III Commissione - Resoconto di mercoledý 24 ottobre 2007


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SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 24 ottobre 2007 - Presidenza del presidente Umberto RANIERI. - Interviene il viceministro degli affari esteri, Ugo Intini.

La seduta comincia alle 9.10.

Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2006. C. 3169 Governo, approvato dal Senato.

Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle amministrazioni autonome per l'anno finanziario 2007.
C. 3170 Governo, approvato dal Senato.

Tabella n. 6: Stato di previsione del Ministero degli affari esteri.
(Relazione alla V Commissione).
(Esame congiunto, ai sensi dell'articolo 119, comma 8, del regolamento, e conclusione - Relazione favorevole sul disegno di legge C. 3169 e relazione favorevole sul disegno di legge C. 3170).

La Commissione inizia l'esame congiunto dei provvedimenti in titolo.

Raffaello DE BRASI (Ulivo), relatore, nell'illustrare i provvedimenti in titolo, osserva che per quanto riguarda i contenuti del disegno di legge di approvazione del Rendiconto generale dell'amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2006, l'articolo 1 del disegno di legge dispone l'approvazione del rendiconto generale delle amministrazioni dello Stato e dei rendiconti delle amministrazioni e delle aziende autonome, che è stato oggetto del giudizio di parificazione della Corte dei conti. Gli articoli da 2 a 5 espongono i risultati complessivi relativi alle amministrazioni dello Stato per l'esercizio finanziario 2006. Segnala che il totale degli accertamenti di entrata è stato pari a 662.170 milioni di euro, mentre il totale degli impegni di spesa è stato pari a 630.714 milioni di euro, con un avanzo di 31.456 milioni di euro. L'articolo 6 reca l'approvazione dei prelevamenti dal «Fondo di riserva per le spese impreviste», il cui ammontare complessivo risulta pari a 259 milioni di euro in competenza e in cassa. Una quota di circa 15 milioni di euro, ha riguardato il Ministero degli affari esteri per spese amministrative e di funzionamento, con particolare riguardo alla manutenzione delle sedi ed alle missioni all'estero. Con l'articolo 7 viene proposta la sanatoria per le eccedenze di spesa che sono state complessivamente pari a 4.040 milioni di euro in conto competenza, a 85 milioni di euro in conto residui e a 3.447 milioni di euro in conto cassa. Tra le eccedenze di maggiore consistenza, si segnala, per il Ministero degli affari esteri, quella relativa al centro di responsabilità «Direzione generale del personale», eccedenza pari a 5,9 milioni di euro per competenza e 5,9 milioni di euro per cassa. L'articolo 8 espone la situazione, al 31 dicembre 2006, del patrimonio dello Stato, ovvero del conto generale del patrimonio, da cui risultano attività per un totale di 566.935 milioni di euro e passività per un totale di 1.985.816 milioni di euro. Gli articoli da 9 a 18 espongono i dati relativi ai conti consuntivi delle aziende e amministrazioni autonome, vale a dire l'Istituto agronomico per l'Oltremare, l'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, gli Archivi notarili e il Fondo edifici di culto.
Osserva che ai fini del conto consuntivo relativo allo stato di previsione del Ministero degli affari esteri, le previsioni assestate per il 2006 indicavano impegni di spesa di competenza per 2.074 milioni di euro, mentre quelle iniziali si erano attestate a 1.955,9 milioni di euro. Il conto consuntivo mostra un incremento di 327,5 milioni di euro pari al 16,74 per cento rispetto a queste ultime, giungendo all'ammontare di 2.283,4 milioni di euro. Tale scostamento è dovuto alle maggiori spese per i contributi obbligatori ad organismi internazionali, pari a 80,7 milioni di euro, per la cooperazione allo sviluppo, pari a 65,2 milioni di euro, per l'amministrazione


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e il funzionamento, pari a 55,4 milioni di euro, per le iniziative umanitarie nel Mediterraneo e in Medio Oriente, pari a 43,2 milioni di euro.
Al riguardo rileva che, pur comprendendo le ragioni di necessità ed urgenza di molti interventi, lo scarto tra preventivo e consuntivo è tale da suggerire una maggiore attenzione in sede di programmazione finanziaria. Segnala altresì che resta confermato il dato dello 0,5 per cento dell'incidenza dello stato di previsione del Ministero degli affari esteri sulle spese finali dello Stato.
Passando ad illustrare il disegno di legge recante disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato e dei dei bilanci delle amministrazioni autonome per l'anno finanziario 2007, rileva che l'articolo 1 del disegno di legge di assestamento dispone l'approvazione delle variazioni alle previsioni del bilancio dello Stato per il 2007, approvato con la legge n. 298 del 2006, indicate nelle annesse tabelle. L'articolo 2 si riferisce allo stato di previsione del Ministero dell'interno. L'articolo 3 dispone l'approvazione degli allegati 1 e 2 del disegno di legge, nei quali sono contenute le modifiche all'elenco delle unità previsionali di base e all'elenco delle funzioni-obiettivo individuate nel bilancio di previsione per il 2007. Segnala che in sede di esame presso il Senato sono stati approvati due emendamenti del Governo che complessivamente hanno comportato una revisione al rialzo delle previsioni in conto competenza relative alle entrate, pari a 5.978 milioni di euro, e una riduzione delle previsioni relative alle spese, pari a 2.032 milioni di euro. A seguito di tali modifiche, il saldo netto da finanziare registra, rispetto alle previsioni contenute nel disegno di legge di assestamento, un miglioramento di 8.010 milioni di euro.
Per quanto concerne lo stato di previsione del Ministero degli Affari esteri per il 2007, approvato con la legge di bilancio 27 dicembre 2006, n. 298, sottolinea che esso reca spese in competenza per un totale di 2.238,2 milioni di euro, di cui 2.229,1 milioni di parte corrente e 9 milioni in conto capitale. Le spese correnti si ripartiscono essenzialmente in 982,1 milioni per il funzionamento dell'apparato amministrativo e in 1.204,4 milioni per gli interventi connessi ai compiti istituzionali di esso.Rispetto a tali previsioni iniziali, il disegno di legge di assestamento 2007, come modificato dal Senato, aumenta le spese di competenza sino a 2.455,1, con un incremento del 9,6 per cento. Il Centro di responsabilità interessato dalle maggiori variazioni è il n. 12, vale a dire la Direzione generale per gli affari politici multilaterali e i diritti umani, al quale per atti amministrativi è stato riattribuito, nella prima metà dell'esercizio finanziario 2007, l'importo di 27 milioni di euro, tutti di parte corrente. L'incremento riguarda in particolare il cap. 3393 Contributi obbligatori ad organismi internazionali, che è stato aumentato di 24,1 milioni di euro. Sempre il medesimo capitolo ha registrato anche un aumento di 50 milioni nelle proposte di assestamento. Altro Centro di responsabilità interessato da significative variazioni è il n. 9, ovvero la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo, al quale, solo per atti amministrativi, è stato riattribuito nella prima metà dell'esercizio finanziario 2007 l'importo di 68,4 milioni di euro. In conclusione, da un raffronto tra il consuntivo 2006 e le previsioni assestate 2007, emerge un significativo incremento della dotazione della cooperazione allo sviluppo pari a circa 260 milioni di euro un decremento della dotazione della direzione per gli italiani all'estero per 11 milioni di euro; un drastico ridimensionamento delle risorse a disposizione per il Mediterraneo e il Medio Oriente da 50 a 25 milioni di euro, a fronte di un riequilibrio in favore dell'Africa sub sahariana da 5 a 15 milioni di euro.
Nel sottolineare che si tratta di dati che occorrerà rammentare nell'accingersi all'esame dello stato di previsione per il 2008 nell'ambito della manovra di finanza pubblica, formula una proposta di relazione favorevole su ciascuno dei disegni di legge in titolo.


