III Commissione - Resoconto di mercoledý 16 gennaio 2008


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SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 16 gennaio 2008. - Presidenza del presidente Umberto RANIERI.

La seduta comincia alle 10.05.

DL 248/2007: Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria.
C. 3324 Governo.
(Parere alla I e alla V Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in titolo.

Raffaello DE BRASI (PD-U), relatore, illustra il provvedimento in esame segnalando che la III Commissione è chiamata ad esprimere il parere sulle parti di propria competenza contenute nel decreto-legge in titolo, con particolare riferimento innanzitutto all'articolo 1, comma 1, che dispone la proroga al 31 gennaio 2008 dell'autorizzazione di spesa per la prosecuzione delle missioni internazionali - di cui al decreto-legge n. 4 del 2007, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 38 del 2007, nonché al decreto-legge n. 81 del


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2007, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 127 del 2007 - in scadenza al 31 dicembre 2007. Conseguentemente, le amministrazioni competenti sono così autorizzate a sostenere una spesa mensile nel limite di un dodicesimo dello stanziamento operato nel 2007, e comunque entro un limite di 100 milioni di euro, a valere sul Fondo per la partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace, istituito dal comma 1240 dell'articolo 1 della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria 2007), che ha autorizzato, per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, la spesa di 1 miliardo di euro per il finanziamento della partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace. Al riguardo, segnala che nella Relazione illustrativa e nella Relazione tecnica che accompagnano il provvedimento, si spiega che la proroga di un mese è finalizzata a consentire al ministero della difesa e agli altri dicasteri interessati, ovvero i ministeri degli affari esteri, dell'interno, della giustizia ed dell'economia e delle finanze - di disporre tempestivamente dei fondi necessari per affrontare le spese indilazionabili per la prosecuzione delle missioni internazionali in atto, nelle more dell'emanazione del provvedimento di proroga annuale delle autorizzazioni di spesa per le missioni stesse. Tali spese riguardano, in particolare, quelle per l'assicurazione del personale e i trasporti strategici, necessariamente correlate a contratti di durata annuale.
Segnala inoltre che la norma in esame prevede l'applicazione alle missioni internazionali, cui partecipa l'Italia, dell'articolo 5 del decreto-legge n. 253 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 270 del 2006 che reca disposizioni concernenti l'intervento di cooperazione allo sviluppo in Libano e il rafforzamento del contingente militare italiano nella missione UNIFIL, ridefinita dalla risoluzione n. 1701 del 2006 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Passando all'esame del comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge in titolo, rileva che esso, al fine di consentire la necessaria flessibilità nell'utilizzo delle risorse previste dall'articolo 1, comma 1240, della legge n. 296 del 2006, istituisce nello stato di previsione di spesa del Ministero della difesa il programma «Missioni militari di pace», sul cui Fondo confluiscono le autorizzazioni di spesa correlate alla prosecuzione delle missioni internazionali di pace. In relazione alle specifiche esigenze da finanziare, il Ministro della difesa è autorizzato ad apportare le necessarie variazioni di bilancio, con propri decreti da comunicare, anche con evidenze informatiche, al Ministero dell'economia e delle finanze.
Passando all'esame dell'articolo 34 del decreto-legge, segnala che esso dispone proroghe in materia di contrasto al terrorismo internazionale. In particolare, esso dispone la proroga di due termini previsti dal cosiddetto «decreto Pisanu», ovvero il decreto-legge n. 144 del 2005 in materia di contrasto al terrorismo internazionale. La Relazione illustrativa evidenzia come le norme, di cui si prevede la proroga, si siano dimostrate efficaci e, pertanto, appare necessario un loro mantenimento nell'ordinamento in ragione del persistere della minaccia terroristica, testimoniato dall'allarmante situazione internazionale, nonché da recenti operazioni di polizia effettuate sul territorio nazionale, che confermano il pericolo derivante dalla presenza di cellule collegate a strutture terroristiche internazionali. Più in particolare, la lettera a) proroga di un anno - dal 31 dicembre 2007 al 31 dicembre 2008 - la sospensione dell'applicazione di tutte le disposizioni, di carattere primario, secondario o amministrativo, che prescrivono o consentono la cancellazione dei dati di traffico telefonico o telematico. Tali dati, conservati oltre i termini ordinari, potranno essere utilizzati esclusivamente per le finalità di indagine antiterrorismo, fatto tuttavia salvo l'esercizio dell'azione penale per i delitti comunque perseguibili. La successiva lettera b) dispone, attraverso una novella all'articolo 7, comma 1, del decreto-legge n. 144 del 2005, una proroga di un anno - dal 31 dicembre 2007 al 31 dicembre 2008 - della disciplina recata da detta disposizione


