II Commissione - Resoconto di mercoledý 1░ agosto 2007


Pag. 45

SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 1o agosto 2007. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO. - Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Luigi LI GOTTI.

La seduta comincia alle 13.45.

Ratifica Accordo Italia-India sulla cooperazione nel campo della difesa.
C. 2267 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento

Pino PISICCHIO, presidente e relatore, rileva che la Commissione ha già esaminato il provvedimento, prima della fase emendativa, esprimendo parere favorevole.


Pag. 46


Rileva che il disegno di legge, approvato dal Senato, reca l'autorizzazione alla ratifica e l'ordine di esecuzione dell'Accordo sulla cooperazione nel campo della difesa tra Italia e India.
Considerato che nel testo risultante dall'approvazione degli emendamenti, non si ravvisano questioni di competenza della Commissione Giustizia, si propone di esprimere parere favorevole.

La Commissione approva la proposta di parere.

Disposizioni per l'introduzione della patente nautica a punti e del patentino nautico a punti.
C. 1579 Fallica.

(Parere alla IX Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole con osservazione e condizione).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Paola BALDUCCI (Verdi), relatore, rileva che il provvedimento in esame si compone di 4 articoli. L'articolo 1, comma 1, istituisce la patente nautica a punti per il comando e la condotta delle navi da diporto per le quali l'articolo 39 del decreto legislativo n. 171 del 2005 (Codice della nautica da diporto) prevede l'obbligo della patente nautica. Alla patente viene inizialmente attribuito un totale di venti punti, che viene annotato nell'archivio nazionale, istituito ai sensi del successivo articolo 2. Il numero dei punti potrà essere decurtato, in misura da definirsi con successivo decreto legislativo, in relazione alla gravità delle violazioni commesse dal titolare.
Per quanto concerne gli ambiti di competenza della Commissione Giustizia, il comma 2 dispone che dell'accertamento delle violazioni, cui sono collegate riduzioni del punteggio, deve essere data notizia - entro un mese dalla definizione della contestazione effettuata - all'archivio nazionale. La contestazione si intende definita quando sia avvenuto il pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria o siano conclusi i procedimenti per i ricorsi amministrativi e giurisdizionali, ovvero siano decorsi i termini per la proposizione dei medesimi. La comunicazione - che può essere effettuata solo se il conducente dell'unità da diporto, responsabile della violazione, sia stato identificato inequivocabilmente - è a carico dell'organo cui è riconducibile l'accertamento della violazione, ed avviene per via telematica o mediante moduli cartacei predisposti dal Ministero dei trasporti.
In base al comma 3, l'archivio nazionale dovrà comunicare ogni variazione di punteggio agli interessati i quali, a loro volta, potranno controllare la propria situazione collegandosi per via telematica all'archivio secondo le modalità stabilite con apposito regolamento.
Il comma 4 prevede la possibilità di riacquistare fino a sei punti attraverso la frequenza a corsi di aggiornamento organizzati dalle scuole che rilasciano la patente nautica, ovvero da soggetti pubblici o privati a ciò autorizzati dal Ministero dei trasporti. I criteri per il rilascio dell'autorizzazione alle scuole, nonché i programmi e le modalità di svolgimento dei corsi medesimi, saranno stabiliti con successivo provvedimento ministeriale da emanare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento in esame.
Il punteggio completo iniziale - entro il limite di venti punti - potrà essere riattribuito nel caso in cui il soggetto titolare della patente nautica per un periodo di tre anni non commetta infrazioni dalle quali possa derivare una decurtazione dei punti (comma 5).
Ai sensi del comma 6, il titolare che abbia subito la perdita totale dei venti punti deve sottoporsi ad un esame di idoneità tecnica; a tal fine il competente ufficio del Ministero dei trasporti, su comunicazione dell'archivio nazionale, dispone la revisione della patente ed, eventualmente, la sospensione della stessa entro un mese dalla data della notifica se il titolare non si sottopone ai previsti accertamenti.


Pag. 47


L'articolo 2 istituisce, presso il Ministero dei trasporti, l'Archivio nazionale dei soggetti abilitati al comando ed alla condotta di unità da diporto, in possesso della patente nautica o del patentino nautico. Nella banca dati dell'Archivio saranno riportati anche i casi di incidente e di violazione delle norme che comportano una decurtazione del punteggio della patente o del patentino nautico.
L'articolo 3 istituisce il patentino nautico a punti per il comando e la guida dei natanti che non rientrano fra quelli di cui al citato articolo 39 del decreto legislativo n. 171 del 2005; il patentino è rilasciato dal Ministero dei trasporti all'esito del superamento di un esame di idoneità; all'atto del rilascio al patentino sarà attribuito un punteggio pari a 20 punti.
Con particolare riferimento agli ambiti di competenza della Commissione giustizia, il comma 2, secondo periodo, prevede che la decurtazione del punteggio, conseguente a violazioni di norme di comportamento commesse durante la navigazione, deve risultare dal relativo verbale di contestazione.
Il comma 2-bis prevede che, a seguito della perdita totale del punteggio, viene disposta la sospensione del patentino fino al superamento, da parte del titolare, di un ulteriore esame di idoneità.
Il comma 2-ter dispone che, salvo il caso previsto dal comma 2-bis, la mancanza per un periodo di due anni di violazioni da cui consegua la decurtazione del punteggio, determina l'attribuzione di un credito di due punti, fino a un massimo di dieci punti.
Il comma 2-quater prevede che, con decreto del Ministro dei trasporti, da adottarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono disciplinati il rilascio, la convalida, la revisione e la revoca del patentino nautico previsto dal comma 1, nonché i criteri e le modalità concernenti l'esame di idoneità per il suo conseguimento.
Con riferimento a tale ultima disposizione, sembrerebbe opportuno precisare se la disciplina regolamentare debba definire gli aspetti procedimentali relativi al rilascio, la convalida, la revisione e la revoca del patentino nautico. Inoltre, si osserva che non risultano stabiliti i criteri e, quindi, il quadro di riferimento di fonte normativa primaria in base al quale il predetto decreto ministeriale possa dettare la disciplina, in particolare, della revoca del patentino nautico.
L'articolo 4 delega il Governo ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento in esame, uno o più decreti legislativi recanti la disciplina delle sanzioni per le violazioni delle norme di comportamento dei conducenti in possesso della patente nautica e del patentino nautico a punti, sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi: indicare le norme di comportamento la cui violazione determina l'applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie; individuare le norme di comportamento la cui violazione determina l'applicazione, oltre che delle sanzioni amministrative pecuniarie, della decurtazione di punti della patente nautica o dal patentino nautico e l'indicazione del numero dei punti decurtati; prevedere i casi di ritiro, temporaneo o definitivo della patente nautica o del patentino nautico; predisporre il coordinamento delle norme stabilite dal decreto legislativo n. 271 del 2005 (Codice della nautica da diporto) con le disposizioni introdotte dal testo in esame.
Con riferimento all'articolo 4, osserva che i principi e criteri della delega appaiono generici e non sufficientemente determinati.
Formula quindi una proposta di parere favorevole con osservazione e condizione (vedi allegato).

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

Sostegno agli agrumeti caratteristici.
C. 1069 Lion ed abb.

(Parere alla XIII Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.


Pag. 48

Paola BALDUCCI (Verdi), relatore, illustra il contenuto della proposta di legge, che si compone di 9 articoli.
L'articolo 1 definisce le finalità del provvedimento. In particolare, lo Stato, a fini di tutela ambientale, difesa del territorio e del suolo e conservazione dei paesaggi tradizionali, di cui all'articolo 9, secondo comma, e all'articolo 117, secondo comma, della Costituzione, all'articolo 87, paragrafo 3, lettera d), del Trattato istitutivo della Comunità europea e alla Convenzione europea del Paesaggio sottoscritta a Firenze dagli Stati membri del Consiglio d'Europa il 20 ottobre 2000, promuove e favorisce interventi di ripristino, recupero, manutenzione e salvaguardia degli agrumeti caratteristici del territorio insulare e delle fasce costiere di particolare pregio paesaggistico e a rischio di dissesto idrogeologico.
L'articolo 2 prevede i criteri, le competenze ed i procedimenti per l'individuazione dei comuni nel cui territorio sono realizzati gli interventi che possono beneficiare dei contributi di cui agli articoli 3 e 4, tenendo conto, in particolare, delle produzioni di agrumi registrate ai sensi del regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio, del 20 marzo 2006.
L'articolo 3 stabilisce che ai proprietari o ai conduttori a qualsiasi titolo di agrumeti ricadenti nei comuni di cui all'articolo 2, è concesso, per ciascuno degli anni 2008 e 2009, un contributo annuale, a copertura parziale delle spese da sostenere per il recupero, la manutenzione e la salvaguardia degli agrumeti.
L'articolo 4 prevede, a favore dei medesimi soggetti, la concessione di un contributo unico, per ciascuno degli anni 2008 e 2009, a copertura parziale delle spese di ripristino di agrumeti abbandonati.
L'articolo 5 disciplina taluni aspetti dell'attività dei consorzi di tutela delle produzioni di agrumi.
L'articolo 6 riguarda l'attuazione degli interventi di cui agli articoli 3 e 4.
Articolo 7 disciplina le modalità di assegnazione dei contributi.
Per quanto concerne gli ambiti di competenza della Commissione giustizia, si segnala l'articolo 8.
Il comma 2 dell'articolo in esame prevede che, nel caso in cui il proprietario o il conduttore dell'agrumeto, al quale sono stati erogati contributi ai sensi degli articoli 3 e 4, realizzi gli interventi in modo parziale o carente rispetto a quanto indicato nella domanda, si applica una sanzione pecuniaria da un terzo a quattro quinti dei contributi erogati. Il comune esclude il proprietario o il conduttore di cui al periodo precedente dall'assegnazione dei contributi previsti dalla presente legge per un periodo di tempo non inferiore a tre anni.
Il comma 3 dispone che, nel caso in cui il proprietario o il conduttore dell'agrumeto, al quale sono stati erogati contributi ai sensi degli articoli 3 e 4, non realizzi gli interventi indicati nella domanda, si applica una sanzione pari all'importo dei contributi erogati, aumentato di un terzo, salvo diversa determinazione della regione. Il comune esclude in via definitiva il proprietario o il conduttore di cui al periodo precedente dall'assegnazione dei contributi previsti dalla presente legge.
Formula quindi una proposta di parere favorevole.

