VIII Commissione - Resoconto di mercoledý 26 settembre 2007


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SEDE REFERENTE

Mercoledì 26 settembre 2007. - Presidenza del presidente Ermete REALACCI. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare, Gianni Piatti.

La seduta comincia alle 14.20.

Istituzione del Parco nazionale della laguna di Venezia.
C. 2064 Cacciari.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame.

Rodolfo Giuliano VIOLA (Ulivo), relatore, osserva che la proposta di legge in esame prevede l'istituzione del Parco nazionale della laguna di Venezia e ne disciplina taluni profili, per il resto rinviando alla «legge quadro» sulle aree protette (legge n. 394 del 1991). Rileva che la finalità di tale intervento normativo, ampiamente evidenziata nella relazione illustrativa, risiede nell'esigenza di promuovere un'iniziativa di tutela e protezione di un'area lagunare che presenta una significativa estensione del proprio ecosistema - 550 Kmq di superficie - e una particolare importanza sotto il profilo ambientale, biologico, faunistico e paesaggistico. Passa, quindi, ad illustrare il contenuto dell'articolato, osservando anzitutto che, per il raggiungimento delle finalità del


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Parco, la proposta di legge, all'articolo 1, comma 2, istituisce l'Ente parco nazionale, sottoposto alla vigilanza del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. L'ambito territoriale del Parco è definito dal successivo comma 4, che fa riferimento alle quattro aree SIC (siti di importanza comunitaria) e alle cinque aree ZPS (zone di protezione speciale) di cui alla delibera della Giunta regionale della regione Veneto n. 1180 del 2006, con i corridoi di interconnessione, nonché con gli ambiti lagunari funzionalmente collegati ai predetti siti, come dalla planimetria allegata alla proposta di legge. Il successivo comma 5 demanda all'approvazione del Piano ambientale del Parco la delimitazione perimetrale di un ambito territoriale più ampio quale area di transizione, protezione e sviluppo controllato, da sottoporre a tutela mediante gli strumenti della pianificazione regionale e provinciale. Le successive disposizioni della proposta di legge individuano le finalità del Parco (articolo 2) e gli strumenti di attuazione del medesimo (articolo 3); esse confermano, inoltre, l'articolazione degli organi dell'Ente parco contenuta nella «legge quadro» sulle aree protette e rinviano alla medesima legge in merito alle relative modalità di nomina (articolo 4), disciplinando le modalità di finanziamento dell'Ente parco per il conseguimento dei fini istituzionali (articolo 5) e le convenzioni che possono essere eventualmente stipulate dall'Ente parco per avvalersi degli enti strumentali della regione Veneto per il perseguimento delle finalità dell'area protetta (articolo 6). La proposta di legge indica, altresì, le attività di promozione atte a favorire lo sviluppo economico e sociale delle popolazioni residenti all'interno del Parco, attraverso la concessione del nome e dell'emblema del parco a prodotti e servizi locali che presentino determinati standard di qualità e siano in linea con le finalità del Parco stesso (articolo 7). L'articolo 8 reca, infine, una «norma di chiusura», che contiene il rinvio alla «legge quadro» per quanto non disciplinato dalla proposta di legge.
Sul piano più strettamente politico, invece, considerato il contenuto del provvedimento e formulata una valutazione positiva sulle finalità sottese all'iniziativa legislativa in esame, ritiene di dovere preliminarmente sottolineare il dato consistente nella piena consapevolezza della necessità di compiere ogni possibile sforzo per portare a termine questo ambizioso progetto con il forte coinvolgimento e la condivisione delle realtà territoriali. Ritiene, infatti, che, in una visione più ampia della nozione di ambiente, il parco possa diventare uno strumento di sviluppo per i territori interessati.
Osserva, quindi, che occorre anche tenere conto delle iniziative già poste in essere dalle autonomie locali e, in particolare, dall'amministrazione comunale di Venezia, la quale, a partire dal 2002, ha intrapreso un'azione su scala locale per l'istituzione di un parco di interesse locale nell'area nord della Laguna, tanto che la delibera del Consiglio comunale n. 99 del luglio 2003 ha provveduto alla istituzione del «Parco della Laguna», il cui scopo è la tutela e la valorizzazione ambientale e socioeconomica della Laguna Nord di Venezia, sulla quale l'amministrazione comunale intende istituire un parco di «interesse locale», ai sensi della legge regionale n. 40 del 1984 (che ha disciplinato le modalità per l'istituzione di parchi all'interno della regione). In tal senso, pone all'attenzione della Commissione la questione se la delimitazione per legge del perimetro del parco, di cui all'articolo 1, comma 4, del progetto di legge in esame, non debba anche coordinarsi con l'autonomia degli enti locali competenti e, in specie, di regione, provincia e comuni interessati.
Allo stesso tempo, proprio per garantire una riflessione il più possibile aperta, giudica indispensabile porre in essere un percorso preventivo di valutazione della proposta di legge, che registri il livello di condivisione delle comunità locali e che verifichi il grado di adesione delle realtà sociali al progetto in esame. Per tali motivi, riterrebbe utile che la Commissione - qualora concordasse sull'opportunità di