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in materia di autorizzazione all'apertura di esercizi pubblici di telefonia e internet. Per effetto della proroga, anche nell'anno 2008 chi intenda aprire un pubblico esercizio o un circolo privato di qualunque natura che abbia come caratteristica la messa a disposizione del pubblico, dei clienti o dei soci di apparecchi terminali utilizzabili per le comunicazioni, anche telematiche, ha l'obbligo di richiederne licenza al questore. La licenza non è richiesta nel caso in cui presso i pubblici esercizi o i circoli privati risultino installati solo telefoni pubblici a pagamento abilitati esclusivamente alla telefonia vocale. La Relazione illustrativa evidenzia che la disposizione prorogata costituisce un mezzo particolarmente importante ai fini della prevenzione in materia di terrorismo, in relazione al diffuso utilizzo del mezzo telematico anche per finalità criminose, come testimoniato dalle risultanze di stringenti misure di controllo e dall'attenzione posta al riguardo da parte di altri Paesi europei.
Per quanto concerne l'analisi del contenuto del successivo articolo 49, relativo alla partecipazione italiana alla ricostituzione delle risorse di Fondi e Banche internazionali, rileva che esso anticipa l'entrata in vigore delle disposizioni contenute nella legge 27 dicembre 2007, n. 246, sulla partecipazione italiana alla ricostituzione delle risorse di Fondi e Banche internazionali, al momento della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, avvenuta lo scorso 28 dicembre 2007. In assenza di esplicita fissazione di un termine, la legge sarebbe infatti entrata in vigore il 12 gennaio 2008, ossia il quindicesimo giorno successivo alla sua pubblicazione. Segnala che la Relazione del Governo, che illustra il disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, chiarisce che la norma in esame è necessaria secondo le norme contabili vigenti ai fini della utilizzazione degli stanziamenti iscritti nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2006 e slittati nel 2007, pari ad un totale di 125,059 milioni di euro. Ricorda infatti che l'articolo 11-bis della legge n. 468 del 1978 prevede che - relativamente agli stanziamenti per l'adempimento di obblighi internazionali ovvero di obbligazioni derivanti da contratti o dal rinnovo dei contratti di pubblico impiego - la copertura finanziaria prevista per il primo anno resta valida anche dopo il termine di scadenza dell'esercizio a cui si riferisce «purché il provvedimento risulti presentato alle Camere entro l'anno ed entri in vigore entro il termine di scadenza dell'anno successivo». Pertanto, nel caso degli stanziamenti previsti dalla legge n. 246 del 2007, l'entrata in vigore ordinaria della legge non consentirebbe di rendere esecutive le coperture finanziarie previste relative all'anno 2006, ove non si intervenisse con la norma in esame.
In conclusione, auspica l'espressione di un parere favorevole da parte della Commissione sulle parti di propria competenza contenute nel provvedimento in titolo.

Tana DE ZULUETA (Verdi) rileva che la presentazione di un decreto-legge, ormai comunemente denominato «milleproroghe», per disporre la proroga di termini in un rilevante numero di questioni e materie evidenzia una disfunzionalità del processo legislativo. Sottolinea, pertanto, l'opportunità che in futuro il Governo ricorra il meno possibile a strumenti di questa natura.

Patrizia PAOLETTI TANGHERONI (FI), in considerazione dell'opportunità di approfondire il confronto sul provvedimento in titolo nel prosieguo dell'iter di esame, preannuncia la presentazione di proposte emendative presso l'Assemblea.

Raffaello DE BRASI (PD-U) formula una proposta di parere favorevole, tenendo conto nella premessa delle osservazioni della collega De Zulueta (vedi allegato 1).

Alessandro FORLANI (UDC) preannuncia l'espressione del voto contrario del suo gruppo.


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Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole formulata dal relatore.

