III Commissione - Resoconto di marted́ 2 ottobre 2007


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SEDE REFERENTE

Martedì 2 ottobre 2007. - Presidenza del presidente Umberto RANIERI. - Interviene il viceministro degli affari esteri, Patrizia Sentinelli.

La seduta comincia alle 12.15.

Ratifica Accordo di stabilizzazione e di associazione (ASA) tra le Comunità europee ed i loro Stati membri e l'Albania.
C. 3043 Governo.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Umberto RANIERI, presidente, nel sostituire il relatore, onorevole Azzolini, impossibilitato a prendere parte alla seduta, rileva che l'esame del disegno di legge in titolo assume un rilievo politico particolare, dovuto sia al suo contenuto e al valore che assume nel contesto albanese ogni passo in direzione dell'Europa, sia allo specifico interesse italiano a sviluppare relazioni sempre più solide con l'Albania. Le motivazioni di tale interesse vanno al di là della vicinanza geografica, dei legami storici e culturali e delle stesse opportunità economiche, oggi importantissime, soprattutto nel settore energetico. Queste motivazioni riguardano il ruolo complessivo dell'Albania nell'intera area balcanica e nel processo di avvicinamento e integrazione europea, nonché il grande sforzo richiesto oggi dalla lotta alla criminalità e ai traffici transfrontalieri illegali, a cui solo una azione coordinata e tenace delle autorità dei due Paesi può assicurare il successo. Si tratta di un'opportunità che il nostro Paese deve cogliere considerato che l'integrazione dell'Albania in Europa può esercitare un ruolo costruttivo e positivo per tutta l'area dei Balcani Occidentali.
Venendo alla illustrazione del contenuto del disegno di legge, segnala che esso si compone di quattro articoli: i primi due recano, rispettivamente, l'autorizzazione alla ratifica e l'ordine di esecuzione dell'Accordo. L'articolo 3 quantifica gli oneri derivanti dall'applicazione dell'Accordo, che sono valutati in 6.970 euro annui a decorrere dal 2007, e ne rinviene la copertura. L'articolo 4 del disegno di legge, infine, dispone l'entrata in vigore della


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legge di autorizzazione alla ratifica per il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Sottolinea che l'Accordo di stabilizzazione e associazione (ASA), concluso il 12 aprile 2006 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri da un lato, e l'Albania, dall'altro, rientra nella categoria degli accordi cosiddetti «misti», in quanto contengono disposizioni che interessano anche gli aspetti più propriamente politici, e quindi anche gli ordinamenti dei singoli Stati membri, dei quali è necessaria la ratifica. Considerate i tempi connessi alle procedure di ratifica necessarie per il perfezionamento degli Accordi misti, è prassi che la Comunità europea concluda contestualmente i cosiddetti Accordi interlocutori (o interinali), che contengono le disposizioni commerciali e dai quali vengono scorporate le parti politiche. Per quanto concerne l'Albania, tale Accordo è stato concluso contestualmente all'Accordo in esame, ma è in vigore dal 1o dicembre 2006.
L'Accordo di stabilizzazione e di associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e l'Albania, dall'altra, oggetto del disegno di legge di ratifica in esame, è finalizzato ad integrare l'Albania nel contesto politico ed economico europeo, anche nella prospettiva di una futura candidatura all'ingresso nell'Unione europea. L'Accordo è parte del processo di stabilizzazione e di associazione (PSA), previsto dalla comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo del 26 maggio 1999. Il PSA prevede, oltre all'elaborazione di accordi di stabilizzazione e di associazione (ASA), lo sviluppo delle relazioni economiche e commerciali con la regione e al suo interno; lo sviluppo degli aiuti economici e finanziari già disponibili; l'aiuto al processo di democratizzazione, alla società civile, all'istruzione e allo sviluppo istituzionale; la cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni; lo sviluppo del dialogo politico. Gli obiettivi dell'Accordo con l'Albania, delineati nell'articolo 1 dell'Accordo stesso, sono quelli di: favorire il dialogo per consentire lo sviluppo delle relazioni politiche tra le Parti, sostenere l'Albania nella direzione di sviluppare la cooperazione economica e internazionale; instaurare progressivamente una zona di libero scambio tra la Comunità e l'Albania; promuovere la cooperazione regionale.
I principi generali concordati tra le Parti per l'attuazione dell'ASA sono: il rispetto dei princìpi democratici e dei diritti umani; il rispetto dei principi del diritto internazionale e dello Stato di diritto; il rispetto dei principi dell'economia di mercato e di quelli relativi alla promozione della pace e della stabilità a livello internazionale e regionale; lo sviluppo di relazioni di buon vicinato, queste ultime da perseguire mediante progetti di comune interesse soprattutto nel campo della lotta al crimine organizzato, alla corruzione, al riciclaggio di denaro, all'immigrazione clandestina, ai traffici illegali di persone e di stupefacenti (Titolo I, articoli da 2 a 4). L'articolo 5 contiene lo specifico impegno delle Parti a condurre un'efficace azione di contrasto al terrorismo, in particolare con il rispetto degli obblighi internazionali in materia.
È previsto un periodo transitorio della durata massima di dieci anni - suddiviso in due fasi - per la realizzazione dell'Associazione, durante il quale verranno applicate gradualmente le disposizioni dell'ASA: le due fasi hanno lo scopo di consentire, dopo i primi cinque anni, una valutazione periodica sull'applicazione dell'Accordo da parte del consiglio di stabilizzazione e di associazione, istituito dall'articolo 116 dell'Accordo stesso. Il titolo II riguarda lo sviluppo del dialogo politico a livello bilaterale, multilaterale e regionale. Il dialogo politico bilaterale è mirato a facilitare la progressiva convergenza di posizioni sulle questioni internazionali, la cooperazione regionale e lo sviluppo di relazioni di buon vicinato, e a favorire la comunanza di vedute sulla sicurezza e la stabilità in Europa. L'articolo 8 prevede la collaborazione delle Parti nella lotta contro la proliferazione di armi di distruzione di massa, nonché nel controllo efficace delle operazioni di import/export e di transito delle tecnologie suscettibili di utilizzazione a fini bellici o terroristici (dual use).