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proseguire speditamente nell'esame del provvedimento - svolgesse un'attività istruttoria preliminare, che potrà prevedere anche eventuali sopralluoghi e incontri con i soggetti richiamati, istituzionali e non. In tal senso, sottolinea l'opportunità che il seguito dell'esame del provvedimento sia organizzato in modo da consentire lo svolgimento di un ampio ciclo di audizioni informali di tutti i soggetti pubblici e privati interessati (anche mediante un possibile sopralluogo nelle zone interessate), con il duplice obiettivo di raccogliere le proposte e le indicazioni di tali soggetti e di portare a sintesi i molteplici regimi vincolistici che insistono sulla laguna di Venezia e che incidono sulle attività che in essa si svolgono, a partire dalla navigazione, dalla pesca, dalla caccia e dalla vallicoltura in laguna. Ritiene che questa sia la via per costruire il massimo di consenso e di condivisione intorno ad un progetto che si dimostri capace di restituire alla popolazione residente un ruolo centrale nelle politiche di governo del territorio e che abbia per obiettivo strategico, non quello di introdurre nuovi vincoli ma, al contrario, di semplificare il quadro vincolistico esistente, secondo il criterio guida della tutela della risorsa ambientale quale strumento di promozione umana, sociale ed economica. Anche per questa ragione ha ritenuto di dover prospettare un ampio ambito di soggetti che, a suo avviso, dovranno essere coinvolti: tra di essi, segnala i rappresentanti del Comune di Venezia, con la «municipalità» di riferimento, e di tutti gli altri comuni interessati dal progetto di legge in esame, della Provincia di Venezia, della Regione Veneto, dell'Autorità portuale, del Magistrato alle Acque e degli ulteriori organismi con competenze sulle attività della laguna di Venezia (dalla Guardia di finanza alla Capitaneria di porto, dalla polizia municipale a quella provinciale e all'ARPAV). Inoltre, ritiene che sia opportuno comprendere anche i rappresentanti delle associazioni di categoria del mondo agricolo, della pesca, dell'allevamento ittico e delle associazioni venatorie, nonché i rappresentanti delle associazioni di volontariato e sportive - ad esempio quelle dei vogatori - che vivono la laguna intensamente e, probabilmente, nel modo più appropriato.
In conclusione, nel prospettare l'esigenza che l'esame preliminare della proposta di legge continui nelle prossime sedute, in modo da consolidare e chiarire in modo serio le posizioni dei diversi gruppi sul provvedimento, esprime l'auspicio che - anche acquisito l'orientamento del Governo in materia - sia possibile lavorare proficuamente per una positiva prosecuzione dell'iter parlamentare.

Ermete REALACCI, presidente, osserva che il seguito dell'esame - in coerenza con le ipotesi prospettate dal relatore - potrebbe prevedere una ulteriore seduta da dedicare ad un dibattito di carattere generale sul provvedimento, per poi passare alla nomina di un Comitato ristretto, nel cui ambito definire l'istruttoria relativa alla proposta di legge in titolo, anche mediante la possibile realizzazione di audizioni informali con i soggetti istituzionali e di specifici incontri con le comunità locali interessate.

Luana ZANELLA (Verdi) riterrebbe particolarmente auspicabile una missione della Commissione nelle zone interessate.

Il sottosegretario Gianni PIATTI fa presente che il Governo aderisce con favore alla proposta di legge in esame, considerato anche che sulle aree interessate dal provvedimento insistono numerose zone di protezione speciale e di interesse comunitario, che già presuppongo l'esistenza di specifici vincoli. Sottolinea, inoltre, l'importanza di consolidare proprio il rapporto tra vincoli e opportunità, in modo da far cogliere ai protagonisti delle aree interessate le grandi occasioni costituite dalla creazione di un parco nazionale.
Fa presente, infine, che nel seguito dell'esame del provvedimento occorrerà anche individuare le necessarie risorse finanziarie, che consentano di assicurare l'adeguato funzionamento del nuovo Ente


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parco, in un quadro di risorse pubbliche certamente non illimitate in relazione al sistema dei parchi nazionali.

Paolo CACCIARI (RC-SE) segnala al rappresentante del Governo l'esigenza di portare formalmente a conoscenza della Commissione il provvedimento recante i criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e a Zone di Protezione Speciale (ZPS), predisposto ai sensi della legge finanziaria per il 2007, come recentemente definito in sede di Conferenza unificata, che potrebbe rappresentare un utile elemento conoscitivo ai fini del sostegno alla proposta di legge in esame.

Il sottosegretario Gianni PIATTI si impegna a fornire alla Commissione, in tempi rapidi, il provvedimento segnalato dal deputato Cacciari.

Ermete REALACCI, presidente, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Nuove norme per la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico.
C. 1569 Stradella.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame.

