III Commissione - Resoconto di mercoledý 19 settembre 2007

TESTO AGGIORNATO AL 26 SETTEMBRE 2007


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INDAGINE CONOSCITIVA

Mercoledì 19 settembre 2007. - Presidenza del vicepresidente Tana De ZULUETA.

La seduta comincia alle 14.05.

Indagine conoscitiva sulle istituzioni ed i processi di governo della globalizzazione.

Audizione di rappresentanti di organizzazioni non governative.
(Svolgimento e conclusione).

Tana DE ZULUETA, presidente, propone che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche mediante impianti audiovisivi a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l'attivazione. Introduce, quindi, l'audizione.

Marco BERSANI, componente del Consiglio nazionale dell'Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie e per l'aiuto dei cittadini (ATTAC), Vittorio LOVERA rappresentante dell'Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie e per l'aiuto dei cittadini (ATTAC), Andrea BARANES, componente del Consiglio nazionale dell'Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie e per l'aiuto dei cittadini (ATTAC), Giuseppe DE MARZO, rappresentante dell'Associazione «A Sud», Roberto SENSI, rappresentante di «Mani Tese», svolgono una relazione sui temi oggetto dell'audizione.

Intervengono per porre quesiti e formulare osservazioni i deputati Valdo SPINI (SDpSE), Sabina SINISCALCHI (RC-SE), Patrizia PAOLETTI TANGHERONI (FI) e Sergio MATTARELLA (Ulivo).

Replicano ai quesiti posti Marco BERSANI, componente del Consiglio nazionale dell'Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie e per l'aiuto dei cittadini (ATTAC), Vittorio LOVERA rappresentante dell'Associazione per la tassazione


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delle transazioni finanziarie e per l'aiuto dei cittadini (ATTAC), Andrea BARANES, componente del Consiglio nazionale dell'Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie e per l'aiuto dei cittadini (ATTAC), Giuseppe DI MARZO, rappresentante dell'Associazione «A Sud», Roberto SENSI, rappresentante di «Mani Tese».

Tana DE ZULUETA, presidente, dichiara quindi conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15.05.

N.B.: Il resoconto stenografico della seduta è pubblicato in un fascicolo a parte.

SEDE REFERENTE

Mercoledì 19 settembre 2007. - Presidenza del vicepresidene Tana DE ZULUETA. - Interviene il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Vittorio Craxi.

La seduta comincia alle 15.05.

Partecipazione italiana alla ricostituzione delle risorse di Fondi e Banche internazionali.
C. 2936 Governo, approvato dal Senato.

(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in titolo.

Sabina SINISCALCHI (RC-SE), relatore, ricorda che il disegno di legge in titolo, approvato dall'Assemblea del Senato lo scorso 19 luglio, è finalizzato ad autorizzare la partecipazione finanziaria dell'Italia alla ricostituzione di alcuni Fondi e Banche internazionali. Si compone - dopo le modifiche apportate dal Senato - di 12 articoli.
L'intervento normativo reca autorizzazioni di spesa e relative coperture agli articoli 1-11, volte a permettere il rinnovo di crediti d'aiuto, erogati attraverso il canale multilaterale, ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49, Nuova disciplina della cooperazione dell'Italia con i paesi in via di sviluppo.
L'articolo 1 reca l'autorizzazione di spesa relativa al Fondo africano di sviluppo (164,2 milioni di euro nel triennio); l'articolo 2 reca la relativa copertura finanziaria.
L'articolo 3 reca l'autorizzazione relativa alla VIII ricostruzione del Fondo asiatico di sviluppo, per complessivi 107,7 milioni di euro nel triennio, mentre il successivo articolo 4 dispone in merito alla corrispondente copertura.
L'articolo 5 autorizza la partecipazione italiana alla ricostruzione della Associazione internazionale per lo sviluppo (IDA) per un ammontare di circa 130,5 milioni di euro nel triennio; l'articolo 6 reca le disposizioni relative alla copertura finanziaria.
L'articolo 7 fa riferimento al Chernobyl shelter fund (circa 8,5 milioni di euro nel triennio); il successivo articolo 8 reca la copertura.
L'articolo 9 dispone in merito alle modalità di erogazione degli importi di cui agli articoli precedenti (versamento su apposito conto corrente presso la Tesoreria centrale.
L'articolo 10 dispone in merito alle modalità di afflusso all'entrata del bilancio dello Stato (e di rassegnazione ad apposita UPB) delle disponibilità finanziarie frutto di rimborsi e di utili netti risultanti dalle operazioni di prestito e di investimento che la Banca europea per gli investimenti ha effettuato nell'ambito delle Convenzioni di Lomé e Yaoundé.
L'articolo 11, aggiunto durante l'iter al Senato, autorizza la concessione di un contributo al Fondo comune per i prodotti di base (per complessivi 77,2 milioni di euro, circa).
L'articolo 12 invece - anche questo aggiunto durante l'iter al Senato - reca disposizioni di carattere ordinamentale volte - fra l'altro - a meglio coordinare gli interventi finanziari previsti dalla legge n. 49 del 1987 con gli obiettivi del Millennio, indicati dalle Nazioni Unite. Le