DL 249/2007: Misure urgenti in materia di espulsioni e di allontanamenti per terrorismo e per motivi imperativi di pubblica sicurezza.
C. 3325 Governo.
(Parere alla I Commissione).
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in titolo.

Franco NARDUCCI (PD-U), relatore, segnala che il decreto-legge in esame recupera, modificandone in una certa misura la formulazione, parte delle disposizioni contenute nel decreto-legge n. 181 del 2007, modificato in sede di conversione in legge al Senato e successivamente ritirato dal Governo il 19 dicembre scorso, quando era in corso il dibattito presso l'Assemblea della Camera dei deputati.
Rileva che il decreto-legge in titolo, che consta di nove articoli, si differenza dal precedente analogo provvedimento per quanto riguarda il titolo in quanto l'allontanamento dal territorio nazionale non è più imputabile alle esigenze di pubblica sicurezza ma al terrorismo. Conseguentemente, l'articolo 1 novella l'articolo 1 del cosiddetto «decreto Pisanu» e modifica le disposizioni in esso previste per l'espulsione di cittadini stranieri non appartenenti all'Unione europea, allo scopo di prevenire il terrorismo.
Segnala che le modifiche introdotte in particolare all'articolo 3, comma 2 e 2-bis, accelerano la procedura di espulsione, conferendone l'esecuzione al questore, previa convalida da parte del tribunale in composizione monocratica, come stabilito all'articolo 13, comma 5-bis, del decreto legislativo n. 286 del 1998. Il decreto di espulsione è pertanto immediatamente esecutivo anche se sottoposto a gravame o impugnativa da parte dell'interessato.
Rileva che, in generale, il decreto-legge in titolo si differenzia in modo sostanziale dal precedente testo, approvato con modificazioni dal Senato, in quanto le disposizioni in esso contenute novellano alcuni articoli del Testo unico in materia di immigrazione e appaiono più aderenti alle pertinenti direttive emanate in materia dall'Unione europea, in particolare con le disposizioni contenute negli articoli da 3 a 7, per cui ne dovrebbe risultare frenato il rischio di frequenti contenziosi nei rapporti tra Stati. Si rammenta, al riguardo, che il decreto-legge non ha effetto unicamente verso i cittadini di Stati terzi (non appartenenti all'Unione Europea) e il loro diritto di circolazione e soggiorno sul territorio italiano, bensì anche verso i cittadini dell'Unione europea e dei loro familiari, in particolare per alcune categorie di espulsione amministrativa o di allontanamento dal nostro territorio nazionale. In tal senso, il recepimento della normativa comunitaria appare particolarmente significativo laddove si consideri che l'immigrazione proveniente dai Paesi europei si sta rivelando in molti casi più difficoltosa rispetto a quella extracomunitaria.
Segnala inoltre che, rispetto al testo non convertito in legge, risultano espunte alcune parti che avevano sollevato dubbi e suscitato numerose critiche, oltre a quelle parti che risultavano incongruenti rispetto a trattati già in vigore e sottoscritti dall'Italia. Permangono in ogni caso alcune preoccupazioni sui termini generali con cui si affronta (o non si affronta) in Italia il problema dell'integrazione dei cittadini stranieri. In tal senso è auspicabile una concreta armonizzazione, normativa e culturale, dell'Italia alle nazioni europee che prima del nostro Paese si sono confrontati con le difficoltà dei processi d'integrazione.
Sottolinea che, nonostante le sollecitazioni per un'analisi analitica delle norme, si è fatto di nuovo ricorso alla procedura d'urgenza, giustificata, come recita il preambolo del decreto-legge, dall'urgenza straordinaria di assicurare l'effettività delle espulsioni per terrorismo, nel rispetto delle garanzie costituzionali, ma anche per disciplinare l'allontanamento


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dei cittadini comunitari al fine di attivare una reale prevenzione del terrorismo.
Segnala altresì che il riferimento al giudice di pace contenuto nel Testo unico in materia di immigrazione è stato sostituito con la competenza del tribunale in composizione monocratica e che tale disposizione è in coerenza con gli obiettivi di velocizzazione delle procedure perseguiti dal decreto. Sono evidentemente da valutare con attenzione le implicazioni di ordine legislativo, in particolare il coordinamento con la normativa vigente, per esempio nei casi di matrimoni misti.