Giuseppina FASCIANI (Ulivo), relatore, fa presente che la proposta di legge in titolo riproduce sostanzialmente il contenuto di una proposta di legge già presentata nella scorsa legislatura, il cui esame presso la VIII Commissione non si era concluso. Le finalità del provvedimento sono individuate dall'articolo 1 nel prevenire e rimediare al dissesto idrogeologico, nonché nell'incrementare l'occupazione nel settore agricolo nelle aree in abbandono; la proposta, inoltre, reca altre disposizioni (in particolare l'articolo 4, comma 4), che, sia pure connesse agli obiettivi indicati, sono riconducibili anche alla finalità di contrastare lo spopolamento dei piccoli comuni. Osserva altresì che lo strumento di intervento che viene individuato per realizzare tali finalità sembrerebbe, in sostanza, essere quello di una attività di manutenzione ordinaria, o minore, del territorio, promossa da agricoltori professionali, ai quali verrebbe affidato il ruolo di «tutori ambientali». La proposta in esame istituisce, infatti, questa nuova figura, attribuendole compiti di controllo, di segnalazione e di proposta di interventi diretti a prevenire o ridurre il dissesto idrogeologico, nonché di svolgimento delle attività richieste dal Comitato tecnico-scientifico di cui all'articolo 3, in genere finalizzate alla fornitura di quei servizi essenziali, che la stessa proposta di legge intende promuovere nelle realtà rurali - prevalentemente nei piccoli comuni - che ne risultano sprovvisti. Segnala, inoltre, che la proposta di legge contiene alcune disposizioni di carattere organizzativo, mirate alla costituzione in ogni regione, alla composizione e alla determinazione delle relative indennità, nonché alla definizione delle competenze del già richiamato «Comitato tecnico scientifico per la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico» (articoli 3 e 4). Infine, riguardo al finanziamento delle attività, osserva che il successivo articolo 7 prescrive l'istituzione, presso ciascuna regione, di un «fondo per la salvaguardia e il ripristino degli assetti idrogeologici e per la garanzia di sussistenza e di mantenimento dei servizi essenziali per le piccole comunità», mentre l'articolo 9 dispone un contributo statale nella misura di 250 milioni di euro annui da ripartire fra le regioni.
Nel sottolineare, quindi, che la proposta di legge in esame interessa un ambito di funzioni molto vasto, giudica in termini positivi l'impianto culturale che la ispira, che sembra mirato a contrastare il progressivo abbandono del territorio rurale, attraverso la creazione di attività e di servizi volti a migliorare le condizioni di vita delle aree agricole. In particolare, segnala l'importanza di riflettere con attenzione su un impianto normativo che potrebbe correlare la tutela del territorio e la difesa del suolo al rilancio di un


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concetto di agricoltura multifunzionale e che potrebbe offrire una valida opportunità anche in un ambito di carattere europeo, quale, ad esempio, il settore della politica agricola comune. In tal senso, considerato anche che le sovvenzioni all'agricoltura dovrebbero essere sempre più orientate, non tanto alla quantità dei prodotti, ma piuttosto alla qualità degli stessi e al loro radicamento con il territorio, ritiene che la proposta di legge si muova nella giusta direzione, pur giudicando necessario svolgere un'attenta verifica sull'impatto che essa potrà avere sulla politica complessiva del Governo, con particolare attenzione alla rimodulazione delle risorse destinate agli interventi nel settore agricolo.
In questo ambito, peraltro, osserva che, a seguito di recenti provvedimenti normativi, anche di natura regionale, sono state previste specifiche misure che consentono alle amministrazioni, anche in deroga alle norme vigenti, di avvalersi di imprenditori locali al fine di favorire lo svolgimento di attività funzionali alla tutela e alla salvaguardia del territorio; si tratta, pertanto, di sfruttare al meglio le opportunità esistenti, anche perché gli interventi in questo settore potrebbero fornire un contributo importante a diverse finalità, non ultima quella della prevenzione e della lotta agli incendi boschivi.
Allo stesso tempo, giudica doveroso porre in evidenza il fatto che il provvedimento prospetta l'esigenza di un coordinamento con la normativa vigente in materia di tutela ambientale e di manutenzione territoriale al fine di prevenire il dissesto idrogeologico e, in particolare, con l'istituto dei distretti idrografici e con gli strumenti di programmazione previsti dalla Parte terza del decreto legislativo n. 152 del 2006 - cosiddetto «codice ambientale» - che ha recentemente abrogato la precedente «legge quadro» sulla difesa del suolo, ossia la legge n. 183 del 1989. Prima ancora di tale coordinamento, peraltro, giudica indispensabile una più chiara definizione dei compiti della nuova figura del «tutore ambientale», osservando che, mentre la relazione di accompagnamento definisce quale finalità della proposta quella di individuare condizioni e responsabilità di una attività di «manutenzione ordinaria dei corsi d'acqua e dei versanti» (fra i quali, in particolare, la rimozione dei detriti e la ripulitura dei prati e dei terreni dagli arbusti e dall'erba non tagliata), l'articolato, invece, attribuisce alla istituenda figura del tutore - con formulazione più generica - solo «funzioni di controllo e di segnalazione di proposte di intervento dirette a prevenire o ridurre il dissesto idrogeologico» (articolo 2, comma 2). Più in generale, osserva che l'attività del tutore, le caratteristiche e le modalità delle funzioni di manutenzione ordinaria e i rapporti con le complesse attività programmatorie e di intervento diretto oggi previste dal cosiddetto «codice ambientale» potrebbero probabilmente essere meglio definiti attraverso più specifiche disposizioni. Evidenzia, inoltre, l'esigenza di un coordinamento del piano regionale di cui all'articolo 4, comma 1, finalizzato all'individuazione delle zone che necessitano di sistemazione idrogeologica, con gli strumenti di programmazione disciplinati dal decreto legislativo n. 152 del 2006 che spetta all'autorità di bacino adottare.
Infine, segnala che talune disposizioni delle proposta di legge presentano alcuni elementi problematici, che potrebbero essere superati attraverso una più chiara formulazione del testo, anche secondo le indicazioni fornite dalla apposita documentazione predisposta dagli uffici. In questo ambito, peraltro, giudica opportuno rilevare che - qualora si intendesse proseguire costruttivamente nell'esame del testo - occorrerà anzitutto intervenire sulle disposizioni che disciplinano il Comitato tecnico-scientifico, puntando a garantire una assoluta sobrietà in termini di composizione, di struttura e di costi, ed evitando di produrre ulteriori oneri per la finanza pubblica, ben potendosi tale organismo sostenere nell'ambito degli ordinari stanziamenti di bilancio. Allo stesso tempo, sottolinea che - poiché la proposta di legge disciplina, in linea di massima, la tutela delle terre coltivate - potrebbe


