I Commissione - Resoconto di marted́ 25 settembre 2007


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COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

Martedì 25 settembre 2007. - Presidenza del presidente Luciano VIOLANTE.

La seduta comincia alle 9.

Sulla programmazione dei lavori della Commissione

Luciano VIOLANTE, presidente, comunica che, a seguito della riunione del 20 settembre 2007 dell'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, è stato predisposto, ai sensi degli articoli 23, comma 3, e 25, comma 2, del regolamento della Camera dei deputati, il seguente programma dei lavori della Commissione per il periodo settembre-novembre 2007, che si riserva di modificare inserendovi i progetti di legge assegnati in sede consultiva, gli atti del Governo sui quali la Commissione sia chiamata ad esprimere il parere, i disegni di legge di conversione di decreti-legge e gli altri atti dovuti, nonché lo svolgimento di atti di sindacato ispettivo e di attività conoscitiva:

PROGRAMMA DEI LAVORI PER IL PERIODO SETTEMBRE-NOVEMBRE 2007

Sede referente:
C. 134 e abb. - Norme sulla libertà religiosa e abrogazione della legislazione sui culti ammessi.


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C. 2976 e abb. - Delega al Governo per la modifica della disciplina dell'immigrazione e delle norme sulla condizione dello straniero.
C. 2808 - Modifica della denominazione e delle competenze del Comitato parlamentare di cui all'articolo 18 della legge 30 settembre 1993, n. 388.
C. 553 cost. e abb. - Modificazione di articoli della parte seconda della Costituzione, concernenti forma del Governo, composizione e funzioni del Parlamento nonché limiti di età per l'elettorato attivo e passivo per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
C. 1812 - Disposizioni per favorire la ricerca di persone scomparse.
C. 519 cost. e abb. - Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia.
C. 1242 cost. - Modifica all'articolo 111 della Costituzione in materia di garanzia dei diritti delle vittime di reato.
C. 1729 - Norme in materia di manifestazioni musicali aperte al pubblico organizzate da privati.
C. 261, C. 620 e C. 1141 - Ratifica ed esecuzione del capitolo C della Convenzione sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale, fatta a Strasburgo il 5 febbraio 1992.
C. 1134 e abb. - Scioglimento dei consigli comunali e provinciali in presenza di fenomeni di infiltrazione mafiosa.
C. 1880 - Celebrazioni in memoria delle donne partigiane combattenti.
C. 1593 e abb. - Estensione dei benefici riconosciuti in favore delle vittime del terrorismo, previsti dalla legge 3 agosto 2004, n. 206, alle vittime della criminalità organizzata e alle vittime del dovere a causa di azioni criminose, nonché ai loro familiari superstiti.
C. 1970 e abb. - Istituzione della giornata della memoria e dell'impegno per le vittime delle mafie.
C. 2045 e abb. - Istituzione dell'Autorità garante della parità delle donne e degli uomini nell'accesso ai massimi livelli per l'esercizio delle funzioni pubbliche o di funzioni comunque connesse a interessi pubblici spettanti agli enti pubblici.
C. 1599 - Istituzione della Commissione parlamentare per le pari opportunità tra uomo e donna.
C. 191 e abb. - Disciplina del diritto di asilo e della protezione sussidiaria.
C. 1936 e abb. - Modifiche al testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, nonché al codice penale e al codice di procedura penale.
C. 2629 e abb. - Integrazioni e modifiche alle disposizioni sul rapporto tra procedimento penale e procedimento disciplinare nella pubblica amministrazione.
C. 199 e abb. - Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, concernente l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia.
C. 1451 e abb. - Disposizioni in materia di ineleggibilità e di incandidabilità
C. 2351 cost. - Modifiche alla Costituzione per la piena attuazione del giusto processo.
C. 1925 cost. - Modifica all'articolo 53 della Costituzione in materia di princìpi generali della legislazione tributaria e garanzia dei diritti del contribuente.
C. 37 cost. - Modifica all'articolo 9 della Costituzione, in materia di tutela dell'ambiente e degli animali.
C. 2813 - Autorizzazione alla sepoltura delle salme dei Re d'Italia Vittorio Emanuele III e Umberto II e delle Regine Elena e Maria José nel Pantheon in Roma.


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C. 196 - Ripristino della festività di San Giuseppe il 19 marzo.
C. 1855 - Disposizioni in materia di costituzione di partenariati locali di pubblico interesse.
C. 1647 - Riconoscimento di ricorrenze religiose quali festività agli effetti civili.
C. 2207 cost. - Modifica all'articolo 66 della Costituzione concernente le dimissioni dei membri del Parlamento.
Doc. XXII, n. 5, 13, 15 e 18 - Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sul G8 di Genova.
C. 2950 Istituzione di un registro degli imam in Italia.
C. 1942 e abb. - Costi della politica.
C. 2523 - Modificazioni all'articolo 132, secondo comma, della Costituzione, in tema di distacco ed aggregazione di comuni e province.
C. 902 cost. - Disposizioni per l' individuazione delle priorità di esercizio dell'azione penale.