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nuove disposizioni prevedendo che venga inserito, nella Relazione annuale sull'attività di banche e fondi di sviluppo a carattere multilaterale, prevista dall'articolo 4, comma 2-bis, della legge 26 febbraio 1987, n. 49, uno schema programmatico triennale contenente gli indirizzi relativi alla partecipazione italiana a dette istituzioni e un resoconto delle posizioni in esse assunte dai rappresentanti italiani, nonché una valutazione sull'attività di dette Istituzioni in relazione agli obiettivi del Millennio. All'articolo 12 si indicano nuovi documenti da includere nella Relazione annuale sulla partecipazione italiana alle banche multilaterali predisposta annualmente ai sensi dell'articolo 4 della legge n. 49 del 1987. Osserva in proposito che già il decreto legge 30 dicembre 2004, n. 315 (articolo 8) e il decreto legge 19 gennaio 2005, n. 2 (articolo 3, comma 8) recavano disposizioni quasi identiche. E - in effetti - nella Relazione per l'anno 2005, recentemente presentata alle Camere (annunciata alla Camera dei deputati il 26 luglio 2007) un capitolo, dal titolo «Schema Programmatico Triennale», è destinato proprio a soddisfare l'esigenza manifestata dal Parlamento.

Piero FASSINO (Ulivo) segnala l'esigenza di predisporre un emendamento che incentivi espressamente la partecipazione dell'Italia alla CAF (Corporaciòn Andina de Fomento), sottolineando che tale Cassa riveste un importanza fondamentale per l'attuazione di importanti progetti nell'area Latino-Americana.
Segnala in particolare, che tale Cassa per un lungo di tempo ha costituito uno strumento importante per lo sviluppo dei governi facenti parte del Patto Andino e che ultimamente la partecipazione della Spagna a tale banca ha trasformato la banca stessa in un istituto avente respiro e valenza di tipo internazionale.
Sottolinea, inoltre, che tale banca rispetto ad altre banche riguardanti progetti che vengono sviluppati nell'area Latino-Americana possiede una capacità di azione molto più penetrante, proprio in ragione del fatto che alla banca partecipano non solo paesi latino-americani ma anche la Spagna.
Rileva inoltre che l'espansione dei progetti di sviluppo nell'area Latino-Americana riveste fondamentale importanza per l'ordinamento italiano, anche in ragione del fatto che molti nostri concittadini risiedono in quell'area.
Ricorda inoltre che nel mese di luglio di quest'anno una delegazione della CAF ha incontrato rappresentanti del governo italiano al fine di definire le modalità per la partecipazione dell'Italia alla CAF come partner europeo della Spagna, sottolineando altresì che in occasione di tale incontro il governo italiano ha manifestato la propria disponibilità rispetto alla partecipazione in questione.

Marco ZACCHERA (AN) sottolinea l'inopportunità di prevedere l'investimento di notevoli somme in fondi e banche internazionali, anche in ragione del fatto che non vi sono molte risorse da spendere in questo momento.
Ritiene inoltre opportuno che siano chiariti i criteri che vengono seguiti per quel che riguarda l'impiego effettivo delle risorse affluenti a tali fondi, auspicando in particolare che il governo fornisca informazioni dettagliate riguardo le modalità di utilizzo dei fondi in questione.
Ricorda inoltre che il provvedimento non è accompagnato dall'apposita relazione governativa.

Patrizia PAOLETTI TANGHERONI (FI) ritiene che l'assegnazione dei fondi a favore dell'Associazione internazionale dello sviluppo (IDA) sia eccessiva rispetto alle altre assegnazioni di fondi previste, ritenendo in particolare che una quota maggiore andrebbe riservata ai progetti riguardanti Chernobyl. Sottolinea inoltre che andrebbero chiariti i criteri dell'assegnazione dei finanziamenti alle banche internazionali.

Valdo SPINI (SDpSE) ritiene che vi siano sufficienti risorse da attribuire ai vari fondi, ricordando in particolare che


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occorre allinearsi agli orientamenti seguiti dai vari paesi europei e anzi che andrebbero ulteriormente accresciute le risorse da assegnare. Giudica condivisibile la richiesta dell'onorevole Fassino per lo sviluppo della CAF, auspicando peraltro che le anche le istituzioni spagnole si rechino in Italia al fine di definire le modalità per la partecipazione italiana al CAF e che vi sia quindi un rapporto tra Italia e Spagna improntato a una collaborazione reciproca.