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 14.

SEDE REFERENTE

Mercoledì 1o agosto 2007. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO. - Intervengono il Ministro per i diritti e le pari opportunità Barbara Pollastrini, il Ministro per i beni e le attività culturali Francesco Rutelli ed il sottosegretario di Stato per la giustizia Luigi Li Gotti.

La seduta comincia alle 14.

Disposizioni in materia di violenza sessuale ed introduzione nell'ordinamento del delitto di molestia insistente.
C. 950 Lussana, C. 1249 Bianchi, C. 1256 Nan, C. 1374 Caparini, C. 1819 Lussana, C. 2033 Brugger, C. 1901


Pag. 49

Codurelli, C. 1823 Prestigiacomo, C. 2101 Mura, C. 2169 Governo, C. 2385 Angela Napoli, C. 2066 Incostante, C. 1595 Cirielli, C. 1639 De Simone, C. 1623 Bellillo, C. 212 Fabris e C. 2903 Bimbi.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 20 giugno 2007.

Pino PISICCHIO, presidente e relatore, ringrazia il ministro per la sua presenza in Commissione. Ricorda quindi come la Commissione abbia svolto sui provvedimenti abbinati un'istruttoria estremamente approfondita, svolgendo, inoltre, un ciclo di audizioni particolarmente articolato. È inoltre di comune interesse pervenire nel più breve tempo possibile all'approvazione di un provvedimento che affronti in modo adeguato un tema tanto delicato. Pertanto, in considerazione dell'impegno profuso da tutti i membri della Commissione, destano perplessità talune dichiarazioni del ministro, rilasciate in occasione di una trasmissione televisiva andata in onda nella giornata di ieri.

Il Ministro Barbara POLLASTRINI dopo aver ringraziato la Commissione per la discussione attenta, aperta e plurale che ha caratterizzato l'esame del disegno di legge, precisa di non avere rilasciato alcuna dichiarazione che possa giustificare le perplessità del presidente Pisicchio. Sottolinea quindi come la sua presenza odierna in Commissione non sia semplicemente un dovere, ma il momento importante di un percorso - culturale, innanzitutto - teso a cercare regole e strategie condivise per fronteggiare un male antico e tuttavia inesauribile nell'infliggere abissi sempre nuovi di crudeltà. Si tratta di una realtà che getta un'ombra su ogni società democratica e chiama l'intera classe dirigente del Paese, dell'informazione, del sapere, dell'economia, della giustizia, a un'assunzione di consapevolezza. Tuttavia, alle istituzioni e alla politica spetta una responsabilità in più per non indietreggiare, essere un passo avanti nello squarciare la più drammatica delle rimozioni e rompere quel muro del silenzio dietro cui si consumano quotidianamente oppressioni, malversazioni, molestie, schiavitù, violenze che annichiliscono donne e con esse bambini.
Occorre interrogarsi su un dato tragico: in Italia ed in Europa le donne tra i 15 e i 60 anni muoiono più per violenza che per incidenti o malattie. Un'indagine svolta dall'Istat su incarico del Ministero per i diritti e le pari opportunità, conclusasi nello scorso mese di febbraio, ha confermato che quasi una donna su tre tra i 16 e i 70 anni ha subito una grave molestia, una violenza fisica o sessuale. Si tratta di sei milioni di donne, il cui dramma si consuma spesso tra le mura domestiche, in famiglia e comunque nell'entourage familiare, per mano del partner, dell'ex marito, fidanzato o convivente. Solo in pochissimi casi la violenza è scatenata da raptus. Studi, ricerche, statistiche raccontano di un crescendo di crudeltà (pugni, calci, trascinamento per capelli, botte, minacce alle donne e ai figli, segregazioni). Anche innanzi a una creatura che sta per nascere vi sono reazioni caratterizzate dalla brutalità del dominio su una donna che può dedicare a una nuova persona la sua attenzione.
È un dramma che colpisce tutti i ceti sociali e abbraccia l'intero territorio nazionale. I bambini che assistono alle violenze ne rimangono segnati per la vita, come se le avessero subite direttamente. Ritiene che si debba parlare di 'violenze' al plurale perché a quelle di cui ha appena detto si sommano quelle che si consumano per strada, ad opera di sconosciuti, o nei luoghi di lavoro.
Oggi si aggiungono oppressioni e violenze che colpiscono donne migranti cui vengono negate le più elementari libertà fino al diritto a vivere in nome di fondamentalismi religiosi ovvero (sono in crescita) gay, lesbiche, transessuali, colpiti e umiliati in nome della loro diversità di amare. È vero che ci sono anche donne violente magari con i loro piccoli, ma è


Pag. 50

pur vero che il fenomeno non raggiunge assolutamente le drammatiche cifre citate. I dati diffusi recentemente dal Ministero dell'Interno sono una conferma di ciò. Proprio le molestie e la violenza alle donne e per orientamento sessuale risultano essere il fenomeno davvero crescente rispetto ad altri delitti o forme di microcriminalità.
Rileva che su questa forma di dominio brutale e oppressivo, di offesa della dignità e della vita, si possa dire, che non è ammesso alcun relativismo etico. Oggi, libertà e sicurezza - in particolare per le donne - si presentano come un binomio inseparabile.
Prima di affrontare nel merito il disegno di legge del Governo, ritiene di dover fare due premesse.
In primo luogo, dichiara di non aver mai pensato di consegnare al Parlamento un testo «blindato». Mai il Governo ha ritenuto di affrontare una materia così complessa e delicata con spirito di autosufficienza di una maggioranza. Considera, infatti, il disegno di legge presentato migliorabile in ogni sua parte. Anzi ritiene che il confronto svolto in questa Commissione lo abbia arricchito e possa renderlo ancora più netto e cogente.
È dunque riconoscente ai deputati del centrodestra e del centrosinistra che hanno voluto dedicare intelligenza e passione per dare al Paese norme sagge e utili per aiutare a sconfiggere quello che è un male culturale, di mentalità e sociale.
In tanti aspettano che il Parlamento proceda con celerità. Se lo si saprà fare e con una larga maggioranza trasversale non sarà il successo di una parte ma davvero di tutti.
La seconda premessa riguarda la collocazione che deve essere data al confronto che ha animato anche la Commissione nell'affrontare la materia oggetto del disegno di legge del Governo. Il campo del confronto è quello dei diritti umani e, in particolare, dei diritti umani delle donne. Su quel terreno primario e essenziale di regole per il rispetto della dignità della persona su cui, al di là degli schieramenti, è dovere della politica, dei governi, delle nazioni ricercare principi comuni. Vi è l'impegno a ricostruire, anche così, quelle virtù della Repubblica condivise, ispirate a quei principi laici e liberali dello Stato che mettano al centro il valore della persona, della sua libertà e responsabilità, dei suoi diritti e doveri.
Le élites più lungimiranti, di orientamento anche molto diverso, individuano proprio nella tutela e nell'allargamento dei diritti umani il riferimento di politiche nazionali e internazionali capaci di ricostruire un nuovo ordine mondiale.
Ricorda di aver avuto l'onore di rappresentare l'Italia in una sessione straordinaria delle Nazioni Unite sui diritti umani. Dichiara che in quella sede solenne ha trovato conferma, dai rappresentanti di Paesi diversi, di quanto i diritti umani siano il riferimento nella ricostruzione del dialogo, della pace, della lotta a terrorismi e fondamentalismi e la bussola, la guida per la riscrittura di regole sovranazionali. Osserva che se è vero che oggi a milioni di persone è precluso il godimento dei più elementari diritti, è altrettanto vero che di queste la maggior parte sia donna. Del miliardo di persone più povere del pianeta, tre quarti sono donne. Le donne sono fra gli analfabeti le più analfabete nonché le più esposte alle malattie, ma anche le più annichilite da violenze d'ogni genere fino allo stupro etnico. È dunque sulla dignità, sulla libertà delle donne che si gioca la partita decisiva.
Come è stato detto molto bene anche nei recenti incontri europei, il dominio sul corpo delle donne è oggi «il campo di battaglia e insieme la posta dello scontro nelle civiltà e tra civiltà».
Ritiene che un Paese con la nostra storia e civiltà debba assumere questi temi - e in modo particolare la sfida dei diritti umani e dei diritti delle donne nel mondo - come la grande questione del nostro tempo. La violenza sulle donne o comunque quella inflitta per ragioni di identità o orientamento sessuale è il simbolo più brutale dell'ineguaglianza e della discriminazione. Essa si rivolge contro le donne per il fatto stesso d'essere tali, per essere