Indagini conoscitive:
Indagine conoscitiva sul Titolo V della parte seconda della Costituzione.
Indagine conoscitiva in materia di sicurezza.
Indagine conoscitiva nell'ambito dell'esame in sede referente della proposta di legge costituzionale C. 1242 Boato, concernente «Modifica all'articolo 111 della Costituzione in materia di garanzia dei diritti delle vittime di reato».
Indagine conoscitiva, nell'ambito dell'esame in sede referente delle proposte di legge C. 1942 e abb., sulle spese attinenti al funzionamento della Repubblica e alla garanzia delle sfere di autonomia costituzionale, funzionale e territoriale.

La Commissione prende atto.

La seduta termina alle 9.05.

SEDE REFERENTE

Martedì 25 settembre 2007. - Presidenza del presidente Luciano VIOLANTE. - Intervengono il sottosegretario di Stato per l'interno Alessandro Pajno, il sottosegretario di Stato per l'interno Marcella Lucidi, il sottosegretario di Stato per la solidarietà sociale Cristina De Luca ed il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali Paolo Naccarato.

La seduta comincia alle 9.05.

Rinnovo dei consigli comunali e provinciali sciolti per fenomeni di infiltrazione di tipo mafioso.
C. 1134 Nespoli, C. 1664 Marone, C. 1679 Gioacchino Alfano, C. 1777 Romano, C. 2014 Lumia, C. 2072 D'Alia, C. 2129 Forgione, C. 2175 D'Ippolito Vitale e C. 2223 Tuccillo.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 19 settembre 2007.

Luciano VIOLANTE, presidente, saluta il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare, deputato Forgione, ed il vicepresidente della medesima Commissione, deputato Lumia, ringraziandoli per la loro partecipazione ai lavori della I Commissione, che era stata auspicata da alcuni deputati della I Commissione nella precedente seduta, anche al fine di acquisire l'orientamento della Commissione «antimafia» su alcuni specifici problemi relativi al provvedimento in esame. Ricorda che il primo problema emerso è quello della inadeguatezza della normativa vigente rispetto al caso in cui il sospetto collegamento con la criminalità organizzata riguardi non la maggior parte o l'intero consiglio comunale o provinciale, bensì singoli consiglieri; in tale caso si è ipotizzato di prevedere la sospensione dei consiglieri segnalati nelle relazioni prefettizie, come misura di carattere


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preventivo e non sanzionatorio. Il secondo problema è quello della rielezione, dopo lo scioglimento di un consiglio, di consiglieri citati nella relazione prefettizia come agenti del condizionamento mafioso sul consiglio; si è quindi ipotizzato di prevederne la ineleggibilità, previa riflessione sulla compatibilità costituzionale di una tale previsione. Il terzo problema è quello dell'attuale sistema di informazione indiretta, per il quale il prefetto si limita a segnalare al sindaco che, ad esempio, una certa impresa è legata alla mafia, senza peraltro comprovare adeguatamente la segnalazione, lasciando così il sindaco nella difficile situazione di trovare un sistema per impedire la partecipazione dell'impresa alla gara o di rescindere il contratto con essa; in tale caso si è ipotizzato che sia lo stesso prefetto ad intervenire. Il quarto problema, infine, è quello della mancanza di un sistema di prevenzione nei confronti del personale burocratico-amministrativo collegato con la mafia. Occorre infine valutare se introdurre un meccanismo di accompagnamento prefettizio al sindaco e alla giunta dell'ente locale ricostituito dopo uno scioglimento.

Riccardo MARONE (Ulivo), relatore, ricorda che molto spesso i consigli locali sono stati sciolti perché singoli consiglieri risultavano legati ad organizzazioni criminali, indipendentemente dalla valutazione se essi avessero esercitato o meno un condizionamento sull'organo collegiale. In un'ottica di conservazione degli organi politici, giudica però preferibile rimuovere i singoli consiglieri prima che essi esercitino il condizionamento, fermo restando che, se questo si consuma, il consiglio deve essere sciolto. In questo caso, tuttavia, occorre anche impedire che i soggetti che hanno provocato lo scioglimento possano essere rieletti, come accade: rileva però che la previsione dell'ineleggibilità presenta profili di dubbia costituzionalità, in quanto si tratterebbe di prevederla per soggetti per i quali il legame con la mafia non risulta da una sentenza di condanna, atteso che per quelli per i quali c'è una sentenza l'ineleggibilità è già prevista dall'ordinamento. Per quanto riguarda l'inquinamento mafioso della struttura burocratico-amministrativa, ritiene che il problema sia della massima importanza, ma fa presente che la soluzione dell'intervento prefettizio sostitutivo potrebbe dar luogo ad un delicato problema di equilibrio tra funzionario prefettizio statale, da una parte, e sindaco e giunta, dall'altra, col rischio che l'orientamento dell'organo statale prenda il sopravvento su quello degli organi politici dell'ente. Per quanto riguarda poi l'informazione indiretta, si dice convinto che il prefetto non possa limitarsi ad informare il sindaco dell'esistenza di un legame tra imprese del territorio ed organizzazioni mafiose, lasciando poi il sindaco solo di fronte al problema; occorre invece che la responsabilità di intervenire spetti al prefetto. Ribadisce in ogni caso l'urgenza di un intervento sulla materia. La disciplina vigente per un verso è risultata indeterminata in alcune fattispecie, dando origine ad una giurisprudenza e ad una prassi applicativa oscillanti. Per altro verso, la disciplina vigente risulta ormai superata a seguito del mutamento del quadro normativo relativo alle istituzioni locali.