Sergio MATTARELLA (Ulivo) giudica importanti gli interventi previsti dal disegno di legge in questione, sottolineando inoltre l'importanza di allargare le linee di azioni italiane anche all'area Latino-Americana e giudicando favorevolmente l'attività in tal senso intrapresa dalla Spagna.

Sandra CIOFFI (Pop-Udeur) sottolineando l'importanza del provvedimento in questione, ritiene importante che il provvedimento stesso prenda in considerazione l'ipotesi di una partecipazione italiana alla banca del Patto Andino.

Tana DE ZULUETA (Verdi), presidente, sottolinea che è fondamentale la presenza del ministero dell'economia e delle finanze al fine svolgere una discussione approfondita del provvedimento in questione, e che peraltro, nonostante la momentanea indisponibilità del ministero stesso a presenziare alla seduta odierna della Commissione, era comunque fondamentale avviare l'iter del provvedimento.
Ritiene pertanto che le varie questioni sollevate nel corso del dibattito, anche con riferimento ai profili di carattere finanziario, potranno essere successivamente affrontati, anche alla presenza del Ministro dell'economia e delle finanze. Per quel che riguarda la proposta di emendamento preannunciata dall'onorevole Fassino, ricorda che in una prossima riunione dell'ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi sarà fissato il termine per la presentazione degli emendamenti. Sottolinea inoltre per quel riguarda l'assegnazione dei fondi alle singole banche, che tale assegnazione ricalca quella ordinariamente seguita dai paesi europei per il contributo allo sviluppo dell'economia dei paesi poveri e che sulla ripartizione era stata acquisita anche l'opinione del rappresentante italiano della banca mondiale.

Il sottosegretario per gli affari esteri Vittorio CRAXI sottolinea l'importanza del provvedimento, il quale contribuisce ad alimentare fondi importanti nell'ambito dello sviluppo di fondamentali progetti. Sottolinea inoltre che l'Italia si trova in una situazione di grave ritardo per quel che riguarda la contribuzione ai fondi in questione, ritenendo inoltre fondamentale inserire un apposito finanziamento riguardante la CAF, al fine di accrescere la partecipazione dell'Italia alle politiche di sviluppo nel contesto sudamericano.
A tal proposito, ricorda che tale ultima iniziativa riveste un importanza fondamentale anche alla luce del fatto che l'Italia ospiterà prossimamente la conferenza dei paesi latino-americani. Per quel che riguarda le osservazioni formulate nel corso della discussione riguardo alle modalità di utilizzo dei fondi che confluiscono nelle varie banche, sottolinea che chiarimenti in materia possono essere forniti dal ministero dell' economia e delle finanze.
Per quel che riguarda infine i rapporti bilaterali tra Italia e Spagna, sottolinea che tali rapporti sono caratterizzati da effettiva reciprocità, ricordando in proposito che dopo la visita effettuata dai rappresentanti italiani in Spagna presto si svolgerà anche un incontro in Italia con i rappresentanti del governo spagnolo.

Sabina SINISCALCHI (RC-SE) puntualizza che il provvedimento è corredato dalla relazione governativa, ricordando inoltre per quel che riguarda le concrete destinazioni dei fondi che esiste al riguardo una apposita relazione annuale, che è stata recentemente presentata alle camere.


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Tana DE ZULUETA, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie.
C. 2705 Governo e C. 2620 Turco.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame dei provvedimenti in titolo.

