III Commissione - Resoconto di mercoledý 10 ottobre 2007


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COMITATO PERMANENTE SUGLI ITALIANI ALL'ESTERO

Mercoledì 10 ottobre 2007. - Presidenza del presidente Franco NARDUCCI.

La seduta comincia alle 9.10.

Comunicazioni del Presidente sul programma dei lavori del Comitato.

Franco NARDUCCI, presidente, nell'esprimere la propria soddisfazione per l'avvio dei lavori del Comitato, ne sottolinea la rilevanza, all'indomani della prima elezione dei parlamentari che rappresentano gli italiani all'estero, quale imprescindibile luogo politico di confronto cui inevitabilmente si rivolgono le aspettative delle comunità italiane nel mondo.
Manifesta, quindi, il suo rammarico per il fatto che non tutti i deputati eletti all'estero possano essere componenti effettivi del Comitato, in quanto esso è costituito nel seno della Commissione Affari


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esteri e comunitari, sottolineando in particolare l'assenza di rappresentanti dell'America del Nord. Ritiene comunque che i predetti deputati possano comunque intervenire alle sedute del Comitato e prendere la parola. Rimarca, peraltro, la differenza esistente rispetto all'altro ramo del Parlamento, in cui è stata costituita una Commissione speciale, osservando però come non ne possano derivare disparità sul piano delle risorse e dei mezzi necessari all'espletamento delle funzioni del Comitato. Informa in proposito di avere posto la questione all'attenzione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, della Commissione, perché sia rappresentata alla Presidenza della Camera. Rileva infatti la necessità che il Comitato possa avere contatti diretti con le comunità italiane all'estero sottolineando l'importanza di partecipare a tal fine alle riunioni a carattere continentale che non sono limitate ai componenti del CGIE, ma coinvolgono significative espressioni della società civile.
Illustra, quindi, le linee direttrici del programma dei lavori del Comitato che a suo avviso dovrebbe costituire al piattaforma programmatica del contributo delle politiche attive del Parlamento e del Governo per gli italiani all'estero. Il Comitato stesso dovrebbe altresì aspirare a diventare un canale privilegiato per la valorizzazione anche all'interno del nostro Paese delle grandi potenzialità del sistema dell'Italia nel mondo. Al riguardo, lamenta che soprattutto i giovani in Italia risultano assai poco informati. Delinea quindi la seguente scala di priorità: riorganizzazione della rete diplomatico-consolare; promozione e diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo; riforma della Legge 27 dicembre 2001, n. 459 recante norme per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero; provvedimenti legislativi e leggi di riforma (cittadinanza, tutela e assistenza degli italiani all'estero, diritti di rappresentanza, riforma legge istitutiva del CGIE, ecc.); il lavoro italiano nel mondo (imprenditoria all'estero, frontalierato, libera circolazione delle persone, ecc.); la ricerca scientifica e le nuove emigrazioni italiane nel mondo; i giovani italiani all'estero.

Marco ZACCHERA (AN), nell'esprimere il suo consenso all'introduzione svolta dal presidente, si dichiara favorevole alla partecipazione dei lavori del Comitato di tutti i deputati eletti all'estero e sottolinea l'esigenza che i lavori stessi siano ispirati ad un criterio di informalità e di sburocratizzazione. Si associa alle considerazioni del presidente circa la necessità di avere agganci diretti con la realtà degli italiani nel mondo e quindi di effettuare missioni all'estero, così come prevede di effettuarne la Commissione speciale istituita presso il Senato. In considerazione della vastità dei temi programmatici, propone che, sotto il coordinamento del presidente ciascun componente del Comitato possa approfondire uno o più aspetti su cui relazionare agli altri colleghi. Ritiene comunque prioritario concentrarsi su una valutazione dell'applicazione della legge sul voto degli italiani all'estero in modo da elaborarne gli opportuni correttivi. Denuncia poi vibratamente la scarsa assistenza riservata ai connazionali nel mondo facendo in particolare l'esempio del Venezuela, criticando il fatto che le poche risorse a disposizione siano invece spesso impiegate a fini meramente pubblicitari. Conclusivamente, invita il Comitato ad esaminare anche questioni di carattere pratico che possono risultare di particolare interesse per il miglioramento delle condizioni di vita per i nostri connazionali.

Sandra CIOFFI (Pop-Udeur) approva le linee programmatiche esposte dal presidente e concorda sulla presenza ai lavori del Comitato dei deputati eletti all'estero nonché sull'esigenza di sburocratizzazione prospettata dal collega Zacchera. Auspica che il Comitato possa avere a disposizione risorse ben definite al pari dell'analogo organismo costituitosi presso l'altro ramo del Parlamento, affinché possa recarsi almeno una volta dell'arco della legislatura in ciascuna delle circoscrizioni elettorali estere. Considera infatti insufficiente l'interlocuzione


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con le rappresentanze istituzionali, sottolineando quanto sia necessario avere contatti diretti con gli italiani nel mondo - ed in particolare con i giovani - anche al fine di accrescerne la partecipazione elettorale. Condivide altresì l'opportunità di trattare le questioni relative alla rete diplomatico-consolare, da integrarsi con i cosiddetti «Sportelli Italia», la promozione della lingua, la ricerca scientifica. Nel valutare positivamente la proposta di articolare in gruppi di lavoro l'attività del Comitato, invita ad affrontare anche il problema della comunicazione, lamentando l'insufficienza della gestione di RAI International.