Francesco FORGIONE (RC-SE), con riferimento alla prima delle questioni sollevate dal presidente Violante, ossia quella dell'inadeguatezza della normativa vigente rispetto al caso in cui il sospetto collegamento con la criminalità organizzata riguardi non la maggior parte o l'intero consiglio comunale o provinciale, bensì solo singoli consiglieri, osserva che il fattore di pericolo rappresentato dalla pervasività della criminalità organizzata di tipo mafioso si mostra in tutta la sua forza quando viene a contatto con il governo delle comunità locali per la stessa possibilità che ha di incidere sulla vita della collettività. I territori governati da amministratori collusi con la criminalità organizzata presentano, infatti, segni inequivocabili: quali l'assenza di piani regolatori, l'inefficienza dei servizi di polizia municipale, l'abusivismo edilizio, gravi inefficienze nel servizio di raccolta dei rifiuti.


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Nel ricordare che la vigente legge, entrata in vigore agli inizi degli anni novanta, prevede la misura dello scioglimento del consiglio dell'ente locale come strumento avanzato di prevenzione, che interviene ancor prima del procedimento penale, si dice convinto della necessità di salvaguardare questa impostazione, che è stata voluta dal legislatore di allora e definita dalla giurisprudenza in seguito. In particolare, ritiene necessario conferire il giusto risalto alle più recenti pronunce della Corte costituzionale e del Consiglio di Stato, che hanno definito l'area di azione dello strumento dello scioglimento, confermandone la validità e la compatibilità con i principi costituzionali. Premesso poi che le modifiche intervenute negli anni nell'ordinamento degli enti locali hanno reso peraltro necessario aggiornare anche la normativa in materia di scioglimenti, si dice convinto che i risultati auspicati non possano comunque essere ottenuti finalizzando l'intervento alla rimozione dei singoli o innalzando lo spessore probatorio ed avvicinando lo strumento dello scioglimento a modelli più simili a quelli penali ed a quelli delle misure di prevenzione. Non ritiene che i risultati sperati possano essere ottenuti prevedendo strumenti che si basino su responsabilità individuali, occorrendo per questo prove legate alle persone, e cioè al singolo componente del consiglio. La normativa vigente, che assegna rilevanza al funzionamento del consiglio nel suo complesso, non inteso quindi come somma di singoli consiglieri, necessita invece senz'altro, a suo avviso, di interventi che tutelino gli eletti dai rischi di infiltrazione che si realizzano attraverso i responsabili della gestione burocratico-amministrativa dell'ente; così come necessita di modifiche che definiscano meglio la discrezionalità di cui sembra godere la pubblica amministrazione quando decide per lo scioglimento, ed in tal senso ritiene opportuno introdurre norme di riferimento, tenendo presenti le pronunce della Corte costituzionale e del Consiglio di Stato.
Si dice quindi convinto che la responsabilità del singolo, sulla quale alcune proposte di legge si basano, rappresenti un falso problema, ad occuparsi del quale si rischia di snaturare uno strumento prezioso perdendo il vantaggio di una tutela avanzata. Osserva che, da un'analisi dei provvedimenti di scioglimento, emergono infatti motivazioni quasi mai riconducibili all'azione dei singoli. Si tratta, infatti, di disfunzioni ed inefficienze dei servizi forniti dagli enti locali; di manipolazioni gravi del meccanismo di selezione del personale; di alterazioni dei piani regolatori e mancati controlli dell'abusivismo edilizio; di distorsioni nelle procedure di aggiudicazione degli appalti. Si tratta di aspetti dei quali nessuno appare riconducibile all'azione di un singolo e che sono piuttosto indice di uno sviamento dai suoi canoni costitutivi dell'attività amministrativa, la quale viene piegata al soddisfacimento degli interessi propri della criminalità organizzata. Tale sviamento rappresenta, a suo avviso, il punto da cui non si può distogliere l'attenzione: che esso sia avvenuto per violenza, per spontanea adesione culturale o anche solo per timore o esigenza di quieto vivere non ha rilevanza, in quanto gli effetti di tale sviamento ricadono sulla collettività.
D'altro canto, reputa fuorviante anche il ragionamento per il quale la rimozione del singolo consigliere in luogo dello scioglimento del consiglio si giustificherebbe con il mutamento normativo per effetto del quale il consiglio non è più organo gestionale, bensì organo di indirizzo e controllo. In realtà, non si può dimenticare che il consiglio resta competente su tutta una serie di atti di fondamentale importanza, nei quali spesso trovano concretezza l'infiltrazione e la collusione: ad esempio, la concessione di pubblici servizi, la partecipazione a società di capitale, l'alienazione di immobili, le nomine dirette ed i criteri di nomina, la pianificazione urbanistica ed altri.
Ritiene quindi che la soluzione non sia lo spostamento della normativa verso un restringimento delle possibilità di scioglimento del consiglio e che occorra invece fornire maggiori garanzie. A tal fine è però sufficiente recepire gli orientamenti della


