III Commissione - Mercoledý 10 ottobre 2007


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ALLEGATO 1

Interrogazione n. 5-01574 Marcenaro: Sulle esecuzioni capitali in Afghanistan.

TESTO DELLA RISPOSTA

L'Italia è da anni in prima fila nella lotta internazionale contro la pena di morte, con un ruolo ed un impegno che le sono universalmente riconosciuti. Grazie all'impulso italiano, il Consiglio Affari Generali e Relazioni Esterne dell'Unione europea ha deciso, 18 giugno 2007, la presentazione di una risoluzione per una moratoria delle esecuzioni, in vista dell'abolizione della pena di morte, alla 62a Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nell'ambito di un'alleanza trans-regionale. Questa iniziativa rappresenta una priorità per il nostro Paese. L'obiettivo è di ottenere una pronuncia dell'Assemblea Generale perché gli Stati che ancora applicano la pena di morte adottino una moratoria delle esecuzioni.
In piena coerenza con questa impostazione, il Governo ha più volte sollevato la questione della pena di morte con le autorità afgane e si è adoperato per ottenere un impegno ad adottare una moratoria delle esecuzioni.
La nostra azione, condotta assieme ai nostri partners, non è stata inutile. Il periodo dal 2004 ad oggi non risulta infatti contrassegnato da condanne a morte, formalmente eseguite dal sistema giudiziario afgano.
Non si era trattato, certo di una vera e propria moratoria della pena, dato che sul punto le autorità afgane non hanno mai preso un impegno formale, ma questo non procedere aveva fatto ben sperare. Non bisogna infatti dimenticare, le drammatiche esperienze che hanno segnato questo Paese e le ferite lasciate nel tessuto sociale afgano da decenni di conflitti.
Purtroppo questa sorta di «moratoria di fatto», in cui avevamo riposto le nostre speranze, è cessata con l'esecuzione, l'8 ottobre scorso, di sedici condanne a morte.
Fra le condanne eseguite vi è quella del cittadino afgano Reza Khan, giudicato colpevole - fra i vari reati addebitatigli - anche dell'assassinio della giornalista italiana Maria Grazia Cutuli e di altri cittadini stranieri.
Il Governo italiano non gioisce di questa punizione. Fin dalla sentenza di primo grado di condanna a morte a carico di Reza Khan, emessa il 20 novembre 2004 a Kabul, abbiamo ribadito in ogni circostanza la nostra contrarietà all'applicazione della pena. Una valutazione condivisa dai partners europei e dagli stessi congiunti della vittima.
Siamo ben consapevoli che le esecuzioni di ieri non costituiscono certo uno sviluppo positivo nel più ampio quadro dello sforzo di ricostituzione di un sistema-giustizia per l'Afghanistan.
E non ci basta, come non ci basta per nessun altro Paese al mondo, per quanto amico, la constatazione che l'Afghanistan abbia scelto, mediante la sua legge fondamentale, democraticamente adottata, di non rinunciare allo strumento della pena di morte.
Per questo il Governo continuerà ad impegnarsi per avvicinare l'Afghanistan al fronte dei paesi favorevoli ad una moratoria sulla pena di morte e per aiutarlo a dotarsi di un sistema di giustizia funzionante, in cui inquisiti, imputati, detenuti e condannati possano godere di adeguate garanzie e nel quale, auspicabilmente, la tutela della vita goda sempre di assoluta priorità.


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ALLEGATO 2

Interrogazione n. 5-01573 Zacchera: Sulla situazione della comunità italiana in Venezuela.