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Il viceministro Ugo INTINI ritiene condivisibili le considerazioni svolte dal relatore sulla portata dei provvedimenti in titolo con particolare riferimento al Ministero degli affari esteri. Al riguardo esprime l'auspicio che la Commissione porti a termine il prima possibile l'iter di esame dei disegni di legge al fine di consentire l'attuazione degli interventi di rilievo prioritario, come ad esempio, la realizzazione delle misure di sicurezza presso le sedi diplomatico-consolari, la promozione della lingua e della cultura italiana, l'assistenza alle comunità dei connazionali all'estero.

Tana DE ZULUETA (Verdi), nel sottolineare che le osservazioni relative agli incrementi di cui è beneficiaria la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo sono conformi agli indirizzi espressi dalla Commissione in diverse occasioni, chiede chiarimenti in ordine ai fondi destinati ad interventi di tipo umanitario in Iraq, sui quali ritiene che vi sia un livello di informazione assai carente.

Il viceministro Ugo INTINI segnala che è imminente la visita a Roma del Ministro delle finanze iracheno e si riserva di fornire in altra sede ulteriori elementi di risposta alla questione sollevata dal deputato De Zulueta.

Sandra CIOFFI (Pop-Udeur), auspicando che in futuro non vi debbano più essere decrementi delle risorse finanziarie destinate alle direzioni generali per gli italiani all'estero e per il Mediterraneo ed il Medio Oriente, ritiene opportuno che si proceda il prima possibile allo svolgimento della Conferenza per le pari opportunitàa difesa dei diritti umani delle donne e dei bambini dei territori in cui si svolgono le missioni umanitarie e internazionali dell'Italia, di cui all'articolo 1 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 4, convertito con legge 29 marzo 2007, n. 38, anche alla luce degli allarmanti dati pubblicati dalle Nazioni Unite sulla condizione in cui versano le donne e i minori nei principali teatri di conflitto.

Il viceministro Ugo INTINI, concordando con quanto osservato dal deputato Cioffi, segnala che la Conferenza è in corso di programmazione.

Guglielmo PICCHI (FI) preannuncia il proprio voto di astensione.

Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione approva, con distinte votazioni, la proposta di relazione favorevole del relatore sui disegni di legge in titolo.

La seduta termina alle 9.25.

SEDE REFERENTE

Mercoledì 24 ottobre 2007. - Presidenza del presidente Umberto RANIERI. - Intervengono il viceministro degli affari esteri, Ugo Intini, e il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, Massimo Tononi.

La seduta comincia alle 9.25.

Ratifica Accordo Italia-Russia sugli studi della lingua italiana e della lingua russa.
C. 3080 Governo, approvato dal Senato.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in titolo.

Iacopo VENIER (Com.It), relatore, nell'illustrare il provvedimento, rileva che l'Accordo, oggetto del disegno di legge di ratifica, delinea un quadro normativo di riferimento al fine di promuovere e migliorare i rapporti di amicizia tra l'Italia e la Federazione russa attraverso la collaborazione tra gli istituti di istruzione secondaria dei due paesi per la divulgazione e l'approfondimento reciproco della conoscenza della lingua e della cultura italiana e russa. In proposito, ritiene utile segnalare che l'Accordo in esame si colloca nel più generale ambito della collaborazione nel campo della cultura e dell'istruzione tra le due Parti, già oggetto di regolamentazione patrizia con l'Accordo firmato il


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10 febbraio 1998 e ratificato dall'Italia ai sensi della legge n. 515 del 1999 e reso esecutivo mediante il Programma di collaborazione per gli anni 2001-2004, firmato a Roma il 4 ottobre 2000. Per quanto attiene ai contenuti specifici dell'Accordo, che si compone di un Preambolo e di otto articoli, ritiene opportuno segnalare il dettato dell'articolo 2, in base al quale le Parti si impegnano a migliorare la qualità dell'insegnamento delle due lingue e a favorire l'aumento del numero degli studenti, prevedendo a tal scopo scambi di docenti, di studenti, di esperienze, di documentazione, nonché la collaborazione per l'organizzazione di corsi linguistici estivi nei due Paesi. Sono previsti altresì, ai sensi degli articoli 3 e 4, rapporti di collaborazione diretti, fra cui scambi tra istituti secondari dove si studiano le lingue dei due Paesi, o la realizzazione di eventi sportivi e concorsi. Segnala altresì che, ai sensi dell'articolo 6, le attività previste dall'Accordo verranno realizzate in base alle condizioni che saranno fissate da un apposito Gruppo di lavoro congiunto.
Ritiene opportuno richiamare l'attenzione della Commissione su taluni aspetti, relativi alla copertura finanziare degli oneri connessi all'attuazione dell'Accordo, di cui l'articolo 3 del disegno di legge di ratifica fornisce una quantificazione, pari a 247.145 euro per il 2007, 219.845 per il 2008 e 281.105 a decorrere dal 2009. La relazione tecnica, che accompagna il disegno di legge, specifica che tali oneri sono da ricondurre all'assunzione di docenti in loco per l'insegnamento della lingua italiana, all'invio di esperti per conferenze e lezioni, all'organizzazione di seminari, al ricorso ad un soggetto universitario per la raccolta commentata di libri e materiale vario, allo scambio di studenti e docenti, allo svolgimento di concorsi, nonché alle riunioni del Gruppo di lavoro congiunto.
Alla luce del quadro delineato, ritiene che vi siano gli estremi per una valutazione complessivamente favorevole da parte della Commissione sul provvedimento in titolo e per un suo celere iter di esame, considerato che il disegno di legge ha per oggetto la ratifica di un accordo siglato dall'Italia nel 2003.

Il viceministro Ugo INTINI si associa alle valutazioni del relatore, sottolineando che la lingua e la cultura italiane sono assai popolari in Russia, Paese con cui il rapporto di collaborazione culturale è alquanto consolidato, come conferma da ultimo la collaborazione inaugurata recentemente, alla presenza del Presidente della Repubblica, tra il Museo dell'Hermitage di San Pietroburgo e Ferrara.

Umberto RANIERI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, avverte che, essendosi concluso l'esame preliminare, il provvedimento sarà trasmesso alle competenti Commissioni per l'acquisizione dei prescritti pareri. Rinvia, quindi, il seguito dell'esame ad altra seduta.

Ratifica Accordo Italia-Bulgaria sul trasferimento delle persone da espellere o accompagnare al confine.
C. 3081 Governo, approvato dal Senato.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in titolo.