Pag. 51

considerate, cioè, dai loro aggressori, indegne di godere dei diritti minimi di libertà e rispetto.
Allo stesso modo, mirando a umiliare l'identità sessuale di un individuo, essa colpisce l'elemento più fortemente caratterizzante la persona umana. Con esso colpisce ogni differenza: di orientamento sessuale, appartenenza religiosa, etnia, generazione, abilità. Tra le crudeltà che fanno indignare, crede che ne esista una che sia la più terribile: quella di ragazze e ragazzi violati perché resi ancora più indifesi da handicap e malattie.
Invita la Commissione a riflettere che non sia opportuno prevedere degli emendamenti migliorativi che attengono al capitolo delle aggravanti di pena non possa essere previsto un riferimento particolare a questa condizione. Sradicare la violenza di genere vuol dire dunque «liberare» l'intera società. E non è certo casuale che dall'Europa vengano direttive precise in tal senso.
Ricorda che leader europei, di governi diversi, hanno posto questa materia tra le priorità della loro azione, come il Presidente Zapatero che al momento dell'elezione indicò due priorità su tutte: lotta alla violenza alle donne e lotta al terrorismo. Conseguentemente, il suo governo ha stanziato 250 milioni di euro per un piano d'azione straordinario accompagnato da una legge organica. Ricorda anche la dichiarazione solenne del Presidente Sarkozy dopo la sua elezione sulla priorità assegnata ai diritti umani nel mondo e per le donne, nonché al programma speciale avanzato dal Cancelliere tedesco Angela Merkel.
Passando al disegno di legge presentato, osserva che una nuova legge contro le molestie e la violenza non esaurisce da sola la sfida di restituire all'integrità del corpo femminile il valore, anche simbolico, di architrave della tutela dei diritti umani. In questa stessa cornice vanno inserite le politiche contro la tratta, contro le mutilazioni genitali, gli impegni per alfabetizzazione, integrazione delle migranti in un quadro di diritti e doveri condivisi, provvedimenti contro l'omofobia, contro lo sfruttamento dei minori. Ricorda, a tale proposito, il «Programma d'azione straordinario contro la violenza e per la sicurezza e i diritti umani delle donne».
Altri capitoli importanti da affrontare sono quelli dei diritti civili, dell'occupazione, e dell'uguaglianza. Ma c'è qualcosa che appunto viene prima, perché riguarda l'identità stessa di un Paese, chiama in causa coscienze, cultura, mentalità. Ricorda che in Italia solo nel 1981 sono stati aboliti gli sconti di pena per il delitto d'onore e che solo nel 1996 la legge ha riconosciuto la violenza sessuale delitto contro la persona e non contro la morale. Tutto questo dimostra che si ha a che fare con qualcosa che è profondamente radicato nella società.
Seppure con diversi punti di vista, si deve decidere se continuare e perpetrare uno status quo o voltare pagina. Sottolinea che lei si impegnerà con tutte le sue forze affinché tale pagina possa essere voltata e affinché il citato «Programma d'azione» prenda l'avvio. Il traguardo è che fin dalla prossima finanziaria anche l'Italia si metta al pari di altri Paesi europei lungimiranti. Ciò non significa che si ripartirà da zero. Ribadisce che l'approvazione della legge n. 66 del 1996 è stato un punto di svolta culturale, frutto di battaglie decennali. Un ulteriore passo in avanti è stato compiuto con la legge n. 154 del 2001 con la possibilità dell'allontanamento dal nucleo familiare del coniuge. Oggi è necessario integrare quelle norme, affrontando il tema della violenza alle donne in modo più completo e nell'unica logica vincente: quella della prevenzione. Quella di poter intervenire, non lasciando nella loro solitudine disperata le donne, prima e durante il dramma. Si tratta di intervenire fin dalla scuola, nelle famiglie, in tutti i luoghi della formazione civile e sociale dei ragazzi per costruire una cultura del rispetto e del riconoscimento della diversità, del rifiuto della prevaricazione fisica, scardinando stereotipi e pregiudizi. Molto di questo impegno passerà da campagne di informazione, numeri verdi, misure per la formazione di medici e forze dell'ordine,


Pag. 52

aiuto sociale e economico alle vittime, col traguardo del loro reinserimento. Ma è fondamentale anche puntare al recupero di quanti possano essere riportati all'equilibrio rispettoso dell'altro.
Questo è l'asse - anche culturale - attorno al quale il Governo, e il Ministero, hanno sviluppato l'impianto del Disegno di legge oggi in esame. Questa impostazione va nella direzione indicata da molti strumenti internazionali a partire dalla Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro la donna del 1979, la Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro la donna del 1993, le risoluzioni della IV Conferenza mondiale sulla donna di Pechino (1995), il Rapporto del Parlamento europeo del luglio 1997, la risoluzione della Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite del 1997, e più di recente, la raccomandazione del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa (2002)5 e il Piano elaborato nel 2006 dal Consiglio d'Europa contro la violenza alle donne, con particolare riferimento alla violenza domestica.
Per quanto riguarda l'Italia, il punto di partenza è stata la consapevolezza di dover gettare le fondamenta di un Programma nazionale strategico e integrato capace di valorizzare le esperienze autogestite e radicate a livello territoriale dei Centri antiviolenza e le politiche messe in atto dai governi delle Città e dalle istituzioni locali.
Sottolinea che il disegno di legge ruota attorno a tre tasselli fondamentali: le misure di sensibilizzazione e prevenzione contro la violenza in famiglia, di genere e contro le discriminazioni; il riconoscimento di diritti alle vittime di violenza; l'ampliamento della tutela processuale, sia penale che civile, delle vittime.
Nella proposta governativa acquisiscono una centralità inedita gli interventi a favore della sensibilizzazione e dell'informazione della collettività e la formazione generale e specifica degli operatori. Tutti obiettivi sostanzialmente riconducibili al comune denominatore della prevenzione alla radice del fenomeno e che si affiancano a quelli sanzionatori.
Tra le finalità del sistema formativo - inteso nel suo complesso, sia con riguardo alla formazione scolastica, che alla formazione universitaria, post-universitaria e professionale - è stata inserita la valorizzazione della pari dignità sociale e giuridica di ogni persona. È data priorità alle iniziative formative che approfondire il tema del rispetto del principio di uguaglianza tra i sessi costituzionalmente garantito e della dignità della donna.
Per la prima volta si proibisce l'utilizzazione in modo vessatorio o discriminatorio a fini pubblicitari dell'immagine della donna o dei riferimenti all'orientamento sessuale o alla identità di genere.
Sotto il profilo della tutela della vittima e del suo recupero, il disegno di legge in esame introduce le novità più significative. A partire da una vera e propria «carta dei diritti» della vittima di violenze, volta a garantire, per la prima volta, standard minimi di supporto psicologico, sociale, economico, familiare e previdenziale. Lo stesso concetto di assistenza sociale viene esteso sensibilmente fino a comprendere il primo soccorso, l'accoglienza e il recupero integrale della vittima. A questo scopo sono previsti dal disegno di legge dei programmi di reinserimento lavorativo - finanziati con il Fondo per i diritti e le pari opportunità - che riconoscono alla donna nuovi spazi e opportunità di autonomia. Si affida all'Istat il monitoraggio costante del fenomeno della violenza e dell'esito delle misure applicate per consentire la definizione dei successivi interventi. Si è ritenuto inoltre preminente l'interesse del cittadino ad usufruire di livelli essenziali e uniformi di prestazioni assistenziali su tutto il territorio nazionale. Si prevede quindi che le vittime possano contare su una rete di servizi territoriali tra loro integrati, operanti nell'ambito dei servizi sociali garantiti dalla fondamentale riforma del Titolo V della Costituzione, dotati di personale specializzato. Sotto il profilo repressivo, il disegno di legge circoscrive gli interventi sanzionatori a quelli


Pag. 53

necessari a colmare vuoti e lacune di tutela della legislazione vigente. Le innovazioni più significative riguardano il reato di maltrattamento in famiglia, le pene previste per i delitti di violenza sessuale, e, soprattutto, la configurazione di un nuovo reato (atti persecutori) volta ad assicurare un'adeguata tutela penale al fenomeno dello stalking.
Come è noto, molti stupri e violenze gravi sono il tragico epilogo di una lunga catena di molestie, percosse, persecuzioni vere e proprie, di fronte alle quali fino ad oggi la vittima era indifesa, lo Stato impotente. Nel disegno di legge proposto sono invece fissati limiti di pena tali da consentire l'applicazione di misure cautelari.
Gli altri interventi di carattere repressivo sono volti a conferire maggiore certezza alle sanzioni già previste dalla legge vigente, e ad accelerare l'iter processuale. Tanto chiedevano alcuni fondamentali atti dell'Unione europea tra cui la decisione quadro del 15 marzo 2001 e la direttiva del 29 aprile 2004 che il nostro Paese non ha ancora recepito integralmente.
Viene elevato di un anno il minimo della pena prevista per i maltrattamenti a danno del convivente il che consentirà agli inquirenti di avvalersi delle intercettazioni ambientali e telefoniche, altrimenti non consentite. In tal modo non graverà sulla sola vittima l'onere della prova.
Una nuova aggravante è stata introdotta per la violenza commessa dal coniuge, dal convivente, o comunque dal partner non convivente. La ratio della norma risiede nella convinzione che il rapporto affettivo abbassa la soglia di difesa della vittima. Un'aggravante ulteriore è prevista quando la violenza è commessa a danno di una donna in gravidanza.
Per i reati di violenza sessuale (in particolare, violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo, atti sessuali con minori e corruzione di minorenne) si è esclusa la possibilità che il giudice valuti prevalenti o equivalenti le circostanze attenuanti rispetto a quelle aggravanti. Si evita così che a seguito della riduzione della pena per la concessione delle attenuanti, il colpevole possa tornare in tempi brevi a contatto con la vittima.
Viene inoltre introdotto il reato di sottrazione e trattenimento di minore all'estero. Si tratta di un reato che viene di regola commesso dal marito o convivente allo scopo di sottrarre alla madre il figlio minore.
Si tratta di innesti su sistemi già esistenti (il codice penale, il codice di procedura penale, l'ordinamento penitenziario e il codice civile), per la riforma dei quali sono previste sedi e strumenti diversi. Si pensi, ad esempio, alle Commissioni per la riforma dei codici operanti presso il Ministero della giustizia.
Si è poi estesa la cosiddetta legge Mancino agli atti discriminatori fondati sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere nonché a quelli perpetrati per ragioni di appartenenza razziale, etnica e religiosa.
Anche nel processo penale sono state introdotte alcune rilevanti modifiche.
Tra l'altro, si estende ai maltrattamenti in famiglia e agli atti persecutori la possibilità di ricorso all'incidente probatorio, cioè la possibilità di sentire la vittima prima ancora della celebrazione del pubblico dibattimento, e per di più con modalità protette, per evitare che vengano rivissute esperienze tragiche e mortificanti che spesso cagionano alla vittima un ulteriore danno.
Viene comunque prevista la possibilità per il pubblico ministero . di richiedere il giudizio immediato, un rito che consente di saltare un'intera fase processuale (l'udienza preliminare) e dare un corso più sollecito al processo.
Per la prima volta nei processi per violenza nei confronti delle donne possono intervenire in giudizio gli enti locali e i Centri antiviolenza che abbiano prestato assistenza alla donna. Analoga facoltà è stata prevista per la Presidenza del Consiglio dei Ministri in relazione a tutti i reati caratterizzati da motivi di discriminazione, compresa quella di genere.