Tana DE ZULUETA (Verdi) rileva l'opportunità che, prima di esprimere il parere, siano acquisiti elementi sull'esame in corso presso la Commissione di merito, ove le risulta che stiano per essere approvati emendamenti significativamente modificativi del testo del provvedimento

Umberto RANIERI, presidente, fa presente che la Commissione è chiamata ad esprimersi sul testo trasmesso dalla Commissione di merito, la quale, ove approvasse emendamenti attinenti alle parti di competenza della III Commissione, provvederebbe all'invio del nuovo testo. Condivide tuttavia l'opportunità di approfondire lo stato dei lavori presso la I Commissione.

Franco NARDUCCI (PD-U), relatore, concorda con le osservazioni del deputato De Zulueta e dal presidente Ranieri.

Umberto RANIERI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Disposizioni per l'erogazione di un assegno di solidarietà ai cittadini anziani residenti all'estero.
Nuovo testo C. 3008 Bafile e abb.
(Parere alla XII Commissione).
(Seguito esame e conclusione - Parere favorevole con osservazioni).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta del 19 dicembre 2007.

Marco FEDI (PD-U), relatore, nel richiamare i contenuti del dibattito svoltosi nel corso della precedente seduta, formula una proposta di parere favorevole segnalando l'opportunità che la Commissione di merito preveda il riferimento, al comma 1 dell'articolo 1, all'iscrizione all'anagrafe consolare quale strumento per definire in modo preciso la platea dei cittadini aventi diritto, nonché quello all'autorità diplomatico-consolari tra i soggetti preposti alla verifica dei requisiti necessari per la percezione dell'assegno, ai sensi dell'articolo 1-bis. Dà quindi lettura della proposta di parere favorevole con osservazioni (vedi allegato 2).

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole con osservazioni del relatore.

La seduta termina alle 10.30.

SEDE REFERENTE

Mercoledì 16 gennaio 2008. - Presidenza del presidente Umberto RANIERI.

La seduta comincia alle 10.30.

Ratifica convenzione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Lettonia per evitare le doppie imposizioni e per prevenire le evasioni fiscali.
C. 3298 Governo, approvato dal Senato.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in titolo.

Alessandro FORLANI (UDC), relatore, illustrando il provvedimento in titolo, nel richiamare la legislazione nazionale in tema di disciplina delle doppie imposizioni


