XI Commissione - Mercoledý 10 ottobre 2007


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ALLEGATO 1

5-00589 Benvenuto: Tutela della sicurezza per i lavoratori dipendenti nel settore dell'autotrasporto.

TESTO DELLA RISPOSTA

Con riferimento all'atto ispettivo presentato dall'onorevole Benvenuto in materia di controlli nel settore dell'autotrasporto, tematica che coinvolge oltre alle competenze del Ministero del lavoro anche quelle del Ministero dell'interno e dei trasporti, tutti rappresentati all'interno della Commissione Interministeriale per la sicurezza stradale nel settore dell'autotrasporto, vorrei far presente, che la concreta attività di controllo, per il Ministero del lavoro, è svolta annualmente dal Servizio Ispezioni del lavoro delle Direzioni provinciali del lavoro presso le imprese di autotrasporto, nel rispetto del numero minimo di controlli programmati ai sensi della vigente normativa comunitaria.
Sulla base dei dati comunicati dai predetti Uffici, viene, in seguito, redatta una relazione annuale ai fini del monitoraggio richiesto dall'Unione Europea.
In particolare, nel corso del 2006, sono state effettuate verifiche su 121 imprese di trasporto viaggiatori; controllati 1.011 conducenti, per circa 171.000 giorni di lavoro, e 53.845 fogli di registrazione. Sono state, altresì, controllate 3471 imprese impegnate nel trasporto merci, 8039 conducenti, per un numero di 700.389 giorni di lavoro e 606.510 fogli di registrazione.
A seguito dei predetti controlli sono stati redatti oltre 16.500 processi verbali per infrazioni attinenti alle violazioni delle norme recate dal Regolamento 3820/85/CE in materia di orario di guida e dei periodi di sosta.
Al fine di migliorare la qualità dei controlli, il Ministero del lavoro ha inviato agli uffici territoriali in argomento l'apposita carta tachigrafica utilizzabile nell'ambito del nuovo sistema digitale di rilevazione dei tempi di guida e di riposo, introdotto dal Regolamento n. 213 del 1998 (e successive modificazioni e integrazioni).
Il cronotachigrafo digitale, necessario per la registrazione dei tempi di guida del conducente, è stato introdotto al fine di sostituire il precedente apparato analogico, rivelatosi nel tempo di facile contraffazione, mentre la carta tachigrafica costituisce un efficace e rapido strumento di controllo utilizzabile dal personale ispettivo subordinatamente all'acquisizione del software applicativo per la lettura e l'elaborazione dei cronotachigrafi digitali.
Il Ministero dell'interno, sentito al riguardo, ha reso noto che, sulla base della Direttiva n. 88/599 CEE, in tema di controlli in materia di tempi di guida e di riposo dei conducenti professionali, nel 2006, le Forze di polizia hanno accertato 22.248 infrazioni, l'8,6 per cento in più rispetto all'anno 2005, in cui sono state accertate 20.476 violazioni. Nel 2005, 1.819 violazioni (cioè l'8,9 per cento delle infrazioni accertate in totale) hanno riguardato i conducenti di veicoli commerciali comunitari ed extracomunitari, mentre nel 2006, le infrazioni accertate nei riguardi di questi ultimi sono state 2.101 (il 9,4 per cento del totale).
Nel 2005, nel corso degli ordinari servizi di istituto, la Polizia Stradale ha accertato 2.169.503 infrazioni al codice della strada, 538.413 a carico dei soli veicoli commerciali.
Nel corso del 2006, il totale delle infrazioni accertate è salito a 2.353.152