Valdo SPINI (SDpSE), relatore, sottolinea che il problema delle lingue regionali o minoritarie proviene sia dal processo storico di formazione degli stati nazionali, sia dalle guerre del diciannovesimo e del ventesimo secolo e dai ripetuti spostamenti dei confini degli stati che ne sono stati l'effetto. Sottolinea inoltre che è estremamente qualificante sia per il nostro continente che per la nostra nazione ratificare la convenzione in oggetto al fine di garantire i diritti civili dei cittadini nel quadro europeo in cui le entità nazionali sono state rafforzate ma i confini tra gli stati sono stati sdrammatizzati. Ricorda che anche nella precedente legislatura si era provato a ratificare la convenzione in oggetto ma che non vi si era riusciti e auspica peraltro che, a sette anni dalla firma della convenzione si riesca finalmente a ratificarla.
Ricorda che la Commissione si accinge ad esaminare due progetti di leggi, uno di iniziativa governativa e uno di iniziativa parlamentare, per la ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie. La Carta, redatta in seno al Consiglio d'Europa e aperta alla firma a Strasburgo il 5 novembre 1992, è entrata in vigore a livello internazionale il 1o marzo 1998. È stata ratificata da 22 Paesi del Consiglio d'Europa, firmata e non ancora ratificata da altri 11, tra cui l'Italia, la cui firma è del 27 giugno 2000. È da sottolineare che la firma italiana è successiva all'approvazione della legge n. 482 del 1999 recante Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche. Ricorda che nella XIV Legislatura la Camera ha approvato in un testo unificato (C. 1723), poi trasmesso al Senato (S. 2545), 4 proposte di legge di autorizzazione alla ratifica della Carta: il relativo iter parlamentare non è tuttavia terminato entro la fine della Legislatura.
La Carta, che si compone di un Preambolo e di 23 articoli, è volta alla protezione e alla promozione delle lingue regionali e minoritarie storicamente radicate: essa riflette da un lato la preoccupazione di mantenere e sviluppare le tradizioni e il patrimonio culturale dell'Europa, e dall'altro di assicurare il rispetto del diritto universalmente riconosciuto e irrinunciabile di utilizzare una lingua regionale o minoritaria tanto nella vita privata che in quella pubblica.
La Carta contiene anzitutto obiettivi e principi che impegnano le Parti con riferimento a tutte le lingue regionali o minoritarie esistenti sul loro territorio: è anzitutto sancito il rispetto dell'area geografica di diffusione di ciascuna di tali lingue, assieme alla necessità di una loro promozione, orale e scritta, nella vita pubblica e privata attraverso adeguati mezzi di insegnamento e studio, nonché scambi internazionali qualora alcune delle lingue regionali o minoritarie siano usate anche in altri Stati in forma identica o affine.
Inoltre, la Carta enuncia una serie di misure da adottare allo scopo di una maggiore diffusione delle lingue regionali o minoritarie nell'ambito della vita pubblica, e precisamente nell'insegnamento, nella giustizia, nell'attività della Pubblica amministrazione, nel campo dei media e più in generale nelle attività culturali.
I Paesi che ratificheranno la Carta si impegnano all'applicazione di un numero ben preciso di misure, tra cui alcune considerate irrinunciabili, e dovranno all'atto


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della ratifica enunciare esattamente a quali lingue intendono applicare quelle misure.
È previsto altresì un meccanismo di monitoraggio dell'attuazione delle disposizioni della Carta.
Nel Preambolo, il diritto all'uso delle lingue regionali o minoritarie viene inquadrato nell'ambito dei diritti fondamentali garantiti dal Patto internazionale sui diritti civili e politici delle Nazioni Unite (1966) e dalla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla salvaguardia dei diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali (1950); l'esercizio di tale diritto rappresenta inoltre un contributo importante per la costruzione di un'Europa democratica, che non potrà che riconoscere e rispettare la diversità culturale testimoniata in modo rilevante proprio dalla sopravvivenza delle lingue regionali o minoritarie.
L'articolo 1 contiene importanti definizioni su cui si impernia il seguito della Carta: con l'espressione «lingue regionali o minoritarie» si intendono le lingue tradizionalmente parlate nell'ambito del territorio di uno Stato da una minoranza di cittadini, con esclusione dei dialetti della lingua ufficiale e delle lingue di origine di eventuali gruppi di immigrati. D'altra parte, con l'espressione «territorio nel quale una lingua regionale o minoritaria viene usata» si intende l'area geografica nella quale l'uso di questa lingua ha una diffusione tale da giustificare l'adozione delle diverse misure di tutela e promozione previste dalla Carta. L'articolo in esame prevede anche il caso di «lingue sprovviste di territorio», minoritarie ma senza riferimento a una particolare area geografica.
Gli articoli 2 e 3 riguardano specificamente gli impegni delle Parti contraenti di cui si è già fatto cenno: esse si impegnano ad applicare le disposizioni della Parte II a tutte le lingue regionali o minoritarie presenti nel proprio territorio e rispondenti alle definizioni dell'articolo 1. Per ciascuna lingua indicata al momento della ratifica ogni Parte si impegna ad applicare un minimo di trentacinque paragrafi scelti tra le disposizioni della Parte III della Carta, con obbligo di adottarne dieci da quelli facenti parte di un nucleo irrinunciabile, come enunciati agli articoli 8-13. Ognuna delle Parti potrà altresì notificare successivamente di voler applicare altri paragrafi, oltre a quelli comunicati al momento della ratifica, o di voler estendere ad altre lingue la tutela assicurata dalla Carta.
Gli articoli 4-5 contengono clausole di salvaguardia del diritto internazionale esistente (diritto all'integrità degli Stati esistenti, Carta delle Nazioni Unite, diritti garantiti dalla Convenzione europea sui Diritti dell'Uomo), nonché delle eventuali previsioni nazionali già esistenti, negli Stati che diverranno Parti della Carta, in merito alla tutela e allo stato giuridico dei membri delle varie minoranze. Ai sensi dell'articolo 6, le Parti si impegnano a fornire debita informazione sui diritti e i doveri sanciti dalla Carta a tutti i destinatari di essa (pubbliche autorità, organizzazioni e individui).
L'articolo 7 - che costituisce l'intera Parte II - concerne gli obiettivi e i principi da perseguire con l'applicazione dell'Accordo: prioritario è il riconoscimento delle lingue regionali o minoritarie quali espressione della ricchezza culturale. Si dovrà inoltre assicurare che le circoscrizioni amministrative esistenti o nuove non costituiscano un ostacolo alla promozione di una di tali lingue. Un'azione forte di promozione delle lingue regionali o minoritarie sarà possibile con l'incoraggiamento all'uso orale e scritto di esse tanto nella vita pubblica che nei rapporti privati, nonché apprestando mezzi adeguati di insegnamento e studio delle lingue regionali o minoritarie a tutti i livelli. Gioverà inoltre al complessivo sforzo di promozione l'impulso a compiere ricerche sulle lingue regionali o minoritarie in ambito accademico, come anche gli scambi transnazionali per quelle lingue usate in forma identica o simile in due o più Stati. Qualora sussista, le Parti si impegnano ad eliminare qualsiasi restrizione volta a scoraggiare il mantenimento e lo sviluppo di una lingua minoritaria o regionale: è viceversa consentita l'adozione di provvedimenti