Pag. 54


La Presidenza del Consiglio dei Ministri può inoltre costituirsi parte civile nei processi per atti discriminatori.
Si sofferma, quindi, sul dibattito svolto in Commissione Giustizia. In primo luogo sottolinea che la violenza di genere non può essere ridotta a un problema di repressione o di ordine pubblico. Essa coinvolge l'intera società.
Dietro questo fenomeno affiorano eredità sociali e culturali complesse che si sommano a nuove soprafazioni. Ricorda la tragica uccisione di Hina e alla impossibilità di costituirsi parte civile nel processo da parte delle associazioni.
Ad essere chiamata in causa è l'idea stessa di società che si intende promuovere.
Dal contrasto efficace verso le violazioni della sfera più intima della personalità - quella che attiene appunto all'identità sessuale e di genere - deriva il profilo democratico di una comunità e la sua capacità di sviluppare regole di rispetto reciproco dentro la cornice di uno spirito civico condiviso.
Questa è l'ispirazione che ha portato a inserire nel disegno di legge misure per il contrasto di fenomeni più recenti, ma in crescita esponenziale, quali la violenza per ragioni legate all'orientamento sessuale.
Anche queste forme di sopraffazione, come quella di genere, sono la spia di una regressione culturale che si nutre e prospera sull'incapacità di accogliere e vivere la differenza come elemento di ricchezza e valore in sé. E quanto ci sia bisogno di un segnale forte lo dicono anche drammi di questi mesi scatenati dall'omofobia e su cui ha già avuto modo di riferire alla Camera.
A essere messi in discussione sono, in ogni caso, il principio di uguaglianza e l'universalità dei diritti umani. Attraverso la violenza si manifesta il tentativo più radicale e definitivo di annientamento dell'»altro» da sé.
Come l'esperienza più recente dei Centri Antiviolenza testimonia, le diverse forme di brutalità richiamate si intrecciano e si sovrappongono.
Uno strumento integrato - come quello proposto dal governo - si pone dunque tra gli altri l'obbiettivo di promuovere una cultura del rispetto della «sacralità» del corpo umano.
Riaffermare, declinandolo in chiave moderna, questo fondamentale Habeas corpus è la pre-condizione per aggredire la cultura della segregazione e dell'esclusione che colpisce le donne e non solo, in ogni ambito sociale.
Ritiene che tale «visione» e questo impianto culturale non siano estranei all'efficacia che questa nuova legge, una volta approvata, dovrà dimostrare.
Ribadisce con chiarezza la sua totale disponibilità a migliorare la proposta del governo. Ciò a partire, come è stato suggerito dagli interventi, dal titolo stesso. Si riferisce all'esplicitazione di molestie e violenze alle donne e non solo di genere.
Accoglie, anche, il richiamo alla necessità di snellire e semplificare in alcune parti il testo.
Ugualmente la proposta può essere migliorata nelle parti che affrontano il tema della cultura del rispetto delle differenze, dell'immagine della donna nella comunicazione, nella pubblicità, nei media.
La carta dei diritti delle vittime può essere arricchita estendendo, ad esempio, la rete pubblica dell'accoglienza, delle tutele, dell'accompagnamento sociale.
Infine, ritiene che possono essere rafforzati i punti riguardanti le pene, la loro certezza e il sistema delle garanzie.
È invece contraria a eliminare l'attenzione ai delitti per orientamento sessuale per ragioni culturali, di sensibilità e di interpretazione dell'uguaglianza dei diritti delle persone.
Nel rispetto pieno del Titolo V della Costituzione, ritiene davvero importanti le valutazioni e le proposte che tendono a valorizzare i Centri antiviolenza e le Case delle donne maltrattate. L'obiettivo non può che essere quello di capitalizzare saperi ed esperienze a cui va tutta la riconoscenza.
Creare un sistema di riconoscimento attraverso una griglia qualitativa è un obiettivo su cui si sente di lavorare e


Pag. 55

migliorare la proposta di legge anche alla luce della proposta di legge presentata dall'onorevole Franca Bimbi e altre colleghe che ringrazia.
Sottolinea che la sua disponibilità a migliorare il testo e la sua gratitudine per il lavoro svolto dalla Commissione sono pari alla tensione morale che lei ha nel volere norme che siano di aiuto in una grande battaglia di civiltà. È la stessa motivazione che l'ha indotta a proporre un «Osservatorio nazionale contro le violenze e per i dritti umani e la sicurezza» che ora si sta definendo nelle sue linee (monitoraggio dati, campagne culturali e informative, ascolto dei centri, associazioni, governi locali, forze dell'ordine, coordinamento di azioni mirate tra ministeri, ospedali, scuole).
A tale proposito chiede alla Commissione un sostegno nella discussione sulla finanziaria affinché siano previsti i fondi per la tutela dei diritti umani e che questi siano ben spesi.
Conclude auspicando che il disegno di legge, eventualmente migliorato, possa essere approvato in tempi rapidi.

Pino PISICCHIO, presidente e relatore, ringrazia il ministro per aver svolto una relazione tanto ampia e dettagliata. Ricorda, peraltro, che sono all'esame della Commissione ben sedici progetti di legge abbinati e che il disegno di legge governativo, per l'ampiezza del suo contenuto e per l'articolazione della sua struttura, introduce un elemento di particolare complessità all'interno dell'esame delle tematiche in questione. Sottolinea, quindi, come un intervento normativo più mirato da parte del Governo, probabilmente avrebbe favorito una rapida approvazione da parte della Commissione.

Marilena SAMPERI (Ulivo) ringrazia il ministro per la sua presenza in Commissione ed esprime un giudizio complessivamente favorevole sul disegno di legge governativo. Rileva, tuttavia, che tale disegno di legge è particolarmente articolato ed è stato abbinato a molteplici altre proposte di legge, il cui esame era stato già avviato. Auspica, quindi, che la disponibilità manifestata dal ministro ad apportare miglioramenti al testo del disegno di legge possa facilitare l'adozione di un testo-base e consentire il superamento della situazione di stallo che si è venuta a creare.

Paolo GAMBESCIA (Ulivo) sottolinea come il disegno di legge governativo abbia un contenuto estremamente eterogeneo, solo in parte riconducibile alle diverse proposte di legge in esame che affrontano temi specifici. Tale circostanza impedisce alla Commissione di procedere speditamente nell'esame, nonostante l'impegno e la volontà in tal senso dei gruppi sia di maggioranza che di opposizione. Si chiede se non sia opportuno stralciare dal disegno di legge governativo le disposizioni relative alla violenza sulle donne, che potrebbero essere approvate in tempi rapidissimi. Ciò non esclude che l'esame debba proseguire ad essere altrettanto approfondito su temi importanti come l'omofobia e, in generale, la violenza sui deboli. Ritiene, quindi, che la disponibilità del ministro dovrebbe andare oltre l'ipotesi del miglioramento dell'impianto del disegno di legge governativo, tenendo conto dell'estrema difficoltà di unificare in un testo-base i molteplici aspetti del disegno di legge governativo, tenendo altresì conto del contenuto di tutte le altre proposte di legge abbinate. Sarebbe, quindi, necessario verificare se ed in quale misura l'accordo di governo imponga di non esaminare separatamente, eventualmente procedendo ad uno stralcio, i contenuti del disegno di legge in esame.

Paola BALDUCCI (Verdi) sottolinea l'impegno di tutte le deputate e di tutti i deputati, non solo della Commissione Giustizia, per velocizzare quanto più possibile i tempi di esame dei provvedimenti abbinati. Ritiene che il testo del Governo sia pregevole ed avanzato, ma osserva che è necessario stabilire alcune priorità e seguire per queste ultime un percorso più celere, evitando che il legislatore si areni su un provvedimento di tale importanza.

Il Ministro Barbara POLLASTRINI ribadisce di non avere mai affermato che la


Pag. 56

Commissione Giustizia non ha affrontato in modo sufficientemente serio e responsabile l'esame del disegno di legge, ricordando d'altra parte che è stato necessario un lungo percorso anche per l'approvazione della vigente normativa contro la violenza.
Sottolinea che l'Italia è in ritardo sul piano della tutela del diritti fondamentali contro i fenomeni di violenza e che tale ritardo deve essere colmato con un provvedimento ambizioso e di ampio respiro. Ritiene, pertanto, che il testo del disegno di legge possa essere migliorato e forse semplificato, ma non concorda con l'ipotesi dello stralcio di una parte della disciplina. Questo, infatti, contrasterebbe con un'interpretazione moderna e avanzata della tutela dei diritti umani, che deve essere concepita secondo una impostazione complessiva ed integrata.

Franco GRILLINI (Ulivo) ritiene che il testo del Governo debba essere mantenuto nella sua interezza ed adottato come testo-base. Ciò in quanto la violenza è un fenomeno globale che ha un'unica radice. Uno stralcio avrebbe, infatti, il significato di abbandonare parti fondamentali del provvedimento.

