VI Commissione - Resoconto di marted́ 19 febbraio 2008


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SEDE CONSULTIVA

Martedì 19 febbraio 2008. - Presidenza del presidente Paolo DEL MESE. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Alfiero Grandi.

La seduta comincia alle 10.

Ratifica Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica.
C. 2807 Governo.
(Parere alle Commissioni riunite II e III).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in titolo.

Ivano STRIZZOLO (PD-U), relatore, rileva come la Commissione sia chiamata ad esprimere il parere alle Commissioni riunite II Giustizia e III Affari esteri sul disegno di legge C. 2807, recante ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica, fatta a Budapest il 23 novembre 2001, e norme di adeguamento dell'ordinamento interno.
Per quanto riguarda il contenuto della Convenzione che si propone di ratificare, essa costituisce il primo accordo internazionale riguardante i crimini commessi attraverso internet o altre reti informatiche. L'accezione di reati informatici assunta dalla Convenzione è ben più ampia della classica area dei reati cibernetici, in quanto estende la sua portata a tutti i reati in qualunque modo commessi attraverso


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un sistema informatico e a quelli di cui si debbano o possano raccogliere prove in forma elettronica.
In particolare, la Convenzione si propone di perseguire una politica comune fra gli Stati membri, attraverso l'adozione di una legislazione appropriata, che consenta di combattere il crimine informatico in maniera coordinata. La Convenzione è il risultato di un lavoro condotto per quattro anni da un Comitato di esperti del Consiglio d'Europa costituito ad hoc, al quale hanno dato il proprio contributo anche alcuni Paesi non appartenenti a tale istituzione quali gli Stati Uniti, il Canada e il Giappone.
La Convenzione, che è entrata in vigore il 1o luglio 2004 è stata finora ratificata da 21 Paesi, fra i quali tuttavia non compaiono alcuni di quelli a più alto sviluppo tecnologico quali la Germania, il Regno Unito, la Spagna, la Svezia e la Svizzera.
Un Protocollo addizionale alla Convenzione, relativo all'incriminazione di atti di natura razzista e xenofobica commessi a mezzo di sistemi informatici è stato aperto alla firma il 28 gennaio 2003 ed è entrato in vigore il 1o marzo 2006: anche in questo caso mancano gli atti di ratifica di alcuni dei principali Paesi europei - tra questi, l'Italia, il Regno Unito e la Spagna - che non lo hanno ancora sottoscritto.
La Convenzione consta, oltre che del Preambolo, di 46 articoli, raggruppati in quattro Capitoli.
Gli obiettivi fondamentali della Convenzione possono essere così sintetizzati: 1) armonizzare gli elementi fondamentali delle fattispecie di reato del diritto penale dei singoli ordinamenti interni e tutte le altre disposizioni riguardanti la criminalità informatica; 2) dotare le leggi e le procedure penali dei Paesi parte della Convenzione degli strumenti necessari allo svolgimento delle indagini e al perseguimento dei crimini correlati all'area informatica; 3) costruire un efficace regime di cooperazione internazionale.
Il Capitolo I, formato dal solo articolo 1, definisce i termini fondamentali utilizzati: in particolare, la Convenzione considera «sistema informatico» tutte le apparecchiature che, in base ad un programma, sono in grado di elaborare automaticamente dei dati, ricomprendendo quindi nella definizione una grandissima varietà di apparecchiature tecnologiche.
Il Capitolo II (articoli da 2 a 22) è dedicato ai provvedimenti da adottare a livello nazionale. Contiene tre Sezioni: diritto penale sostanziale (articoli da 2 a 13), diritto procedurale (articoli da 14 a 21) e competenza (articolo 22).
In base alla Sezione I, ogni Parte si impegna ad adottare le misure legislative e di altra natura atte a sanzionare come reati comportamenti quali l'accesso illegale ad un sistema informatico (articolo 2), l'intercettazione senza autorizzazione (articolo 3), l'attentato all'integrità dei dati o di un sistema (articoli 4 e 5), l'abuso di apparecchiature, la falsificazione informatica (articolo 7), la frode informatica (articolo 8), la pornografia minorile (articolo 9) e i reati contro la proprietà intellettuale (articolo 10).
L'articolo 11 stabilisce che debbano essere considerati reati anche le complicità e i tentativi di commettere i reati poco sopra descritti.
Per quanto riguarda gli aspetti della Convenzione rilevanti per gli ambiti di competenza della Commissione, segnala l'articolo 12, in base al quale le Parti contraenti sono tenute ad adottare misure legislative o di altra natura per fare in modo che le persone giuridiche siano ritenute responsabili dei reati contemplati dalla Convenzione, commessi per loro conto da persone giuridiche che abbiano potere di rappresentanza della persona giuridica, autorità di assumere decisioni in suo nome, ovvero autorità di esercitare controllo all'interno della persona giuridica stessa. Inoltre le Parti devono adottare le misure necessarie affinché la persona giuridica sia ritenuta responsabile nei casi in cui la mancanza di sorveglianza o controllo ha reso possibile la commissione dei reati contemplati dalla Convenzione, da parte di persone fisiche che agiscano per conto e sotto l'autorità della persona giuridica. La disposizione lascia inoltre libere le Parti contraenti di decidere se la


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responsabilità delle persone giuridiche è da ritenersi penale, civile o amministrativa, in base ai principi giuridici di ciascuna Parte, senza pregiudizio per la responsabilità penale delle persone fisiche che hanno commesso il reato.
L'articolo 13 prevede che le sanzioni - anche quelle comminate alle persone giuridiche - debbano essere effettive, proporzionate e dissuasive.
La Sezione II del Capitolo II, relativa al diritto procedurale, ha una portata che va oltre quella dei reati definiti nella Sezione I, in quanto essa si applica a qualunque reato commesso a mezzo di un sistema computerizzato, nonché nel caso in cui la prova del reato sia sotto forma elettronica. Nella Sezione II vengono innanzitutto delineate le disposizioni comuni e le norme di tutela applicabili a tutti gli articoli contenenti le misure procedurali previste nel Capitolo II e in seguito vengono stabilite le misure procedurali relative ai reati descritti negli articoli da 2 a 12: la conservazione rapida di dati informatici immagazzinati in sistemi informatici; la conservazione e la divulgazione rapida dei dati relativi al traffico; l'ingiunzione di produrre i dati immagazzinati; la perquisizione e il sequestro dei dati informatici immagazzinati; la raccolta in tempo reale dei dati relativi al traffico; l'intercettazione dei dati relativi al contenuto. Il Capitolo II termina con le disposizioni relative alla competenza.
Il Capitolo III, concernente la cooperazione internazionale, contiene norme relative all'estradizione e all'assistenza tra le Parti.
L'articolo 23 stabilisce tre principi generali secondo i quali la cooperazione internazionale: a) deve essere fornita nella misura più ampia possibile; b) deve essere estesa a tutti i reati relativi ai sistemi e ai dati informatizzati; c) deve rispettare non soltanto le disposizioni della Convenzione, ma anche essere conforme agli accordi internazionali in materia.
L'articolo 24 consente l'applicazione dell'estrazione ai reati previsti dagli articoli da 2 a 11 ma solo se essi sono punibili dalla legge di entrambe le Parti con la privazione della libertà di almeno un anno, o con una pena più severa.
L'articolo 25 fissa i principi generali relativi alla mutua assistenza tra le Parti al fine delle indagini o dei procedimenti sui reati relativi a sistemi e dati informatici o per la raccolta di prove in formato elettronico. La mutua assistenza è soggetta alle condizioni previste dalla legislazione della Parte richiesta o dai Trattati di mutua assistenza applicabili.
In assenza di Accordi internazionali applicabili le procedure relative alle richieste di mutua assistenza sono fissate dagli articoli 27 e 28.
Gli articoli da 29 a 35 (Sezione II del Capitolo III) contengono disposizioni specifiche al fine di poter intraprendere un'azione internazionale efficace e concertata, nei casi di reati informatici e di prove su supporto elettronico.
Gli articoli 29 e 30 prevedono meccanismi a livello internazionale - riguardanti, rispettivamente, la conservazione rapida di dati informatici e di dati di traffico - equivalenti a quelli previsti a livello nazionale dagli articoli 16 e 17; gli articoli 33 e 34, poi, obbligano le Parti alla reciproca assistenza nella raccolta in tempo reale di dati sul traffico e in materia di intercettazione di dati relativi al contenuto di specifiche comunicazioni.
Per consentire una risposta realmente rapida alla richiesta di dati che consentano alle autorità preposte di indagare sui crimini cibernetici, l'articolo 35 prevede la costruzione di una rete attraverso l'obbligo delle Parti a designare un punto di contatto - disponibile tutti i giorni senza eccezione alcuna per 24 ore su 24 - che assicuri una assistenza immediata alle indagini.
Il Capitolo IV contiene le disposizioni finali. In tale ambito è in particolare chiarito che tra gli effetti della Convenzione vi è quello di completare le disposizioni contenute in alcuni trattati bilaterali e multilaterali in materia e segnatamente: la Convenzione europea di estradizione,