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speciali a favore delle lingue regionali o minoritarie. Un altro obiettivo degli impegni della Carta è la reciproca comprensione fra tutti i gruppi linguistici di un Paese, a cominciare dai banchi di scuola fino a giungere ai media: le autorità pubbliche dovranno tener conto delle aspirazioni e dei suggerimenti espressi dai gruppi linguistici minoritari, che potranno dar luogo a propri organismi consultivi. Più cauto è l'approccio per quanto riguarda le lingue sprovviste di territorio (es. la lingua dei Rom), per le quali si dovranno in special modo rispettare le tradizioni e le caratteristiche dei gruppi che parlano le lingue in questione.
La Parte III è costituita dagli articoli 8-14, e concerne propriamente le misure che devono favorire la conservazione e lo sviluppo delle lingue regionali e minoritarie.
Nei settori dell'istruzione prescolare, primaria, secondaria o professionale, in base all'articolo 8, le Parti possono scegliere tra diverse graduazioni di intervento: assicurare che i relativi corsi si tengano, là dove quelle lingue rivestono importanza, nelle lingue stesse; oppure che almeno una parte dei corsi sia tenuta usando tali lingue; ovvero applicare tali insegnamenti ad un congruo numero di alunni o famiglie che lo desiderino. Per quanto concerne le università, anche in questo caso si va dall'impegno a tenere i corsi interamente nelle lingue minoritarie o regionali nelle zone di interesse, alla possibilità di prevedere lo studio di esse come discipline universitarie, al semplice incoraggiamento ad un più ampio uso delle lingue in questione in ambito accademico. Analogo ventaglio di opzioni vale per le Parti rispetto ai corsi di istruzione per adulti o di educazione permanente. Altri impegni essenziali riguardano la necessità di provvedere affinché sia assicurato l'insegnamento della storia e della cultura di cui la lingua regionale o minoritaria è espressione, nonché la formazione iniziale e permanente degli insegnanti.
L'articolo 9 contiene gli impegni delle Parti con riguardo agli aspetti giudiziari dell'uso delle lingue regionali o minoritarie, tanto nelle cause penali quanto in quelle civili o amministrative: le possibilità a disposizione delle Parti vanno dalla conduzione dei processi in una delle lingue in oggetto, alla possibilità di produrre in giudizio elementi di prova, atti e documenti redatti in una di esse, fino a consentire a chi compaia nel giudizio quale parte in causa di esprimersi un una lingua regionale o minoritaria (senza perciò doversi sobbarcare ulteriori spese). Inoltre, le Parti si impegnano a non negare la validità di atti giuridici redatti nello Stato per il solo fatto di essere formulati in una lingua regionale o minoritaria, oppure a non negare per lo stesso motivo la validità, tra le Parti, di atti giuridici; le Parti si impegnano altresì a rendere accessibili, nelle lingue regionali o minoritarie, i testi legislativi nazionali più importanti e quelli che riguardano i locutori di queste lingue.
L'articolo 10 concerne le Autorità amministrative e i servizi pubblici nelle zone di esistenza e di uso corrente delle lingue regionali o minoritarie. Nelle circoscrizioni amministrative decentrate dello Stato l'impegno delle Parti concerne l'utilizzazione di tali lingue, generalizzata o limitata ai contatti con coloro che le parlano, ovvero l'assicurazione che i locutori di lingue regionali o minoritarie possano presentare domande orali o scritte (ed eventualmente ricevere risposta) in tali lingue; completano gli impegni la possibilità di redigere documenti nelle lingue regionali o minoritarie (sia da parte delle Amministrazioni decentrate che dei cittadini) e la preparazione di modulistica e testi amministrativi nella lingua di uso locale. Analoghi impegni concernono le amministrazioni regionali e locali e i servizi pubblici forniti localmente, con l'aggiunta significativa della possibilità dell'utilizzazione della lingua locale - accanto beninteso a quella ufficiale - nei dibattiti delle assemblee regionali e locali e nella toponomastica. Strumentale al raggiungimento di tali scopi è l'ulteriore impegno all'utilizzo di traduzioni o di interpreti eventualmente richiesti, nonché l'assunzione