Franco NARDUCCI, presidente, rinvia il seguito della discussione ad altra seduta al fine di procedere alla prevista audizione del viceministro delegato agli italiani nel mondo, Franco Danieli.

La seduta termina alle 9.30.

COMITATO PERMANENTE SUGLI ITALIANI ALL'ESTERO

Mercoledì 10 ottobre 2007. - Presidenza del presidente Franco NARDUCCI. - Interviene il viceministro degli affari esteri, Franco Danieli.

La seduta comincia alle 9.30.

Audizioni.

Audizione del viceministro degli affari esteri, Franco Danieli.
(Svolgimento, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, e conclusione).

Franco NARDUCCI, presidente, propone che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche mediante impianti audiovisivi a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, così rimane stabilito. Introduce quindi l'audizione.

Il viceministro Franco DANIELI svolge una relazione sui temi oggetto della sua delega relativa agli italiani nel mondo.

Intervengono per formulare quesiti ed osservazioni i deputati Gianni FARINA (Ulivo), Sandra CIOFFI (Pop-Udeur) Marco ZACCHERA (AN), Massimo ROMAGNOLI (FI), Ricardo Antonio MERLO (Misto), Guglielmo PICCHI (FI) e Franco NARDUCCI, presidente.

Il viceministro Franco DANIELI fornisce ulteriori precisazioni.

Umberto RANIERI, presidente, ringrazia il viceministro per l'esauriente relazione svolta e dichiara conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 10.55.

N.B.: Il resoconto stenografico della seduta è pubblicato in un fascicolo a parte.

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

Mercoledì 10 ottobre 2007. - Presidenza del vicepresidente Tana DE ZULUETA. - Interviene il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Famiano Crucianelli.

La seduta comincia alle 15.15.

Tana DE ZULUETA, presidente, ricorda che, ai sensi dell'articolo 135-ter, comma 5, del regolamento, la pubblicità delle sedute per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata è assicurata anche tramite la trasmissione attraverso l'impianto televisivo a circuito chiuso. Dispone, pertanto, l'attivazione del circuito.

5-01574 Marcenaro: Sulle esecuzioni capitali in Afghanistan.

Pietro MARCENARO (Ulivo) illustra l'interrogazione in titolo, sottolineando che l'Italia


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si è assunta un impegno specifico di fronte alla comunità internazionale per la moratoria universale delle esecuzioni capitali. Di conseguenza, le esecuzioni che hanno avuto luogo in Afghanistan nei giorni scorsi impongono una riflessione, che rientra, a suo avviso, nella responsabilità specifica dell'attuale Governo.

Il sottosegretario Famiano CRUCIANELLI risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 1).

Pietro MARCENARO (Ulivo) si dichiara soddisfatto per il dissenso del Governo italiano rispetto alla linea seguita dal Governo di Kabul. A tal proposito, osserva che l'azione dell'Italia è coerente, innanzitutto, con l'impegno, di cui è uno dei maggiori segnali la realizzazione della Conferenza sulla rule of law in Afghanistan, per la ricostruzione del sistema giudiziario afghano nel quadro del ripristino dello stato di diritto in tale Paese. Tale impegno conferisce al nostro Paese, insieme a quelli che sostengono lo sforzo della comunità internazionale, una speciale autorevolezza nel trattare questioni che riguardano il rispetto della vita e della dignità umana, nonché i diritti e le libertà fondamentali. Ritiene altresì opportuno segnalare che nel caso specifico delle esecuzioni delle sedici condanne a morte, eseguite l'8 ottobre scorso, avrebbe potuto giocare un ruolo determinante l'atteggiamento e la presa di posizione delle famiglie delle vittime, tra cui figura anche quella della giornalista Maria Grazia Cutuli, in considerazione del fatto che nei sistemi in cui vige il diritto islamico la posizione della famiglia della vittima nei confronti del reo assume un ruolo rilevante ai fini della determinazione della pena. Infine, auspica che in future situazioni, analoghe a quella dedotta nell'interrogazione, il Governo italiano mantenga alta la propria attenzione e assuma iniziative per affermare i valori sui quali esso stesso si è impegnato nelle sedi internazionali.

5-01573 Zacchera: Sulla situazione della comunità italiana in Venezuela.

Marco ZACCHERA (AN) illustra l'interrogazione in titolo, esprimendo la preoccupazione della comunità italiana in Venezuela per quanto concerne la possibilità di mantenere la doppia nazionalità, malgrado le rassicurazioni ricevute dai nostri rappresentanti diplomatici in tale Paese. È pertanto opportuno che il Governo italiano illustri l'andamento della situazione, in considerazione del carattere politico che contraddistingue la presidenza di Hugo Chavez.

Il sottosegretario Famiano CRUCIANELLI risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 2).