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giurisprudenza, che hanno chiarito che non vi è contrapposizione, ma sostanziale identità di tutela tra diritto costituzionale di elettorato e lotta alla criminalità, proprio perché la norma che legittima lo scioglimento dei consigli comunali lo condiziona al presupposto dell'emersione, attraverso un'approfondita istruttoria, di forme di pressioni della criminalità che non consentono il libero esercizio del mandato elettivo garantito dalla Costituzione; che lo scioglimento ha una funzione di prevenzione e di salvaguardia della funzionalità dell'ente locale e dei suoi organi elettivi in particolare; e che non è necessario né che i presupposti trovino sostegno in provvedimenti dell'autorità giudiziaria penale, né che l'apprezzamento negativo coinvolga tutti, o la gran parte, o la maggioranza dei singoli amministratori, poiché ciò che interessa è l'interferenza dei fattori esterni sull'efficienza e l'imparzialità dell'organo come tale e dell'azione amministrativa, inteso nel suo complesso, nonostante la presenza di soggetti estranei o comunque incolpevoli della situazione determinatasi.
Ritiene, invece, che potrebbe risultare più utile dare risalto ad altri strumenti come i protocolli di legalità o i monitoraggi da parte delle prefetture.
Per quanto riguarda la seconda delle questioni sollevate dal presidente Violante, relativa alla ineleggibilità dei consiglieri comunali o provinciali, concorda sul fatto che spesso i risultati prodotti dalla gestione straordinaria risultano compromessi dalla rielezione, al turno successivo, dei medesimi soggetti che in precedenza avevano determinato l'infiltrazione ed il condizionamento dell'attività amministrativa dell'ente. Questo ha imposto la ricerca di nuove forme e modi per individuare concretamente la responsabilità degli amministratori alla cui condotta sia direttamente imputabile l'insorgere delle cause che hanno determinato l'adozione del provvedimento di scioglimento: individuate tali responsabilità, la proposta di legge C. 2129, che rappresenta la proposta dell'intera Commissione «antimafia», introduce una norma che, con effetti limitati e temporanei, nel rispetto delle riserve fissate dalla Costituzione e nella considerazione che non si tratta di uno strumento di interdizione che si sovrappone ai provvedimenti di interdizione propri dell'Autorità Giudiziaria, impedisce a tali amministratori la rielezione nel turno di elezioni amministrative immediatamente successivo. L'indicazione delle condotte e degli autori di esse dovrà essere immediatamente ed univocamente rilevabile dalla proposta di scioglimento redatta dal prefetto e riportata nello stesso decreto di scioglimento dell'organo rappresentativo dell'ente. In particolare, nella proposta di modifica dell'articolo 143 del Testo unico degli enti locali viene affidato al Tribunale il compito di dichiarare l'ineleggibilità dell'amministratore, limitatamente al turno di elezioni immediatamente successivo, secondo le regole dei procedimenti di volontaria giurisdizione in materia di stato delle persone.
Per quanto riguarda la terza questione segnalata dal presidente Violante, vale a dire quella della revisione della cosiddetta «informazione indiretta», ritiene che le verifiche che attualmente il prefetto svolge al fine di rilevare l'esistenza di eventuali cause ostative, sebbene agiscano su un piano diverso, garantendo sulla corretta formazione dell'organo collegiale, non necessitino di essere integrate da ulteriori poteri di intervento diretto del prefetto stesso. Il flusso continuo di informazioni che giunge al prefetto può infatti portarlo a conoscenza di ulteriori fenomeni sintomatici del rischio di condizionamento e di infiltrazione nel tessuto amministrativo dell'ente: è quindi necessario, in un'ottica di collaborazione tra i diversi livelli di governo del territorio, che il prefetto stesso informi il sindaco o il presidente della provincia di quel che sa. È però opportuno, a suo avviso, per rispetto dell'autonomia e delle prerogative di sindaco e presidente della provincia, che sono responsabili anche politicamente del loro operato, mantenere l'attuale normativa, che comunque consente al prefetto di valutare autonomamente i fatti e di rilevare, ove ve ne fossero i presupposti, la