Pino PISICCHIO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Delega al Governo in materia di reati contro il patrimonio culturale.
C. 2806 Governo.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Pino PISICCHIO, presidente e relatore, dopo avere ringraziato il Ministro Rutelli per la sua presenza in Commissione, procede ad illustrare il contenuto del provvedimento. Rileva quindi che il disegno di legge in esame contiene la delega al Governo per la riforma della disciplina sanzionatoria penale in materia di reati contro il patrimonio culturale.
Come si legge nella relazione illustrativa, il provvedimento si rende opportuno in considerazione della necessità di modificare l'attuale sistema sanzionatorio, considerato inadeguato rispetto alla particolare tipologia di reati che nella realtà odierna minacciano il patrimonio culturale. A tal fine il disegno di legge delega in esame si muove in una duplice direzione.
Da un lato, provvede ad inasprire le pene previste dalla legislazione vigente in relazione ai reati in esame, procedendo, altresì, alla trasformazione da contravvenzione a delitti degli illeciti che suscitano particolare allarme sociale e alla individuazione di nuove fattispecie; dall'altro lato, come si legge sempre nella relazione illustrativa, il provvedimento declassa «al rango di contravvenzioni le fattispecie di minore impatto».
Nello specifico, il provvedimento in esame, si compone di tre articoli.
L'articolo 1 fissa i princìpi e i criteri direttivi che dovranno essere osservati dal Governo in sede si attuazione della delega per la riforma della disciplina sanzionatoria in materia di beni culturali. Tali criteri sono riferiti alle singole fattispecie di reato.
In particolare, con riferimento al delitto di danneggiamento previsto dall'articolo 635 del codice penale, ai sensi della lettera a) dell'articolo 1 il Governo dovrà: prevedere tra le circostanze aggravanti il fatto che il danneggiamento abbia ad oggetto un bene culturale, con aumento, in questo caso, della pena della reclusione, in misura non superiore, nel massimo, a quattro anni, e della multa, in misura non superiore, nel massimo, a 50.000 euro; prevedere una forma colposa del delitto di danneggiamento colposo da sanzionare con una pena inferiore a quella prevista dall'attuale articolo 635 del codice penale; parificare, quanto alla tipologia di reato, l'intervento eseguito in difformità dall'autorizzazione rilasciata dall'autorità competente a quello eseguito senza l'autorizzazione


Pag. 57

medesima, comportamento, questo sanzionato dall'attuale articolo 169 del codice dei beni cultutali.
Con riferimento poi al delitto di furto, ai sensi della lettera b) dell'articolo 1, il Governo dovrà, altresì prevedere tra le circostanze aggravanti, il fatto che esso abbia ad oggetto beni culturali o cose ritrovate a seguito di ricerca archeologica o nel corso dell'esecuzione di opere finalizzate al ritrovamento di beni culturali.
Il Governo, dovrà, inoltre, prevedere, un aumento di pena nel caso in cui il furto consegua alla violazione di disposizioni in materia di ricerche archeologiche, fattispecie questa attualmente sanzionata dall'articolo 175 del codice dei beni culturali come contravvenzione e di cui la successiva lettera c), dell'articolo 1 prevede la trasformazione in delitto.
Ai sensi della lettera d) il Governo, dovrà, invece, prevedere una figura speciale del delitto di ricettazione, avente ad oggetto i beni culturali o le cose indicate nel sopra richiamato articolo 10 del decreto legislativo n. 42 del 2004, «includendo tra le condotte punibili l'illecita detenzione, a qualunque titolo, dei beni culturali nel caso in cui il detentore ne conosca la provenienza»
Ai sensi delle lettere e) ed f), Il Governo, dovrà, poi, aumentare la misura della pena detentiva, attualmente prevista in relazione al delitti di «alienazione illecita di beni culturali» e di «uscita illecita di beni culturali», rispettivamente contemplati dagli articoli 173 e 174 del citato codice dei beni culturali, mentre, ai sensi della successiva lettera g), dovrà riformulare i delitti relativi alla falsificazione, di cui all'articolo 178 del medesimo codice, riformulando le disposizioni in modo da differenziare i fatti che abbiano ad oggetto beni culturali da quelli aventi ad oggetto opere infracinquantennali o di autore viventi.
La lettera h), contempla, poi, la delega al Governo per la riformulazione del delitto di riciclaggio di cui all'articolo 648-bis del codice penale, al fine di ricomprendervi le operazioni compiute in relazione a beni culturali o alle cose indicate nel già citato articolo 10 del decreto legislativo n. 42 del 2004.
In relazione ai delitti indicati nelle precedenti lettere da b) ad h), ai sensi della successiva lettera i), il Governo, dovrà prevedere l'aumento delle relative sanzioni da un terzo a due terzi se il fatto cagioni un danno di rilevante gravità al patrimonio culturale, ovvero nel caso in cui il fatto sia commesso nell'esercizio di un'attività professionale.
Ai sensi della successiva lettera l), in relazione alle medesime fattispecie, dovrà essere, altresì, prevista l'applicabilità delle sanzioni accessorie della interdizione dall'esercizio di un pubblico ufficio o servizio o dalle attività professionali o imprenditoriali, previste, rispettivamente, dagli articoli 28 e 30 del codice penale, «anche al di fuori dei limiti temporali ivi indicati e graduando la durata della sanzione accessoria in relazione alla gravità dell'illecito».
La citata pena accessoria è, inoltre, contemplata anche in relazione al delitto di danneggiamento previsto dalla precedente lettera a).
La lettera m), prevede, poi, che in relazione a tutte le ipotesi di reato sopra contemplate, il riconoscimento della sospensione condizionale della pena sia subordinato all'adempimento degli obblighi di cui all'articolo 165, primo comma, del codice penale, qualora ricorrano determinati presupposti, riferiti alla capacità economica, all'ufficio pubblico o all'attività professionale o imprenditoriale del reo, da individuare tassativamente, secondo le modalità e nei tempi indicati dal giudice nella sentenza di condanna.
La lettera n) incide poi, sull'istituto della liberazione condizionale, attualmente disciplinato dall'articolo 176 del codice penale. In particolare, la citata lettera stabilisce che tale beneficio potrà essere applicato ai reati contemplati dalle precedenti lettere solamente se il danno arrecato al patrimonio culturale nazionale sia di speciale tenuità. Tale beneficio non potrà, invece, essere riconosciuto in relazione al delitto di danneggiamento di cui alla precedente lettera a).


Pag. 58


Le lettere da o) ad r) dell'articolo 1 del disegno di legge in esame recano, poi, disposizioni più generali riguardanti la tutela dei beni culturali.
In particolare il Governo: per le attività di indagine eseguite sotto copertura, con le modalità e gli effetti previsti dagli articoli 97 e 98 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, dovrà escludere la punibilità degli ufficiali e degli agenti di polizia giudiziaria appartenenti a reparti specializzati nella repressione dei delitti aventi ad oggetto beni culturali; in relazione ai reati riguardanti il patrimonio culturale, dovrà prevedere che, qualora tali delitti siano commessi mediante l'impiego di sistemi informatici o di mezzi di comunicazione telematica, ovvero utilizzando reti di telecomunicazione disponibili al pubblico, lo svolgimento delle attività di contrasto sia svolto da parte degli ufficiali di polizia giudiziaria appartenenti a reparti specializzati che abbiano in gestione la banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti; prevedere l'applicabilità delle disposizioni di cui alla legge 31 maggio 1965, n. 575, in materia di indagini e misure di prevenzione di carattere patrimoniale, quando l'attività delittuosa da cui si ritiene derivino i proventi abbia ad oggetto beni culturali o cose indicati nell'articolo 10 del decreto legislativo n. 42 del 2004; dovrà prevedere che i beni mobili e immobili e le somme di danaro, confiscati a seguito di condanna per uno dei delitti aventi ad oggetto beni culturali o cose indicati nell'articolo 10 del decreto legislativo n. 42 del 2004, vengano assegnati, a richiesta, al Ministero per i beni e le attività culturali e che il materiale e i beni sequestrati siano affidati in custodia giudiziale, con facoltà d'uso, agli organi di polizia giudiziaria che ne facciano richiesta, per l'impiego nelle attività di repressione dei delitti di cui al presente comma;
Ai sensi delle successive lettere da s) a v) dell'articolo 1, il Governo, dovrà da ultimo: aumentare la sanzione prevista dalla contravvenzione di cui all'articolo 170 del codice dei beni culturali ed in base alla quale è attualmente punito con l'arresto da sei mesi ad un anno e con l'ammenda da euro 775 a euro 38.734,50 chiunque destina i beni culturali indicati nell'articolo 10 ad uso incompatibile con il loro carattere storico od artistico o pregiudizievole per la loro conservazione o integrità; trasformare in contravvenzione i delitti di «uscita illecita di beni culturali dal territorio nazionale», di cui all'articolo 174, commi 1 e 2, del codice dei beni culturali quando abbiano ad oggetto beni il cui valore superi le soglie stabilite, con riferimento alle singole tipologie di bene, dall'allegato A annesso al codice; in relazione al reato di cui all'articolo 175 del codice dei beni culturali, concernente le violazioni in materia di ricerche archeologiche, differenziare tra le figure contravvenzionali di cui alla lettera b) di tale articolo la detenzione, a qualsiasi titolo, di reperti archeologici o di beni culturali o cose indicati nell'articolo 10 del medesimo decreto legislativo n. 42 del 2004, senza averne fatto denuncia ai sensi dell'articolo 90 dello stesso decreto legislativo, prevedendo per tale fattispecie le sanzioni dell'arresto in misura non superiore, nel massimo, a due anni, e dell'ammenda in misura non superiore, nel massimo, a 10.000 euro e stabilendo, altresì, che in caso di condanna per la medesima contravvenzione, è ordinata, ove occorra, la confisca delle cose illecitamente detenute; prevedere una apposita contravvenzione per il fatto di chi, trovandosi in area archeologica, venga colto in possesso di «strumenti per il sondaggio del terreno o apparecchiature per la rilevazione dei metalli», di cui non giustifichi l'attuale destinazione, stabilendo la pena dell'arresto fino ad un massimo di due anni e stabilendo, altresì, che è sempre ordinata la confisca dei medesimi strumenti o apparecchiature.
L'articolo 2 del disegno di legge in esame reca, poi, la delega al Governo per la riforma della disciplina sanzionatoria in materia di reati paesaggistici.
Nello specifico, le lettere a) e b) prevedono la trasformazione in delitti delle fattispecie contravvenzionali di cui all'articolo 734 del codice penale e all'articolo


