della salute è rimessa l'emanazione di linee guida per la predisposizione di appositi protocolli regionali volti all'identificazione precoce degli alunni a rischio di DSA; al Ministro della pubblica istruzione è altresì rimessa l'emanazione di un decreto che individui le modalità di formazione specifiche dei docenti e le forme di verifica e di valutazione finalizzate ad evitare condizioni di svantaggio degli alunni con DSA. Per quanto concerne gli adempimenti necessari all'attuazione della legge, le proposte di legge C. 563 e C. 2474 richiedono, oltre agli strumenti sopra elencati, l'emanazione dei seguenti ulteriori provvedimenti: decreto del Ministro della salute volto a garantire l'adozione di misure per la realizzazione delle attività diagnostiche e riabilitative per i soggetti con DSA, in base all'articolo 7, comma 1, della proposta C. 563 e articolo 7, comma 1, della proposta C. 2474; decreto del Ministro della pubblica istruzione per l'individuazione delle misure dispensative, compensative, educative e didattiche di supporto degli alunni con DSA, le quali devono essere adottate in tutto il sistema nazionale di istruzione e formazione, ai sensi dell'articolo 7, comma 4, della proposta C. 563 e dell'articolo 7, comma 4, della proposta C. 2474; decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, del Ministro per le pari opportunità e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, volti, nell'ambito delle rispettive competenze, a dare attuazione alle disposizioni concernenti le misure per le attività lavorative e sociali, secondo rispettivamente l'articolo 7, comma 6, della proposta C. 563 e l'articolo 7, comma 6, di quella C. 2474.
Al fine di garantire il rispetto delle competenze regionali, sottolinea quindi che sarebbe opportuno prevedere in tutte le proposte di legge in esame che i decreti ministeriali concernenti, rispettivamente, lo svolgimento delle attività diagnostico-riabilitative e la definizione di linee guida per la predisposizione di protocolli regionali finalizzati all'identificazione precoce delle DSA siano adottati previa intesa con la Conferenza Stato-regioni.
Aggiunge che l'articolo 8 fa salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano. Si dispone comunque che, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge, gli enti sopra citati provvedano a dare attuazione alle norme ivi contenute. Sul punto, analoghe disposizioni sono contenute nella proposta n. 563 all'articolo 8 e in quella n. 2474, al medesimo articolo. L'articolo 9 introduce una clausola di salvaguardia, per cui dall'attuazione della legge non devono comunque derivare maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Con riferimento agli interventi diagnostici e di riabilitazione, alla formazione nella scuola e nelle strutture sanitarie, agli interventi educativi e didattici di supporto, nonché alle misure per l'attività lavorativa e sociale, segnala che le proposte di legge C. 563 e C. 2474 non prevedono una quantificazione degli oneri finanziari.

Pietro FOLENA, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Disposizioni urgenti in materia di pubblica istruzione.
C. 2272-ter Governo.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo il 17 luglio 2007.

Pietro FOLENA, presidente, avverte che la Commissione bilancio ha espresso un parere favorevole con condizioni.
Nessuno chiedendo di intervenire rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 11.40.


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UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 11.40 alle 11.55.

SEDE CONSULTIVA

Giovedì 26 luglio 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA.

La seduta comincia alle 11.55.

Ratifica convenzione UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale.
C. 2931 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Nicola BONO (AN), relatore, ricorda preliminarmente che il 16 maggio scorso le Commissioni riunite III e VII hanno approvato una risoluzione da lui presentata e sottoscritta da numerosi colleghi sia della maggioranza sia dell'opposizione e da tutti i capigruppo, che impegnava il Governo a procedere nei tempi più brevi possibili e, comunque, non oltre il mese di aprile 2007, alla ratifica della Convenzione UNESCO sul Patrimonio intangibile, adottata a Parigi il 17 ottobre 2003. L'urgenza era dovuta all'imminente Assemblea generale dell'UNESCO del maggio 2007 - il cui ordine del giorno prevedeva appunto la definizione dei criteri per l'iscrizione nella lista di nuova istituzione - a cui l'Italia, senza la ratifica, avrebbe potuto partecipare unicamente come osservatore, senza diritto di proposta e di voto. Purtroppo, se da un lato l'approvazione della risoluzione ha oggettivamente accelerato le procedute per la ratifica, non si è riusciti nei fatti a concludere il procedimento prima del 16 maggio e l'Italia ha, così, irrimediabilmente perso un importante appuntamento nell'iter di formazione di questa rilevante istituzione.
Anche per tali ragioni, ritiene inopportuno il ritardo dell'Italia in ordine alla ratifica della presente Convenzione, non solo perché essa appare come il logico e armonioso completamento del sistema di tutela della cultura mondiale concepito dall'UNESCO, articolato attraverso il combinato disposto tra questa e altre due Convenzioni, di cui una finalizzata alla tutela del patrimonio culturale e naturale e l'altra rivolta alla tutela della diversità culturale, ma anche e soprattutto perché sembra incomprensibile che proprio l'Italia, Paese detentore del primato mondiale quanto al numero di siti iscritti nella World Heritage List, nonché ricco di cultura e tradizioni, abbia potuto ritardare tanto la ratifica relativa alla tutela del Patrimonio intangibile.
Osserva che la tutela del patrimonio culturale immateriale (o intangibile) è da molti anni all'attenzione dell'UNESCO. L'adozione della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale è infatti il punto di arrivo di un lungo percorso, iniziato nel 1973 con la proposta della Bolivia di aggiungere uno specifico Protocollo alla Convenzione Universale sul diritto d'autore, finalizzato alla protezione delle tradizioni popolari.
Fra il 1973 e il 2003 si è avuta non solo una successione di studi, ricerche e incontri internazionali, ma anche l'adozione di alcuni strumenti quali, ad esempio, la Raccomandazione sulla salvaguardia della cultura tradizionale e popolare del 1989. Con il lancio del Programma sulla Proclamazione dei Capolavori del Patrimonio orale e immateriale dell'umanità (1997) si è per la prima volta creata a livello internazionale una distinzione fra patrimonio culturale tout court e patrimonio culturale immateriale. Questa distinzione, e la connessa compilazione di liste, era finalizzata ad individuare i beni idonei ad entrare a far parte del sistema di tutela previsto dalla futura Convenzione.
La Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale è stata quindi adottata il 17 ottobre 2003, nel