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essere importante, laddove vi fossero bacini individuati come incolti o abbandonati, individuare apposite misure per favorire l'affidamento della gestione, manutenzione e sorveglianza di queste aree alle cooperative sociali, anche in modo da incentivare il coinvolgimento dei giovani in progetti di recupero del territorio. In conclusione, manifesta un'ampia disponibilità ad approfondire il contenuto del testo nel seguito dell'esame, al fine di un opportuno coordinamento delle sue disposizioni con la legislazione vigente e con la normativa all'esame del Parlamento in materia di sostegno dei piccoli comuni, avendo peraltro cura di salvaguardare e, eventualmente, di rafforzare la filosofia di fondo del provvedimento, nonché di verificare le possibili modalità di cooperazione con il Governo, dirette a promuovere il miglioramento del testo.
Il sottosegretario Gianni PIATTI dichiara di condividere la relazione introduttiva testé svolta, che valorizza adeguatamente gli obiettivi della lotta al dissesto idrogeologico mediante opere di manutenzione dei suoli e di sistemazione idraulica. Ritiene, inoltre, che l'istituzione della figura del «tutore ambientale» possa favorire la responsabilizzazione di soggetti che possono utilmente agire di concerto con il sistema istituzionale.
Nel riservarsi di rendere alla Commissione ulteriori elementi di valutazione nel seguito dell'esame, intende in questa sede sottolineare l'esigenza di verificare la possibile armonizzazione del provvedimento con la legislazione vigente e, nello specifico, con la normativa regionale, nonché di razionalizzare le disposizioni relative al Comitato tecnico-scientifico.

Angelo Maria Rosario LOMAGLIO (SDpSE), nel dichiarare la condivisione del suo gruppo rispetto agli obiettivi perseguiti alla proposta di legge in esame, osserva che la relazione introduttiva ha posto l'accento su questioni condivisibili, che affrontano esigenze molto attuali di tutela del territorio e difesa del suolo. Ritiene, peraltro, che la Commissione - nel migliorare il testo nel seguito dell'esame - debba promuovere opportuni interventi di coordinamento normativo, con particolare riferimento alla composizione del Comitato tecnico-scientifico, nel quale dovrebbero trovare posto, ad esempio, anche rappresentanti dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, del Dipartimento della protezione civile e delle associazioni ambientaliste.

Franco STRADELLA (FI) ringrazia preliminarmente il relatore per avere centrato lo scopo della sua iniziativa legislativa, riconoscendo altresì al dicastero dell'ambiente di avere assunto oggi un atteggiamento più positivo rispetto alla legislatura precedente. Nel dichiararsi disponibile a lavorare per ogni possibile miglioramento della proposta di legge in titolo, sottolinea di avere tratto ispirazione - per la sua redazione - da un'esperienza che si registrava, fino ad alcuni decenni fa, nelle zone di campagna sul territorio italiano; richiama, a tale proposito, le figure della guardia campestre e del cantoniere stradale, che svolgevano importanti funzioni di vigilanza del territorio con mezzi assolutamente esigui. Per tali ragioni, ritiene che il coinvolgimento di imprenditori e agricoltori - ed eventualmente di cooperative di giovani, come prospettato dal relatore - possa contribuire appieno al recupero di compiti di manutenzione e sorveglianza, che sono ormai quasi integralmente andati perduti.