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la Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale e il suo Protocollo aggiuntivo.
Vengono inoltre descritte le procedure per l'apposizione e la cancellazione delle riserve, nonché per la proposizione di emendamenti.
Infine, è stabilito che le eventuali controversie tra le Parti sull'interpretazione o l'applicazione della Convenzione vengano da esse risolte attraverso negoziati oppure mediante altri mezzi pacifici, ad esempio la sottoposizione della questione al Comitato Europeo per i Problemi Criminali (CDPC), ad un tribunale arbitrale (la cui decisione è vincolante), o alla Corte Internazionale di Giustizia, secondo quanto concordato tra le Parti.
La denuncia della Convenzione avrà effetto dal primo giorno del mese successivo alla scadenza di un periodo di tre mesi dal ricevimento della notifica da parte del Segretario generale del Consiglio d'Europa.
Per quanto attiene al contenuto del disegno di legge di ratifica, esso si compone di 4 Capi.
Il Capo I attiene alla ratifica e all'esecuzione della Convenzione sulla criminalità informatica del Consiglio d'Europa. In particolare, l'articolo 1 autorizza il Presidente della Repubblica a ratificare la Convenzione, mentre l'articolo 2 prevede la piena esecuzione della stessa a partire dalla sua entrata in vigore, secondo quanto previsto dall'articolo 36 della Convenzione stessa.
Il Capo II, composto di quattro articoli, contiene modifiche al codice penale e al decreto legislativo n. 231 del 2001 in tema di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.
Nello specifico, l'articolo 3 interviene sui delitti contro la fede pubblica di cui al Libro II, Titolo VII, del codice penale.
Il comma 1 modifica l'articolo 491-bis del codice penale, il quale estende le fattispecie di falso (materiale o ideologico) ai documenti informatici pubblici o privati, definendo, nel secondo periodo, tali documenti come «qualunque supporto informatico contenente dati o informazioni aventi efficacia probatoria o programmi specificamente destinati ad elaborarli». In particolare la disposizione elimina il secondo periodo dell'articolo 491-bis, che reca la definizione di «documento informatico».
Il comma 2 inserisce nel codice penale un nuovo articolo 495-bis, il quale sanziona con la reclusione fino a un anno chiunque dichiara o attesta falsamente al certificatore l'identità, lo stato o altre condizioni proprie o altrui.
L'articolo 4 sostituisce l'articolo 615-quinquies del codice penale, il quale reca la disciplina penale relativa alla diffusione dei cosiddetti virus informatici, sanzionando con la reclusione fino a 2 anni e con la multa fino a 10.329 euro chiunque «diffonde, comunica o consegna un programma informatico da lui stesso o da altri redatto, avente per scopo o per effetto il danneggiamento di un sistema informatico o telematico, dei dati o dei programmi in esso contenuti o ad esso pertinenti, ovvero l'interruzione, totale o parziale, o l'alterazione del suo funzionamento».
Il disegno di legge, pur mantenendo invariata la sanzione penale (reclusione fino a 2 anni e multa fino a 10.329 euro) e, sostanzialmente, senza innovare la definizione di virus informatico (che peraltro si riferisce non solo al danneggiamento di programmi informatici, ma anche a quello di apparecchiature e dispositivi), richiede che la condotta sia finalizzata a procurare all'autore o ad altri un profitto o ad arrecare ad altri un danno ed aggiunge alle condotte attuali (diffusione, comunicazione e consegna del programma) quelle di colui che si procura, riproduce, importa o comunque mette a disposizione il programma.
L'articolo 5 interviene sui delitti contro il patrimonio. In particolare, il comma 1 sostituisce l'articolo 635-bis del codice penale, introdotto dalla legge n. 547 del 1993, il quale sanziona con la reclusione da 6 mesi a 3 anni chiunque distrugga, deteriori o renda inservibili sistemi informatici o telematici, programmi, informazioni o dati altrui. Il reato è aggravato (reclusione da 1 a 4 anni) se il fatto è


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commesso con abuso della qualità di operatore del sistema o se ricorre anche solo una delle circostanze aggravanti del delitto di danneggiamento.
L'attuale formulazione della fattispecie viene sostanzialmente riproposta dal disegno di legge, che omette però dalla fattispecie incriminatrice la condotta di colui che rende, in tutto o in parte, inservibili sistemi informatici o telematici altrui, la quale è ora inserita nell'articolo 635-quater. A prescindere da questo, l'unica rilevante modifica riguarda la perseguibilità del reato, la quale, secondo il disegno di legge, avviene a querela della persona offesa, consentendo la perseguibilità d'ufficio solo nell'ipotesi aggravata di cui al comma 2.
Inoltre il comma 2 inserisce due ulteriori articoli nel codice penale, l'articolo 635-ter e l'articolo 635-quater. In entrambi i casi, partendo dalla fattispecie di danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici vengono individuate delle ipotesi aggravate.
In particolare, l'articolo 635-ter prevede la reclusione da 1 a 5 anni quando il danneggiamento - così come definito dall'articolo 635-bis - riguarda dati o programmi utilizzati dallo Stato, da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità (comma 1). In presenza di circostanze aggravanti la reclusione è da 2 a 7 anni (comma 2).
L'articolo 635-quater prevede la reclusione da 1 a 5 anni quando il danneggiamento - così come definito dall'articolo 635-bis - ovvero l'introduzione o la trasmissione di dati rende in tutto o in parte inservibili o ostacola il funzionamento di sistemi informatico o telematici altrui (comma 1). In presenza di circostanze aggravanti la reclusione è da 2 a 7 anni (comma 2).
Il comma 3 inserisce nel codice penale l'articolo 640-quinquies, relativo alla truffa del certificatore di firma elettronica. La nuova fattispecie ivi regolata prevede la reclusione fino a 3 anni o la multa fino a 25.000 euro per il certificatore che, violando gli obblighi previsti dal codice dell'amministrazione digitale, all'articolo 32, procuri a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno.
Per quanto riguarda gli aspetti del provvedimento in qualche modo rilevanti per gli ambiti di competenza della Commissione Finanze, segnala, in tale contesto, l'articolo 6, il quale inserisce un nuovo articolo 25-septies nel decreto legislativo n. 231 del 2001 in tema di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, che sanziona la persona giuridica in relazione alla commissione di attentati ad impianti di pubblica utilità, delitti informatici e trattamento illecito di dati.
In particolare, si prevede la pena pecuniaria da 100 a 500 quote e l'interdizione dall'esercizio dell'attività, la sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito, nonché il divieto di pubblicizzare beni o servizi nel caso di commissione dei reati di: attentato a impianti di pubblica utilità; accesso abusivo a un sistema informatico o telematico; intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche; installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche; danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici; danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità; danneggiamento di sistemi informatici o telematici.
Si prevede invece la pena pecuniaria fino a 300 quote, la sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito, nonché il divieto di pubblicizzare beni o servizi, nel caso di commissione dei reati di: detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici; diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico.
Si prevede infine la pena pecuniaria fino a 400 quote, il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo


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che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio, l'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi, nonché il divieto di pubblicizzare beni o servizi, nel caso di commissione dei reati di: falsità relative a documenti informatici; truffa del certificatore di firma digitale.
Il Capo III del disegno di legge apporta modifiche al codice di procedura penale e al cosiddetto codice della privacy, di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003.
In particolare, l'articolo 7 novella talune disposizioni del codice di procedura penale in materia di mezzi di ricerca della prova.
Il comma 1 modifica l'articolo 244, in tema di ispezioni, specificando che l'autorità giudiziaria può disporre rilievi anche in relazione a sistemi informatici o telematici.
Il comma 2 interviene sull'articolo 247, in tema di perquisizioni, inserendovi un nuovo comma 1-bis, concernente lo svolgimento della perquisizione in un sistema informatico o telematico. La condizione per attivare questo mezzo di ricerca della prova è che sussista fondato motivo di ritenere che dati, informazioni, programmi o tracce comunque pertinenti al reato si trovino all'interno del sistema informatico, anche se questo sia protetto da misure di sicurezza.
Il comma 3 modifica l'articolo 248, relativo alla richiesta di consegna di una cosa determinata, specificando che, nel caso di preliminare attività ispettiva presso istituti di credito, oggetto dell'esame possono essere sono non solo atti, documenti e corrispondenza, ma anche dati, informazioni e programmi informatici.
Il comma 4 modifica in più punti l'articolo 254, relativo al sequestro di corrispondenza, specificando che gli oggetti di corrispondenza possono anche essere inviati per via telematica e sostituisce agli «uffici postali», cui fa attualmente riferimento la disposizione, «coloro che forniscono servizi postali, telegrafici, telematici o di telecomunicazioni»; la nuova disposizione precisa, inoltre, che gli ufficiali di polizia giudiziaria che procedono al sequestro non solo non possono aprire gli oggetti di corrispondenza, ma neanche alterarli.
Il comma 5 inserisce nel codice un nuovo articolo 254-bis, il quale disciplina le modalità del sequestro di dati informatici presso i fornitori dei servizi informatici, telematici e di telecomunicazioni. La disposizione prevede che l'autorità giudiziaria, nel disporre il sequestro dei dati, possa stabilire che l'acquisizione avvenga mediante copia su supporto informatico, «con una procedura che assicuri la conformità dei dati acquisiti a quelli originali e la loro immodificabilità». Il fornitore dei servizi dovrà comunque attivarsi per conservare e proteggere adeguatamente i dati originali.
Il comma 6 modifica il primo comma dell'articolo 256, in tema di esibizione di atti e tutela del segreto, specificando che il sequestro può riguardare non solo gli atti e i documenti - come attualmente previsto dal codice - ma anche i dati e le informazioni e i programmi informatici; precisa quindi che in questo caso il sequestro può essere eseguito mediante copia del materiale su adeguato supporto.
Il comma 7 interviene sull'articolo 259, relativo alla custodia delle cose sequestrate, specificando che se la custodia riguarda dati informatici il custode deve essere anche avvertito dell'obbligo di impedirne l'alterazione o l'accesso da parte di terzi.
Il comma 8 interviene sul procedimento per l'apposizione dei sigilli sulle cose sequestrate, disciplinato dall'articolo 260 del codice, specificando che, in presenza di dati informatici, le copie e le riproduzioni previste dal comma 2 della disposizione modificata nel caso in cui le cose sottoposte a sequestro possano alterarsi, devono essere realizzate su adeguati supporti e attraverso una procedura che assicuri la conformità della copia all'originale e la sua immodificabilità.
L'articolo 8 modifica alcune disposizioni relative alle attività di indagine svolte dalla polizia giudiziaria di propria iniziativa di cui al libro V, Titolo IV, del codice di procedura penale. In particolare, il


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comma 1 inserisce nell'articolo 352, dedicato alle perquisizioni, un comma 1-bis, che consente agli ufficiali di polizia giudiziaria di procedere, fermi i presupposti fissati ai commi 1 e 2, alla perquisizione di sistemi informatici o telematici, anche se protetti da misure di sicurezza.
Il comma 2 interviene invece sull'articolo 353, relativo alle acquisizioni di plichi o corrispondenza, specificando, al comma 2, che, in caso di urgenza, la polizia giudiziaria possa ricevere telefonicamente l'autorizzazione del pubblico ministero non solo all'apertura del plico ma anche all'accertamento del contenuto, e che le ipotesi di sospensione dell'inoltro degli oggetti di corrispondenza di cui al comma 3 si applica anche in riferimento a corrispondenza inoltrata per via informatica o telematica.
Il comma 3 aggiunge un periodo al primo comma dell'articolo 354, in tema di sequestro e accertamenti urgenti sui luoghi, le cose e le persone, specificando che quando l'attività di accertamento ha ad oggetto informazioni, programmi o dati informatici, gli ufficiali di polizia giudiziaria devono attivarsi affinché questi non siano alterati prevedendo anche, ove possibile, la loro duplicazione.
L'articolo 9 novella l'articolo 132 del codice della privacy, relativo alla conservazione dei dati relativi al traffico telefonico e telematico da parte del fornitore del servizio, con finalità di accertamento e repressione dei reati, inserendo in tale disposizione tre nuovi commi.
Per quanto riguarda gli aspetti attinenti agli ambiti di competenza della Commissione Finanze, segnala il nuovo comma 4-ter, il quale assegna al Ministro dell'interno il potere di ordinare, anche per rispondere a richieste provenienti da autorità straniere, ai fornitori e agli operatori di servizi informatici o telematici, di conservare e proteggere, per massimo 90 giorni (prorogabili a 6 mesi), i dati relativi al traffico telematico, esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni, ai fini dello svolgimento delle investigazioni finalizzate alla prevenzione di delitti particolarmente gravi. Tale potere può essere delegato dal Ministro ai responsabili degli uffici centrali specialistici in materia informatica o telematica della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della Guardia di finanza.
Il comma 4-quater prevede che il fornitore dovrà ottemperare alla richiesta, mantenendo il segreto relativamente all'ordine ricevuto e alle attività svolte, e richiama, in caso di violazione dell'obbligo, le sanzioni previste per la rivelazione del segreto d'ufficio, mentre il nuovo comma 4-quinquies stabilisce che il provvedimento adottato dal Ministro dell'Interno o da un suo delegato dovrà essere comunicato entro 48 ore al pubblico ministero del luogo di esecuzione per la convalida, pena la perdita di efficacia dei provvedimenti assunti.
L'articolo 10, attraverso una modifica all'articolo 51 del codice di procedura penale, dispone, per una serie di delitti specificamente elencati, che le funzioni di pubblico ministero siano esercitate nelle indagini preliminari e nei procedimenti di primo grado, dai magistrati della procura della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente.
L'articolo 11 individua l'autorità centrale richiesta dalla Convenzione per l'invio o la ricezione delle richieste di estradizione o di arresto provvisorio nel Ministro della giustizia (comma 1) e demanda al Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro della giustizia, l'individuazione del punto di contatto per l'assistenza immediata (comma 2).
L'articolo 12 prevede che la legge entri in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione.
Considerata l'opportunità di ratificare rapidamente la Convenzione, sottoscritta già sette anni addietro, e rilevato come non sussistano elementi problematici per quanto attiene agli ambiti di competenza della Commissione, propone di esprimere parere favorevole sul provvedimento in esame.