Guglielmo PICCHI (FI), relatore, osserva che l'Accordo in esame ricalca, introducendo un'importante novità, il Protocollo del 1997, aggiuntivo alla Convenzione del Consiglio d'Europa sul trasferimento delle persone condannate. La necessità dell'accordo deriva dal fatto che il Protocollo non è ancora stato ratificato dall'Italia, ma anche dal carattere più ampio delle previsioni contenute nell'Accordo rispetto a quelle del Protocollo.
Rammenta che la Convenzione del Consiglio d'Europa sul trasferimento delle persone condannate è stata aperta alla firma a Strasburgo il 21 marzo 1983 ed è entrata in vigore a livello internazionale il 1o luglio 1985: attualmente ne sono Parti 63 Stati, ossia quelli membri del Consiglio


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d'Europa (salvo il Principato di Monaco) e diversi Stati non membri, tra i quali l'Australia, il Canada, Israele, il Giappone e gli Stati Uniti. L'Italia e la Bulgaria sono divenute Parti della Convenzione, rispettivamente, il 1o ottobre 1989 e il 1o ottobre 1994. Il 18 dicembre 1997 è stato aperto alla firma un Protocollo addizionale alla Convenzione, entrato in vigore a livello internazionale il 1o giugno 2000, ratificato dalla Bulgaria - per la quale è in vigore dal 1o luglio 2004 - e solo sottoscritto dall'Italia, in data 26 maggio 2000.
La Convenzione del 1983 ha lo scopo principale di favorire il reinserimento sociale dei condannati, permettendo a uno straniero detenuto di scontare la pena nel Paese d'origine. La Convenzione mette l'accento sulle difficoltà di comunicazione date dalle barriere linguistiche e sull'assenza di contatti con i familiari, fattori che possono esercitare un'influenza negativa sul comportamento del detenuto straniero. In base alla Convenzione, il trasferimento del detenuto straniero può essere richiesto sia dallo Stato che ha condannato il soggetto in questione (cosiddetto Stato di condanna), e nelle cui prigioni egli sconta la pena, sia dallo Stato d'origine della persona interessata (cosiddetto Stato di esecuzione). L'esecuzione del trasferimento è condizionata al consenso dei due Stati, come anche a quello del detenuto. La Convenzione definisce parimenti le procedure di esecuzione della pena successivamente al trasferimento: in ogni caso, a prescindere dall'ordinamento giuridico dello Stato di esecuzione, una pena a carattere detentivo non potrà essere commutata in sanzione pecuniaria. Inoltre, il periodo di pena già scontato nello Stato di condanna dovrà essere considerato nelle determinazioni assunte dallo Stato di esecuzione. Infine, in nessun caso la pena dovrà essere, quanto alla natura e alla durata, più severa di quella inflitta dallo Stato di condanna.
Il Protocollo addizionale del 1997 definisce le procedure applicabili al trasferimento dell'esecuzione della pena per quanto concerne i soggetti che, dopo la sentenza, si sottraggono all'esecuzione della pena nello Stato di condanna, rientrando nel territorio dello Stato di origine. Inoltre, il Protocollo stabilisce le regole per il trasferimento dei detenuti oggetto di una misura di espulsione o di riaccompagnamento alla frontiera in ragione della condanna riportata, prevedendo che il trasferimento nello Stato di cittadinanza possa avvenire anche senza il consenso del detenuto interessato, ma purché questi venga sentito.
Illustra, quindi, l'articolato dell'accordo in esame. L'articolo 1 enuncia lo scopo di «regolamentare una procedura semplificata di trasferimento delle persone condannate» alle quali siano state inflitte misure - quali ad esempio l'espulsione - in ragione delle quali dette persone, dopo la scarcerazione, non potranno più rimanere legalmente nel territorio dello Stato di condanna. L'articolo 2, comma 1, rinvia alle disposizioni della Convenzione del 1983 per quanto concerne l'interpretazione delle espressioni e dei termini dell'Accordo. Il comma 2, d'altronde, opera un rinvio esplicito alle disposizioni della Convenzione del 1983 per tutto quanto non previsto dall'Accordo italo-bulgaro in esame. L'articolo 3, comma 1, lettera a), riguarda il trasferimento di detenuti stranieri oggetto di una misura di espulsione o di riaccompagnamento alla frontiera in ragione della condanna riportata o di un provvedimento amministrativo adottato in seguito alla condanna. In questo caso, su richiesta dello Stato di condanna, lo Stato di esecuzione può dare il proprio assenso al trasferimento di una persona condannata, prescindendo dal consenso di questa, il cui parere deve essere tuttavia acquisito al procedimento (comma 2). Sin qui l'Accordo ricalca l'articolo 3 del Protocollo addizionale e ne anticipa di fatto l'entrata in vigore nei rapporti italo-bulgari.
Rileva, quindi, che la lettera b) costituisce il vero elemento aggiuntivo rispetto al Protocollo del 1997. Si prevede infatti la possibilità di trasferire una persona condannata anche quando l'espulsione, l'accompagnamento alla frontiera o altre misure equivalenti siano state adottate con provvedimento amministrativo definitivo


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nei riguardi di persona condannata per un reato punibile, quanto al massimo della pena nell'ordinamento dello Stato di condanna, con più di due anni di carcere. In tale ipotesi, quindi, il provvedimento amministrativo non discende dalla condanna, come nell'ipotesi di cui alla lettera a), ma ha una sua autonoma giustificazione. Anche in questo caso non è richiesto il consenso dell'interessato ma lo Stato di esecuzione, in base al già richiamato comma 2, dovrà comunque acquisire il parere dell'interessato prima di consentire al trasferimento dello stesso.
L'articolo 4 ripete sostanzialmente le previsioni dell'articolo 3, comma 4, del Protocollo del 1997, in analogia con il cosiddetto «principio di specialità» di cui agli articoli 699 e 721 del Codice di procedura penale, concernenti l'estradizione (si tratta dell'impossibilità che l'estradato venga sottoposto a misure penali in rapporto a fatti anteriori al trasferimento e diversi da quelli che hanno motivato la condanna, salvo alcune eccezioni). In base all'articolo 5, la richiesta di trasferimento e i documenti allegati, come anche la risposta, devono intercorrere tra i rispettivi Ministeri della giustizia: inoltre, la richiesta di trasferimento e i documenti allegati, redatti nella lingua dello Stato di condanna, verranno accompagnati da traduzione autenticata nella lingua dello Stato di esecuzione. L'articolo 6, comma 1 stabilisce che l'esecuzione del trasferimento avvenga in conformità all'articolo 9, paragrafo 1, lettera a), della Convenzione del 1983, ove si prevede che l'esecuzione delle sentenze dovrà essere una immediata trasposizione di esse, ovvero avvenire tramite una decisione giudiziaria o amministrativa, nell'un caso e nell'altro dando luogo alla continuazione nell'esecuzione della condanna, e non alla conversione di essa. Il comma 2 prevede che la sola legislazione vigente nello Stato di esecuzione verrà applicata per l'esecuzione della condanna. L'articolo 7 riguarda le spese connesse con l'applicazione dell'Accordo, che verranno sostenute dallo Stato di esecuzione, con l'eccezione di quelle prodottesi in toto nel territorio dello Stato di condanna. In base all'articolo 8 è sancita l'applicazione dell'Accordo in esame anche con effetto retroattivo. L'articolo 9 contiene le procedure per l'entrata in vigore dell'Accordo, mentre gli articoli 10 e 11 concernono rispettivamente la previsione di consultazioni o negoziati tra le Parti per la risoluzione di eventuali controversie nell'applicazione dell'Accordo, nonché la possibilità di apportare all'Accordo stesso modifiche, con procedura uguale a quella seguita per la stipula. L'articolo 12 salvaguarda, nella stessa materia dell'Accordo, le disposizioni di altre Convenzioni multilaterali concluse dall'Italia e dalla Bulgaria. Infine, gli articoli 13 e 14 riguardano la durata a tempo indeterminato dell'Accordo, e la possibilità di ciascuna delle Parti di denunciarlo per iscritto in qualunque momento, con effetto dopo sei mesi dalla ricezione della notifica all'altra Parte contraente.
Illustra, altresì l'articolato del disegno di legge di ratifica, che si compone di quattro articoli, i primi due dei quali recano, rispettivamente, l'autorizzazione alla ratifica e l'ordine di esecuzione dell'Accordo. L'articolo 3 disciplina invece la copertura degli oneri finanziari derivanti dall'attuazione del provvedimento che si risolvono negli oneri di trasferimento di detenuti bulgari condannati con sentenza definitiva e che attualmente si trovano in istituti di pena italiani, sulla base della previsione di un flusso annuo di trasferimenti di 5 unità, accompagnate da un numero doppio di agenti della sicurezza. L'articolo 4, infine, reca la previsione dell'entrata in vigore della legge il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Nell'auspicare la celere approvazione del provvedimento, rinnova al Governo l'invito già formulato presso l'altro ramo del Parlamento ad informare le Camere circa la situazione aggiornata degli accordi vigenti o sottoscritti in tale materia.

