XIV Commissione - Resoconto di marted́ 25 settembre 2007


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SEDE CONSULTIVA

Martedì 25 settembre 2007. - Presidenza del presidente Franca BIMBI.

La seduta comincia alle 14.

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica greca per lo sviluppo dell'interconnessione tra Italia e Grecia - Progetto IGI, fatto a Lecce il 4 novembre 2005.
C. 2930 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Massimo ROMAGNOLI (FI), relatore, rileva che il Progetto IGI (Interconnector Grecia-Italia) prevede la costruzione di un gasdotto che percorrerà il territorio greco per 590 chilometri (sezione onshore del Progetto IGI) e il tratto marino tra la costa greca e quella pugliese per altri 210 chilometri (sezione offshore del Progetto IGI o Gasdotto Poseidon), con punto di approdo in prossimità del porto di Otranto.
La realizzazione del Progetto è affidata ad una joint-venture tra la società italiana EDISON e la greca DEPA per la costruzione del tratto offshore e alla società


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greca DESFA per la parte su terraferma in territorio greco. L'Interconnector IGI consentirà all'Italia di importare annualmente circa 8 miliardi di metri cubi di gas naturale proveniente dall'area del Mar Caspio e del Medio Oriente.
Precedentemente all'Accordo, siglato a Lecce il 4 novembre 2005, il Ministro delle attività produttive italiano (ora dello Sviluppo economico) e il Ministro dello Sviluppo greco avevano firmato un analogo accordo ad Atene il 24 giugno 2005. Trattandosi di un Accordo tra singoli ministeri, tuttavia, esso non aveva la forza di imporre il coinvolgimento di altre Amministrazioni che invece sono chiamate in causa, mediante l'attribuzione di competenze varie, dall'Accordo governativo subito dopo stipulato, già approvato dal Senato ed ora all'esame della Camera.
Il Progetto IGI fa parte di un progetto più vasto che prevede l'interconnessione della rete greca dei gasdotti con quella turca (Progetto ITG), nonché il potenziamento della rete turca. Quest'ultima è in corso di realizzazione da parte della società turca BOTAS che collabora inoltre con la DEPA nel progetto ITG.
Ricorda, a questo proposito, che il Ministero dello Sviluppo economico ha reso noto di avere firmato a Roma, il 26 luglio 2006, un accordo intergovernativo per lo sviluppo di transito per il gas naturale tra Italia, Grecia e Turchia (Progetto ITGI), che quindi ricomprende i Progetti IGI, ITG e il potenziamento della rete turca.
Il Ministero ha altresì comunicato che le Società DEPA ed EDISON importeranno il gas in Italia a seguito dell'esenzione dall'accesso di terzi concessa per il gasdotto Poseidon con Decreto del Ministro dello Sviluppo economico il 21 giugno 2007.
Ricorda, inoltre, che la decisione 1229/2003/CE, richiamata nel Preambolo dell'Accordo, ha inserito le nuove reti di gasdotti che colleghino l'Unione europea a nuove fonti, (compresi i gasdotti Turchia-Grecia, Grecia-Italia e Turchia-Austria - Punto G3 dell'Allegato I) tra i progetti definiti prioritari dell'Unione europea ai fini dell'ottenimento di un contributo comunitario.
Il Preambolo dell'Accordo ricorda che l'Unione europea, con decisione 1229/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, che stabilisce un insieme di orientamenti relativi alle reti transeuropee nel settore dell'energia, ha definito il progetto IGI «prioritario», così come altri quattro progetti riguardanti le reti per il trasporto del gas inseriti nell'allegato I. Viene in tal modo consentita l'applicazione al Progetto IGI dei benefici previsti dal Regolamento (CE) 2236/95 - c.d. Regolamento TEN-E - che stabilisce i principi generali per la concessione di contributi finanziari della Comunità nel settore delle reti transeuropee (sotto forma di cofinanziamenti e sovvenzioni).
Il Preambolo richiama, inoltre, la direttiva 2003/55/CE del 26 giugno 2003, relativa a norme comuni per il mercato interno del gas naturale, la quale, all'articolo 22, prevede, per importanti strutture nel sistema del trasporto e della distribuzione del gas, fra cui gli interconnectors, una deroga ad alcune disposizioni della stessa direttiva, tra le quali quella riguardante l'accesso dei terzi. Il Preambolo dell'Accordo richiama infine le norme di carattere internazionale sulla materia, cui sia l'Italia che la Grecia sono vincolate.
L'articolo 1 delinea l'oggetto dell'Accordo, costituito dalla realizzazione comune del Progetto IGI, così come più sopra descritto. Il comma 2 precisa che la giurisdizione sulla piattaforma continentale spetta ai rispettivi paesi di appartenenza. Il comma 3 stabilisce che la SPV (la società di scopo costituita tra Edison e DEPA) agirà soltanto come società di trasporto attraverso la Sezione Offshore, separatamente dalle società importatrici di gas che utilizzeranno il gasdotto.
L'articolo 2 stabilisce, al comma 1, che, poiché le Parti riconoscono l'estrema importanza del Progetto, esse ne sosterranno la fattibilità anche attraverso l'esenzione dall'obbligo di accesso ai terzi, se richiesta dai Promotori o dalla società SVP, in ottemperanza alle disposizioni dell'articolo