Marco ZACCHERA (AN) si dichiara parzialmente soddisfatto dalla risposta illustrata dal sottosegretario Crucianelli. Essa infatti è, da un lato, assai articolata e testimonia l'attenzione del Governo italiano rispetto alla situazione in Venezuela. Dall'altro lato, i termini in cui la risposta è formulata lasciano trasparire talune reticenze rispetto a quanto sta davvero accadendo in quel Paese, in cui è in atto una transizione verso un regime di tipo socialista con tutte le conseguenze che normalmente si collegano ad una simile evoluzione. Nel segnalare che non tutta la comunità italiana è soddisfatta per i contenuti del cosiddetto «Atto di Miraflores», sottolinea che la riposta del Governo, seppur tecnicamente ineccepibile, non fornisce risposte adeguate sul piano politico e sembra sottovalutare il rischio di un'ondata migratoria dal Venezuela verso l'Italia, che potrebbe essere ben più consistente di quella che si produsse nel 2001 a seguito della grave crisi economica in Argentina.

Tana DE ZULUETA, presidente, dichiara concluso lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.

La seduta termina alle 15.30.


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SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 10 ottobre 2007. - Presidenza del vicepresidente Tana DE ZULUETA. - Interviene il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Famiano Crucianelli.

La seduta comincia alle 15.30.

Legge comunitaria 2007.
C. 3062 Governo, approvata dal Senato.
(Relazione alla XIV Commissione).

Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2006.
Doc. LXXXVII, n. 2.
(Parere alla XIV Commissione).
(Esame congiunto e rinvio).

La Commissione inizia l'esame congiunto dei provvedimenti in oggetto.

Giacomo MANCINI (RosanelPugno), relatore, nel soffermarsi in primo luogo sul disegno di legge comunitaria per il 2007, osserva che esso prevede un'articolata e strutturata serie di interventi, volti a rendere maggiormente coerente la normativa nazionale con quella comunitaria. Tale obiettivo viene perseguito, nella maggior parte dei casi, modificando direttamente la normativa ovvero indicando al Governo principi e criteri direttivi per gli atti che esso dovrà in futuro emanare.
In relazione alle competenze della Commissione, ritiene opportuno segnalare l'articolo 26 del disegno di legge, che richiede a suo avviso un'analisi accurata in quanto contiene la delega al Governo per introdurre disposizioni per l'attuazione del regolamento (CE) n. 423/2007, concernente misure restrittive nei confronti dell'Iran. Nell'esercizio della delega il Governo, secondo quanto previsto dal comma 1, è tenuto al rispetto dell'articolo 14 della legge n. 400 del 1988; deve perciò adottare, entro il termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore del disegno di legge comunitaria per il 2007, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni dirette a regolamentare, nei confronti dell'Iran, le transazioni connesse con i beni e tecnologie a duplice uso, inclusi i servizi di assistenza tecnica o finanziaria correlati, nonché a stabilire sanzioni penali o amministrative per le violazioni delle medesime disposizioni. A tale proposito, ricorda che, in linea con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 1737 del 2006 - che impone all'Iran di cessare tutte le attività di arricchimento dell'uranio e chiede agli Stati membri di applicare misure restrittive nei confronti dell'Iran - la posizione comune 2007/140/PESC aveva già previsto una serie di restrizioni connesse all'esportazione e all'importazione di beni e tecnologie che potrebbero contribuire ad attività correlate con l'arricchimento dell'uranio e allo sviluppo di sistemi di lancio di armi nucleari.
Rileva quindi che il citato regolamento (CE) n. 423/2007 contiene disposizioni normative dirette a regolamentare le transazioni connesse con i beni e tecnologie a duplice uso, ossia beni e tecnologie che possono avere un'utilizzazione sia civile che militare, beni quindi che possono essere utilizzati sia a fini non esplosivi che entrare in qualche modo nella fabbricazione di armi nucleari o di altri dispositivi nucleari esplosivi. Il comma 2 dell'articolo 26 elenca i principi e i criteri direttivi che devono essere rispettati nell'esercizio della delega. In particolare, la lettera b) sottolinea la necessità del coordinamento delle nuove disposizioni con la normativa vigente in tema di disciplina dei prodotti e tecnologie a duplice uso. La lettera c) ricorda che la delega deve prevedere sia le procedure di autorizzazione alla fornitura di assistenza tecnica e in materia finanziaria concernenti i beni e le tecnologie a duplice uso, sia procedure di autorizzazione all'esportazioni e importazione, di tale tipologia di beni, nei confronti dell'Iran, così come indicato dagli articoli 8, 9, 10 e 11 del menzionato regolamento. Le lettere d), e) ed f), in ottemperanza a quanto indicato dall'articolo 16 del regolamento,