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(+ 8,4 per cento), di cui 688.462 (+ 27,8 per cento) a carico di veicoli commerciali.
Nei primi dieci mesi di attivazione dei servizi mirati al controllo della disciplina amministrativa del regime dell'autotrasporto nazionale e internazionale, successivi anche all'entrata in vigore della riforma di settore con il decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286 (agosto 2006 - maggio 2007), la Polizia Stradale ha controllato su strada circa 80.000 veicoli industriali, riscontrando 14.967 violazioni della normativa autorizzatoria e del codice della strada nel settore (esercizio abusivo dell'attività di trasporto, superamento delle masse limite, superamento dei limiti di velocità, inosservanza dei tempi di riposo e dei tempi di guida del conducente).
Nei primi 5 mesi dell'anno corrente, e sono gli ultimi dati disponibili, con il concorso del Ministero dei Trasporti e l'impiego dei Centri Mobili di Revisione (4.057 operatori di Polizia Stradale insieme a 2.357 operatori degli Uffici Provinciali della Motorizzazione Civile), sono stati attivati 710 posti di controllo dell'efficienza dei veicoli commerciali, lungo le arterie stradali in prossimità dei confini terrestri, nei porti commerciali, negli autoporti.
Tali attività hanno consentito il controllo complessivo di circa 9.000 veicoli commerciali e l'accertamento di 10.919 infrazioni, con il ritiro di 60 patenti e di 416 carte di circolazione. Occorre tenere conto, peraltro che il controllo di efficienza del mezzo con il Centro Mobile di Revisione e i controlli amministrativi e di polizia, nonché l'attività contravvenzionale che ne discende, nel 90 per cento dei casi, comportano l'impiego di un tempo medio di 40-50 minuti per veicolo.
II Ministero dei Trasporti, per la sua parte di competenza, ha, inoltre, reso noto di aver provveduto a comunicare alla Commissione Europea i dati definitivi sul numero dei controlli svolti su strada e presso la sede delle imprese relativi al biennio 2005/2006, in attuazione della predetta Dir. 88/599/CEE.
In particolare, nel 2005 il numero totale dei veicoli soggetti ai regolamenti CEE risultava essere di 837.794 unità, il numero medio dei giorni di lavoro effettivo dei conducenti di veicoli oggetto dei regolamenti CEE era indicato, come di consueto, in 195 giorni, pertanto i controlli minimi da garantire ai sensi della direttiva 88/599/CEE, pari all'1 per cento delle giornate lavorative, dovevano essere almeno 1.633.698.
A norma della citata Direttiva 88/599/CEE, nell'ambito del numero totale dei controlli, almeno il 15 per cento deve essere effettuato su strada ed almeno il 25 per cento nei locali delle imprese; per il 2005 il numero dei giorni di lavoro controllati su strada sono stati 2.337.014 pari al 143 per cento, mentre il numero effettivo dei giorni di lavoro controllati presso le imprese è stato 886.982, pari al 54 per cento.
Sono state quindi controllate, nel corso del 2005, complessivamente 3.223.996 giornate lavorative, arrivando così all'1,97 per cento del numero totale delle giornate di lavoro.
Nell'anno 2006 il numero totale dei veicoli soggetti ai regolamenti CEE risultava essere di 838.194 unità, il numero medio dei giorni di lavoro effettivo dei conducenti di veicoli oggetto dei regolamenti CEE era indicato, come di consueto, in 195 giorni, pertanto i controlli minimi da garantire ai sensi della direttiva 88/599/CEE dovevano essere almeno 1.634.478.
Nel corso del 2006 il numero dei giorni di lavoro controllati su strada sono stati 3.393.620, pari al 207 per cento, mentre il numero effettivo dei giorni di lavoro controllati presso le imprese è stato 871.405, pari al 53 per cento.
Pertanto nell'anno 2006 sono state controllate complessivamente 4.265.025 giornate lavorative, arrivando così al 2,6 per cento dei numero totale delle giornate di lavoro.
Quindi, nel biennio 2005-2006, come già nel passato, l'Italia non solo ha realizzato le condizioni minime per il controllo fissate dalla Dir. 88/599/CEE, pari ad almeno l'1 per cento delle giornate lavorative, ma le ha sostanzialmente più che raddoppiate.