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o la formazione di funzionari e di altri impiegati pubblici in numero sufficiente. Rilevante appare infine, in questo articolo, la possibilità dell'uso o dell'adozione di cognomi nelle lingue regionali o minoritarie.
Ai sensi dell'articolo 11, le Parti si impegnano, nei limiti delle proprie competenze, a creare, o a incoraggiare la creazione, di stazioni televisive e radiofoniche nelle lingue regionali o minoritarie, o almeno a far sì che programmi in tali lingue entrino nel palinsesto delle stazioni esistenti; allo stesso modo, l'impegno concerne la creazione di organi di stampa nelle lingue regionali o minoritarie o, in subordine, la pubblicazione di articoli in tali lingue. Le Parti potranno anche estendere le eventuali provvidenze esistenti a favore delle produzioni audiovisive nazionali a quelle nelle lingue regionali o minoritarie, e assicurare adeguata rappresentanza degli interessi dei locutori di una lingua regionale o minoritaria nelle Autorità per la libertà e il pluralismo nell'informazione eventualmente esistenti nel Paese. Le Parti si impegnano inoltre a garantire la libertà di ricevere direttamente le trasmissioni radiofoniche e televisive dei paesi vicini in una lingua parlata in forma identica o simile ad una lingua regionale o minoritaria, come anche la libertà della stampa estera che utilizzi una tale lingua di entrare e circolare liberamente: sono naturalmente salvaguardati i diritti d'intervento delle Autorità nazionali per motivi di sicurezza e tutela dell'ordine in senso lato.
Sulla scorta dell'articolo 12, le Parti si impegnano, nei limiti delle proprie competenze, a incoraggiare i tipi di espressione e le iniziative proprie delle lingue regionali o minoritarie, e a favorire i diversi mezzi di accesso alle opere prodotte in queste lingue, inclusa un'attività di traduzione da e verso le lingue regionali e minoritarie; le Parti inoltre dovrebbero assicurare che gli organismi incaricati di organizzare o di sostenere diverse forme di attività culturali includano in misura adeguata la conoscenza e l'uso delle lingue e culture regionali o minoritarie, servendosi di personale adeguatamente preparato. La politica culturale all'estero di ciascuna delle Parti dovrebbe parimenti fare spazio alle lingue regionali o minoritarie e alla cultura di cui esse sono l'espressione.
Per quanto riguarda i molteplici aspetti della vita economica e sociale, l'articolo 13 riporta l'impegno delle Parti a rimuovere dalla loro legislazione e dagli atti privati qualsiasi proibizione o limitazione immotivata all'uso delle lingue regionali o minoritarie, cercando anzi di favorirne l'espansione. Il successivo articolo 14 vincola le Parti all'effettiva applicazione degli accordi bilaterali e multilaterali che le legano agli Stati in cui venga usata la stessa lingua in forma identica o simile, o a cercare di concluderli se necessario, in modo da favorire i contatti tra i locutori della stessa lingua negli Stati interessati, nei campi della cultura, dell'educazione, dell'informazione, della formazione professionale e dell'educazione permanente. Inoltre, nell'interesse delle lingue regionali o minoritarie, le Parti dovranno promuovere la cooperazione transfrontaliera tra le amministrazioni regionali o locali nel cui territorio la stessa lingua venga usata in forma identica o simile.
La Parte IV si compone degli articoli 15-17, in base ai quali le Parti presenteranno al Segretario Generale del Consiglio d'Europa rapporti periodici sull'attuazione della Carta: il primo rapporto deve essere presentato l'anno dopo l'entrata in vigore della Carta per la Parte interessata, gli altri rapporti a intervalli triennali. Viene costituito un Comitato di esperti, composto da un membro di ciascuna Parte scelto dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa da una lista di persone moralmente affidabili e di elevata competenza nel settore oggetto della Carta, proposte dalla Parte interessata. I membri del comitato durano in carica sei anni e il loro mandato è rinnovabile. Il Comitato valuterà i rapporti presentati al Segretario Generale del Consiglio d'Europa: organismi e associazioni legalmente costituite in una Parte potranno far presente al Comitato di esperti questioni relative agli impegni