Pag. 59

181 del codice dei beni culturali, riguardanti, rispettivamente, la distruzione o il depauperamento di bellezze naturali e le opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità da essa.
La lettera c) prevede, poi, la nuova figura criminosa della «frode in materia paesaggistica» riguardante chiunque al fine di commettere i delitti di cui alle precedenti lettere a) e b) dell'articolo in esame, ovvero al fine di conseguirne l'impunità, falsifica, anche solo parzialmente, materialmente o nel contenuto, la prescritta documentazione, ovvero fa uso di documentazione falsa.
Alla lettera d) viene, invece, stabilito che il sequestro effettuato ai sensi degli articoli 253 e 354 del codice di procedura penale si estenda alle cose mobili e immobili utilizzate per la commissione dei reati di cui alle lettera a) e b) dell'articolo 2.
Le lettere da e) a f) riproducono le indicazioni già contenute all'articolo 1 del disegno di legge delega in esame in ordine alle sanzioni accessorie dell'interdizione dall'esercizio di un pubblico ufficio o servizio o dalle attività professionali o imprenditoriali e all'applicabilità del beneficio della sospensione condizionale della pena.
La successiva lettera g) prevede, invece, una particolare forma di «ravvedimento operoso» che, in relazione ai reati previsti dall'articolo in esame, comporti una riduzione delle pene previste, nella misura da uno a due terzi, qualora il colpevole si adoperi per evitare che l'attività criminosa produca maggiori effetti lesivi del paesaggio o per eliminare o e alle misure premiali.
Da ultimo, ai sensi dell'articolo 3 del provvedimento, il Ministero per i beni e le attività culturali è autorizzato a bandire concorsi e a procedere all'assunzione straordinaria di quattrocento assistenti alla vigilanza, sicurezza, accoglienza, comunicazione e servizi al pubblico al fine di incrementare la fruizione degli istituti e dei luoghi di cultura anche attraverso l'estensione degli orari di apertura.
Il medesimo articolo prevede, altresì, la possibilità da parte dello stesso ministero di bandire concorsi e procedere all'assunzione straordinaria di complessive cento unità di architetti, archeologi, storici dell'arte e amministrativi, al fine di rafforzare le strutture tecnico-amministrative preposte alla tutela del paesaggio e dei beni architettonici, archeologici e storico-artistici. Entrambe queste assunzioni sono disposte in deroga al divieto di cui all'articolo 1, comma 95, della legge 30 dicembre 2004, n. 311.

Il Ministro Francesco RUTELLI ringrazia il presidente Pisicchio per aver svolto una relazione molto precisa e puntuale. Sottolinea quindi come il disegno di legge in esame sia particolarmente importante ed atteso, e come lo stesso intenda dare un'adeguata risposta normativa a quel mutamento di carattere socio-culturale che ha progressivamente modificato la percezione della gravità dei reati che riguardano i beni in questione. Evidenzia altresì il notevole incremento dei valori e, quindi, degli interessi economici relativi ai predetti beni, nonché l'aumento delle attività anche della criminalità organizzata aventi ad oggetto i beni artistici.
Dopo avere sinteticamente illustrato le innovazioni apportate dal provvedimento sul piano della tutela penale, sottolinea, in particolare, come l'articolo 3, che prevede un piano di assunzioni straordinarie, non comporti alcun ulteriore onere a carico del bilancio dello Stato. Nel ricordare come sul provvedimento si sia raggiunta una larga convergenza nell'ambito del Consiglio dei ministri, dichiara la propria completa disponibilità a esaminare ed approfondire qualunque proposta di miglioramento e di integrazione che emerga nel corso del dibattito parlamentare, auspicando che l'approvazione del provvedimento avvenga in tempi ragionevolmente brevi.

Franco GRILLINI (SDpSE) sottolinea la grande importanza del provvedimento in esame, ma anche l'urgenza di provvedere, dal momento che l'Italia è il paese nel


Pag. 60

quale si trova la maggior parte dei beni culturali del mondo. In tale contesto, ricorda l'importanza centrale della attività catalogazione, che permette la tracciabilità dei beni in questione e che dovrebbe essere messa in linea con le nuove tecnologie, anche al fine di creare un grande catalogo nazionale. Evidenzia, quindi, con rammarico come moltissime opere d'arte non siano fruibili, in quanto abbandonate nei magazzini dei musei e degli istituti d'arte. Riterrebbe, inoltre, opportuno intervenire nei modi più appropriati per proteggere le nostre città e le opere d'arte in esse contenute anche dai comportamenti, a volte irrispettosi o addirittura vandalici, dei turisti. Una soluzione potrebbe essere quella di riporre gli originali di alcune grandi opere d'arte nei musei, sostituendoli con delle copie.

Manlio CONTENTO (AN) ritiene che l'articolo 3 costituisca un elemento non coerente con la restante parte del provvedimento, che prevede una delega relativa al sistema sanzionatorio penale. Sottolinea quindi come la gestione e la fruibilità dei beni culturali possa essere migliorata aumentando la superficie museale e non certo aumentando il personale. In tale contesto ritiene che debba essere valutata attentamente la possibilità di delegare quanto più possibile le attività di gestione ai privati, naturalmente con la previsione delle adeguate garanzie. Tale soluzione appare adeguata ad affrontare e risolvere anche la difficile situazione delle ricerche sul territorio, che soffre della carenza di fondi.
Con riferimento alle innovazioni apportate al sistema sanzionatorio, ritiene che la mutata sensibilità culturale e sociale non giustifichi necessariamente l'aumento delle pene. In particolare non ravvisa l'opportunità di aumentare la sanzione prevista per il delitto di ricettazione né l'opportunità di introdurre la fattispecie di danneggiamento colposo. Ritiene preferibile, al contrario, intervenire sul piano delle sanzioni amministrative.
Esprime conclusivamente forti perplessità anche sulle modifiche che si intendono apportare all'articolo 181 del codice dei beni culturali e sull'introduzione di una contravvenzione che punisca il possesso di strumenti di sondaggio del terreno o di apparecchiature per la rilevazione dei metalli in area archeologica.

Paola BALDUCCI (Verdi) ritiene che il provvedimento in esame costituisca un passo in avanti di fondamentale importanza nella tutela dei beni culturali e paesaggistici. Condivide, in particolare, l'esigenza di tipizzare nuove fattispecie per apprestare un'adeguata protezione ai beni in questione. Ritiene, peraltro, che in alcuni casi sarebbe possibile definire direttamente le fattispecie penali, senza ricorrere allo strumento della delega legislativa.

Lanfranco TENAGLIA (Ulivo) esprime un giudizio positivo sul provvedimento in esame, ritenendo che lo stesso sia necessario per ammodernare una normativa ormai risalente ed adeguarla al mutato contesto sociale, rendendo effettiva la tutela di diritti costituzionalmente rilevanti, quale il patrimonio culturale e l'ambiente inteso come bene culturale. Sottolinea, quindi, l'importanza di evidenziare le nuove connessioni fra questi tipi di reato e la criminalità organizzata, che deve essere contrastata non solo con l'inasprimento delle sanzioni penali ma, anche, con l'individuazione di nuovi strumenti di prevenzione e repressione. Condivide l'introduzione della fattispecie di danneggiamento colposo, idonea a proteggere i beni culturali protezione nei confronti dei flussi turistici che, talvolta, si rivelano particolarmente dannosi per il patrimonio artistico del Paese. Sottolinea l'adeguatezza della formulazione dell'articolo 3, che potrà contribuire a realizzare anche le evidenziate esigenze di più ampia fruizione del patrimonio culturale. Auspica, conclusivamente, che l'iter parlamentare possa svolgersi in tempi ragionevolmente brevi.

Il Ministro Francesco RUTELLI con riferimento al tema della catalogazione del patrimonio artistico, ricorda che in Italia,


Pag. 61

negli ultimi quaranta anni, sono state redatte circa cinque milioni di schede relative ad opere d'arte. È in corso un complesso lavoro di trasferimento di tali schede dal supporto cartaceo al supporto digitale. Quando il trasferimento sarà completo, fra circa un anno e mezzo, sarà anche possibile accedere anche tramite internet alle informazioni contenute nelle predette schede. In tale contesto, sottolinea che potrebbe risultare particolarmente utile l'audizione del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Precisa, inoltre, che esistono comunque anche delle catalogazioni molto affidabili effettuate da privati.
Ricorda, quindi, come la presenza di magazzini pieni di opere d'arte nei musei sia in genere un fatto positivo, soprattutto quando sono in corso delle ristrutturazioni edili ovvero quando sono previste delle esposizioni a rotazione. Ciò non toglie che vi sono dei siti o dei musei chiusi per carenza di personale.
Sottolinea come l'articolo 3, oltre a non comportare ulteriori spese, sia del tutto coerente con l'impianto del provvedimento, poiché attiene all'attuazione dello stesso quale misura organizzativa necessaria.
Con riferimento alla gestione delle opere d'arte, ricorda che i musei statali rappresentano circa un decimo dei musei comunali e che vi sono molti musei privati che concorrono a formare il patrimonio culturale nazionale. Vi sono, inoltre, molti esempi di gestioni assunte con successo da privati.
Quanto al sistema sanzionatorio, evidenzia che il provvedimento reca interventi normativi estremamente mirati e motivati. Con riferimento al delitto di ricettazione, ricorda che la relativa sanzione non è stata elevata, ma ne è stata estesa la fattispecie. L'ipotesi di danneggiamento colposo, inoltre, appare idonea a reprimere comportamenti vandalici o comunque irresponsabili a danno del patrimonio artistico del Paese.
In conclusione, tornando al tema della gestione delle opere d'arte, ritiene che possa essere discussa e approfondita l'ipotesi di prevedere dei prestiti, a titolo oneroso, purché siano previste tutte le garanzie di tutela.
Ringrazia, quindi, il presidente Pisicchio, i membri della Commissione, ed in particolare l'onorevole Tenaglia per il sostegno manifestato nei confronti del provvedimento.

Pino PISICCHIO, presidente, dopo aver ringraziato il Ministro per il suo intervento, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Istituzione dell'ufficio per il processo, riorganizzazione funzionale dei dipendenti dell'Amministrazione giudiziaria e delega al Governo in materia di notificazione ed esecuzione di atti giudiziari, nonché registrazione di provvedimenti giudiziari in materia civile.
C. 2873 Governo.