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.


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Ratifica e Convenzione Italia-Lettonia per evitare le doppie imposizioni e per prevenire le evasioni fiscali.
C. 3298 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in titolo.

Ivano STRIZZOLO (PD-U), relatore, rileva come la Commissione sia chiamata ad esprimere il parere alla III Commissione Affari esteri sul disegno di legge C. 3298, approvato dal Senato, recante Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed della Repubblica di Lettonia per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo aggiuntivo, fatta a Riga il 21 maggio 1997.
La Convenzione in esame, costituita da 33 articoli e da un Protocollo aggiuntivo, ricalca in parte gli schemi più moderni di convenzioni della specie accolti sul piano internazionale dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo (OCSE), discordandosene tuttavia sotto alcuni profili, soprattutto in quanto si applica alla sola imposizione sui redditi.
La sfera soggettiva di applicazione della Convenzione è costituita, ai sensi dell'articolo 1, dalle persone residenti in uno o in entrambi gli Stati contraenti; quanto alla sfera oggettiva di applicazione, definita dall'articolo 2, essa concerne, per la Lettonia, le imposte sui redditi e l'imposta sui beni, mentre per l'Italia le imposte considerate sono: l'IRPEF e l'IRES. L'imposta sul patrimonio delle imprese, inizialmente contemplata nella versione originaria della Convenzione, è stata eliminata dall'Accordo con lo Scambio di Note tra i due Paesi contraenti intervenuto il 9 dicembre 2004, a seguito della sua abrogazione, operata dal decreto legislativo n. 446 del 1997.
Passando ad analizzare i contenuti della Convenzione, gli articoli 3, 4 e 5 recano le definizioni delle espressioni utilizzate nella Convenzione; in particolare l'articolo 5 definisce il concetto di stabile organizzazione, ricalcando sostanzialmente quella formulata dall'OCSE nel 1963, già utilizzata negli accordi stipulati dopo la riforma tributaria del 1973.
La tassazione dei redditi immobiliari spetta, in base all'articolo 6, al Paese in cui sono situati gli immobili, mentre per gli utili d'impresa l'articolo 7 attribuisce il diritto esclusivo di tassazione allo Stato di residenza dell'impresa stessa, fatto salvo il caso in cui questa svolga attività nell'altro Stato per mezzo di una stabile organizzazione ivi situata; in quest'ultima ipotesi, lo Stato in cui è localizzata la stabile organizzazione ha il potere di tassare i redditi realizzati sul suo territorio mediante tale stabile organizzazione.
In linea con quanto raccomandato in ambito OCSE, gli utili derivanti dall'esercizio, in traffico internazionale, della navigazione marittima ed aerea sono tassati, secondo l'articolo 8, esclusivamente nel Paese in cui è situata la sede di direzione effettiva dell'impresa di navigazione.
L'articolo 9 regola la tassazione degli utili prodotti nelle ipotesi in cui un'impresa di uno Stato contraente partecipi alla direzione o al controllo di un'impresa dell'altro Stato, ed in cui imprese dei due Stati contraenti sono dirette o controllate, in modo diretto o indiretto, dalle medesime persone, prevedendo rettifiche nell'imputazione degli utili ed aggiustamenti dell'imposta prelevata.
Il trattamento convenzionale riservato ai dividendi (articolo 10), fermo restando il principio generale della loro definitiva tassazione nello Stato di residenza del percipiente, è caratterizzato dalla facoltà per lo Stato della fonte di prelevare un'imposta che non ecceda una percentuale del 5 per cento del loro ammontare lordo per partecipazioni societarie non inferiori al 10 per cento, e non superiore al 15 per cento negli altri casi.
Per quanto riguarda la tassazione sugli interessi, ai sensi dell'articolo 11, oltre al principio generale della loro definitiva tassazione nello Stato di residenza del percipiente, si sancisce la facoltà per lo Stato della fonte di prelevare anch'esso un'imposta,