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e prevenzione dell'evasione fiscale, segnala che la Convenzione e l'annesso Protocollo, siglati a Riga nel 1997 da Italia e Lettonia sulle doppie imposizioni, come adattati dal successivo scambio di note del dicembre 2004, pongono le basi per una più proficua collaborazione economica tra Italia e Lettonia, rendendo possibile un'equa distribuzione del prelievo fiscale tra lo Stato in cui viene prodotto un reddito e lo Stato di residenza dei beneficiari dello stesso. La Convenzione, costituita da 33 articoli e, come accennato, da un Protocollo aggiuntivo, mantiene la struttura fondamentale del modello elaborato dall'OCSE e si applica tanto all'imposizione sul reddito quanto a quella sul patrimonio. Agli articoli 1 e 2 viene delimitato il campo d'applicazione della Convenzione: i soggetti sono i residenti di uno o di entrambi gli Stati contraenti, mentre le imposte considerate per la Lettonia sono l'imposta sui redditi d'impresa, l'imposta sul reddito delle persone fisiche e l'imposta sui beni. Per l'Italia le imposte considerate sono quella sul reddito delle persone fisiche, quella sul reddito delle persone giuridiche e l'imposta sul patrimonio netto delle imprese. La Convenzione si applicherà anche alle imposte future di natura identica o sostanzialmente analoga che verranno istituite successivamente alla firma dell'accordo. In proposito, va osservato che lo scambio di note del 2004 ha modificato il testo dell'articolo 2 della Convenzione, al fine di aggiornare l'elenco delle imposte italiane considerate dalla Convenzione dopo l'abolizione, a partire dal 1o gennaio 1998, dell'imposta sul patrimonio netto delle imprese. Poiché in tal modo nell'ordinamento italiano è venuta a mancare ogni forma di imposizione sul patrimonio, lo scambio di note prevede che in caso di reintroduzione di tale fattispecie in Italia la Convenzione si applicherà ad essa. Segnala che agli articoli da 3 a 5 si procede alle definizioni: in particolare, è «residente di uno Stato contraente» colui che in base alla legislazione fiscale di tale Stato è considerato ivi residente, mentre l'espressione «stabile organizzazione» designa una sede fissa di affari in cui l'impresa esercita in tutto o in parte la sua attività, che fornisce servizi o relative attrezzature da utilizzare stabilmente nello Stato contraente. Gli articoli da 6 a 23 trattano dell'imposizione sui redditi: in particolare, i redditi che un residente di uno Stato contraente ritrae da beni immobili situati nell'altro Stato sono imponibili in quest'ultimo Stato (articolo 6), mentre gli utili di imprese sono imponibili nello Stato di residenza dell'impresa (articolo 7), a meno che questa non svolga la sua attività nell'altro Stato contraente mediante una stabile organizzazione ivi situata, nel qual caso gli utili saranno imponibili in quest'ultimo, ma solo nella misura in cui derivino da detta stabile organizzazione. A norma dell'articolo 8, gli utili da esercizio della navigazione aerea o marittima internazionale sono imponibili solo nel Paese cui fa capo l'effettiva direzione dell'impresa. I dividendi societari (articolo 10) sono imponibili in linea di principio solo nello Stato di residenza del beneficiario (ma sono previste eccezioni in casi determinati), così come gli interessi (articolo 11) e le royalties (articolo 12). Lo Stato in cui tali redditi sono prodotti potrà comunque prelevare sui dividendi un'imposta, rispettivamente non superiore al 5 per cento dell'ammontare lordo per partecipazioni societarie non inferiori al 10 per cento, e non superiore al 15 per cento nelle altre fattispecie. Per quanto invece concerne gli interessi e le royalties, vige in entrambi i casi il limite massimo del 10 per cento. Tali soglie si applicano però solo se chi percepisce i dividendi ne è l'effettivo beneficiario. Inoltre, in tutti e tre i casi, se il beneficiario dei cespiti li ha ottenuti esercitando le proprie attività mediante una stabile organizzazione o una base fissa situate nell'altro Stato, essi ricadranno nella normale tassabilità da parte di detto Stato in accordo alla propria legislazione fiscale. Anche per ciò che concerne i redditi da professione indipendente (articolo 14) o da lavoro subordinato (articolo 15), il criterio per l'imputazione della loro tassazione sta nella prevalente esplicazione dell'attività in oggetto, se nello Stato di residenza o nell'altro Stato: i