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Il dialogo bilaterale si svolge, a livello ministeriale, all'interno del Consiglio di stabilizzazione e associazione (CSA). Su richiesta delle Parti il dialogo politico, sia bilaterale che multilaterale, può avvenire anche a livello di alti funzionari. È inoltre previsto che il dialogo politico si possa svolgere a livello parlamentare, attraverso un apposito Comitato parlamentare di stabilizzazione e di associazione.
La durata dell'Accordo è illimitata, salva la facoltà delle Parti di denunciarlo, con effetto sei mesi dopo la notifica. L'entrata in vigore dell'Accordo in esame determinerà la decadenza dell'Accordo CE-Albania del 1992 sugli scambi e la cooperazione economica.
Ricorda che il processo di stabilizzazione e associazione è seguito con particolare attenzione dalle istituzioni dell'Unione Europea. Come è noto, la Commissione europea segue costantemente l'evoluzione della situazione nei paesi dei Balcani occidentali, riassumendo in una relazione annuale le risultanze di questo monitoraggio. Dalla più recente relazione si ricava che - per quanto ulteriori progressi siano necessari (soprattutto per quanto attiene al miglioramento della capacità amministrativa, alla tutela dei diritti umani, alla riforma giudiziaria, alla lotta alla corruzione e al crimine organizzato e alla libertà dei media) - tuttavia, sul piano politico complessivo la situazione presenta dei miglioramenti, rispetto allo scorso anno, e dei progressi concreti possono essere registrati in diverse aree chiave. Le autorità albanesi hanno dimostrato determinazione nella lotta alla corruzione; hanno adottato un piano per rispettare gli obblighi derivanti dal partenariato europeo e dall'ASA; hanno continuato a contribuire alla stabilità della regione. Anche per quanto attiene ai criteri economici, la Commissione ha segnalato che l'Albania ha fatto progressi in direzione di un'economia di mercato funzionante e ha mantenuto stabilità macroeconomica, forte crescita e bassa inflazione, mentre si registrano progressi anche nel consolidamento fiscale. Su quest'ultimo punto c'è comunque da rilevare che il processo volto a rendere l'amministrazione fiscale completamente autonoma dalla politica non è ancora completato, mentre la sua importanza ai fini di un effettivo processo di democratizzazione e di adeguamento agli standard europei è centrale. Anche sotto il profilo economico la situazione del Paese non è ancora pienamente soddisfacente: le esportazioni rimangono deboli; l'ambiente deve essere reso più favorevole agli affari, in particolare per quanto riguarda le infrastrutture. Per quanto riguarda l'applicazione degli standard europei, l'Albania ha compiuto progressi nell'adozione di nuova legislazione e nella creazione di nuove istituzioni, in particolare in materia di dogane, concorrenza, standardizzazioni e statistiche. Ma ulteriori riforme sono necessarie, tra l'altro, in materia di appalti pubblici, diritti di proprietà intellettuale, società dell'informazione e media, controlli veterinari e fitosanitari. Infine, riguardo alla presente situazione interna, è possibile guardare con ottimismo alla più recente evoluzione. Nelle elezioni amministrative dello scorso febbraio si ebbe una affermazione delle forze di opposizione raccolte attorno al partito socialista. Ma il risultato elettorale non ha avuto effetti destabilizzanti sulla governabilità complessiva del Paese. Nelle elezioni da parte del Parlamento di Tirana del nuovo Presidente della Repubblica, svoltesi nel mese di luglio, la vittoria - per un solo voto rispetto alla soglia richiesta - è andata al vicepresidente del partito democratico, Bamir Topi, noto per le sue posizioni moderate, tanto che anche sette deputati socialisti hanno unito i loro voti alla maggioranza parlamentare, consentendo in tal modo il raggiungimento del quorum richiesto. L'elezione del Presidente ha consentito al governo albanese di evitare la crisi e le elezioni anticipate, che probabilmente non sarebbero state di aiuto ai fini della stabilizzazione e della ripresa economica.
In conclusione, ritiene possibile guardare con fiducia al processo di avvicinamento e integrazione europea dell'Albania, che è la vera finalità dell'accordo di stabilizzazione ed associazione, senza sottovalutare