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È importante evidenziare, sul versante normativo, che è in fase di approvazione lo schema di decreto legislativo attuativo della direttiva 2002/15/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell'11 marzo 2002, concernente l'organizzazione dell'orario di lavoro delle persone che effettuano operazioni mobili di autotrasporto.
In particolare, la suddetta normativa è diretta ai lavoratori mobili con rapporto di lavoro subordinato, alle dipendenze di una impresa di autotrasporto con sede in uno degli stati membri, che partecipano ad operazioni mobili di autotrasporto di persone e merci su strada.
La direttiva mira a disciplinare compiutamente tutti gli aspetti del tempo di lavoro nel settore dell'autotrasporto, definendo le prescrizioni minime da applicarsi in particolare con riferimento alla durata settimanale della prestazione lavorativa, ai periodi di riposo ed al lavoro notturno, al fine di assicurare tre obiettivi primari: l'interesse della sicurezza stradale, l'obiettivo della salute e sicurezza delle persone che effettuano operazioni mobili di autotrasporto, l'armonizzazione delle condizioni di concorrenza.
Lo schema di decreto legislativo recepisce i suddetti principi; e dopo aver delineato le finalità ed il campo di applicazione, fornisce le definizioni di orario di lavoro, tempi di disponibilità, posto di lavoro, lavoratore mobile, autotrasportatore autonomo, lavoro notturno e tempi di inattività. In particolare, il provvedimento prevede la durata massima settimanale della prestazione di lavoro conformemente alla direttiva e, nel contempo, salvaguarda l'autonomia collettiva sempre nel rispetto della normativa in materia di tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro; stabilisce, infatti, che sono fatte salve le disposizioni stabilite dai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, in presenza di ragioni tecniche, nonché di esigenze connesse con l'organizzazione del lavoro che oggettivamente comportano un diverso regime dell'orario di lavoro e che, nel rispetto dei principi generali della protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori, determinano una diversa durata massima e media dell'orario di lavoro.
Vorrei sottolineare, infine, come il diretto interessamento del Ministero del lavoro nell'elaborazione dello schema di decreto legislativo suindicato abbia reso necessari numerosi incontri con le parti sociali. Questo forte impegno da parte nostra ha portato al raggiungimento di un ulteriore positivo risultato quale il rinnovo del biennio economico del CCNL del settore dei trasporti.


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ALLEGATO 2

5-00996 Garavaglia: Crisi occupazionale presso lo stabilimento Gaggia di Robecco sul Naviglio.

TESTO DELLA RISPOSTA

Con riferimento all'interrogazione dell'onorevole Garavaglia oggi in discussione, faccio presente, in via preliminare, che a tutt'oggi non risulta pervenuta al Ministero che rappresento, alcuna richiesta di incontro da parte delle parti sociali per l'esame della situazione occupazionale, né è pervenuta alcuna segnalazione ufficiale al riguardo.
È stata comunque prontamente interessata la Direzione Provinciale del Lavoro e della Massima Occupazione di Milano, la quale a seguito all'accesso ispettivo effettuato presso lo stabilimento della Gaggia s.p.a., sito in Robecco sul Naviglio, ha comunicato quanto segue.
La s.p.a. Gaggia, con sede legale in Milano, è una storica azienda manifatturiera che opera nel settore della produzione di macchine per caffè, tra i più conosciuti in questo segmento del mercato.
Premesso ciò, per quanto concerne la delocalizzazione delle linee produttive dell'impianto industriale, menzionata nell'interrogazione, si fa presente che l'amministratore delegato della società, sentito al riguardo, ha sottolineato che la decisione di spostare la produzione delle macchine per caffè in Romania (nella città di Orastia) e nello stabilimento della Saeco sito a Gaggio Montano, in provincia di Bologna, sarebbe da imputare al notevole incremento del costo delle materie prime, nichel e acciaio in particolare, impiegate nel processo produttivo ed alla scarsa redditività della produzione delle macchine manuali, che costituiscono i due terzi del fatturato complessivo.
In altri termini, i responsabili aziendali hanno evidenziato che la necessità di contenere il costo del lavoro, avrebbe sostanzialmente determinato la decisione strategica di delocalizzare la linea produttiva in Romania, mentre l'accentramento delle altre linee di produzione (macchine automatiche e professionali) a Gaggio Montano risponderebbe a criteri di mera razionalizzazione dell'attività produttiva.
Il mantenimento dell'unità produttiva di Robecco per la sola produzione delle macchine professionali, infatti, sarebbe ingiustificabile alla luce della esiguità, in termini di pezzi prodotti e di incidenza sul fatturato complessivo, di questa specifica linea produttiva.
La società ha, quindi, attivato in data 20 marzo 2007, la procedura di riduzione di personale per cessazione dell'attività produttiva, amministrativa e di servizio nello stabilimento di Robecco sul Naviglio. Sia le organizzazioni territoriali sindacali che la rappresentanza sindacale unitaria, pur non condividendo la decisione assunta, nei vari incontri che si sono susseguiti nel mese di aprile con la direzione aziendale, avevano auspicato almeno il ricorso agli ammortizzatori sociali per rendere meno penalizzante per i lavoratori la procedura attivata.
Successivamente è stato sottoscritto un accordo sindacale aziendale, firmato in Assolombarda in data 18 maggio 2007, e ratificato, in data 30 maggio 2007 presso l'Agenzia Regionale per l'Istruzione la Formazione e il Lavoro, con il quale è stata avviata la procedura di mobilità, ai sensi dell'articolo 4 della legge n. 223 del 1991.
Nell'accordo è stato previsto il ricorso all'istituto della Cassa Integrazione Straordinaria per cessazione parziale dell'attività