(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Lanfranco TENAGLIA (Ulivo), relatore, illustra disegno di legge in esame che reca disposizioni concernenti l'Istituzione dell'ufficio per il processo, la riorganizzazione funzionale dei dipendenti dell'Amministrazione giudiziaria e la delega al Governo in materia di notificazione ed esecuzione di atti giudiziari e di registrazione di provvedimenti giudiziari in materia civile.
Al riguardo, osserva che già nel Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanzia pubblica per gli anni 2008-2011, il Governo ha prospettato la necessità di adottare una nuova metodologia di organizzazione degli uffici giudiziari basata essenzialmente su più efficienti strumenti di servizio e la maggiore collaborazione e valorizzazione delle risorse umane. A questo proposito il medesimo DPEF attribuisce il massimo rilievo al nuovo modello organizzativo dell'Ufficio per il processo


Pag. 62

con compiti di gestione amministrativa dei procedimenti assegnati ai magistrati e finalità di incremento dell'efficienza dell'attività giudiziaria, anche attraverso il migliore utilizzo degli strumenti analitici, statistici ed informatici e la valorizzazione di specifiche competenze di tutto il personale dell'amministrazione giudiziaria.
Ciò premesso, l'articolo 1 del disegno di legge concerne il nuovo modello organizzativo degli uffici giudiziari definito «ufficio per il processo». In sostanza, ai sensi del comma 1, tutte le cancellerie e le segreterie giudiziarie attualmente esistenti presso ogni ufficio giudiziario dovranno essere riorganizzate in nuove strutture, con l'obiettivo di incrementare l'efficienza dell'attività giudiziaria (intesa in termini di effettività di garanzie e diritti dei cittadini e ragionevole durata del processo).
La relazione di accompagnamento del disegno di legge specifica che il riferimento generale agli uffici giudiziari di ogni ordine e grado comprende anche gli uffici dei giudici di pace. Le nuove strutture, dovranno svolgere (comma 2) ogni funzione necessaria a fornire assistenza all'attività giurisdizionale, nell'ottica della semplificazione e dell'innovazione delle attività svolte, in particolare attraverso le seguenti attività: ricerca dottrinale e giurisprudenziale; cura dei rapporti con le parti e il pubblico; organizzazione dei flussi dei processi sopravvenuti; formazione e tenuta dell'archivio informatizzato dei provvedimenti emessi.
Il successivo articolo 2 del disegno di legge affida al magistrato titolare dell'ufficio giudiziario e al dirigente amministrativo il compito di disciplinare la composizione, il funzionamento e le modalità di coordinamento delle attività dell'ufficio per il processo. In particolare, il comma 3 di tale articolo assegna, poi, al titolare dell'ufficio giudiziario il compito di monitorare non solo l'attività e i risultati del proprio ufficio ma anche del relativo ufficio del processo, avvalendosi del servizio statistico.
L'articolo 3 del disegno di legge disciplina la possibilità per i praticanti avvocati, i tirocinanti delle scuole di specializzazione per le professioni legali e i dottori di ricerca di collaborare con i magistrati dei tribunali, delle Corti d'appello e della Corte di Cassazione, per un periodo massimo di un anno e in forza di specifiche convenzioni siglate dal magistrato titolare dell'ufficio.
Più analiticamente, il comma 1 specifica che le convenzioni possono essere siglate, per quanto riguarda gli uffici giudiziari, da: primo presidente della Corte di cassazione; presidente della corte di appello; presidente del tribunale, sentiti i presidenti di sezione.
Controparti saranno il consiglio dell'ordine degli avvocati, le scuole di specializzazione nelle professioni legali e le università.
L'attività di collaborazione potrà essere avviata con i magistrati addetti alle sezioni penali e civili, ordinarie e del lavoro, della Corte di cassazione, delle corti di appello e dei tribunali.
Il comma 2 prevede che i praticanti, i tirocinanti e i dottori di ricerca ammessi a collaborare siano affidati a un magistrato dell'ufficio giudiziario che dovrà però aver espresso una specifica richiesta di collaborazione. Il comma 3 precisa, invece, che durante il periodo di collaborazione - come detto di durata al massimo annuale e non prorogabile - i praticanti, i tirocinanti e i dottori di ricerca ammessi a collaborare sono tenuti ad agire sotto la guida e il controllo del magistrato affidatario, con diligenza, correttezza e lealtà. Sono tenuti inoltre a rispettare il segreto in ordine a quanto appreso in virtù della collaborazione, dovendo astenersi dal deporre. Essi hanno accesso ai soli fascicoli processuali che gli vengono sottoposti dal magistrato affidatario, potendo partecipare alle seguenti udienze (comma 4): udienze pubbliche; udienze civili camerali di trattazione; udienze del giudice istruttore.
La partecipazione degli ammessi alla collaborazione è invece espressamente esclusa per le udienze in camera di consiglio (si tratta, solo per fare alcuni esempi, dell'omologazione della separazione


Pag. 63

consensuale, della dichiarazione di assenza o morte presunta e dei provvedimenti relativi ai minori).
Il comma 5 prevede, poi, che durante lo svolgimento dell'attività di collaborazione sia sospesa l'eventuale abilitazione al patrocinio ed esclude che il collaboratore del magistrato possa, anche successivamente, rappresentare, difendere o comunque ricevere incarichi professionali dalle parti dei procedimenti che si svolgano dinanzi al magistrato affidatario.
Quanto allo status di colui che collabora con il magistrato, se il comma 7 precisa che l'attività svolta non comporta l'instaurazione di un rapporto di lavoro con l'amministrazione, né alcun tipo di retribuzione (»non comporta alcun onere per la finanza pubblica»), il precedente comma 6 consente di computare la durata della collaborazione al fine del completamento del periodo di pratica forense o di tirocinio.
L'articolo 4 prevede, poi, che il Ministro della giustizia, emani, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, un regolamento disciplinante la tipologia, le modalità di raccolta e trasmissione dei dati all'archivio centralizzato dei dati statistici. Per agevolare e rendere più ampia la diffusione dei dati contenuti negli archivi digitali dei provvedimenti, il medesimo articolo 4 prevede che l'accesso sia gratuito per il personale della magistratura, dell'amministrazione giudiziaria e anche per gli avvocati. La norma contiene la quantificazione della relativa spesa e l'autorizzazione della stessa.
L'articolo 5 indica le modalità per la riorganizzazione funzionale del personale dell'amministrazione giudiziaria. In particolare, spetta al Ministro della giustizia procedere alla rideterminazione delle dotazioni organiche del personale dell'amministrazione giudiziaria del Ministero della giustizia e si prevede, altresì, l'istituzione del ruolo tecnico del personale dell'amministrazione giudiziaria, con profili professionali definiti in sede di contrattazione collettiva.
L'articolo 6 fissa al 30 giugno 2010 il termine per la piena operatività delle norme sul processo telematico dettate dal decreto del Presidente della Repubblica n. 123 del 2001, e aggiunge che, valutate le condizioni di ogni singolo ufficio giudiziario, tale termine potrà essere anticipato, anche relativamente a specifiche materie, con decreto del Ministro della giustizia, sentiti i consigli dell'ordine degli avvocati.
Il successivo articolo 7 contiene, invece, la delega al Governo in materia di attività di notificazione ed esecuzione. In particolare, ai sensi di tale articolo, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi diretti:
a) al riordino della normativa sulle comunicazioni e sulle notificazioni, per adeguarla alla disciplina del processo telematico;
b) al riordino delle disposizioni concernenti le modalità di conferimento della procura alle liti, per adeguarle alla disciplina del processo telematico;
c) al riassetto delle disposizioni sulle attività degli ufficiali giudiziari in materia di notifica;
d) al riordino delle disposizioni sulle attività degli ufficiali giudiziari in materia di riscossione del ruolo giudiziario per il recupero delle spese processuali, delle spese di mantenimento, delle pene pecuniarie, delle sanzioni amministrative pecuniarie e delle sanzioni pecuniarie processuali.

In relazione ai citati obiettivi il medesimo articolo 7 individua specifici princìpi e criteri direttivi relativi alle singolo lettere:
In particolare, in relazione a quanto previsto alla lettera a), il Governo dovrà prevedere:
a) l'obbligo per ciascun avvocato e ausiliario del giudice di indicare un indirizzo di posta elettronica certificata, come disciplinata dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 13


Pag. 64

febbraio 2001, n. 123; definizione dell'elenco degli indirizzi e delle modalità di aggiornamento;
b) che le comunicazioni siano effettuate direttamente dall'ufficio giudiziario agli avvocati e agli ausiliari del giudice in forma telematica all'indirizzo elettronico di cui all'articolo 7 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2001, n. 123, e alle parti costituite personalmente e ai testimoni all'indirizzo elettronico di posta certificata espressamente dichiarato ai sensi dell'articolo 4 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68;
c)la notificazione in forma telematica come forma primaria di notificazione ove possibile;
d) l'attribuzione al Ministro della giustizia della facoltà di determinare, per ciascun circondario o distretto, entro il termine ultimo del 30 giugno 2009, l'inizio dell'utilizzazione obbligatoria delle notificazioni telematiche.

Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, lettera b), il Governo si dovrà, invece, attenere ai seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) obbligo della procura alle liti in forma scritta per la rappresentanza della parte davanti al giudice;
b) indicazione degli estremi della procura alle liti nell'atto;
c) deposito, al momento della iscrizione a ruolo, di copia della procura, con dichiarazione di conformità del difensore, e obbligo di depositare l'originale solo su ordine del giudice.