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redditi di cui all'articolo 14 saranno imponibili nello Stato di produzione degli stessi se il beneficiario dispone in tale Stato di una «base fissa», e solo nella misura in cui siano ad essa imputabili. I redditi di cui all'articolo 15, invece, saranno imponibili nello Stato in cui vengono prodotti, a meno che il lavoratore, tra l'altro, non soggiorni in tale Stato per un periodo non eccedente 183 giorni in un anno.
A norma dell'articolo 17, poi, i compensi per artisti e sportivi sono tassabili nello Stato di prestazione effettiva dell'attività. Le pensioni, le remunerazioni analoghe e gli eventuali trattamenti di fine rapporto sono invece imponibili solo nello Stato di residenza del beneficiario (articolo 18). Le remunerazioni e le pensioni corrisposte da uno Stato contraente a fronte di servizi ad esso resi sono imponibili solo in detto Stato, salvo il caso che il beneficiario sia residente nell'altro Stato e ne abbia la nazionalità, poiché allora i cespiti divengono imponibili nello Stato di residenza (articolo 19). Nell'articolo 22 sono state previste disposizioni volte a disciplinare la tassazione delle attività off-shore connesse all'esplorazione o allo sfruttamento del fondo e del sottosuolo marino e delle loro risorse naturali: in particolare è stato stabilito che le stesse si considerino svolte attraverso una stabile organizzazione qualora vengano effettuate per un periodo superiore ai trenta giorni nell'arco di dodici mesi. L'articolo 23 riguarda l'imposizione su redditi diversi da quelli trattati agli articoli precedenti, e stabilisce che di norma gli elementi di reddito di un residente di uno dei due Stati contraenti siano imponibili solo nello Stato di residenza: tuttavia fanno eccezione i redditi provenienti da fonti varie situate nell'altro Stato contraente. L'articolo 24 concerne la tassazione del patrimonio, la quale, per quanto riguarda i beni immobiliari, avviene nello Stato in cui essi sono localizzati; lo stesso dicasi per i beni mobili facenti parte della stabile organizzazione di un'impresa o della base fissa di un residente di uno Stato contraente, anch'essi imponibili nello Stato ove sono situati. L'opposto si verifica per i beni immobiliari o mobiliari connessi all'esercizio del traffico internazionale aereo o marittimo, sui quali la tassazione patrimoniale può avvenire sono nello Stato ove risiede l'effettiva direzione d'impresa. All'articolo 25 vengono definiti i metodi per evitare le doppie imposizioni: la scelta cade sul credito d'imposta, in accordo con tutte le altre Convenzioni negoziate dall'Italia nella stessa materia.
Segnala che agli articoli da 26 a 31 viene anzitutto stabilito il principio di non discriminazione nei confronti dei soggetti nazionali di uno Stato contraente, che non possono subire nell'altro Stato un'imposizione più onerosa di quella cui sarebbero sottoposti i soggetti nazionali di detto Stato. Vengono poi fatti salvi i privilegi fiscali di cui beneficiano i funzionari diplomatici o consolari in base alle regole generali del diritto internazionale e viene prevista la soluzione per via amichevole delle future controversie in merito alla corretta applicazione della Convenzione. Si prevede, inoltre, lo scambio di informazioni tra le rispettive Autorità, per facilitare l'applicazione dell'accordo, nel rispetto tuttavia delle proprie legislazioni interne, dei limiti da queste posti alla diffusione di tali informazioni, del segreto industriale, commerciale o professionale, nonché del fondamentale interesse del mantenimento dell'ordine pubblico nei due Paesi.
Osserva che di notevole rilievo appare l'articolo 30, in base al quale le agevolazioni che la Convenzione prevede non verranno applicate se il requisito della residenza che ne è condizione sia stato ottenuto al solo scopo di godere di tali benefici; parimenti, viene espressamente salvaguardata la facoltà di applicare tutte le disposizioni nazionali contro l'evasione e l'elusione fiscale nei confronti di transazioni tra imprese dei due Stati contraenti, se lo scopo di dette transazioni sia accertato essere il perseguimento di benefici non altrimenti reclamabili. Gli articoli 32 e 33 contengono disposizioni finali relative all'entrata in vigore, alla denuncia e alla cessazione degli effetti della Convenzione,


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la cui durata è illimitata: è prevista tuttavia la facoltà di denuncia dell'accordo da parte di uno Stato contraente, mediante preavviso inoltrato per via diplomatica almeno sei mesi prima della fine dell'anno solare.
Passando all'esame del disegno di legge, segnala che esso consta di quattro articoli, recanti, il primo, l'autorizzazione alla ratifica della Convenzione, il secondo l'ordine di esecuzione ed il quarto l'entrata in vigore della legge di autorizzazione alla ratifica, fissata per il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. L'articolo 3 reca una norma di copertura finanziaria - e si tratta di una novità per quanto riguarda i disegni di legge di autorizzazione alla ratifica delle Convenzioni sulle doppie imposizioni - in quanto, in base alla relazione tecnica che accompagna il disegno di legge in esame come presentato al Senato, è stimata una riduzione di gettito per il fisco italiano. Mentre tale riduzione è stata quantificata dal Governo in 48.000 euro annui a decorrere dal 2007, durante l'esame al Senato tale importo è stato accresciuto a 51.000 euro. Il Senato ha inoltre aggiunto una previsione per la quale il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri, evidentemente in relazione al carattere relativamente fluttuante del minor gettito. La copertura di detti oneri si consegue mediante corrispondente riduzione dello stanziamento dell'unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2007, con parziale utilizzazione dell'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri. Va peraltro segnalata l'opportunità di un aggiornamento della copertura a decorrere dal 2008. Il disegno di legge in oggetto, come presentato al Senato, è corredato da un'analisi tecnico-normativa (ATN) - peraltro erroneamente denominata «relazione tecnica» - dalla quale emergono due profili di interesse: in primo luogo, poiché la Convenzione modifica la potestà impositiva statale quale definita dal diritto nazionale, e dunque - come del resto già illustrato - comporta oneri finanziari, è necessaria l'autorizzazione parlamentare alla ratifica ai sensi dell'articolo 80 della Costituzione. In secondo luogo la Convenzione non si pone in contrasto con l'ordinamento comunitario: al contrario, l'ATN rileva «l'opportunità di stipulare accordi in questa materia fra Stati membri dell'Unione europea, dato l'ancora limitato grado di comunitarizzazione degli aspetti della fiscalità diretta in virtù del principio di sussidiarietà l'articolo 293 del Trattato istitutivo delle Comunità europee lascia espressamente agli Stati membri la facoltà di disciplinare la materia fiscale intesa alla eliminazione della doppia imposizione, tramite accordi da stipularsi in ambito bilaterale.
Alla luce di quanto finora illustrato auspica una valutazione complessivamente favorevole da parte della Commissione sul provvedimento in titolo.