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a condizione che il prelievo non ecceda comunque il 10 per cento dell'ammontare lordo degli interessi stessi.
In materia di canoni (royalties), l'articolo 12 stabilisce il principio di tassazione definitiva nel Paese di residenza del percipiente, salva la possibilità, per lo Stato della fonte, di applicare un'imposizione in misura comunque non superiore al 5 per cento dell'ammontare lordo, nel caso di canoni pagati per uso di attrezzature industriali, commerciali o scientifiche, e non superiore al 10 per cento in tutti gli altri casi.
Inoltre, qualora il beneficiario dei cespiti li abbia ottenuti esercitando le proprie attività mediante una stabile organizzazione o una base fissa situate nello Stato della fonte, essi saranno tassabili da parte di detto Stato, in accordo con la propria legislazione.
Per quanto concerne il trattamento degli utili di capitale, l'articolo 13 prevede il criterio di tassazione raccomandato dall'OCSE, con la previsione della tassabilità nel Paese dove è situato il bene, nel caso di plusvalenze relative ad immobili o di utili derivanti dall'alienazione di azioni di società il cui valore deriva principalmente da beni immobili, nel Paese dove si trova la stabile organizzazione, nel caso di plusvalenze relative a beni mobili appartenenti a quest'ultima, nel Paese di residenza dell'impresa, nel caso di utili che questa ritrae dall'alienazione di navi o aeromobili impiegati in traffico internazionale o di beni mobili connessi all'esercizio di dette navi o aeromobili, ovvero nel Paese di residenza del soggetto alienante, in tutti gli altri casi.
Il trattamento fiscale dei redditi derivanti dall'esercizio di una professione indipendente o di lavoro subordinato è contenuto rispettivamente negli articoli 14 e 15. L'articolo 14 stabilisce che, i redditi derivanti dall'esercizio di professioni o di attività indipendenti sono tassabili nello Stato di residenza del percipiente, salvo il caso in cui il professionista disponga di una base di lavoro fissa in altro Stato, nel qual caso i redditi imputabili a tale base sono tassabili nel Paese di prestazione dell'attività, nella misura in cui sono imputabili a tale base.
L'articolo 15 prevede invece, nel caso di redditi di lavoro subordinato, che essi siano tassati nello Stato di residenza del lavoratore, salvo il caso in cui l'attività dipendente sia svolta nell'altro Stato contraente per più di 183 giorni nell'anno fiscale, che il pagamento delle remunerazioni sia effettuato da un datore di lavoro residente dell'altro Stato, ovvero che l'onere delle remunerazioni gravi su una stabile organizzazione situata nell'altro Stato.
L'articolo 16 prevede la tassabilità di compensi e gettoni di presenza nel Paese di residenza della società che li corrisponde, mentre l'articolo 17 stabilisce, per i redditi di artisti e sportivi, la loro imponibilità nel Paese di prestazione effettiva dell'attività, anche nel caso in cui il soggiorno in tale Stato sia interamente o prevalentemente finanziato dallo Stato di residenza dell'artista o dello sportivo.
Le pensioni e le altre remunerazioni analoghe pagate ad un residente di uno Stato contraente sono tassabili, secondo l'articolo 18, nel Paese di residenza del beneficiario, salvo il caso, disciplinato dal comma 2 dell'articolo 19, in cui la pensione sia corrisposta dall'altro Stato per corrispettivi resi dalla persona fisica.
In base all'articolo 19, le remunerazioni, i salari e gli stipendi, diversi dalle pensioni, pagati da uno Stato contraente o da un ente locale in corrispettivo di servizi resi a detto Stato o ente sono imponibili soltanto nello Stato da cui provengono i redditi, salvo il caso in cui i servizi siano resi nell'altro Stato e la persona che li percepisce sia residente in quest'ultimo Stato e ne abbia la nazionalità.
L'articolo 20 prevede che le somme corrisposte a professori e ricercatori i quali soggiornino temporaneamente in uno Stato diverso da quello di residenza, per effettuare ricerche presso università, scuole o altri istituti di istruzione, siano esenti dalla tassazione dello Stato presso il quale viene svolta l'attività di ricerca, per un periodo di due anni, salvo il caso in cui


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la ricerca sia effettuata principalmente nell'interesse privato di una o più persone.
Al fine di non penalizzare gli scambi culturali, l'articolo 21 prevede che le somme corrisposte a studenti o apprendisti i quali soggiornino per motivi di studio in uno Stato diverso da quello di residenza, siano esenti dalla tassazione dello Stato presso il quale viene svolta l'attività di studio, a condizione che esse provengano da fonti situate al di fuori di detto Stato.
L'articolo 22 esclude dall'ambito di applicazione degli articoli da 4 a 21 della Convenzione le attività connesse alla esplorazione o allo sfruttamento del fondo e del sottosuolo marino (cosiddette attività off-shore), prevedendo le attività off-shore svolte in uno Stato contraente da soggetti residenti nell'altro Stato si considerino svolte in quest'ultimo tramite una stabile organizzazione ivi situata: conseguentemente si applicano le disposizioni relative ai redditi prodotti per il tramite di una stabile organizzazione. In ogni caso la previsione appena descritta non si applica qualora l'attività off-shore sia svolta per un periodo complessivamente non superiore a 30 giorni in un anno. Inoltre gli utili ricavati dal trasporto di approvvigionamenti o di personale, svolto da un soggetto residente in uno Stato contraente verso o tra le località dell'altro Stato in cui le attività off-shore vengono svolte, sono imponibili solo nello Stato di residenza.
Per quanto riguarda gli stipendi, i salari e le altre remunerazioni ricevute da un soggetto residente in uno Stato contraente per lo svolgimento di attività di lavoro dipendente connesse con le attività off-shore nell'altro Stato esse sono imponibili solo in quest'ultimo Stato, salvo il caso in cui il datore di lavoro non sia residente di tale Stato e l'attività lavorativa non sia superiore a 30 giorni in un anno.
Sono invece imponibili nello Stato di residenza del datore di lavoro gli stipendi, i salari e le altre remunerazioni ricevute da un soggetto residente in uno Stato contraente per lo svolgimento di attività di lavoro dipendente svolta a bordo di nave o aeromobile adibito al trasporto di approvvigionamenti o di personale, verso o tra le località dell'altro Stato in cui le attività off-shore vengono svolte.
Per quanto concerne infine gli utili derivanti dall'alienazione di diritti di esplorazione o sfruttamento del fondo marino, di beni utilizzati in tale attività o di azioni il cui valore deriva da tali diritti o beni, essi sono imponibili nello Stato di residenza del percipiente.
Ai sensi dell'articolo 23, i redditi diversi da quelli trattati esplicitamente negli articoli della Convenzione sono imponibili, di norma, nello Stato di residenza del percipiente, salvo il caso in cui il beneficiario dei redditi eserciti attività industriale o commerciale mediante una stabile organizzazione situata nello Stato diverso da quello di residenza.
L'articolo 24 regola la disciplina dell'imposizione sul patrimonio. Per quanto riguarda i beni immobili, ed i beni mobili compresi nell'attivo di una stabile organizzazione o di una base fissa situata in uno Stato diverso da quello di residenza dell'impresa o della persona fisica, la tassazione avviene nel Paese in cui essi sono situati. Per quanto riguarda invece le navi e gli aeromobili utilizzati nel traffico internazionale, nonché i beni mobili relativi al loro esercizio, essi sono imponibili nello Stato di residenza dell'impresa; analogo criterio si applica per tutte le altre tipologie di beni facenti parte di un patrimonio.
Quanto al metodo per eliminare la doppia imposizione internazionale, disciplinato dall'articolo 25, le parti contraenti hanno entrambe scelto il metodo di imputazione ordinario, includendo nella base imponibile anche gli elementi di reddito tassabili nell'altro Stato contraente, e deducendo dall'imposta lorda così calcolata l'imposta pagata nell'altro Stato.
In particolare, per quanto riguarda l'Italia, sarà dedotto dalle imposte l'ammontare dell'imposta pagata in Lettonia. Tuttavia l'ammontare della deduzione non potrà comunque essere superiore alla quota di imposta italiana attribuibile agli elementi di reddito nella proporzione in cui essi concorrono al reddito complessivo.