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corso della trentaduesima sessione della Conferenza Generale dell'UNESCO ed è entrata in vigore il 20 aprile 2006, dopo tre mesi dalla data di deposito del trentesimo strumento di ratifica. In base alla Convenzione del 2003, il patrimonio culturale immateriale, definito anche «patrimonio vivente», è considerato la base della diversità culturale e la sua tutela rappresenta la garanzia di continuità della creatività umana. L'articolo 2 definisce il patrimonio culturale immateriale come l'insieme delle pratiche, delle rappresentazioni, delle espressioni, nonché delle conoscenze e delle abilità che le comunità, i gruppi o, in alcuni casi anche gli individui, riconoscono come parte della propria ricchezza culturale. Aggiunge che sempre nell'articolo 2 sono poi citati i principali settori nei quali si manifesta tale patrimonio: le tradizioni ed espressioni orali, tra le quali il linguaggio inteso come veicolo del patrimonio culturale immateriale; le arti dello spettacolo, ad esempio la musica, la danza ed il teatro tradizionali; le consuetudini sociali, le feste e i riti; le conoscenze e le pratiche riguardanti la natura e l'universo; l'artigianato tradizionale.
Il patrimonio tutelato dalla Convenzione, inoltre, è tradizionale e vivente allo stesso tempo ed ha le seguenti caratteristiche: si trasmette di generazione in generazione; è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in relazione all'ambiente in cui vivono e al rapporto con la natura e la loro storia; dà alle comunità e ai gruppi un senso di identità e di continuità; promuove il rispetto per la diversità culturale e la creatività; è compatibile con il rispetto dei diritti umani, con il reciproco rispetto tra le comunità e con lo sviluppo sostenibile.
Ricorda quindi, venendo agli aspetti operativi e normativi della Convenzione, che l'insieme degli Stati parte della Convenzione costituisce l'Assemblea Generale, l'organo sovrano che si riunisce in sessione ordinaria ogni due anni e che nel corso della prima sessione dell'Assemblea generale, svoltasi dal 27 al 29 giugno 2006, ha eletto i primi 18 membri del Comitato Intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale il cui numero è salito a 24 dopo l'adesione del 50o Stato. La prima sessione del Comitato Intergovernativo si è svolta ad Algeri il 18 e 19 novembre 2006. Il Comitato è incaricato - fra l'altro - di esaminare e di decidere sulle richieste presentate dagli Stati parte in merito all'iscrizione di elementi del Patrimonio immateriale nelle liste e sul loro monitoraggio. La Convenzione, infatti, istituisce una Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità, per garantire maggiore visibilità a tale patrimonio, e una Lista del Patrimonio Culturale che necessita di una salvaguardia urgente i cui elementi sono inseriti non già sulla base di un loro straordinario od universale valore, ma per il fatto che siano rappresentativi della creatività e della diversità culturale dell'umanità o che esprimano il patrimonio immateriale di gruppi e comunità.
Rileva che la Convenzione accorda agli Stati parte la possibilità di chiedere l'assistenza internazionale per la realizzazione di programmi e progetti. Il Comitato intergovernativo ha il compito di selezionare periodicamente i programmi, i progetti e le attività rivolti alla salvaguardia del patrimonio immateriale che meglio rispondano ai principi ed agli obiettivi della Convenzione, tenendo in particolare conto le necessità dei Paesi in via di sviluppo. Per finanziare tali programmi, progetti e iniziative, è istituito un Fondo per la Salvaguardia del Patrimonio culturale immateriale costituito prevalentemente da contributi degli Stati parte - da versarsi almeno ogni due anni -, da fondi stanziati dalla Conferenza Generale dell'UNESCO e da altri contributi, donazioni o lasciti.
Sottolinea altresì che il disegno di legge di ratifica consta di quattro articoli; i primi due, rispettivamente, autorizzano la ratifica della Convenzione e ne dispongono l'esecuzione. L'articolo 3 contiene la clausola di copertura finanziaria. L'onere derivante dall'attuazione del provvedimento è valutato in 148.600 euro per il 2007, euro 142.455 per il 2008 e 148.600 a