Ermete REALACCI, presidente, sottolinea l'ampio consenso che sembra emergere dal dibattito in Commissione rispetto al provvedimento in esame, pur riconoscendo l'esigenza di risolvere talune difficoltà tecniche. Ritiene, in ogni caso, pienamente condivisibile la principale finalità della proposta di legge, che intende favorire il ritorno ad una gestione diffusa del territorio: si tratta, a suo giudizio, di comprendere ora come perseguire tali obiettivi, tenendo presenti le attuali regole che disciplinano la materia.
Rinvia, quindi, il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 14.50.


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ATTI DEL GOVERNO

Mercoledì 26 settembre 2007. - Presidenza del presidente Ermete REALACCI. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare, Gianni Piatti.

La seduta comincia alle 14.50.

Schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva 2005/33/CE, relativa al tenore di zolfo dei combustibili per uso marittimo, nonché di altri combustibili liquidi.
Atto n. 145.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame.

Ermete REALACCI, presidente, avverte che il Ministro per i rapporti con il Parlamento ha fatto presente che, in considerazione dell'imminente scadenza della delega per l'emanazione del provvedimento in esame, il Governo ha ritenuto di inviare alle Camere la richiesta di parere parlamentare seppur non corredata dal prescritto parere della Conferenza Unificata, la quale non si è ancora espressa sul testo dello schema di decreto. Segnala, pertanto, che il Presidente della Camera, pur avendo proceduto all'assegnazione dello schema di decreto, richiama l'esigenza che la Commissione non si pronunci definitivamente sul provvedimento, prima che il Governo abbia provveduto ad integrare la richiesta di parere nel senso indicato.

Salvatore MARGIOTTA (Ulivo), relatore, osserva preliminarmente che lo schema di decreto legislativo in esame è diretto al recepimento della direttiva 2005/33/CE del 6 luglio 2005, che modifica la direttiva 1999/32/CE in relazione al tenore di zolfo dei combustibili per uso marittimo. Ricorda che la direttiva 1999/32/CE stabiliva il tenore massimo di zolfo consentito per l'olio combustibile pesante, il gasolio e il gasolio per uso marittimo utilizzati nella Comunità e imponeva alla Commissione di esaminare le possibili misure da adottare per ridurre il contributo della combustione di combustibili per uso marittimo diversi dai gasoli marini all'acidificazione e di presentare, eventualmente, una proposta al riguardo. Con la direttiva 2005/33/CE si è quindi provveduto ad indicare separatamente per i combustibili per uso marittimo il tenore massimo di zolfo, dettando anche disposizioni specifiche per il gasolio marino e per l'olio diesel marino. Al fine di dare attuazione a tale ultima direttiva, lo schema di decreto legislativo in esame interviene sulle disposizioni di recepimento della precedente direttiva contenute nel Titolo III della Parte V del decreto legislativo n. 152 del 2006 (cosiddetto «codice ambientale»). Tale Titolo, nell'ambito delle norme della Parte V del codice in materia di tutela dell'aria e di riduzione delle emissioni in atmosfera, disciplina i combustibili.
Passa quindi ad illustrare il contenuto del provvedimento in esame, osservando che l'articolo 1, comma 1, modifica l'articolo 291 del codice ambientale, che definisce il campo di applicazione del citato Titolo III, al fine di esplicitare, tra le funzioni delle disposizioni da esso recate, quella di stabilire le caratteristiche merceologiche dei combustibili per uso marittimo (piuttosto che, come nel testo vigente, del solo gasolio marino). Il successivo comma 2 novella l'articolo 292, recante le definizioni. Esso, in particolare, accanto a quella già esistente di gasolio marino, introduce le apposite definizioni di combustibile per uso marittimo e di olio diesel marino e delinea le ulteriori nozioni rilevanti ai fini dell'applicazione del provvedimento. Il comma 3 del medesimo articolo novella quindi l'articolo 293 del codice ambientale, relativo ai combustibili consentiti, demandando, tra l'altro, ad un decreto del Ministro dell'ambiente, da adottare di concerto con il Ministro dell'università, la definizione dei criteri e delle modalità per esentare i combustibili previsti dal richiamato