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stabiliscono le norme sulle sanzioni applicabili alle violazioni in modo tale che le sanzioni siano effettive, proporzionate e dissuasive. Segnala che il comma 3 dell'articolo 26 stabilisce che entro un anno dall'entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi, di cui al comma 1, il Governo può emanare disposizioni correttive ed integrative dei suddetti decreti legislativi. Infine il comma 4 prevede che dall'esercizio della citata delega non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Alla luce di quanto fin qui illustrato, formula una proposta di relazione favorevole sul disegno di legge comunitaria, presentato dal Governo.
Passando ad esaminare la Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2006, osserva che essa dà innanzitutto ragione dell'impegno del Governo per la ratifica, prima, e per la salvaguardia, poi, del nucleo essenziale del cosiddetto «Trattato costituzionale». Per quanto concerne il processo di allargamento, sottolinea il sostegno accordato all'ingresso della Romania e della Bulgaria, nonché l'impulso al negoziato per l'adesione della Croazia e della Turchia, mentre richiama l'esigenza di consolidare la prospettiva europea di tutti i Paesi dei Balcani occidentali. Inoltre, segnala che la Relazione illustra le linee generali delle relazioni esterne dell'Unione, secondo un approccio che potenzi il legame tra politiche interne e politiche esterne. Circa la Politica europea di vicinato (PEV), per cui è stato previsto un finanziamento di 11,181 miliardi di euro per il periodo 2007-2013, sottolinea l'importanza di garantire un equilibrio in termini di attenzione verso i partner sia orientali che mediterranei. La Relazione evidenzia, inoltre, i risultati positivi, raggiunti al vertice euromediterraneo di Tampère, svoltosi nel novembre 2006, delle trattative con l'Ucraina per un nuovo accordo strategico e della firma dei Piani d'azione con i tre Paesi del Caucaso meridionale, mentre registra lo stallo del rinnovo dell'accordo strategico con la Federazione russa, reso complesso anche dalla questione energetica. In relazione ai Paesi extraeuropei, la Relazione segnala l'opportunità di un nuovo accordo di partnership transatlantica; evidenzia l'aumento degli investimenti infrastrutturali in Africa; rammenta la celebrazione del decimo anniversario del processo ASEM (Asia-Europe Meeting), nonché la riunione del IV vertice dei Capi di Stato e di Governo dell'Unione e dei Paesi dell'America Latina e Carabi, avvenuto a Vienna nel maggio 2006. La Relazione insiste altresì sull'azione dell'Unione europea per consolidare il quadro internazionale della tutela dei diritti umani, rafforzando la fiducia nel processo democratico in tutto il mondo. Quanto alla cooperazione allo sviluppo, rileva l'istituzione di uno strumento finanziario a portata generale, che ha una dotazione di 16,897 miliardi di euro per il periodo 2007-2013. Infine, la Relazione espone i progressi compiuti in sede PESC e PESD, considerando prioritariamente il ruolo attivo svolto nella crisi medio-orientale e in particolare nella stabilizzazione del Libano, nonché sulla questione del futuro status del Kosovo. Nello scorso anno, si è peraltro assistito ad un costante approfondimento del dialogo con le più significative organizzazioni internazionali e regionali. La presenza dell'Unione europea sul terreno delle principali crisi è stata altresì rafforzata dall'attività svolta dai Rappresentanti speciali. Lo sviluppo delle capacità militari dell'Unione ha poi rappresentato uno dei principali temi all'attenzione dell'Italia, sia per la partecipazione alle operazioni PESD (Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Repubblica democratica del Congo), che per l'integrazione del mercato europeo della difesa ed in generale per il raggiungimento dei cosiddetti «obiettivi di Helsinki» per il 2010 in termini di proiettabilità, sostenibilità e interoperabilità. Alla luce delle considerazioni svolte, preannuncia una proposta di parere favorevole sulla Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2006.