Patrizia PAOLETTI TANGHERONI (FI) segnala l'opportunità che il Governo assicuri la propria presenza al dibattito su provvedimenti rilevanti come quello in titolo.

Umberto RANIERI, presidente, concordando con il deputato Paoletti Tangheroni in ordine alla necessità che il Governo sia presente alle sedute della Commissione, nessun altro chiedendo di intervenire, avverte che, essendosi concluso l'esame preliminare, il provvedimento sarà trasmesso alle Commissioni competenti per l'espressione dei pareri. Rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Ratifica Convenzione internazionale di cooperazione per la sicurezza della navigazione aerea (EUROCONTROL) e norme di adeguamento dell'ordinamento interno.
C. 3300 Governo, approvato dal Senato.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in titolo.


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Giorgio CARTA (Misto), relatore, nell'illustrare il provvedimento in titolo, approvato dal Senato lo scorso 12 dicembre, segnala che esso reca, all'articolo 1, la ratifica di due protocolli internazionali in materia di sicurezza della navigazione aerea e per la partecipazione dell'Italia all'Organizzazione Europea della Navigazione Aerea (EUROCONTROL). Ricorda preliminarmente che la necessità di ratificare i due protocolli era stata da tempo ravvisata dal Parlamento, da ultimo con la risoluzione n. 7-00126, approvata presso la IX Commissione il 27 marzo 2007. Al riguardo segnala che la risoluzione fu sottoscritta da rappresentanti sia della maggioranza che dell'opposizione.
Rileva che il primo dei due protocolli in esame risale al 1997 e fu approvato al termine di una Conferenza diplomatica convocata con lo scopo di emendare l'accordo internazionale vigente, cioè la Convenzione internazionale di cooperazione per la sicurezza della navigazione aerea, firmata a Bruxelles il 13 dicembre 1960 che aveva dato vita all'Organizzazione EUROCONTROL e che l'Italia aveva ratificato con la legge 20 dicembre 1995, n. 575. Il protocollo del 1997 ha la forma di un nuovo atto interamente sostitutivo della Convenzione del 1960 e comprensivo di quattro allegati. Esso rappresenta il risultato di un processo di revisione degli atti istitutivi avviato negli anni Novanta da parte dell'Organizzazione. Segnala che la riscrittura del Protocollo risponde all'esigenza di adeguamento della struttura organizzativo-funzionale e del quadro istituzionale alla luce dei più estesi compiti acquisiti, all'incremento del numero dei Paesi membri ed al moltiplicarsi delle interconnessioni con le altre organizzazioni internazionali del settore (ICAO - International Civil Aviation Organization, ECAC - European civil aviation conference, UE, NATO, JAA - Joint Aviation Authorities). Indica quali principali fattori di cambiamento l'incremento del numero dei movimenti di aeromobili (solo negli ultimi 10 anni si è avuto un raddoppio sia nel numero dei voli sia nel numero dei passeggeri); l'introduzione di forme di navigazione satellitare, inesistenti all'epoca della firma della Convenzione (GPS, Galileo); l'introduzione e la diffusione di forme di gestione più funzionali ed efficienti degli scali aeroportuali (dagli hub alla ottimizzazione delle procedure di avvicinamento agli scali areroportuali); l'esigenza di snellire il processo decisionale all'interno dell'Organizzazione considerato il numero di Stati membri dell'Unione Europea. La Convenzione così riveduta, pertanto, reca una nuova formulazione dei compiti dell'Organizzazione e dispone la creazione di una nuova struttura istituzionale, finalizzata a snellire le procedure decisionali (viene infatti introdotta la regola maggioritaria, in luogo del principio di unanimità che è oggi in vigore); a consentire l'espansione della capacità di utilizzo dello spazio aereo per soddisfare la domanda di traffico aereo nella prospettiva di un sistema europeo uniforme di gestione (EATMS - European Air Traffic Management System); a rafforzare la pianificazione ATM (Air Traffic Management), combinando le strategie di rotta e aeroportuali, nel quadro di una strategia di integrazione stretta di tutte le operazioni ATM dal molo di imbarco a quello di attracco (»gate to gate»); a rafforzare la cooperazione con altre istituzioni europee e con le altre organizzazioni internazionali e sovranazionali (ICAO, UE, JAA), comprese quelle rappresentative degli utenti (IACA - International Air Carrier Association, e IATA - International Air Trasport Association).
Rileva che il nuovo testo della Convenzione si compone di 40 articoli, mentre i quattro allegati riguardano, rispettivamente, lo Statuto dell'Agenzia, le regioni di informazione di volo, le disposizioni fiscali e le disposizioni relative al sistema comune dei canoni di rotta.
Passando ad esaminare il secondo Protocollo, segnala che esso ha ad oggetto l'adesione della Comunità europea alla citata Convenzione EUROCONTROL del 1960, come emendata dal Protocollo del 1997. Ricorda, infatti, che l'articolo 40 del citato Protocollo del 1997 ha introdotto una nuova disciplina per la ratifica da