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Inoltre, sempre in Italia, non sarà accordata alcuna deduzione qualora il reddito sia sottoposto, su richiesta del beneficiario, ad imposizione mediante ritenuta a titolo definitivo.
Analogo criterio viene applicato ai residenti in Lettonia che posseggano redditi o patrimonio imponibili in Italia. Nel caso di dividendi pagati da una società italiana ad una società lettone che ne possegga almeno il 10 per cento delle azioni, l'imposta pagata in Italia comprenderà sia l'imposta sul dividendo sia quella sugli utili della società che l'ha distribuito.
In tale ambito segnala inoltre come, con il già citato scambio di note intervenuto nel dicembre 2004, i due Stati contraenti abbiano convenuto, per tenere conto del fatto che l'Italia ha eliminato l'imposta sul patrimonio delle imprese, di integrare l'articolo 25, nel senso di consentire l'applicazione di tale disposizione anche all'imposizione sul patrimonio, qualora l'Italia decidesse di introdurla nuovamente nel proprio ordinamento.
Le disposizioni convenzionali relative alla non discriminazione nel trattamento tributario dei cittadini dell'altro Stato (articolo 26), alla procedura amichevole per la composizione delle controversie relative all'applicazione della Convenzione (articolo 27) ed allo scambio di informazioni tra le Autorità competenti ad applicare la Convenzione (articolo 28), risultano formulate sostanzialmente in maniera analoga alle corrispondenti disposizioni degli altri accordi della specie conclusi dal nostro Paese.
L'articolo 29 fa salvi i privilegi tributari accordati agli agenti diplomatici ed ai funzionari consolari, mentre l'articolo 30 prevede la limitazione dei benefici relativi alla riduzione delle imposte qualora la creazione, o anche la sola esistenza, della residenza fosse lo scopo principale per l'ottenimento di benefici altrimenti non fruibili, facendo inoltre salva l'applicazione delle disposizioni antievasive ed antielusive concernenti spese e deduzioni derivanti da transazioni tra imprese dei due Stati contraenti.
L'articolo 31 regola le modalità di rimborso delle imposte pagate presso lo Stato diverso da quello di residenza del contribuente.
L'articolo 32 reca disposizioni relative all'entrata in vigore: in particolare la norma stabilisce che le disposizioni della Convenzione avranno efficacia a decorrere dal 1o gennaio dell'anno solare in cui si procede allo scambio degli strumenti di ratifica.
L'articolo 33 disciplina le modalità di denuncia della Convenzione.
All'Accordo è allegato un Protocollo aggiuntivo, il quale contiene disposizioni aggiuntive convenute tra le Parti contraenti, che fanno parte integrante della Convenzione, nonché interpretazioni di talune disposizioni della Convenzioni stessa.
Considerata l'opportunità di ratificare tempestivamente la Convenzione in oggetto, la quale è stata sottoscritta più di dieci anni fa, e non essendovi profili problematici di competenza della Commissione, propone di esprimere parere favorevole sul disegno di legge in esame.

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica democratica del Congo sulla promozione e protezione degli investimenti, fatto a Kinshasa il 13 settembre 2006.
C. 2631 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in titolo.

Ivano STRIZZOLO (PD-U), relatore, rileva come la Commissione sia chiamata ad esprimere il parere alla III Commissione Affari esteri sul disegno di legge C. 2631, approvato dal Senato, recante ratifica dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica democratica del Congo sulla promozione e


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la protezione degli investimenti, fatto a Kinshasa il 13 settembre 2006.
L'Accordo in esame è volto a favorire la cooperazione economica con il Congo, promuovendo e proteggendo gli investimenti effettuati nel territorio di ciascuna Parte contraente da operatori dell'altra Parte, e si inquadra nell'ambito di analoghi accordi conclusi negli ultimi da molti Paesi dell'Unione europea con Paesi dell'area centroafricana.
Passando ad analizzare il contenuto dell'Accordo, che si compone di 15 articoli, si osserva come esso ricalchi sostanzialmente il modello definito in sede OCSE, generalmente seguito dall'Italia in numerosi altri Accordi volti a favorire gli investimenti italiani nel Paese partner ed a contribuire ad una sempre migliore cooperazione economica tra i due Paesi.
L'articolo I dell'Accordo contiene alcune definizioni di termini, quali «investimento», «investitore», «persona fisica», «persona giuridica», «reddito» e «territorio», indispensabili per precisare gli ambiti di applicazione oggettivi e soggettivi dell'Accordo.
L'articolo II prevede che ciascuna Parte incoraggi gli investitori dell'altra Parte ad effettuare gli investimenti sul proprio territorio, garantendo un trattamento giusto e equo agli investimenti. In tale ambito il comma 3 impegna ciascuna Parte ad escludere che gli investimenti effettuati siano colpiti da misure arbitrarie o discriminatorie, nonché a mantenere un quadro giuridico idoneo a garantire agli investitori la continuità del trattamento giuridico.
L'articolo III garantisce che gli investimenti effettuati e le attività ad essi connesse godano di un trattamento reciprocamente non meno favorevole di quello riservato da ciascun Paese ai propri cittadini o a investitori di Stati terzi, fatta eccezione per i vantaggi o privilegi concessi da una Parte contraente agli investitori di Stati terzi in virtù dell'appartenenza a Unioni doganali o economiche, ad un Mercato comune, ad una Zona di libero scambio, ovvero in ragione di Accordi in materia di scambi transfrontalieri.
L'articolo IV prevede un adeguato indennizzo dei danni subiti dagli investimenti a seguito di guerre o di altri conflitti armati, stati di emergenza, conflitti civili o altri eventi analoghi, comunque in misura non meno favorevole di quello concesso ai cittadini dell'altra Parte e di quello riconosciuto agli investitori di Stati terzi.
L'articolo V esclude che gli investimenti di ciascuna Parte contraente possano essere oggetto di misure tali da limitare la proprietà, il possesso, il controllo o il godimento degli investimenti stessi, né che essi possano essere sottoposti a nazionalizzazioni, espropriazioni o provvedimenti con analogo effetto, se non per finalità pubbliche o per interesse nazionale, e dietro corresponsione di un'equa indennità. Tale indennità, comprensiva degli interessi, sarà effettivamente realizzabile e liberamente trasferibile, sarà corrisposta in valuta convertibile e dovrà essere saldato immediatamente dopo essere stata stabilita e comunque entro un mese.
L'articolo VI garantisce il diritto di trasferire all'estero liberamente e senza indebiti ritardi, dopo che siano stati assolti tutti gli obblighi fiscali previsti dalla legislazione della Parte sul cui territorio è stato effettuato l'investimento, tutti i pagamenti relativi agli investimenti effettuati. Il comma 4 prevede che eventuali restrizioni al trasferimento all'estero di capitali, adottate da una Parte per gravi problemi della bilancia dei pagamenti, saranno applicabili agli investimenti disciplinati dall'Accordo solo se esse saranno conformi alle raccomandazioni adottate in materia dal Fondo monetario internazionale.
L'articolo VII prevede la surroga di diritto nella titolarità dei crediti spettanti all'assicurato a titolo di risarcimento, nel caso in cui una delle Parti, abbia erogato dei pagamenti a detto soggetto, in forza di una garanzia assicurativa dalla stessa prestata contro i rischi non commerciali relativi agli investimenti effettuati dai propri investitori nel territorio dell'altra Parte. La norma ha lo scopo di tutelare i diritti di surroga di soggetti, quali la Società assicurativa