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Il sottosegretario Famiano CRUCIANELLI sottolinea che il disegno di legge comunitaria per il 2007 rappresenta uno strumento essenziale per dimostrare nei fatti l'impegno europeo della Repubblica italiana, del Governo e del Parlamento. In via generale il provvedimento in esame riprende lo schema già consolidato delle precedenti legge comunitarie, recependo le innovazioni di cui alla riforma del 2005. Innanzitutto, il provvedimento permetterà il recepimento di ben 57 direttive comunitarie attraverso - come di consueto - il conferimento di una delega al Governo per la predisposizione di appositi decreti legislativi.
Per migliorare la tempistica di recepimento, nel presente disegno di legge, per la prima volta il termine per l'esercizio della delega è stato fatto coincidere con il termine di recepimento fissato dalle singole direttive. Tale termine è inoltre ridotto a tre mesi qualora il termine di recepimento già scaduto o scada nei tre mesi successivi all'entrata in vigore della legge. Si tratta di un'innovazione assai importante che, oltre ad essere strettamente coerente con quanto previsto dall'ordinamento comunitario, dovrebbe consentire di migliorare la prestazione dell'Italia anche rispetto agli altri Paesi. A tal proposito ricorda che, a causa della previsione di deleghe troppo lunghe e dei ritardi delle Amministrazioni interessate, l'Italia da diversi anni si è trovata nelle ultime posizioni dello scoreboard, realizzato a livello comparativo tra tutti gli Stati membri. Sempre nell'ambito delle attività di recepimento, viene confermata la possibilità di un intervento da parte dello Stato che sia sostitutivo rispetto alle regioni, nelle materie di loro competenza, conformemente alla riforma costituzionale del 2001. Si tratta però di un intervento che è anche cedevole, nel senso che esso verrà meno una volta che la regione interessata avrà provveduto a disciplinare la materia di propria competenza. Segnala che al Capo III sono state inserite per la prima volta disposizioni occorrenti per dare attuazione a quattro decisioni-quadro adottate nell'ambito della cooperazione di polizia e giudizi aria in materia penale, ovvero il cosiddetto terzo pilastro. Anche in questo caso viene conferita al Governo una delega legislativa e con fissazione di articolati criteri e principi direttivi, secondo modalità sostanzialmente analoghe a quelle già ampiamente collaudate per il recepimento delle direttive ed in linea con le potenzialità offerte della legge 4 febbraio 2005, n. 11, con particolare riferimento all'articolo 9, comma l, lettera c).
Per quanto concerne la Relazione annuale sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per il 2006, essa si colloca nel nuovo quadro normativo delineato dalla citata legge n. 11 del 2005, che ha per finalità di garantire una partecipazione più efficace del nostro Paese al processo decisionale europeo e alla fase di recepimento della normativa comunitaria. In questo contesto, la Relazione rappresenta, da un lato, un momento di raffronto tra le azioni programmatiche del Governo sui temi europei e i risultati effettivamente conseguiti, dall'altro una occasione di confronto con il Parlamento per le iniziative da intraprendere in futuro. In linea con l'articolo 15 della legge del 2005 e con l'intento, sollecitato dal Parlamento, di fornire maggiore chiarezza espositiva, la Relazione è stata strutturata in cinque parti. La parte I tratta le questioni strategiche dell'attualità istituzionale dell'Unione europea. In questo quadro, il Governo presenta le principali questioni trattate nel corso del 2006. Tra queste si segnala, in particolare, la ripresa del processo di ratifica del cosiddetto «Trattato costituzionale» da parte degli Stati membri; la prosecuzione del processo di allargamento; la rilevanza assunta dalla politica estera e di difesa comune dell'Unione, nonché dal settore della giustizia e degli affari interni, specie di fronte all'emergenza terrorismo e alle crisi internazionali in cui l'Italia e l'Unione Europea hanno svolto un ruolo decisivo, come in Medio Oriente. L'Accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 sulle prospettive finanziarie rappresenta un altro momento importante,


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con la ridefinizione della struttura del bilancio dell'Unione europea e la previsione delle risorse per il ciclo 2007-2013. Osserva che la Relazione dà, inoltre, particolare risalto alle questioni connesse alle politiche economiche e finanziarie, con particolare riferimento al rilancio della crescita e della competitività, sottolineando come la politica economica del Governo si muova nella direzione indicata dall'Europa, sia sul fronte della politica di bilancio sia su quello delle riforme e dello sviluppo, in attuazione della Strategia di Lisbona. Rispettando gli impegni presi nel quadro della Strategia, il 18 ottobre il Governo ha approvato un Rapporto sullo stato di attuazione del Piano per l'Innovazione, la Crescita e l'Occupazione 2006-2008 (PICO), approvato dal Governo nel 2005. In tale rapporto il Governo, oltre a tenere conto delle quattro priorità indicate dal Consiglio europeo della primavera del 2006, ovvero competitività delle imprese, conoscenza e innovazione, occupazione, politica energetica, affronta i punti del PICO sui quali la Commissione europea ha richiesto informazioni più dettagliate: sostenibilità fiscale, competizione e divari regionali nei tassi di occupazione. Il Rapporto è stato oggetto di una valutazione nel complesso positiva da parte della Commissione nel dicembre dello scorso anno, avallato dal Consiglio europeo dell'8 e 9 marzo scorsi. La parte seconda della Relazione riguarda le novità relative alla cosiddetta fase ascendente, vale a dire la partecipazione dell'Italia al processo decisionale dell'Unione europea, e alla cosiddetta fase discendente, concernente l'attuazione del diritto comunitario.
Per quanto riguarda la fase ascendente, la relazione dà conto dell'attività svolta dal Comitato Interministeriale per gli Affari Comunitari Europei (CIACE) durante il 2006, evidenziandone il ruolo rilevante nella formazione delle posizioni del Governo da far valere in sede comunitaria. In particolare, il Comitato tecnico permanente del CIACE ha impostato le proprie attività in modo da riunire attorno allo stesso tavolo le Amministrazioni competenti per materia. La definizione di una posizione nazionale condivisa dovrebbe consentire di accrescere la capacità negoziale e rafforzare l'azione dell'Italia a Bruxelles. La nuova impostazione tende a creare condizioni migliori anche per quanto riguarda la fase discendente che, nelle intenzioni del Governo, viene resa più snella ed efficace.
Sempre nella Relazione viene esposto inoltre lo stato delle procedure d'infrazione e, per la prima volta, l'elenco e i motivi delle impugnazioni decise dal Governo italiano. La Relazione individua i nuovi strumenti previsti per seguire le varie fasi delle procedure, quali l'istituzione di un'apposita struttura all'interno del Dipartimento per le politiche europee, nonché la creazione di una banca dati nazionale, che permetterà di monitorare tutte le procedure di infrazione aperte o avviate nei confronti dell'Italia. Nella parte terza la Relazione illustra le linee evolutive delle tematiche relative al mercato interno. Il basso livello di liberalizzazione del settore dei servizi, che oggi rappresenta il 70 per cento del totale del valore aggiunto e dell'occupazione in Europa, è il principale problema da risolvere per realizzare un mercato interno efficiente. Al riguardo sottolinea che l'approvazione della direttiva relativa ai servizi nel mercato interno, il 12 dicembre 2006, rappresenta un significativo passo in avanti; sarà adesso necessario un ulteriore sforzo per permetterne una trasposizione rapida, ambiziosa ed efficace nelle legislazioni degli Stati membri. Un impegno specifico sarà profuso al riguardo dal Governo italiano. Su un piano più ampio, è atteso nel corso dell'anno un Rapporto della Commissione sul futuro del mercato interno, che dovrà delineare una nuova strategia da intraprendere per il suo effettivo completamento. A tal fine saranno cruciali lo sviluppo delle reti infrastrutturali, una politica comune dell'energia e una nuova politica dell'ambiente.
Nella parte quarta, la Relazione illustra le linee evolutive delle tematiche relative alle politiche comuni previste dal Trattato CE. Anche in questo caso si evidenzia l'impostazione finalizzata a collegare le