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22 della direttiva 2003/55. Ai sensi del comma 2, le Parti si impegnano, inoltre, a sostenere la richiesta di finanziamenti comunitari per la realizzazione del gasdotto, nel quadro del citato Regolamento TEN - E.
In base al comma 3, la Grecia, quale Paese di transito, si impegna a gestire il gasdotto, sia in situazioni di normale esercizio che di emergenza, in modo da non danneggiare gli interessi italiani relativi alla sicurezza e alla continuità della fornitura. Viene anche stabilito il principio dell'adozione di misure compensative nel caso di attivazione di misure di emergenza sul tratto di gasdotto in Grecia che provochino riflessi negativi sul sistema italiano del gas naturale.
Il comma 4 impegna l'Italia ad inserire il Progetto tra le infrastrutture energetiche di interesse strategico di cui alla cosiddetta Legge obiettivo, al fine di semplificarne la realizzazione.
L'articolo 3 attribuisce al Comitato di coordinamento, istituito con l'Accordo del 2005, il controllo del coordinamento delle attività di cui sono responsabili le due singole Parti.
L'Accordo, secondo l'articolo 4, sarà emendabile solo attraverso successivi protocolli bilaterali.
Eventuali controversie sull'applicazione o l'interpretazione dell'Accordo saranno risolte in via amichevole. Ove questo non fosse possibile, l'articolo 5 concede alla Parti la facoltà di sottoporre la questione ad un tribunale arbitrale, secondo quanto disposto, mutatis mutandis, dall'articolo 27 della Carta Europea dell'Energia.
La durata dell'Accordo è prevista in sei anni, salvo il completamento dei progetti in corso e salvo la denuncia dello stesso da parte di uno dei due Paesi contraenti (articolo 6).
Nella relazione introduttiva del disegno di legge di ratifica si precisa che l'approvazione del provvedimento in esame non comporta nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato; pertanto, per il funzionamento del Comitato di coordinamento, e per le conseguenti missioni ad Atene, ci si avvarrà delle risorse di cui ai pertinenti capitoli di missione già attribuiti al bilancio del Ministero dello sviluppo economico e delle altre Amministrazioni interessate.
Non ravvisando profili ostativi sotto il profilo della compatibilità comunitaria, propone di esprimere un parere favorevole.

Franca BIMBI, presidente, osserva che l'Accordo in esame determina la separazione tra gli importatori e i responsabili del trasporto, conformemente alla posizione assunta in ambito comunitario la settimana scorsa.

Massimo ROMAGNOLI (FI), relatore, sottolinea che, sulla base dell'Accordo, l'Italia potrebbe anche distribuire, oltre che importare, il gas naturale.

La Commissione approva la proposta di parere favorevole del relatore.