Il viceministro Ugo INTINI, nell'accogliere l'invito da ultimo formulato dal relatore, sottolinea che l'accordo in esame comporta un notevole passo avanti per la


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cooperazione in campo giudiziario tra l'Italia e la Bulgaria e ne auspica un sollecito iter di esame da parte della Commissione.

Marco ZACCHERA (AN), nel concordare pienamente con la relazione svolta dal collega Picchi, richiama l'attenzione della Commissione sulla condizione dei 2850 cittadini italiani detenuti all'estero, di cui 1300 si trovano in carceri al di fuori del territorio dell'Unione europea. Sottolinea la gravità del problema alla luce del fatto che circa la metà di tali connazionali è ancora in attesa di giudizio e in numerosi casi versa in condizioni drammatiche per quanto attiene la tutela dei diritti e delle garanzie fondamentali. A suo avviso, sarebbe assai opportuno potere ricevere un elenco dei Paesi con i quali l'Italia ha siglato Accordi analoghi a quello in esame, volti cioè a far sì che la pena sia scontata nel Paese d'origine, nell'intento di assicurare piena tutela della posizione giuridica dei cittadini italiani detenuti all'estero e al tempo stesso conseguire una riduzione del numero di detenuti stranieri all'interno delle carceri italiane. Esprime talune perplessità in ordine all'opportunità di considerare la condanna definitiva come presupposto giuridico per l'avvio della procedura di estradizione, considerato che il più delle volte, dati i tempi che intercorrono tra la condanna pronunciata in primo grado e la conclusione del terzo grado di giudizio, tale procedura rischia di essere avviata quando ormai il periodo di detenzione si è concluso. Segnala che l'opportunità di un intervento in questo settore deriva anche dal grande numero di detenuti stranieri in Italia, come nel caso della Romania, e manifesta dubbi sul fatto che il numero di cittadini bulgari da estradare ogni anno sia contenuto entro le cinque unità, come indicato dal Governo. Esprime comunque una valutazione positiva sul provvedimento in titolo, che contribuisce alla soluzione di un grave problema.

Il viceministro Ugo INTINI condivide la preoccupazione espressa dal deputato Zacchera per la condizione di numerosi detenuti italiani presso carceri situate al di fuori del territorio europeo, auspicando che anche in Italia si possa pervenire al più presto ad una riduzione dei tempi della carcerazione preventiva, in linea con il grado di sviluppo del nostro Paese per quanto riguarda il rispetto degli standard internazionali in materia di diritti fondamentali.

Umberto RANIERI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, avverte che, essendosi concluso l'esame preliminare, il provvedimento sarà trasmesso alle competenti Commissioni per l'acquisizione dei prescritti pareri. Rinvia, quindi, il seguito dell'esame ad altra seduta.

Ratifica Accordo Italia-Svizzera sul regime fiscale dei pedaggi per il traforo del Gran San Bernardo.
C. 3094 Governo.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in titolo.

Franco NARDUCCI (Ulivo), relatore, osserva che l'Accordo sottoscritto con la Svizzera si incardina nel quadro normativo determinato dalla decisione del Consiglio Europeo del 21 ottobre 2004, con cui l'Italia è stata autorizzata ad applicare una misura in deroga alla direttiva 77/388/CEE relativa alle imposte sulla cifra d'affari. L'autorizzazione ottenuta dall'Italia ha lo scopo di annullare le disparità tra Italia e Svizzera insorte a causa dell'imposta sul valore aggiunto sul pagamento dei pedaggi per l'attraversamento del traforo del Gran San Bernardo. Ricorda che tale traforo collega la Valle d'Aosta con i cantoni svizzeri Vallese e Vaud. Fin dalla sua costruzione risalente al 1958, l'Italia e la Confederazione elvetica hanno sottoscritto vari accordi per la gestione del traffico circolante nel traforo del Gran San Bernardo, affidato in concessione alle seguenti società: Società Italiana Traforo del Gran San Bernardo (Sitrasb SpA), che gestisce il 50 per cento del traforo che collega l'Italia