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Titolo III dall'applicazione delle prescrizioni dell'Allegato X alla Parte V del codice ambientale, qualora gli stessi siano utilizzati a fini di ricerca e sperimentazione. Il successivo comma 4, con una novella all'articolo 295, interviene sulla disciplina dei combustibili per uso marittimo.
Fa presente che il testo novellato dell'articolo 295, in particolare: ai commi da 1 a 9 e 13, reca la disciplina del limite massimo al tenore di zolfo dei medesimi combustibili; ai commi 10-12 detta specifiche prescrizioni per gli operatori in relazione alle operazioni di cambio di combustibili utilizzati sulle navi e alla messa a disposizione di combustibili per navi di stazza non inferiore a 400 tonnellate e prevede inoltre, presso ciascuna autorità marittima e, ove istituita, presso ciascuna autorità portuale, un apposito registro dei fornitori di combustibile per uso marittimo; ai commi 14-18 disciplina la procedura per l'autorizzazione di esperimenti relativi a tecnologie di riduzione delle emissioni, nel corso dei quali è ammesso l'uso di combustibili non conformi ai limiti previsti nel medesimo articolo; ai commi 19 e 20, infine, prevede una specifica autorizzazione, affinché, in alternativa all'uso di combustibili conformi ai limiti previsti nel medesimo articolo, possano applicarsi le tecnologie di riduzione delle emissioni approvate dal Comitato istituito dal regolamento (CE) n. 2099/2002. Con riferimento al tenore di zolfo dei combustibili per uso marittimo, la disposizione prevede distinti limiti per l'utilizzo di gasoli marini nelle acque territoriali e nelle zone di protezione ecologica (0,20 per cento in massa e dal 1o gennaio 2008 al 31 dicembre 2009, 0,10 per cento in massa); per l'utilizzo di combustibili per uso marittimo (1,5 per cento in massa, nelle acque territoriali, nelle zone economiche esclusive e nelle zone di protezione ecologica, ricadenti all'interno di aree di controllo delle emissioni di SOx; 1,5 per cento in massa nelle acque territoriali, nelle zone economiche esclusive e nelle zone di protezione ecologica appartenenti all'Italia rispetto alle navi passeggeri battenti bandiera italiana, che effettuino un servizio di linea proveniente da o diretto ad un porto di un Paese dell'UE, nonché nei confronti delle navi non battenti bandiera italiana che si trovano in un porto italiano; a decorrere dal 1o gennaio 2010, 0,1 per cento in massa nei confronti di navi adibite alla navigazione interna e di navi all'ormeggio); per l'immissione sul mercato di gasoli marini (dal 1o gennaio 2010, 0,1 per cento in massa) e di oli diesel marini (1,5 per cento in massa). La disposizione disciplina in termini generali i casi di non applicazione dei limiti relativi al tenore di zolfo e reca casi specifici di esenzione con riferimento alle navi adibite alla navigazione interna e alle navi all'ormeggio. Il comma 5 dell'articolo 1 novella l'articolo 296 del codice ambientale, in materia di controlli e sanzioni, introducendo in particolare un complesso apparato sanzionatorio per la violazione dei divieti contemplati dal nuovo testo dell'articolo 295 connessi all'immissione sul mercato e all'utilizzazione di combustibili per uso marittimo (nonché per la mancata trasmissione dei dati prevista ai fini della trasmissione del rapporto annuale da parte del Ministero dell'ambiente alla Commissione di cui all'articolo 298, comma 3). Esso, inoltre, provvede ad individuare i soggetti competenti all'accertamento delle infrazioni e in linea con la direttiva 1999/32/CE, definisce le modalità con le quali possono essere effettuati gli accertamenti. Il successivo comma 6, infine, inserendo un comma aggiuntivo all'articolo 298 del codice ambientale, disciplina le modalità di predisposizione e di trasmissione alla Commissione europea da parte del Ministero dell'ambiente, entro il 30 giugno di ciascun anno, del rapporto relativo al tenore di zolfo dell'olio combustibile pesante, del gasolio e dei combustibili per uso marittimo utilizzati nell'anno civile precedente, prevedendo anche specifici obblighi informativi a carico dei soggetti indicati. L'articolo 2 del provvedimento introduce, quindi, alcune modifiche all'Allegato X alla Parte V del decreto


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legislativo n. 152 del 2006 (recante la disciplina dei combustibili). Tra queste si segnala la sostituzione integrale della Sezione 3 della Parte prima dell'Allegato X, volta a limitare la possibilità di deroga ai limiti al contenuto di zolfo dell'olio combustibile pesante previsti dal punto 1.1. (con riferimento in particolare ai grandi impianti di combustione che beneficiano dell'esenzione di cui all'articolo 273, comma 5) e a modificare l'attuale procedura per la trasmissione dei dati, con l'introduzione di un'articolata definizione degli obblighi ricadenti sui soggetti pubblici e privati ai fini dell'elaborazione della relazione prevista all'articolo 298. L'articolo 3, infine, reca al comma 1 la clausola di invarianza della spesa; prevede al comma 2 che le competenti autorità provvedano entro i limiti delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente all'attività istruttoria di cui all'articolo 293, comma 3, all'articolo 295, commi 14-16 e commi 19 e 20, nonché alla tenuta del registro di cui all'articolo 295, comma 12, e alla redazione del rapporto di cui all'articolo 298, comma 3; pone a carico dei soggetti interessati gli oneri inerenti le prestazioni e i controlli di cui ai commi 2 e 9 dell'articolo 296, secondo tariffe predeterminate, sulla base del costo effettivo del servizio, (comma 3).
In conclusione, ritiene di dover manifestare fin d'ora il proprio orientamento favorevole sul complesso del provvedimento in esame, giudicando tuttavia necessario procedere ai dovuti approfondimenti tecnici e dichiarandosi, nel contempo, pienamente disponibile ad acquisire eventuali elementi di valutazione che dovessero emergere nel corso del dibattito.