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica democratica federale dell'Etiopia sulla mutua assistenza amministrativa per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali, con allegato, fatto a Roma il 26 settembre 2006.
C. 2927 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Arnold CASSOLA (Verdi), relatore, osserva che l'Accordo con l'Etiopia sulla cooperazione e mutua assistenza amministrativa nel settore doganale, firmato il 26 settembre 2006 a Roma, si compone di un Preambolo, 22 articoli e un Allegato concernente i principi fondamentali in materia di protezione di dati personali. Nel Preambolo dell'Accordo si evidenzia, tra i vari aspetti e motivi della cooperazione doganale, quello della lotta ai traffici illeciti di stupefacenti, anche con un esplicito


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richiamo alla Convenzione ONU del 20 dicembre 1988.
Dopo le disposizioni recanti le specifiche definizioni (articolo 1), viene individuato il campo di applicazione dell'Accordo (articolo 2): la reciproca assistenza nel settore doganale viene assicurata per il tramite delle rispettive Amministrazioni doganali, che agiscono nei limiti dei rispettivi ordinamenti giuridici e delle proprie possibilità. Inoltre, viene esplicitato che l'Accordo riguarda la sola reciproca assistenza amministrativa tra le Parti, senza dar luogo a diritti in capo a soggetti privati. In particolare, poi, il comma 3 salvaguarda gli obblighi dell'Italia verso l'Unione europea.
Ai sensi degli articoli 3 e 4, le Amministrazioni doganali si scambiano, su richiesta, tutte le notizie o informazioni utili per la corretta applicazione della legislazione doganale e il perseguimento delle relative infrazioni, sulla regolarità e legittimità delle operazioni di import-export tra i due paesi, nonché informazioni utili all'esatta determinazione di dazi e diritti doganali, quali la classificazione tariffaria o l'origine delle merci, ed eventuali divieti, restrizioni o controlli.
Le Amministrazioni doganali si informano vicendevolmente in merito ad eventuali attività che costituiscano infrazione alle rispettive legislazioni doganali, e in casi gravi di pericolo per la sicurezza, la salute pubblica o altri interessi vitali di una delle Parti, anche con iniziative unilaterali di informazione (articolo 5). Sempre su richiesta, l'Amministrazione adita ha l'obbligo di fornire le informazioni sulle norme doganali e le procedure applicabili sul proprio territorio, relative ad indagini aventi ad oggetto infrazioni doganali (articolo 6).
In base all'articolo 8, le Amministrazioni si forniscono informazioni ed esercitano eventualmente una speciale sorveglianza su persone, merci, mezzi di trasporto o locali in qualche modo connessi a infrazioni doganali vere o presunte.
In caso di violazioni delle leggi doganali che riguardino sostanze stupefacenti o frequentemente utilizzate nella fabbricazione di stupefacenti, le Amministrazioni decidono, caso per caso, il ricorso alla consegna controllata di tali merci, per poter risalire ai responsabili della violazione (articolo 9).
L'articolo 10, relativo alla comunicazione e alla esecuzione delle richieste di assistenza, precisa che esse debbono essere presentate per iscritto e corredate da ogni documento ritenuto utile.
L'articolo 11 disciplina il caso in cui è possibile richiedere i documenti, in copie autenticate o in originale, considerando, altresì, la possibilità che i documenti previsti nell'Accordo possano essere sostituiti da informazioni informatizzate.
Ai sensi dell'articolo 12, le informazioni ottenute grazie all'applicazione del presente Accordo godranno della copertura del segreto d'ufficio, nonché della protezione accordata ad informazioni di analoga natura dalla legislazione dello Stato ricevente. Le informazioni in questione potranno essere comunicate ad organi diversi da quelli contemplati solo con il consenso della Parte che le ha trasmesse. Il comma 3 fa eccezione a tali restrizioni per quanto concerne le informazioni e i documenti su infrazioni doganali connesse con traffici di stupefacenti e sostanze psicotrope. Vengono poi espressamente salvaguardati gli scambi di informazioni tra l'Italia e l'Unione europea.
Le indagini sulle violazioni doganali sono condotte dall'Amministrazione adita in base alle leggi vigenti nel proprio territorio (articolo 13). Funzionari dell'Amministrazione richiedente possono essere presenti alle indagini se queste vertono su infrazioni alle norme della Amministrazione richiedente e se l'Amministrazione adita vi consente (articolo 14).
È previsto (articolo 15) che gli agenti doganali di una Parte contraente possano, a richiesta dell'altra Parte, comparire come esperti o testimoni nel corso di procedimenti giudiziari intentati nel territorio della Parte richiedente per infrazioni doganali, producendo anche, se autorizzati, oggetti o documenti. Mentre la richiesta dovrà precisare il procedimento e la qualità in cui l'agente dovrà parteciparvi,