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commercio estero S.p.A. (SACE), società a totale capitale pubblico, chiamati a garantire gli investimenti all'estero.
L'articolo VIII riguarda i trasferimenti finanziari previsti dagli articoli IV, V, VI e VII, i quali devono essere effettuati senza indebito ritardo, e comunque entro un mese, in valuta convertibile, e al tasso di cambio prevalente applicabile alla data della domanda di trasferimento.
L'articolo IX definisce le modalità di composizione delle controversie tra le Parti contraenti circa l'interpretazione ed applicazione dell'Accordo, prevedendo in primo luogo il ricorso a forme di risoluzione amichevole in via diplomatica. Nel caso in cui la controversia non sia risolta con tali modalità entro sei mesi, il comma 2 prevede il ricorso ad un Tribunale arbitrale ad hoc, composto, ai sensi del comma 3, da tre membri, di cui due nominati rispettivamente dalle parti di contraenti, che a loro volta nomineranno un Presidente. Nel caso di mancata effettuazione delle nomine, ciascuna Parte potrà richiedere al Presidente della Corte internazionale di giustizia di procedere alle stesse. Le decisioni del Tribunale arbitrale saranno vincolanti per le Parti.
L'articolo X stabilisce le modalità di composizione delle controversie tra un investitore di una Parte contraente e l'altra Parte, le quali devono essere risolte tramite consultazioni e negoziati.
Ove tale composizione non avvenga entro sei mesi dalla richiesta, l'investitore potrà fare ricorso, a sua scelta: ad un Tribunale della Parte contraente avente giurisdizione territoriale, al Centro internazionale per la Soluzione delle Controversie in materia d'Investimenti, ovvero ad un Tribunale arbitrale ad hoc, composto da tre componenti, le cui decisioni saranno eseguite in conformità alle rispettive legislazioni nazionali delle Parti.
L'articolo XI stabilisce che l'applicazione dell'Accordo non è condizionata dall'esistenza di relazioni diplomatiche o consolari tra le Parti contraenti.
L'articolo XII stabilisce che l'Accordo si applica anche agli investimenti effettuati dagli investitori di una Parte nel territorio dell'altra prima della sua entrata in vigore, ma non alle controversie insorte prima dell'entrata in vigore stessa.
L'articolo XIII, commi 1 e 2, permette alle Parti contraenti e ai loro investitori di avvalersi di disposizioni più favorevoli di quelle dell'Accordo in esame, qualora siano previste da altro Accordo al quale le Parti hanno aderito, dal diritto internazionale generale oppure dalla legislazione di una delle Parti contraenti. I commi 3 e 4 precisano che le eventuali modifiche significative alla legislazione di un Parte contraente non si applichino retroattivamente agli investimenti.
L'articolo XIV regola l'entrata in vigore dell'Accordo, mentre l'articolo XV ne disciplina la durata, che è prevista in 10 anni, rinnovabile tacitamente per altri 5 anni, salvo denunzia effettuata da una delle Parti almeno un anno prima della data di scadenza.
Considerata l'opportunità di estendere a nuovi Stati gli accordi bilaterali volti a favorire gli investimenti esteri, e non essendovi profili problematici di competenza della Commissione, propone di esprimere parere favorevole sul disegno di legge in esame.

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

Ratifica ed esecuzione di due Protocolli relativi alla Convezione internazionale di cooperazione per la sicurezza della navigazione aerea (EUROCONTROL), fatti a Bruxelles, rispettivamente, il 27 giugno 1997 e l'8 ottobre 2002, e norme di adeguamento dell'ordinamento interno.
C. 3300 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in titolo.

Ivano STRIZZOLO (PD-U), relatore, rileva come la Commissione sia chiamata ad esprimere il parere alla III Commissione Affari esteri sul disegno di legge C. 3300,


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approvato dal Senato, recante ratifica di due Protocolli relativi alla Convenzione internazionale di cooperazione per la sicurezza della navigazione aerea, fatti Bruxelles il 27 giugno 1997 e l'8 ottobre 2002, e norme di adeguamento dell'ordinamento interno.
In merito al contenuto degli atti sottoposti alla ratifica, ricorda innanzitutto che la Convenzione internazionale di cooperazione per la sicurezza della navigazione aerea (Eurocontrol), firmata a Bruxelles il 13 dicembre 1960, ha previsto l'istituzione dell'Organizzazione europea per la sicurezza della navigazione aerea civile e militare (Eurocontrol), alla quale è affidato il compito di controllare i voli internazionali nello spazio aereo al di sopra degli Stati membri. L'Organizzazione, alla quale aderiscono attualmente 38 membri, si occupa anche della riscossione delle tasse di rotta e della ricerca e della formazione nel settore della gestione del traffico aereo.
Successivamente all'entrata della Convenzione gli Stati membri hanno firmato due protocolli: il 27 giugno 1997, un Protocollo che coordina il testo della Convenzione Eurocontrol con le modifiche intervenute dopo il 1960, e, l'8 ottobre 2002, un ulteriore Protocollo per l'accesso della Comunità europea nell'Organizzazione.
Il Protocollo del 1997 sostituisce il testo della Convenzione, riformulando i compiti dell'Organizzazione e focalizzandoli sull'armonizzazione e l'integrazione dei sistemi di controllo aerei europei, nonché sulla realizzazione di una politica comune nel settore delle tasse di rotta. Molte delle attività di Eurocontrol sono infatti volte a contribuire alla costruzione dello Spazio Unico Europeo, cioè un insieme di misure che interessano sia il settore civile sia quello militare, riguardanti la regolamentazione, l'economia, la sicurezza, l'ambiente, la tecnologia e le istituzioni, per porre fine a un'organizzazione della gestione del traffico aereo ormai obsoleta e ampiamente responsabile dell'attuale congestione del traffico aereo.
La Convenzione modificata si basa appunto sul fatto che i servizi di sicurezza aerea continuano ad essere garantiti da fornitori di servizi nazionali, salvo in quei casi in cui gli Stati membri decidono di comune accordo di dare vita a centri per la sicurezza aerea bilaterali o multilaterali: dei tre centri internazionali programmati, attualmente soltanto uno è in funzione, quello di Maastricht, che controlla il traffico sui cieli di Belgio, Olanda, Lussemburgo e la parte settentrionale della Germania.
Per far fronte al numero sempre crescente di Stati membri, la Convenzione modificata istituisce un nuovo sistema di assunzione delle decisioni: l'Assemblea generale sostituirà la Commissione Eurocontrol e il Consiglio prenderà il posto del Consiglio provvisorio ma, soprattutto, vengono ampliati i casi in cui le decisioni vengono prese a maggioranza, riservando il voto all'unanimità a pochissimi casi.
Si prevede inoltre l'assunzione, da parte di Eurocontrol, di nuovi compiti: l'attuazione di una comune armonizzazione e di un piano di attuazione che riguardi i servizi di navigazione aerea in Europa; l'impiego di standard comuni; l'armonizzazione dei regolamenti applicabili ai servizi di traffico aereo; lo sviluppo delle capacità per far fronte alla richiesta futura di traffico aereo così come dell'uso efficace dello spazio aereo europeo attraverso la creazione di un sistema per la gestione del flusso di traffico aereo; il sostegno ad una politica di approvvigionamento comune di sistemi e impianti di traffico aereo e raggiungimento di una comune definizione delle strategie appropriate; la programmazione, introduzione e impiego di futuri sistemi europei suggeriti ad Eurocontrol dagli Stati membri; lo sviluppo di politiche comuni o coordinate allo scopo di migliorare l'organizzazione del traffico aereo negli aeroporti e nelle loro vicinanze.
La struttura dell'Organizzazione, alla luce delle modifiche apportate alla Convenzione è articolata nell'Assemblea generale, la quale costituisce l'organo di alto livello politico, formato dei Ministri dei trasporti e della difesa responsabili della definizione della politica generale dell'Organizzazione;