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le difficoltà e nell'auspicio che l'incoraggiamento, che l'Italia intende trasmettere all'Albania, anche attraverso la celere ratifica parlamentare, si inserisca in un processo interno di consolidamento dell'evoluzione democratica.

Il viceministro Patrizia SENTINELLI, concordando con le considerazioni svolte, sottolinea che la ratifica dell'Accordo in esame è atteso con la stessa urgenza dal Governo albanese quanto dall'Unione europea. Si tratta di un provvedimento che dà sostanza all'impegno dell'Italia per la piena integrazione europea dei Balcani Occidentali e per l'affermazione di un approccio comunitario che dia concretezza a tale prospettiva, nel rispetto delle necessarie condizionalità. Per tali ragioni, sottolinea la necessità che il Parlamento proceda celermente alla ratifica dell'Accordo anche al fine di inviare ai partner europei un segnale sull'interesse dell'Italia per il rafforzamento dei rapporti tra l'Unione europea e l'Albania. Nel ricordare che l'Accordo di Stabilizzazione ed Associazione (ASA) rappresenta uno strumento giuridico fondato sul rispetto dei principi democratici, dei diritti umani, dello stato di diritto nonché dei principi dell'economia di mercato, rileva che l'Accordo con l'Albania contribuirà in modo concreto al consolidamento delle istituzioni democratiche e della rule of law in quel Paese, aspetto che rappresenta un punto qualificante del processo di stabilizzazione dell'Albania e della sua integrazione in Europa. Da tali considerazioni ulteriori, si evince ancora di più la necessità di una tempestiva ratifica dell'Accordo, in linea peraltro con il carattere prioritario che l'Italia attribuisce alle proprie relazioni con l'Albania.

Tana DE ZULUETA (Verdi) conviene con il presidente e con il viceministro Sentinelli sulla necessità di provvedere con rapidità alla ratifica dell'Accordo in titolo anche in considerazione del positivo evolversi del processo di democratizzazione dell'Albania. Per quanto concerne il tema dei diritti umani, segnala che l'Italia e l'Abania condividono uno strumento giuridico comune, rappresentato dal Consiglio d'Europa, che permette di realizzare un monitoraggio sulle diverse questioni. Alla luce del consolidato rapporto di cooperazione con l'Albania, è necessario che l'Italia ponga il tema dei diritti umani a fondamento del proprio dialogo con tale Paese. Alla luce di quanto già realizzato sul terreno del fenomeno della tratta di esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione, ritiene che il dialogo con l'Albania non dovrebbe procedere «a salti» da un accordo all'altro ma prevedere una linea di dialogo continuo che abbia contenuti precisi. Anche in vista della manovra di finanza pubblica per il 2008, segnala che il nostro Paese ha regolarmente rinnovato il finanziamento, peraltro contenuto, per una cooperazione militare con l'Albania, di cui sarebbe opportuno a questo punto valutare i risultati. Ritiene, infine, che fondare il nostro legame con l'Albania secondo questi punti di riferimento può tradursi in benefici per quel Paese.