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e un piano di gestione degli esuberi. La sospensione dell'attività lavorativa a zero ore si riferisce al periodo 1 giugno 2007 fino al 31 maggio 2008 ed interessa n. 101 lavoratori, tutti operanti nei reparti produttivi oggetto della chiusura aziendale.
Inizialmente la CIGS era prevista per 104 unità, ma nel corso della procedura 3 lavoratori hanno rassegnato le loro dimissioni.
Nell'accordo è stata prevista, inoltre, la gestione del personale in esubero, con misure di incentivazione all'esodo e la ricollocazione professionale dei lavoratori interessati alla procedura.
In particolare, è prevista l'erogazione, da parte dell'azienda, di importi retributivi differenziati per i lavoratori che raggiungono i requisiti per beneficiare del trattamento di pensione di vecchiaia o di anzianità e per i lavoratori che vantano una diversa anzianità in azienda. In ogni caso, la società provvederà a erogare ai lavoratori la differenza fra la retribuzione netta mensile e l'indennità netta mensile di mobilità, oltre ad un bonus di importo variabile in relazione all'anzianità aziendale.
Per quanto concerne la ricollocazione del personale in esubero, è previsto il coinvolgimento dello stesso in piani di outplacement, da attuarsi anche con l'attiva partecipazione della Provincia di Milano e la creazione di una apposita task force; inoltre, la società si è impegnata ad una eventuale rioccupazione di una parte del personale presso altri siti produttivi del gruppo Saeco.
In seguito all'accordo la Soc. Gaggia ha prodotto istanza, attualmente in fase istruttoria presso questa Amministrazione, finalizzata alla fruizione del trattamento straordinario di integrazione salariale, per crisi aziendale per cessazione di attività, per il periodo dal 1o giugno 2007 al 31 maggio 2008. Da notizie fornite dalla Provincia di Milano è emerso che presso detto Ente il 21 maggio 2007 è stato sottoscritto un protocollo d'intesa, anche con la partecipazione del Comune di Robecco sul Naviglio, con il quale le parti hanno assunto impegni relativi al mantenimento dell'area territoriale a vocazione industriale, in vista di un eventuale subentro da parte di nuovi imprenditori, il finanziamento di percorsi di riqualificazione per il personale interessato all'esubero e la promozione di iniziative per la reindustrializzazione dell'area.
Inoltre, il 18 giugno scorso è iniziata l'attività di outplacement con la società DBM. Al progetto hanno aderito 62 persone, 5 delle quali sono già state ricollocate presso altre aziende.
La Provincia di Milano ha, inoltre, fatto presente che, relatìvamente alla reindustrializzazione dell'area, sono state attivate le verifiche per accertare la presenza delle condizioni necessarie per l'applicabilità della legge n. 181 del 1989, in materia di finanziamenti pubblici alle aziende.