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parte di organizzazioni regionali di integrazione economica In virtù di tale strumento, la Comunità europea attraverso la Commissione assumerà, su tutte le materie di propria competenza esclusiva, la rappresentanza dei singoli Stati nazionali agendo in loro vece, residuando in capo agli Stati membri la piena capacità decisionale nelle materie che non rientrano nella competenza esclusiva della Comunità europea. Tale Accordo si colloca nell'ambito delle proposte della Commissione europea relative al Cielo Unico Europeo, che mira a disciplinare l'intero sistema dell'aviazione civile europea incrementando la sinergia tra Eurocontrol e Unione europea.
Riguardo al Cielo Unico Europeo, precisa che si tratta di un insieme di misure volte a soddisfare i fabbisogni futuri in termini di capacità e di sicurezza aerea. Le misure interessano sia il settore civile sia quello militare e riguardano la regolamentazione, l'economia, la sicurezza, l'ambiente, la tecnologia e le istituzioni. Lo scopo dell'iniziativa è porre fine a un'organizzazione della gestione del traffico aereo rimasta immutata dagli anni Sessanta e ampiamente responsabile dell'attuale congestione del traffico aereo. Gli obiettivi sono tutti convergenti verso un uso ottimale dello spazio aereo europeo, con ripercussioni positive sui ritardi e sulla crescita del trasporto aereo, assumendo come principio guida quello della ristrutturazione dello spazio aereo in base agli obiettivi di snellimento del traffico rispetto alle frontiere nazionali. La normativa di riferimento è contenuta nel Regolamento (CE) n. 549/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2004, che stabilisce i principi generali per l'istituzione del Cielo Unico Europeo.
Osserva, infine, che la Convenzione entrerà integralmente in vigore dopo la ratifica da parte degli Stati membri del Protocollo in esame, prevedendo tuttavia una disciplina transitoria al riguardo.
In conclusione, ritiene che l'assenza del rappresentante del Governo alla seduta odierna costituisca un'occasione mancata, considerata la rilevanza e attualità della materia trattata dalla Convenzione in esame e la necessità che alla ratifica dei Protocolli da parte del Parlamento faccia seguito un'accurata attuazione da parte dell'Esecutivo.

Umberto RANIERI, presidente, avverte che è pervenuto un emendamento del Governo al disegno di legge in titolo. Inoltre, concordando con le osservazioni del relatore in ordine alla necessità che il Governo garantisca la propria presenza alle sedute della Commissione, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 11.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 11 alle 11.10.