Umberto RANIERI, presidente, condivide l'opportunità di valutare l'andamento della cooperazione, non soltanto sul piano militare, con l'Albania, tenendo conto che indubbiamente molti successi sono stati conseguiti, come nel caso dell'azione di contrasto alla tratta degli essere umani. In generale, ritiene necessario provvedere ad un monitoraggio rigoroso, in considerazione dell'attenzione che il nostro Paese chiede alle autorità albanesi sulla lotta al crimine organizzato.
Nessun altro chiedendo di intervenire, avverte che si conclude l'esame preliminare del provvedimento, che sarà trasmesso alle Commissioni competenti per l'espressione dei pareri. Rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Celebrazioni Dichiarazione universale diritti dell'uomo.
C. 2581 Giulietti.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.


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Tana DE ZULUETA (Verdi), relatore, nell'illustrare la proposta di legge in titolo, sottolinea che si tratta di un provvedimento urgente al fine di scongiurare il paradosso, verificatosi nel 1998, quando la proposta di legge relativa alle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della firma della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo fu approvata dal Parlamento alla fine dell'anno. Ricorda altresì che la Camera dei deputati ha approvato un provvedimento per l'istituzione di una Commissione nazionale indipendente per la tutela dei diritti umani, dando in tal modo attuazione ad una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che prevedeva l'istituzione di un soggetto analogo in ogni Paese membro dell'Organizzazione. Passando ad esaminare la proposta di legge, ricorda che la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 con la Risoluzione n. 217 A (III) con 48 voti a favore, nessun voto contrario e 8 astensioni, costituisce una dichiarazione di principi, di per sé non vincolante giuridicamente, che gli Stati membri dell'ONU non furono a suo tempo tenuti a ratificare. L'appartenenza alle Nazioni Unite viene però di solito considerata un'accettazione implicita dei principi della Dichiarazione. Ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della Carta delle Nazioni Unite, ratificata dall'Italia con legge 17 agosto 1957, n. 848, gli Stati membri si impegnano infatti ad agire, individualmente e congiuntamente, «per promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzione di razza, di sesso, di lingua o di religione». L'Italia ha altresì ratificato, con legge 25 ottobre 1977, n. 881, i due Patti internazionali, l'uno sui diritti civili e politici, l'altro sui diritti economici, sociali e culturali, adottati dall'Assemblea generale il 16 dicembre 1966, elaborati dalla Commissione dei diritti umani, organo sussidiario istituito dal Consiglio economico e sociale (ECOSOC) dell'ONU nel 1946. A differenza della Dichiarazione, entrambi i Patti hanno natura convenzionale, contengono clausole vincolanti per le Parti e istituiscono meccanismi di controllo ad hoc in merito all'osservazione dei diritti in essi sanciti. Sottolinea che per oltre 25 anni, cioè fino all'entrata in vigore nel 1976 dei due Patti internazionali precedentemente citati, la Dichiarazione è stata l'unico documento riconosciuto valido a livello mondiale in materia di diritti umani e ha ispirato vari trattati e convenzioni internazionali, sia a carattere multilaterale che bilaterale. I principi e i diritti enunciati nella Dichiarazione sono stati inoltre compendiati nelle costituzioni nazionali democratiche di numerosi paesi, inclusa l'Italia. Sulla base del principio, fissato all'articolo 1, che afferma che tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti, la Carta sancisce il principio fondamentale della non discriminazione fra individui (articolo 2), il diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona (articolo 3) ed introduce una serie di diritti civili e politici specificati nei successivi articoli dal 4 al 21. L'articolo 22, prendendo in considerazione l'individuo in quanto membro della società, fa da cornice ai successivi diritti a carattere economico, sociale e culturale compresi negli articoli dal 23 al 27. L'articolo 28 stabilisce, quale logica conclusione, il diritto di ciascun individuo ad un ordine sociale ed internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati nella Dichiarazione possano essere pienamente realizzati. L'articolo 29 precisa quali siano le limitazioni cui può essere soggetto l'esercizio di tali diritti: i doveri che ciascuno ha verso la comunità in cui si esplica la propria personalità, il rispetto dei diritti e delle libertà altrui, i fini e i principi delle Nazioni Unite.
Passando ad esaminare il contenuto della proposta in titolo, segnala che essa reca norme per la promozione e il coordinamento di iniziative e manifestazioni di celebrazione del 60o anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, nonché di iniziative a sostegno dei diritti umani più in generale, attraverso la creazione di un apposito Comitato, di cui la proposta definisce compiti e composizione.