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possibilità di promuovere l'accesso presso l'ente al fine di accertare l'esistenza di collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata o di forme di condizionamento che compromettano la libera determinazione degli organi elettivi, rilevanti ai fini dello scioglimento.
Per quanto riguarda la questione delle sanzioni nei confronti del personale burocratico-amministrativo che abbia collegamenti, diretti o indiretti, con organizzazioni criminali, ricorda che le riforme degli anni novanta in materia amministrativa, hanno affermato il principio di separazione dei poteri di indirizzo e controllo politico-amministrativo, che spettano agli organi di governo, dai poteri di gestione amministrativa, finanziaria e contabile, che spettano ai dirigenti. Diretta conseguenza è stato il passaggio alla competenza dei dirigenti di una lunga serie di atti riguardo ai quali gli amministratori esercitano solo un compito di indirizzo politico e di controllo. Da tale considerazione scaturiscono due conclusioni delle quali ritiene necessario tenere conto nell'adeguamento della normativa in materia di scioglimento dei consigli comunali e provinciali. La prima conclusione è costituita dalla necessità di salvaguardare l'amministrazione che, pur evidenziando nella propria gestione elementi di compromissione del buon andamento e dell'imparzialità della propria azione, non manifesti responsabilità al livello politico; la seconda conclusione è costituita dalla necessità che il livello dirigenziale, responsabile della gestione, subisca le conseguenze della propria condotta che, sebbene immune da rilievi di ordine penale, concorra a fondare la proposta di scioglimento formulata dal prefetto. In tale ottica, riterrebbe opportuno prevedere la possibilità di un commissariamento dell'ente locale limitato all'area gestionale-tecnica, da realizzare mediante la nomina di un commissario straordinario con le funzioni del direttore generale con poteri di avocazione delle funzioni gestionali, amministrative e finanziarie dei servizi interessati. In tale contesto, e conseguentemente, sarebbe, a suo parere, opportuno prevedere norme che regolino le sanzioni da irrogare nel caso in cui emergano elementi a carico del personale e dei dirigenti, con un regime diverso in base alla categoria di appartenenza del soggetto; nel caso dei dirigenti, infatti, l'accertamento di elementi atti a fondare lo scioglimento del consiglio potrebbe comportare la risoluzione del rapporto di diritto pubblico o privato instaurato con l'ente per il venir meno del rapporto fiduciario sottostante; per i lavoratori dipendenti, invece, l'accertamento dei predetti elementi dovrebbe determinare la sospensione dall'impiego e l'avvio del procedimento disciplinare per l'accertamento degli elementi che costituiscono giusta causa del licenziamento ai sensi delle norme vigenti in materia di pubblico impiego.
Per quanto riguarda, infine, la questione delle aziende sanitarie locali, concorda sulla opportunità di un intervento normativo, trattandosi di nomine disposte da organi politici. Occorre però, a suo avviso, specificare i poteri e i compiti dell'eventuale commissario, anche in cosndierazione del fatto che si tratta di sostituire un vero e proprio manager, con competenze specifiche in campo economico-finanziario.

Gianpiero D'ALIA (UDC), relatore, con riferimento all'ipotesi di precisare meglio, nella legge, le condizioni in presenza delle quali può essere disposto lo scioglimento di un ente per infiltrazione mafiosa, dichiara di comprendere l'esigenza da cui nasce la proposta, ma segnala anche il rischio di restringere eccessivamente il potere prefettizio di scioglimento dei consigli. Per quanto riguarda il problema dei singoli consiglieri collusi con organizzazioni criminali, ritiene tuttora valida l'ipotesi prospettata nella precedente seduta, vale a dire quella di prevederne la sospensione, a titolo di misura a carattere cautelativo e non sanzionatorio, adottata eventualmente dalla magistratura o con l'avallo della magistratura; chiarisce che si tratterebbe di una misura di chiusura, intesa a prevenire il condizionamento attraverso singoli consiglieri prima che esso


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si realizzi, fermo restando che, ove esso si sia realizzato, la strada rimane quella dello scioglimento. Per quanto riguarda l'informazione indiretta, nel ribadire che si tratta di un sistema che non funziona, rileva che la soluzione potrebbe consistere nell'attribuire direttamente al prefetto il potere di disporre l'esclusione dalle gare delle società ritenute collegate alla mafia nonché di risolverne i contratti con l'amministrazione pubblica, ove già stipulati. A suo avviso, l'attribuzione di un tale potere in capo ai prefetti, oltre ad assicurare il funzionamento del meccanismo, rappresenterebbe un importante segno della presenza dello Stato sul territorio. Per quanto riguarda le aziende sanitarie locali, concorda sull'utilità del commissariamento in caso di inquinamento mafioso dei vertici, ma ritiene che le condizioni e i presupposti del commissariamento e le modalità del suo svolgimento debbano essere individuate in modo specifico e distinto rispetto al commissariamento dell'ente locale, attesa la diversa natura giuridica e i diversi compiti dell'azienda sanitaria rispetto al comune. Concorda poi sull'ipotesi di prevedere forme di intervento anche sulle società miste, e ritiene anzi che l'intervento dovrebbe essere ammesso anche per le società a prevalente capitale privato: più in generale, è favorevole ad ammettere l'intervento statale, in caso di inquinamento mafioso, su tutti i soggetti riconducibili al governo pubblico. Per quanto riguarda, infine, la questione dell'inquinamento mafioso delle strutture burocratico-amministrative, ritiene che le soluzioni che la Commissione riterrà di individuare dovranno essere applicate anche al personale delle regioni e dello Stato, oltre che degli enti locali.

Riccardo MARONE (Ulivo), relatore, dopo aver constatato con soddisfazione che c'è accordo sull'individuazione dei problemi da risolvere, rileva che sussistono però difficoltà rispetto ai rimedi da adottare. In particolare, riscontra che c'è generale condivisione sul fatto che si debba trovare una soluzione per rimuovere tanto i funzionari dell'apparato burocratico quanto i singoli consiglieri collusi con la mafia, anche quando non abbiano ancora esercitato un condizionamento sull'ente. Rileva però che la sospensione di singoli consiglieri o il licenziamento di funzionari amministrativi sulla base non di una sentenza di condanna, anche solo di primo grado, bensì di una valutazione a carattere amministrativo, qual è quella effettuata dal prefetto, sono misure di dubbia costituzionalità, le quali potrebbero non superare il vaglio della Corte costituzionale o del giudice del lavoro. Ricorda, al riguardo, che la Corte, nel riconoscere la legittimità costituzionale dell'attuale normativa, ha sottolineato che lo scioglimento dei consigli si legittima in quanto misura a carattere preventivo, e non sanzionatorio, volta a tutelare l'indipendenza e libertà dell'organo collegiale elettivo dal rischio di condizionamenti.