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presi da detto Stato in virtù della Parte III della Carta, e il Comitato consulterà la Parte interessata. Sulla base dei rapporti e delle informazioni ricevute, il Comitato di esperti preparerà un rapporto per il Comitato dei Ministri, comprensivo delle osservazioni che le Parti saranno invitate a formulare, e che potrà essere reso pubblico: esso conterrà le proposte del Comitato di esperti al Comitato dei Ministri in vista di eventuali osservazioni di quest'ultimo ad una o più Parti. Dal canto suo, il Segretario Generale del Consiglio d'Europa presenterà un rapporto biennale dettagliato all'Assemblea parlamentare sull'applicazione della Carta.
La Parte V, costituita dagli articoli 18-23, reca le clausole finali del Trattato: la Carta è aperta alla firma degli Stati membri del Consiglio d'Europa: la sua entrata in vigore è subordinata al deposito delle ratifiche di cinque Stati membri del Consiglio d'Europa. Dopo l'entrata in vigore il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa potrà invitare qualsiasi Stato che non sia membro del Consiglio d'Europa ad aderire alla Carta. Ognuna delle Parti potrà, in qualsiasi momento, denunciare la Carta inviandone notifica al Segretario Generale del Consiglio d'Europa.
Passando all'analisi dei provvedimenti in esame, si segnala che il disegno di legge governativo contiene due articoli aggiuntivi, il primo dei quali (articolo 3) recepisce il combinato disposto dell'articolo 2, comma 2 e dell'articolo 3, comma 1 della Carta: si tratta in sostanza della citata previsione dell'impegno delle Parti ad applicare almeno 35 paragrafi della Parte III della Carta a ciascuna lingua indicata da ognuna delle Parti al momento della ratifica della Carta medesima. L'articolo 3 in commento precisa che le lingue in questione vanno rinvenute in quelle indicate all'articolo 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 482 «Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche», che - afferma la relazione introduttiva al disegno di legge - è stata approvata dopo la firma italiana della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, e si configura alla stregua di «un recepimento sostanziale della Carta nell'ordinamento interno italiano», tanto che per il Governo la ratifica e l'esecuzione della Carta non comporteranno oneri finanziari ulteriori rispetto alla copertura della legge 482/1999.La dettagliata illustrazione dell'ambito di applicazione di ciascuno dei paragrafi della Carta è contenuta nell'Allegato A al disegno di legge. L'articolo 4 del disegno di legge governativo, in attuazione dell'articolo 11, par. 1, lettera a) della Carta, prevede che nel contratto di servizio della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo vengano introdotte misure per la diffusione di programmi nelle lingue regionali e minoritarie di cui al precedente articolo 3. Il disegno di legge è corredato da un'Analisi tecnico-normativa (ATN) e da un'Analisi dell'impatto della regolamentazione (AIR). Dall'ATN emerge come l'esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, salvo quanto previsto dall'articolo 4 del disegno di legge, non necessiti di norme di adeguamento interno. La stessa ATN contiene un elenco dettagliato dei paragrafi che l'Italia si impegna ad applicare, nonché la previsione della possibilità di applicare ulteriori paragrafi più favorevoli per le minoranze di confine. L'AIR ricorda che la normativa interna sulle minoranze linguistiche, per quanto riguarda la minoranza croata in Italia, è dettata dalla legge di ratifica ed esecuzione del Trattato con la Croazia sui diritti delle minoranze del 1996; mentre rispetto alle minoranze ricomprese nelle Regioni a statuto speciale sono appunto i relativi Statuti a dettare disposizioni più favorevoli.