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Preliminarmente, ricorda che la legge 16 luglio 1998, n. 240, ha previsto un finanziamento per le iniziative e le manifestazioni per la celebrazione del 50o anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Anche in considerazione del particolare rilievo celebrativo che veniva ad assumere la scadenza dei 50 anni, le Nazioni Unite avevano affidato all'Alto Commissario dei diritti dell'uomo l'incarico di promuovere e coordinare le iniziative che sarebbero state prese sia sul piano internazionale che su quello nazionale per celebrare tale anniversario con l'obiettivo di ottenere ulteriori progressi nella salvaguardia dei diritti umani e la ratifica universale degli strumenti a loro tutela. Rinvia, in proposito, al contenuto delle risoluzioni dell'Assemblea generale dell'ONU 51/88 del 12 dicembre 1996 e 52/117 del 12 dicembre 1997. La legge n. 240 del 1998 assegnava i compiti relativi all'organizzazione e alla promozione delle iniziative per il 50o anniversario ad un Comitato da istituire, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, presso il Ministero degli affari esteri, posto sotto la presidenza onoraria del Ministro degli esteri.
La proposta di legge in esame in parte richiama il modello della legge del 1998, in parte se ne discosta in quanto, come già segnalato, all'articolo 1, comma 1, affida la promozione e il coordinamento delle iniziative e delle manifestazioni legate alla celebrazione del 60o anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo ad un Comitato da istituirsi con decreto del Ministro per i diritti e le pari opportunità, che può avvalersi dell'assistenza del Cerimoniale della Repubblica e degli uffici pubblici competenti per le relazioni internazionali. Il comma 2 descrive la composizione del Comitato, di cui fanno parte un rappresentante del Ministero degli esteri, uno del Ministero della pubblica istruzione, due membri di ciascun ramo del Parlamento, designati dalle competenti Commissioni parlamentari. La presidenza onoraria spetta al Ministro delle pari opportunità. Il comma 2 prevede inoltre che facciano parte del Comitato anche rappresentanti degli enti di governo locale e regionale, delle università che dispongono di centri specializzati sui diritti umani o di corsi di laurea in materia, delle confederazioni sindacali e delle organizzazioni non governative. Il comma 3 delinea le principali attività del Comitato che, come afferma la relazione introduttiva al provvedimento, avranno culmine il 10 dicembre 2008. Il Comitato è incaricato di elaborare un progetto tenendo conto che le finalità sono: l'attività di formazione e di educazione dei giovani per una migliore conoscenza e un maggiore rispetto dei diritti umani; la produzione e diffusione di materiale informativo e scientifico; la ratifica delle convenzioni internazionali a tutela dei diritti umani, che l'Italia non ha ancora ratificato; lo sviluppo delle istituzioni indipendenti che operano in Italia nel campo dei diritti dell'uomo e l'analisi dello stato di applicazione in Italia delle norme internazionali in materia.
Al riguardo, osserva che il Comitato istituito ai sensi della legge n. 240 del 1998 è ancora esistente e che le funzioni che la proposta di legge in esame assegna all'istituendo Comitato si riferiscono palesemente all'attuazione di impegni internazionali. Di conseguenza, risponderebbe a suo avviso ad un criterio di maggiore razionalità e di risparmio di risorse finanziarie convogliare l'istituendo Comitato nella struttura già esistente presso il Ministero degli affari esteri prevedendo il coinvolgimento del Ministero per i diritti e le pari opportunità.
Per quanto attiene alla composizione di tale Comitato, si rimette alla valutazione dei componenti della Commissione per quanto riguarda l'opportunità che di esso facciano parte anche due membri di ciascun ramo del Parlamento, scelta che appare non del tutto in linea con il principio della separatezza delle funzioni tra legislativo ed esecutivo. A suo avviso, la funzione di controllo, tipicamente svolta dall'istituzione parlamentare, potrebbe in questo caso essere assicurata mediante attività di tipo istruttorio, disposte di volta in volta, sui lavori del Comitato.