Luciano VIOLANTE, presidente, ritiene che, dagli interventi fin qui svolti dal presidente Forgione e dai relatori, emerga l'opportunità di tenere distinti i diversi istituti: quello dello scioglimento dei consigli e quelli che si sta ora discutendo, vale a dire la sospensione dei singoli consiglieri, la rimozione dei funzionari pubblici o l'intervento prefettizio nelle gare pubbliche: si tratta infatti di istituti con finalità diversa e diverso inquadramento costituzionale. Invita pertanto i relatori a valutare la possibilità di formulare una proposta di testo unificato che, oltre a razionalizzare la disciplina, inserisca i vari istituti nella loro corretta collocazione ordinamentale, sottolineandone la natura di istituti a carattere preventivo, e non sanzionatorio.

Jole SANTELLI (FI), riferendosi all'ipotesi di commissariamento dei vertici aziendali delle aziende sanitarie locali, invita a valutare anche la questione se sia costituzionale, nel quadro del nuovo titolo V della parte seconda della Costituzione, attribuire ad organi dello Stato un potere di rimozione e sostituzione di soggetti la cui nomina spetta alle regioni. Ritiene inoltre che si debba prevedere, per gli


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organi politici ricostituiti dopo uno scioglimento per mafia, un qualche sostegno prefettizio all'attività del nuovo sindaco e della nuova giunta, non potendosi immaginare che questi possano superare da soli il condizionamento ambientale che ha portato alla rimozione dei precedenti organi e che nella maggior parte dei casi è da ritenere che persista ancora dopo lo scioglimento.

Francesco FORGIONE (RC-SE) ribadisce che è necessario che le stesse misure cautelative previste per i consiglieri siano stabilite per il personale burocratico-amministrativo degli enti, rischiando altrimenti di risultare inutile lo stesso scioglimento dei consigli, dal momento che, all'indomani delle elezioni, i nuovi organi saranno soggetti alla stessa distorsione proveniente dall'interno dell'apparato cui erano soggetti i precedenti organi. Al riguardo, ritiene che il problema della rimozione non si ponga per i funzionari di vertice legati all'amministrazione sulla base di contratti individuali, in quanto questi si possono risolvere con la motivazione della cessazione del rapporto fiduciario; per i funzionari in rapporto di impiego, invece, la via da percorrere è, a suo avviso, quella della sanzione disciplinare, anche del licenziamento.

Riccardo MARONE (Ulivo), relatore, ribadisce che il proprio dubbio di fondo è se la sanzione disciplinare e l'interruzione del rapporto contrattuale possano essere basati non su sentenze di condanna, ma su valutazioni che, per quanto certe, restano solo indiziarie.

Maria Fortuna INCOSTANTE (Ulivo), nel ricordare che le Commissioni riunite I e II stanno esaminando la proposta di legge C. 2629, in materia di rapporto tra procedimento penale e procedimento disciplinare, suggerisce che in quella sede si potrebbe prevedere l'obbligo di avviare un procedimento disciplinare nei confronti di quei dipendenti amministrativi che siano citati in una relazione prefettizia come collegati ad organizzazioni mafiose; per inciso, ricorda che occorre comunque un ripensamento dell'istituto del procedimento disciplinare, che oggi, anche a seguito della rimessione della relativa disciplina alla contrattazione collettiva, risulta del tutto inefficace. Concorda poi che non rappresenti un problema la rimozione dei dirigenti contrattualizzati, potendosi ammettere la risoluzione del contratto per il venir meno del rapporto di fiducia. Per quanto riguarda invece il fenomeno della rielezione di consiglieri segnalati dai prefetti come collusi alla mafia, ritiene che, in assenza di una sentenza di condanna, sia discutibile, sotto il profilo costituzionale, prevederne l'ineleggibilità, anche se personalmente sarebbe favorevole. La rimozione di singoli consiglieri, in luogo dello scioglimento dell'intero consiglio, è invece a suo avviso una misura ipotizzabile, sia pure a condizione di configurarla come misura preventiva a tutela dell'indipendenza dell'organo. Parimenti, è favorevole a prevedere una forma di supporto da parte dell'autorità prefettizia all'ente locale, su richiesta del sindaco o del presidente della provincia. Non condivide invece l'ipotesi di prevedere il commissariamento prefettizio per le strutture burocratico-amministrative o per le aziende sanitarie locali, in quanto il funzionario della prefettura non è preparato allo svolgimento di compiti gestionali a carattere manageriale; meglio quindi prevedere che l'ente locale o, rispettivamente, la regione abbiano l'obbligo, di fronte ad una relazione prefettizia che segnala un dirigente di vertice come colluso con la mafia, di sostituirlo prontamente.

Giuseppe LUMIA (Ulivo) fa presente che la proposta di legge C. 2129, che è tra quelle in esame e che rappresenta la proposta condivisa dai componenti della Commissione parlamentare «antimafia» prevede espressamente che, qualora emergano collegamenti diretti o indiretti di dirigenti o dipendenti con la criminalità organizzata, il prefetto provveda alla loro sospensione, promuovendo l'avvio del procedimento disciplinare, e che l'accertamento


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di tali condotte costituisca giusta causa di licenziamento.