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ALLEGATO 3

5-01522 Pagliarini: Stabilizzazione dei precari della Croce Rossa Italiana.

TESTO DELLA RISPOSTA

In merito alla situazione organizzativa della Croce Rossa Italiana, l'Ente ha precisato che attualmente è impegnato con proprie delegazioni in diversi paesi dell'Asia (Iraq) e dell'America del Centro-Sud, per operazioni di aiuto, soccorso e assistenza alle popolazioni locali.
In Italia l'attività della Croce Rossa Italiana è rivolta a molteplici attività sociali e socio-sanitarie, quali ad esempio, quelle svolte nell'ambito del Servizio Sanitario Nazionale per il trasporto infermi e il servizio «118», quelle di collaborazione con le Prefetture per la gestione delle attività socio-sanitarie presso i Centri di Accoglienza Profughi, con il Ministero della Salute per il servizio di Pronto Soccorso Aeroportuale ed anche con istituzioni pubbliche locali.
Le attività suddette si sviluppano in tutto il territorio nazionale e nei paesi afflitti da catastrofi naturali o da conflitti armati, avvalendosi oltre che delle migliaia di volontari che supportano l'Associazione, dei dipendenti di ruolo dell'Ente che, attualmente, ammontano a 1.544 unità; al contingente di personale civile di ruolo si affiancano circa 1.249 militari, appartenenti al Corpo dei militari della Croce Rossa. Relativamente al personale a tempo determinato, attualmente tale personale comprende sia quello impiegato in regime di convenzione per l'assolvimento di compiti non istituzionali o ordinari (come già precisato, funzioni sociali e socio-assistenziali in favore del Servizio Sanitario Nazionale, quali il servizio soccorso 118, l'assistenza ai disabili eccetera), sia quello impiegato per l'assolvimento di compiti istituzionali, per un totale complessivo di 1829 unità.

Personale Croce Rossa Italiana a tempo determinato impiegato nelle convenzioni.
Attualmente il personale impiegato nelle convenzioni ammonta a un contingente pari a 1794 unità, per una spesa complessiva di circa 55 milioni di euro.
La Croce Rossa Italiana dopo l'entrata in vigore della legge finanziaria 2006 ha, in diverse occasioni, rappresentato le caratteristiche peculiari dell'Associazione, con riferimento in particolare alla questione del personale precario ed alla possibilità di avviare, in favore di tali dipendenti, un graduale processo dì stabilizzazione.
Ormai da diversi anni, la Croce Rossa mediante lo strumento della convenzione provvede all'erogazione di una molteplicità di servizi sociali; tale attività, non attinente ai propri compiti istituzionali, esercitata per conto di ASL, Comuni, Prefetture e anche di soggetti privati, vede impegnato prevalentemente personale dell'Ente assunto a tempo determinato ai sensi dei. Decreti Legislativi 30 marzo 2001, n. 165 e 6 settembre 2001, n. 368; si ricorda, al riguardo, l'articolo 2 dello Statuto il quale prevede espressamente che la Croce Rossa Italiana «concorra attraverso lo strumento della convenzione» a tali attività.
Secondo quanto precisato dal Comitato Centrale dell'Ente, il personale che vi è preposto non può essere destinatario della normativa vigente in materia di stabilizzazione del personale a tempo determinato,