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Passando alla questione delle risorse finanziarie, segnala che l'articolo 2 autorizza la spesa di due milioni di euro - suddivisi in 500mila euro per l'anno 2007 e in 1,5 milioni di euro per il 2008 - necessari per l'attuazione del provvedimento, da iscrivere nello stato di previsione del Ministero degli affari esteri, il quale provvede ad erogare le somme occorrenti tramite aperture di credito a favore del capo della segreteria del Comitato stesso. Il comma 2 dell'articolo 2 stabilisce che il rendiconto delle spese sostenute sulle aperture di credito debba essere presentato, entro sei mesi dal termine delle attività, all'Ufficio centrale del bilancio presso il Ministero degli affari esteri, il quale provvederà poi ad inoltrarlo alla Corte dei conti. Anche per quanto concerne gli aspetti di ordine finanziario, appare quindi coerente che il Comitato per le celebrazioni del 60o anniversario sia istituito presso il Ministero degli affari esteri.

Il viceministro Patrizia SENTINELLI sottolinea che la proposta di legge in esame è pienamente condivisibile quanto alle finalità e che le attività in essa previste appaiono idonee a conseguire l'obiettivo della diffusione di una cultura per i diritti umani. Nel ricordare che la III Commissione ha approvato un'importante risoluzione, presentata dal deputato De Zulueta, relativa all'inserimento del diritto all'acqua nel novero dei diritti umani, segnala che le celebrazioni per il 60o anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo potrebbero costituire la sede ottimale per richiamare l'impegno del Governo su tale questione. Passando ad esaminare i contenuti della proposta di legge, esprime piena condivisione per le considerazioni svolte dal relatore sulla necessità che il Comitato, previsto all'articolo 1 del provvedimento, sia istituito presso il Ministero degli affari esteri sia per ragioni di razionale gestione delle risorse che per valutazioni di natura politica. Nel considerare peraltro opportuno prevedere forme di adeguato coinvolgimento di altri rami dell'Amministrazione dello Stato interessati al lavoro del Comitato, condivide la riflessione, relativa al mantenimento di una separatezza di funzioni tra Parlamento e Governo e la previsione di strumenti di controllo da esercitare nella sede parlamentare.

Sergio D'ELIA (RosanelPugno), avendo sottoscritto la proposta di legge in esame, sottolinea la rilevanza del provvedimento con particolare riferimento a quanto previsto dall'articolo 1, comma 3, lettera a). Al riguardo osserva che, analogamente a quanto accade in Francia, sarebbe opportuno che il Comitato si potesse adoprare per una capillare attività di informazione nelle scuole italiane che comporti l'esposizione della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nelle aule scolastiche. Segnala di condividere le considerazioni del relatore e del rappresentante del Governo sulla opportunità di istituire il Comitato presso il Ministero degli affari esteri mentre non considera che la presenza di parlamentari tra i componenti di tale organismo sia in qualche modo lesiva del principio della separazione delle funzioni tra legislativo ed esecutivo, anche in considerazione della natura non strettamente governativa di tale Comitato.

Alì KHALIL detto ALÌ RASHID (RC-SE) condivide il merito della proposta di legge in titolo alla luce della difficile fase storica che l'umanità sta attraversando. Concorda con le valutazioni del relatore e del rappresentante del Governo sulla necessità di istituire il Comitato presso il Ministero degli affari esteri, prevedendo forme di interlocuzione continua tra tale organo e il Parlamento.

Umberto RANIERI, presidente, esprimendo apprezzamento per il lavoro svolto dal relatore e nell'auspicare un rapido iter di esame della proposta di legge in considerazione delle condivisibili finalità che essa si propone, avverte che il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato a lunedì 8 ottobre, alle ore 17. Nessun altro chiedendo di


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intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Ratifica della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie.
C. 2705 Governo e C. 2620 Turco.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 19 settembre 2007.

Umberto RANIERI, presidente, avverte che risultano assegnate in data odierna alla III Commissione le proposte di legge C. 3096, presentata dall'onorevole Zeller, e C. 3099, presentata dall'onorevole Caparini, che, vertendo sulla stessa materia oggetto dei provvedimenti in titolo, sono ad essi abbinate, ai sensi dell'articolo 77, comma 1, del Regolamento.

Umberto RANIERI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 12.50.