Gianpiero D'ALIA (UDC) chiarisce che, in qualità di relatore, sta lavorando, assieme al relatore Marone, ad una proposta di testo unificato che consideri l'accertamento prefettizio di collusione mafiosa come giusta causa di licenziamento del dipendente pubblico e come legittima causa di risoluzione del rapporto contrattuale per i dirigenti a contratto.

Giuseppe LUMIA (Ulivo) giudica inoltre interessante l'ipotesi prospettata dal relatore D'Alia di stabilire, a mo' di norma di chiusura, che, in caso di potenziale ma non ancora consumato condizionamento del consiglio da parte di un singolo consigliere colluso con la mafia, quest'ultimo possa essere sospeso o comunque rimosso senza sciogliere l'intero organo, intendendosi la sospensione come misura preventiva. Per quanto riguarda le società miste a prevalente capitale privato, concorda con il relatore D'Alia sull'opportunità di prevedere misure di intervento anche su di esse, sia pure limitatamente alla quota pubblica, trattandosi per lo più di imprese che erogano servizi in settori di vitale interesse pubblico, come la raccolta dei rifiuti o la distribuzione dell'energia elettrica. Per quanto riguarda infine l'ineleggibilità di consiglieri citati nelle relazioni prefettizie in quanto collegati alla mafia, ritiene che un'ineleggibilità temporanea, limitata al turno di elezione immediatamente successivo allo scioglimento, possa essere ritenuta compatibile con il dettato costituzionale.

Jole SANTELLI (FI) invita i relatori a definire con attenzione i requisiti soggettivi per far parte della commissione straordinaria per la gestione degli enti disciolti, rilevando che, in una delle ipotesi di testo elaborate dai relatori, si proponeva che della commissione possano far parte, oltre a funzionari pubblici e della carriera prefettizia, anche magistrati: si tratta a suo avviso di una proposta da approfondire, in quanto i magistrati appartengono ad un potere dello Stato diverso da quello cui appartengono i prefetti.

Il sottosegretario Alessandro PAJNO prende atto con soddisfazione della convergenza di giudizi e di posizioni emersa nella discussione di oggi. Per quanto riguarda il problema relativo alla possibilità di sospendere il singolo consigliere segnalato nella relazione prefettizia, ritiene che tale misura sia ipotizzabile, tenendo distinta tale fattispecie rispetto a quella dello scioglimento del consiglio nella sua interezza. Per quanto riguarda invece le aziende sanitarie locali, da una parte, e i dirigenti e dipendenti dell'ente, dall'altra, ritiene che possano agevolmente individuarsi soluzioni normative che consentano di porre rimedio ai problemi evidenziati. Parimenti, ritiene che una soluzione possa trovarsi per le società miste, anche se, riguardo a queste, occorre valutare la portata e la natura dell'intervento statale, in particolare per decidere se tale intervento debba interessare la sola parte pubblica o l'intera società; al riguardo, osserva che, se può ipotizzarsi un intervento sostitutivo sull'intero consiglio di amministrazione e sugli amministratori di una società interamente pubblica, occorre muoversi con prudenza quando si tratta di società partecipate da capitale privato, potendo trattarsi di capitale non riconducibile a soggetti mafiosi. In generale, ritiene comunque pienamente compatibile con il quadro costituzionale di cui al titolo V della parte seconda della Costituzione la previsione di interventi dello Stato sugli enti locali quando servano a garantire la corretta funzionalità degli enti stessi e la libertà dei rispettivi organi: fa infatti presente che il nuovo titolo V ha sì eliminato i controlli statali sugli enti territoriali, ma ha anche rafforzato i poteri sostitutivi. Parimenti, reputa compatibile con la Costituzione la previsione di una ineleggibilità temporanea, in quanto la Corte costituzionale ha ritenuto in passato ammissibili misure adottate sulla base di valutazioni indiziarie, purché si tratti di misure temporanee. Ritiene comunque che la incandidabilità


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sia da preferirsi all'ineleggibilità, anche per evitare la violazione di fatto della norma, che spetterebbe agli stessi consigli far rispettare: si potrebbe quindi ipotizzare una incandidabilità temporanea, a carattere preventivo, eventualmente previo accertamento da parte dell'autorità giudiziaria competente in materia elettorale. Per quanto riguarda poi i dipendenti pubblici, ritiene che la soluzione prospettata, vale a quella del procedimento disciplinare, sia la più corretta. Concorda poi sul fatto che si deve riflettere sulla composizione della commissione straordinaria, che deve essere formata da componenti qualificati e in grado di progettare da capo, anche sotto il profilo regolamentare, la vita amministrativa dell'ente commissariato.

Luciano VIOLANTE, presidente, chiede ai relatori come intendano organizzare il seguito dell'esame del provvedimento.

Riccardo MARONE (Ulivo) e Gianpiero D'ALIA (UDC), relatori si riservano di presentare nella prossima seduta una proposta di testo unificato che tenga conto di quanto emerso nel corso dell'esame preliminare.

Luciano VIOLANTE, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta. Avverte quindi che, essendo imminente l'inizio dei lavori dell'Assemblea e dovendo ancora riunirsi il comitato pareri, la trattazione degli altri punti dell'ordine del giorno previsti per la seduta odierna in sede referente è rinviata ad altra data.