Camillo PIAZZA (Verdi) dichiara di condividere la relazione introduttiva sul provvedimento in esame, che giudica fondamentale per l'introduzione di precisi limiti a determinate sostanze presenti nei combustibili per uso marittimo. Poiché, peraltro, tale atto del Governo recepisce una specifica normativa comunitaria in materia, coglie l'occasione dell'avvio dell'esame in Commissione del provvedimento per ricordare che sono prossime alla scadenza alcune proroghe di atti normativi, che dovrebbero attuare nell'ordinamento italiano importanti direttive comunitarie, in materia di rifiuti elettrici ed elettronici (cosiddetti RAEE), oli esausti, rifiuti transfrontalieri e fluff derivante dalla rottamazione dei veicoli fuori uso. Su questi argomenti, paventa che il Governo non si stia attrezzando adeguatamente, per cui si rischia di giungere ad un'ulteriore proroga dei termini, senza che siano individuate le soluzione definitive, che potrebbero dare certezza agli operatori del settore. Invita, pertanto, il rappresentante del dicastero dell'Ambiente ad indicare alla Commissione come il Governo intenda procedere per far fronte alle problematiche segnalate.

Paolo CACCIARI (RC-SE) chiede al relatore se sia in grado di chiarire le ragioni che portano a disporre una deroga procedurale per le navi di stazza inferiore a 400 tonnellate.

Salvatore MARGIOTTA (Ulivo), relatore, fa presente che il provvedimento detta talune prescrizioni relative alle indicazioni delle caratteristiche dei combustibili utilizzati dalle navi di stazza non inferiore a 400 tonnellate, sebbene la direttiva comunitaria di riferimento non operi alcuna distinzione in materia. A tal fine, ritiene utile acquisire dal Governo specifici chiarimenti circa le motivazioni della deroga testé richiamata.

Il sottosegretario Gianni PIATTI evidenzia le principali novità che il provvedimento in esame introduce rispetto alla legislazione vigente, riconoscendo che la complessità tecnica della materia trattata presuppone ulteriori approfondimenti da parte della Commissione, in ordine ai quali si riserva di fornire elementi integrativi in occasione delle prossime sedute.


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Quanto alla questione sollevata dal deputato Camillo Piazza, fa presente che - anche a seguito di alcuni incontri tecnici che ha potuto svolgere personalmente - sussiste qualche elemento di preoccupazione circa la possibilità di rispettare i termini previsti dalle ultime proroghe approvate dal Parlamento; in ogni caso, assicura che il Governo si adopererà per agire in tempo utile e per fare ogni possibile sforzo finalizzato alla definitiva disciplina delle complesse materie oggetto delle specifiche direttive comunitarie in precedenza richiamate.

Ermete REALACCI, presidente, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.10.

SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 26 settembre 2007. - Presidenza del presidente Ermete REALACCI. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare, Gianni Piatti.

La seduta comincia alle 15.10.

Ratifica Accordo Italia-Grecia sullo sviluppo dell'interconnessione Italia-Grecia-Progetto IGI.
C. 2930 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame.

Lello DI GIOIA (RosanelPugno), relatore, osserva che il disegno di legge in esame dispone la ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra il Governo italiano e quello greco, firmato a Lecce il 4 novembre 2005, per lo sviluppo del progetto di interconnessione tra le reti infrastrutturali di trasporto del gas, noto con il nome di «Progetto IGI». Tale progetto prevede la costruzione di un gasdotto che percorrerà il territorio greco per 590 chilometri e il tratto marino tra la costa greca e quella pugliese per altri 210 chilometri, con approdo alla costa italiana in prossimità del porto di Otranto. Segnala quindi che la realizzazione del gasdotto è affidata ad una joint venture tra la società italiana Edison e la greca Depa ed il completamento dei lavori è atteso per il 2012. Ricorda, altresì, che il Progetto IGI fa parte di un progetto più vasto, che prevede l'interconnessione della rete greca dei gasdotti con quella turca e che consentirà all'Italia di importare annualmente circa 8 miliardi di metri cubi di gas naturale proveniente dall'area del Mar Caspio e del Medio Oriente. Sotto questo profilo, segnala, inoltre, che - come richiamato nel Preambolo dell'Accordo - l'UE ha inserito il Progetto IGI tra gli assi prioritari per lo sviluppo delle «Reti Transeuropee dell'Energia» e che, per questa sua valenza strategica, rientra tra i progetti prioritari di sviluppo per il sistema europeo, anche ai fini dell'ottenimento di finanziamenti comunitari. Passando, quindi, ad una rapida illustrazione del contenuto dell'Accordo fra il Governo italiano e quello greco, osserva che l'articolo 1 ne fissa il contenuto, costituito dalla realizzazione comune del Progetto IGI, mentre, ai sensi dell'articolo 2, le Parti riconoscono l'importanza del progetto e si impegnano vicendevolmente a sostenere la richiesta di finanziamenti comunitari per la sua realizzazione. Nello stesso articolo 2 sono contenuti, inoltre, l'impegno della Grecia, quale Paese di transito, a gestire il gasdotto in modo da non danneggiare gli interessi italiani relativi alla sicurezza e alla continuità della fornitura e l'impegno dell'Italia ad inserire il Progetto IGI tra le infrastrutture energetiche di interesse strategico, in base alla legislazione nazionale (cosiddetta «legge obiettivo»), al fine di semplificarne la realizzazione. A questo