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alla Svizzera, nonché il relativo raccordo autostradale di accesso; Tunnel du Grand-Saint-Bernard S.A., che gestisce su concessione del Cantone del Vallese il 50 per cento del traforo autostradale che collega la Svizzera all'Italia; Sisex, società italo-svizzera, che si occupa della ripartizione dei proventi e dell'attività promozionale, nella quale le due concessionarie hanno partecipazione paritaria.
L'accordo in esame stabilisce la non imponibilità dell'imposta sul valore aggiunto sul pagamento dei pedaggi dovuti per il transito del traforo del Gran San Bernardo, una misura resa necessaria dalla diversa normativa adottata da Italia e Svizzera in materia di IVA relativamente ai pedaggi per attraversare il tunnel. Per ragioni d'equità, infatti, l'Amministrazione federale svizzera delle contribuzioni aveva da sempre rinunciato a riscuotere l'IVA sui pedaggi del traforo, mentre l'Italia, per non violare il diritto comunitario, aveva invece dovuto temporaneamente abbandonare l'esonero dall'imposta. Prima del 2003, infatti, i pedaggi per l'attraversamento del traforo non erano gravati dall'IVA né sul versante svizzero né su quello italiano. In osservanza alla VI direttiva CEE del 17 maggio 1977 e alla giurisprudenza della Corte di giustizia europea, a partire dall'inizio del 2003, l'Italia ha dovuto applicare la riscossione dell'IVA, dando concreta esecuzione alla disposizione stabilita dall'articolo 21 comma 15 della legge finanziaria per il 2003. Si è determinata in tal modo una disparità nei costi per gli utenti del traforo e una relativa modificazione delle condizioni concorrenziali per il rilascio degli abbonamenti per l'attraversamento, evidentemente meno esosi se acquistati in Svizzera.
A testimonianza della importanza che il traforo riveste nelle relazioni commerciali tra Italia e Svizzera, invita a considerare che il traffico attraverso il Gran San Bernardo ha una notevole consistenza, rappresentata per l'anno 2005 da 521.483 auto, moto e camper ovvero dall'89.07 per cento del traffico totale, da 7.425 attraversamenti in termini di traffico da traffico collettivo, pari all'1.24 per cento del totale, e da 58.740 camion che hanno utilizzato il traforo, ovvero dal 9.69 per cento degli attraversamenti complessivi. Del resto, l'importanza in termini economici del traforo emerge anche dal valore della produzione generata dai ricavi da pedaggio, pari nel 2005, al netto IVA, a 6.736.679 euro.
Illustra, quindi, il contenuto dell'Accordo che si compone di un Preambolo e di un unico articolo, richiamando la Convenzione del 23 maggio 1958 siglata dai due Paesi per la costruzione e l'esercizio del traforo stradale sotto il Gran San Bernardo. L'accordo entrerà in vigore alla data di ricezione della seconda notifica e, se denunciato, resterà in vigore per i dodici mesi successivi al preavviso di denuncia.
Per quanto riguarda il disegno di legge di ratifica, segnala che, oltre al'autorizzazione alla ratifica e all'ordine di esecuzione, contenuti nei primi due articoli, l'articolo 3 quantifica gli oneri derivanti dall'applicazione dell'Accordo, valutati in 573.000 euro per il 2008, e in 609.000 euro a partire dal 2009. La copertura di tali oneri è reperita, mediante riduzione delle proiezioni per gli anni 2008-2009, a valere sullo stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2007-2009, nell'ambito dell'UPB di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell'Economia e delle Finanze, parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli Affari Esteri. La relazione tecnica allegata al disegno di legge di ratifica fornisce una dettagliata previsione della perdita di gettito dovuta alla cessazione della imponibilità dell'IVA sui pedaggi riscossi sul tratto italiano di percorrenza del traforo del Gran San Bernardo. I calcoli in essa riportati si basano sui dati ricavati dal bilancio della Società Sitrasb SpA, che gestisce il traforo, e tenendo conto della proporzione delle differenti tipologie di traffico sul traffico totale. Nella relazione tecnica viene stimata una perdita di gettito pari a 573 mila euro per il 2008, 591 mila euro per il 2009 e 609 mila euro per il 2010, mentre l'articolo 3 del prevede un onere pari a


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573mila euro per il 2008 e 609mila euro a decorrere dal 2009. Ritiene che la discrepanza potrà essere opportunamente esaminata in sede consultiva presso la Commissione Bilancio.
Alla luce dell'importanza dell'accordo e della costruttiva intesa che storicamente ha caratterizzato i rapporti tra Italia e Svizzera in materia di traffico stradale e ferroviario, si dichiara favorevole alla ratifica tempestiva dell'accordo stesso.

Il viceministro Ugo INTINI ritiene che l'Accordo in titolo, pur avendo natura tecnica, è di particolare rilievo, considerato che l'Italia condivide con la Svizzera il maggior tratto di confine presso l'arco alpino, che è fondamentale per il transito commerciale tra il nostro Paese e il resto dell'Europa. L'Accordo è pertanto assai utile per l'approfondimento delle relazioni con la Svizzera, che è un partner commerciale molto importante e Paese in cui risiede una delle maggiori comunità italiane all'estero, anche in vista della XXXIII sessione bilaterale sul Gran San Bernardo che si terrà nei giorni 12-13 novembre a Losanna.

Umberto RANIERI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, avverte che, essendosi concluso l'esame preliminare, il testo del provvedimento sarà trasmesso alle competenti Commissioni per l'acquisizione dei prescritti pareri. Rinvia, quindi, il seguito dell'esame ad altra seduta.

Ratifica Accordo Italia-Moldova sull'assistenza giudiziaria civile.
C. 3095 Governo.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in titolo.

Sandra CIOFFI (Pop-Udeur), relatore, richiama l'importanza delle relazioni italo-moldove, sia per la localizzazione delle nostre aziende nella repubblica ex-sovietica sia per la consistente presenza di lavoratori moldovi nel nostro Paese. Ne deriva, a suo avviso, l'urgenza di procedere alla ratifica dell'accordo in esame che ha lo scopo di disciplinare l'assistenza giudiziaria e il riconoscimento e l'esecuzione delle sentenze in materia civile e si è reso necessario per il grande sviluppo dei rapporti economici, commerciali e sociali che si sono instaurati dopo l'acquisizione dell'indipendenza da parte della ex repubblica sovietica.
Osserva che l'Accordo, fatto a Roma il 7 dicembre 2006, si compone di 25 articoli raggruppati in quattro titoli. L'articolo 1 individua il campo di applicazione: le materie civili includono quelle commerciali, del lavoro e dello stato civile. L'Accordo prevede poi che i cittadini di entrambe le Parti godano di uguale tutela giudiziaria e di libero accesso alle autorità giudiziarie (articolo 2). Ai cittadini delle due Parti contraenti non si può richiedere il pagamento di una specifica cauzione, con riferimento alle spese processuali, in ragione della loro cittadinanza (articolo 3). Del pari, i cittadini delle due Parti contraenti godono del medesimo diritto al gratuito patrocinio e alle esenzioni da spese giudiziarie, in ragione delle loro condizioni finanziarie (articolo 4). Le disposizioni del presente Accordo, oltre che alle persone fisiche, si applicano anche alle persone giuridiche la cui sede principale si trova nel territorio di una delle due Parti contraenti (articolo 5). Le decisioni e i documenti, nonché le copie e le traduzioni, di cui al presente Accordo, sono esenti da qualunque forma di autenticazione (articolo 6).
Il Titolo II (articoli 7-16) concerne propriamente la cooperazione giudiziaria, la quale comprende la notifica degli atti, l'esame delle parti, dei testimoni e dei periti, la presentazione di documenti e perizie, lo scambio di informazioni normative e di documenti sullo stato civile. Le richieste di assistenza sono trasmesse nella lingua della Parte richiedente cui dovrà essere allegata una traduzione nella lingua della Parte richiesta, ovvero in inglese o in francese; gli atti relativi alla esecuzione dell'assistenza sono trasmessi alla Parte richiedente nella lingua della Parte richie