TESTO DELLA RISPOSTA

Il Governo segue con grande attenzione le dinamiche interne al Venezuela, e soprattutto il processo di riforma della Costituzione venezuelana attualmente vigente. A tale proposito si fa presente che le proposta di riforma presentate dal Presidente Chavez al Congreso ad agosto devono ancora superare l'iter parlamentare e saranno poi sottoposte a referendum popolare.
Le proposte di modifica non si riferiscono alle norme poste a tutela dei diritti ma riguardano, generalmente, le articolazioni del potere dello Stato e alcune modalità di gestione dello stesso.
Per quanto concerne i diritti di proprietà, le proposte di riforma prevedono il mantenimento della proprietà privata, cui si affiancano ora le nuove forme di «proprietà sociale indiretta» (esercitata dallo Stato), «proprietà sociale diretta» (assegnata dallo Stato a una o più «comuni» o «comunità»), «proprietà collettiva» (propria di gruppi di persone, di origine sociale o privata) e «proprietà mista» (tra settore pubblico, sociale, collettivo e privato in varie combinazioni). La proposta di modifica fa menzione anche del concetto di «economia socialista» prevedendo lo sviluppo di «nuove forme di impresa e unità economiche di proprietà sociale» e affermando la prevalenza degli interessi comuni su quelli individuali.
Per quanto riguarda la condotta finora seguita dal Governo venezuelano in materia di nazionalizzazioni di imprese, si segnala che il Governo venezuelano, nei mesi scorsi, ha disciplinato le modalità per l'acquisto delle quote di maggioranza della principale società di telefonia fissa venezuelana (CANTV), nonché della compagnia elettrica di Caracas (ELECAR), procedendo ad una Offerta Pubblica di Acquisto dei pacchetti di maggioranza delle due imprese (detenuti dalle società statunitensi Verizon e AES), per un ammontare superiore alle quotazioni di borsa (che erano state fortemente depresse dall'annuncio dei provvedimenti). Le prese di controllo in questione sono passate attraverso acquisizioni nel formale rispetto delle regole di mercato. Esse tuttavia, si inseriscono in una linea politica volta a guadagnare allo Stato il pieno controllo di quelle che il Governo del Presidente Chavez considera «attività economiche strategiche».
Con riferimento alle norme contenute nella vigente Costituzione e che consentono la doppia cittadinanza, si segnala che esse non sono investite dalle proposte di modifica. I cittadini italo-venezuelani potranno pertanto mantenere la doppia cittadinanza. A tale proposito, peraltro, si fa presente che l'attuale Costituzione, approvata nel 1999 e quindi in epoca chavista, colma una lacuna rispetto alla Costituzione del 1961 che non consentiva la doppia cittadinanza.
I rappresentanti della collettività italiana residente in Venezuelana hanno firmato, con il Presidente Chavez, nell'agosto 2005 il cosiddetto «Atto di Miraflores», uno strumento apposito di dialogo e consultazione che mira a facilitare il dialogo fra la nostra comunità e le autorità venezuelane.


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Ciò nonostante la nostra collettività continua ad affrontare una serie di problemi.
Il primo problema è il fenomeno dei sequestri di persona a scopo di estorsione. Il Governo italiano ha, tra l'altro, realizzato in Italia di un corso di formazione in materia di lotta al sequestro di persone per 20 unità della polizia venezuelana, appena conclusosi.
Il secondo problema è rappresentato dalle invasioni di terre di proprietari italiani: il Governo venezuelano, attraverso lo stesso Presidente Chavez, ha fornito assicurazioni circa la soluzione di un problema che ha origine in situazioni di disagio sociale del settore rurale del Paese. La soluzione ricalcherà un'intesa raggiunta con il Governo spagnolo (si prevedeva l'acquisto delle terre da parte del Governo venezuelano ai legittimi proprietari).
Il terzo problema concerne le annunciate espropriazioni di immobili di proprietà di connazionali da parte della Municipalità di Caracas. Si fa presente che, per mancanza di fondi, la Municipalità non ha proceduto alle espropriazioni in quanto non dispone delle risorse necessarie per pagare ai proprietari il giusto indennizzo previsto dalla legge venezuelana e non ha quindi potuto ancora procedere all'esproprio.
Queste problematiche sono costantemente all'attenzione del Governo italiano, che auspica naturalmente l'individuazione di soluzioni soddisfacenti per la nostro collettività.
In quest'ottica, il Governo sostiene con convinzione i canali di dialogo creati all'interno dell'Atto di Miraflores.
Vale la pena, a tal proposito, ricordare che con l'Atto sono stati costituiti tre Comitati - politico, economico e culturale - per esaminare le problematiche che suscitano maggiore preoccupazione in seno alla collettività italiana e, nel contempo, offrire al governo collaborazione nei temi sui quali essa vanta maggiore capacità e competenza.
La prima riunione dei tre Comitati si è tenuta nel luglio scorso alla presenza del nostro ambasciatore a Caracas e del vice Ministro Rodrigo Chaves.
In seno al Comitato politico i rappresentanti della nostra comunità hanno manifestato la loro contrarietà a qualsiasi ipotesi di modifica delle attuali norme costituzionali sulla doppia cittadinanza. Una contrarietà che, stando alla assicurazioni fornite dal vice Ministro Chaves, è stata portata alla diretta attenzione del Presidente Chavez.