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la Parte richiesta potrà accompagnare l'autorizzazione con la precisazione dei limiti entro i quali i propri agenti dovranno contenersi nelle loro deposizioni.
L'articolo 16 prevede che ai dati personali comunicati nel quadro della collaborazione prevista deve essere assicurata dalle Parti una protezione almeno pari a quanto previsto dall'Allegato, che costituisce parte integrante dell'Accordo stesso.
L'articolo 17 contempla casi di mancata concessione dell'assistenza amministrativa, possibile quando da essa potrebbe derivare pregiudizio per interessi vitali della Parte adita, o anche contrasto con norme di legge nazionali. Il diniego dell'assistenza deve essere comunque motivato, così come un eventuale differimento di essa in ragione della possibile interferenza con indagini o procedimenti giudiziari o amministrativi in corso nel territorio della Parte adita.
I costi derivanti dall'attuazione dell'Accordo, in base all'articolo 18, vengono sostenuti in proprio dalle due Amministrazioni doganali, salvo quelli per indennità da versare a esperti o testimoni, o a interpreti e traduttori, che ricadono sulla Parte richiedente.
L'articolo 19 istituisce una Commissione mista italo-etiopica a livello di vertici delle rispettive Amministrazioni doganali (o eventualmente di loro rappresentanti), la quale si riunirà a richiesta di una delle due Parti, allo scopo di seguire l'attuazione dell'Accordo e comporre eventuali controversie in merito ad esso.
L'articolo 20 definisce l'ambito territoriale di applicazione dell'Accordo, mentre l'articolo 21 ne disciplina l'entrata in vigore.
La durata dell'Accordo è illimitata come previsto dall'articolo 22, salvo denuncia di una delle Parti inoltrata per via diplomatica, che avrà effetto tre mesi dopo la notifica.
Il disegno di legge in esame, già approvato dal Senato, consta di quattro articoli, i primi due recanti, rispettivamente, l'autorizzazione alla ratifica dell'Accordo italo-etiopico sulla cooperazione delle amministrazioni doganali e il relativo ordine di esecuzione.
L'articolo 3 reca la clausola di copertura degli oneri finanziari derivanti dall'attuazione dell'Accordo, valutati in 26.275 euro annui a decorrere dal 2007, da reperire a carico del fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell'Economia e delle Finanze, con parziale utilizzazione dell'accantonamento relativo al Ministero degli Affari esteri.
Non ravvisando profili ostativi sotto il profilo della compatibilità comunitaria, propone di esprimere parere favorevole sul provvedimento in esame.

Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere del relatore.

Ratifica ed esecuzione del Protocollo addizionale al Trattato sullo statuto di EUROFOR, con allegata Dichiarazione, redatto a Lisbona il 12 luglio 2005.
C. 2928 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Antonello FALOMI (RC-SE), relatore, sottolinea che il Protocollo Addizionale al Trattato sullo Statuto di EUROFOR (Euroforza operativa rapida), fatto a Lisbona il 12 luglio 2005, ha lo scopo di definire il regime giuridico del personale assegnato alla Cellula permanente della «Forza Marittima europea» (EUROMARFOR - EMF), estendendo ad essa la disciplina prevista per il personale di EUROFOR dal citato Trattato sottoscritto a Roma il 5 luglio 2000.
Il Trattato sullo Statuto di EUROFOR - ratificato dall'Italia con la legge 19 agosto 2003, n. 251, ed in vigore internazionale dal 4 febbraio 2004 - disciplina i principi fondamentali relativi allo statuto, allo stazionamento, alle modalità organizzative