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sta (o in inglese o in francese). Le Parti individuano nei rispettivi Ministeri della giustizia le autorità centrali cui fanno capo le comunicazioni ai sensi del presente Accordo. Rilevante appare quanto previsto dall'articolo 8, in base al quale la «Parte richiesta può rifiutare l'adempimento della cooperazione qualora ciò minacci la propria sovranità, la sicurezza o l'ordine pubblico». La Parte richiesta ha inoltre diritto al rimborso delle spese sostenute in relazione all'utilizzazione di periti e traduttori, nonché all'audizione di testimoni. Per quanto concerne l'assistenza legale, essa si esplicherà mediante commissioni rogatorie: la relativa istanza è contiene, tra l'altro, indicazioni circa l'autorità richiedente e, ove possibile, quella richiesta; il procedimento per il quale è domandata e l'identità delle persone da ascoltare. L'autorità della Parte richiesta può applicare, su istanza dell'altra Parte, nell'esecuzione della commissione rogatoria, la legge vigente nella Parte richiedente, purché ciò non contrasti con l'ordinamento della Parte richiesta. La Parte richiesta comunicherà - con indicazione delle motivazioni - alla Parte richiedente l'eventualità che la commissione rogatoria non possa essere effettuata, con contestuale restituzione degli atti. L'esecuzione della rogatoria può avvenire anche attraverso le missioni diplomatiche di ciascuna Parte. L'articolo 16 contiene una norma sull'immunità delle persone, indipendentemente dalla loro nazionalità, citate a comparire innanzi alle autorità giudiziarie dello Stato richiedente: dette persone non potranno essere fermate, né imprigionate in ragione di reati collegati alla causa per la quale sono state citate, né di altri reati commessi nel territorio della Parte richiedente, ovvero in ragione della testimonianza resa nella causa specifica. L'immunità cesserà dopo sette giorni dalla data in cui alla persona sarà stato comunicato che la sua presenza non è più necessaria nel territorio della Parte richiedente.
Il Titolo III (articoli 17-22) riguarda il riconoscimento e l'esecuzione delle sentenze: ognuna delle Parti dovrà riconoscere e consentire l'esecuzione, sul proprio territorio, delle sentenze emesse dall'autorità giudiziaria dell'altra Parte contraente. La previsione concerne le sentenze in materia civile e le sentenze penali limitatamente al risarcimento del danno o alla restituzione di beni. Vi sono tuttavia alcune condizioni necessarie perché le sentenze siano riconosciute e ne venga consentita l'esecuzione: innanzitutto la sentenza deve essere emessa da una Autorità competente ed essere divenuta definitiva secondo la legge della Parte in cui è stata emessa; in secondo luogo, nel territorio della Parte richiesta non devono esservi in corso procedimenti giudiziari, né tantomeno devono essere state pronunciate sentenze, concernenti lo stesso oggetto dei giudicati di cui si richiede il riconoscimento; in terzo luogo, la sentenza non deve contenere disposizioni contrarie all'ordine pubblico secondo le leggi della Parte a cui viene chiesto il riconoscimento.
Il Titolo IV (articoli 23-25) contiene disposizioni finali, in base alle quali eventuali controversie sull'interpretazione o l'applicazione dell'Accordo verranno risolte per via diplomatica. L'Accordo è concluso per un periodo illimitato: con denuncia scritta, una delle Parti potrà porvi termine, con effetto a partire da sei mesi dopo la notifica all'altra Parte contraente.
Illustra poi il contenuto del disegno di legge, che consta di quattro articoli, recanti, il primo, l'autorizzazione alla ratifica dell'Accordo; il secondo l'ordine di esecuzione ed il quarto l'entrata in vigore della legge, fissata per il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. L'articolo 3 quantifica gli oneri derivanti dall'applicazione dell'Accordo, valutati in 11.510 euro a partire dal 2007, la cui copertura è reperita a valere sullo stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2007-2009, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.

Il viceministro Ugo INTINI riprende le considerazioni del relatore sull'importanza


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delle relazioni bilaterali, il cui sviluppo accresce l'esigenza che vi sia certezza del diritto tra le due parti in campi come il diritto civile, commerciale, familiare e del lavoro.

Marco ZACCHERA (AN) lamenta il fatto che in Moldova non vi sia ancora una rappresentanza diplomatica italiana, contestando che la mancanza di risorse abbia sin qui costituito la giustificazione di tale lacuna che risulta aggravata dall'ingresso della Romania nell'Unione europea.

Iacopo VENIER (Com.It) considera molto grave la circostanza rilevata dal deputato Zacchera e ricorda di averne fatto oggetto di più atti di sindacato ispettivo, a cui il rappresentante del Governo ha da ultimo risposto annunciando l'apertura della nostra rappresentanza a Chisinau entro il giugno 2008. Nell'auspicare comunque l'adozione di un atto di indirizzo in tal senso nell'esame del provvedimento in Assemblea, sottolinea l'esigenza che la rete diplomatico-consolare tenga maggiormente conto della proiezione dell'Italia verso i paesi di provenienza dell'immigrazione.

Sandra CIOFFI (Pop-Udeur), relatore, concorda con i colleghi che sono intervenuti.

Franco NARDUCCI (Ulivo) nell'associarsi alle osservazioni del collega Venier, ricorda che anche il viceministro Danieli ha confermato l'impegno per l'apertura della sede diplomatica in occasione della sua audizione presso il Comitato permanente sugli italiani all'estero.

Gianni FARINA (Ulivo) ricorda che comunque i cittadini italiani che si trovassero in Moldova possono sempre ricorrere alle ambasciate degli altri Stati dell'Unione europea per ogni necessaria tutela.

Il viceministro Ugo INTINI, nel condividere le considerazioni svolte, ritiene che la questione sia un esempio del fatto che la dislocazione della rete diplomatico-consolare, ma anche quella degli istituti di cultura, necessita di un grande sforzo di adeguamento al fine di non risultare anacronistica. Auspica, al riguardo, il sostegno della Commissione.

Umberto RANIERI (Ulivo) presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, avverte che, essendosi concluso l'esame preliminare, il testo del provvedimento sarà trasmesso alle competenti Commissioni per l'acquisizione dei prescritti pareri. Rinvia, quindi, il seguito dell'esame ad altra seduta.

Ratifica dei seguenti accordi: a) Accordo di cooperazione relativo ad un sistema globale di navigazione satellitare civile (GNSS) - Galileo tra la Comunità europea ed i suoi Stati membri e la Repubblica popolare cinese; b) Accordo concernente la promozione, la fornitura e l'uso dei sistemi di navigazione satellitare Galileo e GPS e applicazioni correlate tra gli Stati Uniti d'America e la Comunità europea ed i suoi Stati membri.
C. 2630 Governo, approvato dal Senato.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento rinviato, da ultimo, nella seduta del 17 ottobre 2007.

Raffaello DE BRASI (Ulivo), relatore, a seguito dell'audizione informale della scorsa settimana dei rappresentanti dell'Agenzia spaziale italiana e di Telespazio S.p.A., ritiene che la Commissione abbia acquisito i necessari ulteriori elementi conoscitivi. Da un lato, evidenzia la conferma dello sblocco del finanziamento comunitario del progetto Galileo, dopo il disimpegno della parte privata, dall'altro, prende atto del chiarimento sul possibile utilizzo duale del sistema satellitare, ferma restando la priorità della finalità civile su quella militare. Ritiene, quindi, che l'iter del provvedimento possa proseguire celermente.

Il viceministro Ugo INTINI sottolinea che il provvedimento riguarda un settore


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di punta per l'Italia e ne sollecita la tempestiva approvazione.

Sergio MATTARELLA (Ulivo), concordando con il relatore e con il rappresentante del Governo, insiste sul valore del progetto Galileo per il rilievo non solo scientifico ma anche politico che assume sul terreno della costruzione europea. Esprime al riguardo un particolare apprezzamento per la qualità del contributo italiano.

Marco ZACCHERA (AN) si associa alle considerazioni svolte, auspicando che il progetto possa finalmente concretizzarsi.

Iacopo VENIER (Com.It) condivide la scelta strategica del progetto e ritiene che la provenienza pubblica dei fondi ne accresca l'autonomia, sottolineando quanto sia essenziale all'identità geopolitica del continente europeo.

Sandra CIOFFI (Pop-Udeur) conferma il proprio sostegno al progetto cui fanno riferimento gli accordi in esame, rimarcando il fatto che l'Italia ne rappresenta un indiscutibile punto di riferimento.