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politiche di settore all'azione complessiva programmatica del Governo nell'ambito della strategia di Lisbona, attraverso il riferimento alle priorità individuate nel Piano nazionale di Riforma 2006-2008. Il Governo ha infatti individuato la cornice normativa all'interno della quale promuovere la realizzazione dei propri obiettivi e ha, altresì, individuato gli strumenti attuativi. Gli interventi riguardano numerosi settori: misure specifiche sono state avviate per la liberalizzazione di importanti segmenti del mercato, per il recupero del deficit infrastrutturale dell'Italia, per dare nuovo slancio e valore a ricerca e all'innovazione.
La quinta e ultima parte della Relazione analizza l'andamento delle politiche economiche e dei flussi finanziari dall'Unione europea all'Italia. L'impegno del Governo è finalizzato a coordinare le azioni programmatiche a livello regionale con quelle nazionali, facendo risaltare la complementari età tra l'obiettivo dell'innalzamento del tasso di sviluppo e di occupazione del Paese e l'efficacia del coordinamento delle politiche. Fondamentale risulta, in tale direzione, il passaggio dal quadro normativo sottostante la gestione dei fondi strutturali 2000-2006 a quello previsto per il periodo 2007-2013, che presenta una maggiore integrazione tra strumenti e politiche ai diversi livelli di coordinamento. In conclusione, segnala che il Governo spera di poter contribuire, con questa Relazione, all'avvio di una impostazione nuova e più costruttiva dei rapporti interistituzionali sui temi europei.

Marco ZACCHERA (AN) ritiene utile al rafforzamento del ruolo del Parlamento nell'esame dei provvedimenti in titolo potere individuare, nel novero delle direttive, cui l'Italia si accinge a dare esecuzione, i punti salienti ai fini degli interessi del nostro Paese, nell'intento di focalizzare il dibattito parlamentare sulle questioni rilevanti per il Governo italiano e di rafforzarne l'azione nelle sedi europee.

Giacomo MANCINI (RosanelPugno), relatore, sottolinea che la propria relazione ha inteso rappresentare in modo fedele lo spirito europeista, che contraddistingue l'attuale maggioranza di Governo. Afferma altresì la propria disponibilità a svolgere approfondimenti in merito a specifici contenuti dei provvedimenti in esame, al fine di rafforzare l'azione svolta dall'esecutivo a livello europeo.

Tana DE ZULUETA, presidente, rileva che il Ministro delle politiche europee, Emma Bonino, nella premessa alla Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2006, presentata dal Governo il 21 marzo 2007, propone che l'esame della Relazione avvenga all'inizio dell'anno e in modo autonomo rispetto alla procedura per l'approvazione della legge comunitaria. Si tratta, a suo avviso, di una proposta da prendere in seria considerazione, al fine di consentire la presentazione di specifici atti di indirizzo da assumere nei confronti del Governo italiano anche in vista della presentazione del Documento di programmazione economica a finanziaria.

Giacomo MANCINI (RosanelPugno), relatore, ritiene che la proposta avanzata dal Ministro Bonino, e ripresa dalla presidente De Zulueta, appare di buon senso e meritevole di considerazione. Ritiene pertanto opportuno valutare i più appropriati strumenti per una sua attuazione, che si traduca in uno stimolo per il lavoro parlamentare.

Tana DE ZULUETA, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, dichiara concluso l'esame preliminare congiunto dei provvedimenti in titolo. Avverte che eventuali emendamenti al disegno di legge C. 3062 potranno essere presentati entro le ore 8,30 di domani giovedì 11 ottobre.
Rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 16.20.


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SEDE REFERENTE

Mercoledì 10 ottobre 2007. - Presidenza del vicepresidente Tana DE ZULUETA. - Interviene il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Famiano Crucianelli.

La seduta comincia alle 16.20.