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e al funzionamento della forza multinazionale europea EUROFOR (Euroforza operativa rapida), la forza terrestre multinazionale di pronto intervento costituita da Italia, Francia, Spagna e Portogallo.
EUROMARFOR, invece, è una Forza navale a spiegamento rapido costituita da quattro paesi: Italia, Francia, Spagna e Portogallo.
Entrambe le Forze sono state create con il compito di svolgere le missioni umanitarie o di evacuazione e di mantenimento della pace definite in occasione della riunione del Consiglio dei Ministri dell'UEO tenutasi a Petersberg nel giugno 1992.
La Cellula permanente di EUROMARFOR (EMF PC), cui il Protocollo addizionale in esame si riferisce, ha il compito di assistere il Comando della Forza, che è attribuito a rotazione, per un periodo di due anni, alle Autorità navali di ciascuno dei quattro Paesi. Il comando della forza è attualmente in capo alla Spagna, ma nel settembre del 2007 sarà nuovamente assunto dall'Italia.
La Cellula permanente è formata da quattro ufficiali (uno per nazione), a loro volta diretti da un Direttore appartenente allo stesso Paese, che detiene il comando di EUROMARFOR.
La Cellula permanente ha lo scopo di supportare il comandante di turno di EUROMARFOR nella pianificazione delle attività delle Forze navali e di tenere i collegamenti con le autorità navali dei paesi che l'hanno costituita. Essa ha altresì il compito, nel caso di attivazione di operazioni reali o di esercitazioni, di assicurare le attività connesse con la direzione e la conduzione delle operazioni o delle esercitazioni.
In conclusione, considerato che il disegno di legge non presenta profili di incompatibilità con l'ordinamento comunitario, per quanto di competenza della XIV Commissione, propone l'espressione di un parere favorevole.

Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole del relatore.

La seduta termina alle 14.25.

ATTI DEL GOVERNO

Martedì 25 settembre 2007. - Presidenza del presidente Franca BIMBI.

La seduta comincia alle 14.25.

Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2005/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2005, che modifica le direttive 72/166/CEE, 84/5/CEE, 88/357/CEE e 90/232/CEE del Consiglio e la direttiva 2000/26/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sull'assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli.
Atto n. 137.
(Esame, ai sensi dell'articolo 126, comma 2, del regolamento, e rinvio).

La Commissione inizia l'esame dello schema di decreto legislativo all'ordine del giorno.

Sandro GOZI (Ulivo), relatore, osserva che la direttiva 2005/14/CE - che forma oggetto del presente provvedimento di attuazione - modifica e integra alcune precedenti direttive in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli. Fra le disposizioni principali si segnalano quelle relative all'incremento della misura dei minimi di garanzia e al loro periodico aggiornamento, nonché quelle che impongono la validità della copertura assicurativa per l'intero territorio dell'Unione europea per l'intera durata del contratto, ed escludono la possibilità di limitare il risarcimento dei danni subìti da terzi trasportati, quando fossero a conoscenza dello stato di alterazione del conducente.
La legge comunitaria 2005 (legge 25 gennaio 2006, n. 29) ha inserito la delega per il recepimento della direttiva in oggetto all'allegato B, dunque tra le direttive per le quali è previsto il parere parlamentare sullo schema di decreto delegato di recepimento. Decorsi quaranta giorni dalla