La seduta termina alle 10.50.

COMITATO PERMANENTE PER I PARERI

Martedì 25 settembre 2007. - Presidenza del presidente Riccardo MARONE.

La seduta comincia alle 10.50.

DL 147/2007: Disposizioni urgenti per assicurare l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2007-2008 ed in materia di concorsi per ricercatori universitari.
(Emendamenti C. 3025-A Governo).
(Parere all'Assemblea).
(Esame e conclusione - Parere).

Maria Fortuna INCOSTANTE (Ulivo), relatore, rileva che gli emendamenti contenuti nel fascicolo n. 1 non presentano profili di incostituzionalità con riferimento al riparto di competenza legislativa sancito dall'articolo 117 della Costituzione. Propone pertanto di esprimere il parere di nulla osta. Nessuno chiedendo di intervenire, il Comitato approva la proposta di parere del relatore.

Disposizioni concernenti la Società italiana degli autori ed editori.
(Nuovo testo C. 2221 Lusetti).
(Parere alla VII Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

Riccardo MARONE, presidente, essendo il relatore, deputato Naccarato, impossibilitato a partecipare alla seduta odierna, incarica la deputata Incostante di sostituirlo.

Maria Fortuna INCOSTANTE (Ulivo), relatore, illustra brevemente il provvedimento in esame. Rilevato, quindi, che esso non presenta profili problematici per quanto attiene alle competenze della Commissione, formula una proposta di parere favorevole (vedi allegato).

Nessun altro chiedendo di intervenire, il Comitato approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 10.55.

COMITATO PERMANENTE PER I PARERI

Martedì 25 settembre 2007. - Presidenza del presidente Riccardo MARONE.

La seduta comincia alle 14.


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DL 147/2007: Disposizioni urgenti per assicurare l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2007-2008 ed in materia di concorsi per ricercatori universitari.
(Emendamenti C. 3025-A Governo).
(Parere all'Assemblea).
(Esame e conclusione - Parere).

Maria Fortuna INCOSTANTE (Ulivo), relatore, rileva che gli emendamenti 1.100, 1.101, 2.100, 2.101 delle Commissioni e i relativi subemendamenti Aprea 0.2.100.1, 0.2.100.2 e 0.2.100.3 non presentano profili di incostituzionalità con riferimento al riparto di competenza legislativa sancito dall'articolo 117 della Costituzione. Propone pertanto di esprimere il parere di nulla osta.

Nessuno chiedendo di intervenire, il Comitato approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 14.10.

AVVERTENZA

I seguenti punti all'ordine del giorno non sono stati trattati:

SEDE REFERENTE

Disposizioni in materia di ineleggibilità e di incandidabilità.
Testo unificato C. 1451 Formisano, C. 2242 Martusciello, C. 2314 Antonio Russo, C. 2516 Franco Russo, C. 2563 Mantini, C. 2564 Mazzoni, C. 2680 Costantini, C. 2681 Costantini, C. 2799 Franco Russo e C. 3017 Consiglio regionale della Toscana.

Delega al Governo per la modifica della disciplina dell'immigrazione e delle norme sulla condizione dello straniero.
C. 776 Zacchera, C. 1102 Campa, C. 1263 Mascia, C. 1779 Boato, C. 1804 Sgobio, C. 1850 Bordo, C. 1852 Bucchino, C. 2122 Capotosti, C. 2547 Migliore e C. 2976 Governo.

Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, concernente l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia.
C. 199 Zeller, C. 768 Marras e C. 2170 Palomba.

Interpretazione autentica dell'articolo 56, comma 2, del codice di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, in materia di pari opportunità nell'accesso alla carica di membro del Parlamento europeo.
C. 2946 D'Alia.

Modifiche alla legge sulla cittadinanza.
Testo unificato C. 24 Realacci, C. 908 Ferrigno, C. 909 Ferrigno, C. 938 Mascia, C. 1297 Ricardo Antonio Merlo, C. 1462 Caparini, C. 1529 Boato, C. 1570 Bressa, C. 1607 Governo, C. 1653 Santelli, C. 1661 Piscitello, C. 1686 Diliberto, C. 1693 Angeli, C. 1727 Adenti, C. 1744 De Corato, C. 1821 Angeli, C. 1836 Fedi, C. 1839 D'Alia, C. 2143 La Loggia e C. 2253 Zanella.

ATTI DEL GOVERNO

Schema di decreto legislativo concernente attuazione della direttiva 2004/83/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, recante norme minime sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta.
A. n. 131.

Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2005/85/CE del Consiglio, del 1o dicembre 2005, recante norme minime per le procedure applicate negli stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato.
A. n. 154.

Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua il


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principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura.
Atto n. 132.

Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri concernente la ricognizione delle strutture e delle risorse finanziarie ed umane trasferite dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri al Ministero della solidarietà sociale per lo svolgimento delle funzioni in materia di servizio civile nazionale e di politiche antidroga
Atto n. 148.

Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2005/71/CE del Consiglio, del 12 ottobre 2005, relativa ad una procedura specificamente concepita per l'ammissione di cittadini di Paesi terzi a fini di ricerca scientifica.
Atto n. 153.