Ratifica Accordo Italia-Corea di cooperazione scientifica e tecnologica.
C. 3020 Governo.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Sandra CIOFFI (Pop-Udeur), relatore, illustra il provvedimento in titolo osservando che esso è volto a realizzare un importante quadro normativo di riferimento per lo sviluppo delle relazioni tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Corea, al fine di promuovere iniziative e progetti di collaborazione in ambito scientifico e tecnologico. Tale Accordo è destinato a sostituire l'Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica che è stato firmato a Roma il 2 marzo 1984, divenuto obsoleto, oltre che per adattare l'Accordo ai nuovi bisogni scientifici e tecnologici che assumono sempre maggiore rilevanza nelle relazioni internazionali. Segnala che i rapporti fra Italia e Corea si sono particolarmente sviluppati negli ultimi tempi e proprio nel 2007 si è assistito a diversi incontri che hanno intensificato queste relazioni, come la visita del Ministro D'Alema in Corea e la vista in Italia del Presidente della Corea del Sud, entrambe svoltesi in febbraio, nonché la visita del Presidente del Consiglio dei ministri in aprile. Oggi più che mai c'è la necessità di rafforzare i nostri rapporti con la Corea, uno dei Paesi maggiormente sviluppati nel settore della ricerca e dello sviluppo delle tecnologie, anche perché l'evoluzione in questo settore è stata notevolissima. Passando ad esaminare i contenuti dell'Accordo, osserva che l'articolo 1 ne indica le finalità relative allo sviluppo della cooperazione scientifica e tecnologica fra i due Paesi. All'articolo 2 si mette in risalto come la stipula di accordi venga realizzata fra le rispettive istituzioni pubbliche, universitarie e di ricerca. La possibilità di favorire progetti multilaterali deriva dall'articolo 3, mentre l'articolo 4 evidenzia i settori ritenuti prioritari nella collaborazione scientifica e tecnologica fra Italia e Corea. All'articolo 5 vengono descritte le attività di cooperazione che comprendono gli scambi di scienziati, ricercatori e tecnici, oltre che di informazioni e documentazione, e si prevede lo svolgimento di seminari e conferenze. Il sostegno economico a tali attività è individuato dall'articolo 6, in cui viene anche indicato come ciascuna parte contraente abbia l'obbligo di mettere a disposizione di ricercatori e tecnici, borsisti o esperti inviati dai rispettivi Governi le condizioni migliori possibili di lavoro sul proprio territorio. L'articolo 7 stabilisce come deve avvenire il trattamento dei risultati che si ottengono dalla ricerca congiunta. L'articolo 8 prevede l'istituzione di una Commissione mista che coordini e faciliti l'esecuzione delle attività condotte; tale Commissione potrà discutere di qualsiasi questione relativa alla esecuzione di questo Accordo. All'articolo 9, invece, si prevede la soluzione di possibili controversie o interpretazioni dell'Accordo, mentre l'articolo 10 prevede le eventuali modifiche che potranno effettuarsi con il consenso delle Parti in qualsiasi momento. Infine, l'articolo 11 definisce le questioni procedurali relative all'entrata in vigore del presente Accordo fra l'Italia e la Corea. Per quanto concerne il disegno di legge di ratifica, composto da quattro articoli - rispettivamente riguardanti l'autorizzazione alla ratifica, l'ordine d'esecuzione, la copertura finanziaria e l'entrata in vigore - occorre segnalare che l'articolo 3 prevede una spesa di euro 744.000 per ciascuno degli anni 2007 e 2008 e di euro 751.790 a decorrere dall'anno 2009, per l'attuazione della presente legge. In conclusione, esprime una valutazione complessivamente favorevole sul provvedimento.