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data di trasmissione il decreto delegato può essere emanato anche in mancanza del parere.
Si sofferma quindi sui profili più rilevanti dello schema. Il comma 1 dell'articolo 1 modifica l'articolo 1 del codice delle assicurazioni private, recante le definizioni. In particolare è modificata la definizione di Stato membro di ubicazione del rischio. Precisa che l'ubicazione del rischio è determinata dall'immatricolazione sia che si tratti di un veicolo con targa definitiva che con targa temporanea. Inoltre è aggiunta una disposizione, la quale prevede che lo Stato di ubicazione del rischio sia anche lo Stato membro di destinazione nel caso in cui un veicolo viene spedito da uno Stato membro in un altro, a decorrere dall'accettazione della consegna da parte dell'acquirente e per un periodo di trenta giorni, anche se il veicolo non è stato formalmente immatricolato nello Stato membro di destinazione. Infine, è aggiunto un punto 6) il quale prevede che per Stato di ubicazione del rischio si intenda anche lo Stato membro in cui si è verificato un sinistro qualora il veicolo sia privo di targa o rechi una targa che non corrisponde più allo stesso veicolo.
Il comma 2 sopprime il divieto per il rappresentante per la gestione dei sinistri di non svolgere per conto dell'impresa che lo ha nominato attività diretta all'acquisizione di contratti di assicurazione.
Si tratta di un'abrogazione che recepisce l'articolo 3 della direttiva 2005/14/CE.
Il comma 3 modifica l'articolo 125, relativo ai veicoli e natanti immatricolati o registrati in Stati esteri, inserendovi un comma 5-bis il quale prevede che l'Ufficio centrale italiano, entro tre mesi dalla ricezione della richiesta di risarcimento comunica agli aventi diritto un'offerta di risarcimento motivata o indica i motivi per i quali non ritiene di fare offerta.
Il comma 4 modifica quasi integralmente l'articolo 128 del Codice, relativo ai importi minimi di garanzia per l'adempimento dell'obbligo di assicurazione per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti.
Il nuovo articolo 128, al comma 1, prevede un importo minimo di copertura pari a 5 milioni di euro per sinistro nel caso di danni alle persone, indipendentemente dal numero delle vittime e pari ad 1 milione di euro per sinistro nel caso di danni alle cose, indipendentemente dal numero delle vittime.
Il comma 2 del nuovo articolo 128 prevede che i relativi contratti di assicurazione debbano adeguarsi ai nuovi importi minimi entro l'11 giugno 2012.
Tuttavia il comma 5 del nuovo articolo 128 prevede che alla data dell'11 dicembre 2009 gli importi minimi debbano essere pari ad almeno la metà degli ammontari di cui al comma 1.
Il comma 3 del nuovo articolo 128 prevede l'indicizzazione automatica ogni cinque anni dalla data dell'11 giugno 2012 degli importi minimi di copertura previsti dal comma 1.
Il comma 5 dell'articolo 1 dell'atto del governo in esame aggiunge un comma 1-bis all'articolo 134 del Codice, relativo all'attestazione sullo stato del rischio.
Il comma 6 inserisce alla fine del Capo III (Risarcimento del danno) del Titolo X (Assicurazione obbligatoria per i veicoli a motore e i natanti) del Codice un nuovo articolo 142-bis relativo alle informazioni sulla copertura assicurativa.
Il comma 7 inserisce un nuovo articolo 142-ter concernente gli utenti della strada non motorizzati. Il nuovo articolo estende l'assicurazione obbligatoria per i veicoli a motore e i natanti ai danni alle persone e cose subiti da pedoni, ciclisti e altri utenti non motorizzati della strada i quali in conseguenza di un incidente nel quale sia stato coinvolto un veicolo, hanno diritto alla riparazione del danno, nei limiti in cui sussista la responsabilità civile dei conducenti.
Si tratta di una modifica che recepisce quanto previsto dall'articolo 4, par. 2 della direttiva 2005/14/CE.
Il comma 8 modifica l'articolo 148 del Codice, concernente la procedura di risarcimento, in modo da prevedere l'obbligo di motivazione dell'offerta di risarcimento.


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Il comma 9 aggiunge alla fine dell'articolo 155 del Codice, relativo all'accesso al Centro di informazione italiano un comma 5-bis.
Tale comma obbliga il Centro suddetto a rendere disponibili in formato elettronico i dati che il Centro è tenuto a fornire, qualora le parti interessate lo richiedano.
Si tratta di una modifica che recepisce quanto previsto dall'articolo 5, punto 4) della direttiva 2005/14/CE.
Il comma 10 modifica i commi 1, 2 e 4 dell'articolo 283 del Codice, concernente i sinistri verificatisi nel territorio della Repubblica.
Segnala che nel dicembre scorso la Commissione ha presentato ricorso presso la Corte di Giustizia delle Comunità europee in merito ad alcune previsioni della legislazione italiana in materia di assicurazione per la responsabilità civile auto. Il ricorso è stato presentato in esito ad una procedura di infrazione avviata dalla Commissione sulla base di una serie di denunce di diverse compagnie assicurative.
Nel ricorso la Commissione contesta anzitutto la disposizione italiana secondo la quale i premi per l'assicurazione RC auto devono essere calcolati in base a determinati parametri , non previsti dalla normativa comunitaria in materia, e che assoggetta tali premi ad un controllo retroattivo di conformità con i parametri in questione. Secondo la Commissione, l'Italia avrebbe determinato un sistema di premi regolamentati, violando gli obblighi di libera commercializzazione dei prodotti assicurativi ad essa derivanti dalle disposizioni sulla libertà tariffaria contenute negli articoli 6, 29 e 39 della direttiva 92/49/CE (terza direttiva assicurazione non vita). Inoltre, dal momento che la norma sul controllo delle tariffe si applica anche ad imprese operanti in Italia, ma aventi la propria sede principale in altri Stati membri, la Commissione ritiene che il regime sia anche contrario ai principi in materia di ripartizione delle funzioni di vigilanza tra le autorità dello Stato membro di origine e quelle dello Stato di destinazione (articolo 9 della direttiva 92/49/CEE).
In secondo luogo, la Commissione contesta l'obbligo a contrarre l'assicurazione RC auto imposto dalla normativa italiana a tutte le imprese di assicurazione, comprese quelle con sede centrale in un altro Stato membro, ma operanti in Italia. Tale previsione violerebbe gli articoli 43 TCE sulla libertà di stabilimento e 49 TCE sulla libera prestazione di servizi, in quanto costituisce un serio ostacolo all'esercizio delle attività delle imprese di assicurazione in Italia, dissuadendo le imprese assicurative stabilite in altri Stati membri dallo stabilirsi o dal prestare servizi in Italia e pregiudicandone quindi l'accesso al mercato italiano.
Il 10 aprile 2006 la Commissione aveva trasmesso all'Italia un parere motivato complementare, che faceva seguito al parere motivato già trasmesso il 18 ottobre 2005. Nella risposta del 30 dicembre 2005 le autorità italiane avevano essenzialmente ribadito che le norme contestate sono necessarie affinché tutti i guidatori possano ottenere l'assicurazione in tutte le parti d'Italia. Pur riconoscendo che i motivi di tutela dei consumatori e di ordine pubblico possono giustificare restrizioni alle libertà fondamentali, la Commissione considera le restrizioni previste dalla normativa italiana non proporzionate in quanto esisterebbero mezzi meno restrittivi per raggiungere tale obiettivo.
Sulla base dell'esame dello schema di decreto di recepimento di questa importante direttiva sottolinea la circostanza che, una tantum, la posizione assunta dall'Italia appare pienamente coerente con una visione modernamente concorrenziale del mercato assicurativo, tutelando da un lato il contraente più debole, ovvero l'assicurato, attraverso la salvaguardia dell'obbligo a contrarre l'assicurazione RC auto per tutte le imprese assicurative operanti nel nostro Paese e contrastando, dall'altro, l'adozione di premi assicurativi abnormi, non motivati da considerazioni di ordine tecnico-attuariale.