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nel Consiglio, costituito dai rappresentanti delle Parti contraenti a livello dei direttori generali dell'Aviazione civile e degli omologhi militari, che orienta e controlla le attività dell'Organizzazione; nell'Agenzia, la quale, agendo sotto l'autorità esclusiva del suo Direttore generale, ha il compito di conseguire gli obiettivi indicati nella Convenzione o decisi dall'Assemblea generale, dal Consiglio o dai loro organi sussidiari; nelle Commissioni permanenti e nei gruppi di lavoro specializzati, costituiti da rappresentanti degli Stati membri o di altri organi internazionali e di azionisti, che hanno il compito di fornire pareri, coordinare, udire, riferire e decidere su questioni ad essi affidate, nonché di agevolare la flessibilità e l'efficienza in contesti di decision-making.
La Convenzione modificata attribuisce anche all'Organizzazione Eurocontrol la facoltà di fornire servizi o di occuparsi di nuove attività sotto forma di impresa, a seguito del fatto che i servizi nazionali di traffico aereo sono stati privatizzati oppure sono stati riqualificati sia sotto il profilo gestionale che finanziario.
In tale ambito segnala, per quanto riguarda gli ambiti di competenza della Commissione Finanze, l'articolo 22 della Convenzione, il quale esonera l'Organizzazione Eurocontrol da tutti i diritti, imposte ed oneri per la sua costituzione, scioglimento o liquidazione, per l'acquisizione di immobili necessari al suo mandato, nonché dalle imposte dirette applicabili ai suoi beni, al suo patrimonio o ai suoi redditi, dai prelievi fiscali indiretti conseguenti all'emissione di prestiti di cui essa sia debitrice e da ogni imposta di carattere eccezionale o discriminatorio. Tali esenzioni non si applicano alle imposte e tasse percepite a titolo di remunerazione per servizi di utilità generale.
Analogo esonero in favore dell'Organizzazione è stabilito dall'articolo 23 per i diritti doganali e le tasse o canoni relativi ai servizi da essa resi, nonché per i diritti doganali a suo carico.
Ai sensi dell'articolo 25, comma 5, si prevede inoltre la franchigia dai diritti e dalle tasse doganali per l'importazione e riesportazione, da parte del personale dell'Organizzazione, degli effetti personali, del mobilio, delle suppellettili domestiche e dell'automobile personale.
In base all'articolo 8 dello Statuto dell'Organizzazione, essa può prendere a prestito sui mercati finanziari le risorse necessarie all'espletamento dei suoi compiti, nonché emettere prestiti, sulla base delle procedure fissate dal regolamento finanziario, e nel quadro della legislazione nazionale applicabile.
Rileva inoltre la sostituzione, operata dall'articolo III del Protocollo in esame, del Protocollo relativo alle disposizioni fiscali, che viene ora inserito come allegato III alla Convenzione. Esso si compone di 5 articoli.
In particolare, l'articolo 1 prevede, oltre alla conferma delle esenzioni in favore dell'Organizzazione previste dagli articoli 22 e 23 della Convenzione, l'adozione di misure, da parte degli Stati membri, atte a compensare l'Organizzazione stessa per gli oneri fiscali rimasti a suo carico a seguito di acquisto di beni o servizi nello svolgimento delle proprie funzioni. Inoltre si prevede che i pagamenti a carico dell'Organizzazione per investimenti effettuati da Stati membri siano calcolati al netto da diritti, imposte e tasse dalle quali essa è esente.
L'articolo 2 prevede che i beni acquisiti dall'Organizzazione possano essere venduti solo in conformità alle condizioni stabilite dai Governi interessati, mentre l'articolo 3 prevede l'assoggettamento degli emolumenti (escluse le pensioni) corrisposti al personale dell'Organizzazione ad una tassa in favore di quest'ultima, nonché l'esenzione degli stessi dall'imposta nazionale sul reddito.
Il secondo Protocollo del 2002 ha invece ad oggetto l'adesione della Comunità europea alla Convenzione Eurocontrol. Esso non si limita a disciplinare la semplice adesione dell'UE, ma ha la finalità di valorizzare le sinergie fra Eurocontrol e Unione Europea, in considerazione della crescita delle istituzioni europee, sia in termini di competenze, sia di ambito geografico, e del contesto pan-europeo allargato


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nel quale opera Eurocontrol. Tale contesto rende infatti auspicabile, al fine di evitare duplicazioni, il massimo raccordo possibile fra le funzioni di regolamentazione svolte da Eurocontrol e quelle invece comprese fra le competenze comunitarie, e quindi esercitate dall'Unione Europea.
Occorre a tale riguardo ricordare che l'Unione Europea ha ormai assunto una competenza primaria rispetto agli stati nazionali in alcune aree coperte dalla Convenzione.
Il Protocollo non prevede comunque alcun meccanismo di adeguamento automatico delle regolamentazioni Eurocontrol alle normative europee (in quanto non tutti i paesi membri di Eurocontrol fanno parte dell'UE), né alcuna forma di adeguamento automatico della normativa comunitaria alla regolazione Eurocontrol, sebbene tale secondo effetto è auspicabile e potrebbe essere accelerato dall'adesione dell'UE ad Eurocontrol.
Ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 4, del Protocollo, la Comunità europea attraverso la Commissione assumerà, su tutte le materie di propria competenza esclusiva, la rappresentanza dei singoli Stati nazionali agendo in loro vece, residuando in capo agli Stati membri la rappresentanza nazionale e la piena capacità decisionale nelle materie che non rientrano nella competenza esclusiva della Comunità europea.
In base all'articolo 5, paragrafo 1, rappresentanti della Comunità hanno invece diritto di partecipare ai lavori di tutti gli organi di Eurocontrol in seno ai quali anche uno solo dei paesi membri della UE è parte contraente, a condizione che la materia oggetto dell'attività di tale organo rientri fra le materie di competenza comunitaria.
L'articolo 4 specifica che la Comunità europea non partecipa alle spese di Eurocontrol (che continueranno ad essere suddivise fra gli Stati membri).
Per quanto riguarda il disegno di legge di ratifica, esso, oltre a stabilire, rispettivamente agli articoli 1 e 2, l'autorizzazione alla ratifica e l'ordine di esecuzione dei due Protocolli, reca, all'articolo 3, talune modifiche alla legge n. 575 del 1995, con la quale l'Italia ha ratificato la Convenzione del 1960. In particolare, la novella consiste nella sostituzione dell'articolo 4 della legge n. 575, relativo alle esenzioni obbligatorie applicabili alle tariffe di rotta.
Secondo la nuova disciplina le esenzioni obbligatorie applicabili saranno quelle stabilite dall'Unione Europea e non più quelle «stabilite dai competenti organi di Eurocontrol».
Si ricorda infatti che Eurocontrol non ha disciplinato le esenzioni obbligatorie, ma che tale disciplina è stata invece introdotta a livello comunitario con il Regolamento (CE) n. 1794/2006 della Commissione, il quale istituisce un sistema di tariffazione comune per i servizi di navigazione aerea.
Rispetto alla normativa italiana vigente, che esonera dalla tariffa di rotta gli aeromobili di Stato e i voli di addestramento effettuati all'esclusivo scopo di ottenere, rinnovare o mantenere una licenza o abilitazione per il personale navigante, le modifiche proposte dovrebbero riguardare i voli di addestramento, per i quali l'eventuale esonero dovrebbe essere disposto con il decreto annuale del Ministro dei trasporti, di concerto con i Ministri della difesa e del tesoro.
Rileva quindi come il provvedimento non presenti profili problematici per quanto riguarda gli ambiti di competenza della Commissione, proponendo pertanto di esprimere su di esso parere favorevole.

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 10.25.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

Martedì 19 febbraio 2008.

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 10.25 alle 10.30.