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come prevista dall'articolo 1, comma 519, della Legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007).
Infatti, nel corrente anno, le amministrazioni pubbliche (compresa quindi anche la Croce Rossa) possono stabilizzare il personale non dirigenziale, in servizio a tempo determinato da almeno tre anni, anche non continuativi, o che consegua tale requisito in virtù di contratti stipulati anteriormente alla data del 29 settembre 2006, o che sia stato in servizio per almeno tre anni, anche non continuativi, nel quinquennio anteriore alla data di entrata in vigore della citata legge, che ne faccia istanza e purché sia stato assunto mediante procedure selettive di natura concorsuale o previste da norme di legge.
Alle iniziative di stabilizzazione del personale, assunto a tempo determinato mediante procedure diverse, si adempie tramite espletamento di prove selettive.
Ai relativi costi si provvede mediante l'utilizzo di una quota pari al 20 per cento del fondo delle assunzioni, ai sensi dell'articolo 1, comma 96, della Legge 30 novembre 2004 e dell'articolo 1, comma 513, della legge n. 296 del 2006.
Riguardo, la Direttiva del Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione n. 7 del 30 aprile 2007-concernente l'applicazione dei commi 519, 520, 529 e 940 del citato articolo 1, in materia di stabilizzazione e proroga dei contratti a tempo determinato, nonché di riserve in favore di soggetti con incarichi di collaborazione, e la circolare n. 10 del 20 luglio 2007 del Dipartimento della Funzione Pubblica hanno dettato alcune disposizioni circa i presupposti per la stabilizzazione, le modalità e le procedure da seguire, nonché i termini entro cui presentare la relativa istanza.
La citata Direttiva ha, tra l'altro, affermato che la vigente legge finanziarla ha previsto la possibilità, per le pubbliche amministrazioni, di procedere alla stabilizzazione del personale utilizzato con contratti di natura temporanea, ma correlati a fabbisogni permanenti dell'amministrazione.
Il Dipartimento della Funzione Pubblica ha ritenuto, pertanto, che le disposizioni in esame sono finalizzate a sanare situazioni non in linea con la normativa vigente in materia di ricorso ai contratti a tempo determinato, in quanto molte amministrazioni hanno stipulato diversi contratti di lavoro subordinato a tempo determinato, peraltro spesso con i medesimi lavoratori, per far fronte ad esigenze durature e permanenti che potevano essere soddisfatte utilizzando altre forme contrattuali.
Al riguardo, la Croce Rossa Italiana ha rappresentato che tali disposizioni non possono essere applicate alla propria situazione organizzativa e gestionale, tenuto conto che l'attività svolta dal personale Croce Rossa Italiana in servizio a tempo determinato e in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresenta un'attività che, essendo svolta a favore del Servizio Sanitario, non rientra nell'attività istituzionale dell'Ente; deve infatti essere considerata un'attività aggiuntiva.
A sua volta il SSN, avendo già esternalizzato il servizio di soccorso e di emergenza sanitaria, è tenuto a stipulare ovvero prorogare convenzioni con Associazioni private o con Enti pubblici, quali la Croce Rossa Italiana.
Si sottolinea che il medesimo Dipartimento, con il parere del 1o ottobre 2007, ha confermato che non è possibile ricondurre la fattispecie, oggetto dell'atto parlamentare, nell'ambito dell'articolo 1, comma 519, legge n. 296 del 2006.
La Croce Rossa Italiana, pur ribadendo che il personale in esame non può rientrare nella citata procedura di stabilizzazione per i motivi suesposti, ha segnalato che, tramite Avviso pubblico, sarà avviata una procedura diretta ad acquisire tutti i dati necessari relativi al personale previsto dalle convenzioni, in possesso dei requisiti temporali di cui alla norma suddetta, al fine di acquisire elementi utili per un eventuale intervento di livello normativo necessario per la particolare fattispecie.


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L'Ente, inoltre, ha precisato che, delle unità di personale, attualmente impiegate nelle convenzioni (1794), solo 1.223 risulterebbero in possesso dei requisiti temporali previsti dalla finanziaria 2007, anche se, come già ricordato, da ritenersi non destinatarie della procedura di stabilizzazione.
Sulla problematica è stato istituito un tavolo tecnico presso il Dipartimento della Funzione Pubblica.
All'ultima riunione, tenutasi il 21 settembre 2007, hanno partecipato i rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dei Ministeri della Salute e dell'Interno, della Croce Rossa Italiana e delle organizzazioni sindacali; sono previste ulteriori riunioni per raggiungere nei tempi consentiti una soluzione che tenga conto dei molteplici aspetti della problematica.
Si sottolinea che, nel disegno di legge finanziaria per il 2008, l'articolo 47 prevede la conferma dei contratti di lavoro a tempo determinato, stipulati in base a convenzioni, per tutta la durata delle convenzioni medesime.