In relazione, poi, a quanto previsto dalla precedente lettera c), il Governo si dovrà, invece, attenere ai seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) previsione della notifica di un atto o documento informatico nei confronti dei soggetti non dotati di indirizzo di posta elettronica certificata mediante consegna di una copia, su supporto cartaceo, dichiarata conforme all'originale dall'ufficiale giudiziario;
b) previsione della conservazione dell'originale del documento informatico da parte dell'ufficio notifiche per i due anni successivi; previsione dell'invio, su richiesta, del documento informatico per via telematica all'indirizzo dichiarato dal destinatario delle notifiche o dal suo procuratore ovvero mediante consegna ai medesimi su supporto informatico non riscrivibile, previo pagamento del diritto di copia;
c) previsione della ripresa fotografica dei beni mobili pignorati e semplificazione delle modalità di acquisizione delle dichiarazioni del debitore pignorato;
d) estensione della pubblicità sui siti di cui all'articolo 173-ter delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368, a tutti i beni mobili;
e) estensione all'ufficiale giudiziario della delega per le attività di apposizione dei sigilli e di inventario;
f) riordino dei diritti dovuti agli ufficiali giudiziari secondo criteri di semplificazione e forfetizzazione e previsione di pagamento per mezzo di strumenti telematici.

Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, lettera d), il Governo dovrà:
a) prevedere la riscossione del ruolo giudiziario per il recupero delle spese processuali, delle spese di mantenimento, delle pene pecuniarie, delle sanzioni amministrative pecuniarie e delle sanzioni pecuniarie processuali anche all'ufficio notificazioni, esecuzioni e protesti, ferma restando la possibilità di affidare la riscossione ai concessionari;
b) fissare dei compensi spettanti all'ufficio notificazioni, esecuzioni e protesti in misura inferiore a quelli spettanti ai concessionari.


Pag. 65

L'articolo 8 delega il Governo ad adottare norme dirette al riordino sulla normativa in materia di registrazione dei provvedimenti giudiziari nel settore della giustizia civile, prevedendo, quanto ai princìpi e criteri direttivi della delega, che sia l'ufficio giudiziario, con il controllo dell'Agenzia delle entrate, ad individuare, al momento della pubblicazione del provvedimento, gli elementi per la determinazione dell'imposta, e che siano adottati criteri omogenei tra la tariffa dell'imposta e la classificazione dei provvedimenti giudiziari in modo da ottimizzare l'attività di cooperazione informatica tra l'amministrazione giudiziaria e l'Agenzia delle entrate, prevedendo che comunque tali modifiche non producano diminuzione di gettito.
Il successivo articolo 9, reca poi disposizioni riguardanti l'esercizio delle deleghe legislative.
Nell'articolo 10 sono, invece, dettate disposizioni in materia di diritti di copia. Al riguardo, come si legge nella relazione illustrativa del provvedimento, al fine di incentivare l'utilizzo degli strumenti informatici, è previsto l'aumento nella misura del 50 per cento dei diritti per le copie rilasciate su supporto cartaceo, mentre rimane invariata la misura, oggi fissata per le copie cartacee, per i diritti di copie rilasciate in formato informatico, che verranno computati in ragione delle pagine memorizzate.
Il successivo articolo 11 reca, poi, disposizioni riguardanti il pagamento telematico dei contributi, dei diritti, e delle spese dei processi civili e penali. Al riguardo, si prevede che gli uffici giudiziari utilizzino, nel processo civile e nel processo penale, sistemi telematici di pagamento anche mediante l'impiego di moneta elettronica. Come si legge nella relazione illustrativa del provvedimento ciò consentirà di avere il completo e tempestivo monitoraggio degli importi versati, con possibilità di registrare, attraverso apposito sistema informatico, le causali dei singoli pagamenti, alleggerendo in tal modo anche il lavoro di verifica delle cancellerie.
L'articolo 12 detta norme sui depositi giudiziari e sulle somme confiscate. Nel dettaglio il comma 1 prevede che le somme giacenti presso le banche o la società Poste italiane Spa, di cui sia stata disposta la restituzione con provvedimento definitivo (o di archiviazione), non riscosse o reclamate dagli aventi diritto entro cinque anni, sono acquisite dallo Stato per essere assegnate ai pertinenti capitoli di spesa del Ministero della giustizia. Una previsione identica viene dettata dal comma 2 per le somme depositate presso le banche o le Poste italiane nell'ambito di procedure esecutive individuali che, entro cinque anni dal giorno in cui sia divenuta definitiva l'ordinanza di distribuzione o di approvazione del progetto di distribuzione non siano state richieste o reclamate dagli aventi diritto. Il comma 3 estende l'analoga previsione, contenuta nel citato articolo 117 della legge fallimentare, all'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, armonizzando la disciplina con le recenti modifiche della legge fallimentare. Il successivo comma 4 prevede, poi, che le modalità per l'esecuzione delle comunicazioni e dei versamenti siano indicate con un regolamento emanato dal Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Ai sensi del comma 5 gli importi ricavati saranno assegnati per la quota del 10 per cento al fondo unico di amministrazione costituito presso il Ministero della giustizia, anche per finanziare progetti relativi al recupero delle somme, e per la quota del 2 per cento a un fondo, di nuova costituzione, destinato ad incentivare la permanenza dei magistrati nelle sedi disagiate e in quelle non richieste.
L'articolo 13 detta disposizioni transitorie in materia di riscossione delle somme, depositate presso gli uffici bancari o postali, per cui si verifichino le condizioni indicate nell'articolo 12, mentre il successivo articolo 14 reca la copertura finanziaria del provvedimento.

Pino PISICCHIO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.


Pag. 66

Disposizioni in materia di condizioni e modalità per l'accesso al Fondo di solidarietà per gli acquirenti di immobili da costruire.
C. 1771 Maran e C. 1919 Bernardo.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento

Silvio CRAPOLICCHIO (Com.It), relatore, osserva che due proposte di legge all'esame della Commissione Giustizia (A.C. 1771 e A.C. 1919) si propongono, entrambe, di ampliare le categorie di coloro che possono accedere al Fondo di solidarietà per gli acquirenti di immobili da costruire. Le proposte hanno un contenuto molto simile, pertanto verranno trattate congiuntamente, evidenziando le limitate differenze.
L'articolo 1 di entrambe le proposte di legge sostituisce il comma 2 dell'articolo 12 del decreto legislativo n. 112 del 2005, prevedendo che possano ottenere tutela, attraverso il Fondo di solidarietà, coloro che hanno subito una perdita economica senza conseguire il diritto di proprietà o altro diritto reale di godimento su immobili, a patto che la situazione di crisi per il costruttore si sia manifestata nell'intervallo di tempo che va dal 1o gennaio 1994 alla data di applicabilità della disciplina in tema di garanzia fideiussoria.
Attraverso tale novella, i proponenti intendono estendere la particolare tutela prevista dal citato Fondo di solidarietà anche a coloro che abbiano subito una perdita economica a seguito di situazioni di crisi apertesi dopo il 20 giugno 2005, data di emanazione del decreto legislativo n. 122 del 2005, e ciò in quanto dal combinato disposto degli articoli 5 (ambito di applicabilità della garanzia fideiussoria) e 12 (condizioni per l'accesso al fondo) del medesimo decreto legislativo si ricava che coloro che hanno subito una perdita per una situazione di crisi apertasi dopo il 20 giugno 2005: non possono accedere alle prestazioni del Fondo, perché escluso dall'articolo 12; probabilmente non beneficiano della garanzia fideiussoria, perché l'articolo 5 dispone che tale garanzia non si applica ai contratti aventi ad oggetto immobili per la cui costruzione, al 21 luglio 2005 (data di entrata in vigore del decreto legislativo), sia già stato richiesto il relativo provvedimento abilitativo comunale.
L'articolo 2 di entrambe le proposte di legge inserisce un ulteriore comma all'articolo 13 del decreto legislativo, relativo ai requisiti per l'accesso alle prestazioni del Fondo di solidarietà. Attraverso l'inserimento del comma 3-bis, le proposte consentono l'accesso al Fondo di solidarietà anche a coloro che, a seguito dell'insorgenza di una situazione di crisi per il costruttore, si siano trovati a pagare a terzi somme ulteriori (rispetto al prezzo pattuito) per ottenere, dopo la stipula dell'atto di compravendita o di assegnazione, la liberazione dell'immobile da ipoteca o da altro vincolo pregiudizievole. L'indennizzo che il Fondo dovrà corrispondere è pari alle somme ulteriori che l'acquirente ha dovuto versare.
La sola proposta di legge A.C. 1771 specifica che l'accesso al fondo deve essere consentito anche quando le maggiori somme sono versate dall'acquirente per ottenere da parte degli organi della procedura concorsuale la rinuncia all'azione revocatoria fallimentare.
L'articolo 3 di entrambe le proposte di legge interviene sull'articolo 18 del decreto legislativo per riaprire i termini per la presentazione delle domande di accesso al Fondo di solidarietà, in considerazione delle modifiche apportate dagli articoli precedenti.
Ricorda, infatti, che ai sensi dell'articolo 18 la domanda di accesso al Fondo doveva essere presentata entro sei mesi dalla data di pubblicazione del decreto istitutivo del Fondo stesso. Essendo stato pubblicato il decreto ministeriale istitutivo del Fondo il 10 febbraio 2006, le domande dovevano essere presentate entro il 10 agosto 2006.
La proposta di legge A.C. 1771 prevede che le domande debbano essere presentate entro 12 mesi dalla data di pubblicazione del decreto istitutivo del fondo. La proposta


Pag. 67

di legge fa dunque riferimento ad un termine già scaduto:, il 10 febbraio 2007. Il termine andrà modificato per consentire la presentazione delle domande dal momento dell'entrata in vigore.
La proposta di legge A.C. 1919 introduce il termine di 18 mesi dalla pubblicazione del decreto. Anche in questo caso, il termine è di prossima scadenza.
Conclusivamente, anche in considerazione della rilevanza sociale del tema trattato, ritiene opportuno valutare la sussistenza dei presupposti perché il provvedimento sia esaminato dalla Commissione in sede legislativa.

Pino PISICCHIO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 16.25.

AVVERTENZA

I seguenti punti all'ordine del giorno non sono stati trattati:

COMITATO RISTRETTO

Applicazione della pena su richiesta in relazione a reati per i quali è previsto l'indulto.
C. 1792 Balducci e C. 2147 Palomba.

COMITATO RISTRETTO

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle intercettazioni telefoniche, informatiche, telematiche o ambientali.
C. 706 Osvaldo Napoli, C. 1240 Cirino Pomicino e C. 1277 Buemi.