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specifico riguardo, tuttavia, ritiene di dover sottolineare, anche per gli specifici profili di competenza della Commissione, che nel Preambolo dell'Accordo oggetto della proposta di legge in esame viene chiarito espressamente che il Progetto IGI ricade nell'ambito di applicazione della Convenzione internazionale di Espoo del 1991, che rende obbligatoria la valutazione di impatto ambientale dei progetti in ambito transfrontaliero.
Osserva, poi, che l'articolo 3 dell'Accordo regola il funzionamento del Comitato di coordinamento, al quale sono demandati la supervisione dello sviluppo e della realizzazione del Progetto IGI, mentre i successivi articoli 4, 5 e 6 disciplinano, rispettivamente, le modalità di modifica dell'Accordo, la durata e le procedure per la risoluzione di eventuali controversie sulla sua applicazione o interpretazione. Sotto il profilo più strettamente politico, ritiene di dover porre l'accento su due punti essenziali, anche ai fini dell'espressione del parere di competenza della Commissione. Il primo punto - che giudica necessario riconoscere e considerare con la più grande attenzione - è collegato direttamente alla sensibilità e, in qualche caso, alla preoccupazione con cui le popolazioni pugliesi interessate hanno seguito e seguono la vicenda della realizzazione del gasdotto in questione. A suo avviso, si tratta di sensibilità e di preoccupazioni che vanno tenute nella massima considerazione, a cominciare dallo scrupoloso rispetto delle procedure relative alla valutazione di impatto ambientale dell'opera. Inoltre, giudica essenziale che lo sviluppo e la realizzazione del Progetto IGI non possano e non debbano prescindere dal pieno coinvolgimento e da una piena intesa con le istituzioni rappresentative delle collettività locali interessate dalla realizzazione dell'infrastruttura. Il secondo punto politico che intende sottolineare riguarda l'importanza di un'opera come quella in questione, la cui realizzazione risulta di rilevanza strategica per l'Italia, sia in considerazione del previsto aumento della domanda di gas naturale, sia in termini di sicurezza degli approvvigionamenti con l'aumento e la diversificazione delle rotte e delle fonti di importazione del gas (oggi, sostanzialmente, Russia e Algeria), sia per favorire lo sviluppo della concorrenza e la riduzione dei prezzi a vantaggio degli utenti con l'ingresso nel mercato nazionale di un nuovo operatore.
In questo ambito, richiamata l'importanza della valutazione di impatto ambientale, che dovrà essere condotta dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in coordinamento con l'analogo Ministero greco, e che dovrà riguardare il progetto nella sua interezza, e richiamata, altresì, la necessità che tutte le attività dirette alla realizzazione dell'opera siano condotte dal Ministero dello sviluppo economico con il pieno coinvolgimento e d'intesa con gli enti territoriali interessati, ritiene che, in considerazione della speciale rilevanza dell'infrastruttura in questione, la Commissione possa esprimersi positivamente sul provvedimento in esame; formula, pertanto, una proposta di parere favorevole.

Paolo CACCIARI (RC-SE) sottolinea la necessità di avere sufficienti rassicurazioni circa l'obbligatorietà della valutazione di impatto ambientale per la realizzazione dell'infrastruttura prevista dall'Accordo in esame. Chiede, inoltre, chiarimenti sulla data fissata per la conclusione dei lavori.

Lello DI GIOIA (RosanelPugno), relatore, tornando a sottolineare che gli impianti dovranno essere realizzati con il coinvolgimento e il consenso dei territori, specifica che la valutazione d'impatto ambientale dell'opera è resa obbligatoria dagli strumenti convenzionali richiamati espressamente nell'Accordo. Precisa, inoltre, che la data di conclusione dei lavori è fissata all'anno 2012.

Ermete REALACCI, presidente, ritiene che la Commissione, prendendo atto delle rassicurazioni formulate dal relatore circa gli aspetti di tutela ambientale e di con
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territoriale, possa esprimere un orientamento favorevole sull'Accordo in esame.

La Commissione approva, quindi, la proposta di parere favorevole formulata dal relatore.

La seduta termina alle 15.25.

COMITATO RISTRETTO

Mercoledì 26 settembre 2007.

Ricostruzione dei territori del Molise e della Puglia colpiti dal sisma dell'ottobre 2002.
Nuovo testo C. 585 Di Gioia.

Il Comitato ristretto si è riunito dalle 15.25 alle 16.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

Mercoledì 26 settembre 2007.

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 16 alle 16.35.