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decorrere dal 2009, da reperirsi, ai fini del bilancio 2007-2009, nel Fondo speciale dello stato di previsione del Ministero dell'economia, con parziale utilizzo dell'accantonamento destinato al Ministero degli esteri. L'articolo 4 dispone l'entrata in vigore della legge per il giorno successivo a quello della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Auspica quindi un veloce iter del provvedimento in titolo, sottolineandone i costi contenuti a fronte dell'eccezionale valenza per la cultura e le tradizioni italiane.
Propone di esprimere quindi parere favorevole.

Pietro FOLENA, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 12.10.

INTERROGAZIONI

Giovedì 26 luglio 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA. - Interviene il sottosegretario di Stato il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali Danielle Mazzonis.

La seduta comincia alle 12.20.

5-01066 Alessandri: Interventi urgenti per la tutela dell'ambiente e del paesaggio della Camurana nella Bassa Modenese.

Il sottosegretario Danielle MAZZONIS risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 2).

Angelo ALESSANDRI (LNP), replicando, si dichiara parzialmente soddisfatto della risposta, ricordando che oltre l'80 per cento dei cittadini della frazione di Camurana ha sottoscritto una petizione contro la speculazione edilizia nella zona.

Pietro FOLENA, presidente, avverte che lo svolgimento delle interrogazioni Cordoni 5-01083, Giacomoni 5-01125 e Caparini 5-01139 è rinviato ad altra seduta.
Dichiara quindi concluso lo svolgimento dell'interrogazione in titolo.

La seduta termina alle 12.30.

INDAGINE CONOSCITIVA

Giovedì 26 luglio 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA.

La seduta comincia alle 14.45.

Indagine conoscitiva sulle problematiche connesse alla riforma del secondo ciclo del sistema educativo nazionale di istruzione e di quello di istruzione e formazione professionale.

Audizione del Ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni.
(Svolgimento e conclusione).

Pietro FOLENA, presidente, avverte che è stato richiesto che la pubblicità dei lavori dell'odierna seduta sia assicurata anche mediante impianti audiovisivo a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l'attivazione.

Il ministro Giuseppe FIORONI, svolge una relazione sui temi oggetto dell'audizione.

Intervengono, per formulare domante ed osservazioni i deputati Valentina APREA (FI), Rosalba BENZONI (Ulivo) e Paola FRASSINETTI (AN).

Risponde il ministro Giuseppe FIORONI.

Pietro FOLENA, presidente, ringrazia il ministro Giuseppe FIORONI e dichiara quindi conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15.40.

N.B.: Il resoconto stenografico della seduta è pubblicato in un fascicolo a parte.


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INDAGINE CONOSCITIVA

Giovedì 26 luglio 2007. - Presidenza del presidente Pietro FOLENA.

La seduta comincia alle 15.45.

Indagine conoscitiva sulle problematiche connesse al settore delle arti figurative.

Audizione di rappresentanti di gioveni artisti.
(Svolgimento e conclusione).

Pietro FOLENA, presidente, avverte che è stato richiesto che la pubblicità dei lavori dell'odierna seduta sia assicurata anche mediante impianti audiovisivo a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l'attivazione.

Intervengono Luigi RATCLF, rappresentante del GAI - Circuito giovani artisti italiani, Nicolò MASSAZZA, rappresentante dell'associazione di artisti MASBEDO, Simone PELLEGRINI, artista, e Marzia MIGLIORA, artista.

Intervengono, per formulare domante ed osservazioni i deputati, Laura FRONER (Ulivo), Manuela GHIZZONI (Ulivo), Paola GOISIS (LNP), Paola FRASSINETTI (AN) e Pietro FOLENA, presidente.

Rispondono Luigi RATCLF, Iacopo BEDOGNI, rappresentante dell'associazione di artisti MASBEDO, Simone PELLEGRINI e Marzia MIGLIORA.

Pietro FOLENA, presidente, ringrazia gli intervenuti e dichiara quindi conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 16.40.

N.B.: Il resoconto stenografico della seduta è pubblicato in un fascicolo a parte.

AVVERTENZA

I seguenti punti all'ordine del giorno non sono stati trattati:

RISOLUZIONI

7-00202 Aprea: Sospensione da parte della Regione Sardegna dei finanziamenti per i corsi di formazione professionale.

SEDE REFERENTE

Disposizioni concernenti la Società italiana degli autori ed editori.
C. 2221 Lusetti.