Umberto RANIERI (Ulivo) presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, avverte che, essendosi concluso l'esame preliminare, il testo del provvedimento sarà trasmesso alle competenti Commissioni per l'acquisizione dei prescritti pareri. Rinvia, quindi, il seguito dell'esame ad altra seduta.

Ratifica Accordo di cooperazione relativo ad un sistema globale di navigazione satelliare civile (GNSS) tra la Comunità europea ed i suoi Stati membri e Israele.
C. 2711 Governo, approvato dal Senato.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento rinviato, da ultimo, nella seduta del 17 ottobre 2007.

Raffaello DE BRASI (Ulivo), relatore, richiama le considerazioni appena svolte sull'analogo disegno di legge n. 2630.

Umberto RANIERI (Ulivo) presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, avverte che, essendosi concluso l'esame preliminare, il testo del provvedimento sarà trasmesso alle competenti Commissioni per l'acquisizione dei prescritti pareri. Rinvia, quindi, il seguito dell'esame ad altra seduta.

Partecipazione italiana alla ricostituzione delle risorse di Fondi e Banche internazionali.
C. 2936 Governo, approvato dal Senato.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento rinviato, da ultimo, nella seduta del 16 ottobre 2007.

Umberto RANIERI, presidente, avverte che il relatore ha presentato nuovi emendamenti al provvedimento, a seguito del parere con condizioni formulato dalla Commissione Bilancio (vedi allegato).

Sabina SINISCALCHI (RC-SE), relatore, illustra i propri emendamenti 8-bis.100, 8-bis.101, 11-bis.100, 11-bis.101 e 11-bis.102, tutti volti a recepire integralmente le condizioni poste dalla Commissione Bilancio.

Il viceministro Ugo INTINI e il sottosegretario Massimo TONONI esprimono parere favorevole sugli emendamenti testé presentati dal relatore.

Nessun altro chiedendo di intervenire la Commissione approva, con distinte votazioni, gli emendamenti 8-bis.100, 8-bis.101, 11-bis.100, 11-bis.101 e 11-bis.102 del relatore.

Sabina SINISCALCHI (RC-SE), relatore, preannuncia per le successive fasi di esame la presentazione di un atto di indirizzo volto a recepire taluni rilievi


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emersi nel corso del dibattito e relativi alla necessità di monitorare la destinazione e il buon utilizzo dei fondi destinati dall'Italia alle banche e ai fondi internazionali, affinché siano il più possibile privilegiati impieghi finalizzati alla lotta contro la povertà e alla realizzazione degli Obiettivi del Millennio, sollecitando altresì le banche e i fondi stessi che operano su base multilaterale a dotarsi sempre di più di standard sociali ed ambientali.

Umberto RANIERI, presidente, fa presente che in seno all'Ufficio di presidenza è stata raggiunta l'unanimità dei gruppi per la richiesta del trasferimento del provvedimento in titolo alla sede legislativa. Nessun altro chiedendo di intervenire, si riserva di trasmettere alla Presidenza della Camera la richiesta di trasferimento alla sede legislativa, non appena perfezionati i requisiti di cui all'articolo 92, comma 6 del Regolamento. Rinvia, quindi, il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 10.15.

RISOLUZIONI

Mercoledì 24 ottobre 2007. - Presidenza del presidente Umberto RANIERI. - Interviene il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Gianni Vernetti.

La seduta comincia alle 14.05.

7-00291 Ranieri: Sulla situazione in Birmania.
(Discussione e rinvio).

Umberto RANIERI, presidente, illustra la mozione di cui è primo firmatario, ringraziando innanzitutto i colleghi che l'hanno sottoscritta. Osserva preliminarmente che l'iniziativa di presentare un atto di indirizzo è correlata alla gravità degli eventi verificatesi in Birmania ed alla preoccupazione che possa purtroppo ancora una volta ripetersi una sottovalutazione dell'accaduto da parte della comunità internazionale, così come successe nel 1998. Illustra quindi il contenuto della risoluzione che in primo luogo evidenzia come la Birmania sia governata illegittimamente da una dittatura militare che ha sempre soffocato brutalmente il dissenso, dopo non aver riconosciuto il successo elettorale conseguito dall'opposizione. La Birmania è oggi infatti governata senza alcun rispetto dei diritti umani da un regime che, sulla base delle statistiche internazionali risulta tra i più corrotti al mondo. Al riguardo, auspica che in questa occasione ci sia una maggiore vigilanza da parte internazionale a sostegno delle forze democratiche birmane. Esprime un particolare rammarico per il fatto che grandi paesi quali la Cina e l'India, quest'ultima peraltro caratterizzata da un'antica tradizione democratica, abbiano rinunciato ad adoperarsi per la soluzione della crisi ed il ristabilimento dello Stato di diritto in Birmania. Segnala criticamente come anche la Russia abbia continuato ad intrattenere consistenti relazioni sia economiche che politiche con la giunta militare birmana ed abbia anzi, seppur soltanto in un primo momento, invitato a considerare la repressione in atto a Rangoon come una questione di natura interna. Evidenzia, poi, la significativa posizione assunta dall'Unione europea con l'inasprimento delle sanzioni. Prende atto con soddisfazione del fatto che anche presso l'opinione pubblica sembri ormai acquisita una diffusa consapevolezza circa l'insostenibilità della situazione in Birmania, anche se le mobilitazioni pubbliche non hanno raggiunto il grado di intensità registratosi in altri casi di violazione dei diritti umani. Si sofferma poi sul dispositivo della risoluzione, che impegna il Governo a muoversi in questa vicenda con assoluta determinazione a sostegno di chi lotta per libertà e la democrazia, in coerenza con il sentimento unanime del Parlamento italiano.

Tana DE ZULUETA (Verdi), nel dichiarare di sottoscrivere la risoluzione in esame, invita il primo firmatario a riformulare talune parti del dispositivo al fine di evidenziare maggiormente la restitu


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zione della libertà ai prigionieri politici ed alle persone arrestate, l'esigenza del ritorno tempestivo del paese alla democrazia, la garanzia dell'effettività dell'embargo alla vendita di armi.

Patrizia PAOLETTI TANGHERONI (FI), nel confermare la propria sottoscrizione alla risoluzione in esame, esprime apprezzamento per il metodo di lavoro della Commissione che favorisce la massima convergenza tra le forze politiche in occasione dell'approvazione di atti di indirizzo al Governo. Invita, quindi, il primo firmatario a riformulare il testo parzialmente, al fine di meglio precisare nel dispositivo il ritorno della democrazia in Birmania, a prevedere un punto specifico a sé stante circa l'opportunità di una pressione diplomatica italiana sui paesi vicini, menzionando esplicitamente l'India.

Margherita BONIVER (FI), nell'associarsi alle considerazioni appena svolte dalla collega Paoletti Tangheroni, sottolinea l'ambiguità della posizione indiana. Invita quindi il primo firmatario ad inserire, in sede di riformulazione, uno specifico riferimento al ruolo dell'ASEAN tra le organizzazioni regionali, un apprezzamento per l'attività dell'inviato speciale dell'ONU, Ibrahim Gambari, un accenno alla drammatica condizione dei profughi birmani in Tailandia.