Arnold CASSOLA (Verdi) osserva che al maggior numero di compagnie cui è consentito operare nel settore delle assicurazioni


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dovrebbe conseguire una maggiore concorrenza e, in ultima analisi, maggiore possibilità di scelta per i consumatori. Parrebbe invece che l'Italia, scoraggiando la presenza di compagnie estere, restringa le scelte dei consumatori.

Sandro GOZI (Ulivo), relatore, ricorda che già alcune imprese assicurative straniere sono presenti in Italia e che occorre rimuovere il rischio che le assicurazioni si scelgano i propri clienti.

Franca BIMBI, presidente, sottolinea il rilievo di due aspetti: il metodo di calcolo dei premi assicurativi e l'obbligo a contrarre per le assicurazioni nel ramo responsabilità civile auto. Occorre valutare se la nuova normativa sull'ubicazione del rischio, determinata dall'immatricolazione, produca vantaggi e un allargamento del mercato.

Sandro GOZI (Ulivo), relatore, sottolinea la necessità di distinguere tra la disciplina relativa all'obbligo a contrarre e la disciplina delle conseguenze connesse al danno prodotto, rispetto a cui trova uniforme applicazione il criterio dello Stato di ubicazione.

Antonello FALOMI (RC-SE) ritiene che debba essere maggiormente chiarito quali siano i vantaggi che si producono per i consumatori in base alla normativa italiana che, secondo la Commissione europea, non risulterebbe del tutto conforme al diritto comunitario.

Sandro GOZI (Ulivo), relatore, osserva che la Commissione europea considera non proporzionate le maggiori restrizioni previste dalla normativa italiana.

Franca BIMBI, presidente, alla luce del dibattito svoltosi, ritiene che sia quanto mai utile sentire, nella seduta di domani, il rappresentante del Governo, in modo da chiarire i diversi aspetti collegati alla normativa in esame.

La Commissione concorda.

Franca BIMBI, presidente, rinvia il seguito dell'esame alla seduta di domani.

La seduta termina alle 15.

AVVERTENZA

I seguenti punti all'ordine del giorno non sono stati trattati:

ATTI DEL GOVERNO

Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2005, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, nonché della direttiva 2006/70/CE della Commissione, del 1 agosto 2006, recante misure di esecuzione della medesima direttiva 2005/60/CE.
Atto n. 129

Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2004/80/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa all'indennizzo delle vittime di reato.
Atto n. 130.