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Il sottosegretario Famiano CRUCIANELLI sottolinea che le relazioni diplomatiche fra l'Italia e la Corea del Sud - undicesima economia mondiale e terza in Asia - vivono un momento particolarmente dinamico grazie al rinnovato slancio dell'azione italiana nella Penisola coreana. Ricorda che tra Italia e Corea del Sud si è aperta una stagione di contatti ad alto livello politico che nel 2007 ha già fatto registrare numerose visite istituzionali ad alto livello. In occasione della già citata visita a Seul del Presidente Prodi, è stato inaugurato il Terzo Forum italo-coreano di Scienza e Tecnologia. Alla cerimonia era presente il Vice Primo Ministro e Ministro della Scienza e Tecnologia coreano, Kim Woo-Sik, a testimonianza del rilievo dei progetti di cooperazione bilaterale in questo settore fra i due Paesi. Giova sottolineare come in tale generale e favorevole quadro di relazioni politiche, uno dei volet principali dell'attuale iniziativa diplomatica italiana verso la Corea del Sud sia rappresentato dalla volontà di rafforzare la collaborazione scientifica e tecnologica fra i due Paesi. Nel settore della ricerca e dello sviluppo tecnologico, la Corea è oggi un leader mondiale e grande è l'attenzione posta dall'industria e dal Governo coreano agli investimenti nel settore della ricerca e dell'innovazione tecnologica, con l'obiettivo di entrare tra i l0 Paesi leader in tale ambito entro il 2010. In alcuni settori tecnologico-industriali di rilievo strategico, la Corea vanta primati mondiali: è importante dunque che le nostre attività di cooperazione con questo Paese siano potenziate anche attraverso gli opportuni quadri giuridico-istituzionali. Da parte sua l'Italia, che, in armonia con le linee guida e le strategie del Governo Italiano nel campo della politica della ricerca di base e industriale (in particolare il Programma Nazionale di Ricerca 2005-2007), intende profilarsi in Estremo Oriente sempre di più come Paese capace di produrre eccellenze tecnologiche e di stabilire sinergie con Stati partner particolarmente avanzati, vede la Corea del Sud come interlocutore privilegiato in tale settore di cooperazione. La ratio dell'Accordo va dunque ricercata nel sempre più intenso sviluppo delle relazioni tra i due Paesi e in particolare nella volontà da parte italiana e coreana di dar vita ad uno strumento giuridico aggiornato di cooperazione che permetta di sfruttare al massimo le potenzialità e le complementarità dei due Paesi nei settori di punta della ricerca scientifica e tecnologica internazionale. Obiettivo generale dell'Accordo è il rafforzamento della cooperazione scientifica e tecnologica bilaterale. Pertanto, l'Accordo si propone di offrire un quadro di riferimento ai programmi di cooperazione diretta tra Università, centri di ricerca e altri enti dei rispettivi Paesi coinvolti nella ricerca scientifica e tecnologica. Il nuovo Accordo vuole individuare i mezzi di copertura finanziaria, non previsti dal precedente Accordo di Cooperazione Scientifica e Tecnologica del 2 marzo 1984. Le basi della collaborazione scientifico-tecnologica fra Italia e Corea risiedono nel precedente Accordo di Collaborazione Scientifica e Tecnologica, firmato a Roma il 2 marzo 1984. A tale Accordo hanno fatto seguito i vari Protocolli Esecutivi di Collaborazione Scientifica e Tecnologica di cui il più recente è l'VIII Protocollo, firmato a Roma il 12 dicembre 2006, valido fino al 2009. L'evoluzione nel frattempo avutasi nel campo della ricerca scientifica e tecnologica in Corea del Sud e in Italia ha sempre più evidenziato la necessità di aggiornare e potenziare il suddetto strumento ai fini dell' esigenza di promuovere, sostenere, valutare ed aggiornare iniziative comuni in un contesto che evolve più rapidamente che in passato. In questo contesto il nuovo Accordo sostituisce l'Accordo di Collaborazione Scientifica e Tecnologica che, firmato a Roma il 2 marzo 1984, è sprovvisto di copertura finanziaria; adatta i contenuti dell'Accordo alle nuove caratteristiche e ai bisogni scientifici e tecnologici, nonché alla crescente importanza che essi stanno assumendo nelle relazioni internazionali.

Marco ZACCHERA (AN) esprime il proprio apprezzamento per la tempestiva presentazione al Parlamento del disegno di


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legge per la ratifica dell'Accordo in titolo, il cui esame ha inizio a soli nove mesi della firma, a differenza di quanto avvenuto troppo spesso in passato con la presentazione dei disegni di legge di ratifica a molti anni di distanza dalla sottoscrizione degli accordi internazionali da parte del Governo italiano. Auspica pertanto un sollecito iter parlamentare del provvedimento.

Tana DE ZULUETA, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, dichiara concluso l'esame preliminare del provvedimento che sarà trasmesso alle Commissioni per l'espressione dei pareri. Rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Ratifica Accordo di stabilizzazione e di associazione (ASA) tra le Comunità europee ed i loro Stati membri e l'Albania.
C. 3043 Governo.
(Seguito dell'esame e conclusione)

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 2 ottobre scorso.

Tana DE ZULUETA, presidente, avverte che sono pervenuti i pareri favorevoli delle Commissioni I, II, IV, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XIII e XIV, nonché il nulla osta della V Commissione.

Claudio AZZOLINI (FI), relatore, nell'esprimere il proprio ringraziamento al presidente Ranieri per averlo sostituito nella precedente seduta, alla quale non ha potuto prendere parte a causa di un concomitante impegno presso l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, sottolinea che la ratifica dell'Accordo in titolo è assai attesa da parte delle autorità albanesi, inizialmente preoccupate per il ritardo maturato dall'Italia nell'adempimento dell'impegno assunto con la sua firma. A tal proposito, sottolinea la necessità che il Parlamento proceda in modo spedito nell'esame del provvedimento, dal quale deve emergere tutto l'apprezzamento per i passi compiuti dall'Albania nella direzione dell'integrazione nell'Unione europea, emersi del resto anche in altre sedi internazionali, come quella del Consiglio d'Europa.

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione delibera di conferire il mandato al relatore di riferire in senso favorevole all'Assemblea sul provvedimento in esame. Delibera, altresì, di chiedere l'autorizzazione a riferire oralmente.

Tana DE ZULUETA, presidente, si riserva di designare i componenti del Comitato dei nove sulla base delle indicazioni dei gruppi.

La seduta termina alle 16.40.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 16.40 alle 16.45.