Sabina SINISCALCHI (RC-SE), nel condividere il testo e le finalità della risoluzione, invita il primo firmatario a volerlo parzialmente riformulare, facendo riferimento all'esigenza di disincentivare il turismo italiano in Birmania e comunque la presenza di imprenditori del nostro paese, alla luce delle informazioni assunte nel corso dell'audizione di Cecilia Brighi, svoltasi presso il Comitato permanente sui diritti umani.

Sandra CIOFFI (Pop-Udeur) condivide l'opportunità di un invito al senso di responsabilità dei turisti italiani, confermando il suo assenso alla risoluzione. Richiama tuttavia la necessità di non isolare il popolo birmano.

Bruno MELLANO (RosanelPugno) ringrazia il presidente della Commissione per aver presentato la risoluzione in esame, che dichiara di sottoscrivere. Condivide altresì le proposte di riformulazione avanzate dai colleghi al fine di rendere ancor più chiara e forte la voce dell'Italia sulla situazione in Birmania. Rammenta di avere presentato a sua volta in Assemblea un analogo atto di indirizzo. Apprezza poi il fatto che la Commissione stia procedendo positivamente nel mettere a frutto le risultanze emerse nel corso di molte audizioni del Comitato permanente sui diritti umani. Segnala infine come la vicenda birmana si inquadri nel contesto del subcontinente indocinese che presenta altre situazioni critiche, come ad esempio quella del Laos, che sarà oggetto domani di un'audizione presso il predetto Comitato.

Pietro MARCENARO (Ulivo) apprezza l'unanime consenso che sta registrando la risoluzione in esame, di cui sottolinea il tono netto sia nella parte motiva che in quella dispositiva. Ricorda le audizioni svolte dal Comitato permanente sui diritti umani, da lui presieduto, da cui sono emersi già da tempo elementi di forte preoccupazione sulla situazione in Birmania. Ricorda altresì come la questione abbia fatto oggetto anche di alcuni atti di indirizzo in Assemblea in occasione dell'approvazione del disegno di legge di autorizzazione alla ratifica dell'accordo Italia-India in materia di difesa.

Tana DE ZULUETA (Verdi), nel concordare con le proposte delle colleghe Boniver e Paoletti Tangheroni, invita il primo firmatario a riformulare il primo punto della parte motiva al fine di precisare il ruolo svolto dai monaci buddisti in occasioni delle recenti manifestazioni di protesta.

Umberto RANIERI, presidente, dichiara di concordare con le proposte di riformulazione avanzate dai colleghi, che ritiene


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possano arricchire il testo della risoluzione. Si impegna pertanto a riformularlo in tal senso.

Il sottosegretario Gianni VERNETTI esprime il consenso del Governo sulla risoluzione in esame e condivide le ulteriori proposte dei componenti della Commissione. Rammenta che la Russia e la Cina già nel gennaio 2007 bloccarono una risoluzione di condanna delle Nazioni Unite nei confronti della giunta militare birmana, presentata dal Regno Unito e sostenuta dall'Italia. Ritiene poi che anche la posizione dell'India, debba essere oggetto di una puntualizzazione, in considerazione dell'assenza politica sin qui registrata. Approva altresì il riferimento all'ASEAN e alla missione Gambari. Rende noto che sembrerebbe essere in via di rilascio il visto delle autorità di Rangoon nei confronti del relatore speciale designato dal Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, che lo scorso 2 ottobre ha peraltro votato una netta condanna della repressione dei moti dell'opposizione birmana. Si associa alla preoccupazione per la condizione dei profughi birmani, la cui entità sarebbe di 140 mila persone, dislocate in nove campi nella Tailandia settentrionale. Con riferimento al tema delle sanzioni economico-commerciali fa presente che l'interscambio con l'Italia, oltre al flusso turistico, si concentra su legno, minerali e pietre preziose, sotto il profilo delle importazioni, e su macchine utensili sotto il profilo delle esportazioni. Ritiene quindi che le sanzioni già varate dall'Unione europea esauriscano di fatto tale limitato interscambio; propone comunque che nella risoluzione non manchi un riferimento ad un loro eventuale inasprimento, riconducendo tuttavia la materia nel quadro dell'Unione stessa.
Coglie, quindi, l'occasione per riferire alla Commissione che sin dal primo giorno delle proteste di Rangoon il Governo italiano ha convocato l'ambasciatore di Myanmar a Roma. La crisi è stata altresì oggetto di particolare attenzione da parte della delegazione italiana nel corso della sessione ministeriale della 62ma Assemblea generale dell'ONU a New York, a margine della quale il Presidente del Consiglio ha inviato un messaggio a suoi omologhi cinese ed indiano. Il Ministro degli affari esteri ha poi ripreso la questione nel recente viaggio in India. In seno al Consiglio di sicurezza dell'ONU, l'Italia ha fortemente sostenuto la proposta di risoluzione di condanna del regime birmano, ha appoggiato convintamente la missione Gambari ed ha accettato, stante la posizione di Russia e Cina, la dichiarazione dell'11 ottobre scorso. In sede di Unione europea l'Italia si è associata alle iniziali prese di posizione della Presidenza portoghese ed ha attivamente sostenuto la decisione del Consiglio affari generali relazioni esterne dello scorso 15 ottobre, che ha esteso l'embargo politico ai dirigenti birmani, ha ulteriormente congelato i beni di quel regime, ha inasprito le sanzioni relativamente ai prodotti importati da quel paese.
Rende, infine, noto alla Commissione che, nell'ambito dell'iniziativa europea volta a valutare l'opportunità che la crisi birmana sia seguita da un Gruppo di contatto sul modello di quello costituitosi per la Corea del Nord, ha effettuato una missione a Bangkok e a Singapore, il paese che detiene al momento la presidenza dell'ASEAN. Ribadisce il ruolo cruciale di tale organizzazione regionale che, diversamente dal solito, ha assunto una posizione molto severa nei confronti della repressione dell'opposizione birmana. Considera, pertanto, di particolare rilievo il fatto che l'imminente vertice UE-ASEAN abbia inserito al secondo punto all'ordine del giorno, dopo il tema dei cambiamenti climatici già concordato, la situazione della Birmania.

Umberto RANIERI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito della discussione ad altra seduta.

La seduta termina alle 14.50.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 14.50 alle 15.


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COMITATO PERMANENTE SUGLI ITALIANI ALL'ESTERO

Mercoledì 24 ottobre 2007. - Presidenza del presidente Franco NARDUCCI.

La seduta comincia alle 15.

AUDIZIONI

Audizione del Segretario generale del Ministero degli affari esteri, Ambasciatore Giampiero Massolo, sulla riorganizzazione della rete diplomatica e consolare.
(Svolgimento, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, e rinvio).

Franco NARDUCCI, presidente, propone che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche mediante impianti audiovisivi a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, così rimane stabilito. Introduce quindi l'audizione.

Giampiero MASSOLO, Segretario generale del Ministero degli affari esteri, svolge una relazione sui temi oggetto dell'audizione.

Franco NARDUCCI, presidente, in concomitanza con l'inizio della seduta delle Commissioni riunite Affari esteri e comunitari e Politiche dell'Unione europea della Camera e del Senato, ritiene opportuno rinviare il seguito dell'audizione ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.35.

N.B.: Il resoconto stenografico della seduta è pubblicato in un fascicolo a parte.