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La proposta di legge Turco ed altri (A.C. 2620) contiene un solo articolo aggiuntivo (articolo 3), nel quale peraltro non vi è alcuna quantificazione specifica degli oneri implicati dalla legge di autorizzazione alla ratifica, ma solamente una norma di copertura a carico della UPB «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per il 2007, con parziale utilizzazione dell'accantonamento relativo al Ministero degli Affari esteri.
Segnala che risultano presentate ulteriori proposte di legge per la ratifica della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie. Si tratta in particolare delle proposte di legge C. 201 e C. 1735, le quali, recando nel proprio articolato disposizioni che chiamano in causa le competenze della I Commissione, sono state assegnate congiuntamente alla I e alla III Commissione e potranno, pertanto, essere esaminate in altra sede. Al riguardo ritiene opportuno segnalare che la proposta C. 201 è di contenuto analogo a quello del disegno di legge in esame, da cui si discosta per quanto riguarda la norma contenuta all'articolo 4, che riporta una clausola di salvaguardia a favore di eventuali disposizioni nazionali in vigore, più favorevoli delle stesse previsioni della Carta, secondo quanto previsto, del resto, dall'articolo 4 della medesima; nonché per quanto riguarda l'articolo 5, che prevede che nel contratto di servizio della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo vengano introdotte misure per la diffusione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, delle lingue friulana e sarda, anche mediante l'utilizzo di frequenze apposite. Infine, l'articolo 6, comma 1 istituisce, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, la Consulta Stato-minoranze linguistiche, composta dal presidente o dall'assessore delegato di ciascuna regione o provincia in cui risiede una minoranza linguistica, di cui alla legge n. 482 del 1999, da due rappresentanti dell'Associazione nazionale dei comuni italiani e da due rappresentanti dell'Unione delle province d'Italia, scelti tra chi abbia nel proprio territorio una minoranza linguistica, nonché da sei rappresentanti delle amministrazioni statali, designati dal Presidente del Consiglio dei ministri fra gli appartenenti alle amministrazioni maggiormente interessate, e, infine, da un rappresentante di ciascuna associazione più rappresentativa di almeno due minoranze linguistiche riconosciute. L'articolo 6, comma 2 prevede che la Consulta sia convocata almeno due volte l'anno dal Presidente della Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le Regioni e le province autonome, che ne presiederà le riunioni. In base all'articolo 6, comma 3, la Consulta, cui spetta la vigilanza in ambito nazionale sul rispetto dei principi della Carta e della legislazione nazionale in materia, propone al Governo il rapporto previsto dall'articolo 15 della stessa Carta e trasmette, sempre al Governo, apposite relazioni annuali da inviare al Parlamento e ai Consigli regionali delle zone di appartenenza delle singole minoranze. La Consulta esprime altresì pareri e formula proposte indirizzate al Governo e alle Regioni in materia di tutela delle minoranze linguistiche.
Per quanto riguarda la proposta di legge C. 1735, essa contiene due articoli aggiuntivi: per la verità già l'articolo 2, oltre all'ordine di esecuzione della Carta nell'ordinamento interno (comma 1), prevede al comma 2 che la legislazione in materia di lingue regionali o minoritarie sia uniformata ai principi della Carta enunciati all'articolo 1 della stessa, con decorrenza dall'entrata in vigore della Carta. L'articolo 3 attribuisce la competenza per l'attuazione della Carta al Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie locali della Presidenza del Consiglio, d'intesa con le Regioni e gli altri Dicasteri interessati. L'articolo 4 valuta l'onere della legge di autorizzazione alla ratifica in 51.645 euro per il 2006: la somma è reperita a carico della UPB "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per il 2006, con parziale utilizzazione dell'accantonamento relativo al medesimo Dicastero.

Il sottosegretario per gli affari esteri Vittorio CRAXI sottolinea che il disegno di legge del Governo in materia è stato preceduto da una complessa verifica, alla quale hanno partecipato varie amministrazioni. Ricorda inoltre che il disegno di legge in questione deve coordinarsi con la legge n. 482 del 1999 recante norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche. Sottolinea inoltre che già nel 2001 gli era stato un disegno di legge governativo in materia, che il provvedimento in questione tiene conto delle diverse


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sensibilità coinvolte, auspicando in conclusione una rapida approvazione del provvedimento, anche in considerazione del fatto che l'Italia è in grave ritardo per quel che riguarda la ratifica oggetto del presente provvedimento.

Giancarlo GIORGETTI (LNP), segnalando la necessità di approvare rapidamente il provvedimento in questione, sottolinea peraltro l'esigenza di inserire tra le lingue tutelate dal provvedimento anche la lingua veneta.

Marco ZACCHERA (AN) esprime un giudizio favorevole riguardo alla necessità di approvare rapidamente il provvedimento, in relazione anche al fatto che la convenzione risale a molto tempo fa. Sottolinea peraltro che il provvedimento presenta alcuni aspetti problematici per quel che riguarda la copertura finanziaria, in quanto dal provvedimento stesso deriva l'esigenza di avere a disposizione un numero sufficiente di insegnanti in gradi di insegnare le lingue tutelate dal provvedimento.

Alessandro FORLANI (UDC) pur sottolineando l'importanza di tutelare le lingue regionali o minoritarie, ritiene peraltro fondamentale dare tutela prioritariamente alla lingua italiana che è la lingua ufficiale. Ritiene che la tutela delle lingue regionali possa effettivamente contribuire a meglio tutelare i diritti dei cittadini, sottolineando peraltro che la tutela delle lingue in questione comporterà sicuramente un aumento dei costi che devono pertanto essere coperti.

Sergio MATTARELLA (Ulivo) esprime il voto favorevole del proprio gruppo relativamente al provvedimento in questione. Per quel che riguarda l'eventuale inserimento di altre lingue all'interno della Carta, sottolinea che tale possibilità è esclusa dal fatto che la Carta è stata già firmata e che quindi non può essere modificata con un provvedimento di legge ma solo nelle sedi internazionali a ciò deputate.

TANA DE ZULUETA, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 16.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 16 alle 16.15.